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Appunti di Alberto Longhi

Concetto di geografia

La parola «geografia» deriva dai termini greci «terra» e «scrittura». Un concetto fondante della geografia che bisogna sapere e da cui bisogna sempre iniziare per introdurre la materia è la differenza tra spazio odologico e spazio cartografico: il primo, che deriva dal ὁδός, termine greco, è lo spazio letteralmente di una strada. Gli Antichi avevano molto ben chiaro questo genere di spazio e fino a tutto il Medioevo, perlomeno fino al XIII secolo, la cultura occidentale è praticamente vissuta nello spazio odologico, uno spazio di prossimità, di vicinanza, sempre legato a una percezione soggettiva. Il secondo è invece lo spazio di una carta, in questo caso geografico.

Spazio odologico e cartografico

Per quanto riguarda lo spazio odologico, si prendano come esempio le mappe delle linee metropolitane di Milano: si tratta di mappe tipicamente odologiche, perché presentano una strada, una serie di tappe (per esempio da Centrale FS a Missori), un percorso che può essere utilizzato da un soggetto che si ritrovi in una di quelle tappe lì, chiaramente perché al di fuori di quelle tappe la mappa non serve più. Anche la mappa delle fermate del treno è odologica, poiché, per esempio, una mappa della tratta dell’Intercity da Milano serve solo a chi fa quella tratta: a Ventimiglia non servirà a chi da Milano deve prendere il Frecciabianca per Venezia.

La mappa odologica può essere scritta a parole, come quella degli esempi sopra citati, e gli Antichi l’avrebbero chiamata γραφή, che letteralmente vuol dire «scrittura» o «disegno» o «lista»: non a caso gli esempi citati sopra si possono rappresentare con una linea retta; qualsiasi rappresentazione odologica è una rappresentazione di tappe che hanno un valore soggettivo.

Lo spazio della carta geografica, invece, non è soggettivo, perché non dipende da scelte soggettive e si rappresenta su due dimensioni e su due coordinate (che poi tecnicamente nella geografia moderna sono latitudine e longitudine), dove qualsiasi punto è definibile in maniera oggettiva dalla posizione di due coordinate: si tratta quindi di una rappresentazione universale, perché qualsiasi punto è individuabile da latitudine e longitudine e non è più legato al fatto di essere compreso in una lista di tappe.

Spazio dei popoli antichi

Lo spazio dei popoli antichi è stato quasi esclusivamente odologico, cioè uno spazio di prossimità, uno spazio di rappresentazione legato ai tragitti: il fatto che lo spazio odologico nella geografia antica sia tale quasi esclusivamente è dovuto al fatto che l’idea di spazio nel senso moderno non esiste, però è presente solo in nuce.

Si può fare l’esempio anche del bambino piccolo: può memorizzare un percorso anche attraverso la modalità dell’esperienza giornaliera, e quindi, se A è la casa e B il luogo da raggiungere, allora dopo un breve periodo di ausilio il bambino può avere la capacità di arrivarci da solo; ma in un altro tragitto diverso da quello indicato rischia di perdersi in quanto non riconosce più il proprio tragitto abituale: nella psicologia infantile le prime esperienze che il bambino apprende sono quelle odologiche, e questo vuol dire che nella prima età infantile il concetto che si ha dello spazio è un concetto odologico.

Ugualmente, pare anche che in diverse forme di demenza senile (anche se il settore è ancora da studiare e comprendere in toto) uno dei primi concetti che si perda è la perdita di un tragitto odologico per abitudine.

La geografia come materia

La geografia come materia, che letteralmente vuol dire «descrizione/disegno della terra», è una materia duplice, perché già per gli Antichi è una scienza di origini lontane il cui nome voleva indicare sia il testo scritto che descrive il mondo sia il disegno con la mappa del mondo: racconta com’è γεωγραφία, fatto il mondo e allo stesso tempo lo disegna. Il termine greco vero e proprio è stato usato per la prima volta da Eratostene di Cirene nel III secolo a.C.., un matematico e filologo di matrice alessandrina che ha fondato la geografia antica.

Eratostene e la biblioteca di Alessandria

Eratostene ha lavorato alla Biblioteca e all’annesso Museo di Alessandria: nel III secolo a.C., poco tempo dopo che Tolemeo I Sotere aveva stabilmente preso e sistematicamente organizzato tutta la situazione dinastica, si organizza nella capitale una grandissima biblioteca, famosa in tutto il mondo antico per la straordinaria quantità di volumina accumulati, mentre il museo era perlomeno un’istituzione come oggi è il CNR (non si sa però se gli studiosi del museo tenessero anche una scuola: è però certo che Alessandria fosse diventata una delle capitali culturali del Mediterraneo in cui venivano studenti da tutto il bacino mediterraneo): in questo luogo scienziati e biblioteca erano mantenuti a spese dei sovrani, evidentemente perché avevano capito che la cultura dava lustro e potenza; ed Eratostene, trasferitosi ad Alessandria, diventa una figura di spicco come matematico e geografo (scrivendo anche opere poetiche o storiche): a lui si deve la fondazione di una geografia in quanto scienza; fu anche direttore della biblioteca (ruolo che gli veniva affidato dal sovrano, e che doveva essere rivestito da una persona degna di portare questo titolo), il che gli permise di avere a disposizione tutti i libri reperibili al suo tempo e di scrivere un trattato di geografia in tre libri, di cui però sono pervenuti solo frammenti.

Purtroppo, nell’àmbito antichistico, bisogna tenere conto che buona parte della letteratura è andata persa tra la tarda antichità e il medioevo -un caso lampante di perdita è quello delle opere di Eratostene: sono solo due le speranze di reperire l’opera completa di Eratostene: o un fortunato ritrovamento papiraceo, o un rinvenimento in qualche manoscritto di un qualche monastero non ancora interamente esplorato. Tutti i frammenti di Eratostene sono stati messi insieme nell’edizione Eratosthenes’ Fragments di Roller (2010), un lavoro filologico straordinario in cui si sono messe insieme tutte le varie citazioni secondarie e tutti i vari frammenti antologici pubblicati collettivamente come frammenti storici greci: è la prima vera e propria raccolta di tutti i testi pervenuti ad oggi di quest’autore giunto, come detto, lacunoso.

Contributi di Eratostene

Per quel che si sa, Eratostene dava una descrizione dell’ecumene antica (nell’antichità, il termine οἰκουμένη indicava tutta la Terra fino ad allora conosciuta e, come suggerisce l’etimologia, abitata), accompagnata da una mappa: è stato anche il primo a cimentarsi in una serie di calcoli relativi alla superficie terrestre, che egli considerava di forma sferica; e si descrivono i continenti (ovvero Europa, Asia ed Africa) visti come un tutt’uno circondati da un grande oceano che permetteva di circumnavigarli, e per la prima volta viene ipotizzato un possibile reticolato di meridiani e paralleli, una sorta di schema mentale: pur essendo questi concetti ancora lontani dalla concezione moderna, si tratta sostanzialmente di definizioni di latitudine e longitudine ante litteram.

Geografia antica prima di Eratostene

Prima di Eratostene, molti avevano scritto di geografia antica, perché fin dai primi secoli, già nella cultura assiro-babilonese, l’uomo aveva sentito la necessità di rappresentare la terra che abitava o anche di farsi semplicemente la pianta della città: quindi, scrivere in qualche modo di geografia nasce con la storia dell’uomo; quindi, appena l’uomo sa scrivere e disegnare, appena nascono le πόλεις in Grecia, nasce la necessità di rappresentare lo spazio.

Anassimandro di Mileto, il grande filosofo ionico presocratico, è stato, a quanto dicono gli storici greci, il primo a tracciare una mappa del mondo; di geografia aveva scritto addirittura anche Omero: i poemi omerici, infatti, molto spesso raccontano delle geografie, racconti che probabilmente hanno origine precedente e che quindi si potrebbero assegnare persino al X secolo a.C., ma si è in un puro àmbito della cultura orale del popolo greco, e si arriva con già un patrimonio culturale in cui tanta parte hanno i resoconti ed i tragitti geografici, ed è sempre un tragitto odologico (infatti la prima esplorazione che l’uomo greco ha fatto è stata quella di costeggiare le coste greche, ed era quindi facile scrivere i nomi delle città che si potevano incontrare costeggiando la linea costiera).

Quando Omero descrive, in diverse occasioni, il viaggio degli dèi in soccorso dei loro protetti, il volo che fa fare alle divinità è secondo uno schema odologico: cioè, Omero racconta il tragitto esattamente come se fosse il percorso degli umani lungo la costa; e quindi gli dèi viaggiavano sì ad una velocità incomparabile rispetto a quella degli umani, ma tappa dopo tappa, esattamente come gli umani. Eratostene, quando cita Omero in quanto predecessore degli studi geografici, fa capire che è da confinare nella mitologia: questo indica la mentalità scientifica con cui si cercava di porre le basi della materia.

Strabone e la geografia

Strabone (nato nel 64 a.C., morto nel 24 d.C. circa), tre secoli dopo Eratostene, scrive un trattato di geografia in diciassette libri (grazie a lui si posseggono moltissime citazioni di Eratostene che altrimenti sarebbero perdute), dando però valore ad Omero, ponendosi in polemica con Eratostene.

Non deve sfuggire la costante per cui anche quando l’uomo racconta di viaggi immaginari si utilizza la documentazione geografica (caso lampante è quello di Salgari, che pur non essendosi mai spostato da Torino è riuscito a documentarsi molto bene): l’attività di tracciare mappe è quindi una costante nell’uomo.

Geografia matematica e narrativa

Con Eratostene e Strabone si arriva alla differenziazione tra una geografia matematico-astronomica ed una narrativa: è una contrapposizione che vale per tutta l’antichità, e la si può rintracciare anche nell’epoca moderna. Le fonti del geografo antichista sono i geografi antichi, gli excursus ricavabili dagli storici a partire da Erodoto (le cosiddette fonti letterarie), e accanto si hanno anche molte altre fonti documentarie come le epigrafi in primis (cioè se una città fa apporre una determinata epigrafe per celebrare le divinità di un bosco sacro o se un imperatore fa imporre dei cippi per ogni milium per una nuova strada, si tratta di fonti documentarie dirette che mostrano gli interventi diretti sul territorio) e i papiri (che possono restituire testi nuovi non trâditi per via medievale o che possono essere di carattere documentario tali da testimoniare interventi sul territorio).

Strumenti di consultazione per la geografia storica

Per la geografia storica antica greco-romana uno strumento principale di consultazione per orientarsi in questo mare magnum di fonti è l’Enciclopedia Italiana (l’edizione cartacea è molto ridotta e a volte piuttosto incompleta), fruibile anche in via digitale; ci sono poi le opere specifiche: un esempio importante è quello di The Princeton Encyclopedia of Classical sites curata da Stillwell, strutturata come un dizionario (in ordine alfabetico), che fornisce un’accurata bibliografia ma il cui unico difetto è l’usare sia i nomi alla latina sia all’inglese (e quindi, in un certo senso, viene meno l’uso scientifico).

Geografia nell'antichità

La familiarità del termine «geografia» in epoca moderna è quasi banale, γωγραφία è una parola che raccoglie un doppio sguardo/volto, sia in quanto scrittura sia in quanto disegno: questo, per quanto riguarda i testi, diviene un problema perché non si capisce mai se l’autore antico stia parlando di un trattato, un libro scritto, una mappa o tutti e due; il termine indica il termine sia nel De mundo (Περί κόσμου, un opuscolo del III secolo a.C. attribuito prima ad Aristotele poi assegnato alla sua scuola come pseudo-aristotelica).

Dizionari di geografia greco-romano

Oltre alla Princeton Encyclopedia, un altro dizionario di geografia greco-romano abbastanza importante è stato curato alla fine dell’Ottocento in due volumi da Smith, A dictionary of Greek and Roman Geography: nonostante l’impronta sia ancora ottocentesca, è un’imponente opera ancora utilissima che è stata stampata tale e quale senza alcun aggiornamento (disponibile anche online -il difetto è che si possono reperire solo le singole voci, senza l’indicazione di pagina-). Ci sono poi alcuni siti (come liberliber.org, archive.org, e gutenberg.org) che mettono a disposizione delle vere e proprie biblioteche i cui volumi sono scaricabili gratuitamente, delle vere miniere per tutto quello che è stato pubblicato per erudizione dall’epoca degli incunaboli fino all’Ottocento (il Novecento è poco coperto per evidenti problemi di copyright -non c’è quasi nulla in Italiano: questo si spiega col fatto che di geografia storica del mondo antico in lingua italiana non è mai stato scritto quasi nulla se non alcune opere-).

Il dipartimento di geografia dell’Università di Chicago, particolarmente generoso, mette online libri geografici dall’antichità fino ad oggi (pur essendo le opere scaricabili molto facilmente, i curatori del sito non consentono però di scaricare interi volumi ma capitolo per capitolo): si forniscono delle testimonianze geografiche molto interessanti; l’unico problema è che le mappe sono ricostruzioni moderne sulla base degli scritti: non bisogna quindi lasciarsi ipnotizzare da titoli come Il Mondo secondo Aristotele, perché sono semplicemente titoli brachilogici per aiutare nella comprensione (nessun autore antico, infatti, ha lasciato delle cartine che si potessero consultare: sono delle ricostruzioni squisitamente filologiche).

Volumi fondamentali per orientarsi attraverso le fonti

E sempre parlando dei volumi fondamentali per orientarsi attraverso le fonti, c’è l’Enciclopedia dell’Arte antica della Treccani, un’opera di archeologia classica e orientale molto estesa: mentre il dizionario di Smith è insuperato come raccolta delle fonti letterarie, qui non sono presenti in larga misura in quanto l’impostazione non è letteraria.

Eratostene aveva anche un’altra profonda consapevolezza della geografia: oltre alla descrizione e al disegno, egli aveva capito che la materia presenta anche altri due aspetti, il piano diacronico (lo sviluppo storico) e il piano sincronico (l’osservazione e la descrizione di un momento preciso); sapeva bene che fare geografia vuol dire descrivere un territorio come lo studioso lo vede in quel momento, nella consapevolezza che il risultato di quello che vede è l’esito di una serie di trasformazioni che sono avvenute lungo i secoli a lui precedenti; questo significa avere consapevolezza, per esempio, che l’azione delle acque ha modificato il territorio. Eratostene è il primo autore che in modo sistematico si pone questo problema (anche se, a onor del vero, Aristotele ne aveva già una chiara consapevolezza): quel che si vede è il risultato di una serie di eventi del passato.

Interdisciplinarietà in geografia

Strabone concordava con Eratostene sul fatto che per essere dei geografi occorreva una πολυμαθία (è valida anche la forma πολυμάθεια), parola che oggi si potrebbe tradurre con «interdisciplinarietà» (avere più competenze e vederle nella loro connessione -quindi non si tratta di vedere le singole conoscenze di per sé, ma in una sorta d’insieme correlato-); non è un caso che la geografia antica sia stata, alle origini dell’epoca moderna, studiata nell’umanesimo: sono infatti gli umanisti che hanno scoperto Eratostene, come anche Claudio Tolomeo.

Strabone nei Prolegomena (si tratta dei primi due libri dell’opera geografica di Strabone: gli altri quindici sono una descrizione geografica della terra regione per regione -i primi due libri sono stati tradotti in Italiano dalla Cordano-) cerca di fare il punto della situazione della geografia alla sua epoca, l’età augustea: in un passo del primo libro (3, 4, C49 -l’ultimo riferimento al termine indica la divisione in capitoli tradizionale dell’edizione maggiore, diversa per ogni autore-) si capisce come l’uomo antico avesse piena consapevolezza dei mutamenti del proprio territorio, dei mutamenti storici; e questo atteggiamento sistematico lo si ha per la prima volta con Eratostene, atteggiamento tipico anche di tutta la storiografia ellenistica in generale.

Strabone, riferendosi ad Eratostene, racconta di un fenomeno particolare: la presenza di elementi marini in zone distanti dal mare, si chiede cioè come sia possibile trovare questi elementi in posti come l’oasi di Siwa in Egitto, dove sorgeva il celeberrimo santuario di Ammone: come si possono trovare dei depositi salini.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/02 Storia greca

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alberto.longhi55 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia storica del mondo antico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Moioli Maria Lauretta.
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