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Invecchiamento fisiologico

Premessa

Normalità e norma

Esistono molte difficoltà nello stabilire quali modificazioni anatomiche e funzionali siano da attribuire all'invecchiamento "in sé" e quali siano invece la conseguenza degli insulti patogeni del genere più vario che hanno colpito, nel corso della vita, i vari organi ed apparati. Con il termine di "vera normalità" si intendono le modificazioni anatomiche e funzionali dei vari organi e sistemi, legate specificamente al processo di invecchiamento, escludendo pertanto le alterazioni dovute a noxae patogene. La "vera normalità" è una condizione rara: ad esempio, conservare tutti i denti dalla età di 80 anni è "normale", ma questa evenienza si osserva solo in una piccola percentuale di soggetti. Con il termine di "norma" si intende l'insieme di modificazioni che si riscontrano a carico dei vari organi nella maggior parte degli anziani, per il sommarsi dell'invecchiamento fisiologico agli insulti derivanti da processi morbosi. Questa è la eventualità più frequente.

Variabilità intra ed interindividuale

La velocità di invecchiamento è differente da un organo all'altro nello stesso individuo e molto variabile tra un individuo e l'altro. Pertanto la dispersione dei valori dei parametri biologici (ad esempio la clearance della creatinina o la portata cardiaca) rispetto alla media è molto più ampia rispetto a quella dei soggetti più giovani.

Altezza, peso e composizione corporea

  • Riduzione progressiva della statura per assottigliamento dei dischi intervertebrali e riduzione di altezza dei corpi vertebrali.
  • Riduzione del peso corporeo (maggiore nell'uomo che nella donna).
  • Diminuzione della massa magra totale ed aumento relativo della massa adiposa.

Implicazioni cliniche

  • Tendenza alla malnutrizione.
  • Alterazioni della cinetica dei farmaci (aumenta il volume di distribuzione dei farmaci lipo-solubili).

Cute

Modificazioni morfologiche e strutturali

  • Atrofia dell'epidermide, delle ghiandole sudoripare e dei follicoli piliferi.
  • Degenerazione del collagene e delle fibre elastiche.
  • Sclerosi delle arteriole.
  • Riduzione del grasso sottocutaneo.

Manifestazioni del normale invecchiamento

  • Cute sottile, rugosa, secca, fragile, depigmentata.
  • Capelli grigi e radi, unghie sottili, fragili, rigate, crescita rallentata.
  • Ridotta capacità di riparazione delle ferite.
  • Ridotta sintesi della Vitamina D.
  • Ridotta capacità termoregolatoria.

Implicazioni cliniche

  • Abrasioni ed infezioni.
  • Prurito, intertrigine.
  • Ulcere da pressione.
  • Onicogrifosi.
  • Carcinoma a cellule squamose (basalioma).

Muscolo

Modificazioni morfologiche e strutturali

  • Sarcopenia ovvero: riduzione della massa muscolare (grande variabilità individuale, anche in relazione al tipo di attività fisica e lavorativa praticata nel corso di tutta la vita).
  • Riduzione delle fibre muscolari di tipo II (a contrazione rapida).
  • All'interno delle fibre: accumulo di lipofuscina, riduzione del volume e del numero delle miofibrille.
  • Riduzione del numero dei capillari per unità motoria.
  • Diminuzione degli enzimi glicolitici preposti alla produzione di energia.

Componenti patogenetiche implicate nella riduzione della massa e della funzione muscolare

  • Invecchiamento "in sé".
  • Riduzione dell'attività fisica.
  • Malnutrizione.
  • Processi infiammatori cronici (anche subclinici).
  • Influenze neurotrofiche.

Conseguenze

  • Riduzione della forza, della potenza e della resistenza muscolare.

Implicazioni cliniche

  • Ridotta autonomia funzionale.
  • Aumento della disabilità.

Osso

La massa ossea varia nel corso della vita. Al termine dell'accrescimento viene raggiunto il "picco di massa ossea"; successivamente si verifica una progressiva riduzione. La massa ossea nella donna è minore rispetto all'uomo e subisce un più rapido decremento in periodo post-menopausale, a causa del deficit estrogenico. In particolare:

Nella donna

  • Osso trabecolare: riduzione del 20-25% entro 5 anni dalla menopausa; riduzione dell'1% annuo successivamente.
  • Osso corticale: riduzione del 10% entro 5 anni dalla menopausa; < dell'1% annuo successivamente.

Nell'uomo

  • Osso trabecolare: riduzione < dell'1% annuo, lenta e costante.
  • Osso corticale: riduzione dello 0.2-0.3% annuo.

Le donne, dunque, raggiungono prima la "soglia di frattura" cioè un livello critico di massa ossea, per il quale traumi anche modesti possono indurre frattura.

Implicazioni cliniche

  • Osteoporosi.
  • Fratture.

Articolazioni

Modificazioni biochimiche e strutturali

  • Riduzione del contenuto in acqua, proteoglicani e condroitinsolfato.
  • Aumento relativo di cheratinsolfato ed acido ialuronico.
  • Perdita di tessuto cartilagineo, che assume aspetto irregolare e sfrangiato.

Modificazioni funzionali

  • Ridotta capacità di adattamento della cartilagine a stress meccanici ripetuti.

Implicazioni cliniche

  • Fenomeni degenerativi osteoartrosici.

Apparato cardiovascolare

Modificazioni strutturali

Miocardio

In casistiche rigorosamente selezionate di soggetti normali, esenti da ipertensione e coronaropatia, si è riscontrato:

  • Riduzione del peso del cuore (al netto della componente adiposa).
  • Riduzione del numero dei miociti.
  • Ipertrofia compensatoria delle cellule miocitarie residue.
  • Aumento del connettivo interstiziale.
  • Accumulointracitoplasmaticodi lipofuscina.

Nella maggior parte dei soggetti (con lesioni coronariche e/o ipertensione):

  • Ipertrofia ventricolare sinistra.
  • Possibili depositi di sostanza amiloide (amiloide senile).
Cavità cardiache
  • Iniziale dilatazione atriale.
  • Riduzione delle dimensioni delle cavità ventricolari.
  • Aspetto sigmoide del setto interventricolare.
Endocardio (parietale e delle valvole)
  • Ispessimento fibrotico dei lembi, noduli ialini, possibile deposizione di calcio (annulus mitralico, semilunari aortiche).
Tessuto di conduzione
  • Nodo seno-atriale:
    • Diminuzione delle miocellule.
    • Fibrosi.
  • Nodo atrio-ventricolare:
    • Scarse modificazioni.
  • Fascio di His e branche:
    • Fibrosi distale (branca sinistra).
Pericardio
  • Placche di ispessimento fibrotico (placche da lavoro).
Coronarie
  • Ectasia e tortuosità.
  • Calcificazioni e depositi lipidici.
Aorta ed altre arterie
  • Dilatazione, allungamento, riduzione della distensibilità.
  • Microscopicamente: riduzione, frammentazione e degenerazione del tessuto elastico, aumento del collagene, ispessimento intimale.

Variazioni funzionali

Le variazioni funzionali dipendono da varie componenti:

  • Riduzione della compliance del ventricolo sinistro (il ventricolo sinistro è meno distensibile).
  • Maggiore impedenza alla eiezione (la resistenza alla espulsione del sangue è maggiore a causa della rigidità aortica).
  • Riduzione della contrattilità delle miocellule.
  • Riduzione della frequenza cardiaca (soprattutto dopo sforzo).
  • Maggiore ricorso al meccanismo di Frank-Starling (l'aumento della portata sotto sforzo si realizza maggiormente attraverso l'allungamento delle miofibre che non attraverso l'aumento della frequenza).
  • Marcata riduzione della stimolazione neuro-adrenergica (la stimolazione simpatica del cuore, con i suoi effetti cronotropo ed inotropo positivi, è ridotta).

Di conseguenza:

  • A riposo: frequenza invariata (o leggermente ridotta), gettata sistolica e portata invariate, frazione di eiezione invariata.
  • Durante sforzo: minore aumento della frequenza rispetto al giovane, riduzione della portata.

Implicazioni cliniche

Il complesso di modificazioni anatomiche, fisiologiche e funzionali proprie del cuore senile non costituiscono di per sé malattia ma predispongono ad essa. In particolare:

  • Favoriscono la comparsa di aritmie (ad es. Sick Sinus Syndrome).
  • Facilitano lo scompenso cardiaco in presenza di:
    • Aumento del volume plasmatico (insufficienza renale, incongrua terapia infusionale, ecc.).
    • Aumento del precarico (insufficienze valvolari, fistole A-V, anemia, tireorossicosi, ecc.).
    • Aumento del postcarico (stenosi aortica, ipertensione arteriosa).

Pressione arteriosa

  • Aumento progressivo della pressione arteriosa sistolica con l'aumentare dell'età (specie nel sesso femminile).
  • La pressione arteriosa diastolica tende ad aumentare fino al 60° anno; successivamente si stabilizza o tende a diminuire lievemente.

Queste variazioni sono attribuibili alle seguenti cause:

  • Nel soggetto giovane l'aorta in fase sistolica si dilata, attenuando i valori di pressione ed in fase diastolica torna al suo diametro iniziale, aumentando il flusso ematico verso la periferia ("effetto mantice").
  • Nel soggetto anziano l'aorta (rigida e poco distensibile) attenua solo in parte la forza eiettiva del ventricolo sinistro (sistolica aumentata) e contribuisce in misura inferiore al flusso diastolico (diastolica invariata/ridotta, anche a fronte di un aumento delle resistenze periferiche).
  • Il controllo omeostatico della pressione arteriosa (cioè l'insieme dei meccanismi che tendono ad adeguare la pressione arteriosa alle esigenze perfusionali dei vari organi e tessuti in varie situazioni funzionali) è meno efficiente.

Come conseguenza:

  • Maggiore variabilità della pressione arteriosa ("picchi ipertensivi" o "cadute pressorie" più frequenti e più rilevanti di quanto non si osservi nel soggetto giovane).

Implicazioni cliniche

Nei soggetti anziani è più evidente il cosiddetto "white coat phenomenon" (ipertensione da camice bianco).

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Scienze mediche MED/09 Medicina interna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geriatria e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Messina o del prof Corica Francesco.
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