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Appunti lezioni primo modulo integrati con manuali Haggett e Greiner-Dematteis

Introduzione alla geografia

Geografia = scrittura e descrizione della Terra. Per molti secoli la cultura occidentale ha utilizzato la geografia per descrivere il mondo, elaborando immagini dell’ecumene, tutto il mondo abitato dagli uomini, a partire da Tolomeo, poi nel Medioevo e nel Rinascimento e oggi con le carte satellitari e grazie alle scoperte e alle esplorazioni. Oggi la funzione di descrizione del mondo potrebbe apparire superata in ragione delle dilatate opportunità di conoscenza individuale e per i mezzi di comunicazione di massa: la geografia ha visto incrinarsi il suo monopolio come produttrice di immagini del mondo.

La geografia non è solo descrizione dei fenomeni, ma anche capacità critica nell’analizzarli e interpretarli: la nostra capacità di muoverci nello spazio dipende dalla nostra intelligenza geografica che ci permette di dominare il mondo in cui viviamo in termini positivi e pratici interpretando i nessi e la rete di relazioni esclusi dalla geografia elencativa, che ci dà un’immagine erronea di disciplina fissa. Nella società contemporanea queste reti di relazioni globali sono mutevoli e complesse, per via della maggiore mobilità individuale, per la crescente spazializzazione dei luoghi sociali e produttivi, che rendono difficile l’elaborazione e la rappresentazione di spazi geografici. Oggi ci sono connessioni, tramite internet, molto più forti di quelle spaziali di un tempo.

Differenti tipologie di distanze

  • Distanza fisica: porzione di spazio che separa due luoghi in m o km (distanza geometrica);
  • Distanza tempo: km/tempo (distanza relativa);
  • Distanza costo: euro/km (distanza relativa);
  • Distanza metaforica: es. distanza culturale, linguistica (distanza relazionale).

La necessità di una nuova intelligenza geografica

In conclusione, a fronte di questa complessità appare necessario rivitalizzare una nuova intelligenza geografica non più basata sulla semplice enumerazione di fenomeni, ma sull’analisi e identificazione delle relazioni e interazioni che connettono i fenomeni reciprocamente nello spazio della superficie terrestre per produrre delle rappresentazioni mentali efficaci. Perciò, la geografia non ha esaurito le sue funzioni. Essa deve quindi essere di carattere connettivo tra scienze della natura e scienze umane per comprendere le complesse relazioni tra gli ambienti naturali e le comunità umane.

La geografia può anche fornire indicazioni applicative sul piano della gestione e del controllo del territorio, come nella tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e paesistico, fondamentale per prendere decisioni che riguardino il territorio e pianificare, con attenzione alla geografia storica. A questo scopo in Italia esistono associazioni non accademiche che hanno lo scopo di divulgazione, come la Società Geografica Italiana, che ha sede a Roma, con il suo bollettino, l’Associazione dei Geografi Italiani (AGI) con gruppi di lavoro, l’Associazione Italiana degli Insegnanti di Geografia (AIIG), con tutte le riviste specialistiche.

La scienza dei rapporti uomo-natura

La geografia è la scienza dei rapporti uomo-natura, o società-ambiente, che analizza i nessi logici che legano nello spazio fenomeni, fatti, strutture: studio di fenomeni naturali e antropici entro lo spazio della superficie terrestre. L’oggetto della ricerca geografica è il territorio come prodotto dell’interazione tra società e ambiente con tutte le sotto-discipline che studiano i fenomeni in maniera isolata, che la geografia studia tutti in relazione col territorio. Esse sono:

  • Biogeografia e geografia fisica: studiano i quadri ambientali;
  • Geografia della popolazione: studia il popolamento e l’assetto demografico;
  • Geografia urbana: studia l’insediamento;
  • Geografia agraria e delle attività industriali: studiano le attività economiche;
  • Geografia storica, del paesaggio e culturale: studiano i valori storico-culturali;
  • Geografia politica, amministrativa e regionale: studiano l’ordinamento spaziale della società.

Tutto l’insieme di questi ambiti specifici è dato dalla geografia generale, l’area di integrazione delle geografie specializzate nell’analisi di tutte le componenti che interagiscono nel rapporto società-natura. Essa si pone obiettivi di generalizzazione e spiegazione per la dimensione spaziale dei fenomeni naturali e antropici, ovvero per i fatti di localizzazione, distribuzione, organizzazione e interrelazione nello spazio.

Relazioni territoriali

La geografia indaga due tipi di relazioni che costituiscono l’organizzazione territoriale:

  • Le relazioni verticali (o ecologiche) che si instaurano tra un gruppo umano e l’ambiente da esso occupato (es. agricoltura);
  • Le relazioni orizzontali che si instaurano tra diversi soggetti e/o gruppi e/o elementi territoriali situati in luoghi diversi della superficie terrestre (es. commerci), a diverse scale interconnesse (in modo multi-scalare, dal locale al globale).

Esse si possono estrinsecare tramite flussi materiali o immateriali (rete invisibile di energia, informazioni e capitali che varia in base al tempo e ai fenomeni considerati).

Storia del pensiero geografico

Due grandi fasi generalmente riconosciute:

Fase pre-istituzionale

Lunga fase di gestazione (dall’antichità greco-latina fino al XIX secolo) in cui si pongono le premesse per lo sviluppo della disciplina nelle sue forme moderne; è un periodo in cui la produzione del sapere non è ancora articolata secondo le attuali partizioni positivistiche. Il termine “geografia” è già attestato anticamente in opere che si pongono come obiettivo la descrizione del mondo (il primo a usarlo in questo senso, con il sistema di coordinate, e perciò è considerato il fondatore della geografia matematica, è Eratostene). La geografia si occupa di produrre e diffondere immagini dell’ecumene con la sistematizzazione delle conoscenze dalla tradizione e dai viaggi di esplorazione. Descrizione in due principali filoni:

  • Quello storico-narrativo: analogo a quello delle opere storiche di Erodoto, Strabone e dei corografi rinascimentali, descrizione narrativa del globo;
  • Quello matematico-astronomico e cartografico: attinge alla sfera della matematica con Eratostene, Tolomeo e tutta la cartografia rinascimentale di ispirazione tolemaica, la descrizione avviene attraverso cartografia destinata alla collocazione del globo in un sistema astronomico e alla rappresentazione relativa della superficie terrestre.

I due filoni scemano nel Medioevo, ma riprendono vigore nel Rinascimento in cui l’importanza del geografo ha un ruolo fondamentale anche politico e commerciale, avendo la geografia una finalità pratica, con la riscoperta del modello tolemaico. Le conoscenze del mondo subiscono una grande scossa con la fase delle nuove scoperte geografiche, che rendono necessaria l’integrazione delle nuove informazioni con metodi antichi. Il sapere geografico vede una grande fioritura anche grazie alla stampa, applicata alle descrizioni corografiche storico-narrative e alla cartografia, che diventano appannaggio di un pubblico più ampio (es. i mercanti, le imprese di conquista territoriale, il potere politico per il governo e il controllo dei territori). Nella fase che va dal Rinascimento all’Ottocento la cosmografia (descrittiva col testo) e la cartografia (per immagini) costituiscono le due modalità di descrizione del mondo: in questa lunga fase la geografia è un sapere elitario, seppur allargato con la stampa. La geografia è elaborata da singoli pensatori con capacità di penetrazione nel tessuto culturale piuttosto scarsa.

Fase istituzionale

Nell’ultimo quarto dell’Ottocento la geografia subisce trasformazioni e diventa disciplina scientifica in senso moderno e accademica:

  • Nascono le prime cattedre universitarie stabili di geografia in quasi tutti i Paesi europei: è un elemento di svolta;
  • La geografia fa il suo ingresso tra le materie di insegnamento fin dal grado elementare;
  • La geografia è interpretata come sapere utile, come la storia, alla costruzione identitaria dello Stato (soprattutto in Italia);
  • Vengono create le Società Geografiche nazionali con lo scopo di promuovere la ricerca scientifica geografica, le attività di esplorazione e colonizzazione, anche attraverso riviste scientifiche specializzate e l’organizzazione di convegni periodici.

La fase istituzionale si identifica quindi con il momento in cui in un dato Paese si verificano le suddette condizioni. Intorno alle prime cattedre di geografia si fondano scuole di pensiero, che hanno più impatto dei singoli pensatori (vd. Alexander von Humboldt, naturalista, botanico, meteorologo, grande viaggiatore, considerato il padre della geografia perché collega i fenomeni cercando di coglierne i rapporti causa-effetto e l’ultimo grande pensatore isolato; Carl Ritter invece è il primo a sedere su una cattedra universitaria di geografia, nel 1850 a Berlino). La geografia assume obiettivi di generalizzazione ed esplicazione e definisce il proprio ambito di interesse come la dimensione spaziale dei fenomeni naturali e antropici che hanno luogo sulla superficie terrestre, studiandone la localizzazione, la distribuzione, la variazione, l’interrelazione e l’organizzazione. L’ambito è così più circoscritto della fase pre-istituzionale e distinto più nettamente da altre discipline (etnografia, astronomia, geologia…).

Problemi chiave dell’identità della disciplina

Relazioni uomo-ambiente, oggetto privilegiato degli studi geografici (studio degli ecosistemi): il contesto è il Positivismo fondato sull’empirismo, sull’analoga analisi dei fatti della realtà unica delle manifestazioni fisiche e sociali e sull’identità di approccio conoscitivo empirico-deduttivo, prevedibile e deterministico, per tutte le scienze distinte solo in base al loro ambito, e le teorie evoluzionistiche darwiniane applicate a tutte le scienze, anche la geografia, a cui si attribuiscono le stesse logiche deterministiche naturali. Il caso della geografia è particolare perché il suo ambito le conferisce una particolare posizione come scienza di sintesi tra scienze della natura e dell’uomo. In questo contesto emerge l’opera del caposcuola tedesco Ratzel, che ha formazione naturalistica ed etnografica e in America si interessa a fenomeni relativi alla geografia umana poi elaborati in Germania nelle sue opere, classici della storia del pensiero geografico: la sua volontà è studiare la diffusione storica e la distribuzione attuale dei gruppi umani sulla superficie terrestre in relazione alle diverse caratteristiche ambientali in una prospettiva ecologica estesa all’uomo. In questa analisi Ratzel elabora il concetto fondamentale di determinismo ambientale (poi estremizzato, non dimostrabile), secondo cui le condizioni dell’ambiente naturale nelle loro diverse manifestazioni (clima, idrografia, suoli…) determinerebbero in modo vincolante (con nessi causali unidirezionali) non solo l’evoluzione biologica degli organismi, ma anche lo sviluppo storico e le caratteristiche della vita economico-sociale dei gruppi umani; pertanto ad ambienti naturali analoghi corrisponderebbero – secondo legami causali deterministici – identiche caratteristiche delle comunità umane, cioè l’ambiente è una variabile indipendente che agisce sugli esseri umani, li plasma e ne determina il comportamento, anche se possono adattarsi.

Negli ultimi decenni del XIX secolo si ha una decisa reazione al Positivismo, con una forte crisi e sviluppo di posizioni filosofiche neoidealiste e neokantiane e un rifiuto del modello razionalista, con la netta differenziazione, con oggetti e metodi specifici, tra:

  • Scienze della natura, o nomotetiche, caratterizzate dal persistente obiettivo della generalizzazione con l’identificazione di leggi generali di tipo deterministico;
  • Scienze dell’uomo, dello spirito, o idiografiche, tendenti a cogliere e spiegare i fenomeni umani ponendone in luce la variabilità e contingenza.

Alla scuola deterministica tedesca si oppone la scuola francese con Vidal de la Blache, storico della Francia rurale, che condivide la definizione di geografia come scienza delle relazioni uomo-ambiente di Ratzel, ma pensa che l’ambiente non ponga all’uomo vincoli rigidi e univoci, bensì offra un insieme di possibilità che vengono colte e sfruttate in modo variabile e differente dai diversi gruppi umani (Ratzel, naturalista, parte dall’ambiente; de la Blache, storico, parte dall’uomo): l’ambiente pone delle condizioni di vita con le quali la società interagisce per trovare una propria forma di adattamento. La natura quindi non esprime solo vincoli, ma offre anche varie possibilità di occupazione del territorio e di utilizzazione delle risorse fisiche. Le comunità, pur all’interno di evidenti condizionamenti, esercitano una scelta tra le possibilità loro offerte dall’ambiente fisico: la scelta, prodotto significativo del grado di libertà di cui gode l’uomo, è compiuta in base alla cultura e risente anche di circostanze storiche; questi aspetti fanno dell’uomo un “fattore geografico”. Il geografo deve dunque cogliere il substrato fisico dell’organizzazione del territorio. Il genere di vita è quell’insieme di attività, valori e comportamenti collettivi messi in atto da un gruppo umano per far fronte ai propri bisogni fondamentali di sussistenza entro un determinato quadro ambientale, e diventa un agente di modellamento ambientale: il rapporto uomo-ambiente produce così specifiche modalità di valorizzazione del proprio ambiente naturale, che tende a perpetuarsi nel tempo, e diventa biunivoco. Tale concezione contrappone alla rigidità delle leggi naturali la variabilità storica delle scelte umane, necessariamente contingenti. Questa nuova concezione è stata definita possibilismo dallo storico Febvre.

Ci sono tuttavia linee di continuità tra determinismo ratzeliano e possibilismo vidaliano:

  • L’insistenza sul peso della tradizione e sulla durata dei generi di vita rende il concetto poco adatto a studiare società complesse;
  • L’insistere sulla durata più che sul mutamento ha implicita l’idea che siano i generi di vita più adatti all’ambiente ad affermarsi;
  • La rigida affermazione della geografia come scienza dei luoghi e non degli uomini tesa allo studio dello spazio fisico nelle sue manifestazioni concrete delinea nettamente la presenza di residui deterministici.

La concezione deterministica e quella possibilista vanno in crisi nel Secondo dopoguerra: si ha una crisi della geografia come descrizione/spiegazione di regioni/generi di vita e paesaggi in ragione di diversi fattori:

  • L’impossibilità di pervenire a generalizzazioni comparative (obiettivo di Vidal de la Blache) in ragione di analisi regionali condotte con metodi differenti e poco compatibili;
  • La crescente specializzazione dei saperi che si riverbera all’interno della geografia frammentandola in sotto-settori e rendendo sempre più complicata un’analisi regionale unitaria non settoriale;
  • L’inadeguatezza dei concetti e dei metodi tradizionali di fronte alle rapide trasformazioni indotte dallo sviluppo urbano-industriale nel Secondo dopoguerra, che rendono necessari nuovi strumenti di analisi, come quelli per pianificare la ricostruzione postbellica (che genera zone di sviluppo e zone di sottosviluppo, con la necessità di strumenti correttivi per gli squilibri). Si assiste a orientamenti di pensiero neopositivista, che propongono un approccio scientifico che propone metodi matematico-statistici (analitici e quantitativi) come soluzione per la comparazione e la generalizzazione che la geografia umana tradizionale non può raggiungere.

Trasformazioni della geografia

La geografia si trasforma così negli anni Cinquanta-Sessanta: viene abbandonato il vecchio paradigma possibilista a favore della New Geography che si afferma in Nord America, Gran Bretagna e nei Paesi del Nord Europa, che diventano il centro del sapere geografico. Le basi della geografia teorico-quantitativa (New Geography) sono:

  • L’interesse per i due temi chiave della geografia umana classica, le relazioni uomo-ambiente e la varietà delle regionalizzazioni, ma nel rifiuto dell’approccio conoscitivo e del metodo della geografia umana classica di stampo tedesco e francese, in particolare:
    • Rifiuto del particolare, dell’idiografismo, con l’affermazione dell’obiettivo del riconoscimento di strutture spaziali, forme di organizzazione spaziale di fenomeni umani e naturali dotati di regolarità e quindi generalizzabili;
    • Rifiuto del concetto tradizionale di regione, che non è un oggetto privilegiato, ma semplicemente un laboratorio di verifica di leggi generali;
    • Rifiuto dello storicismo per tendere alla generalizzazione su cui fondare previsioni per la pianificazione territoriale (per la prima volta ci si propone una finalità applicativa);
    • Rifiuto del metodo qualitativo, con la svolta quantitativa a partire dagli anni Cinquanta e l’adozione di metodi matematico-statistici, gli unici in grado di gestire e formalizzare rigorosamente l’enorme mole di dati;
    • Rovesciamento dal metodo empirico-induttivo a quello deduttivo che genera modelli normativi, formalizzazioni di ipotesi di ricerca mediante schemi astratti e semplificati di una circoscritta porzione di realtà costruita nel quadro di una teoria generale per dimostrare la proprietà e i meccanismi di funzionamento dei fenomeni agenti entro tale ambito.

La New Geography instaura un legame con l’economia politica come base di riferimento per la creazione di ipotesi di ricerca: lo spazio della superficie terrestre viene interpretato come uno spazio funzionale, come campo di azione della relazioni spaziali che tendono a connettere tra loro luoghi dotati di differenti funzioni. Ne derivano modelli ideali che illustrano soluzioni.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/01 Geografia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ireneneb22 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Pressenda Paola.
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