GEOPOLITICA
Geografia politica e geopolitica non sono la stessa cosa. La prima è una storia
cristallizzata e studia gli effetti della politica sulla geografia. La geopolitica invece
studia gli effetti della geografia sulla politica. E’ storia in fieri, da fare, parte dal
passato per guardare il futuro. Non è una scienza perché non è mai neutrale: è
una rappresentazione del sistema mondo in funzione di interessi specifici (interesse
nazionale).
La geopolitica è una teoria spaziale dell’azione. Presuppone:
Approccio realista alle cose(quindi non idealista).
1. Anarchia internazionale
2. Primato della politica estera. La geopolitica guarda ai meccanismi tra gli stati, il
3. mutamento dei confini territoriale come ad un indicatore dei mutati rapporti di
forza. Se ti espandi è perché sei più forte.
Primato della politica estera
Securitization approach: gli stati si devono organizzare, dare primazia o
1. predominanza, alle necessità della propria sicurezza, in particolare dalle
minacce esterne. Le paure sulla sicurezza sono più forti di ogni altra cosa.
Prima, ad esempio, unire gli europei era il fattore primario, ora il fattore primario
è difendere le frontiere dagli immigrati. Il muro è una reificazione di un’idea
astratta. Più una popolazione è spaventata più ha bisogno di simboli. Il muro è
un simbolo di protezione contro il nemico, l’immigrato. La securitization è
sempre aggressiva. Esempio: chiusura dei confini in europa, crollo del sogno
europeo.
Interessi NON ideologici: la geopolitica guarda agli interessi o ai presunti
2. interessi nazionali. Usa la storia per guardare le dinamiche degli stati. Esempio:
Putin viene visto come un uomo che porta avanti la dottrina comunista. Putin
però non fa quella politica poiché era comunista, ma i comunisti facevano la
stessa politica di Putin poiché gli interessi non sono cambiati. Le logiche di
potenza dell’area euroasiatica sono l’espansione per compattare lo spazio
stesso. La Gran Bretagna avrà interessi opposti essendo una sea power.
L’attenzione allo spazio: da orizzontale, fisico e territoriale a spazio
3. multidimensionale e verticale, fino allo spazio virtuale (finanza, cyber, soft
power, informazione).
La geopolitica classica
E’ una scienza figlia del suo tempo, legata all’imperialismo e al darwinismo sociale,
competizione nazionalistica. Le idee di Darwin sull’evoluzione abbinate alla società,
lo “struggle of life”. Questa è una visione particolarmente aggressiva, la
competizione nazionalista come effetto della idea biologica dei paesi. Nell’800 l’idea
di razza da vita al pensiero organista, gli stati sono nazioni e le nazioni sono
organismi viventi, e come tutti gli organismi ha bisogno di spazio, nutrimento, luce,
spazio vitale. Chi aggredisce lo fa perché l’aggredito è debole, La colpa è
dell’aggredito poiché a causa della sua debolezza attira l’aggressore. La geopolitica
è la giustificazione dell’imperialismo guglielmino.
Le teorie binarie classiche
Inizio XX secolo: declino del “balance of power”, i geopolitologi si interrogano su
• quale sia l’elemento geostorico per la dominazione globale. Capiscono che la
competizione sarà quella per dominare il mondo. Lotta continua, competizione
ideologica, poiché chi vinceva avrebbe dominato il mondo. La geopolitica aveva
capito che la competizione andava verso il globale e non più il territoriale.
Le teorie del sistema binario:
• Heartland(Mackinder)
1. Seapower(Mahan e Corbett)
2. Rimland( Spykman)
3. La scuola tedesca di Geopolitik
4.
Definizione di Geopolitica
Non c’è una definizione univoca di geopolitica. Per alcuni studiosi fa parte delle
scienze politiche, per altri esiste solo letteralmente, per altri ancora invece è una
dottrina a sé. La geopolitica studia l’insieme degli effetti delle azioni umane e
fisiche sulla politica.
“Geopolitica sarà e deve essere la coscienza geografica dello stato” Hauseofer
•
La geopolitica è una riflessione che precede la scelta politica.
La geopolitica viene descritta come una dottrina per estendere la propria indagine
ai legami che vincolano gli eventi politici alla terra.
Secondo La Coste, restauratore della geopolitica, dando il via alla nuova
geopolitica dice:
“ Individuazione e confronto sistematico delle percezioni e dei convincimenti che
• ogni gruppo politico ha nei riguardi dello spazio, derivanti non da una valutazione
razionale e oggettiva dei suoi interessi ma dalla cultura della sua esperienza
storica.”
Con la nuova geopolitica c’è uno spostamento molto evidente verso la
• rappresentazione di rappresentazioni di interessi storico spaziali.” La narrazione
è sempre qualcosa di oggettivo. Spostamento progressivo verso un’idea di
maggiore complessità, analizzando situazioni più complesse. La geopolitica
cerca di mantenere la complessità, sapendo che vi sono una pluralità di attori, e
che tutti hanno percezioni diverse di sicurezza e interesse. La nuova geopolitica
vuole vendere la narrazione all’opinione pubblica.
Geostrategia
Il primo ad usare questo termine è Giacomo Durando. Dice che la geostrategia è
una branca della geopolitica legata soprattuto ma non esclusivamente agli aspetti
militari della geopolitica.
Un autore americano, Cohen, immagina il mondo diviso in due sfere geostrategiche
(i reami geostrategici), che sono quella sovietica e quella americana. La
geostrategia è la disciplina che studia le frizioni, le shatterbells(linee di frattura) gli
scontri di frontiera tra le due sfere geostrategiche. La geopolitica invece studia le
relazioni interne ad ogni sfera geostrategica. L’area geopolitica è più piccola e
omogenea. La geopolitica è il dibattito interno politico degli stati, mentre la
geostrategia si concentra sui dibattiti esterni.
4 fasi della geopolitica (O’ Loughlin)
Geopolitica classica (fino agli anni 20)
1. Geopolitica fascista (anni 20 fino al 45)
2. Geopolitica democratica (post 45)
3. Geopolitica critica (ribaltamento di tutta la visione geopolitica. Rivisitazione della
4. geopolitica che non studia i meccanismi di relazione fra gli stati ma è piuttosto
una riflessione epistemologico e metodologica sulla geopolitica, vista come una
disciplina della dominanza, con cui le classi dominanti perpetuano il loro potere.
Geoeconomia
Per molto tempo i rapporti tra economia e politica sono stati chiari e ben delineati:
l’economia valutava le ricchezze disponibili, sotto concessione dei principi politici.
Peter Taylor avanzò l’idea che le forze che modellano la scena politica fossero
prima di tutto di natura economica. Per prima verrebbe quindi l’economia; essa
fissa lo scenario e stabilisce l’ambiente a cui tutti devono riferirsi. Vengono poi gli
Stati, che, a seconda di come riusciranno ad insediarsi, e se lo faranno, nelle
regioni più privilegiate sul piano delle risorse economiche, godranno di una potenza
reale.
L’atteggiamento degli Stati, la loro capacità di evolversi nel loro contesto
geopolitico, sono ora vincolati dalle forze strutturanti dell’economia, che sono loro
necessarie.
SEA POWER
Uso della flotta come strumento di proiezione del potere.
Negli oceani la costruzione di dislocazioni strategiche attorno a un piveau è
fondamentale poiché le flotte hanno una rapida capacità di dispersione nel
quadrante strategico e concentrazione in caso di minaccia. Tutte le tesi di Corbett
rappresentano al meglio la strategia inglese,pax britannica, cioè la capacità di
controllare un territorio ricorrendo alla guerra solo in caso di estrema necessità,
tessendo alleanze e occupando zone strategiche. Con la fine della guerra fredda e
una certa riduzione degli armamenti, la strategia corbettiana è stata oggetto di una
forte rivalutazione. La Cina è una potenza corbettiana.
Alfred Mahan
E’ considerato il primo studioso di geopolitica classica, nonostante egli fu allo
stesso tempo uno storico, uno stratega navale e un militare statunitense. Lo storico
e stratega cerco di indagare l’incidenza della potenza marittima sulla storia in modo
sistematico, limitandosi tuttavia al periodo 1660-1815, vale a dire al trionfo della
navigazione moderna dopo le guerre napoleoniche. L’autore si concentrò molto
sulla “visione di insieme”, tralasciando i dettagli di una particolare crisi, etc, seppur
molto importanti. Insisteva su quegli aspetti permanenti, che influenzavano la
politica internazionale. Mahan si occupò dei vari elementi della potenza ma
riconobbe che il più importante è quello della geografia poiché è il più permanente.
L’opera fondamentale di Mahan, che venne presa in considerazione nel pensiero
geopolitica è l’insieme di articoli sotto il nome di “the problem of Asia”.
Il pensiero
Per Mahan, dal punto di vista politico e sociale, il mare si presenta come una
grande strada, dove gli uomini possono muoversi liberamente. Tuttavia alcune linee
di comunicazione sono più cruciali di altre e per questo assumono una grandissima
rilevanza. Il cuore del problema per Mahan è dunque il controllo di questa grande
via unificatrice mondiale che è il mare. Per questo nel suo pensiero non scinde mai
il significato strategico-militare del mare da quello economico-commerciale.
Le condizioni della possibilità della potenza marittima per Mahan dipendono da
condizioni geografiche, sia fisiche che umane.
Mahan individua sei fattori che condizionano la potenza navale:
La posizione geografica
1. La conformazione fisica e la sua relazione con clima e produzioni naturali
2. L’estensione del territorio
3. Il numero di abitanti
4. Il carattere della popolazione
5. Il carattere del governo, comprese le istituzioni nazionali.
6.
Delle 6 caratteristiche, 3 riguardano la geografia fisica, 2 la geografia umana e
culturale e solo 1 la politica in senso stretto.
Il pensiero di Mahan mette in risalto l’importanza dell’elemento umano nella storia;
infatti, per l’autore, senza le giuste decisioni politiche e senza una strategia
adeguata, la potenzialità di una nazione, data da geografia e carattere nazionale,
non poteva essere attuata. Mahon era inoltre convinto della necessità di analizzare
la potenza navale in senso transnazionale; la sicurezza strategica sui mari non
poteva essere garantita se non da un consorzio di stati interessati a preservare la
stabilità dell’oceano(pensiero precursore del pensiero z di Mackinder).
Strettamente collegati a questi 6 fattori vi erano altri elementi della potenza, come
la capacità industriale, lo sviluppo dei mercati, una grande flotta navale, la marina
militare e l’accesso alle basi navali.
Mahan inoltre utilizzava un metodo di indagine assimilabile a quello storico; Sprout
e Sprout riconoscono 4 concetti geopolitici alla base del pensiero di Mahan
riguardo le relazioni internazionali:
La presenza di un unico oceano continuo ed ininterrotto
1. La presenza di un vasto stato intercontinentale, l’impero russo
2. Una fascia di stati marittimi dell’Europa continentale, area delle coste dell’Asia-
3. Pacifico
La presenza di stati insulari,come il Giappone e la Gran Bretagna, ma anche gli
4. Usa, totalmente disconnessi dalla massa euroasiatica.
Lo studioso Kennedy rivalutò il ruolo intellettuale e analitico di Mahan e Mackinder,
contrapponendoli. Kennedy considerava che per Mahan la potenza marittima fosse
un sorta di “variabile indipendente” che contribuiva in modo decisivo a creare la
prosperità economica di una nazione. Per Mackinder invece la potenza navale era
una “variabile dipendente” condizionata dalla forza economica della nazione.
L’analisi geopolitica della potenza marittima fu affrontata da Mahan in un capitolo di
“the influences of sea power upon history”. Nel testo, Mahan espresse la sua
visione sulla funzione strategico-politica della posizione geografica di uno stato,
elemento cruciale per l’analisi geopolitica.
Per Mahan uno stato insulare è più portato a concentrare il proprio sforzo sullo
sviluppo delle risorse marittime e ad espandersi oltremare.
Mahan introduceva inoltre il concetto di “posizione relativa”. In una data epoca
storica la posizione geografica relativa avrebbe potuto conferire un vantaggio
strategico per attaccare un territorio di altri attori geopolitici o per acquistare il
controllo di vie commerciali. Mahan però sottolineava anche che l’importanza
assoluta o relativa di porzioni della superficie terreste variava di epoca in epoca.
Terre considerate strategiche in alcune ere non lo erano più in altre a causa del
sorgere di nuovi centri di potere politico.
Per quanto riguarda le vie d’acqua e la navigazione, Mahan rivelata come esse
fossero sempre state un aspetto cruciale nei rapporti di forza internazionali, ma
come, allo stesso tempo, il mutare delle condizioni socio-economiche e
tecnologiche avesse spostato l’attenzione dai fiumi ai mari e dai mari chiusi agli
oceani.
Mahan inoltre individuò una differenza tra Stati Uniti e Europa. Mentre gli Stati Uniti
erano la vera unica potenza di terra nel bacino nordamericano, nel mar
mediterraneo molti stati competevano per l’egemonia. Mahan era inoltre convinto
che, a causa della geogragia, gli Stati Uniti non avessero alcun competitore di pari
rango nell’emisfero occidentale. Questa idea era ben lontana dal pessimismo
mackinderiano, secondo il quale il centro del mondo rimaneva l’eurasia.
Topografia e demografia
Per Mahan la conformazione fisica del territorio era molto importante. In relazione
alla potenzialità marittima, non solo l’estensione delle coste ma anche la loro
topografia rivestiva per Mahan un’importanza particolare. I territori con molti porti e
con porti di alta qualità permettevano agli Stati che li controllavano un migliore e più
continuo accesso al commercio. Il carattere peninsulare ed insulare inoltre
condizionava fortemente la sua storia politica. L’estensione del territorio invece era
considerata dall’autore sempre in relazione con la densità della popolazione. Uno
stato con un vasto territorio con ampio accesso al mare e la cui popolazione fosse
relativamente esigua si esponeva di più agli effetti di un blocco navale. Tuttavia
uno dei fattori che influenzano la potenza marittima secondo l’autore è il “carattere
nazionale” frutto di evoluzione storiche. Una nazione propensa al commercio
marittimo e alla navigazione avrebbe potuto contare su un maggior numero di
personale navale.
Decisione strategica e diplomazia
In Mahan il legame tra condizionamento geografico e scelta politico-strategica è
molto complesso. Lo stratega deve saper leggere la realtà geopolitica e compiere
delle scelte che possono essere logiche o errate. La geopolitica condiziona ma non
determina l’evoluzione storica, perché i decisori di uno Stato possono prendere
strade diverse da quelle che la realtà geopolitica suggerisce. L’attrazione verso
l’importanza delle decisioni politiche e strategiche nella storia mondiale spinse
Mahan ad ammonire gli Stati Uniti contro le tentazione “isolazioniste”, che Mahan
conosceva bene, essendone stato un sostenitore. Il Mahan geopolitico era
profondamente convito che qualora Washington non avesse accelerato la
costruzione di una flotta militare e commerciale, gli Stati Uniti avrebbero fallito nel
compito di sfruttare il vantaggio geografico e strategico.
In un altro libro Mahan tentò di capire come la potenza marittima fosse stata
decisiva contro una potenza terreste, prendendo in analisi la grande strategia
navale dell’impero britannico messa in atto nello scontro con Napoleone.
Questi studi lo portarono ad avvicinarsi al “determinismo geografico”. Sembrava
essere convinto che contro uno stato insulare sarebbe stato praticamente
impossibile prevalere da parte di grandi potenze peninsulari o terrestri.
Precursore della Global Geopolitica
La preferenza mahaniana per un’alleanza strategica britannico-statunitense non
deriva dall’ammirazione per la civiltà britannica ma dalla convinzione che le due
potenze condividessero alcuni interessi geopolitici. Per quanto fosse sospettoso
della Germania Mahan non smise mai di credere che per gli Stati Uniti la vera
minaccia sorgesse in Asia e non in Europa.
Mahan scriveva un’opera classica di global geopolitics senza mai utilizzare il
concetto di geopolitica. Nelle sue riflessioni sull’Asia, rivolse la propria attenzione
anche alla Russia. A suo parere le condizioni naturali avevano conferito alla Russia
una preminenza che si avvicinava all’esclusività. Egli sosteneva che la posizione
geografica dava alla Russia la possibilità di espandersi in tutte le direzioni senza
trovare opposizioni. Ma allo stesso tempo avanzava l’ipotesi che il carattere quasi
intercluso della posizione russa rendeva possibile da parte occidentale anticiparne
le mosse: lo scopo finale dell’espansione russa era lo sbocco ai mari aperti, per cui,
secondo Mahan, ci si sarebbe dovuti aspettare una spinta verso la costa cinese. A
differenza di Mackinder però Mahan non metteva l’accento sull’impatto della
tecnologia sulla capacità russa di sfruttare l’area perno.
Geografia e mobilità commerciale e militare
Ai sei fattori della potenza marittima Mahan aggiunse una considerazione decisiva
per la logica geopolitica: quella della convenienza economica del trasporto su
acqua rispetto a quello su terra.
Mahan non sottovalutava l’impatto delle ferrovie ma si diceva convinto che tutte le
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.