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fortificazioni. La cinta muraria venne abbattuta in modo da creare collegamenti tra la città vecchia e

la città nuova e gli spazi ottenuti dalle demolizioni furono convertiti in nuove zone abitative.

3. Il Grand Tour e la sua caratterizzazione nei secoli

Il Grand Tour inaugura un nuovo modello di viaggio. I giovani aristocratici e i figli della ricca

borghesia concentrano inizialmente la propria attenzione sul mondo classico, visitando luoghi dove

si trovano testimonianze archeologiche, letterarie ed artistiche. Questi ricchi giovani, a partire dal

XVII secolo, perfezionano l’educazione con un viaggio che segna la loro vita, potendo durare da

pochi mesi a otto anni.

Questo modello di viaggio vantava illustri precedenti: il viaggio cavalleresco, la peregrinatio

accademica e il pellegrinaggio religioso. Solo che adesso si arricchiva di alcune novità che lo

rendevano più libero, meno timoroso. Il viaggiatore del Grand Tour è un passenger, figura meno

religiosa e più legata al desiderio di fare nuove esperienze, mossa da curiosità di conoscere e

sperimentare.

Nato come viaggio continentale, il Grand Tour si trasforma in viaggio europeo-mediterraneo con

una particolare predilezione per l’Italia. Saranno soprattutto i viaggi di J. W. Goethe a sancire la

transizione dal viaggio continentale verso quello in Italia, con le sue ricchezze naturali ed artistiche.

Già la Francia del ‘500 conta numerosi pionieri del viaggio in Italia, dato che molti dei migliori artisti

la scelgono come luogo di elezione per i loro studi. Il fenomeno si radicalizzerà nel secolo

successivo, cambiando però fisionomia: da iniziativa privata a programma di Stato, come dimostra

la fondazione dell’Accademia di Francia a Roma nel 1666, che consacra l’Italia come punto di

aggregazione per gli artisti di tutta Europa.

Perseguito inizialmente come un lusso, appannaggio solo di pochi ricchi e capricciosi aristocratici,

il Grand Tour diviene presto un fiume in piena, una vera e propria istituzione nell’educazione dei

giovani rampolli di tutta Europa. Il viaggio è evento culturale ma anche esistenziale in quanto

arricchisce la vita interiore ed intellettuale del giovane che lo intraprende.

Nell’ultimo ‘600 e nel primo ‘700 il Grand Tour si muove decisamente verso l’Italia che diventa

meta obbligata per pittori e architetti, oltre che per giovani aristocratici e borghesi, tanto che

l’espressione “viaggio in Italia” si identifica con il Grand Tour in genere.

Ma di vero e proprio boom si puo’ parlare nel corso di tutto il Settecento, definito infatti “il secolo

d’oro” del viaggio. Le città italiane vengono prese d’assalto da curiosi alla ricerca di opere d’arte, di

tradizioni culturali, topografie urbane e assetti istituzionali. Nella storia italiana del viaggio, sono in

particolare importanti gli anni ’40 del XVIII secolo, quando il grande pubblico conosce le grandi

scoperte archeologiche di Ercolano e Pompei. Vengono superate vecchie paure e riserve e, a

partire dal secondo ‘700 il viaggio si spinge fino alla Sicilia. Goethe affermerà che non si è

conosciuta l’Italia se non s’è vista la Sicilia.

Come già detto, il viaggio del grandtourist è svincolato da interesse o finalità specifici, ma è mosso

da un’ambizione molto alta: vedere tutto e dissertare su tutto. Il motore che muove questa

migrazione puo’ riassumersi nel termine “curiosità”. Questa curiosità non esclude nessun campo di

indagine: il richiamo della cultura classica, l’interesse per l’economia, attenzione per gli assetti

politici. Ma anche altro: luogo propizio per il collezionismo, luogo ideale per la cura della

malinconia, autentico mal du siecle. L’Italia del clima mite, l’Italia delle Accademie e delle

biblioteche, dell’archeologia, della campagna toscana, del carnevale veneziano, l’Italia di una

Roma Caput Mundi o di una Napoli colorita e povera.

Fra il 1800 e il 1814 la pratica del Grand Tour registra una interruzione in conseguenza delle

campagne napoleoniche, per poi rivivere nel periodo della Restaurazione. Si puo’ in un certo

senso parlare di una riscoperta romantica dell’Italia. Iniziano a diffondersi le idee del

Romanticismo e l’Italia offre molti spunti per stimolare un animo romantico. I temi del misterioso,

del pittoresco, dell’antica rovina e del “bel vedere” sono alla base dei canoni dell’estetica

romantica. In questo periodo il Grand Tour si pratica come pedestrian tour, il viaggio a piedi a

diretto contatto con la natura per esplorare e scoprire le meraviglie naturali. Le bellezze artistiche

cedono il passo a quelle naturali, le cui descrizioni nei diari sono spesso accompagnate da diverse

iconografie. I romantici non viaggiano per fuggire, ma per arrivare al cuore dell’arte e della cultura

per liberarsi dalle costrizioni della rigidità sociale.

Testimonianze di un modello di viaggio

L’organizzazione di un viaggio del Grand Tour era molto complessa. Non ci si spostava da soli ma

affiancati da accompagnatori muniti di documenti e corposi bagagli. Il viaggio era un’alternanza di

carrozza, barca e spostamenti a piedi. Spesso si era costretti a sostare in ripari di fortuna o presso

case di contadini e pescatori. Notevole anche lo stuolo di accompagnatori, sempre proporzionato

al grado e al ruolo del viaggiatore: medico, cuoco, pittore, senza dimenticare i tutors.

Una delle testimonianze del viaggio che si intraprendeva, è certamente il dipinto. Il viaggiatore,

infatti, possedeva spesso una naturale inclinazione alla pittura. Un ulteriore passo in avanti nella

riproduzione della realtà fu costituito dall’uso della fotografia. Quando non si poteva fotografare, le

foto venivano comprate durante le diverse tappe del viaggio. Agli inizi degli anni ’50 dell’800

nascono diversi studi, chiamati atelier, che prendono piede soprattutto nelle città d’arte. Gli album

prodotti in questi atelier erano composti da una ventina o più immagini che offrivano una sintesi

della città, dei monumenti, delle opere d’arte, dei panorami.

Il modo più diffuso di riportare annotazioni e informazioni su quanto visto, era certamente il diario. I

diari venivano compilati con intenti altamente scientifici, come strumenti di precisa

documentazione. Le conoscenze acquisite durante il viaggio vennero riportate in scritti e racconti

che divennero delle vere e proprie guide per i viaggiatori successivi. Si consiglia infatti al

viaggiatore di tenere almeno un diario, ma preferibilmente due: per registrare nel primo

avvenimenti ed esperienze, nel secondo per farne una personale rielaborazione. Durante il suo

soggiorno, il giovane viaggiatore deve mandare anche annotazioni del proprio viaggio a chi paga le

spese, tracciare itinerari, imparare lingue, ricopiare espressioni idiomatiche, registrare aneddoti,

curiosità varie del mondo attraversato.

Tra i documenti utili per lo studio del Grand Tour, ci sono inoltre le guide e accanto ad esse le carte

geografiche, vendute prima separatamente e insieme a partire dall’ultimo ‘700. M. Misson fornisce

3 consigli in materia di carte geografiche: “Non aspettate di acquistare le carte nei paesi che

visitate perché potrebbe accadere di non trovarle, come è successo a noi. Bisogna munirsene

prima e raccoglierne diverse di vari autori. Poi bisogna ricordarsi di farle rintelare e tenerle avvolte

attorno ad un bastone predisposto. Infine è necessario ricordarsi di annotare i diversi errori che vi

si trovano e di darne notizie a coloro che eseguono tali carte. Se tutti si comportassero così, si

avrebbero ovunque carte corrette.”

Misson elargisce molti consigli pratici ai viaggiatori: scrive che puo’ essere piacevole e utile avere

più compagni di viaggio e trovarne di nuovi durante il percorso, perché la socializzazione con altri

viaggiatori puo’ indurre al diletto e alla spensieratezza. Ma non è consigliabile essere in troppi, in

quanto le locande sono molto scadenti che si corre il rischio di non potervi né mangiare né dormire

se il gruppo è troppo folto.

Prima del XIX secolo il viaggiatore diretto in Italia doveva procurarsi tanti passaporti quanti erano

gli stati che voleva visitare e per quelli che provenivano via mare era obbligatorio presentare un

“bollettino di sanità” che evitava il pericolo della quarantena. La somma di denaro contante che il

viaggiatore portava con sé non sarebbe stata sufficiente per il viaggio intero, quindi solitamente il

viaggiatore era solito depositare un avviso di pagamento per le banche corrispondenti delle città

italiane che si desiderava visitare. Dal XVII secolo si diffondono le lettere di credito da esibire alle

banche che erano tenute a venire incontro alle necessità dei viaggiatori.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze per la comunicazione internazionale
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Claralessio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia umana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof Famoso Nunzio.

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