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Divisione dei continenti e superficie terrestre

Come è noto, circa un terzo della superficie terrestre è costituita da terre emerse, le quali, per la notevole estensione, vengono divise in continenti, quando quindi il clima interno alla superficie non è influenzato dal mare. I continenti costituiscono il Nuovo Mondo (Australia, Oceania, America, Antartide) e il Mondo Antico (Europa, Asia, Africa) e tuttavia i conflitti per la colonizzazione hanno portato alla divisione in America Latina e America anglosassone.

Descrizione dell'Eurasia e dell'Europa

La porzione di superficie più vasta è costituita dal continente Eurasia, il più popolato e all’interno del quale si denotano le differenze fisiche più disparate. Lo stesso termine Europa starebbe a significare Occidente, mentre Asia Oriente.

Confini dell'Europa

I confini dell’Europa si delineano attraverso tre fronti marittimi: nella parte a nord si ha il Mar Glaciale Artico, ad est l’oceano Atlantico e a sud il mar Mediterraneo, con la dipendenza interna del Mar Nero. Il confine orientale è invece discutibile, tant’è vero che dopo che la Russia è entrata in diverse vicende politiche europee nel XVIII secolo si è deciso di stabilire il confine lungo la catena montuosa dell’Ural, quindi nella parte nord-occidentale corrispondente al confine del Caucaso e del Mar Caspio, mentre a sud-est al confine del fiume Ural.

Divisione interna dell'Europa

Inoltre, l’Europa può essere divisa in due parti: una chiamata Istmo ponto-baltico e una chiamata radice della superficie finnica. La divisione potrebbe essere segnata lungo la parte del Golfo di Finlandia fino al Mar Bianco. Abbiamo quindi una parte orientale tavolare, massiccia, con i territori appartenenti all’ex unione sovietica, mentre la parte occidentale corrisponde all’Europa delle misure, cioè risulta essere frastagliata e avente in sé diverse realtà, anche se tuttavia queste non sono presenti in misura eccessiva. Fanno parte dell’Europa poi le isole sul mar Glaciale artico, l’Islanda e le terre sull’oceano atlantico, cioè l’Irlanda e le isole britanniche.

Osservazioni sui fronti marittimi

  • Nella parte a nord costituita dal mar glaciale artico possono essere riconosciuti il Mar Bianco e il Mare di Barents, i quali sono poco profondi e ghiacciati per la maggior parte dell’anno, non permettendo quindi la costruzione di porti, cosa che i russi hanno tentato di fare in ogni modo, ma l’unico riuscito è quello di Munmarsk, per la corrente del golfo che lo attraversa.
  • Nella parte ad est, corrispondente all’oceano atlantico, fanno parte il Mare del Nord e il mar Baltico e per la presenza di insenature, cioè estuari, è possibile la creazione di porti, come quelli di Havre e Bordeaux.
  • Nella parte a sud, costituita dal Mediterraneo, fa parte il Mar Nero, e il mare bagna quattro penisole: quella italica, quella iberica, quella balcanica e quella anatolica.

Processo geologico dell'Europa

Il continente europeo è risultato di un grande processo geologico, il quale può essere diviso attraverso ere. L’Europa più antica, o Archeoeuropa, era costituita dal Tavolato baltico-sarmatico, le cui regioni oggi corrispondono a quelle sorgenti sul mar Baltico e del grande Bassopiano russo. Di quest’era sono anche i rilievi della Scozia nord-occidentale e di grande parte dell’Irlanda.

Ere geologiche

Durante la prima era, quella paleozoica, si assiste a un grande corrugamento, detto caledoniano, che porta poi al decorso di diverse terre, fra cui Irlanda, Scozia, Inghilterra e Norvegia. Di questo processo fanno parte anche i sollevamenti, che costituiscono la Meseta Iberica e i rilievi della Sardegna, così come negli Urali. La successiva orogenesi, detta ericiana, porta alla formazione di due sistemi montuosi, quello varisco e quello armonicano.

Di quello varisco fanno parte i rilievi dell’Inghilterra meridionale, cioè quelli della Bretagna e i monti Cantabrici, mentre di quello armonicano fanno parte la selva nera e quella turinga e boema. La linea di saldatura può essere trovata lungo il Massiccio centrale francese. Inoltre, importanti sono i giacimenti di carbone, che portano a uno sviluppo economico negli anni successivi.

Era mesozoica e cenozoica

Durante l’era mesozoica non si hanno importanti corrugamenti, ma importante è lo strappare materiale inorganico alle due catene di rilievi, caledoniano ed ericiano, per essere poi abbandonato soprattutto nella parte meridionale, con la formazione del Giura e il sedimentarsi di tale materiale anche sui fondali marini. Questo materiale costituirà poi durante l’era cenozoica la catena dell’Atlante, dando vita poi alle Alpi, con la forma arcuata, ai Carpazi, Pirenei, Balcani e Caucaso. Si forma poi il sistema alpino-hymalaiano, mentre gli Appennini si formano soltanto all’inizio dell’era neozoica, originando anche importanti fenomeni vulcanici, dall’Islanda fino alla Romania.

Questa nuova era non origina corrugamenti, ma soltanto processo di assestamento, portando però a fenomeni di bradisismo, ad alluvioni, come nei pressi del Volga, del Rodano, nella Pianura padana, renana e danubiana, nonché a fenomeni vulcanici, come in Italia meridionale.

Effetti del Pleistocene

Nel Pleistocene, primo periodo di tale era, si ha assistito a fenomeni glaciali, i quali hanno portato all’irrigidirsi del clima tropicale, con quattro glaciazioni nella regione alpina (Gunz, Mindel, Riss e Wurm), le quali hanno poi portato alla formazione di una calotta polare lungo il sistema alpino e alla formazione di ghiacciai minori, lungo i Pirenei, il Massiccio centrale e i Balcani. Lo scioglimento ha portato poi alla formazione di valli a U, di firths in Scozia e dei fiordi norvegesi lungo questi rilievi. Lo scioglimento ha poi anche portato al sollevamento di territori, come accade ancora oggi in Scandinavia; durante questa era si assiste ancora al distacco dell’Inghilterra dal resto del continente, portando alla formazione del Mare del Nord, mentre i depositi di materiale inorganico portano alla formazione di bacini separati nel Mediterraneo, originando il Mar Nero, il Mar Caspio e il Lago di Aral.

Caratteristiche delle coste europee

L’Europa non è totalmente circondata da fronti marittimi ed è per questo che si denota la presenza di coste molto articolate e variate fra loro, per l’azione dei ghiacciai o dei fiumi combinata a quella del mare. Abbiamo infatti:

  • Coste a fiordi, presenti sul mar Baltico come tipici fiordi norvegesi, e anche in Scozia, chiamati firths. Queste sono valli plasmate dai ghiacci, le quali sono strette ed alte, colpite dal mare, invase. Al loro interno quelle scozzesi risultano essere profonde, mentre ciò non accade in quelle norvegesi, notando anche la fuoriuscita di terre, per il continuo innalzamento del livello del mare.
  • Coste a rias o a valloni (canali), le quali si sono formate a partire da valli fluviali, le quali in seguito a fenomeni di bradisismo si sono abbassate al livello del mare e sono state invase dal mare. Ad ogni modo le coste a rias sono tipiche della Liguria e della Corsica occidentale e le valli risultano essere perpendicolari rispetto all’andamento della costa, mentre quelle a valloni, sono parallele, tipiche delle coste dalmate ed istriane.
  • Coste tipiche in presenza di un mare chiuso sono quelle i cui litorali vengono modellati dai fiumi, la cui azione di deposito è maggiore rispetto a quella abrasiva del mare, portando alla formazione di coste tipiche ad esempio del Mediterraneo, in cui è difficile la creazione di porti per la presenza di delta, come accade nei pressi del Po, del Danubio e del Reno. Queste si distinguono da quelle createsi per l’avanzamento delle coste, come è accaduto a Pisa, dove vicino oggi sorge Marina di Pisa.
  • Coste formatesi dall’abrasione del mare, tipiche dell’oceano atlantico, chiamate ad estuario.
  • Coste a falesia, impetuose, che si trovano a strapiombo sul mare, in cui l’azione calcarea del mare ha portato ad un arretramento costiero, con l’asportazione di materiale e la creazione successiva di grotte (cliffs irlandesi e downs inglesi, rilievi cretacei).
  • Le coste modellate dal mare, la cui azione è di deposito, poiché quando la velocità dell’onda di andata è maggiore rispetto a quella di ritorno si assiste a ciò, con un deposito che porta anche alla formazione di vere e proprie barriere, che racchiudono la costa, creando una laguna o un lago costiero; ciò è intensificato dall’azione del vento che aumenta il moto ondoso. Si parla di haff per le coste sorgenti sul Baltico, di tomboli per quelle in Toscana e di lidi, quando si accumulano una serie di isole che dividono la laguna dal mare aperto, nel Rodano.
  • Le coste create dall’azione dell’uomo, come il Lacus Flevus dei Paesi Bassi, già esistenti in età romana, con l’azione di prosciugamento attraverso macchine via a via più efficienti, attuata con il circondare la costa attraverso diversi materiali.

Clima europeo

Per quanto riguarda il clima, questo è differenziato all’interno delle sue partizioni europee, anche se tuttavia non si dimostrano grandi squilibri al suo interno come succede in altre parti del mondo. Ciò accade soprattutto nella parte occidentale, poiché bagnata da un mare freddo a nord e da due mari caldi ad est e a sud, mentre la parte orientale risulta essere più massiccia ed omogenea ed è perciò influenzata dal clima asiatico. Ad ogni modo in Europa si registrano cinque tipi di clima:

  • Clima oceanico, tipico delle regioni che sorgono sull’oceano atlantico, caratterizzato da inverni miti ed estati tiepide, con piogge distribuite in tutto l’anno, anche se in inverno si raggiungono massimi e si denota anche nebbia. Questo tipo di clima è influenzato soprattutto dal gioco di correnti, dovuti alla corrente del Golfo, quindi si denota un clima più caldo che nelle aree americane bagnate dall’atlantico per questo motivo: l’atlantico europeo è quindi un mare caldo. (Isole britanniche, Galizia spagnola, Paesi Bassi, parte della Francia). La vegetazione tipica è rappresentata dalla brughiera, che viene adibita al pascolo, con prati e piccoli arbusti, anche se in alcune aree, come in parte dell’Islanda, della Scandinavia e della Scozia si denotano betulle, diversi tipi di pini.
  • Clima mediterraneo, tipico ovviamente delle aree bagnate dal Mediterraneo, il quale si manifesta con inverni miti, con piogge abbondanti ma scarse nevicate ed estati calde ma secche. La temperatura inoltre resta tale anche nelle profondità marine, portando all’omotermia. Tuttavia si deve tenere conto anche delle escursioni termiche e di alcune differenze fra regioni dovute alla presenza di rilievi, che portano anche ad abbondanti e irregolari piogge in alcuni periodi dell’anno, che non giovano alle colture. La vegetazione tipica è quella a macchia, caratterizzata da arbusti quali pini e cipressi e anche da piccoli arbusti e piante sempreverdi, che caratterizzano il sottobosco, anche se tuttavia non si arriva alla formazione di vere e proprie foreste, perché il clima in certe parti dell’anno, con la siccità, non ne permette lo sviluppo. Lo sviluppo di vegetazione sulle coste rappresenta appunto la macchia, mentre la gariga è rappresentata da piante quali la lavanda e il timo. L’azione dell’uomo, con l’irrigazione, permette tuttavia di poter avere una vegetazione importante e la coltivazione di agrumi, olivi e viti, che costituiscono la trilogia mediterranea.
  • Clima continentale o russo, tipico dell’Europa orientale, con inverni molto freddi e con ampi periodi di gelo, mentre al contrario la stagione estiva si presenta molto calda. Importanti sono anche le escursioni termiche, anche se non così violente come si dimostra in America. Si devono però distinguere tre aree a clima continentale: settentrionale, con scarse piogge, accentrate soprattutto nel periodo invernale; intermedio, con piogge maggiori concentrate nel semestre maggio-ottobre; meridionale, con piogge assenti e un certo grado di aridità, è un’area sub desertica. Tutte queste hanno però in comune il gelo, con neve che ricopre il territorio per la maggior parte del tempo, quando quindi giunge il periodo estivo lo scioglimento provoca fanghi, la rasputiza dei russi, mentre nei periodi estivi si possono verificare anche burrasche che portano sabbie e polveroni; tipica di queste zone è la stecca secca, poiché la cultura non è possibile a causa dell’alta salinità del terreno, quindi ci si basa sull’allevamento ovino. Questa si distingue dalla steppa nera, tipica invece della zona meridionale, molto fertile e di origine boschiva; nella zona settentrionale si trova la foresta di conifere, cioè la taiga, mentre nella zona intermedia si trova quella mista a latifoglie, la foresta mista.
  • Clima di transizione, tipico dell’Europa centrale e danubiana, il quale non può essere precisamente definito nelle sue caratteristiche perché in sé riscontriamo l’unione dei tre climi precedenti, infatti questa porzione di territorio è influenzata dall’atlantico, dal mediterraneo e dall’artico. Quindi in linea generale si hanno inverni freddi, con gelo e nevicate ed estati calde, con abbondanti precipitazioni, per quanto riguarda l’Europa centrale, per quella danubiana sono concentrate nelle due stagioni intermedie. L’escursione termica si trova ad un livello intermedio fra quelli riscontrabili negli altri climi. Una volta era molto importante la foresta mista, la quale ha subito degradazioni a causa dell’azione umana per suoi fini economici. Tuttavia in alcune parti, su alcuni rilievi, come sul Vosgi e sui Carpazi, è ancora presente, con latifoglie, che hanno un ciclo vegetativo da 5-7 mesi.
  • Clima artico, limitato ad una piccola zona settentrionale, nelle penisole di Kona e Kanin, presenta un clima influenzato dal mar glaciale artico, in cui si ha un lungo periodo invernale, con abbondanti nevicate ed abbondante gelo, tanto che la superficie resta ghiacciata per la maggior parte dell’anno, mentre il periodo estivo è molto breve e fresco (8°). Le precipitazioni sono quasi nulle ed è per questo che la vegetazione è costituita soltanto da una tundra che si sviluppa in questo breve periodo estivo, formata da muschi e licheni, usati come fonte nutritiva per le renne dai Lapponi.

Idrografia europea

I fiumi europei possono essere classificati in tre modi. Quindi nel continente per il 76% è costituito da un’idrografia endoreica, cioè da fiumi che alimentano i mari con le loro acque, per il 19% da un’idrografia esoreica, cioè fiumi che alimentano mari chiusi, come il Volga e l’Ural con il Mar Caspio, grande mare salato, mentre per il 5% da un’idrografia areica, cioè fiumi senza deflusso superficiale, come accade nella zona costiera del Mar Caspio. Poi si può distinguere fra un’idrografia di pianura, tipica di quella sarmatica, dove non c’è alcun rilievo, una prevalente di montagna, tipica della zona mediterranea, e una più complessa nelle aree restanti.

Classificazione per regime

  • Fiumi con regime a piene nei mesi estivi e a magre in inverno; questi tipi di fiumi sono riscontrabili nell’Europa orientale e negli alti rilievi. Nel primo caso si parla di corso d’acqua a regime nivale o alpino, nel quale quindi si assiste a piene nei mesi primaverili ed estivi, per lo scioglimento dei ghiacci, mentre si assiste a magre durante il periodo invernale; ciò è riscontrabile nel Rodano, Reno e Danubio, negli affluenti di sinistra del Po, nei corsi carpatici, pirenaici e scandinavi. L’altro invece è detto corso d’acqua a regime russo, il quale è simile al precedente, soltanto che i rilievi non sono alti, quindi la piena risulta essere lenta e prolungata, ciò vale per i fiumi che sfociano nel mare di Barents e nel Mar Baltico.
  • Fiumi con regime a piena estiva e a magra invernale; questi tipi di fiumi sono riscontrabili nell’area mediterranea e centrale-oceanica, compreso quindi il mare del Nord. I fiumi a regime atlantico sono influenzati ovviamente dal tipo di clima, il quale porta abbondanti precipitazioni in inverno, con la conseguenza dell’ampia portata, massima, del fiume, mentre d’estate il clima caldo porta all’evaporazione, quindi a magre. Ciò accade in maniera molto più accentuata nei fiumi a regime mediterraneo, poiché le piogge molto spesso sono talmente tanto forti da portare a piene disastrose, limitate però a un breve periodo dell’anno, mentre le estati sono talmente tanto secche da portare a magre molto più pesanti rispetto a quelle precedenti.
  • Fiumi a regime misto, cioè fiumi che cambiano tipo di regime a seconda della regione o del periodo dell’anno, proponendo un’alternanza fra due regimi diversi. Così, per esempio il Po risulta essere regolare nel regime per quasi tutto l’anno, perché è alpino verso tarda primavera e verso l’autunno è mediterraneo. La Garonna invece presenta un regime nivale fino ai Pirenei, mentre poi diventa atlantico.

Il Danubio e il Reno

Il Danubio, alpino poi russo mano a mano che ci si sposta verso est, è un fiume dai caratteri internazionali, che collega quattro capitali, Vienna, Budapest, Belgrado e Bratislava, da quando sono cadute le barriere fra oriente ed occidente, anche se tuttavia per certe parti dell’anno non è navigabile, per le gelate e per questioni doganali, tant’è vero che il suo traffico resta inferiore rispetto a quello del Reno, cui è collegato attraverso il Meno, affluente di quest’ultimo, che a sua volta collega il Danubio con un canale. Inoltre, attraverso la canalizzazione si è riusciti a rendere navigabile quella parte a delta del fiume che sarebbe altrimenti impraticabile, che sfocia a Costanza, in Romania.

Il Reno nasce a Gottarda in Svizzera e sfocia nel mare del Nord attraverso due suoi affluenti, il Leck e il Waal. Il suo corso può essere suddiviso in tre parti: una prima a regime alpino, che va da...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/01 Geografia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giuliac91 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia umana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Genova o del prof Rocca Giuseppe.
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