Estratto del documento

La geografia umana

Origine e sviluppo della geografia umana

Fino a non molti decenni or sono prevaleva una concezione unitaria della geografia, che tendeva a riunire sotto un’unica disciplina sia lo studio dell’ambiente fisico che di quello organizzato dall’uomo. Nel 1947 Mario Ortolani fu il primo a impartire un corso universitario interamente dedicato ai problemi della geografia umana. Con la specializzazione nei diversi campi del sapere, almeno a livello scientifico, si è attuata nel tempo una separazione tra la geografia fisica e la geografia umana (o antropica).

La geografia fisica si occupa dello studio della struttura fisica dell’ambiente del nostro pianeta (morfologia, fiumi, laghi, climi, vegetazioni, ecc.). La geografia umana è un’importante branca del sapere geografico, e in particolare si interessa allo studio della distribuzione degli uomini, dei loro insediamenti, dei loro modi di vita e delle forme di organizzazione economica e sociale, in relazione all’ambiente in cui essi vivono e di cui costituiscono parte integrante. Storicamente si fa risalire la nascita della geografia umana attorno alla metà del Settecento, a seguito dello sviluppo industriale e all’interesse per l’esplorazione scientifica delle vecchie e nuove terre. In quell’epoca il lavoro dei geografi si sviluppa attorno a due problemi chiave: la differenziazione dello spazio della superficie terrestre; la relazione uomo-ambiente.

La geografia classica

Il primo problema si connette ad una linea tradizionale della geografia, quella corografica. Il secondo problema sottintende un nuovo indirizzo geografico che appare solo nella seconda metà dell’Ottocento: lo studio delle relazioni fra gli esseri viventi e l’ambiente naturale diventa il tema di ricerca trainante della geografia classica. Le prime formulazioni sistematiche della geografia contemporanea si devono a due studiosi tedeschi della prima metà dell’Ottocento, l’esploratore Alexander von Humboldt (1769-1859) e il geografo Carl Ritter (1779-1859), autore di Erdkunde. Una più incisiva impronta alla nascente geografia umana è data da Friedrich Ratzel (1844-1904), che con la sua Anthropogeographie pone definitivamente le basi per la formazione della geografia umana, in un clima culturale fortemente influenzato dal positivismo.

Fondamentale per la geografia è anche l’impatto con la neonata teoria evoluzionistica di Darwin con il suo The Origin of the Species. Poco tempo più tardi, nel 1866, Ernest Haeckel fonda una nuova disciplina, l’ecologia, cioè la scienza che studia le relazioni che intercorrono fra l’ambiente e gli esseri viventi. Questi nuovi sviluppi producono effetti su tutti i geografi del tempo, aprendo la strada a una spiegazione evoluzionistica anche sulla distribuzione e le differenze tra le comunità umane, che prende il nome di determinismo fisico o ambientalismo.

In Francia e nei paesi anglosassoni si attraversa a fine Ottocento un periodo di forte crisi delle concezioni positivistiche, il che porta allo sviluppo di correnti neoidealiste, che delineano una divaricazione tra natura e storia. In questo clima culturale anche la geografia attraversa un travaglio critico che favorisce una reazione alle troppo rigide interpretazioni deterministiche di Ratzel: Paul Vidal de la Blanche (1845-1918) introduce il possibilismo, secondo cui non è più l’ambiente a determinare il comportamento umano, ma è l’uomo stesso che interviene continuamente sul territorio e lo modifica secondo le sue capacità tecnologiche e le sue esigenze economiche.

L’uomo è un fattore geografico, capace di modificare l’ambiente naturale, e la nuova corrente ipotizza un rapporto bidirezionale fra questi due termini. Questa concezione ha portato allo sviluppo di tre fondamentali temi di studio: il paesaggio, il genere di vita, la regione. Il paesaggio è l’insieme degli elementi distintivi e caratterizzanti di un territorio. Il genere di vita è l’insieme dei comportamenti abituali di un gruppo umano. La regione è l’area di estensione di uno o più paesaggi complementari.

Il determinismo ratzeliano viene ripreso dai geografi negli anni Venti, che lo legano a connotazioni politiche ed ideologiche, la cosiddetta Geopolitik, basata sui concetti di “razza” e di “spazio vitale”.

La questione ambientale

Più di recente nuovi spunti per un opportuno ampliamento del campo della ricerca geografica provengono da tematiche di grande attualità, come quelle ambientali, tanto da far presagire la nascita di una geografia ideologica. Da quasi mezzo secolo l’onda dell’ecologismo ha coinvolto il pensiero scientifico, e il problema ecologico si è imposto con l’aggravarsi dei problemi di degrado ambientale (crescita demografica, intensificazioni di attività produttive, uso dissennato di agenti chimici, industrializzazione, esaurimento delle risorse, ecc.).

Da parte dei geografi c’è stata, all’inizio, un’ostentata indifferenza, fino agli anni Settanta, senza rendersi conto delle implicazioni ambientali delle attività umane (unica eccezione fu quella di George Marsh con Man and Nature, già nel 1864). Solo di recente l’ecologia è stata recuperata dalla geografia, con un accoglimento quasi entusiastico.

La rappresentazione dello spazio: la cartografia

Breve storia della cartografia

Evo antico e Medioevo

L’esigenza di rappresentare in piano la disposizione dei luoghi e degli elementi topografici della superficie terrestre ha accompagnato i primordi della civilizzazione. I documenti cartografici hanno risposto da subito alle due esigenze di raffigurare il mondo conosciuto e i territori lontani (concezione e filosofia di una data società) e di presentare quello più ristretto in cui ci si muove e si vive (fini pratici).

Gli antichi Greci ad esempio, dato il loro punto di osservazione, percepivano il mondo diviso in tre parti: Europa, Asia e Africa. La necessità di determinare la posizione delle località rispetto a un sistema prefissato trovò la sua prima soluzione nella cartografia di Dicearco da Messina (IV secolo a.C.), che disegnò una carta in cui compariva, per la prima volta, un asse di riferimento in senso est-ovest.

In epoca romana il sapere geografico e cartografico fu soprattutto indirizzato alle esigenze pratiche delle attività militari, commerciali e amministrative: la figura dominante del periodo fu quella di Claudio Tolomeo (II secolo). Nel mondo medievale la cartografia seguì il declino della cultura romana e riprese solo dopo alcuni secoli ad opera dei monaci, il cui risultato fu una visione ecclesiastica del mondo nelle carte delle della “T in O”: le carte del tempo erano orientate con l’est in alto, nella direzione dove si supponeva si trovasse l’Eden.

Carte nautiche e nascita della cartografia scientifica

Quasi d’improvviso, ai primi del Trecento, comparve in Italia un nuovo tipo di carte molto particolare: le carte nautiche, mentre la riscoperta della cartografia tolemaica ritornò a dare un fondamento scientifico e matematico alla cartografia, con l’uso di un reticolato geografico, disegnato in base a semplici proiezioni. L’epoca delle grandi scoperte geografiche, infine, gettò le basi per la formazione della cartografia moderna. Le carte diventarono documenti fondamentali per le attività di scoperta e di colonizzazione del Nuovo Mondo da parte delle potenze marinare europee.

Il Cinquecento fu il secolo d’oro per la cartografia e l’abbondante produzione divenne oggetto di commercio internazionale. La nascita della cartografia moderna procedette di pari passo con una più esatta definizione della forma e delle dimensioni della Terra, e questi progressi trovarono il loro pieno sviluppo nell’Ottocento. Nell’ultimo secolo la cartografia ha presentato ulteriori innovazioni come il metodo aerofotogrammetico (foto aeree), del telerilevamento (foto da satellite) e lo sviluppo della cartografia tematica.

Le carte geografiche

Definizione e scala

La carta geografica è definita una rappresentazione grafica della superficie terrestre in piano, ridotta, approssimata e simbolica: la carta è ridotta rispetto alla realtà, è approssimata per l’impossibilità di rappresentare su un piano una superficie curva senza incorrere in deformazioni, è simbolica perché fa uso di numerosi segni convenzionali. Queste tre caratteristiche danno origine ad altrettanti elementi fondamentali: la scala, le proiezioni geografiche e il simbolismo.

La scala numerica esprime il rapporto tra la distanza sulla carta e la corrispondente distanza sulla superficie terrestre. La scala numerica è spesso accompagnata o sostituita da un segmento graduato (scala grafica). In base alla scala le carte vengono classificate in vario modo, anche se queste classificazioni non sono affatto rigorosi, ma hanno valore indicativo:

  • Piante e mappe, carte con scala fino a 1:10.000 (a grandissima scala), riportano anche i minimi dettagli
  • Carte topografiche, con scala compresa fra 1:10.000 e 1:200.000 (a grande scala), consentono una rappresentazione particolareggiata di aree ridotte con grande ricchezza di dettagli
  • Carte corografiche o regionali, con scala compresa fra 1:200.000 a 1:1.000.000 (a media scala), coprono una superficie piuttosto vasta, per esempio una regione o uno stato di non grande dimensione
  • Carte generali o geografiche, con scala inferiore a 1:1.000.000 (a piccola scala), sono le tipiche carte degli atlanti
  • Mappamondi o planisferi, con scala piccolissima, generalmente inferiore a 1:30.000.000, rappresentano tutta la superficie terrestre su di un piano

Le proiezioni geografiche

Il modo matematicamente più esatto di rappresentare in scala la superficie terrestre o parti di essa è certamente quello di utilizzare un globo. Ma in pratica il globo non può avere che dimensioni limitate. Un sistema per aggirare l’ostacolo è quello di sostituire i mappamondi con le carte geografiche. Il sistema richiede una serie di accorgimenti e comporta alcuni inconvenienti.

Il trasferimento si compie secondo diverse regole geometriche o convenzionali: le cosiddette proiezioni geografiche. Nessuna proiezione è in grado di consentire una trasposizione priva di deformazioni.

Le proiezioni possono essere distinte in base alla loro qualità, cioè in base alla caratteristiche che mantengono immutate sulla carta:

  • Equivalenti: quando il reticolo geografico è costruito in modo da mantenere le superfici sulla carta proporzionali a quelle reali
  • Equidistanti: quando la rete è disegnata in modo da conservare le distanze sulla carta in proporzione a quelle reali
  • Isogone (isogoniche) o conformi: quando paralleli e meridiani sono tracciati in modo da mantenere inalterati gli angoli, come sulla sfera

Le proiezioni non permettono di mantenere contemporaneamente tutte e tre queste proprietà, ma possono soddisfare una sola di esse, o entro certi limiti una seconda. Le proiezioni vere sono ottenute mediante norme geometriche e matematiche, e si distinguono in proiezioni di sviluppo e in proiezioni prospettiche. Quelle di sviluppo si basano sul principio di proiettare la superficie sferica su quella di un solido tangente o secante alla sfera (possono essere cilindriche o coniche); quelle prospettiche sono quelle che sviluppano la superficie terrestre sopra un piano.

Le proiezioni convenzionali derivano dalle vere senza eseguire rigorosamente i principi geometrici, ma ricorrendo ad artifici onde ottenere determinati scopi.

I simboli cartografici

La carta geografica è una rappresentazione simbolica poiché sia gli oggetti che gli altri fenomeni sono rappresentati per mezzo di segni grafici convenzionali con valore semantico e prestabilito. Nella scelta dei simboli da usare si dà normalmente la preferenza a quelli che in qualche modo possono evocare, almeno in parte, gli aspetti reali degli oggetti o fenomeni da rappresentare, in modo da facilitare la lettura della carta.

Una delle tante difficoltà che i cartografi hanno dovuto affrontare è stata quella di rappresentare in piano la struttura plastica del terreno. Fino al Settecento tale problema era stato risolto con una rappresentazione figurativa semplicistica e generica: il cosiddetto “mucchio di talpa”. Una rappresentazione geometrica del rilievo comincia ad apparire sul finire del Settecento: è la tecnica del “tratteggio”, tracciato lungo la linea di massima pendenza e con uno spessore proporzionale all’intensità della pendenza in base ad una scala preordinata. Si ottiene in questo modo l’effetto ottico di una certa plasticità del rilievo.

L’uso delle isoipse (curve di livello) è oggi il metodo universalmente adottato, almeno nella cartografia a grande scala, e certamente è quello più preciso e scientificamente corretto. Le isoipse risultano più o meno ravvicinate a seconda che il pendio sia più o meno ripido. Sulle carte a piccola scala si preferisce associare alle curve di livello l’uso di tinte altimetriche, consistente nell’evidenziare con colori diversi le varie fasce altimetriche delimitate dalle isoipse: solitamente si usano tonalità di verde per le aree pianeggianti e tonalità ocra o marrone via via più intense con l’aumentare dell’altimetria. L’azzurro sempre più cupo rappresenta invece le varie fasce di profondità del mare.

Il reticolo geografico

Determinare con esattezza la posizione di un punto sulla superficie terrestre è sempre stata una necessità. Solo da pochi secoli è stato adottato un sistema internazionale che utilizza il principio già delineato per la prima volta dai Greci, e cioè un reticolo di riferimento: un espediente matematico che individua un punto in relazione a un sistema di coordinate cartesiane adattato alla forma sferica della Terra. Ne è derivato un reticolato geografico dei meridiani e dei paralleli, costruito a partire da due assi facilmente determinabili: l’asse di rotazione della Terra, passante per i poli, e l’equatore.

I paralleli sono linee immaginarie sulla superficie terrestre, parallele all’equatore: il maggiore è ovviamente l’equatore, e allontanandosi da esso i paralleli sono sempre di minore lunghezza, fino ai poli dove sono dei semplici punti. I meridiani sono cerchi immaginari che passano per i poli, sono perpendicolari all’equatore e sono tutti uguali fra loro, sono numerici e numerati a partire da uno di essi, quello passante per l’osservatorio astronomico di Greenwich.

Il reticolo geografico permette di assegnare a ciascun punto della Terra le rispettive coordinate geografiche, denominate latitudine e longitudine. Si tratta di coordinate angolari che, quindi, vengono espresse in gradi, primi e secondi. La latitudine è la distanza angolare di un punto dall’equatore e si misura lungo l’arco di meridiano che passa per il punto dato. La longitudine è la distanza angolare di un punto dal meridiano fondamentale, misurata lungo l’arco di parallelo che passa per il punto stesso.

Rappresentazioni cartografiche

La carta topografica

Le operazioni necessarie per costruire una carta topografica sono lunghe e complesse. Oggi quasi tutti gli stati hanno il proprio territorio interamente rappresentato su una carta topografica. La copertura cartografica dell’Italia fu avviata subito dopo l’Unità dell’I.G.M. Elemento fondamentale di questa cartografia è la carta topografica dell’intero territorio nazionale a scala 1:100.000, e per realizzarla l’Italia è stata suddivisa in 278 fogli. La scala 1:100.000 non è però sufficiente per molte ricerche di dettaglio, perciò ciascun foglio è stato ulteriormente suddiviso in 4 quadranti a scala 1:50.000 e ogni quadrante, a sua volta, è stato suddiviso in 4 tavolette a scala 1:25.000. Per rappresentare i vari oggetti geografici (strade, ferrovie, case, centri abitati, confini, ecc.) la carta topografica ricorre a tutta una serie di segni convenzionali, di cui viene data spiegazione nella legenda posta ai margini della carta.

Carte tematiche e cartogrammi

Anche se, in un certo senso, tutte le carte geografiche sono tematiche, tuttavia per convenzione si è soliti suddividerle in carte di base e carte tematiche. Le prime, dette anche fondamentali, privilegiano gli elementi maggiormente stabili e costanti del territorio: orografia, idrografia, confini, centri abitati. Le seconde rappresentano uno solo o alcuni fenomeno specifici, come ad esempio le precipitazioni atmosferiche, la densità della popolazione, i tassi di incremento demografico, la produzione industriale, la distribuzione del reddito, ecc.

Le carte tematiche permettono una percezione immediata dei fenomeni, della loro intensità e distribuzione. Si differenziano in base a molteplici parametri. Per esempio, in base ai temi trattati si possono distinguere le carte tematiche in geologiche, climatiche, vegetazionali, demografiche, etniche, economiche, politiche, ecc. Oppure si può fare riferimento alle modalità e tecniche di rappresentazione. Secondo questo criterio si possono distinguere le carte tematiche in qualitative e quantitative.

Sono carte tematiche qualitative quelle dove viene rappresentata una “qualità” del fenomeno non numerica. In pratica si tratta di rappresentare l’areale di un fenomeno. Il segno più semplice per indicare l’areale è quello di tracciare la linea limite dell’area. Ma il più delle volte le campiture sono evidenziate e differenziate per mezzo di colore o di tratteggi e retinature.

Le carte tematiche quantitative sono quelle che rappresentano la distribuzione di una variabile quantitativa, assoluta o relativa: ad esempio, una media, una percentuale, un rapporto, o comunque un dato numerico.

Anteprima
Vedrai una selezione di 11 pagine su 46
Riassunto esame Geografia, prof. Lucarno, libro consigliato Compendio di Geografia Umana,Dagradi, Cencini Pag. 1 Riassunto esame Geografia, prof. Lucarno, libro consigliato Compendio di Geografia Umana,Dagradi, Cencini Pag. 2
Anteprima di 11 pagg. su 46.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Geografia, prof. Lucarno, libro consigliato Compendio di Geografia Umana,Dagradi, Cencini Pag. 6
Anteprima di 11 pagg. su 46.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Geografia, prof. Lucarno, libro consigliato Compendio di Geografia Umana,Dagradi, Cencini Pag. 11
Anteprima di 11 pagg. su 46.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Geografia, prof. Lucarno, libro consigliato Compendio di Geografia Umana,Dagradi, Cencini Pag. 16
Anteprima di 11 pagg. su 46.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Geografia, prof. Lucarno, libro consigliato Compendio di Geografia Umana,Dagradi, Cencini Pag. 21
Anteprima di 11 pagg. su 46.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Geografia, prof. Lucarno, libro consigliato Compendio di Geografia Umana,Dagradi, Cencini Pag. 26
Anteprima di 11 pagg. su 46.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Geografia, prof. Lucarno, libro consigliato Compendio di Geografia Umana,Dagradi, Cencini Pag. 31
Anteprima di 11 pagg. su 46.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Geografia, prof. Lucarno, libro consigliato Compendio di Geografia Umana,Dagradi, Cencini Pag. 36
Anteprima di 11 pagg. su 46.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Geografia, prof. Lucarno, libro consigliato Compendio di Geografia Umana,Dagradi, Cencini Pag. 41
Anteprima di 11 pagg. su 46.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Geografia, prof. Lucarno, libro consigliato Compendio di Geografia Umana,Dagradi, Cencini Pag. 46
1 su 46
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/01 Geografia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher viola_fr di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Lucarno Guido.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community