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Geriatria-Patologie geriatriche Appunti scolastici Premium

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Esame di Geriatria docente Prof. F. Corica

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ESTRATTO DOCUMENTO

Gli episodi fratturativi si possono ripetere ad intervalli di tempo variabile, e producono deformazioni

scheletriche e riduzione della statura; ad ogni episodio di collasso vertebrale, l’altezza del paziente può

diminuire da 2 a 4 cm. Il 75% delle pazienti perde almeno 10 cm di altezza per il recidivare di episodi

fratturativi.

Fratture vertebrali multiple portano non solo alla riduzione della statura, ma anche a deformità della colonna

con accentuazione della cifosi dorsale a grande arco e progressiva riduzione della lordosi lombare; nei casi

più gravi le coste toccane le creste iliache provocando dolore e può diventare difficile anche il sollevare la

testa.

Una grave deformità della colonna comporta una diminuzione di dimensioni della cavità toracica ed

addominale cui consegue da un lato una insufficienza respiratoria restrittiva e dall’altro disturbi dispeptici,

specie un precoce senso di sazietà con protrusione addominale.

Diagnosi

La diagnosi di osteoporosi è fortemente sospetta in presenza di dolori ossei diffusi, cifosi dorsale ad ampio

raggio con riduzione staturale, e soprattutto in caso di fratture patologiche.

Tale diagnosi può essere convalidata da tecniche strumentali:

1) l’esame radiologico tradizionale non è particolarmente sensibile: aspetti tipici (maggiore

radiotrasparaenza, con rarefazione delle trabecolature trasversali; vertebre “vuote”; vertebre “a lisca di

pesce”, o “a lente biconcava”, in caso di cedimento della parte centrale dei corpi vertebrali) si osservano solo

per perdite di massa ossea superiori a 30-40%;

2) altre metodiche, quali la densitometria a doppio raggio fotonico, la tomografia computerizzata quantitativa

e la densitometria a raggi X a doppia energia , consentono la diagnosi in stadi più precoci;

3) la biopsia ossea è una indagine diagnostica valida, ma, per la sua invasività, va riservata a casi specifici;

4) tra gli esami ematochimici, abitualmente risultano nella norma calcemia, fosforemia, calciuria e fosfaturia;

il paratormone può essere ridotto; l’idrossiprolina urinaria (indice di riassorbimento osseo) può essere

aumentata

Prevenzione e terapia

La prevenzione primaria dell’osteoporosi dovrebbe iniziare fin dai primi anni di vita; infatti, poiché la bassa

massa ossea raggiunta al termine dell’accrescimento è il principale fattore di rischio, è indispensabile

attenersi ad uno stile di vita che possa favorire il raggiungimento di una massa ossea il più possibile

cospicua.

Nel corso della vita le misure di prevenzione più valide sono le seguenti:

riduzione o abolizione di quei fattori che sono indicati come “bone robbers” (caffè, fumo, alcool);

 apporto adeguato di calcio con la dieta;

 esposizione ai raggi solari.

Nell’osteoporosi, la terapia farmacologica si propone di:

arrestare il riassorbimento osseo;

 stimolare la neoformazione ossea;

 attenuare la sintomatologia dolorosa.

La calcitonina è dotata di attività antiosteoclastica e quindi tende a bloccare il riassorbimento della massa

ossea; presenta inoltre una potente attività antalgica che si rivela particolarmente favorevole nel trattamento

delle patologie demineralizzanti, spesso accompagnate da severa sintomatologia dolorosa.

Gli estroprogestinici si sono rivelati efficaci nel prevenire la perdita ossea tipica della menopausa, mentre è

allo studio il loro impiego in pazienti con menopausa instaurata da più di 10 anni.

Uno dei fattori patogenetici dell’osteoporosi è la carenza di calcio; è pertanto intuitivo che, non solo una dieta

ricca di calcio, ma anche la somministrazione di sali di calcio per via orale, rappresentano un valido

provvedimento terapeutico.

La Vitamina D serve ad assicurare l’assorbimento del calcio introdotto con la dieta.

I difosfonati sono in grado di inibire sia la precipitazione e la dissoluzione dei cristalli di idrossiapatite sia

l’attività osteoclastica.

SINDROME DA ALLETTAMENTO

La sindrome da allettamento può essere definita come una condizione morbosa multisistemica, interessante

diversi organi ed apparati, che insorge in seguito a prolungata immobilità a letto e che spesso si conclude

con l’exitus.

Come è ovvio la sindrome è più frequente fra gli anziani istituzionalizzati, a causa della maggiore prevalenza

di patologie a carattere cronico ed invalidante ed alla frequente mancanza in queste strutture di interventi

riabilitativi, necessari alla prevenzione ed al recupero funzionale dell’ipocinesia.

Quadro clinico

Apparato locomotore

Le strutture dell’apparato locomotore (muscoli, ossa, articolazioni) rappresentano il principale organo

bersaglio della sindrome da immobilizzazione.

L’attività fisica è infatti indispensabile per il mantenimento del normale trofismo osseo e muscolare e delle

proprietà biomeccaniche delle strutture cartilaginee.

In particolare, l’osso va incontro a progressiva osteoporosi che, se già presente (soprattutto nella donna

anziana), assume dimensioni catastrofiche, causando fratture ossee, dolori, crolli vertebrali ecc.

In assenza delle sollecitazioni meccaniche intermittenti che si producono normalmente durante il carico, le

cartilagini vanno incontro a progressiva distrofia cui si aggiungono ispessimenti della capsula articolare e dei

legamenti, alterazioni degenerative e necrosanti della sinovia fino alla completa anchilosi articolare.

Con il disuso si osserva inoltre progressiva atrofia dei muscoli scheletrici, perdita del controllo

neuromuscolare dei movimenti e degli schemi motori in precedenza acquisiti.

Cute

La prolungata permanenza a letto può indurre la formazione di lesioni da decubito che rappresentano il

risultato dell’applicazione continua di forze compressive sulla superficie cutanea.

Apparato cardiovascolare

In posizione supina si ha una redistribuzione del flusso ematico distrettuale dalle estremità inferiori alla

circolazione centrale, con conseguente aumento della gittata cardiaca e della frazione di eiezione, riduzione

della frequenza cardiaca e delle resistenze periferiche.

Dopo sforzo, tuttavia, la frequenza cardiaca tende ad aumentare in misura sproporzionata rispetto alla

portata espressa. A tali modificazioni emodinamiche si associano frequentemente intolleranza ortostatica e

predisposizione alle trombosi venose.

La prima si manifesta in seguito ad alzata dal letto, dopo un prolungato periodo di immobilizzazione, con

tachicardia, ipotensione, episodi sincopali, vertigini, ecc. E’ espressione della ridotta sensibilità dei

meccanismi di adattamento cardiocircolatorio che vengono normalmente attivati nel passaggio dal

clinostatismo all’ortostatismo (meccanismi di regolazione barorecettoriale e di integrazione centrale).

Le trombosi venose vengono invece favorite dalla ridotta attività della pompa muscolare e dalla diminuizione

del tono venulare. Si stabilisce così un rallentamento del flusso venoso alle estremità che può favorire la

comparsa di stasi venosa. In presenza di altri fattori di rischio (ipercoagulabilità ematica e ridotta attività

fibrinolitica, favorite dall’inattività muscolare) questa situazione può facilmente predisporre alla trombosi e

quindi all’embolia polmonare.

Apparato respiratorio

La posizione supina obbligata modifica i volumi polmonari e predispone alla comparsa di atelettasie, infezioni

respiratorie, ecc. Gli effetti dell’immobilizzazione sull’apparato respiratorio si sovrappongono infatti a quelli

tipici della senescenza, contribuendo a ridurre la dinamica costo-diaframmatica e la compliance polmonare e

ad alterare il rapporto ventilazione/perfusione

L’aumentata incidenza di infezioni respiratorie in questi pazienti è la conseguenza di una ridotta risposta

immunitaria e della minore efficacia dell’attività fagocitaria e mucociliare.

Apparato genito - urinario

Una delle manifestazioni più frequenti della sindrome da immobilizzazione è l’incontinenza urinaria, in quanto

la posizione supina rende più difficile il controllo volontario della minzione. Questa evenienza è spesso

favorita dalla coesistente presenza di disfunzioni del pavimento pelvico, di patologie prostatiche o di

interferenze iatrogene sulla motilità ureterale e vescicale (spasmolitici, sedativi, ipnotici ecc.).

L’immobilità in posizione orizzontale modifica la configurazione anatomica delle vie urinarie, ostacolando il

normale deflusso dell’urina e predisponendo così alla stasi ed alle infezioni, specie se in presenza di ridotte

difese immunitarie o di improprio ricorso al cateterismo vescicale a permanenza. Un ulteriore fattore

predisponente alle infezioni urinarie è rappresentato dalla formazione di calcoli (favorita dalla ipercalciuria

secondaria alla mobilizzazione di calcio nello scheletro) e dalla ritenzione vescicale indotta dalla immobilità.

Apparato digerente

La posizione supina obbligata può rendere difficoltosa l’introduzione di cibo e la deglutizione, mentre la

mancanza di attività fisica riduce il senso di fame e l’appetibilità del cibo, portando a riduzione dell’apporto di

nutrienti e ad anoressia.

I tempi di transito gastrointestinale sono notevolmente prolungati e la velocità di propulsione colica della

massa fecale è sensibilmente ridotta dall’immobilità, onde stipsi ostinata e fecalomi. La stasi di materiale

fecale e le modificazioni della flora batterica locale possono causare fenomeni fermentativi e putrefattivi, con

conseguente meteorismo ed incontinenza fecale. Quest’ultima è una frequente complicanza dell’ipocinesia

prolungata e può manifestarsi come una immediata ed involontaria emissione di feci non appena pervenute

in ampolla rettale (incontinenza vera), oppure con l’espulsione di scarsa quantità di materiale fecale

maleodorante e di consistenza liquida che simula un alvo diarroico (incontinenza falsa o pseudodiarrea). Si

tratta in realtà di una conseguenza della prolungata stasi intestinale fino alla formazione di fecalomi che

distendono le pareti dell’ampolla, riducendone la sensibilità e quindi lo stimolo alla defecazione, con

conseguenti putrefazione batterica ed ipersecrezione mucosa. Particolarmente importante è il

riconoscimento della pseudo-diarrea mediante esplorazione rettale, per evitare l’impropria somministrazione

di antidiarroici che peggiorerebbero la stipsi e le sue conseguenze.

Sistema nervoso e psiche

Frequenti sono gli episodi confusionali a patogenesi complessa e non sempre identificabile (ridotta

perfusione cerebrale, sofferenza metabolica indotta da sostanze tossiche di origine intestinale, infezioni ecc).

L’immobilizzazione forzata riduce inoltre la possibilità di relazione con il mondo esterno: gli stimoli sensoriali

diminuiscono, i processi mentali subiscono un rallentamento e così anche la capacità di orientamento.

Essendo necessaria una continua stimolazione per il normale funzionamento del cervello, la deprivazione

sensoriale indotta dall’immobilizzazione può aggravare ed accelerare i fenomeni involutivi cerebrali,

favorendo il deterioramento cognitivo.

Frequente la comparsa di una sindrome depressiva. Peggiora infatti la qualità delle relazioni interpersonali

ed il soggetto si percepisce dipendente, passivo, bisognoso di cure ed assistenza.

Questi sentimenti di designificazione e di passività emozionale possono facilmente attivare un circolo vizioso

fino alla comparsa dei sintomi conclamati di depressione.

Prevenzione e terapia

Ai fini della prevenzione e del recupero della sindrome da immobilizzazione non sono necessari

provvedimenti speciali, quanto piuttosto semplici regole di comportamento e di assistenza (Tabella).

NURSING DEL PAZIENTE ANZIANO COSTRETTO A LETTO

Metodi Finalità

Comfort del paziente

Letti speciali Prevenzione dei decubiti

Facilitazione all'assistenza infermieristica

Comfort del paziente

Riattivazione del circolo superficiale e del trofismo

Igiene personale cutaneo

Prevenzione dei decubiti

Drenaggio vescicale e prevenzione delle complicanze

urologiche

Toilette dei visceri Svuotamento intestinale

Drenaggio bronchiale

Riattivazione del Supplenza sensitivo motoria

paziente Trofismo dell'apparato locomotore e prevenzione

delle complicanze


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AUTORE

Sara F

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+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Geriatria-Patologie geriatriche. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: Presentazione atipica delle malattie e difficolta’ diagnostiche nell’anziano, La diagnosi di singole patologie viene posta con maggiore difficoltà nel soggetto anziano per vari motivi, ecc.


DETTAGLI
Esame: Geriatria
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in medicina e chirurgia (ordinamento U.E. - 6 anni)
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geriatria e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Corica Francesco.

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