GEOGRAFIA UMANA
Il pianeta terra dove viviamo si presenta con un aspetto che l’uomo nel corso del
tempo ha modificato; l’uomo modifica lo spazio quotidianamente sulla base di una
propria cultura; è fondamentalmente un animale spaziale, un animale mobile.
Radice = legame molto forte con il territorio
Dimensione scalare = dimensione tipica della geografia che usa uno strumento di
misura chiamato scala
La geografia è una disciplina antica che legava tutto il sapere riguardante la scienza
del territorio; uno dei più grandi problemi era come si collocava la Terra nello spazio.
La cartografia era strettamente legata alla geografia.
La geografia come tutte le discipline ha un approccio di metodo.
La natura determina i cambiamenti dell’uomo; l’uomo è arrivato dappertutto ma ci
sono luoghi in cui c’è un ampio grado di naturalità.
Il pianeta Terra dovrebbe essere governato nella stessa maniera.
Negli anni ’80 era cambiata la visione dell’uomo e lo sviluppo tecnologico non era
infinito: nasce l’idea che passa sotto il nome di sostenibilità.
Termini fondamentali:
• Territorio > risultato dell’azione dell’uomo a fini esistenziali;
• Paesaggio > aspetto profondo del territorio; è quello che vediamo;
• Toponomastica > nomi dei luoghi, di com’era il territorio quando ha iniziato a
essere colonizzato;
• Panorama > percezione estetica che abbiamo di un luogo, mera percezione
visiva; è diventato uno strumento formidabile di comunicazione.
Geografia = terra + (de)scrivere
La geografia moderna (da ‘700-‘800) ha sempre litigato, creando sottoinsiemi,
perdendo l’unitarietà che era l’elemento fondamentale che segnava la storia della
disciplina e della geografia fin dalle origini: era una disciplina unica, quando viene
riconosciuta e istituzionalizzata (insegnata nelle università) ci si inizia a porre delle
domande su cosa bisogna studiare. Inizialmente si formano due correnti geografiche
e due storie geografiche diverse:
1. Geografia fisica > ambiente, morfologia, piante, clima ecc
2. Geografia umana o antropica (antropos = uomo).
La geografia generale aveva all’interno un’altra componente: la cartografia, che si
occupa di rappresentare il territorio. Gli antichi geografi erano degli attenti
osservatori del territorio, raccoglievano informazioni da chi viaggiava. Essi raccontano
questi elementi ma volevano un modo per condensare tutte queste informazioni e
scelgono la cartografia.
Tolomeo = grande geografo, fisico, si occupa di astronomia, di definire le coordinate
geografiche, di descrivere i luoghi conosciuti durante l’Impero Romano, ma si occupa
anche di rappresentare in forma geometrica la terra e inventa le proiezioni (es.
proiezione di Tolomeo).
Cartografia = ha sempre accompagnato la storia dell’uomo, oggi è uno strumento
ritornato molto in voga ed è diventata 3D.
Fine ‘700 – inizio ‘800 > nascita della topografia (scienza che studia la
rappresentazione del luogo) > da qui la cartografia si stacca dalla geografia e diventa
una scienza indipendente.
Senza la cartografia, la geografia ha molte difficoltà a rappresentare certe cose. La
cartografia ha dovuto risolvere molti problemi, a partire dalla forma della terra
(inizialmente: rappresentazioni cubiche). Quando si capisce che la Terra è sferica il
problema è come rappresentare una sfera: si inventano le proiezioni; un altro
problema era come rappresentare i rilievi su un piano > le strategie più antiche sono
le rappresentazioni a buchi di talpa.
Geografia umana > obiettivo = interpretare le azioni dell’uomo sul territorio,
osservarle, descriverle, interpretarle e immaginare gli scenari futuri.
La geografia in generale è una scienza predittiva, una scienza utile a definire quelli
che saranno gli scenari futuri della Terra. Disciplina che ha 250 anni.
Gli antenati
• Alexander von Humbolt (1769-1859) > esploratore settecentesco
Inizialmente la geografia si sviluppa in area tedesca e nasce dalle riflessioni che
i primi esploratori scientifici sull’esperienza di Darwin cominciano a fare.
È il più grande esploratore scientifico dell’epoca moderna prima di Darwin; gira
il mondo, scrive un’opera fondamentale che è descrizione complessiva della
Terra e si pone alcuni problemi: prima di tutto pensa che l’uomo sia una parte
integrante del quadro ambientale al quale è soggetto in quanto essere vivente
ed appartenente alla biosfera, però è anche un essere pensante quindi modifica
territorio, ambiente, natura a suo piacimento: mette in atto con l’azione del
pensiero le strategie che permettono di modificare il territorio in funzione delle
proprie necessità. È un periodo in cui si combatteva l’idea illuminista dell’uomo
libero, dell’uomo che con la sua mente è capace di fare qualunque scelta e
analisi rispetto ad una concezione religiosa, teologica in cui l’uomo era creato
da Dio: Dio decideva tutto dell’uomo e la natura era parte di un grande disegno
voluto da lui. Certi geografi riprenderanno questa idea teologica della finalità
dell’uomo. Dall’altra parte gli illuministi dicevano che l’uomo ha una mente ed
è un essere pensante.
Per von Humbolt lo scopo della geografia è quello di descrivere la Terra: lo
scopo ultimo e più nobile della scienza geografica è la descrizione fisica del
mondo. Questo è importante perché si comincia a costruire quell’idea di
geografia come scienza descrittiva, classificatoria, che fa delle tassonomie cioè
degli elenchi dove collocare gli aspetti fisici e umano della Terra. Quindi si
viaggia, si conoscono luoghi diversi, si conoscono popolazioni diverse e risultati
della civiltà umana diversi; non interessa ancora il perché le cose sono diverse,
interessa descriverle.
• Karl Ritter (1779-1859) > scapigliato ottocentesco
È importante per due motivi:
1. Si pone il problema di dare alla geografia un metodo chiaro e scientifico, e
di codificarlo;
2. Comincia ad intuire che accanto agli aspetti più strettamente naturali ed
ambientali l’uomo ha un ruolo importante nell’interdipendenza tra uomo
e natura tramite la storia.
L’uomo centra però comunque la Terra esisteva anche prima dell’uomo (visione
teleologica); fino al ‘700-‘800 l’idea che la Terra fosse esistita prima non era
condivisa anzi, l’idea religiosa era che la Terra era stata creata da Dio insieme
all’uomo, quindi una contemporaneità: non c’era niente della teoria
evoluzionistica che avrebbe poi cambiato la visione.
La Terra è il luogo dove avvengono tutti gli accadimenti naturali ma l’uomo, dal
suo apparire, interagisce con gli avvenimenti naturali. Per la prima volta si
comprende che la lettura geografica della Terra non può prescindere dalle
vicende dei popoli, quindi dalle attività che l’uomo faceva. La Terra è il luogo in
cui si svolge il destino dell’umanità, che può essere segnato da disegni derivano
da un’entità esterna (disegno di Dio).
Ritter dice che la Terra è il luogo in cui l’umanità svolge il proprio percorso
assegnato da un destino eterno che viene dato in termini di definizione giusta ai
popoli che sono dotati di fede. In questo rapporto si gioca questa idea iniziale
della geografia. L’uomo agisce sulla Terra, la modifica, la rappresenta e deve
dare vita ad una conoscenza in cui le due realtà (uomo e natura) si confrontano
in un rapporto di interdipendenza.
L’evoluzione del pensiero geografico
Tutto questo ci serve per capire come siamo passati dal determinismo ambientale
alla geografia sistemica di oggi, in cui natura e uomo sono inseriti in una concezione
sistemica, figlia della teoria dei sistemi (tutti gli elementi compongono un sistema che
sta in equilibrio). Per completare il passaggio la geografia ci mette 150 anni ma
contribuendo a definire gli strumenti e i metodi dell’analisi spaziale. Negli anni ‘60
compare la geografia quantitativa (=applicazione di metodi, strumenti, analisi
matematica e statistica all’interno della geografia). Questo è il momento di un’altra
rottura: la geografia umana aveva già perso la cartografia e la geografia fisica; la
geografia quantitativa dà vita alla geografia economica, che applica nella geografia
umana i metodi dell’economia: si parla di modellistica e si cerca di spiegare il
comportamento dell’uomo sul territorio tramite modelli. La geografia economica
cresce da figlia della geografia umana e poi si distacca. Fra gli anni ’70 e ’80 avviene
un altro cambiamento: compaiono le scienze percettive e le scienze sociali:
psicologia, sociologia, antropologia; portano nella geografia altre dimensioni (es.
percezione del rischio, percezione dei luoghi, società umane).
Il paradigma positivista
La storia della geografia inizia col paradigma positivista (positivismo = corrente di
pensiero che si sviluppa fra gli anni 50 e 90 dell’800). Il positivismo dice: “il rapporto
tra ambiente e uomo è visto in senso unidirezionale, come un vettore che procede
dal fisico all’umano”; ciò dimostra che la geografia era connessa a quello che era il
pensiero filosofico. In questa fase la geografia assume molto della filosofia. Per
questo abbiamo l’uomo-albero: la testa, dove c’è il cervello dell’uomo, è figlia della
natura: nascono così i deterministi.
I deterministi e il determinismo ambientale
C’è l’idea che qualunque azione o comportamento dell’uomo derivi dalla natura.
L’esperienza maggiore del determinismo geografico avviene in Germania con
Friedrich Ratzel (1844-1904) che dà origine all’antropogeografia (geografia umana) e
dà spazio al determinismo geografico, che fa parte della concezione di Ratzel che
considera la geografia una biogeografia: l’uomo, come piante e animali, è un
elemento che compone la natura terrestre.
Il determinismo ambientale dice che l’ambiente naturale genera e determina il
comportamento umano; quindi la geografia deve interessarsi della distribuzione degli
umani e degli effetti dell’ambiente naturale sugli stessi gruppi umani. L’800 è anche
un periodo in cui si forma il pensiero romantico, dove la natura è vista come forza
plasmatrice dell’umanità; è un periodo in cui iniziano in modo sistematico le
conoscenze approfondite in chiave geografica dei territori al di fuori dell’Europa, e
comincia ad essere considerata in chiave profonda anche la conoscenza dei gruppi
umani, che vengono classificati (geografia come classificazione): i geografi girano il
mondo e classificano, fanno elenchi di luoghi, specie vegetali, animali, mettono
insieme queste cose considerando le caratteristiche climatiche, ma anche qui non ci
si chiede il perché delle diversità vegetali. Il geografo europeo scopre gli altri popoli e
li classifica: c’è chi li accetta e chi li considera solo forza-lavoro come altri animali e
c’è chi si incuriosisce del fatto che andando in posti lontani le popolazioni incontrate
sono diverse.
Si crea il concetto di razza: le popolazioni vengono suddivise per razze e non ci si
chiede se queste razze diverse avevano una storia/cultura ma si prende come
postulato che è la natura che determina le caratteristiche dei gruppi umani quindi si
capisce che bisogna analizzare gli aspetti naturali (se uno ha la pelle nera è perché
vive in un luogo dove gli elementi naturali condizionano l’adattamento biologico della
specie umana ecc).
Il determinismo ambientale non si pone quando non riesce a leggere nelle
popolazioni (razze) la diversità culturale: tutto viene parametrato al livello di civiltà
che i gruppi umani avevano raggiunto in Europa, che viene considerata il top nell’800.
I geografi aiutarono le teorie razziste che in quel periodo si formavano in Europa e
che porteranno alla nascita di fascismo, nazismo e dell’idea di considerare la razza
ariana superiore alle altre.
Le teorie deterministe hanno successo e vengono interpretate in maniera estrema da
Ellen Churchill Semple (1863-1932), che scrive un libro chiamato “Influenze
dell’ambiente geografico sull’uomo”: porta ad estreme conseguenze la concezione
determinista.
Il geo determinismo c’è anche oggi: rapporto uomo/natura = problematico, si
interroga se è la natura che determina eventi, comportamenti e azioni.
Es. alluvione di Genova > evento figlio di fenomeni climatici e di attività dell’uomo,
può essere un elemento naturale o un non corretto rapporto uomo-territorio; è un
rapporto complesso perché c’è sia la necessità di trasformare il territorio, sia i fattori
dell’ecosistema che hanno altre regole. Un tempo questo rapporto era più facile, ora
invece le scelte sono individuali.
Determinismo ambientale > l’ambiente naturale determina il comportamento
umano: è la natura che decide ed interviene sull’uomo, il quale è solo una parte della
natura e ne subisce le conseguenze senza possibilità di opporsi. La natura è vista in
maniera primigenia ma è fondamentalmente l’aspetto positivo e generale in cui
l’uomo si trova immerso. Il determinismo introduce il concetto di razze superiori, che
vengono individuate nella civiltà occidentale e nel secondo dopoguerra dalle razze del
nord con l’estremizzazione portata avanti dal nazionalsocialismo della pura razza
ariana che era superiore dal punto di vista religioso e dal punto di vista etnico.
Il paradigma storicista
La questione cambia con l’arrivo del paradigma storicista che nasce in Francia
sull’idea che accanto all’ambiente naturale un ruolo importante inizia ad averlo
l’uomo attraverso la storia: c’è un’unione molto forte tra storia e geografia; storia
intesa come si viene costituendo attorno alla rivista francese degli annali e attorno
alla figura importante di Lucia Heifer, storico francese che rivoluziona l’approccio
storico che viene visto come un’evoluzione di lungo periodo; quindi l’umanità ha una
propria storia fatta lungo un continuum temporale e spaziale. La storia valorizza
l’uomo, i gruppi umani, le società. Se l’uomo ha un ruolo non passivo, deve avere un
ruolo anche dal punto di vista spaziale; si introduce l’idea che il rapporto uomo-
natura va visto in maniera bidirezionale, composto da fattori che vengono generati
dall’ambiente che si confrontano con quelle generate dalle società umane. Queste
relazioni generano spazio, modelli di comportamento e mutano nel tempo.
L’approccio dell’uomo con il suo territorio è di tipo dinamico.
I possibilisti ed il possibilismo
Colui che teorizza il possibilismo è Paul Vidal de la Blache (1845-1918); vive in Francia,
è connesso al gruppo degli storici (storia e geografia iniziano a viaggiare insieme).
Possibilismo significa che ci sono delle possibilità, che non è tutto predeterminato: il
modello è fatto da relazioni che sono interagenti e si autocontrollano. L’ambiente
naturale presenta dei vincoli, ovvero gli elementi naturali stessi: posizione, clima,
natura del suolo… Questi elementi in certe situazioni diventano opportunità (es. un
terreno anche se desertico, arido può essere un terreno predisposto a dare più
raccolti nel corso di un anno). L’ambiente naturale non è più qualcosa di
predeterminato ma offre vincoli, opportunità, quindi l’uomo può scegliere attraverso
il comportamento che cosa fare e come far sfruttare le opportunità: la natura
propone l’uomo dispone. Le scelte umane sono determinate dal livello di civiltà che
ogni società raggiunge nella sua storia; la civiltà è fatta di cultura e di tecnologia:
cultura in senso ampio di patrimonio immateriale complessivo di una civiltà (regole e
norme che una società si dà es. politica ereditaria, politiche patrimoniali, politiche
religiose...). Il rapporto di un uomo con il suo territorio è improntato fortemente alla
civiltà, alla cultura e alla tecnologia. Di più tecnologia dispone l’uomo, più scelte
possibili può fare; la tecnologia permette di superare i vincoli (es. si porta l’irrigazione
nel deserto quindi si superano i limiti dell’aridità) ed è stato un elemento
fondamentale delle rivoluzioni agrarie (es. aratro, rotazione
biennale/triennale/quadriennale, OGM…).
I concetti basilari del possibilismo
• Regione > concetto del possibilismo perché se si divide uno spazio dove vive
una comunità umana che ha una omogeneità di comportamenti riconoscibili
nella “civiltà”, che hanno un patrimonio di conoscenze e norme, e che quindi ha
modificato il territorio in maniera comune creando dei modelli organizzativi, è
chiaro che quel territorio inizia ad essere diverso dai territori vicini di altre
civiltà > si iniziano a individuare dei confini quindi quello spazio diventa
delimitato: spazio delimitato = regione, può essere letta in scale diverse quindi
possiamo avere delle regioni piccole (microregioni)/grandi (macroregioni).
Anche i continenti possono essere definiti regioni:hanno caratteristiche proprie.
• Paesaggio > insieme degli aspetti fisico-naturali e socioeconomici e culturali di
un luogo; risultato di quella stratificazione profonda che l’uomo ha fatto nei
secoli. Oggi il paesaggio è una chiave di lettura complessa del nostro territorio
perché si è stratificata tutta l’azione dell’uomo e più antica è la presenza
dell’uom
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