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dello sviluppo. Microstatismo equivale ad affermare isolamento; inoltre egli parla del senso dello

spazio insito differentemente in ciascun popolo, che lo rende adatto all’espansione, quindi alcune

nazioni sono maggiormente adatte all’espansione. La sua teoria può essere paragonata

all’emigrazione dei popoli, continua sino a quando non trovano le condizioni di vita ideali, che

favoriscono lo sviluppo.

Umberto Toschi più tardi afferma invece lo spazio vitale come anche un territorio nazionale

formato da un paesaggio caratteristico, il quale attua un’influenza su un territorio internazionale,

dal punto di vista culutrale, economico e politico(colonialismo). Si distingue quindi una

componente nazionale da una componente complementare, cioè i luoghi sui quali lo stato attua

un’influenza.

Nel XIX secolo dominavano tuttavia altri tipi di visioni, tant’è vero che si affermava che fosse la

natura a determinare la componente umana; quindi la geografia umana doveva studiare la

distribuzione umana sulla superficie terrestre, la forma degli stati, i loro confini e le attività

economiche, quindi ogni aspetto antropico era analizzato in relazione alla morfologia, alla

geologia e agli aspetti dell’ambiente fisico, per spiegare poi i fatti umani.

Nel ‘900 invece si sviluppa la scuola di ispirazione diffusionista, su basi ratzeliane, cercando i

nessi fra lo spazio e la cultura, le sue scoperte tecniche che hanno portato al suo sviluppo, le quali

si generano laddove le condizioni siano favorevoli.

Prima, sul finire dell’800, questo metodo viene criticato si da Vallaux, con la GEOGRAPHIE

SOCIALE e prima con Elisee Reclus(1830-1905), il quale aveva seguito le lezioni di Ratzel a

Berlino, affermando l’impostazione storicista e sociologica dell’analisi dello spazio geografico.

Nell’opera L’HOMME SUR TERRE egli afferma che lo spazio geografico si plasma sulle azioni

umane e che la vita economica dell’umanità si è sviluppata in tappe successive nel tempo.

George P. Marsch nell’opera L’UOMO E LA NATURA(1840) afferma che il ruolo dell’uomo

all’interno della natura da un lato è positivo, perché è capace di reagire ai condizionamenti della

natura per fini economici, dall’altro però ne evidenzia la negatività, cioè l’azione umana si

trasforma in forza distruttrice. Quindi l’uomo dovrebbe agire sempre nella relazione costo-

beneficio.

Il possibilismo vidaliano

Verso la fine dell’800 il determinismo fisico-ambientale subisce una crisi, dovuta allo svilupparsi

di nuovi pensieri in Francia, soprattutto con Vidal de La Blanche(1845-1918), il quale è docente

presso l’ecole normale superiore de Paris e la Sorbonne, fino alla sua morte.

Egli da vita ad un pensiero di impostazione neoidealista, che per alcuni è considerato opposto a

quello di impostazione determinista e positivista, mentre potrebbe essere considerato come

integrativo di questo o complementare; si parla appunto di possibilismo vidaliano, cioè il partire

sempre dal reale, evitando tutto ciò che appare come teoria, cioè una costruzione a priori. Questo

tipo di metodo si basa essenzialmente su due punti: l’analisi dei rapporti spazio-temporali del

fenomeno oggetto di studio e la ricerca della cause, attribuendo fondamentale importanza ai

comportamenti abituali dei gruppi umani, cioè nelle loro forme organizzative di insediamento

messe in atto dalla società, al fine di utilizzare le risorse per soddisfare i propri bisogni( la natura

permette e l’uomo dispone). Il rapporto ambiente-uomo assume tratti biunivoci, non più univoci.

La natura non esprime soltanto vincoli ma anche opportunità di scelta nell’occupazione del

territorio, o possibilità. Le scelte avvengono in maniera differente, a seconda del livello culturale

raggiunto, alle capacità tecnologiche di intervento sul territorio; così anche i gruppi umani

diventano in grado di influenzare il territorio. Importante è anche il paesaggio, cioè l’insieme

delle fattezze materiali, considerate nella dinamicità e nell’aspetto statico, riguardanti un

determinato territorio, quindi causate da fattori di ordine naturale ed umano; anche il concetto di

regione è importante, come porzione di territorio distinguibile dalle altre porzioni, sulla base delle

componenti paesaggistiche differenti.

All’interno della sua opera TABLEAU DE LA GEOGRAPHIE DE LA FRANCE(1903) egli

considera elementi storici e geografici. Egli si muove fra scienze della natura e storia; tuttavia egli

fa una descrizione degli ambienti francesi piuttosto antiquata, affermando ciascun luogo e ciascun

uomo nella sua posizione e funzione definitiva. Egli si accorge dei cambiamenti anche se tuttavia

attenua la portata del suo proposito. Il metodo vidaliano è caratterizzato dalle permanenze, le quali

oggi vengono trattate come casi particolari. I tableaux, cioè gli scenari di riferimento sono basi

propedeutiche all’analisi che si vuole svolgere, delineando dei punti di riferimento. I luoghi sono

presentati come condizioni preliminari all’azione umana, ma non ci si interroga sulla denotazione

o la posizione relativa, se ne prende semplicemente atto. La finalità dei tableaux, i quali non sono

altro che monografie regionali di tipo storico-descrittivo, la cui finalità è quella di rilevare le

caratteristiche della relazione fra le eredità storico-culturali e le condzioni naturali.

Il limite del possibilismo risiede nel fatto che fenomeni e rapporti nuovi non permettono di

individuare la personalità regionale, quindi priva di valore x il geografo possibilista, arrivando a

dare diverse soluzioni al rapporto uomo-ambiente, riportando il discorso a una serie di fattori, tra

tutti quelli possibili, ritornando al determinismo che si voleva evitare. Il possibilismo è venuto

solo ad ampliare le cause esplicative dei fatti geografici osservati.

Dal funzionalismo alla New Geography

Nel ‘900 si è andata formare una cultura strutturalista, la quale tendeva a vedere la realtà come

composta da strutture, cioè da gruppi di elementi interagenti fra loro e in continua evoluzione.

Questa cultura influenza diverse scienze, fra cui la geografia umana, spostando l’attenzione dalle

forme del territorio alle sue funzioni e alle relazioni che gli uomini, con le loro attività, compiono

sul territorio.

Prima domina la concezione di spazio assoluto, mentre con la nuova geografia si afferma il

concetto di spazio relativo; anche se Vidal aveva affermato il passaggio da spazio assoluto a

spazio umanizzato( relazione biunivoca uomo-natura), lo spazio era comunque considerato nella

sua componente unica ed assoluta, anche per l’influenza della filosofia kantiana.

Lo strutturalismo si fonda sulle funzioni compiute dal territorio( da qui funzionalismo), che poi

riconduce al concetto di spazio relativo, quindi tuttavia non si possono trattare tutti i fenomeni

umani, ma soltanto quelli ritenuti necessari per le loro proprietà.

Le funzioni di un territorio vanno ricercate nell’attività umana, urbana, culturale, di mercato e

nell’analisi non bisogna limitarsi soltanto al territorio, ma anche ai territori confinanti con cui

interagisce. Lo spazio relativo è considerato tale solo di fronte alle relazioni che si manifestano in

esso, manifestate dai flussi di persone, beni ed informazioni. Quindi ciascuna città presenta inoltre

un campo di gravitazione( polo industriale con l’area in cui si muovono i pendolari).

La scienza economica si è mano a mano intersecata con la scienza geografica, dando vita ad una

scienza regionale facente uso di modelli matematici( da geografia funzionale=geografia

quantitativa, con l’utilizzo di un metodo induttivo, differente dalla geografia tradizionale, facente

uso di modelli descrittivi.

La rivoluzione sta nel metodo deduttivo, nell’utilizzo di modelli matematici e statistici al fine di

arrivare al soddisfacimento di un obiettivo, non attuando una semplice descrizione, con

l’affermazione di norme di comportamento per raggiungerli. Tuttavia questo metodo trascura

diversi aspetti del territorio e l’impossibilità di trasferirli nello schema teorico iniziale.

L’indirizzo sistemico e il probabilismo

Dalla seconda metà degli anni ’70 si è andata ad affermare la concezione sistemica dello spazio

relazionale, influenzata dalla teoria del sistema generale, enunciata nel 1968 da von Bertalanffy

nel saggio GENERAL SYSTEM THEORY. Secondo tale concezione la realtà è un complesso di

strutture che si evolvono interagendo fra loro e con l’ambiente esterno secondo un preciso

obiettivo.

Rispetto allo strutturalismo vengono introdotti 3 nuovi concetti nell’interpretazione del mondo

che ci circonda: il cambiamento, l’ambiente esterno e l’obiettivo. La geografia umana avanza per

l’analisi quantitativa con impostazioni più avanzate rispetto al funzionalismo e considerando le

regioni come sistemi territoriali e costruendo una teoria geografia della regione.

Il sistema inoltre presuppone il soddisfacimento di 3 condizioni:

1- La presenza di una serie di elementi

2- Una serie di relazioni fra essi

Ulteriori relazioni fra il sistema e l’ambiente( l’insieme di tutti i sistemi, in cui il sistema oggetto

3- di studio è uno di essi)

Esistono strutture di relazioni complesse le quali si influenzano reciprocamente e vanno a

modificare gli altri elementi. Lo studio di tipo strutturale quindi implica una seria di entità di base

del sistema, combinazioni quantificate e localizzate come gli attributi più idonei per definire lo

stato; riferita da una serie di relazioni fra le combinazioni e indirizzata allo studio delle relazioni

fra il sistema e l’ambiente esterno; l’operare delle parti condiziona l’operare del sistema generale

e le modifiche intervengono nel sistema generale trasformando le caratteristiche delle parti.

Nell’analizzare le relazioni sistemiche, di tipo biunivoco(connessioni, i cui legami sono fra gli

elementi e l’ambiente, non solo fra gli elementi del sistema). Nell’EXPLANATION IN

GEOGRAPHY Harvey individua 3 tipi fondamentali di relazioni:

1- Relazione causa-effetto: il comportamento di a influisce su quello di b il quale a sua volta

influenza quello di c, e così via( relazione in serie)

2- Relazione in parallelo: il comportamento di a influisce contemporaneamente su più elementi, i

quali danno vita ad altri rapporti

3- Relazione retroagente: il comportamento di a, dopo aver influenzato altri elementi, può dar

origine ad una serie di rapporti che finiscono col ritornare all’elemento di partenza( su a).

Quando queste si combinano simultaneamente si parla di relazioni composte.

Dagli anni ’80 lo spazio geografico è stato considerato come un prodotto di un’azione sociale, che

varia nel tempo, analizzabile su 3 livelli di sistemazione logica dei concetti:

1- Livello elementare: costituito dagli attributi, cioè le qualità variabili in ampiezza da un luogo ad

un altro, x definire le funzioni dei luoghi e la loro gerarchizzazione spaziale

2- Livello sintagmatico ( relazionale), che parte dalla trama (distribuzione degli elementi secondo un

certo disegno), dove le interazioni che legano gli elementi fra loro costituiscono la struttura del

sistema, che all’inizio è analizzata in maniera statica, poi col variare del tempo tende a variare

(processo)

3- Livello sistemico, analizza i processi, attraverso la dinamica temporale della struttura e la

diffusione spaziale dell’innovazione, nata dalla struttura stessa; da qui si crea un processo che

genera un sistema, considerato anche in funzione degli obiettivi o finalità che intende perseguire,

quando si tiene conto del suo orientamento.

Quindi se si indica con A l’insieme degli elementi che compongono ed organizzano il sistema,

con R le relazioni semplici o composte che originano la trama, le strutture e i processi e con F

l’orientamento manifestato dal sistema e capace di analizzare i processi, il sistema S sarà

affermato dalla relazione S=(A,R,F,).

Lo spazio di riferimento E, scomponibile in un certo numero di sottoinsiemi spaziali(regioni),

costituito da elementi dotati di attributi, la cui appartenenza ad S, si può affermare secondo la

cosiddetta regione-sistema, intesa come formazione geografica dinamica e aperta, soggetta a

mutamenti e legata ad un sistema superiore, cioè l’ambiente, in grado influenzarla e distinta da

altri elementi spaziali, per le caratteristiche proprie, orientata da una specifica finalità F, la quale è

indirizzata a massimizzare la sua autonomia verso l’esterno, cioè l’insieme delle altre regioni. La

regione è intesa in maniera oggettiva, costituita da un insieme di elementi, umani e fisici,

interconnessi e mossi da uno stesso processo, aperto alle relazioni esterne e capace di opporsi a

comportamenti degradativi.

La geografia tradizionale era impostata sul principio di esaustività, della regione bisognava sapere

tutto, ma con la visione sistemica l’attenzione si focalizza soltanto su gruppi di relazioni

significative per comprendere il processo regionale, valendo quindi il principio di aggregatività,

quindi solo gli aggregativi significativi costituiscono la conoscenza; una struttura regionale che si

muove nel tempo è colta attraverso l’analisi diacronica delle relazioni; tuttavia la regione è un

sistema territoriale aperto, la cui esistenza dipende dagli elementi che la compongono e dai

rapporti che intrattiene con altre regioni; quindi si hanno relazioni endogene ed esogene( rapporti

che si instaurano nel tempo fra la regione e il quadro di riferimento).

Lo spazio sistemico geografico comprende soltanto strutture fisiche e strutture concettuali

interconnesse, cioè hardware, costituito dal territorio, dalla forma dell’ambiente socio-economico

con le sue caratteristiche e software, cioè le strutture organizzative, le tecniche informative,

decisionali, di controllo, per cui in ciascun sistema si possono distinguere due coordinate di

interazione: il processo e la struttura, di cui la prima è temporale e la seconda tassonomico-

spaziale. Ogni sistema di fenomeni inoltre è parte di un sistema più grande e in rapporto di

interazione con questo sistema più vasto. Lo spazio sistemico regionale deve essere analizzato a

livello esterno( l’ambiente in cui si colloca il sistema), a livello di interesse( coincidente con il

comprendente gli elementi che agiscono nel sistema di

sistema principale) e a livello interno(

interesse).

La novità risiede nell’arricchimento della scienza regionale con isforismi scientifici, cioè

l’individuazione di principi analoghi nello studio dei fenomeni appartenenti a sistemi diversi,

mutuati dai sistemi naturali a quelli sociali e viceversa. Un tipo di isforisma è l’entropia, cioè tutta

la l’energia passa inesorabilmente da uno stato di ordine ad uno di disordine, cioè da forme di

energia utilizzabile a forme di energia non utilizzabile. Questo concetto ha rivoluzionato le

concezioni geografiche, economiche, legate in maniera sempre più intensa ai condizionamenti

ambientali.

L’attività economica, in questi termini quindi consiste nel prelevare energia a bassa entropia,

convertirla x servizi di durata temporanea e scartarla poi come energia a elevata entropia, come

rifiuti; tuttavia solo riducendo al minimo le risorse non rinnovabili, utilizzando al meglio le risorse

rinnovabili si possono rispristinare, senza provocare danni al ciclo ecologico, riducendo al

minimo il disavanzo fra consumo della società e produzione in natura. Questo tipo di

ragionamento può essere considerato solo nelle regioni considerate come sistemi chiusi, mentre la

maggior parte delle volte esse sono sistemi di aperti: esistono forze entropiche in grado di

disgregare il sistema, ma esistono anche forze negentropiche, che si oppongono al manifestarsi di

processi di crescente disordine. Nasce quindi lo spazio autopoietico, che serve a

contraddistinguere i sistemi locali, la cui funzione è produrre e riprodurre se stessi, attraverso

processi interni e selezionando le relazioni con l’esterno che si configurano compatibili con la

propria organizzazione interna.

Ogni evento quindi può essere indicato con Y, interpretato, previsto soltanto in una certa misura,

non sempre quantificabile, in quanto alle cause identificabili con certezza si aggiungono sempre

quelle sconosciute, che si possono indicare con &. Quindi l’evento potrebbe essere indicato come:

Y=f(x)+&

Quindi per esempio si potrebbe affermare che la rendita urbana varia in base alla distanza dal

centro, al variare della massa urbana e della densità delle superfici costruite per un 75%, mentre il

restante 25% è lasciato al caso.

Gli spazi regionali aperti tendono ad un crescente grado di organizzazione, al contrario di ciò che

accade nei sistemi chiusi, dove prevalgono distribuzioni non organizzate e assimilabili allo stato

di disordine riferibile alla 2legge della termodinamica, secondo cui l’entropia(negentropia)

rappresenta la misura di questo disordine.

In un sistema isolato quindi l’entropia cresce fino al suo massimo, mentre in un sistema aperto gli

apporti esterni possono controbilanciare il disordine, dando vita ad un processo di progressiva

organizzazione.

L’analisi stocastica(legata al caso) è necessaria al geografo x procedere nell’impostazione di

modelli probabilistici, cioè dove al comportamento spaziale degli uomini si aggiunge una quota

determinata, legata al caso, all’insieme dei fattori non introdotti esplicitamente nel modelli( & ).

La geografia radicale

Con gli anni ’70 , nel contesto strutturalista, prima negli USA e poi in Europa, in geografia umana

così come in altre scienze sociali si sviluppa un indirizzo che prende il nome si materialismo

storico, il quale mette in dubbio la capacità esplicativa dell’approccio razionalista esaltato dalla

costruzione di teorie e modelli quantitativi. Secondo l’approccio radicale, ogni struttura socio-

territoriale è un prodotto storico e non un dato naturale.

Quindi anche i processi di trasformazione del territorio, oltre a non essere facilmente individuabili

in ogni tempo e luogo, sono spesso in conflitto fra loro e quindi non riducibili a modelli generali;

inoltre ogni struttura socio-territoriale è irreversibile ed un valore storico e il territorio assume una

posizione rilevante nella configurazione di conflitti sociali, i quali variano a seconda dei modi di

produzione, dell’articolazione in classi e a seconda dei luoghi di produzione e delle relazioni fra

società stanziate in territori diversi.

Andando avanti la rivoluzione quantitativa porta a risultati poco interessanti e di scarsa

importanza, secondo Harvey. Alla base di questo malcontento vi sono dei problemi reali: il

problema ecologico, le segregazione sociale nelle città del nord-america, la guerra nel Vietnam e

la rivolta dei neri: alla base della geografia radicale vi è l’adozione del modello centro-periferia e

dello sviluppo ineguale, visti nel cambiamento e nei conflitti; non sempre queste sono

considerazioni rivoluzionarie, ma spesso di rilievi di situazioni di fatto, con una scelta di temi

spesso utilizzati anche dalla letteratura liberal: i ghetti urbani, il terzo mondo, gli squilibri

economici fra aree interdipendenti. Harvey e Peet, esponenti maggiori della radical geography

affermano lo scarso orientamento marxiano della geografia sovietica, mentre i geografi sovietici

affermano che la loro geografia offre esempi utili anche per i ricercatori occidentali. Egli rifiuta

sia l’idealismo che la fenomenologia per affermare che x offrire adeguate interpretazioni della

realtà sociale sia necessario operare in una zona di conoscenza in cui positivismo, materialismo e

fenomenologia coincidano. La geografia radicale tende quindi sempre di più a coincidere con la

geografia marxista negli USA, mentre in Europa la reazione radicale sopraggiunge dalle tendenze

quantitative, provocando una crisi ed una confusione generale, con incoerenze inevitabili. Il

problema di fondo, per esempio, della geografia francese risiedeva nel fatto che essa non riusciva

a dare una spiegazione del mondo che rispondesse alle preoccupazioni e alle necessità del

momento. La preoccupazione generale è sentita in diversi modi, come nella costituzione della

rivista HERODOTE (1976) di cui lo stesso Lacoste è iniziatore e nel cambiamento della linee di

indirizzo seguite da altri periodici, come L’ESPACE GEOGRAPHIQUE, che si allontana

dall’approccio quantitativo e sistemico precedente.

Anche in altri paesi, come l’Italia e la Germania si diffonde il marxismo come corrente di

pensiero capace di offrire il quadro teorico di riferimento alla nuova prospettiva radicale, la quale

vede lo spazio come prodotto della società.

Quaini può essere considerato come aderente al filone radicale in Italia, attraverso

un’impostazione epistemologica del suo pensiero. L’oggetto del suo studio è la natura, gli scopi e

i metodi della geografia umana. Secondo questo studioso il territorio non dovrebbe solo essere

studiato dal geografo e dallo storico, ma anche da cultori di altre discipline, con dibattiti

interdisciplinari, necessari di fronte al territorio che sta diventando potenza sempre più

incontrollabile e ingovernabile da parte dell’uomo, per effetto di processi strutturali ben precisi.

Incontrollabili sono le città, il degrado ambientale, sia di risorse naturali che di patrimonio

culturale, in parte non sostituibili. La geografia non deve più quindi essere una disciplina di

sintesi, superata ormai dai geografi più consapevoli, ma il geografo deve sentire il bisogno di

analizzare, in un confronto aperto e fecondo con altre discipline(non + su scala gerarchica) che

operano in campi affini, le categorie essenziali(natura-ambiente-società-scala-tempo-tecniche di

organizzazione del territorio) del proprio lavoro scientifico, basato su un metodo che privilegia

l’integrazione di diacronia e sincronia, raccordo quindi fra genesi storica e strutture, allo scopo di

individuare i quadri dinamici di mutamento geografico.

Riguardo alla geografia storica Quaini afferma che non è difficile attraverso censimenti, inchieste

economiche, catasti ricostruire una sezione sincronica dell’organizzazione e dei processi

territoriali di una sub regione più o meno vasta, in quanto si pone l’alternativa fra l’analisi

geografica descrittiva, fermandosi quindi alla sezione sincronica oppure attuando compiti

interpretativi, non potendo prescindere all’inserimento di questa sezione nel tempo, quindi dalla

dimensione temporale, la quale comprende velocità cronologiche differenti, attardamenti o

proiezioni nel tempo successivo, fossili storico che diventano elementi del paesaggio naturale,

equilibri, squilibri e strutture. In questo modo, cioè superando la distinzione fra le geografia e la

storia, basata sulla contrapposizione tempo e spazio. I concetti di scala e durata quindi vanno

considerati come articolazioni di un unico complesso spazio-temporale, che si basa su diverse

scale spaziali e diversi livelli di durata.

La storia non è più solo umana, ma anche ecologica e naturale, così la geografia studia sia

l’organizzazione spaziale e lo sviluppo diacronico, in riferimento al futuro e al passato.

Anche la climatologia e la geomorfologia dinamica possono essere definite come scienze

strutturali e storiche, fondate sullo studio di sistemi di fattori caratterizzati da rapporti universali,

in cui la diacronia e la sincronia sono perfettamente integrate. La geografia storica tende a crearsi

spazi più larghi nell’applicazione alla pianificazione territoriale, in quanto oggi questi, a livello

regionale, hanno acquisito il senso di necessità del territorio, come nel caso del risanamento dei

centri storici, nel censimento di beni culturali, nella pianificazione e gestione di parchi naturali.

Le geografia della percezione

Accanto alla geografia materialista si sviluppa la geografia umanistica, la quale condivide la

distinzione fra scienze naturali e scienze umane. Questo tipo di geografia è contrapposta da un

tipo di prospettiva oggettiva, astratta, determinista dell’uomo, la quale dovrebbe però condurre ad

una visione comprensiva, derivante dall’esperienza di vita, quindi è rifiuto della scienza che esalta

la tecnica, analitica e quantitativa, con la sostituzione con prospettive globalizzanti e soggettive,

in cui l’intuizione risulta essere cognitiva. Questa geografia alternativa tende a centrare

l’approccio sugli aspetti qualitativi dell’uomo, influenzato dall’esistenzialismo, con l’esistenza

come punto centrali di ogni riflessione, dalla fenomenologia, che ricorre allo studio dei fenomeni,

in modo che l’esperienza possa rivelare le sue strutture. L’essenza dei fenomeni è da cogliersi

soffermandosi sul mondo soggettivo dell’individuo, cioè nel modo in cui il soggetto si raffigura e

pone gli oggetti di fronte a sé. L’approccio umanistico mira allo studio dell’uomo raziocinante e

di quello che prova sentimenti, riflette e crea. Ogni divisione fra mondo esteriore e interiore, o

oggettivo e soggettivo, viene meno, così come la distinzione fra fatti( cose reali) e valori( cose

desiderabili, differenziabili dal grado di importanza cui l’uomo vi attribuisce).

La problematica comportamentale costituisce quindi la geografia della percezione, identificata

anche come idealista, filosofia che parte dall’idea che un uomo può farsi di un oggetto per porsi

poi l’interrogativo sull’esistenza di questo oggetto. Qualsiasi luogo, oltre alle sue funzioni

economiche, storiche, ha anche le sue funzioni psicologiche. Quindi si distingue lo spazio del

campo dallo spazio sociale delle relazioni fra uomini e cose e dallo spazio psicologico che

possiede un carico di significati. Le qualità psicologiche costituiscono il senso del luogo, formato

da caratteristiche che cambiano a seconda degli individui. Si può quindi parlare di microgrografia,

poiché ci si sofferma non sulle regioni o gruppi sociali, ma sugli individui e dei loro atteggiamenti

spaziali. Questo tipo di geografia viene criticata, anche se tuttavia in certi ambiti è importante, ad

esempio nel comprendere i modi di pensare locali e il significato degli spazi vissuti. Essa tuttavia

ha raggiunto un ruolo sempre più rilevante nella geografia culturale, nonostante il suo limite di

dare vita a geografie personali, senza collegamento con le realtà degli altri e con il rischio di dare

vita ad un orientamento egocentrico. Le critiche che vengono fatte a questa disciplina alla fine

sono le stesse che erano state fatte col pensiero vidaliano, cioè la preoccupazione x l’unico e la

difficoltà di superare il libello di azione individuale, incorporando anche la realtà esterna. Essa

non ha raggiunto ovviamente la possibilità di essere un’alternativa alla geografia umanistica,

nonostante la sua utilità e può essere però vista come una forma di criticismo x i geografi, i quali

possono diventare coscienti delle proprie presunzioni ed implicazioni dei propri metodi di ricerca.

Il criticismo postmoderno e il pensiero della complessità

Negli anni ’80 si è dimostrato un grande interesse per quanto riguarda la costruzioni di nuovi

orientamenti, attraverso 3 ordini di fattori: l’avvento della società postmoderna, la ridefinizione

del senso della conoscenza scientifica e l carattere pervasivo e permanente della questione etica

nella conoscenza scientifica.

L’avvento della società postmoderna ha dato vita alla necessità di conoscenza, con l’evolversi

dell’organizzazione sociale, la globalizzazione delle economie, della standardizzazione dei modi

di vita e della dialettica fra sistemi locali e globali; contemporaneamente a tali processi la

comunicazione è diventata strumento delle imprese, dei gruppi sociali e delle comunità e i flussi

migratori, più alti che nei secoli precedenti hanno impresso notevoli trasformazioni dal punto di

vista del popolamento, delle culture, con una nuova divisione socio-territoriale del lavoro,

segmentando cicli di produzione e i canali di distribuzione del lavoro. A ciò vanno aggiunti il

crollo del sistema sovietico, trasformando il quadro geopoltico mondiale, con l’ingresso in

occidente di valori etici e culturali prima non presenti e nel 1992, sotto la UNITED NATION

CONFERENCE ON ENVIRONMENT AND DEVELOPEMENT si è fatto strada un disegno

politico di sviluppo sostenibile, con il collasso dell’idea di crescita della società moderna. Tutto

ciò ha portato la comunità scientifica a creare nuove idee.

La conseguenza è quindi una ridefinizione del senso della conoscenza scientifica: essa era

all’inizio considerata oggettiva, soggettiva e di percezione con la geografia umanistica e un altro

indirizzo che immagina la realtà come un ambiente esterno al soggetto e che la conoscenza sia il

prodotto di un’interazione fra il soggetto e l’ambiente esterno. Tale relazione è biunivoca, il

soggetto assume l’oggetto come ambiente esterno e al tempo stesso il soggetto è assunto come

ambiente esterno dall’oggetto; da qui hanno preso spunto due filoni di analisi geografica:

1- Incentrato sullo studio delle interazioni fra paesaggio, territorio e mutamenti climatici

2- Riguardante i rapporti biunivoci fra sistemi locali e processi di globalizzazione, con le inevitabili

conseguenze che tali rapporti arrecano all’organizzazione del territorio e quindi del paesaggio.

Importante inoltre è anche la funzione svolta dal carattere sempre più persuasivo e permanente

della questione etica nell’influenzare la conoscenza scientifica. Da questo problema alcuna

disciplina è esente e da qui nasce la necessità di individuare sistemi di conoscenza

interdisciplinari, cioè di prodotti derivanti da visioni integrate di temi e problemi, come avviene

nel pensiero postmodernista o nell’epistemologia della complessità.

Il cosiddetto criticismo postmoderno è interessato sia ad un discorso estetico, che di contesto

storico e culturale, da cui è nata la teoria della compressione del tempo e dello spazio, secondo la

quale in uno spazio urbano postmoderno coesistono forme che richiamano a contesti culturali

differenti, poiché esse richiamano a cultura molto diverse fra loro.

Il pensiero della complessità non annulla l’oggetto nel soggetto; il modello non è più

rappresentazione dei tratti comuni a più realtà, ma è la rappresentazione di ogni tipo di realtà

attraverso il filtro di una visione generale del mondo che viene posta a confronto con i tratti

specifici del singolo oggetto di conoscenza o di esperienza. Quindi se la realtà x essere studiata va

modellizzata, la geografia umana è coinvolta nel discorso della complessità perché la sua funzione

è proprio quella di rappresentare realtà territoriali, oggi attraverso strumenti più moderni e

raffinati, come i sistemi geografici informativi.

Ulteriori riflessioni sulle questioni di metodo e di teoria legate ai recenti indirizzi scientifici

Metodo induttivo. L’analisi geografica è finalizzata alla ricerca dell’unico e della conoscenza

precisa di ambiti microregionali, producendo opere scientifiche, brillanti, ma condizionate da

un’impostazione enciclopedica dei fenomeni osservati; tuttavia ciò è ancora presente in diversi

scritti, non solo scolastiche, i quali prediligono l’impostazione classica della disciplina, ma pure

nella opere di alcuni sostenitori dell’approccio morfo-funzionale. Questo tipo di metodo implica

l’osservazione analitica dei fenomeni oggetto di studio, la loro classificazione, interpretazione di

tali assetti, individuazione di eventuali legami fra i fenomeni spaziali. La critica risiede non solo

nell’aspetto elencativo dei fenomeni ma anche nell’attuazione di ipotesi sempre basate sul

rapporto natura-uomo e raramente riferite alle funzioni svolte dalle strutture sociali. Oggigiorno

quindi bisogna superare lo studio delle apparenze visibili per prendere in considerazione i ruoli

invisibili dello spazio nell’esistenza di ciascuno e nel funzionamento della società.

Metodo deduttivo. Tipico della corrente neopositivista, nel quale si prediligono le costruzioni

teoriche arrivando all’individuazione di leggi generali di interpretazione dei fenomeni, leggi la cui

validità sarà sottoposta con osservazioni condotte a posteriori. In conclusione si accettano o

rifiutano, modificano le ipotesi e le teorie che le sostiene. In questo caso la geografia viene

considerata come scienza nomotetica, finalizzata all’elaborazione di leggi generali, operazione

che avviene attraverso l’individuazione di similitudini, capaci di evidenziare regolarità. I

particolarismi non mettono mai in discussione la tendenza generale. Questa è la principiale

differenza con la geografia tradizionale, la quale pone l’accento sulle specificità e universalismo e

particolarismo esistono ancora oggi.

Questo tipo di metodo tende a schematizzare, costruendo appunto modelli normativi. Questo

metodo è fondamentale nel suo rigore formale. Nel caso degli individui il metodo dapprima

individua quella che è l’immagine che l’individuo ha del mondo in cui vive e soltanto in un

secondo tempo orienta lo studio sulle decisioni legate alle azioni e al comportamento degli

individui stessi. Per prendere delle decisioni l’uomo deve prima orientarsi con successo. Quindi lo

studio si basa sulla percezione dello spazio che ha l’uomo, la cui rappresentazione è di tipo

topologica, infatti 5 elementi caratterizzano le carte mentali degli individui:

1- Le vie di comunicazione lungo le quali abitualmente, occasionalmente o potenzialmente ci

muoviamo nell’ambito della città

2- I margini, fratture lineari nell’ambito della città: linee costiere, ferroviarie o di movimento, anche

psicologiche

3- I nodi, punti di traffico intenso

4- I distretti, settori della città di cui non abbiamo una conoscenza particolareggiata, ma che

presentano caratteri comuni di identificazione

5- Punti di riferimento, che facilitano il nostro orientamento nella città, impressi soprattutto x il loro

carattere estetico.

Tuttavia ciò dipende dall’età, dal livello di istruzione, dalle esperienze personali, dalle differenze

condizioni socio-economiche degli osservatori; tant’è vero che gli abitanti di un ghetto di neri

poco o nulla sapranno della città di appartenenza e difficilmente si inoltreranno al di fuori di

questo.

L’irrazionalità economica poi viene considerata come un fattore di disturbo nell’impostazione dei

processi logici e nelle costruzioni teoriche capaci di individualizzare le regole da seguire x il

raggiungimento di soluzioni ritenute ottimali. Con l’approccio di tipo percettivo l’irrazionalità

cessa di essere un problema, in quanto l’oggetto di studio sono i fattori psicologici che inducono

determinate persone o gruppi umani a tenere un certo comportamento nello spazio e

nell’ambiente, non importa se razionale o irrazionale.

Materialismo storico-dialettico. La realtà è concepita in modo simile al principio di interazione e

dall’analisi dei sistemi. Il mondo reale è visto come una totalità, costituita da parti fra loro

interconnesse, razionalmente complessa. Queste relazioni dipendono non da principi assoluti, la

sua esistenza è interna alla struttura stessa e deriva appunto dall’insieme di relazioni esistente fra

le parti. Le parti sono contenute nel tutto così come il tutto è contenuto in ogni singola parte, nel

senso che ciascuna è collegata con tutte le altre e quindi riflette in se la struttura della totalità; tale

struttura è dinamica, non statica, le relazioni all’interno della struttura globale si modificano con

certe regole, modificandosi la struttura stessa.

Le relazioni fra le parti non sono in armonia fra loro, esse possono generare conflitti, il cui

superamento è necessario x la conservazione del sistema nel suo complesso. Un comportamento

può quindi essere utile in un certo contesto e dannoso in un altro( conflitti nelle strutture politiche-

industriali-giuridiche-religiose e i rapporti di produzione, è un sistema di conflittualità di tipo

dialettico.

Lo spazio è sia assoluto, relativo e relazionale, in chiave dialettica: infatti le relazioni sociali che

si riassumono nel diritto di proprietà del suolo producono un tipo di spazio assoluto, in quanto

attribuiscono al proprietario una posizione di monopolio su una parte della superficie terrestre e

quindi sulle sue caratteristiche uniche. Allo stesso tempo i fenomeni di circolazione che collegano

queste varie posizioni assolute producono spazi relativi in quanto implicano diverse distanze

misurabili a secondo del tipo di interazione. Le relazioni reciproche delle trame di posizioni

relative definiscono un sistema di valori dello spazio descrivibile in termini di spazio relazionale.

Esistono quindi solo diversi modi di organizzare gli elementi materiali di una data società su

quella parte della superficie terrestre da essa controllata o occupata.

La teoria dell’uso degli spazi geografici e delle loro trasformazioni sono intese come strutture

derivate da strutture di base per effetto di diverse formazioni sociali. Si attua a partire da qui

un’analisi dialettica del territorio, dei rapporti sociali di produzione, in quanto si realizzano e

riproducono attraverso l’uso del territorio. Lo spazio quindi è prodotto del sistema di produzione,

cioè una struttura derivabile dalla struttura di base di esso. Così si da una dimensione storica e

critica ai modelli spaziali, definendo così i limiti della loro applicabilità, i quali tendevano ad

essere ignorati dall’ottica neopositivista o ad acquisire un valore assoluto.

L’approccio radicale privilegia l’analisi dei processi sociali, in quanto espressioni delle

produzioni e delle riproduzioni delle condizioni materiali di vita. Tale indirizzo di studio parte da

diverse ipotesi:

1- Lo spazio è un prodotto sociale

2- Tramite lo studio del modo di produzione della ricchezza si può conoscere la lotta di classe e i

processi di accumulazione

3- Non esiste nulla in se indipendentemente dal sistema delle relazioni sociali.

I risultati cui si giunge tuttavia non sono esenti da critiche, come x quanto riguarda le relazioni

città-regione ne esistono due: la dimostrazione poggia su premesse ideologiche del materialismo

storico, non da tutti accettate, come dimostrano le diverse interpretazioni degli scritti di Marx; il

determinismo sociale della meccanica delle classi è riduzionista e non consente di spiegare in

modo soddisfacente la ripartizione delle popolazioni nelle città. La teoria richiede ancora di essere

supportata da esempi scientifici, non si deve solo basare su premesse ideologiche.

Le fonti e gli strumenti di analisi

Le fonti di studio: la letteratura geografica e delle scienze affini

La geografia basa le sue analisi sulle fonti di studio, le quali sono suddivise in diverse categorie.

Nell’accostarsi ad una ricerca il geografo dapprima fa uso della documentazione bibliografica,

evitando così di spendere tempo inutile e denaro nel pervenire a risultati già ottenuti; importante è

inoltre la documentazione statistica e cartografica, integrata da notizie, dati e percezioni ottenute

da un’osservazione in prima persona.

Le bibliografie sono utili per venire a sapere se un tema è già stato trattato, attuando un’indagine

attenta, come GEO ABSTRACTS, pubblicata all’Università East Anglia di Norwich, costituito da

6 fascicoli pubblicati il lingua inglese; come BIBLIOGRAPHIE GEOGRAPHIQUE

INTERNATIONALE, a cura a Parigi dell’Association des Geographes Français, nella quale vi

sono sezioni molto importanti riguardanti tematica di interesse per la geografia umana, cioè quelle

dedicate alla popolazione, alla città campagna e regioni, alla geografia economica e alla geografia

politica; come il GEOGRAPHISCE YARHBUCH, pubblicato dall’Istituto Perthes di Gotha, dal

1866, il quale si occupa di segnalare le principali pubblicazioni degli altri paesi; come la

DOCUMENTATIO GEOGRAPHICA, pubblicata nella Renania settentrionale; e come la

Referativny Zhurnal: geograpyia, in lingua russa, con titoli relativi a tutto il mondo e in

particolare a quello ex sovietico.

Per quanto riguarda l’Italia bibliografie vengono pubblicate dalla Società GEOGRAFICA

ITALIANA di Roma(Bibliografia della regione italiana- Un sessantennio di ricerca geografica

italiana) e dalla Società degli studi geografici(Collana di bibliografie geografiche delle regioni

italiane), ma anche dell’Associazione dei Geografi Italiani( A.Ge.I).

La società geografica italiana è nata per motivi politici nella seconda metà dell’800, su modello di

quella britannica, di antica tradizione, le cui ricerche erano inizialmente a scopo di

colonizzazione(Eritrea, Etiopia, Somalia, sono mire coloniali della seconda metà dell’800, nelle

quali si facevano spedizioni di equipes di inviati per vedere le caratteristiche di un territorio, a

scopo esplorativo e indagare quindi sulle sue possibilità di colonizzazione. Le equipes erano

formate da esperti, studiosi di chiara fama, fra cui agrari, geologi, psicologi, antropologi,

geometri: essi erano professionalità tecniche o studiosi di accademia.

Il fine era politico, ma il metodo scientifico, nelle statistiche e nello studio del territorio

(economisti-statisti e geografi, appartenenti al mondo universitario).

Queste equipes vivevano in comunità, si muovevano e si confrontavano osservazioni, visioni del

territorio, al fine di studiare relazioni, le quali venivano pubblicate su un BOLLETTINO (in

origine veniva usato alla fine di ogni spedizione, le quali anch’esse avevano fini politici ma si

faceva uso di un metodo scientifico). Esso rimane tale fino alla 2G.M., quando l’Italia perde le

colonie, tuttavia la società rimane in vita, non per fini politici, ma scientifici, quindi negli ultimi

50 anni ha svolto e svolge un ruolo scientifico, ma anche i fini sono tali: si occupa di ricerche, le

quali non studiano più particolari territori, solo per fini politici, ma ogni tipo di territorio.

Negli anni ’70 dell’800 viene fondata la Società di Studi Geografici, con sede a Firenze, la quale

fonda poi LA RIVISTA GEOGRAFICA ITALIANA, che ancora oggi pubblica bollettini.

Queste associazioni di geografi applicavano alle loro ricerche un metodo scientifico, e il fine

stesso era scientifico. Verso gli anni 50 del ‘900 si sono diffuse altre riviste, che hanno tuttavia

avuto vita breve, le quali avevano scopi didattici, con per esempio Elio Miliorini; nel 1955 si

aggiunge un’altra rivista, intitolata inizialmente LE GEOGRAFIA NELLE SCUOLE, divenuto

poi sottotitolo della rivista AMBIENTE, SOCIETà E TERRITORIO. Questa rivista apparteneva

all’associazione AIG(associazione italiana geografi), cui partecipavano tutti i docenti di geografia,

nelle quali si fanno ricerche su come insegnare geografia. È una rivista di didattica e di

aggiornamento; è di impostazione scientifica e alla fine vi è una parte dedicata alle recensioni di

pagine bibliografiche. È lo strumento principi di aggiornamento; le recensioni non sono che

analisi critiche, nelle quali si possono fare valutazioni dei contenuti, segnalando il volume o si

possono fare valutazioni dei contenuti, positivi o negativi, attuando una recensione del volume.

Negli anni ’80 ci si avvale di un’altra rivista, GEOTEMA(A.Ge.I), la quale è rivista tematica( es.

articoli sul turismo, su un tema particolare), è fondamentale dal punto di vista scientifico. A.Ge.I.

è un’istituzione degli anni ’80, formata solo da studiosi strutturati nelle università italiane. Ogni 4

anni organizza un congresso geografico internazionale. Per esempio nel 1892 si è tenuto il 1°

congresso a Genova, in occasione dei 400 anni dalla scoperta dell’America; il 2° tenutosi in Italia

è stato nel 1992.

Alla fine di ogni congresso vengono pubblicato gli atti, in 3-4 volumi e ciascun congresso ha una

durata di 3-5 giorni. Inoltre si tiene un convegno annuale, chiamato “Le Giornate della

Geografia”, quando appunto non ci sono congressi, non dando vita ad alcuna pubblicazione.

L’associazione promuove la ricerca, attraverso la creazione di gruppi nazionali di studiosi.

Ciascun gruppo di lavoro si interessa di un tema( da qui appunto GEO-TEMA-).

Le fonti statistiche

In geografia umana si ha la necessità di conoscere con un alto margine di precisione la struttura

qualitativa e quantitativa dei mutevoli fenomeni spaziali, esigenza che viene assolta dalle fonti

statistiche ufficiali, costituite dai dati numerici raccolti, classificati, elaborati e pubblicati, a cura

di apposti organismi pubblici. In Italia l’ente riconosciuto che si occupa di questa materia è

L’ISTAT(istituto centrale di statistica), che pubblica i risultati derivanti da rilevazioni dirette ed

indirette, le prime sono infatti desunte da informazioni ottenute da altri enti, come per quanto

riguarda le statistiche demografiche, effettuate da ciascun comune, o per quanto riguarda il

turismo, effettuate da strutture alberghiere od extra-alberghiere; questo riguarda il movimento

turisti che è misurabile in termini di arrivi e di presenze, nonché sull’offerta ricettiva e sulla

struttura qualitativa.

Le rilevazioni dirette vengono effettuate sul campo, gestite dai responsabili dell’ISTAT, come nel

caso dei censimenti, o si alcune rilevazioni campionarie organizzate e controllate direttamente da

tale ente. Le statistiche si suddividono in rilevazioni complete ed incomplete( parziali o

campionarie).

Le prime sono effettuate misurando tutte le componenti del fenomeno oggetto di analisi(per i

censimenti delle popolazioni e delle abitazioni, dell’agricoltura, dell’industria e dei servizi, degli

annuari di statistiche anagrafiche e di statistiche del turismo). Viene fornito un questionario ad

ogni famiglia italiana, ciò implica un alto costo. Un tipo di rilevazioni anagrafiche, oltre ai

censimenti, sono quelle anagrafiche, le quali esistono in ogni paese più evoluto: ogni comune è

dotato di un servizio anagrafico; alle volte i singoli comuni sono collegati direttamente all’ISTAT,

a Roma, attraverso internet, per cui i dati registrati a livello comunale sono registrati anche a

livello nazionale; si prende considerazione sia la componente naturale (vegetativa-endogena), che

quella sociale (esogena-flussi migratori).

La componente naturale della popolazione è data dal numero dei nati e dei morti di un

determinato territorio: ciò corrisponde al saldo positivo o negativo, a seconda del numero di morti

in rapporto a quello dei nati; quindi può esservi un’influenza negativa o positiva.

La componente sociale, migratoria invece e data dagli iscritti e dai cancellati: i primi sono coloro

che sono stati scritti nei registri anagrafici ed hanno trasferito la loro residenza, mentre i cancellati

sono coloro che hanno chiesto di essere cancellati dai registri anagrafici, trasferendosi in un altro

posto, in Italia o all’estero, per ivi iscriversi: ciò corrisponde alla residenza, cioè il luogo di

riferimento di vita di una persona in termini ufficiali, il luogo in cui uno risiede in termini ufficiali

ma non necessariamente di fatto. Quindi non corrisponde al domicilio, che è il luogo di vita a

carattere temporaneo, non stabile, è il luogo di opportunità.

Il domicilio può o non può coincidere con la residenza/ p.e. lo studente che studia all’estero ma

che conta di tornare a lavorare nella propria residenza/

Quindi si può dire che:

POPOLAZIONE 31/12/2000= POPOLAZIONE 31/12/1999+(N+M)2000+(I+C)2000 cioè il

rapporto fra la popolazione del 2000 e quella della fine dell’anno precedente.

Per i fini geografici la componente geografica è la più importante, x misurare la mobilità

territoriale della popolazione, in termini di mobilità.

I+C= mobilità assoluta della popolazione , che viene poco usato in GU, poiché non permette di

poter fare confronti fra luoghi ed aree diverse nel tempo e nello spazio perché i luoghi e le aree

non hanno lo stesso ammontare di popolazione.

p.e. due luoghi X e Y

X=10mila residenti Y=100mila residenti

Anno 2010 città X= I 500+C 200

Anno 2010 città Y= sono di più x la grandezza della città. Il confronto fra ree e località che hanno

lo stesso ammontare di popolazione (difficilmente la consistenza demografica è uguale); bisogna

quindi ricorrere alla mobilità relativa.


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Geografia umana, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Introduzione alla geografia umana, Rocca : Introduzione alla geografia umana. Itinerari di pensiero e di metodo, fonti, strumenti di indagine. Tra gli argomenti trattati vi sono i seguenti: il pensiero geografico di impostazione scientifica, il possibilismo vidaliano, Dal funzionalismo alla New Geography


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in teorie e tecniche della mediazione interlinguistica
SSD:
Università: Genova - Unige
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giuliac91 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia umana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Rocca Giuseppe.

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