Il pensiero geografico di impostazione scientifica
Il determinismo fisico-ambientale
Nella seconda metà del XIX secolo si assiste a un'evoluzione del pensiero geografico, attraverso le logiche razionaliste proposte da Kant e a quelle disgiuntive proposte da Comte, dando vita a due filoni di pensiero distinti, essendo la prima intesa come scienza della terra, la seconda come scienza umana. Si sviluppa inoltre la filosofia evoluzionista di Darwin, con la sua opera "L'origine della specie" (Londra 1859), attraverso la quale l'uomo non è considerato re della creazione, ma necessario all'evoluzione o semplice caso. Quindi anche il pensiero umano doveva essere spiegato come un fenomeno, mentre l'idea della selezione naturale rivoluzionò l'intero sistema che donava alla concezione dell'uomo un senso di soprannaturalità, dando anche una spiegazione razionale dei fenomeni umani.
Quindi attraverso una relazione causa-effetto i gruppi umani, soggetti alla selezione naturale, esprimono organizzazioni, etica e comportamenti che sono frutto dell'ambiente in cui vivono.
Federico Ratzel (1844-1904)
È colui che parla di determinismo fisico-ambientale, attuando un concetto di spazio più integrale rispetto a quello di Humboldt: nella sua opera Antropogeographie (1882) egli afferma che le interrelazioni nello spazio avvengono fra ambiente e uomo, secondo un determinismo meno meccanicistico rispetto ai suoi predecessori; infatti, sono messi in risalto i modi di distribuzione dei gruppi umani, attraverso l'affermazione dell'influenza dell'ambiente naturale nei confronti della società. Nel suo sistema il punto di riferimento era sempre l'ambiente fisico, attraverso la descrizione della superficie terrestre dal punto di vista fisico ambientale, anche quando si trattava di descrivere fatti umani.
Egli dà vita anche alla Politische Geographie (1897), la quale segna la nascita della geografia politica moderna e la fine del ruolo politico della geografia. L'analisi dei fatti e delle situazioni geografiche partiva in termini di spazio, posizione, sviluppo e movimento, risentendo delle teorie deterministiche di Darwin sulla selezione naturale. Lo stato rassomigliava a un organismo vivente, la cui superficie mutava con il passare del tempo, non potendo essere contenuto entro certi limiti. Esso tendeva poi ad espandersi in nuove aree: la fusione fra i vari stati era inevitabile e si realizzava più concretamente attraverso l'intreccio demografico dei suoi abitanti. Esso tende spesso ad espandersi verso nuove aree, attraverso un sistema preciso: stati più grandi, confinanti con stati più piccoli dovevano annettersi i territori vicini, prima quelli più vicini e ricchi, poi quelli meno ricchi e più lontani; questo avviene quando il popolo, lo stato ne sente il bisogno. Modelli di stabilità sono invece la religione, lo sviluppo sociale ed economico.
Egli attua la concezione di spazio (raum) affermandolo come spazio vitale, cioè in grado di dettare leggi ferree e il destino degli uomini. Troppo spesso però egli fa coincidere valutazioni generali a valutazioni limitate al territorio germanico, dominante a quel tempo nel contesto del centro Europa. Inoltre, egli afferma che più un territorio è grande, tanti più sono i suoi collegamenti con gli altri popoli, tenendo quindi sempre desta l'attività per non incorrere nella sopraffazione economica e politica e di conseguenza, aumentando l'estensione del proprio territorio, sulla base dello sviluppo. Microstatismo equivale ad affermare isolamento; inoltre, egli parla del senso dello spazio insito differentemente in ciascun popolo, che lo rende adatto all'espansione, quindi alcune nazioni sono maggiormente adatte all'espansione. La sua teoria può essere paragonata all'emigrazione dei popoli, continua sino a quando non trovano le condizioni di vita ideali, che favoriscono lo sviluppo.
Umberto Toschi più tardi afferma invece lo spazio vitale come anche un territorio nazionale formato da un paesaggio caratteristico, il quale attua un'influenza su un territorio internazionale, dal punto di vista culturale, economico e politico (colonialismo). Si distingue quindi una componente nazionale da una componente complementare, cioè i luoghi sui quali lo stato attua un'influenza.
Nel XIX secolo dominavano tuttavia altri tipi di visioni, tant'è vero che si affermava che fosse la natura a determinare la componente umana; quindi la geografia umana doveva studiare la distribuzione umana sulla superficie terrestre, la forma degli stati, i loro confini e le attività economiche, quindi ogni aspetto antropico era analizzato in relazione alla morfologia, alla geologia e agli aspetti dell'ambiente fisico, per spiegare poi i fatti umani.
Nel '900 invece si sviluppa la scuola di ispirazione diffusionista, su basi ratzeliane, cercando i nessi fra lo spazio e la cultura, le sue scoperte tecniche che hanno portato al suo sviluppo, le quali si generano laddove le condizioni siano favorevoli.
Prima, sul finire dell'800, questo metodo viene criticato si da Vallaux, con la geographie sociale e prima con Elisee Reclus (1830-1905), il quale aveva seguito le lezioni di Ratzel a Berlino, affermando l'impostazione storicista e sociologica dell'analisi dello spazio geografico. Nell'opera L'Homme sur terre egli afferma che lo spazio geografico si plasma sulle azioni umane e che la vita economica dell'umanità si è sviluppata in tappe successive nel tempo.
George P. Marsch nell'opera L'uomo e la natura (1840) afferma che il ruolo dell'uomo all'interno della natura da un lato è positivo, perché è capace di reagire ai condizionamenti della natura per fini economici, dall'altro però ne evidenzia la negatività, cioè l'azione umana si trasforma in forza distruttrice. Quindi l'uomo dovrebbe agire sempre nella relazione costo-beneficio.
Il possibilismo vidaliano
Verso la fine dell'800 il determinismo fisico-ambientale subisce una crisi, dovuta allo svilupparsi di nuovi pensieri in Francia, soprattutto con Vidal de La Blanche (1845-1918), il quale è docente presso l'Ecole Normale Supérieure de Paris e la Sorbonne, fino alla sua morte. Egli dà vita ad un pensiero di impostazione neoidealista, che per alcuni è considerato opposto a quello di impostazione determinista e positivista, mentre potrebbe essere considerato come integrativo di questo o complementare; si parla appunto di possibilismo vidaliano, cioè il partire sempre dal reale, evitando tutto ciò che appare come teoria, cioè una costruzione a priori.
Questo tipo di metodo si basa essenzialmente su due punti: l'analisi dei rapporti spazio-temporali del fenomeno oggetto di studio e la ricerca della cause, attribuendo fondamentale importanza ai comportamenti abituali dei gruppi umani, cioè nelle loro forme organizzative di insediamento messe in atto dalla società, al fine di utilizzare le risorse per soddisfare i propri bisogni (la natura permette e l'uomo dispone). Il rapporto ambiente-uomo assume tratti biunivoci, non più univoci. La natura non esprime soltanto vincoli ma anche opportunità di scelta nell'occupazione del territorio, o possibilità. Le scelte avvengono in maniera differente, a seconda del livello culturale raggiunto, alle capacità tecnologiche di intervento sul territorio; così anche i gruppi umani diventano in grado di influenzare il territorio.
Importante è anche il paesaggio, cioè l'insieme delle fattezze materiali, considerate nella dinamicità e nell'aspetto statico, riguardanti un determinato territorio, quindi causate da fattori di ordine naturale ed umano; anche il concetto di regione è importante, come porzione di territorio distinguibile dalle altre porzioni, sulla base delle componenti paesaggistiche differenti.
All'interno della sua opera Tableau de la géographie de la France (1903) egli considera elementi storici e geografici. Egli si muove fra scienze della natura e storia; tuttavia egli fa una descrizione degli ambienti francesi piuttosto antiquata, affermando ciascun luogo e ciascun uomo nella sua posizione e funzione definitiva. Egli si accorge dei cambiamenti anche se tuttavia attenua la portata del suo proposito. Il metodo vidaliano è caratterizzato dalle permanenze, le quali oggi vengono trattate come casi particolari. I tableaux, cioè gli scenari di riferimento, sono basi propedeutiche all'analisi che si vuole svolgere, delineando dei punti di riferimento. I luoghi sono presentati come condizioni preliminari all'azione umana, ma non ci si interroga sulla denotazione o la posizione relativa, se ne prende semplicemente atto. La finalità dei tableaux, i quali non sono altro che monografie regionali di tipo storico-descrittivo, la cui finalità è quella di rilevare le caratteristiche della relazione fra le eredità storico-culturali e le condizioni naturali.
Il limite del possibilismo risiede nel fatto che fenomeni e rapporti nuovi non permettono di individuare la personalità regionale, quindi priva di valore per il geografo possibilista, arrivando a dare diverse soluzioni al rapporto uomo-ambiente, riportando il discorso a una serie di fattori, tra tutti quelli possibili, ritornando al determinismo che si voleva evitare. Il possibilismo è venuto solo ad ampliare le cause esplicative dei fatti geografici osservati.
Dal funzionalismo alla New Geography
Nel '900 si è andata formare una cultura strutturalista, la quale tendeva a vedere la realtà come composta da strutture, cioè da gruppi di elementi interagenti fra loro e in continua evoluzione. Questa cultura influenza diverse scienze, fra cui la geografia umana, spostando l'attenzione dalle forme del territorio alle sue funzioni e alle relazioni che gli uomini, con le loro attività, compiono sul territorio.
Prima domina la concezione di spazio assoluto, mentre con la nuova geografia si afferma il concetto di spazio relativo; anche se Vidal aveva affermato il passaggio da spazio assoluto a spazio umanizzato (relazione biunivoca uomo-natura), lo spazio era comunque considerato nella sua componente unica ed assoluta, anche per l'influenza della filosofia kantiana.
Lo strutturalismo si fonda sulle funzioni compiute dal territorio (da qui funzionalismo), che poi riconduce al concetto di spazio relativo, quindi tuttavia non si possono trattare tutti i fenomeni umani, ma soltanto quelli ritenuti necessari per le loro proprietà.
Le funzioni di un territorio vanno ricercate nell'attività umana, urbana, culturale, di mercato e nell'analisi non bisogna limitarsi soltanto al territorio, ma anche ai territori confinanti con cui interagisce. Lo spazio relativo è considerato tale solo di fronte alle relazioni che si manifestano in esso, manifestate dai flussi di persone, beni ed informazioni. Quindi ciascuna città presenta inoltre un campo di gravitazione (polo industriale con l'area in cui si muovono i pendolari).
La scienza economica si è mano a mano intersecata con la scienza geografica, dando vita ad una scienza regionale facente uso di modelli matematici (da geografia funzionale=geografia quantitativa, con l'utilizzo di un metodo induttivo, differente dalla geografia tradizionale, facente uso di modelli descrittivi. La rivoluzione sta nel metodo deduttivo, nell'utilizzo di modelli matematici e statistici al fine di arrivare al soddisfacimento di un obiettivo, non attuando una semplice descrizione, con l'affermazione di norme di comportamento per raggiungerli. Tuttavia, questo metodo trascura diversi aspetti del territorio e l'impossibilità di trasferirli nello schema teorico iniziale.
L'indirizzo sistemico e il probabilismo
Dalla seconda metà degli anni '70 si è andata ad affermare la concezione sistemica dello spazio relazionale, influenzata dalla teoria del sistema generale, enunciata nel 1968 da von Bertalanffy nel saggio General System Theory. Secondo tale concezione la realtà è un complesso di strutture che si evolvono interagendo fra loro e con l'ambiente esterno secondo un preciso obiettivo.
Rispetto allo strutturalismo vengono introdotti 3 nuovi concetti nell'interpretazione del mondo che ci circonda: il cambiamento, l'ambiente esterno e l'obiettivo. La geografia umana avanza per l'analisi quantitativa con impostazioni più avanzate rispetto al funzionalismo e considerando le regioni come sistemi territoriali e costruendo una teoria geografia della regione.
- La presenza di una serie di elementi.
- Una serie di relazioni fra essi.
- Ulteriori relazioni fra il sistema e l'ambiente (l'insieme di tutti i sistemi, in cui il sistema oggetto di studio è uno di essi).
Esistono strutture di relazioni complesse le quali si influenzano reciprocamente e vanno a modificare gli altri elementi. Lo studio di tipo strutturale quindi implica una serie di entità di base del sistema, combinazioni quantificate e localizzate come gli attributi più idonei per definire lo stato; riferita da una serie di relazioni fra le combinazioni e indirizzata allo studio delle relazioni fra il sistema e l'ambiente esterno; l'operare delle parti condiziona l'operare del sistema generale e le modifiche intervengono nel sistema generale trasformando le caratteristiche delle parti. Nell'analizzare le relazioni sistemiche, di tipo biunivoco (connessioni, i cui legami sono fra gli elementi e l'ambiente, non solo fra gli elementi del sistema).
Nell'Explanation in Geography Harvey individua 3 tipi fondamentali di relazioni:
- Relazione causa-effetto: il comportamento di a influisce su quello di b il quale a sua volta influenza quello di c, e così via (relazione in serie).
- Relazione in parallelo: il comportamento di a influisce contemporaneamente su più elementi, i quali danno vita ad altri rapporti.
- Relazione retroagente: il comportamento di a, dopo aver influenzato altri elementi, può dar origine ad una serie di rapporti che finiscono col ritornare all'elemento di partenza (su a).
Quando queste si combinano simultaneamente si parla di relazioni composte. Dagli anni '80 lo spazio geografico è stato considerato come un prodotto di un'azione sociale, che varia nel tempo, analizzabile su 3 livelli di sistemazione logica dei concetti:
- Livello elementare: costituito dagli attributi, cioè le qualità variabili in ampiezza da un luogo ad un altro, x definire le funzioni dei luoghi e la loro gerarchizzazione spaziale.
- Livello sintagmatico (relazionale): che parte dalla trama (distribuzione degli elementi secondo un certo disegno), dove le interazioni che legano gli elementi fra loro costituiscono la struttura del sistema, che all'inizio è analizzata in maniera statica, poi col variare del tempo tende a variare (processo).
- Livello sistemico: analizza i processi, attraverso la dinamica temporale della struttura e la diffusione spaziale dell'innovazione, nata dalla struttura stessa; da qui si crea un processo che genera un sistema, considerato anche in funzione degli obiettivi o finalità che intende perseguire, quando si tiene conto del suo orientamento.
Quindi se si indica con A l'insieme degli elementi che compongono ed organizzano il sistema, con R le relazioni semplici o composte che originano la trama, le strutture e i processi e con F l'orientamento manifestato dal sistema e capace di analizzare i processi, il sistema S sarà affermato dalla relazione S=(A,R,F,).
Lo spazio di riferimento E, scomponibile in un certo numero di sottoinsiemi spaziali (regioni), costituito da elementi dotati di attributi, la cui appartenenza ad S, si può affermare secondo la cosiddetta regione-sistema, intesa come formazione geografica dinamica e aperta, soggetta a mutamenti e legata ad un sistema superiore, cioè l'ambiente, in grado di influenzarla e distinta da altri elementi spaziali, per le caratteristiche proprie, orientata da una specifica finalità F, la quale è indirizzata a massimizzare la sua autonomia verso l'esterno, cioè l'insieme delle altre regioni. La regione è intesa in maniera oggettiva, costituita da un insieme di elementi, umani e fisici, interconnessi e mossi da uno stesso processo, aperto alle relazioni esterne e capace di opporsi a comportamenti degradativi.
La geografia tradizionale era impostata sul principio di esaustività, della regione bisognava sapere tutto, ma con la visione sistemica l'attenzione si focalizza soltanto su gruppi di relazioni significative per comprendere il processo regionale, valendo quindi il principio di aggregatività, quindi solo gli aggregativi significativi costituiscono la conoscenza; una struttura regionale che si muove nel tempo è colta attraverso l'analisi diacronica delle relazioni; tuttavia la regione è un sistema territoriale aperto, la cui esistenza dipende dagli elementi che la compongono e dai rapporti che intrattiene con altre regioni; quindi si hanno relazioni endogene ed esogene (rapporti che si instaurano nel tempo fra la regione e il quadro di riferimento).
Lo spazio sistemico geografico comprende soltanto strutture fisiche e strutture concettuali interconnesse, cioè hardware, costituito dal territorio, dalla forma dell'ambiente socio-economico con le sue caratteristiche e software, cioè le strutture organizzative, le tecniche informative, decisionali, di controllo, per cui in ciascun sistema si possono distinguere due coordinate di interazione: il processo e la struttura, di cui la prima è temporale e la seconda tassonomico-spaziale. Ogni sistema di fenomeni inoltre è parte di un sistema più grande e in rapporto di interazione con questo sistema più vasto. Lo spazio sistemico regionale deve essere analizzato a livello esterno (l'ambiente in cui si colloca il sistema), a livello di interesse.
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