Viaggiatori francesi del Grand Tour
L'Italia attraversata dai primi viaggiatori è ancora un'Italia poco conosciuta. Nel convincimento generale, l'Italia non è un paese tanto attraente a cui dedicare un viaggio lungo, faticoso e pericoloso. Le Alpi insormontabili, un territorio interno arretrato e difficile da attraversare insieme ad una situazione politica in preda a scenari convulsi rendono il nostro paese poco appetibile. La sua vita culturale, nonostante indubbi fermenti e qualche personalità eccelsa, non riesce a proiettarsi fuori dai confini nazionali. Da Napoli in giù, oltretutto, il territorio non è considerato percorribile per le sue condizioni difficili e insicure ed è anche ritenuto poco interessante a causa della povertà materiale e culturale.
Con il Grand Tour, fra settecento e ottocento, si compie il miracolo: esso abbatte improvvisamente ogni barriera, paura ed ostilità verso il nostro paese che adesso attrae come un fiume in piena schiere di giovani attratti dal valore formativo di un viaggio in Italia. Scrittori, poeti, artisti, intellettuali in genere, come per magia, vengono folgorati dal fascino del nostro paese e spinti a scoprire i suoi tesori, di tipo letterario, architettonico e artistico. Frotte di viaggiatori di diversa nazionalità percorrono il nostro territorio nonostante i grandi disagi e le grandi difficoltà dovuti agli scarsi mezzi del tempo. L'attrazione maggiore è esercitata dalla magnificenza dei monumenti, delle opere artistiche, delle architetture, dei paesaggi, delle feste e delle tradizioni di cui è colma l'Italia.
Parte prima: del viaggio e dei viaggiatori
1. Il viaggio fra motivazioni storiche ed ideali
Secondo Bruce Chatwin, la voglia di viaggiare, di spostarsi di luogo in luogo è connaturata alla condizione umana. Non fu casuale il suo studio attento sul nomadismo, dovuto ad una irrequietezza che ha origine nel periodo della Preistoria, quando l'uomo, in frenetico movimento, ha attraversato il mondo in condizioni disagiate e senza fissa dimora. Da quel momento, il nomadismo, come una dannazione, si sarebbe inscritto nei nostri cromosomi. La smania che porta gli uomini a rifiutare la loro vita sedentaria e a volere viaggiare deriva dunque dall'esaurimento di quella esperienza primitiva.
L'idea di viaggio è carica di diversi significati (mitico, etico, avventuroso, sentimentale) e il Grand Tour, dunque ne rappresenta solo una sfaccettatura. Dopo le grandi scoperte geografiche, il clima culturale in cui agiscono le diverse coscienze cambia, diventa vivo e attivo grazie al nascente spirito umanistico. Già nel ‘400 comincia ad affacciarsi la voglia di conoscere altri paesi e dialogare con altri popoli e i nuovi interessi di tipo commerciale incrementano gli scambi fra paesi e culture ed danno vita al nuovo ceto dei mercanti. Si aggiunga che in questo periodo va affermandosi una nuova concezione filosofica che esprime una marcata preferenza per l'esperienza diretta. Il ‘500, dunque, si apre davanti ad uno scenario dove irrompono nuove realtà geografiche, sociali e culturali: è un continuo correre da un luogo all'altro e le menti si allenano alla comprensione del nuovo mondo e della sua complessa ricchezza.
Dopo la pace con la Spagna (1604), in Europa si inaugura un clima di stabilità politica che invoglia a mettersi in viaggio. L'Italia e la Spagna, fino a questo momento precluse ai viaggiatori anglosassoni a causa della diversità di religione, diventano mete appetibili. Il centro principale dei nuovi interessi è senza dubbio Roma in virtù del suo prestigio, ma cominciano ad attirare interesse anche le città universitarie che nel corso del XVI secolo ospitano studenti provenienti da tutto il continente. Padova, Modena, Bologna, Firenze, Siena si trasformano in centri di irradiazione culturale dove insegnano e si confrontano i migliori spiriti del tempo. Lo studio delle arti umanistiche, che l'Italia coltiva in modo eccellente, è il nuovo campo di studio per l'aristocrazia europea che vede nell'esperienza in Italia il coronamento di un'educazione esemplare. Presto il piccolo flusso si trasforma in un vero fiume.
Un precursore del Grand Tour può essere considerato M. de Montaigne con il viaggio che compie nel ‘500. Il pretesto del suo viaggio è una missione diplomatica a Roma, ma egli coglie l'occasione per visitare altre città: Bolzano, Trento, Venezia, Firenze, Napoli che vengono descritte con rigore e originalità. Caratteristico il metodo usato da Montesquieu, in seguito, che va in cerca del luogo più alto della città per avere inizialmente una visione d'insieme per poi osservare la città nelle sue parti. Parte dal tutto per arrivare alle parti del tutto.
Questo modo di viaggiare e scrutare la realtà prende il nome di Grand Tour. Il termine viene usato per la prima volta per il viaggio in Francia di Lord Granborne nel 1636. Nel Settecento si verificano i due eventi che segnano la storia moderna: la rivoluzione francese e quella industriale. La Francia aveva abolito, dopo accesi dibattiti, tutti gli ordinamenti feudali che si erano stratificati nel corso di quasi un millennio, ridisegnando il territorio in nuove forme amministrative. Ancora più importante fu l'idea di connettere stato, nazione e territorio, dando a questa connessione un nuovo nome: patria. I rivoluzionari francesi impregnarono questo termine di un forte simbolismo volto ad esprimere una rottura con il passato e il passaggio del potere dal sovrano al popolo. Le idee della rivoluzione francese ben presto contagiarono gli spiriti liberali dell'Ottocento costituendo l'ideologia che stava alla base delle lunghe e sofferte aspirazioni alla
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