Capitolo I: La geografia umana
La geografia classica
Fino a qualche decennio fa prevaleva una concezione unitaria della geografia che riuniva in un’unica disciplina sia lo studio dell’ambiente fisico, che di quello organizzato dall’uomo. Tuttavia, nel tempo c’è stata una separazione tra la geografia fisica, che rientra nelle scienze della terra e quindi nelle scienze naturali e la geografia umana (o antropica), che fa parte delle scienze umane.
La geografia fisica studia la struttura fisica dell’ambiente: la morfologia e l’evoluzione della superficie terrestre, i fiumi, i laghi, i mari, i climi. La vegetazione, i suoli, ecc. La geografia umana analizza l’organizzazione degli spazi terrestri e il rapporto tra società e ambiente. Si interessa allo studio della distribuzione degli uomini, dei loro insediamenti, dei loro modi di vita e delle forme di organizzazione economica e sociale, in relazione all’ambiente in cui essi vivono.
Le prime formulazioni della geografia contemporanea si devono a due studiosi tedeschi della seconda metà dell’ottocento: l’esploratore e naturalista Humboldt e il geografo e storico Carl Ritter. Per Humboldt, lo scopo dello scienziato è scoprire le leggi generali che regolano la distribuzione dei fenomeni secondo i principi generali di localizzazione e causalità. Egli analizza l’influenza del clima sulla vegetazione, l’adattamento delle abitazioni rurali all’ambiente naturale, il rapporto tra animali e piante, ecc. Ritter sostiene invece una geografia scientifica fondata sulla storia. Egli studia le relazioni tra l’ambiente e la vita dell’uomo. È una concezione deterministica secondo cui c’è un disegno divino in cui l’uomo occupa un ruolo centrale.
Un contributo più profondo è dato da Friedrich Ratzel, che studia il rapporto tra uomo e ambiente, ma anche la distribuzione e le migrazioni dei popoli, l’organizzazione economica, i generi di vita, ecc. Alla base di questo metodo positivista, c’è il ragionamento induttivo che, partendo dall’osservazione della realtà, e mediante classificazioni e comparazioni, scopre e formula leggi. Fondamentale per la geografia è anche l’impatto con la geografia evoluzionistica. L’idea che la natura e l’uomo siano il prodotto di uno sviluppo spontaneo e autonomo, è un’idea rivoluzionaria in quel tempo, soprattutto per i risvolti religiosi e filosofici. Nasce quindi il determinismo fisico o di ambientalismo, in cui l’influenza dell’ambiente si applica anche alle società umane, che sarebbero quindi il prodotto dell’adattamento alle diverse condizioni dell’ambiente naturale. Un altro settore esplorato da Ratzel è quello della geografia politica. L’oggetto geografico da analizzare è lo stato, l’ampliarsi e il restringersi della superficie territoriale sono indicatori di sviluppo e regresso di un popolo.
Tra 800 e 900 si delinea una separazione tra storia e natura, che porta a separare le due scienze: quelle che si occupano dei fenomeni naturali e quelle che studiano l’uomo e le scimmie. Il geografo francese Paul Vidal de la Blache introduce una visione storica dei fatti geografici secondo una concezione chiamata possibilismo: non è più l’ambiente che determina il comportamento umano, ma è l’uomo stesso che interviene sul territorio continuamente e lo modifica secondo le sue capacità tecnologiche e i suoi interessi economici. Mentre il determinismo si basava su un rapporto unidirezionale che va dall’ambiente all’uomo, il possibilismo si fonda su un rapporto bidirezionale, composto sia da impulsi che vengono dall’ambiente che da quelli che vengono da comunità umane.
Questa concezione ha portato allo sviluppo di tre temi: il paesaggio, il genere di vita, la regione. Il paesaggio è l’insieme degli elementi distintivi e caratterizzanti di un territorio. Il genere di vita è l’insieme dei comportamenti abituali di un gruppo umano, il modo di organizzarsi e ottenere dall’ambiente il proprio sostentamento. La regione infine è l’area di estensione di uno o più paesaggi complementari.
La rivoluzione quantitativa e la "new geography"
Dagli anni ’50, il positivismo lascia il posto al funzionalismo: si concentra sulle strutture del funzionamento di una regione. In tal modo, nella geografia umana sono prese in esame le relazioni orizzontali, cioè quelle che ci sono tra luoghi e aree diverse, dovute alle relazioni tra i diversi gruppi umani, alla produzione e circolazione delle merci e delle informazioni o dell’organizzazione politica.
Questo nuovo corso della geografia, definito dall’americano Peter Gould con il termine new geography, si basa su teorie e modelli matematici e sullo spostamento del metodo induttivo a quello deduttivo. La geografia classica è idiografica (cioè delle peculiarità), basata sull’originalità dei luoghi; la rivoluzione della nuova geografia sta, invece, nell’uso del metodo deduttivo che parte da una teoria generale per poi discendere nel particolare. Ne deriva una geografia nomotetica (rivolta alla ricerca di leggi generali) che tende alla generalizzazione. La nuova geografia, quindi, si collega anche all’uso della tecnologia informatica e viene definita rivoluzione quantitativa.
Tendenze recenti
Le geografie radicali
In seguito alla rivoluzione quantitativa, molti geografi si rifugiano nel soggettivismo. Si tratta di un movimento che contesta il mito di scienza naturale e indirizza la ricerca verso obiettivi sociali. Queste critiche hanno portato alla nascita delle geografie radicali: la geografia marxista, la geografia della percezione e del comportamento, la geografia umanistica, ecc. La geografia marxista critica il sistema capitalistico e i suoi riflessi territoriali.
Gli esponenti di questa scuola affrontano problemi legati alla povertà, alla fame, all’ingiustizia sociale. Infatti la geografia marxista ritiene che qualsiasi ricercatore sia influenzato dalle proprie idee e valori relativi al proprio ambiente culturale, quindi è secondario agli interessi della classe dominante. La geografia della percezione è quella in cui il geografo amplia i suoi interessi verso discipline quali la psicologia e la semiotica. Campi fecondi sono, ad esempio, la percezione delle catastrofi naturali (alluvioni, siccità, terremoti, ecc) e la percezione del paesaggio. La geografia umanistica ritiene che la conoscenza del territorio e dell’ambiente non sia oggettiva. Per i geografi umanisti non ci può essere separazione tra il mondo e le nostre idee, quindi la conoscenza avviene con l’effettiva esperienza di vita.
La questione ambientale
Il problema ecologico si è imposto con l'aggravarsi dei problemi di degrado dell'ambiente: crescita demografica, intensificazione delle attività produttive, uso sempre più esteso e spesso dissennato di vari agenti chimici, sviluppo dell'industrializzazione, esaurimento delle risorse, ecc. Per secoli l'uomo ha modificato l'ambiente, ma le trasformazioni operate negli ultimi decenni non hanno eguali nel passato e, per la prima volta, si è cominciato a rendersi conto dei pericoli di queste azioni. Molte problematiche ambientali che oggi affliggono l'opinione pubblica, erano ben note da tempo. Eppure, malgrado si riconoscesse all'uomo una funzione attiva nella trasformazione della natura, si è stati incapaci di porre l'attenzione sulle alterazioni dell'ambiente provocate dalla società industriale. Solo di recente l'ecologia è stata recuperata dalla geografia, il che ha portato alcuni ad affermare che il rapporto con l'ecologia è uno dei punti cruciali per la geografia contemporanea.
Capitolo II: La rappresentazione dello spazio: la cartografia
Breve storia della cartografia
Evo antico e moderno
Fin dall’antichità i documenti cartografici hanno avuto due finalità: da una parte la raffigurazione del mondo e dei territori lontani; dall’altra la rappresentazione del territorio più ristretto in cui quotidianamente si vive. Gli antichi greci percepivano il mondo diviso in tre parti: Europa, Asia e Africa. Nelle prime carte disegnate dai greci, la terra era un cerchio in cui un anello periferico di acque, l’oceano circondava le terre emerse; in mezzo ad esse scorreva il Mediterraneo dividendo il mondo in due grandi parti.
Dicearco da Messina disegnò una carta in cui compariva per la prima volta un asse di riferimento in senso est-ovest, che toccava alcuni luoghi posti alla stessa latitudine. Tale linea era in pratica un parallelo. Eratostene, filosofo, geografo e matematico perfezionò il sistema di Dicearco arricchendolo con rette ortogonali poste a distanze disuguali, coincidenti con paralleli e meridiani che passavano per alcune località aventi posizione nota. Tali linee costituivano un vero e proprio reticolo geografico di riferimento. La figura dominante di questo periodo fu Claudio Tolomeo, il più grande cartografo dell’antichità, autore di una raccolta di carte di tutto il mondo allora noto. Le carte di Tolomeo erano molto più particolareggiate delle precedenti e si estendevano ad un’area geografica assai più vasta, ma presentavano alcuni errori. In particolare, l’oceano indiano era rappresentato come un mare chiuso a sud dalla Terra incognita, continente che si pensava esteso su buona parte dell’emisfero australe.
Il risultato della visione ecclesiastica del mondo furono le famose carte dette della T in O. Si pensava che il Creatore, usando l’alfabeto latino, avesse modellato la forma dei continenti in modo tale da formare le lettere T (per terrarum: delle terre) ed O (orbis: cerchio). Le carte del tempo erano orientate con l’est in alto, nella direzione dove si supponeva si trovasse l’Eden, quindi il tratto verticale della T era rappresentato dal mar Mediterraneo e il tratto orizzontale corrispondeva alla direttrice segnata dal fiume Tanai, il mar Nero, il mar Egeo e il mar Rosso.
Carte nautiche e nascita della cartografia scientifica
Agli inizi del ‘300 comparve in Italia un nuovo tipo di carte molto particolare: le carte nautiche. Erano carte disegnate su pergamene che riproducevano un tratto di costa accompagnata da una fitta nomenclatura di ponti, approdi e punti caratteristici quali scogli, bassifondi, piccole isole, foci fluviali. Le carte nautiche, inoltre, riportavano tutta una serie di rette, irradiantesi da un solo punto che rappresentavano le direzioni della “rosa dei venti”. Le carte diventarono documenti fondamentali per le attività di scoperta e di colonizzazione del Nuovo Mondo. Intorno alla metà del 500 il geografo fiammingo Gerardo Kremer, detto Mercatore, concepì per prima la realizzazione delle carte di tutto il mondo raccolte in un atlante. Famoso fu il suo planisfero, costruito nel 1569 in base ad una nuova proiezione da lui stesso ideata e che ha preso il suo nome.
Le carte geografiche
Definizione e scala
La carta geografica è una rappresentazione grafica di superficie terrestre in piano, ridotta, approssimata e simbolica: la carta è approssimata per l’impossibilità di rappresentare su un piano una superficie curva senza incorrere in deformazioni più o meno grandi; è simbolica in quanto fa uso di numerosi segni convenzionali. Per rappresentare una qualsiasi regione del globo su di una carta, occorre ridurne le proporzioni. La scala numerica esprime il rapporto tra la distanza sulla carta e la corrispondente distanza sulla superficie terrestre. È una frazione che ha per numeratore il numero 1 e per denominatore il numero che indica di quante volte le lunghezze reali sono state ridotte nella rappresentazione cartografica. La scala numerica è spesso accompagnata o sostituita da un segmento graduato (scala grafica), lungo alcuni centimetri, suddiviso in trattini con indicate le corrispondenti lunghezze reali. Poiché la scala è un rapporto, quanto più grande è il denominatore, tanto più piccolo è il valore della frazione (e quindi della scala) e tanto più esteso è il territorio rappresentato.
In base alla scala le carte vengono classificate in vario modo:
- Piante e mappe: le carte con scala fino a 1:10.000 (a grandissima scala) usate in genere per rappresentare città (piante) o aree rurali (mappe). Esse riportano anche i più piccoli dettagli.
- Carte topografiche: le carte con scala compresa tra 1:10.000 e 1:200.000 (a grande scala) che consentono una rappresentazione particolareggiata di aree ridotte con grande ricchezza di dettagli.
- Carte corografiche o regionali: quelle con scala tra 1:200.000 e 1:1.000.000 (a media scala) che coprono una superficie piuttosto vasta, per esempio una regione o anche uno stato di dimensione non eccessiva.
- Carte generali o geografiche in senso stretto, tipiche degli atlanti, sono carte con scala ancora più piccola, inferiore a 1:1.000.000 (a piccola scala) che possono rappresentare vaste superfici, per esempio uno stato di grandi dimensioni o un intero continente.
- Mappamondi o planisferi con scala piccolissima, generalmente inferiore a 1:30 milioni, che rappresentano tutta la superficie terrestre su di un piano.
Le proiezioni geografiche
Le proiezioni geografiche possono essere distinte in base alle caratteristiche che mantengono immutate sulla carta:
- Equivalenti, quando il reticolo geografico è costruito in modo da mantenere le superfici sulla carta proporzionali a quelle reali.
- Equidistanti, quando il reticolo geografico è costruito in modo da mantenere le distanze sulla carta proporzionali a quelle reali. In realtà, non si possono costruire proiezioni nelle quali i rapporti delle distanze siano rispettati in tutti i sensi, ma solo lungo linee fisse (in genere meridiani o paralleli).
- Isogone (isogoniche) o conformi: quando paralleli e meridiani sono tracciati in modo da mantenere inalterati gli angoli, come sulla sfera.
Le proiezioni vere sono ottenute mediante norme geometriche e matematiche: si trasporta cioè il reticolo geografico sopra una superficie piana tangente o secante il globo terrestre seguendo un principio geometrico ben definito. Le proiezioni vere si distinguono in proiezioni di sviluppo e in proiezioni prospettiche.
Le proiezioni di sviluppo consistono nel proiettare la superficie sferica sulla superficie di un solido (un cilindro o un cono) tangente o secante alla sfera. La superficie del solido può poi venire sviluppata su di un piano. Nelle proiezioni cilindriche si sviluppa la sfera con un cilindro tangente all’equatore e si proiettano meridiani e paralleli sulla superficie interna del cilindro. Sviluppando il cilindro si ottiene un piano rettangolare nel quale è rappresentata tutta la terra; paralleli e meridiani sono rettilinei e si intersecano ad angolo retto. Nelle proiezioni coniche i paralleli sono archi di circonferenze concentriche e i meridiani sono rette convergenti al polo. Con questo tipo di proiezioni, però, si può rappresentare un solo emisfero alla volta.
Le proiezioni prospettiche sviluppano la superficie terrestre sopra un piano. Si distinguono tra loro secondo due caratteristiche. La prima è data dal punto di tangenza tra la superficie sferica e il piano di proiezione. In base alla proiezione di questo, vengono definite polari, equatoriali o oblique. La seconda caratteristica è data dal punto di origine della proiezione, che può essere al centro della terra (centrografica), all’infinito (ortografica) o in un qualunque punto della superficie (stereografica). Le proiezioni convenzionali derivano da quelle vere senza seguire rigorosamente i principi geometrici, ma ricorrendo ad artifici onde ottenere determinati scopi; oggi sono le più usate.
I simboli cartografici
La carta geografica è una rappresentazione simbolica poiché sia gli oggetti che gli altri fenomeni sono rappresentati per mezzo di segni grafici convenzionali con significato prestabilito. Una delle tante difficoltà che i cartografi hanno dovuto affrontare è stata quella di rappresentare in piano, cioè sulla carta, la morfologia del rilievo e perciò di visualizzare nel piano il senso tridimensionale della superficie terrestre. Una rappresentazione geometrica del rilievo comincia ad apparire sul finire del ‘700. È la tecnica del tratteggio che viene tracciato lungo la linea di massima tendenza in base ad una scala preordinata. L’uso delle isoipse (o curve di livello) è oggi il metodo universalmente adottato. Il sistema delle isoipse richiede la conoscenza dell’esatta quota altimetrica di un gran numero di punti. Le curve si ottengono dalla proiezione sulla carta delle linee di intersezione tra il rilievo e una serie di piani orizzontali che si immaginano attraversare il rilievo ad altezze prestabilite. La distanza tra le curve di livello è costante ed è detta equidistanza. Le isoipse risultano più o meno ravvicinate a seconda del pendio sia più o meno ripido. L’equidistanza non è costante in tutte le carte ma dipende dalla scala.
Il reticolo geografico
Il reticolo geografico dei meridiani e dei paralleli è costruito a partire da due assi facilmente determinabili: l’asse di rotazione della terra passante per i poli e l’equatore. I paralleli sono linee immaginarie sulla superficie terrestre, parallele all’equatore, determinate dall’intersezione tra i piani perpendicolari all’asse terrestre e la superficie del pianeta. Il maggiore tra i paralleli è l’equatore, una linea immaginaria formata dall’intersezione della superficie della terra con un piano perpendicolare all’asse terrestre e passante per il centro del pianeta. Il suo piano quindi taglia l’asse terrestre nel suo punto centrale. Allontanandosi dall’equatore i paralleli sono sempre di minore lunghezza, fino ai poli dove sono dei semplici punti. I meridiani sono cerchi immaginari che passano per i poli, sono perpendicolari all’equatore.
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