Capitolo 1: La terra e la sua rappresentazione
Tre caratteristiche delle carte geografiche
La rappresentazione è ridotta in quanto non è possibile descrivere la superficie della Terra nelle sue dimensioni reali, ma solo ricorrendo a un opportuno rimpicciolimento. Possiamo definire una carta geografica come una rappresentazione grafica ridotta, simbolica e approssimata della superficie terrestre su una superficie piana, delle stesse secondo un rapporto determinato, detto scala.
Essa è, inoltre, simbolica in quanto tutti gli elementi fisici presenti sulla superficie terrestre, siano essi naturali o di origine antropica, sono descritti da segni imitativi o convenzionali, che spesso possono non riprodurre l’esatta forma e dimensione in scala. Infine, ogni rappresentazione risulterà sempre approssimata in quanto la superficie sferica della terra non sarà mai riproducibile con esattezza su un piano senza dare luogo a deformazioni. Scopo dei numerosi modelli matematici creati per realizzare proiezioni cartografiche è pertanto ridurre al minimo le approssimazioni e le imprecisioni, conservando le proporzioni tra superfici e distanze e l’invariabilità degli angoli.
Forma e dimensioni della terra
La terra non è una sfera perfetta, ma risulta schiacciata in corrispondenza dei poli e rigonfia all’equatore, a causa dell’effetto centrifugo indotto sulla sua massa dalla velocità di rotazione. In realtà, la terra non ha neppure esattamente la forma di un ellissoide di rotazione, la forma della Terra presenta varie irregolarità dipendenti dalla diversa natura dei materiali costitutivi. I geodeti attribuiscono alla terra una forma particolare definita geoide, un solido la cui superficie teorica a livello del mare è identificata dall’insieme dei punti in cui il filo a piombo è perfettamente normale a essa.
Le coordinate geografiche
A ogni punto sul terreno deve corrispondere uno e un solo punto sulla carta. Il sistema più utilizzato nelle carte di media e piccola scala è quello delle coordinate angolari. Immaginiamo di rappresentare la Terra come una sfera perfetta e di tagliarla con un piano passante per il suo centro. L’intersezione del piano con la superficie sferica determina una linea circolare chiamata circolo massimo. Se invece tagliamo la sfera con piani non passanti per il centro otteniamo intersezioni circolari di raggio inferiore, dette circoli minori.
I circoli massimi sono i più grandi circoli che si possono tracciare sulla superficie di una sfera; ne esistono in numero infinito; due circoli massimi distinti si intersecano sempre suddividendosi reciprocamente in due semicerchi; ogni punto della superficie sferica è attraversato da infiniti circoli massimi; un circolo massimo passante per due punti della superficie sferica individua la distanza più breve fra i due punti.
I poli sono definiti come l’intersezione dell’asse di rotazione con la superficie della sfera. Ogni circolo massimo passante per i poli determina due semicerchi detti meridiani. Tutti i meridiani partono quindi da un polo e arrivano al polo opposto seguendo la direzione nord-sud.
I paralleli sono circoli minori perpendicolari ai meridiani ottenuti intersecando la superficie sferica con piani perpendicolari all’asse di rotazione. Il piano che passa per il centro della sfera detto piano equatoriale determina un parallelo, l’equatore, pure equidistante dai poli, ed è l’unico circolo massimo fra tutti i paralleli.
La latitudine di un punto della superficie si definisce come il valore angolare dell’arco di meridiano compreso fra il punto e l’equatore, è espresso in gradi sessagesimali, primi e secondi, ed è misurato, a partire dall’equatore, verso nord o verso sud. Tutti i punti dell’equatore hanno latitudine 0. La massima latitudine (90°) corrisponde ai poli. Analogamente, la longitudine di un punto è il valore angolare dell’arco di parallelo compreso fra quel punto e un meridiano di riferimento, il meridiano di riferimento a livello internazionale è il meridiano di Greenwich, tutti i punti posti su questo meridiano hanno longitudin zero.
La determinazione della latitudine e della longitudine
L’importanza della latitudine è grandissima, perché da essa dipende la quantità di energia che ci giunge dal Sole. L’asse terrestre infatti è inclinato di 66° 33’ rispetto al piano dell’orbita, sicché solo in due giorni dell’anno (21 marzo e 23 settembre) il Sole culmina a 90° sull’equatore. I circoli polari artico e antartico sono appunto i due paralleli dove rispettivamente il giorno 21 giugno e il 21-22 dicembre il Sole a mezzanotte sfiora l’orizzonte senza tramontare. In quello stesso giorno al circolo polare antartico il Sole sarà alto a mezzogiorno mentre non sarà visibile a mezzanotte.
La longitudine non ha effetto sul clima di una località, ma sul tempo in senso cronologico. Se l’ora locale è più tarda di quella risultante al meridiano 0° la longitudine sarà orientale (più precisamente 30° est, perché a ogni ora corrispondono 15° cioè 1/24 della rotazione completa della terra: viceversa, se l’ora locale è in ritardo su quella del meridiano 0°, la longitudine sarà ovest. Quando al meridiano di Greenwich è mezzogiorno, all’anti meridiano sono contemporaneamente le ore 0 e le 24 dello stesso giorno.
L'altitudine e la rappresentazione del rilievo
Attualmente un metodo usato per lo più nelle carte a grande scala è quello del tratteggio, consistente nel disegno di trattini disposti lungo le linee di massima pendenza, più fitti dove il pendio è più rapido; per tratto forte si intende invece il semplice tracciato di linee che indicano le direzioni delle catene montuose.
Altri metodi sono quello dello sfumo (uso di tonalità di grigio o di altro colore, più intense con l’aumentare dell’altitudine), spesso integrato da un lumeggiamento obliquo che con le ombre prodotte dal rilievo conferisce maggiore evidenza e plasticità, e quello delle curve di livello, con cui si immagina di proiettare sul piano della carta le curve disegnate dall’intersezione della superficie del terreno (isoipse) o dei fondali marini (isobate) con piani paralleli al livello del mare, disposti a intervalli regolari e quindi tra loro equidistanti.
Capitolo 2: Storia della cartografia
I primordi e la cartografia greca
La rappresentazione su un piano di porzioni di un territorio per indicare la posizione reciproca di elementi in esso collocati risale certamente a epoche antiche. Rudimentali mappe incise su roccia risalenti a oltre 10000 anni fa sono state rinvenute in Giordania e in Ucraina. Dalle antiche civiltà del Medio Oriente ci è giunta una tavoletta d’argilla risalente al 2400-2200 a.C., raffigurante il corso dell’Eufrate con l’ubicazione di alcune città. Molto più tardi sono i tentativi di rappresentazione del mondo intero. Quello ritenuto più antico al momento attuale è una tavoletta di argilla babilonese del VII secolo a.C. La prima rappresentazione dell’ecumene è attribuita a un filosofo greco della scuola ionica Anassimandro di Mileto. A Mileto visse anche Ecateo, autore di una descrizione geografica con relativa carta.
La cartografia scientifica ha il suo fondatore in Dicearco di Messina (IV secolo a.C.) che disegnò una carta dell’area del Mediterraneo in cui il mare era diviso da una linea orizzontale detta diaframma. Già nel V secolo a.C. i Pitagorici avevano acquisito il concetto di sfericità della terra e Dicearco fu tra i primi a tentarne la misurazione. Il filosofo e matematico fu anche autore di una descrizione geografica del mondo illustrata da una famosa carta nella quale era disegnata una sorta di rete di linee di riferimento passanti per località note che preludono ai paralleli e ai meridiani. La carta di Eratostene rappresentava una porzione del mondo più vasta. Nel mondo greco i progressi della matematica, dell’astronomia e della geografia ebbero notevoli ricadute sull’evoluzione della cartografia.
Cartografia romana ed ellenistica
Indirettamente sappiamo però che nel I secolo a.C. venne fatta una misurazione del territorio soggetto al dominio romano con indicazione della distanza lungo le vie terrestri consolari e rilievo dei terreni, e che una carta del mondo conosciuto era dipinta in un portico di Roma. Sappiamo anche che i Romani si servivano per i loro viaggi di carte su papiro o pergamena da arrotolare. Tra queste è giunta fino a noi una copia medievale di una rappresentazione del III e IV secolo studiata nel Cinquecento dall’umanista austriaco Peutinger. Essa infatti indica strade città luoghi di sosta con le distanze in miglia da un luogo all’altro stringendo moltissimo la rappresentazione nel senso della latitudine e quasi ignorando i mari per poter includere nella stretta striscia tutte le terre dell’impero.
Nell'ambito dell’impero romano le produzioni dell’area ellenistica di studiosi come Marino di Tiro e Claudio Tolomeo. Marino di Tiro e Tolomeo realizzarono dei veri atlanti con le prime carte in cui si fa uso del reticolato geografico. Nella sua Geografia Tolomeo incluse una carta di tutto il mondo conosciuto in proiezione conica con indicazione ai margini dei valori di latitudine e longitudine carte di singole regioni in proiezione piana rettangolare. Tolomeo si servì di misure di distanza assai imprecise attribuendo un’estensione in longitudine molto superiore a quella reale sia al Mediterraneo sia all’ecumene.
La cartografia medievale
Nel corso dell’alto Medioevo si assiste in Europa a una sensibile involuzione sia nella rappresentazione che nel contenuto delle carte geografiche. Le rappresentazioni più note sono i mappamondi “T”, in cui su un disco è rappresentato in modo schematico e semplicistico tutto il mondo, con Gerusalemme al centro, l’Asia in alto e l’Europa e l’Africa in basso, circondate dall’oceano e separate dal mar Mediterraneo, dalle acque del Tanais e del Mar Rosso. Nel mondo arabo non mancano invece significativi progressi, il più noto dei geografi è Idrisi autore di una descrizione geografica del mondo nota come “Libro di Ruggero”.
Per il basso Medioevo sono invece abbastanza numerose le...
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