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1.1 Negli stadi iniziali del suo esistere, l'uomo vive in uno strettissimo rapporto con la

natura, la conoscenza dei luoghi è indispensabile alla sua sopravvivenza: le carte

geografiche dell'uomo primitivo risentono di questa esigenza e sono costituite da

immagini che risentono della sua percezione delle cose. Le prime carte riguardavano

porzioni ristrette di territorio. I materiali utilizzati sono svariati, generalmente incisioni

su pietra o legno o fibre vegetali lavorate. Alcuni hanno voluto vedere segni topografici

nei graffiti. Interessanti, ad esempio, le precise indicazioni che gli indiani d'america

avevano inciso su pelle o corteccia (in modo da facilitarne il trasporto), della posizione

di luoghi geografici utili alla caccia come fiumi e monti. Progredite erano anche le

rappresentazioni topografiche di antiche civiltà americane come gli aztechi, i maya e i

toltechi. Le carte primitive si basavano su disegni in superficie piana, i rilievi erano

riportati con disegni approssimativi. Gli eschimesi furono i primi a costruire carte in

rilievo attraverso l'utilizzo di legno, sabbia, pietre.

1.2 I primi reperti cartografici risalgono ai mesopotami, riguardano il territorio interno in

relazione alla disponibilità d'acqua. L'acqua ha da sempre svolto un ruolo centrale nello

sviluppo delle civiltà, poiché permette il sostentamento del territorio, quindi dell'uomo. I

mesopotami riuscirono intelligentemente a sfruttare i corsi d'acqua del tigri e dell'eufrate

per approvvigionarsi dell'acqua e irrigare i campi, questa loro necessità, che ha dato vita

ad una fiorente civiltà, ha determinato lo sviluppo della scienza matematica che ha avuto

un risvolto grafico nella rappresentazione topica. Ai babilonesi si deve anche la prima

carta del mondo,la cui realizzazione si pone all'acme di questa civiltà che già aveva

conoscenza dei popoli lontani: la terra è rappresentata come un'isola allinterno

dell'oceano, con babilonia al centro e altre città intorno; al di là dell'anello oceanico vi

sono sette paesi lontani.

1.3 La cartografia egizia doveva essere altrettanto sviluppata, se non ancora di più a causa

delle diverse spedizioni commerciali organizzate dai faraoni che determinarono una

maggiore conoscenza di popolazioni. Come in mesopotamia, è stata fondamentale

l'importanza delle acque, in particolare del nilo e delle sue esondazioni, per lo sviluppo

delle tecniche agricole e della scienza matematica e geometrica. Esistevano i censimenti

catastali in base ai quali venivano pagate imposte fondiarie: base dell'economia era

l'agricoltura.

2.1 in grecia la cartografia si sviluppò con interessa pratico e tecnico: da un lato l'esigenza di

conoscere nuove terre da colonizzare (per la particolare conformazione del territorio che

non permetteva un intensivo sviluppo dell'agricoltura?) che si risolve nei periploi;

dall'altro la ricerca filosofica teorica su questioni fisiche e cosmogoniche. Si può

pensare che omero sia stato il primo geografo, data la sua vastissima e precisa

conoscenza dei luoghi, facendo presupporre un certo sviluppo della cultura cartografica

e geografica. Degli antichi periploi restano pochi frammenti attraverso citazioni di autori

greci e latini. Importante scrittore di periploi fu scilace di carianda, greco dell'asia

minore, ammiraglio di dario I, che compì tre diverse opere, dei luoghi al di fuori delle

colonne d'ercole, del mediterraneo, e della terra abitata. Nel VI secolo inizia a

diffondersi la cartografia del territorio che abbraccia tutto il mondo allora conosciuto e

non solo una porzione. Anassimandro, filosofo di mileto, fu il primo a disegnare una

carta geografica (pinax) che fu poi rivista e migliorata da Ecateo (pieregesis), andata

perduta. Un anonimo filosofo milesio aveva una concezione antropomorfa della terra,

divisa in sette parti. Pitagora sostenne la sfericità della terra in sede di cartografia

cosmogonica, ma la cartografia aveva ovvi scopi militari e sociali: la progettazione

urbanistica era all'origine della fondazione di quasi tutte le colonie greche del V sec.

È comunque certo che la cartografia dovette restare legata ad alcuni filoni: peripli

(fondazione colonie); carte militari (potenza persiana e poi macedone con interesse

topografico ed etnografico); carte filosofiche. Dopo il IV sec. Sembra nascere in grecia

una cartografia scientifica in cui oltre all'interesse etnografico si aggiunge la conoscenza

della matematica. Eratostene applicò i concetti astronomici al disegno cartografico

calcolando la distanza tra città in base all'inclinazione dei raggi solari e fu il primo a

utilizzare un archetipo del reticolato geografico. Di lì in poi la cartografia procede il suo

cammino non con le intuzioni di singoli, ma con un lavoro critico di revisione e

miglioramento del lavoro dei predecessori da parte di ogni studioso. I

2.2 claudio tolomeo nacque a tolemaide il 100 d.c. Riuscì a conciliare i dati delle sue

osservazioni alla teoria geocentrica secondo cui al centro del cosmo vi era la terra,

seguita a diverse distanza dalla luna, mercurio, venere, sole, marte, giove e saturno: il

sole descriveva orbita eccentrica intorno alla terra, i pianeti degli epicicli:orbite circolari

intorno a punti situati sulla circonferenza al centro della quale si immaginava ci fosse la

terra. L'opera di tolomeo è la megale matematiché syntaxis tes astronomies, poi tradotta

in medioevo col termine di almagesto da commistione di arabo. La sua visione durò fino

alla stesura del sistema copernicano, ma la sua fama continuò in quanto studioso e per

merito delle implicazioni scientifiche e astrologiche del suo sistema. La sua fortuna

consiste nell'aver formulato con precisione le regole da seguire per la costruzione di

globi terrestri e planisferi. Per calcolare la latitudine, si utilizzava la proiezione

dell'ombra di un'asticella infissa nel terreno (lo gnomone), basandosi sull'altezza del

sole; per calcolare la longitudine, si sceglieva un meridiano fondamentale e si calcolava

la distanza oraria tra lo stesso evento (es. eclisse di luna) in due luoghi. In alternativa, ci

si basava sulle distanze lineari calcolate per via empirica. Commise diversi errori come

l'estensione del mediterraneo, delle terre emerse e, soprattutto, la rappresentazione

spaziale esatta di oggetti geografici sulla carta. Si suppone che egli abbia proceduto per

approssimazioni servendosi di descrizioni generali e particolari sulla posizione di alcune

località, delle carte precedentemente disponibili, dei peripli e dei racconti di viaggio.

L'opera si compone di 8 libri, divisi per manoscritti in diversi gruppi. Tra diverse carte

geografiche risalta la carta generale del mondo conosciuto.

Il primo libro contiene la critica a marino di tiro (che aveva calcolato per le terre emerse

una latitudine ancora maggiore di quella già errata di tolomeo), istruzioni e consigli per

il disegno di carte e due proposte per la costruzione di proiezioni di sviluppo: una con

l'accostamento all'equatore di due coniche, l'altra con il cono di proiezione secante

all'equatore e lungo il 45° parallelo. Le coordinate sono espresse in ore e minuti anziché

in gradi. 1 h : 15 gradi. La lettura delle opere tolemaiche presenta diversi problemi,

poiché i codici pervenutici sono di otto secoli posteriori all'autore: uno, che riguarda

l'esistenza o meno delle carte autografe, l'altro sugli errori presenti, che non si sa se

imputare a tolomeo o agli amanuensi

2.3 La civiltà romana nasce dal rapporto con la terra, infatti, oltre a importanza di tipo

religioso, è stata fondamentale in Roma l'agrimensura, ovvero la misurazione della terra

nel duplice intento di dividere e delimitare la terra. Attività destinata ai mensores che

spesso collaboravano con gli auguri per ottenere l'approvazione divina alla costruzione.

Ci si doveva dunque orientare, e lo si faceva verso est seguendo la tradizione augurale,

retaggio di quella etrusca. Perciò, partiti da est (da sud solo in casi eccezionali),

servendosi di gnomone e meridiana, si tracciava una linea est-oves: il decumanus

maximus, quindi si tracciava un'altra linea, perpendicolare alla prima, in direzione nord-

sud:il cardo maximus. Dal punto di incrocio dei due si passava a tracciare tutti gli altri

decumani e un ugual numero di cardines. Si otteneva così la centuriazione, la divisione

del territorio a forma di scacchiera, in cui ogni quadrato aveva la dimensione di ca. 50

ettari. I mensores rappresentavano quindi il territorio su formae (una copia veniva

spedita a roma nel tabularium) di bronzo,mentre sulle tabulae venivano riportati i dati

tecnici; ma con l'andar del tempo questo termine si assimilò all'altro. Ma la grandezza di

roma fu dovuta soprattutto alla potenza militare, per cui le più importanti manifestazioni

cartografiche si ebbero con gli itinerari, divisi tra scripta o adnotata (annotazioni sulla

posizione di luoghi, strade, distanze...) e picta (disegnati e colorati che rappresentavano

la morfologia del territorio). Furono più tardi utilizzati anche a scopi civili, un archetipo

delle moderne carte stradali, in cui vengono riportate indicazioni relative a stazioni di

sosta o di ristoro. Degna di menzione è l'orbis pictus, carta militare elaborata da mnenio

uipsanio agrippa, che costituisce un compendio di tutte le nozioni geografiche allora

note. Tra gli itineria scripta appartiene quello di antonino, mentre a quelli picta

appartiene la tabula peutingeriana, copia medievale (striscia di pergamena composta da

11 segmenta di 60 cm l'uno lunga sei metri e larga 34 cm), di una carta romana

(probabilmente lunga anche 7 metri, con l'aggiunta del 12 segmentum in cui viene

rappresentata iberia e britannia) eseguita dallo studioso peutinger, affidatagli da celtes,

bibliotecario dell'imperatore massimiliano I. la carta, risalente al 1598, ci permette di

desumere che il disegno veniva affrontato da sinistra a destra posizionando lungo un

asse idealmente orizzontale, con il punto cardinale (est-ovest) in alto. Ciò implica una

deformazione nella rappresentazione, ma facilita il trasporto. La tabula rappresenta il

mondo allora conosciuto composto da asia,africa edeuropa, circondati dall'oceano. Il nilo

separa l'asia dall'africa, il don l'europa dall'asia, e il mar mediterraneo l'africa

dall'europa. Sono rappresentate tutte le informazioni utili ad un viaggiatore: strade,

stazioni stradali, nomi di popoli e province, tipi di paesaggio e caratteristiche

morfologiche; porti, centri termali, di culto, di posta e di ristoro. L'acqua è rappresentata

con tonalità verdeggianti, la terra sul giallo, i monti con diversi colori dal marrone al

rosso. Luoghi di importanza rilevante (roma, costantinopoli) sono

rappresentati da disegni antropomorfi.

3. il medioevo va dalla caduta dell'impero romano d'occidente alla scoperta dell'america. In

questo periodo storico la chiesa assunse un ruolo dominante in campo culturale. Combatté la

civiltà classica, poiché pagana, confinandola all'ambiente dei monasteri, mentre in tutto il

resto del mondo, alla plurisecolare tradizione classe, si sovrappone quella di matrice

religiosa, con evidenti risultati nella cartografia.

3.1 Rilevanti sono le carte geografiche circolari, emisferiche ed ecumeniche, dette “a T”:

attorniata dalla circonferenza dell'Oceano, la Terra rappresentata è divisa tra asia, parte

superiore, saparata dal danilo da africa (a sinistra) ed europa (a destra), separate dal

mediterraneo. Generalmente queste carte hanno l'est in alto e al centro vi è raffigurata la

città di gerusalemme.

3.1.1. La rappresentazione della terra (nella porzione nota fino al XVI sec.) in

forme circolari ha la sua matrice religiosa nel pensiero ellenistico, in relazione alla

sfericità del globo. È concordato dalla maggior parte degli studiosi antichi che l'idea

sfericità della terra era nata tra l'VIII e il III sec. a.c. Secondo alcuni (erodoto e

zenone) il primo fu esiodo, secondo altri Pitagora o parmenide. Anassimandro da

Mileto fu comunque il primo a rappresentare la terra come un disco circondato da un

anello di acque e diviso dal mediterraneo tra europa (n) e asia (s). erodoto sottopose

a critica questa rappresentazione sostenendo che come esisteva un ecumene

settentrionale, così sarebbe esistito uno meridionale, abitato da altri popoli, in

ottemperanza alla teoria degli antipodi; inoltre si accorse, in forza dei diversi viaggi e

spedizioni intrapresi in asia,che questa avrebbe dovuto occupare una porzione

maggiore di spazio all'interno della rappresentazione, e che per forza di cose la

rappresentazione del globo su superficie piana implicava una deformazione, poiché

venivano rappresentate sull'intera superficie terre che ne occupavano solo una parte.

Si andava perciò sviluppando la teoria secondo cui la rappresentazione dell'ecumene

fosse quadrangolare. Ciò portò per tutto il I sec. d.C. Ad avere entrambi i tipi di

rappresentazione. Per quanto riguarda la cartografia medievale, su di essa ebbero

influenza le opere storiche più diffuse come le historiae di Sallustio, che vedono il

mondo tripartito tra europa, asia e africa. È ad egli che si deve la matrice di

mappamondi a T o T-O

3.1.2. sant'agostino sosteneva che l'asia occupasse un'intera metà della terra, mentre

la restante si dovesse dividere tra Europa e Africa. La più antica carta sallustiana

risale al 980 e ha l'est rivolto in alto, mentre in un'altra, del XII sec., vi è anche

Gerusalemme posta al centro della carta. Ciò seguirà per tutto il resto del medioevo

ed è probabilmente dovuto al mutato contesto storico: con il crollo dell'impero

romano e la minaccia della conquista barbarica, l'unico baluardo della civiltà

occidentale era rappresentato dalla chiesa, che attravero i suoi monasteri tramandava

l'antica cultura classica. È chiaro che anche la chiesa inserisse i segni della

cosmologia patristica posizionando, ad esempio, gerusalemme al centro poiché città

santa. Cosma indicopleuste, già nel VI sec. Aveva raffigurato l'universo come

tabernacolo del tempio di gerusalemme: la terra, quadrata, era racchiusa dalle pareti

dell'oceano e dalla volta celeste e vi era un monte enorme dietro cui gli angeli

lampadofori facevano tramontare il sole. Tale rappresentazione ebbe comunque un

secolo di influenza sul resto, e la stessa rappresentazione quadrata della terra si

ritrova tra il l'VIII e il XIII sec. Anche colombo le assegnava forma piriforme, si

dovette aspettare il 1522 con il ritorno di magellano per dimostrare la sfericità della

terra e una sua rappresentazione circolare. Altri elementi che influenzarono la

tradizione cartografica dell'alto medioevo sono dati dall'orientamento: l'est in alto a

simboleggiare l'origine della luce divina. I lampadofori deriverebbero

dall'interpretazione di scritti sacri come angeli posti ai quattro angoli del mondo, ma

ciò non determinò una mutazione della rappresentazione della terra, che era sempre

circolare e semmai inscritta in un rettangolo. La cultura ecclesiastica comunque

assimilò i contenuti classici traslandoli: ad esempio il simbolismo che vedeva delfi o

roma al centro del mondo, fu continuato ponendovi Gersualemme; la tripartizione

sallustiana del mondo fu vista come la divisione del mondo ai tre figli di mosé, a

simboleggiare la comune matrice culturale-religiosa dei tre continenti. Inoltre le

carte medievali furono spesso integrate con la rappresentazione iconografiche di

luoghi come il paradiso terrestre e di luoghi santi della cristianità. Perciò si può dire

che per tutto il medioevo la cartografia non si configurò come scienza di

rappresentazione del territorio, am come compendio grafico di un sapere universale.

La stragrande maggioranza delle carte ecumeniche era rielaborata non da cartografi

ma da monaci e letterati che si servivano di esse per la loro interpretazione di autori

classici e testi sacri. La destinazione era limitata all'utenza dei fedeli che non

manifestava esigenze di informazioni geografiche ma mostrava interesse verso gli

aspetti iconografici. In questa collocazione trovano posto i mappamondi come quello

di ebstorf, costruito in un monastero benedettino probabilmente per opera di gervasio

di tilbury, ritrovato nel 1830 e distrutto durante la seconda guerra mondiale, che

constava di trenta tavole di pergamena e di dimensioni di 3 e mezzo di diametro.

Un'altro importante mappamondo è quello di hereford conservato nella cattedrale di

hereford che vede l'est in alto e la rappresentazione di gerusalemme in forma

circolare, di dimensioni più modeste (1,5 m. ca).

3.1.3. La rappresentazione circolare dell'ecumene acquisì importanza soprattutto nel

basso medioevo grazie a fra paolino minorita che elaborò il primo

planisfero,servendosi di fonti della tradizione, ad avere al proprio interno elementi

moderni portati dalle testimonianze di pellegrini e naviganti. Marin sanudo,

presentando un progetto di crociata, costruì un mappamondo simile a quello di

paolino e lo integrò con carte della terra santa e del mediterraneo, delineate con

l'aiuto del cartografo vesconte, saldando la tradizione del mappamondo circolare a T

con la nascente cartografia nautica: vi era infatti, oltre alla rappresentazione

tradizionale dell'ecumene, l'inserzione delle rose dei venti

3.2 gli itinerari medievali hanno radici nei prototipi romani, ma spesso sono poco precisi

perché si basano su formazioni fantastiche o inesatte. Nascono e si diffondono come

guida per i pellegrini, dando informazioni precise sui luoghi sacri; probabilmente

nascono nelle scholae peregrinorum di roma, nate come punto di riferimento dei

pellegrini lì giunti. Vengono redatti sotto forma di descrizioni ed elenco da religiosi

stranieri sulla base di esperienza diretta o raccontata. Sul finire del medioevo acquistano

rigore scientifico, perdendo connotazioni leggendarie.

3.3 Nel medioevo si sviluppa anche la cultura islamica, sia in termini religiosi, rielaborando

e innestando nella cultura araba elementi di cristianesimo ed ebraismo; sia in termini

scientifici attingendo alla cultura greca, egiziana, persiana e indiana. L'inizio della

cultura islamica lo si colloca attorno al 750 con la dinastia degli abassidi, i quali nel 828

eressero un osservatorio astronomico a bagdad e una scuola di traduzione dove venne

tradotta l'opera di tolomeo, prendendo il nome di al magesto per opera di ketir al

farghani; ben musa al khowarizmi, invece, redasse per ordine del califfo mamun le

tabelle di damasco: tavole astronomiche in cui venivano introdotte le funzioni di seno,

coseno e tangente dell'arco. Ben musa introdusse anche l'uso dei numeri in base dieci e

l'algebra elementare. L'importanza dell'astronomia per gli arabi è inizialmente funzionale

all'individuazione dell'est per la preghiera. Al battani fu il maggiore astronomo del

mondo arabo, poiché ampliò l'opera di tolomeo riuscendo a calcolare con esattezza la

precessione degli equinozi. Al biruni calcolò con esattezza la latitudine e la longitudine

di molte località. Tolomeo ebbe grande influenza anche da un punto di vista strettamente

cartografico; si accettò, infatti, la suddivisione dell'ecumene in fasce climatiche e i

consigli per la realizzazione di carte. Le carte particolari, che si svilupparono a partire

dal X secolo, hanno un valore più interessante. Sono essenzialmente carte itinerarie, per

lo più rettangolari e redatte schematicamente, riportano le strade e la posizione delle

città. Nel mappamondo la terra è rappresentata come un disco circondato dall'oceano in

cui vi sono due profonde rientranze: il golfo persico e il mediterraneo. A partire dalla

fine dell'XI secolo la cartografia araba entra in contatto con quella europea,e a causa

dell'espansione commerciale e dei rapporti con venezia e bisanzio, gli arabi spostano il

proprio asse commerciale verso le terre settentrionali entrando in contatto con normanni

e cosacchi. Si sviluppò quindi una letteratura dei resoconti di viaggio ad opera di ricchi e

colti commercianti, spesso accompagnati da geografi, che donavano poi i proprio

manoscritti ai califfi. Il re normanno ruggero II diede ordine a edrisi, colto geografo che

studiò a cordova e palermo, di redigere una descrizione geografica del mondo. Impiegò

quindici anni per completare nel 1154 il libro di re ruggero e la tabula rogeriana, divisa

in 70 fogli su lastra d'argento. Per il figlio di ruggero II, edrisi scrisse un'altro libro con

una carta generale: i giardini della creazione e sollievo dell'anima. Vi sono differenze tra

la prima e la seconda opera: l'ultima è ridotta e le carte sono più piccola, tuttavia

entrambe hanno il sud posto in alto e seguono la divisione in fasce climatiche.

L'influenza di edrisi fu molto lunga nella tradizione araba. Il punto di distacco tra la

tradizione araba e quella greca rappresenta il momento di maggior progresso, mentre

l'unico elemento negativo è rappresentato dal voler ricondurre ad un'unico schema

classico le diverse informazioni attinte anche dalla cartografia araba.

3.4 Sul finire del primo millennio il mediterraneo si aprì a influenze esterne: per ragioni

economiche, infatti, i trasporti iniziarono a essere effettuati per mare,e nacquero

conseguentemente molte flotte di tipo mercantile organizzate da potenze il cui potere

politico risiedeva nel commercio e nella navigazione, come le repubbliche marinare

italiane e altri centri come barcellona e durazzo. La navigazione presentava tuttavia

problemi dovuti a stagionali avversità atmosferiche,che impedivano l'orientamento. Si

dovette attendere l'arrivo della bussola tra il XII e il XIII secolo per ovviare a questo

problema. La bussola consisteva di un magnete lasciato libero di orientarsi secondo il

polo nord magnetico galleggiando su un pezzo di legno, all'interno della bussola. Furono

i marinai italiani i primi a utilizzarla e ad apportarne migliorie per quel che riguarda la

struttura: venne coperta da una superficie trasparente; e l'aspetto: il disegno di un angolo

giro suddiviso in gradi e in venti; ciò comportò l'inserimento del compasso nella bussola.

Ciò determinò una maggior sicurezza ed efficienza dei trasporti marittimi. Un ulteriore

contributo al progresso della navigazione è dato dai portolani, i quali rappresntano una

delle più grandi opere della geografia nautica medievale: guide con allegate carte

nautiche. Il più antico è del 1296 il compasso da navegare, scritto in volgare o meglio in

sabìr, una lingua derivata da fusione di più lingue parlate tra i marinai di tutto il mare

latino, e comprende la descrizione di tutte le coste del mediterraneo e del mar nero,

probabilmente aggiunte in un secondo momento. Esso contiene anche i pileggi: percorsi

da effettuarsi nel mare aperto tra punti di costa lontani tra loro. Pur essendo il più antico

a essere rinvenuto, questo portolano non deve essere il primo, ma il frutto di

rielaborazione di più antichi.

I portolani erano libri contenenti istruzioni per la navigazione che in un primo tempo

riguardarono solo il mediterraneo, poi anche l'oceano atlantico e infine tutti i mari del

mondo. Venivano fornite le direzioni da dare ai navigli utilizzando la navigazione per

starea o cabotaggio, o per pileggio, e le distanze e i tempi di percorrenza. Gli strumenti

sussidiari erano la bussola per le direzioni e la clessidra o la candela per il tempo.

I portolani venivano redatti da scribi sotto dettatura in botteghe di copisti, e tutta la

tradizione medievale a venire si rifece al compasso da navegare.

Ancora oggi numerosi paesi che possiedono una flotta, hanno un portolano, o libro del

mare o marineria, scritto da marittimi esperti al fine di andare più sicuri per mare

3.5 le carte nautiche erano in età medievale il complementare grafico-visivo del portolano,

che si limitava ad esprimere gli stessi contenuti in forma discorsiva. Venivano chiamate

con il nome di compasso e consistevano di una rappresentazione delle coste,

probabilmente basandosi sugli itinerari di epoca romana. Queste carte, note con il

termine di compasso (che inizialmente designava anche i portolani) venivano abbozzate

dai nocchieri e venivano stese definitivamente sulla terraferma in botteghe. Il termine

compasso deriva dal disegno della rosa dei venti. Il terzo tracciato che compare su

alcune carte medievali è dato da un sistema di quadrati più grandi e più piccoli sistemati

in modo che i più grandi corrispondano alla diagonale dei più piccoli. Motzo giustifica

dicendo che si potrebbe trattare del lato verticale per i meridiani e del lato orizzontale

per i paralleli (di quelli maggiori). Questa quadrettatura consentiva di disporre glie

elementi geografici in modo preciso con rapporti di grandezza più efficaci. L'aspetto

negativo è uno stiramenteo est-ovest dovuto alla mancata rappresentazione

dell'accorciamento degli archi di parallelo col procedere della latitudine. Tale correzione

fu apportata da mercatore nel cinquecento con la proiezione delle latitudini crescenti.

3.5.1. La più antica carta nautica di tutto il mediterraneo è la carta pisana

(conservata in un archivio pisano e ora è nella biblioteca nazionale di parigi),

anonima e risalente probabilmente al 1275, simile a quello del compasso da

navegare, ma non risalgono alla stessa fonte, a causa di differenze topoomastiche e

linguistiche. Si presuppone che queste carte fossero nate per scopi pratici di

navigazione nel mediterraneo e che a causa dell'uso siano andate perdute per la

maggior parte, più le carte nautiche, che i portolani, e queste si sarebbero salvate

solo grazie alla loro bellezza che colpì i privati, facendole finire nei loro archivi.

Altra fonte di salvezza è stata la donazione in funzione di donazione a personaggi

illustri e nobili.

3.6 Oggi non sussitono più contese campanilistiche sul merito dell'invenzione dei portolani,

ma la si attribuisce all'insieme di nozioni e cognizioni culturali che avvenivano in

crocevia come i porti. La stesura di queste carte avveniva in botteghe vicino ai porti in

cui convergevano le testimonianze e gli abbozzi che marinai avevano effettuato. Queste

botteghe spesso davano inizio a vere e proprie scuole e officine da cui uscivano questi

elaborati con la firma del proprietario e la data.


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DETTAGLI
Esame: Geografia
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher username_yo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Federzoni Laura.

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