Dall'economia classica all'economia ambientale
L'economia è la scienza che si occupa dell'utilizzo ottimale di risorse limitate investendole in usi alternativi al fine di soddisfare bisogni collettivi e individuali. Alla base dell'economia esistono infatti i bisogni i quali generano una domanda a cui si risponde con un'offerta di mercato, beni materiali ed immateriali. Il consumo, uso o fruizione di tali beni porta a soddisfare i bisogni ma, essendovi un limite di bilancio dato dal reddito, i consumatori sceglieranno fra i vari beni quelli in grado di fornire il maggiore livello di utilità, ossia il maggior livello di soddisfazione derivante dal “consumo” del bene.
L'economia classica è basata su un modello di mercato chiuso di cui fanno parte i consumatori (famiglie) ed i produttori (industrie, imprese) che fa riferimento al PIL (Prodotto Interno Lordo) come indicatore di “sanità” del sistema. Il PIL nasce come indicatore del benessere di una nazione, tuttavia al giorno d'oggi risulta essere un indicatore distorto poiché guarda solo ad aspetti economici:
PIL = Consumi + Investimenti + Pubblica Amministrazione + Esportazioni nette
Se quindi il PIL poteva essere un valido indicatore di benessere negli anni '50, quando il benessere della nazione corrispondeva al benessere economico, attualmente non riesce a tenere conto dell'evoluzione dei bisogni e porta a paradossi. Esempio: le catastrofi naturali comportano costi e quindi aumentano il PIL mentre il volontariato, non generando movimento di denaro, non influisce su questo indicatore pur generando un benessere.
Inclusione dell'ambiente nell'economia
L'ambiente di fatto ospita attività, fornisce risorse utili e raccoglie gli scarti produttivi ed i rifiuti delle azioni di consumo; la sua mancata inclusione nelle analisi economiche ha portato ad una distorsione del mercato per la quale non veniva riconosciuto il costo sociale legato agli impatti antropici legati alla produzione ed al consumo.
A partire dagli anni '60 nei paesi sviluppati si iniziò a mettere in dubbio il sistema economico classico della “crescita illimitata” in quanto la sua stabilità si prospettava destinata a fare i conti con i limiti imposti dalle risorse ambientali.
Iniziarono infatti ad essere sempre più evidenti le problematiche ambientali legate all'industrializzazione diffusa e quelle riguardanti una scarsità delle risorse energetiche non rinnovabili, l'inquinamento e lo smaltimento dei rifiuti. Questa spinta politico-culturale sfociò nella Conferenza di Stoccolma del 1972 nella quale per la prima volta si pose sul tavolo la necessità di proteggere l'ambiente come interesse comune per la generazione presente e per quelle future.
Si arrivò quindi ad una nuova vision, quella dell'economia ambientale, ossia quella branca dell'economia che cerca di integrare lo sviluppo economico con le leggi della fisica e quindi con la tutela delle risorse ambientali.
Poiché le risorse ambientali e naturali sono incluse in parte nei beni pubblici (il bosco è un bene misto), le loro caratteristiche di non-escludibilità e non-rivalità fanno sì che sia molto difficile approcciarle dal punto di vista economico e quindi vengano escluse dal sistema economico classico. Si arriva quindi ad un sistema economico aperto, in grado di tenere conto dei limiti bio-fisici del capitale naturale (suolo, aria, acqua, flora, fauna, energia solare, servizi ecosistemici) che relaziona il sistema economico classico con altri sistemi quali quello ambientale, sociale, culturale, istituzionale, etc.
Confronto fra economia classica ed ambientale
| Descrizione | Economia neo-classica | Economia ambientale |
|---|---|---|
| Vision | Crescita e sviluppo illimitato | Sviluppo sostenibile |
| Indicatore dello sviluppo | PIL (Prodotto interno lordo) | Benessere sociale |
| Sistema economico | Chiuso e semplificato | Aperto, circolare e complesso |
| Vincoli allo sviluppo | Nessuno | Limiti bio-fisici del capitale naturale |
| Soggetti economici | Impresa/consumatore | Collettività |
| Istituzioni | Assenti | Pro-attivo |
| Fattori produttivi | Terra, lavoro e capitali | Capitale naturale; capitale umano; capitale sociale; capitale antropico |
| Caratteri rilevanti dei beni | Esclusivamente intrinseci | Caratteri dei processi di estrazione; trasformazione; consumo e smaltimento |
| Tipi di beni | Beni e servizi di mercato | Beni, servizi, esternalità, beni pubblici ed ambientali |
| Modalità di uso dei beni | Consumo, fruizione | Consumo, fruizione, godimento |
| Funzioni economiche | Costi, ricavi | Benefici, perdite |
| Indice del valore | Prezzo di mercato | Valore (disponibilità a pagare - WTP; disponibilità ad accettare - WTA) |
| Strumenti di valutazione | Analisi Costi/Benefici | Analisi multicriteriale e multidisciplinare |
Di fronte alla moderna diversificazione dei beni diventa importante per il consumatore scegliere determinati beni come “pacchetti di utilità”, andando a prediligere quelli che oltre al puro valore di mercato riescano a soddisfare altri tipi di bisogni.
Oggi quindi il produttore, per poter vendere i propri prodotti, deve interessarsi:
- Al comportamento degli altri operatori lungo la filiera,
- Agli impatti dei processi produttivi con cui sono stati ottenuti gli input che utilizzerà nel proprio processo produttivo, anche se prodotti in altre aziende,
- Al ciclo di vita del suo prodotto, e ai processi di uso e consumo annessi, adottando già in fase di realizzazione dello stesso misure per prevenire usi errati che possano causare danni al consumatore, del prodotto e delle sue componenti.
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