La costruzione dello spazio unificato europeo
Regioni e reti nel processo di integrazione territoriale europea
Accanto al tradizionale approccio regionale, basato sulla concezione di uno spazio areale continuo, di tipo euclideo (un approccio perseguito a fondo dalla geografia), si è da alcuni anni affermata una diversa modalità di guardare le trasformazioni territoriali, un approccio reticolare, basato sulla nozione di uno spazio dei flussi discontinuo.
L’approccio areale esprime una visione tradizionale dei fenomeni geografici, dove lo spazio è visto come un elemento continuo, "a geometria fissa", e dove prevalgono, nei processi di creazione e di trasformazione delle strutture territoriali, le relazioni di contiguità e di prossimità fra i soggetti territoriali.
L'approccio reticolare, che si è affermato nella riflessione e nella prassi geografica più recente, si fonda sulla considerazione del fatto che si sono andate sempre più sviluppando, nelle dinamiche evolutive delle strutture territoriali, le relazioni "a distanza" fra soggetti territoriali, con la conseguente costituzione di reti di varia natura prive del carattere di contiguità (o prossimità) territoriale: lo spazio viene pertanto considerato, in questa prospettiva, come una variabile discontinua, e "a geometria variabile" (a seconda della natura e delle caratteristiche delle reti prese in esame).
Questi due approcci hanno in realtà finito per affermarsi come un paradigma dialettico capace di dar conto dei processi di organizzazione territoriale: il binomio areale/reticolare è infatti diventato la chiave interpretativa con cui le diverse discipline territoriali cercano di interpretare le trasformazioni territoriali in atto.
Le due prospettive di analisi hanno evidenziato un fascino tale da finire per presentarsi come due diverse forme di organizzazione e sviluppo territoriale: quella dello sviluppo areale, espresso dai fenomeni di valorizzazione del regionalismo e dello sviluppo endogeno e "autocentrato"; quella dello sviluppo reticolare, che si riflette nella sempre maggiore importanza che vanno acquisendo le relazioni fra località non contigue ma legate da rapporti funzionali, cioè le reti che si sviluppano a livello sovralocale.
Anche il processo di integrazione territoriale europea può essere interpretato alla luce di questi due diversi punti di vista, fra loro complementari: quello dell'integrazione fra regioni e quello dell'integrazione fra reti (o meglio, attraverso le reti).
Assistiamo infatti, da un lato, al rafforzamento della coesione interna ad alcune aree di scala regionale e subregionale, dall'altro, alla costituzione e al consolidamento di reti di ambito sovranazionale che connettono determinati poli urbani senza coinvolgere (se non in misura limitata) i contesti regionali di appartenenza, con il conseguente riproporsi del modello della "città-stato".
Alcune azioni specifiche dell'Unione europea esemplificano questa duplice forma di organizzazione spaziale: da un lato, la promozione della cooperazione transfrontaliera e dello sviluppo di "euroregioni" (per esempio attraverso i programmi Interreg) (si veda il capitolo sesto), dall'altro, la promozione della costituzione di reti di cooperazione fra città (come il programma Recite) (si veda il capitolo quindicesimo).
La necessità di promuovere i processi di integrazione territoriale nell'ambito dell'Unione europea ha origine, come si è detto, dai notevoli divari economici e sociali esistenti nell'ambito del territorio comunitario.
Al fine di valutare l'entità dei divari economici e sociali fra paesi e fra regioni possono essere utilizzati numerosi indicatori, ma quelli più comunemente presi in esame, in particolare nell'ambito dei documenti e dei rapporti degli organismi comunitari, sono il Pil pro-capite e il tasso di disoccupazione: essi sono, tra l’altro, fra i principali criteri utilizzati per l’individuazione delle aree ammissibili alle azioni di sostegno nell'ambito delle politiche di coesione dell'Ue.
| Paesi | Valori assoluti (ecu) | Standard di potere d'acquisto |
|---|---|---|
| Lussemburgo | 168 | 160 |
| Danimarca | 140 | 112 |
| Germania | 126 | 108 |
| Austria | 122 | 112 |
| Francia | 117 | 110 |
| Svezia | 114 | 98 |
| Belgio | 112 | 113 |
| Paesi Bassi | 108 | 103 |
| Italia | 92 | 102 |
| Finlandia | 89 | 91 |
| Gran Bretagna | 87 | 99 |
| Irlanda | 71 | 81 |
| Spagna | 65 | 78 |
| Portogallo | 46 | 69 |
| Grecia | 46 | 63 |
Se si esclude il Lussemburgo, che presenta in entrambi i casi un valore nettamente superiore a quello di tutti gli altri paesi, si nota come, passando dai valori assoluti ai valori espressi in termini di spa, il rapporto fra il Pil pro-capite più elevato e quello più basso si riduca da 3 a 1,8.
Distribuzione territoriale dei divari
Dal punto di vista della distribuzione territoriale dei divari emerge con una certa evidenza l’esistenza di un tendenziale modello “centro-periferia”: infatti, il Pil pro-capite appare decisamente inferiore alla media comunitaria sia nelle periferie meridionali (Italia meridionale, Grecia, Spagna meridionale e centrale, Portogallo), sia in quella orientale (ex Germania Democratica) e in quella nord-occidentale (Irlanda e alcune aree della Gran Bretagna, fra cui la maggior parte della Scozia).
Le regioni con il Pil pro-capite largamente superiore alla media comunitaria si concentrano invece in gran parte nel nucleo centrale dell’Europa occidentale, e in particolare in un’area che comprende l’Italia settentrionale, l’Austria, la Germania, i paesi del Benelux e le regioni parigina e londinese.
È fuori dubbio che una delle principali sfide che le economie dei paesi membri si trovano a dover affrontare è quella del permanere di elevati livelli di disoccupazione, caratteristica che differenzia la situazione europea a quella degli altri due principali sistemi economici a livello mondiale, gli Stati Uniti e il Giappone.
Dall’osservazione della distribuzione territoriale dei tassi di disoccupazione a livello regionale emerge con ancor maggior evidenza, rispetto al caso del Pil pro-capite, l’esistenza di un modello tipo “centro-periferia”: a un “centro” europeo caratterizzato da tassi di disoccupazione relativamente bassi (ex Germania Occidentale, Austria, Italia settentrionale, paesi del Benelux, Inghilterra meridionale e Danimarca) corrispondono infatti gli elevati valori dell’indicatore in questione nelle periferie, da quelle meridionali (soprattutto Italia meridionale e Spagna) a quella orientale (ex Germania Democratica), a quella settentrionale (soprattutto la Finlandia), a quella nord-occidentale (soprattutto l’Irlanda), mentre la Francia si colloca in una posizione intermedia.
Modello centro-periferia
Una delle idee dominanti in queste rappresentazioni del territorio europeo – che emerge fra l’altro dai principali indicatori dei divari economici e sociali esistenti – è quella della presenza di un modello “centro-periferia”, con un’area forte situata nel “cuore” dell’Europa occidentale e una sorta di gradiente riguardante i livelli di sviluppo socio-economico in direzione delle periferie geografiche del territorio comunitario.
L’immagine di un “cuore europeo”, cioè di un’area centrale in posizione dominante nel contesto continentale, si è ormai consolidata nell’ambito delle rappresentazioni dell’assetto del territorio europeo, pur nella varietà delle delimitazioni e delle configurazioni proposte. In questo quadro rientrano, per esempio, l’immagine del triangolo delle capitali, costituito dall’area compresa tra le agglomerazione di Londra, Parigi e Bruxelles (Meijer, 1993), e quella del cosiddetto golden triangle, che individua come centro del sistema territoriale del continente l’area compresa tra Bruxelles, Amsterdam e Francoforte (Cheshire e Hay, 1989; Hall, 1993).
Secondo alcune note interpretazioni, l’elemento portante dell’assetto territoriale europeo risiederebbe in una dorsale centrale, imperniata sull’asse renano e comprendente gran parte delle aree del “cuore europeo”. Essa è variamente denominata a seconda dei casi: per esempio, è stata usata l’espressione cuore lotaringico (Nobre, Costa e Dutt, 1991), ma l’immagine più nota utilizzata per indicare la dorsale in questione è quella della banana blu, termine con il quale la stampa francese ha battezzato il perimetro oblungo che racchiude un ampio arco che, partendo dall’Inghilterra sud-orientale (regione londinese), interessa il “vecchio cuore europeo” (fra la Randstad Holland e la Ruhr), innestandosi sull’asse renano e proseguendo verso sud, fino a comprendere il “nuovo triangolo dinamico” Monaco-Stoccarda-Zurigo e, al suo estremo meridionale, Milano e il sistema lombardo.
L'immagine della "dorsale centrale" (banana blu) deve parte della sua fortuna alla grande notorietà incontrata dalla rappresentazione di sintesi proposta nell'ambito dello studio Les villes européennes realizzato dal gruppo Reclus per conto della Datar (Brunet, 1989), nella quale essa veniva individuata come asse portante del sistema urbano e dell'assetto territoriale europeo. In questo lavoro veniva peraltro individuato un secondo asse europeo emergente, indicato come il Nord del Sud: esso comprende un'ampia fascia ispano-franco-italiana inglobante Madrid, Barcellona e Valencia, il Midi francese e l'asse padano, dove si incontra con l'appendice meridionale della dorsale principale e si dirama verso le Venezie, la costa adriatica e la Toscana (fig. 1.7).
Si tratta di un'area nel suo complesso caratterizzata da fenomeni di significativo sviluppo economico, tecnologico e culturale, che viene perciò indicata come una nuova direttrice di sviluppo del sistema territoriale continentale, in grado di controbilanciare, almeno in parte, la funzione dominante della dorsale centrale.
L'idea di una nuova direttrice di sviluppo emergente nell'area mediterranea occidentale è stata ripresa anche in altri lavori, come quello realizzato dallo European Institute of Urban Affairs di Liverpool per conto della Commissione europea nel quale il territorio europeo viene suddiviso in tre macroinsiemi territoriali: il "vecchio cuore", la "periferia" e il "nuovo cuore", quest'ultimo in larga misura coincidente con il "Nord del Sud" dello studio Reclus, con l'aggiunta delle aree del "nuovo triangolo dinamico" (Germania meridionale e Svizzera) (fig. 1.8).
Scenari di evoluzione
Da queste e da altre analisi emergono alcuni scenari di evoluzione dell'assetto del territorio europeo. Il primo di questi riguarda la progressiva affermazione di nuove direttrici di sviluppo orientale in modo "trasversale" rispetto alla dorsale centrale europea, cioè legate al processo di integrazione Est-Ovest nel contesto continentale: in questo quadro, si assisterebbe a un rafforzamento delle città in posizione di gateway rispetto ai paesi dell'Europa orientale, e di Berlino in particolare.
Questi nuovi assi trasversali verrebbero ad aggiungersi a quello, già sopra ricordato, del "Nord del Sud", che potrebbe rafforzarsi in relazione allo sviluppo della penisola iberica, ed eventualmente estendersi verso i paesi dell'Europa orientale.
Politiche territoriali comunitarie
Il primo documento organico contenente i principi e gli orientamenti per una politica territoriale comunitaria è il rapporto Europa 2000, elaborato dalla Commissione europea (Direzione generale per le politiche regionali), con l’obiettivo di fornire un quadro conoscitivo ampio e approfondito delle tendenze dello sviluppo dello spazio europeo e dei principali fattori che ne sono alla base.
Nel documento viene specificato che, nel rispetto del principio della sussidiarietà, la Commissione non intende assumersi un ruolo di pianificazione territoriale diretto, ma fornire elementi informativi e indirizzi per promuovere la cooperazione fra i soggetti responsabili della pianificazione nei paesi membri, al fine di creare le condizioni per una politica territoriale di scala sovranazionale, estesa in prospettiva ai paesi terzi, nel quadro di un progressivo ampliamento della Comunità.
- Nel completamento e nell’adeguamento delle reti infrastrutturali (trasporti, telecomunicazioni ed energia), per il collegamento sia fra le aree periferiche e le aree centrali del territorio comunitario, sia fra le diverse aree periferiche;
- Nello sviluppo della cooperazione fra città e regioni comunitarie, in particolare attraverso la costituzione di reti comprendenti città e regioni sia delle aree più sviluppate sia delle aree meno sviluppate della Comunità, reti finalizzate al trasferimento di tecnologia, alla realizzazione di progetti di investimento comuni, e in generale a favorire un maggiore accesso all’informazione da parte delle seconde;
- Nello sviluppo della cooperazione transfrontaliera nell’ambito del territorio comunitario, sia in termini di integrazione economica fra le regioni di confine, sia in termini di elaborazione e conduzione di politiche di sviluppo e pianificazione territoriale comuni;
- Nello sforzo necessario per far fronte ai problemi specifici che si manifestano nell’ambito delle maggiori agglomerazioni urbane, come i problemi di congestione, di inquinamento, di accentuazione delle disparità sociali ecc.
In questo quadro si colloca la pubblicazione nel 1994 del nuovo rapporto Europa 2000+. Questo documento ribadisce l’importanza della realizzazione di un effettivo coordinamento a livello comunitario della pianificazione territoriale attuata nei diversi paesi membri, nonché, a tal fine, della predisposizione di un quadro di riferimento di scala sovranazionale, confermando peraltro il rispetto del principio di sussidiarietà, cioè il fatto che la Commissione europea non ha intenzione di assumere un ruolo di pianificazione territoriale diretta.
Esso si propone quindi di assolvere tale funzione, in particolare aggiornando le indicazioni e gli orientamenti contenuti nel precedente rapporto Europa 2000. In relazione a ciò i principali strumenti indicati sono:
- Il potenziamento delle reti infrastrutturali nel campo dei trasporti e dell’energia (in particolare prevedendo uno sviluppo congiunto delle grandi reti transeuropee e delle reti secondarie di interesse regionale e locale);
- Lo sfruttamento delle potenzialità delle nuove tecnologie di telecomunicazione ai fini della deconcentrazione delle attività economiche e della diffusione dei processi di sviluppo, della promozione delle città di medie e piccole dimensioni e della costituzione di reti di interazione e cooperazione fra;
- Lo sviluppo di modelli di istruzione e formazione professionale di elevata qualità in tutto il territorio dell’Unione.
Sviluppo sostenibile e coesione
Una seconda opzione è rivolta al perseguimento di un modello di sviluppo sostenibile sotto il profilo ambientale, auspicabile non solo per i suoi vantaggi intrinsechi in termini di qualità della vita, ma anche come elemento di rafforzamento della competitività territoriale dal punto di vista della localizzazione delle attività economiche; questa opzione dovrebbe tradursi in alcuni indirizzi di azione, come lo sviluppo di reti di trasporto miste ferroviarie-stradali per ridurre gli effetti particolarmente nocivi del trasporto su strada, una maggiore diffusione delle nuove tecnologie di comunicazione a più limitato impatto ambientale, il sostegno a forme di agricoltura e silvicoltura ambientalmente compatibili, una più razionale gestione delle risorse idriche.
La terza opzione, infine, riguarda l’adozione di un modello di organizzazione territoriale caratterizzato da una maggiore equità e da una maggiore coesione economica e sociale, in particolare attraverso l’approfondimento delle azioni a medio e lungo termine volte a ridurre i divari e le disparità tra le diverse parti del territorio comunitario.
Infine, particolarmente interessante appare l’allegato del rapporto, dove viene presentata una sintesi degli studi promossi dalla Commissione sulle “macro-regioni transnazionali” già indicate nel precedente rapporto Europa 2000, meglio definite nel nuovo documento:
- Il centro delle capitali, costituito da un’area comprendente sei delle città capitali nazionali, formata dal Sud-Est dell’Inghilterra, dalla parte meridionale dei Paesi Bassi, dal Belgio, dal Nord e dal Nord-Est della Francia (compreso il bacino di Parigi), dal Lussemburgo e dalla sezione centro-occidentale e sud-occidentale della Germania;
- L’arco alpino, costituito dalla parte centro-orientale della Francia, dalla Germania meridionale, dall’Italia settentrionale, dall’Austria (e dalla Svizzera);
- La diagonale continentale, comprendente i territori interni francesi e spagnoli (quelli che non si affacciano né sul Mediterraneo né sull’Atlantico);
- L’arco latino, costituito dalla fascia costiera che va dall’Andalusia in Spagna fino al Lazio, nonché dalla Sardegna, dalla Corsica e dalle isole Baleari;
- Il Mediterraneo centrale, comprendente le regioni del Mezzogiorno italiano e la Grecia;
- L’arco atlantico, che si allunga dal Nord della Scozia al Sud del Portogallo, comprendendo l’Irlanda, la parte occidentale della Gran Bretagna e della Francia, il Nord-Ovest della Spagna.
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