Capitolo 1 epistemiologia geografica
La geografia è una scienza che studia le trasformazioni della superficie terrestre ed i processi che le determinano ad opera dell’attività umana e dell’evoluzione naturale. Seleziona e localizza i fatti ed i fenomeni geografici che alimentano il processo, evidenzia le loro interazioni (spiegando la genesi ed interpretando l’evoluzione), individua le conseguenze prodotte nel tempo e nello spazio e ipotizza scenari di organizzazione territoriale, al fine di programmare un equo e razionale uso delle risorse.
Geografia umana
La geografia umana si concentra su come gli esseri umani costruiscono luoghi, come organizzano lo spazio e come comprendono se stessi e gli altri in relazione ai territori, alle regioni e al mondo. La geografia umana studia le relazioni fra gli esseri umani e il pianeta. Un punto fermo nella geografia umana è l’approccio di guardare l’uomo come agente trasformatore dei luoghi che occupa.
Periodo paleonindustriale
Ratzel e il determinismo
Secondo la concezione deterministica, che ebbe in Friedrich Ratzel il suo epigono, la geografia descrive e localizza i fatti ed i fenomeni naturali e colloca l’uomo in posizione subordinata agli elementi della natura. Il determinismo presuppone che ogni fenomeno sia dettato da una causa. La causa è l’ambiente fisico e le sue conseguenze sono il modo che l’uomo ha di organizzarsi. In sintesi “l’ambiente governa il comportamento umano”.
Possibilismo
La geografia studia i rapporti tra uomo e ambiente naturale, considerando il primo il più importante fattore geografico. La concezione possibilista può essere ridotta a tali proposizioni:
- Le risorse naturali non esprimono solo vincoli, ma offrono possibilità di occupazione e di utilizzazione.
- Le comunità esercitano scelte condizionate dall’ambiente fisico, dalla cultura e dalla tecnologia disponibile.
- I rapporti tra uomo e ambiente fisico sono interpretati in termini di azione e reazione, per cui l’uomo diventa il principale “fattore geografico”.
Vidal de la Blache e i generi di vita
Paul Vidal de la Blache (1845-1918) attribuiva alla cultura, che si manifesta attraverso la storia delle singole comunità, una rilevanza essenziale nell'organizzazione dello spazio geografico. Pertanto, egli individua nei generi di vita uno dei principali campi di studio della geografia, poiché essi sintetizzano efficacemente l’“insieme delle abitudini e delle tradizioni culturali che si sono consolidate nel tempo (la storia), che portano ogni gruppo umano a utilizzare talune risorse locali, anziché altre (progresso tecnico) e che si esprimono attraverso un paesaggio tipico (pastorale, agricolo, industriale ecc.)”. Sposta sull’uomo il campo di studio della geografia, cui è demandata la possibilità di organizzare lo spazio in base alle proprie “conoscenze”.
Il paesaggio
Paesaggio: sul piano empirico è la combinazione dei fatti fisici con quelli umani (componenti e determinanti), che conferisce al territorio una propria fisionomia, facendone un insieme uniforme o almeno contraddistinto dalla ripetizione abituale di taluni aspetti. Esso è il frutto della cultura di una comunità, di un popolo, di una nazione. Tipo di paesaggio: è il frutto di una costruzione intellettuale e costituisce una categoria di paesaggi, definita in base ai tratti comuni: ad esempio paesaggio naturale, carsico, litoraneo, montano, palustre, agrario, urbano, industriale ecc. Paesaggio tipico: è un paesaggio concreto, considerato nella sua individualità e indicativo di una categoria di paesaggi perché di questa possiede in modo evidente i tratti peculiari: ad esempio il paesaggio del Carso triestino rappresenta il paesaggio tipico del tipo di paesaggio carsico.
Periodo neoindustriale
È caratterizzato dalla scoperta di nuove fonti energetiche che in geografia hanno una conseguenza molto importante ovvero quella di svincolare dagli imperativi degli ambienti fisici della industrializzazione. Dal 1950 in poi si parla di struttura, ovvero insieme di fenomeni collegati fra di loro per mezzo di relazioni. Il pensiero di questo periodo è lo strutturalismo ed il maggiore esponente è Edward Ulmann. Gli elementi che fanno parte di una città, che non sono separati tra di loro funzionano perché sono tutti in relazione tra di loro. Con lo strutturalismo cambia la domanda a cui risponde la geografia, non è il perché, ma il come studia l’evoluzione dei processi (insieme dei legami che uniscono gli elementi di una struttura). Nel 1950 la geografia studia le relazioni spaziali, relazioni che avvengono tra fenomeni e luoghi.
Al possibilismo subentra lo strutturalismo: la realtà è dunque una struttura ossia un insieme di elementi uniti da relazione. Alle relazioni verticali uomo-ambiente si sostituiscono le relazioni orizzontali luoghi-fenomeni, da ciò si deduce che l’ambiente viene messo da parte e viene posto in primo piano la funzione economica cadendo così in un nuovo determinismo. La geografia torna ad essere nomotetica regolata dalle leggi e tende a non guardare più al particolare ma opera attraverso l’astrazione costruendo dei modelli di funzionamento.
Modello
Per creare un modello è necessario porre delle ipotesi per comprenderlo è necessario considerare la gestione dei dati. Si creano così delle formule come la legge rango dimensione e poiché questo tipo di geografia presenta un cambiamento dei luoghi prenderà il nome di geografia quantitativa (perché è basata su calcoli matematici e dati certi conferendo in questo modo un approccio più scientifico).
- Localizzazione dell’agricoltura. Modello concentrico. Elaborato da Von Thunen;
- Localizzazione dell’industria. Modello triangolare. Elaborato da Weber;
- Localizzazione della città e dei servizi. Elaborato da Cristaller;
La geografia quantitativa studia le città come nodi diretti, le reti urbane intese come un insieme della città che organizzano il territorio.
*Alla base di tutti i modelli c’è dunque l’economia si parlerà di spazio e non più di territorio ma è riferito a cose reali (Hartshorne). Era quella l’epoca in cui cominciavano ad elaborare teorie, formule e modelli mediante gli elaboratori elettronici. Cambiano anche i luoghi di origine dei vari processi, il funzionalismo infatti si svilupperà negli Stati Uniti. Non ci si basa sullo studio della singola città relazionata all’ambiente bensì sulla città in relazione alle altre città in base alle scale. Altro argomento del funzionalismo saranno i poli industriali e i trasporti; tale corrente si svilupperà fino agli anni ’70 del secolo scorso fin quando non verranno mosse delle critiche. Questa geografia è però accusata:
- Nuovo determinismo non ambientale ma economico;
- Utilizzo di metodi matematici nel tentativo di misurare la qualità della vita;
- Radicalizzazione del pensiero dello strutturalismo;
La critica principale mossa a questo nuovo tipo di geografia fu l’accusa di aver abbandonato il ruolo dell’ambiente (1972 prima conferenza dell’ONU a Stoccolma. 1973 crisi petrolifera).
Strutturalismo
Lo spazio geografico è costituito da un’associazione di elementi di natura sia fisica che culturali i quali, nella loro interazione, generano una struttura soggetta ad evoluzione nel tempo e mutevole nello spazio. La struttura spaziale, quindi, è descritta attraverso le funzioni le quali partono da un “centro” e si irradiano verso la “periferia”. In conseguenza di tale teoria, tra il 1930 ed il 1960, vengono elaborati i modelli territoriali più noti: località centrali, localizzazione, centro/periferia ecc.
Strutturalismo – Funzionalismo
Richard Hartshorne “la geografia è la scienza della differenziazione spaziale. Alla fine degli anni Trenta, Richard Hartshorne affermava che “la realtà, ogni tipo di realtà, naturale e sociale, è costituita da strutture, ognuna delle quali si compone di un complesso di elementi, legati tra loro da relazioni, che evolve nel corso del tempo”. In sostanza il territorio è visto come una tessitura di funzioni, per cui il campo di studio della Geografia è quello di “indagare e di rappresentare le relazioni tra gli elementi del territorio”. Tale approccio ha una portata innovativa, giacché non si tratta più di osservare le “forme” e di spiegarle (possibilismo), ma di trovare, al di sotto della realtà visibile, i principi ordinatori ed organizzatori che valgono per tutti i territori. Lo spazio geografico, quindi, è la risultante di movimenti, reti, nodi e superfici gravitazionali.
Periodo transindustriale
A causa della crisi petrolifera, dal 1973, si passa al periodo transindustriale, caratterizzato da un’evoluzione dell’industria, in quanto si passa ad una maggiore presenza di addetti nel settore dei servizi. Tale situazione prevale nei paesi dove si assiste al processo di deindustrializzazione e quindi al paesaggio ad un’industria dei servizi, mentre nei paesi dove si insediano le industrie che hanno lasciato le aree urbanizzate, si assiste al processo inverso, ovvero alla presenza di un maggior numero di addetti nel settore industriale. Durante il periodo transindustriale si sviluppano una serie di correnti geografiche, che si basano su approcci e problematiche diverse.
Geografia marxista-radicale
Si basa sulla teoria marxista secondo la quale la lotta di classe è in grado di risolvere le problematiche sociali; la teoria principale di tale geografia si basa sull’evoluzione dei ghetti, secondo la quale, le persone per salvaguardare la cultura e i costumi di una determinata etnia tendono a chiudersi in spazi chiusi, escludendo tutte le persone che non fanno parte della loro etnia.
Geografia della percezione o comportamentale (Carl Sauer)
In questa corrente geografica si introduce il soggetto nella valutazione dei fenomeni, in quanto gli esseri umani hanno lasciato un’impronta ovunque siano stati. La geografia della percezione asserisce che è l’ambiente che influenza l’agire umano, quindi si interessa dei processi mentali che condizionano l’uomo a comportarsi in un determinato modo in conformità con l’ambiente in cui vive.
Teoria del sistema generale
Il sistema è una struttura in movimento verso un obiettivo che ha una sua teleologia, e che influenza l’ambiente esterno. Es.: Una famiglia si pone l’obiettivo di comprare una casa, allora tutti i componenti della famiglia, come un’unica struttura, collaborano, secondo le loro possibilità, fin quando non si raggiunge l’obiettivo.
Geografia tradizionalista: lo sviluppo sostenibile
Varato dal ministro Bruntland, è l’insieme di tre scelte politiche:
- Salvaguardia della biodiversità;
- Efficienza economica;
- Equità sociale intragenerazionale e intergenerazionale.
Salvaguardia della biodiversità
La convenzione sulla diversità biologica entrò in vigore nel 1993 e nel 2001 fu firmata da 168 paesi. Si poneva l’istituzione di sistema di aree protette e di un insieme coordinato di norme nazionali e internazionali per regolare le attività potenzialmente dannose per la biodiversità, sono state attuate varie politiche che mirano alla salvaguardia della biodiversità (come la costituzione di parchi protetti dove vengono salvaguardate le specie in via di estinzione).
Efficienza economica
Riguarda l’utilizzo delle risorse e in particolar modo l’utilizzo delle risorse rinnovabili, che decretano l’efficienza economica perché permettono di attuare più cicli di produzione, inoltre l’efficienza economica è data da un uso accurato delle risorse non rinnovabili che si esauriscono dopo un solo ciclo di produzione. Se dopo il ciclo di produzione vengono decretate al riciclo e riutilizzate in altri modi, l’azienda giunge all’efficienza economica. Le risorse si dividono in:
- Stock: tutte le risorse reperibili sulla superficie terrestre;
- Risorse: sono le risorse passibili di sfruttamento;
- Riserve: sono le risorse che vengono sfruttate effettivamente.
Equità sociale
A livello intragenerazionale tutti devono avere accesso alle risorse e conservarle in modo che anche le generazioni future possano avere le stesse possibilità. Lo sviluppo sostenibile si divide in forte e debole; al primo ci si arriva applicando alla perfezione i tre punti; mentre quando la natura viene sacrificata per dare spazio all’innovazione che magari favorisce l’attuazione dell’efficienza economica e dell’equità sociale, si arriva allo sviluppo sostenibile debole.
La regione
In geografia la regione è un’area delimitata in qualche modo e con caratteristiche simili. Per identificare e delimitare le regioni dobbiamo stabilire i criteri per definirle. I criteri che scegliamo possono essere fisici, culturali, funzionali o percettivi.
Regione formale
È caratterizzata dall’omogeneità in uno o più criteri formali, in una regione culturale formale le persone condividono uno o più tratti culturali. Quando si varia la scala di analisi, la regione formale varia.
Regione funzionale
È definita da un particolare insieme di attività o di rapporti al suo interno. Le regioni funzionali hanno uno scopo politico, sociale ed economico condiviso. L’intera area urbana, definita dai movimenti delle persone verso di essa e all’interno di essa, è una regione funzionale. Le regioni funzionali non sono necessariamente omogenee sotto l’aspetto culturale.
Diversi tipi di regione secondo le varie correnti geografiche
- Regione umanizzata: è eterogenea, ha come base la cultura, è delimitata in base ai generi di vita di una popolazione;
- Regione funzionale: si identifica in base all’area di influenza della città più importante che viene chiamata capitale funzionale-regionale;
- Regione sistemica: viene misurata in base alle relazioni tra gli elementi che la compongono, è limitata dai processi simili che la compongono;
- Regione complessa: quella in cui sono tessuti insieme l’ecosistema e la società umana, i cui confini sono istituzionali e culturali;
- Regione naturale: nasce con il determinismo, è definita e delimitata da elementi fisici.
Regioni secondo criteri formali
- Regione agraria: è un tipo di regione dove il territorio è sfruttato maggiormente per le attività agricole;
- Regioni climatiche: sono aree della superficie terrestre caratterizzate dall’omogeneità delle condizioni climatiche;
- Regioni storiche: caratterizzate dalla presenza di luoghi accomunati da un evento storico.
Capitolo 2 la popolazione
La demografia è lo studio della popolazione i problemi demografici cambiano non solo da regione a regione e da paese a paese ma anche all’interno dello stesso paese. Densità demografica o di popolazione: è data dal rapporto tra il numero di abitanti e la superficie da loro occupata è un valore medio ed è ottenibile solo se la superficie studiata è omogenea. Densità fisiologica: è indicato come il numero di abitanti rapportato all’unità di superficie agricola produttiva.
Aree ecumeniche
Consistono in quelle aree abitate permanentemente dall’uomo per più generazioni.
Aree anecumeniche
Aree non abitate o scarsamente abitate (in maniera puntiforme) possono essere esterne (es: polo sud o polo nord) o interne (deserti caldi o freddi o le foreste).
Aree subecumeniche
Sono fasce abitate temporaneamente da popolazioni.
Aree periecumeniche
Sono inserite nelle zone anecumeniche, ma ricevono dall’esterno ciò che è utile per la sopravvivenza.
Dinamica demografica
Per calcolare l’incremento naturale della popolazione di un paese si sottrae semplicemente il numero di morti dal numero di nati, tenendo ovviamente conto di altri due fattori, l’immigrazione e l’emigrazione. Le statistiche per ogni popolazione possono essere calcolate su scala mondiale, regionale, nazionale e persino locale. Sulla dinamica demografica della popolazione influisce anche la cultura e gli elementi culturali, come anche le differenze di alimentazione. Anche la differenza tra residenza nella campagna e nella città, risulta essere incisivo sulla natalità. Ancora sulla natalità possono influire fattori politici e storici. Infine sulla natalità possono influire fattori biologici quali fecondità, nuzialità precoce, struttura per età (un paese popoloso con metà della popolazione giovane ha problemi assai diversi da quelli di uno in cui gran parte della popolazione è costituita da anziani).
Transizione demografica
Questo modello adattabile a tutte le popolazioni, si divide in 5 fasi. La prima, uguale per tutte le popolazioni, è contraddistinta da tassi di natalità e mortalità elevati (Si parla di transizione per indicare il passaggio da uno stadio demografico ad un altro).
Espansione demografica
In questa fase il tasso di mortalità decresce e aumenta il tasso di natalità in questo modo si ha una crescita della popolazione.
Basso stazionario
In questa fase entrambi i tassi demografici decrescono decretando un calo della crescita.
Decrescita
Il tasso di natalità è addirittura inferiore al tasso di mortalità, in questa fase si decreta un vero e proprio calo della popolazione.
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