Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

un rapporto statistico è una frazione al cui numeratore sta la misura di un fenomeno e al denominatore la misura di un

altro fenomeno legato al primo da nesso logico. Il risultato viene moltiplicato per mille. I più noti sono relativi ai

movimenti demografici.

Gli indici si ottengono di anno in anno facendo il rapporto tra i dati assoluti e la base statistica cui si riferiscono

(popolazione)

indice di natalità (n): nati x 1000/popolazione

mortalità (m): morti x 1000/popolazione

immigrazione (i) Immigrati x 1000/popolazione

emigrazione (e): emigrati x 1000/popolazione

incremento naturale (n-m): (nati-morti) x 1000/popolazione (negativo se natalità < mortalità)

incremento migratori: (i-e): (immigrati-emigrati) x 1000/popolazione (negativo se immigrazione < emigrazione)

indice di incremento annuo: somma algebrica di indice di incremento naturale e di indice migratorio

l'indice di vecchiaia: percentuale di persone sopra i 60 ripetto a quelli sotto i 15; di attività: percentuale popolazione

attiva su totale popolazione; dipendenza: percentuale della popolazione in età non attiva e la popolazione in età attiva

(da 15 a 65). la popolazione attiva ripartita nei tre settori viene espressa nel rapporto percentuale tra gli addetti a un

certo settore e la popolazione attiva

Capitolo III natura e uomo

1 sistemi naturali

a) rapporto natura-uomo

il punto di vista della cultura occidentale è quello di vedere la società opposta e superiore alla natura. Tale visione risale

al mondo classico e cristiano: socrate sosteneva che il mondo fosse a beneficio dell'uomo, la bibbia parla di uomo come

dominatore della natura. Con l'avvento della filosofia meccanicistica di cartesio, sostenuta da newton, si sviluppò l'idea

della scienza come strumento di conoscenza e dominio del mondo; confermata anche dalle tesi di bacone: scienza donde

previsione; previsione donde azione. Se l'evoluzionismo darwiniano minò l'antropocentrismo, spencer lo rilesse in

chiave di sopravvivenza del più adatto e sottolineando l'importanza dell'uomo sulla natura. Kant sostenne che l'uomo è

signore della natura poiché l'unico animale dotato di ragione.

Un principale componente della cultura occidentale, poi, è l'idea di progresso, nata con smith, che la faceva coincidere

con la produzione di ricchezza materiale, basandosi sulla presunta inesauribilità delle risorse; in realtà malthus per

primo intravide i limiti della crescita economica dovuti ai vincoli dell'ambiente: più aumentava la popolazione, più

avrebbe superato i mezzi disponibili determinando un diffuso stato di miseria.

b) approccio ecologico

L'oggetto di studio della geografia classica è stato il rapporto tra società e ambiente. Per ambiente s'intende l'insieme

delle condizioni che circondano l'essere umano: il risultato della interconnessione di fatti fisici, naturali, biologici e

artificiali. L'ambiente naturale è l'insieme delle condizioni naturali che caratterizzano un certo spazio, e i cui elementi si

dividono tra mondo abiotico, che comprende litosfera (roccia che forma superficie terrestre);idrosfera (insieme delle

acque emerse) e l'atmosfera (involucro di aria che circonda la terra); e mondo biotico, che comprende la biosfera,

ovvero l'insieme degli esseri viventi. Ognuno di questi elementi agisce con altri e con l'uomo il quale li modifica sia

direttamente che indirettamente. Nello studio dell'ambiente, un ruolo importante è rivestito dall'ecologia. La critica più

nota fu quella de “i limiti dello sviluppo” promossa dal club di roma e realizzata dal MIT in cui, attraverso un approccio

sistemico, misero in luce come il sovrappopolamento e le interconnessioni tra le variabili ambientali porteranno alla fine

del XXI secolo ad un collasso economico, demografico ed ecologico.

c) concetti ecologici

L'insieme delle relazioni e dei legami tra comunità viventi ed elementi inerti nell'ambiente costituisce il sistema

ecologico o ecosistema: luogo biologicamente uniforme con caratteristiche uniformi dalle differenti dimensioni. Le

interconnessioni che legano i componenti dell'ecosistema sono gli scambi di materia ed energia come i grandi cicli

biogeochimici (catene alimentari, fotosintesi, ciclo dell'acqua). Si possono individuare all'interno del sistema i

produttori (vegetali): trasformano energia luminosa in energia chimica tramite fotosintesi; consumatori: animali che si

nutrono di altri organismi viventi o di sostanze organiche performate, questi si dividono tra primari, che si nutrono di

vegetali, e secondari, che si nutrono di animali erbivori; decompositori sono organismi che decompongono le spoglie,

cascami e deiezioni permettendo il riciclaggio degli elementi chimici. Ad ogni passaggio da un livello trofico all'altro si

va perdendo sempre più energia, poiché trasformata in calore e movimento.

2 gli squilibri ambientali

a) lo stato di salute della terra

Il deterioramento dell'ambiente e l'esaurimento delle risorse dovuto alle attività umane è al giorno d'oggi al centro di un

attuale dibattito sulle condizioni di salute del mondo. L'uomo ha da sempre modificato i paesaggi naturali, ma se fino

alla rivoluzione industriale l'uomo poteva essere considerato in equilibrio con la biosfera, ora non lo è più a seguito

degli effetti della rivoluzione industriale e del sempre più crescente incremento demografico. I mutamenti oggi imposti

dall'uomo sono sempre più rapidi e meno compatibili con il riequilibrio ambientale, tanto più che sono cambiamenti

globali e non più locali. Sotto la spinta del progresso inarrestabile e della fiducia nelle risorse della tecnologia, l'uomo

ha finito per mettere a repentaglio i processi fisici e biologici che regolano l'equilibrio del pianeta.

b)inquinamento dell'aria

L'atmosfera terrestre non è mai stata immutabile, e negli ultimi due secoli la composizione dell'atmosfera, già di per sé

variabile, è mutata più velocemente che in precedenza e sono dovuti non alla diminuzione degli elementi principali, ma

all'aumento degli elementi minori come anidride carbonica, monossido di carbonio, metano, ozono, e i

clorofluorocarburi. I principali responsabili dell'inquinamento delle aree urbane sono il riscaldamento domestico e i

veicoli. Per eliminare i problemi dovuti allo smog fotochimico, cioè alla presenza di sostanze velenose nella bassa

atmosfera per effetto dell'azione catalitica del sole, si può ricorrere all'utilizzo di combustibili alternativi e rinnovabili;

all'eliminazione del piombo addizionato alle benzine, all'utilizzo dei mezzi pubblici e delle biciclette.

Negli anni settanta si è affermato anche il fenomeno delle piogge acide: esse sono dovute alle interazioni tra ossidi di

azoto e anidride solforosa nell'atmosfera che, per varie reazioni, formano sostanze acide che si immettono nel ciclo

dell'acqua dando luogo a piogge acide che arrecano danni a molti ecosistemi e danni alle foreste.

L'ozono è un gas (O3) che si forma nell'atmosfera ad una certa altitudine per aggregazione delle molecole di ossigeno

ed è fondamentale per la vita sulla terra. Nel 1985 alcuni scienziati scoprirono un “buco” nell'antartide di dimensioni

enormi, dovuto all'utilizzo di clorofluorocarburi, elementi presenti nei solventi, negli apparecchi di riscaldamento e

refrigerazione, che, essendo innocui per gli esseri viventi e inerti, quando salgono nell'atmosfera a contatto con le

radiazioni luminose più intense, si scindono liberando molecole di cloro che vanno poi a catalizzare le molecole di

ossigeno impedendo la formazione dell'ozono. Con la progressiva eliminazione di CFC dal mercato, nel 2002 si è

potuto constatare una inversione di tendenza.

c) il clima che cambia

Le emissioni gassose contribuiscono a creare la minaccia di un rapido riscaldamento del pianeta, o effetto serra:

l'anidride carbonica e altri gas serra sono trasparenti alla luce del sole ma intrappolano il calore assorbendo le radiazioni

infrarosse emesse dalla terra più efficacemente. L'aumento di anidride carbonica è dovuto all'uso di combustibili fossili

e alla deforestazione praticata mediante incendio, mentre il metano aumenta per perdite durante l'estrazione. Il

riscaldamento conseguente potrebbe provocare lo scioglimento dei ghiacciai e un aumento del livello del mare, con la

conseguenza che 5 mln di kmq di terre verrebbero sommerse. Avrebbero, inoltre, ripercussioni economiche e politiche

gravissime, al solo pensiero di dover fortificare le difese e gli argini. Nel 1997 si è svolta a kyoto una onferenza nel

quale si era concordato un protocollo di impegni, recepito nella conferenza di buenos aires del 1998, in cui è stata

firmata una convenzione che impegnava i paesi industrializzati a ridurre del 5% rispetto ai livelli del 90 l'emissione di

gas serra. Tuttavia, tale impegno non è sufficiente a risolvere il problema.

d) inquinamento delle acque

L'inquinamento delle acque è una conseguenza diretta dell'accrescimento della popolazione mondiale, dell'aumento

della concentrazione urbana della produzione industriale.

-inquinamento acque interne: Attraverso gli scarichi fognari l'acqua riceve sostanze inquinanti che vanno dalle deiezioni

umane a sostanze nocive utilizzate in industrie e laboratori. Non solo le sostanze in sé sono dannose, ma molto spesso le

quantità sproporzionate al volume dei corpi idrici riceventi, come nel caso dei rifiuti umani, che non riescono a

garantire l'azione biodegradatrice. Per il disinquinamento della acque vengono utilizzati impianti di depurazione che

tuttavia non riescono a garantire la totale eliminazione del prodotto di scarto. Gli oceani svolgono un ruolo

fondamentale nell'equilibrio del pianeta, in particolare è in esso presente il fitoplacton, produttore di ossigeno. Una delle

principali fonti di inquinamento dei mari sono gli idrocarburi, che impediscono gli scambi di ossigeno e non permettono

la formazione di placton.

e) veleni e rifiuti

In un ecosistema naturale i cicli biogenochimico sono di tipo circolare e non producono sprechi. Nelle società umane il

modello delle attività industriali è lineare e consiste nell'assorbimento di materie prime e nella loro trasformazione in

prodotti di consumo e in scarti da eliminare. La produzione dei rifiuti delle società umane è tanto abbondante e

concentrata da non permettere ai sistemi naturali di neutralizzarli, e lo smaltimento può avvenire solo tramite discariche,

che sono il metodo più utilizzato nel mondo. Questo metodo, tuttavia, deve essere soggetto a continuo controllo poiché

può causare l'inquinamento di falde acquifere. Un altro metodo, più sicuro e per evitare lo smaltimento di rifiuti tossici

in discariche selvagge, è quello dell'incenerimento ad alta temperatura, che tuttavia produce elementi come la diossina,

dai pericolosissimi effetti sull'uomo. Non esistono norme internazionali per il controllo dei movimenti di rifiuti tossici,

che il più delle volte vengono stipati nei paesi del sud del mondo in cambio di compensi economici. I rifiuti e le scorie

radioattive rappresentano, ovviamente, il problema maggiore, poiché dovrebbero essere conservate in contenitori

ermetici per migliaia di anni.

Una corretta politica di gestione dei rifiuti si fonda sul riciclaggio dei materiali che implica il risparmio di molte risorse

e di molta energia necessaria alla produzione, oltre ad un abbassamento dei costi. Un'altra corretta abitudine è quelle del

riutilizzo in controtendenza a quella dell'usa e getta.

Un altro pericolo per l'ambiente è dato dall'utilizzo di sostanze chimiche in agricoltura. I prodotti chimici, destinati alla

lotta contro gli animali e vegetali considerati nocivi, entrano nel ciclo dell'acqua con uno spaventoso eco: inquinamento

del pesce, degli uccelli, degli invertebrati.

Tra i più pericolosi c'è la diossina, un diserbante ad alto potere cancerogeno e ad alto potere inquinante.

Anche l'uso di fertilizzanti di sintesi in modo massiccio ha provocato l'erosione del suolo e l'infertilità di questo, mentre

le deiezioni animali un tempo usate come fertilizzante, vengono riversate nelle acque andando ad aumentare

l'inquinamento.

Un'alternativa è data dall'agricoltura biologica che riprende le vecchie tecniche agronomiche come la rotazione delle

coltivazioni e limita di molto l'uso di agenti chimici integrandoli con la “lotta biologica”, ovvero l'utilizzo di insetti

predatori di quelli che si vogliono combattere.

f) desertificazione ed erosione dei suoli

In molte parti del mondo i terreni agricoli sono minacciati da tipi di degrado come la desertificazione, l'erosione, la

salinizzazione.

La desertificazione indica un processo che porta alla scomparsa della vegetazione originaria e all'inaridimento del

suolo; le cause sono spesso dovute alla distruzione dei cespugli e degli alberi, all'eccessivo sfruttameto dei pascoli e alla

pressione delle attività agricole. L'utilizzazione delle tecniche di irrigazione ha consentito la trasformazione di regioni

agricole; spesso accade, però, che nelle zone aride ci sia il rischio della salinizzazione dei suoli, dovuta all'evaporazione

superficiale delle acque che lascia sali tossici per le piante. Caso emblematico è quello del lago di aral che, sfruttato per

l'irrigazione, ha subito un abbassamento del livello dell'acqua pari al 40% con una conseguente triplicazione del livello

di salinità, causando la morte di tutta la fauna ittica.

g) distruzione delle foreste

Le foreste hanno un ruolo fondamentale nella stabilità idrogeologica, poiché limitano gli alluvioni e favoriscono

l'assorbimento dell'acqua da parte del terreno; garantiscono il ricambio di ossigeno nell'atmosfera e limitano l'anidride

carbonica. Con la distruzione delle foreste vi è un aumento incredibile di anidride carbonica, dovuto proprio

all'eliminazione degli elementi fotosintetici in grado di contenerla, e dal rilascio conseguente all'utilizzo del fuoco. Le

foreste più colpite sono quelle tropicali. La foresta pluviale viene distrutta per ottenere legna come combustibile; per

creare nuovi spazi all'agricoltura, ma soprattutto per lo sfruttamento delle multinazionali alimentari, minerarie e del

legname per sfruttare le risorse forestali e minerarie e per guadagnare spazio agricolo o d'allevamento.

L'accresciuta domanda di carne negli stati uniti ha incoraggiato i proprietari agricoli e le multinazionali a convertire le

foreste tropicali in zone di allevamento bovino (hamburger connection). I terreni disboscati si isteriliscono a causa del

pascolo intensivo.

La distruzione delle foreste pluviali implica la distruzione della varietà e della ricchezza di forme di vità del mondo, con

la privazione dell'umanità di innumerevoli fonti potenziali preziosissime di risorse.

h) perdità della biodiversità

Con biodiversità s'intende la varietà di esseri viventi esistenti in natura.

La diversità:

-genetica: informazione contenuta nei geni

-delle specie: numero di specie di organismi

-degli ecosistemi: varietà di habitat

non è ancora noto il numero preciso di specie esistenti, circa 1,8 milioni.

Dalla comparsa dell'uomo molte specie si sono estinte e molte sono a rischio a causa di:

-caccia (per utilità o per eliminare animali ritenuti dannosi o pericolosi)

-modificazione degli ecosistemi (disboscamento, prosciugamento)

-introduzione di piante o animali esotici in un nuovo habitat, con l'alterazione dell'equilibro ecosistemico e numerosi

danni e specie estinte, come accadde in australia con l'introduzione dei conigli.

Recentemente sta aumentando il numero di specie estinte, e rientra nell'ordine delle migliaia. La diversità biologica è

molto importante sia per ragioni morali che economiche: è giusto che gli ambienti naturali abbiano valore in quanto tali

e rappresentano una potenziale fonte di ricchezza, ad esempio è da piante e animali che si ricavano molti farmaci,

oppure alcune piante che sopportano i terreni salini potrebbero essere utilizzate in agricoltura nei terreni salinizzati.

Inoltre la biodiversità è una fonte di ricchezza perché oggetto del turismo ecologico.

i)conservazione della natura

L'idea di conservare la natura ha radici lontane, i romani avevano boschi sacri e molti sovrani nel medioevo

conservavano vasti territori come riserve venatorie e parchi.

La filosofia della conservazione della natura è maturata alla fine dell'ottocento per opera dei naturalisti e uomini di

cultura che si fecero promotori della necessità di preservare la natura dalla distruzione attraverso l'istituzione di zone

protette. La prima forma di conservazione su vasta scala è data dal parco dello yellowstone nel 1872 in america.

Gli scopi che oggi ispirano i parchi nazioneli sono:

-finalità scientifiche e di conservazione

-finalità ricreative ed educative

-finalità turistiche ed economiche.

3 sviluppo sostenibile

a)nuovo paradigma: sviluppo sostenibile

Nuovi modelli di sviluppo economico che siano compatibili con gli equilibri ambientali hanno trovato il paradigma

nello sviluppo sostenibile, concetto sviluppatosi nel corso di conferenze organizzate dall'onu sui problemi ambientali e

all'interno del progetto Man and Biosphere dell'unesco.

La prima conferenza internazionale al riguardo risale al 1972 a stoccolma Man and his Environment. Importante

documento è our common future, del 1987, o rapporto brundtland, in cui lo sviluppo sostenibile è indicato come uno

sviluppo che soddisfi i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i

propri. Esso ha indicato tre ostacoli principali dal conseguimento dello sviluppo compatibile con la difesa dell'ambiente:

-dipendenza da combustibili fossili, responsabili di squilibri economici tra nord e sud del mondo e di inquinamento

-sovrappopolazione dei paesi del terzo mondo, col rischio di diventare incompatibile con le capacità produttive

dell'ecosistema

-inadeguatezza del quadro istituzionale: non esistono enti sovranazionali dotati di potere necessario a coordinare scelte a

livello globale per conseguire lo sviluppo veramente sostenibile.

Nel 1992 lo sviluppo sostenibile è stato legittimato nel summit della terra tenutosi a rio de janeiro in cui si è approvata

l'agenda 21, che rappresenta le linee guida di sviluppo a livello globale, nazionale e regionale per il XXI secolo.

Nel 2002 a johannesburg si è svolto rio +10 un vertice mondiale in cui è emerso che i problemi ambientali derivano dal

sottosviluppo.

b) principi dello sviluppo sostenibile

Nell'economia classica il concetto di sviluppo è legato alla crescita quantitativa di produzione e consumo delle

merci,mentre con lo sviluppo sostenibile si è distinta la crescita, puramente quantitativa, dallo sviluppo, che è un

miglioramento della qualità della vita, i cui obiettivi principali sono:

-integrità dell'ecosistema: conservazione della biodiversità, degli aspetti estetici e culturali che definiscono la qualità

ambientale, corretto utilizzo delle risorse naturali rinnovabili, conservazione della capacità dell'ambiente di assorbire i

rifiuti e l'inquinamento e assicurare i processi biologici.

-efficienza dell'economia: all'economia classica che vede la produttività maggiore nel maggiore divario tra costi e

ricavati, si sostituisce l'efficienza, tanto più alta quanto più ridotto è l'uso di risorse non rinnovabili e più intenso è l'uso

di quelle rinnovabili: l'ambiente e la qualità della vita non sono più elementi esterni ma endogeni al sistema

-equità sociale (intragenerazionale) intesa come uguale diritto di tutti i popoli della terra di partecipare allo svilupppo

-equità tra le generazioni (intergenerazionale): la tendenza alla massimizzazione del benessere presente deve lasciare

sufficienti opportunità per il benessere delle generazioni future.

Per sostenibilità debole si ritiene che una società non risulti decrescente l'insieme della ricchezza materiale basata sugli

stock aggregati di capitale naturale e di capitale prodotto dall'uomo: ovvero si presuppone che la perdita di un elemento

naturale possa essere sostituito da uno artificiale

la sostenibilità forte richiede che vengano mantenuti costanti gli stock di capitale naturale, indipendentemente da quello

prodotto dall'uomo, con l'imperativo di lasciare alle generazioni future lo stesso stock di capitale naturale. Infatti, ogni

decisione di sostituire il capitale naturale con quello manufatto è irreversibile. La sostenibilità forte è possibile a patto

che vengano rispettate tre regole importanti:

-tasso di utilizzo di risorse rinnovabili non superiore al tasso di naturale rigenerazione

-tasso di utilizzo di risorse non rinnovabili compatibile con la loro sostituzione

-flusso dei rifiuti al di sotto della capacità di assimilazione

per questo il rapporto brundtland sottolinea come l'economia mondiale è totalmente legata all'ecologia, e denuncia come

le istituzioni sono rimaste indipendenti: quelle che governano l'economia sono separate da quelle che governano

l'ambiente.

Capitolo IV popolazione

1ineguale distribuzione degli uomini

a) grandi linee del popolamento della terra

I 6 miiardi e 200 milioni di abitanti della terra sono concentrati per il 90% nell'emisfero boreale, mentre il restante 10

abita quello australe. Le grandi masse di uomini si trovano nella zona temperata e subtropicale. Una misura

dell'intensità della presenza di uomini è data dalla densità di popolazione, cioè il rapporto tra il numero di abitanti e la

superficie da essi occupata espressa in ab/kmq. Si registrano grandi discrepanze tra le diverse regioni geografiche,

suddivise in:

aree ad alta densità (più di 100 ab/kmq), densamente popolate (50-100), a mediocre intensità (10-50) a bassa densità (1-

10) a bassissima densità (>1) aree anecumeniche, prive di abitanti.

b) aree ad alta densità

Esistono sette zone ad alta densità:

1) zona cinese (province orientali della cina, manciuria, taiwan e giappone) dovuta all'antichità del popolamento e

alle favorevoli condizioni naturali (piogge monsoniche, terreno fertile, irrigazione favorita da presenza fiumi)

si pratica agricoltura intensiva, principalmente di riso, pesce e maiale. Il pesce è soprattutto consumato in

giappone a causa della ridotta superficie coltivabile. Si è avuto anche un intenso sviluppo industriale

ultimamente.

2) Zona indiana (dall'indo al gange al bengala e sri lanka) il popolamento è favorito sia dalle abbondanti piogge

monsoniche estive che dalla fertilità del suolo, oltre ai numerosi fiumi. La base alimentare è il riso, seguito da

frumento e miglio.

3) Zona dell'europa centro-occidentale (dall'atlantico al mediterraneo) comprende: gran bretagna (industria nata

da bacini carboniferi e commercio), francia e belgio (industria siderurgica e del carbone)olanda (attività

manufatturiera e industriale) germania (sviluppo industriale nel reno ) polonia meridionale e boemia

(agricoltura avanzata e industrie) italia (pianura padana che vede agricoltura e industrie): l'alta densità è dovuta

principalmente all'attività di scambio e alle industrie nate nel XIX sec.

Aree minori ad alta densità

1) valle del nilo: popolata sin dall'antichità a causa del fertile limo depositato dal fiume durante le inondazioni,

comprende una zona abitata nella misura in cui la fascia di territorio circostante è bagnata dalle piene del

fiume, il gran numero di persone e la ridotta superficie innalzano la miseria di vita

2) isola di giava: dovuto alla fertilità del terreno vulcanico e al clima equatoriale

3) puerto rico: in cui le coltivazioni intensive di canna da zucchero in mano a multinazionali americani non

lasciano spazio a colture di sussistenza

4) stati uniti di nordest (da washington a boston) popolamento iniziato con l'apertura di porti per il commercio

con l'europa e sviluppo della grande industria moderna per le ricchezze del sottosuolo

vi sono differenze sostanziali alla base della densità demografica delle diverse aree: da una parte vi sono le densità

rurali dovute ad antico popolamento, fertilità di terreno e clima favorevole (estremo oriente e zone specifiche come orti

napoletani e giardini di agrumi siciliani); le densità industriali si trovano nei bacini minerari e sugli assi di traffico nelle

regioni dotate di buoni porti.

c) altre classi di densità

1)Aree densamente popolate (50-100 ab/kmq) aderiscono ai bordi di quelle ad alta densità e rispecchiano

agricoltura intensiva o industrializzazione (paesi danubiani, resto di francia e italia, resto di cina,zona a sud dei grandi

laghi in america, coste del maghreb e sudafrica, zone progredite della russia attorno a centri industriali...)

2) aree a mediocre densità (10-50 ab/kmq) sono zone interne della penisola iberica, della penisola balcanica,

caratterizzate da agricoltura povera e allevamento; zone fredde (russia e fennoscandia),in asia: periferie

anatolia e penisola indocinese (coltura riso e frumento) africa: golfo di guinea altipiani dell'africa orientale con

agricolutra di sussistenza,piantagioni del middle west in america con agricoltura meccanizzata, altipiani del

messico molto arretrati per il carico demografico da sopportare

3) aree a bassa densità (1-10 ab/kmq) ambienti freddi a nord del 60° parallelo con economia forestale e

allevamento seminomade di renne; in asia:altipiani iranici del turchestan (pastori transumanti) in africa ampie

zone, dalle steppe alla foresta pluviale, alle savane; in america nelle praterie del west, il canada, le pampas

argentine, i campos brasiliani

4) aree a bassissima densità (meno di 1 ab/kmq) sono: foreste del canada e della russia; foresta pluviale del congo

e amazzoni;steppe dell'asia centrale. Sono abitate da gruppi umani tecnicamente arretrati.

d) sovrappopolamento e geografia della fame

Si considerano sovrappopolati i territori i cui beni prodotti (derrate alimentari, materie prime, manufatti

industriali,servizi) non bastano a fornire adeguati mezzi di sussistenza per tutta la popolazione. Si hanno frequenti casi

di sovrappopolamento relativo: troppi consumatori rispetto alla capacità di valorizzare adeguatamente il territorio. Il

sovrappopolamento è dovuto a uno squilibrio tra popolazione e risorse, spesso dovuto all'arretata tecnologia che non

permette lo sfruttamento delle risorse potenziali. Per far fronte a questa situazione è necessario che i paesi sviluppati

aiutani i poaesi sottosviluppati nello sfruttamento delle risorse e della manodopera. Sebbene il tasso di crescita della

popolazione è impressionante, al momento il problema è dato dall'inadeguatezza delle strutture agrarie e dalle disparità

sociali, per cui la fame non nasce da una insufficiente carenza di produzione globale di risorse, ma da una cattiva

distribuzione delle condizioni che ne consentono la fruizione. La fame totale avviene per inedia durante le carestie nel

terzo mondo; la fame occulta o malnutrizione consiste invece nella carenza di principi nutritivi importanti, che

indebolendo gli organismi causa morte prematura. L'africa è il continente con maggior diffusione di fame e

malnutrizione, ad eccezione parziale delle coste mediterranee; in asia le zone critiche sono l'india, pakistan, bangadlesh

e indonesia; in america si hanno situazioni discrete in argentina, brasile e urugay, e sulla soglia per i paesi andini. Per far

fronte a questo problema è necessario incrementare la produttività, che per quanto riguarda i prodotti agricoli si

potrebbe ottenere attraverso la doppia coltura. Sebbene negli ultimi anni sia triplicata la superficie irrigua, c'è il rischio

di un esaurimento delle falde acquifere e quindi della disponibilità di nutrimento. Permane un triste divario tra le regioni

sviluppate del nord e le condizioni di povertà o miseria delle regioni sottosviluppate del sud del mondo.

2 dinamica della popolazione

a) rivoluzione demografica

L'accelerazione del ritmo d'incremento -rivoluzione demografica- fu dovutaal regresso della mortalità nel XIX secolo,

grazie all'estinzione o riduzione di calamità quali malattie e carestie che annullavano gran parte delle eccedenze di nati

precedentemente accumulate. Essa consistette in particolare nella diminuzione della mortalità infantile, grazie ai

progressi della medicina e il miglioramento delle condizioni di vita. Inoltre, in europa la crescita demografica fu

favorita dall'intensificazione delle colture attraverso rotazioni continuative senza l'anno di riposo. Per tutto il XIX il

tasso di incremento demografico dei paesi europei ha continuato a salire. Nel XX secoo, invece, le perti si sono invertite

e c'è stata un'esplosione demografica del terzo mondo, arretrato sul piano economico e sociale.

L'incremento annuo della popolazione mondiale è sempre stato in crescita, fino ad un momento in cui si è abbassato per

via delle politiche antinataliste svolte in cina e india. Si è passati così da una crescita esponenziale (0,5 ottocento, 1

novecento, 2 anni '70) ad un di tipo logistico (lenta nella fase finale). Resta alto il divario tra nord e sud

b) natalità e politiche demografiche

la natalità è il valore, espresso per mille, del rapporto tra il numero dei nati in un anno e il numero della popolazione.

Una popolazione normale ha un indice di natalità del 50 per mille, ma è stato quasi ovunque ridotto da interventi

volontari a livelli molto differenti. In linea generale tassi di natalità più alti caratterizzano popolazioni più povere. In

particolare i fattori che influiscono sono di ordine religioso, sociale e politico. Le grandi religioni come il cristianesimo

e l'islamismo nei loro comandamenti esprimono l'obbligo di procreare per estendere il numero di fedeli. I paesi islamici

sono quelli con più alti indici di natalità, poiché la religione proclama che la famiglia ha il fine della procreazione e lì vi

si pratica la poligamia.

Nelle società europee nei secoli passati c'erano limitazioni alle nascite effettuate a priori attraverso il ritardo dell'età del

matrimonio o l'avvio dei figli al convento; nelle società moderne, invece, si ricorre ai contraccettivi o, nel caso, l'aborto,

metodo a posteriori.

L'influenza dei fattori sociali e di quelli economici s'intrecciano: nel mondo rurale si limita il numero dei figli per non

frantumare il patrimonio;la classe impiegatizia è meno prolifica di quella operaia perché i figli sono un freno all'ascesa

sociale; i poveri sono più prolifici perché possiedono troppo poco per poter ambire a mutare la propria condizione

le direttive politiche favorevoli o contrarie alla natalità fanno modificare il comportamento delle masse; le politiche

demografiche si dividono in nataliste e antinataliste. Gli sgravi fiscali e gli assegni in proporzione al numero dei figli

sono un incentivo, le tasse sul celibato sono un freno. In generale il periodo della seconda guerra mondiale fomentò le

nascite; nel dopoguerra, in unione sovietica, l'elevato numero di nascite portò alla liberalizzazione dell'aborto. Dall'81 si

è cercato di creare sostegno alla natalità.

Nella cina di mao si vararono politiche nataliste perché il proletariato doveva essere rafforzato, mentre dal 69 si cercò di

limitare le nascite tramite propaganda e dall'84 si è posto il limite di un figlio per coppia. L'indice di fecondità è alto nei

paesi africani e modesto in quelli europei: in italia non si riesce a garantire il ricambio generazionale (2,1 figli per

donna).

Lo squilibrio tra popolazione e risorse è stato denunciato da i limiti dello sviluppo del 1972 che prevedeva uno

scollamento tale alla fine del XXI secolo da determinare il collasso del sistema mondiale.

L'onu ha organizzato tre conferenza sulla cescita:

bucarest 74: piano mondiale d'azione, in cui constatò l'impossibilità di risolvere il problema demografico senza lo

sviluppo socioeconomico, e l'impossibilità di liberarsi del sottosviluppo senza controllare la crescita demografica.

Città del messico 84: scontro tra paesi liberisti a tendenza neomalthusiana di limitare le nascite per migliorare le

condizioni economiche e paesi cattolici e islamici che vedono nello stato un ente che deve migliorare le condizioni di

vita della popolazione.

c) mortalità e disuguaglianza di fronte alla morte

La mortalità è il tasso espresso per mille tra il numero di morti in un anno e il totale della popolazione. L'indice di

mortalità è il numero dei morti in un anno diviso x 1000/il numero degli abitanti (in media tra inizio e fine anno). Le

cause di morte risultano diverse a seconda del luogo.

-cause esogene:legate all'ambiente, incidono in paesi sottosviluppati per via di mancanza di igiene e

farmaci -cause endogene: legate all'usura dell'organismo

la vittoria dell'uomo sulle malattie esogene diede luogo nel XIX secolo a un forte arretramento della mortalità a partire

dai paesi europei più evoluti grazie al progresso della medicina e il miglioramento di igiene e condizioni di vita. (indici

più bassi: spagna e irlanda- paesi a popolazione giovane-e svizzera e olanda-alto tasso di vita)

nei paesi in via di sviluppo l'alta percentuale di gente giovane fa sì che gli indici di mortalità risultino non troppo

elevati, tali da non avvicinarsi a quelli delle popolazioni invecchiate d'europa; ciò è favorito anche dal clima che

ostacola il dilagarsi di malattie infettive (nordafrica e medioriente). Nel resto del terzo mondo la mortalità è implacabile

sia per il clima favorevole al dilagare delle malattie, sia per la sottonutrizione e lo scarso uso di farmaci.

Tre tappe nell'evoluzione dei rapportri tra mortalità e condizioni socioeconomiche:

-fino al XVIII sec. La morte colpiva prematuramente tutte le categore

-nel XIX sec. I progressi della medifina cominciavano ad esercitare un'azione tangibile a cui potevano

attingerne solo i ricchi.

-nel terzo stadio si abbassa il tasso di mortalità per lotte sindacali che garantiscono condizioni di lavoro

migliori e per l'affermarsi dei principi della previdenza sociale

il tasso o indice di mortalità infantile è il rapporto per mille del numero di bambini morti a meno di un anno di vita e il

numero dei neonati di uno stesso anno. Ci sono profonde differenze tra popolazioni arretrate e progredite: in europa

tassi tra il 3 e il 10 per mille, nel terzo mondo si supera il 100 per mille. Nel terzo millennio sono apparse nuove

malattie come l'aids o riapparse malattie che si credevano estinte.

d) tipi di incremento naturale, transizione demografica, speranza di vita

La differenza numerica tra nati e morti in un anno esprime il valore assoluto dell'incremento naturale. L'indice di

incremento naturale è la differenza tra l'indice di natalità e quello di mortalità (per mille)

Tipi di incremento:

-primitivo: incremento scarso derivante da altissima natalità e mortalità elevata. Giovani più numerosi di

anziani e durata di vita media molto bassa (africa nera e asia SE)

-in via di evoluzione: natalità alta e mortalità in parabola discendente per lotta contro malattie (medioriente,

africa mediterranea, america latina)

-natalità diminuita e bassissima mortalità (giappone, stati uniti e paesi extraeuropei a popolamento bianco

-bassa natalità e bassa mortalità: paesi evoluti d'europa in cui vi sono progressi contro le malattie e controllo

delle nascite

transizione demografica: è il passaggio da un incremento molto modesto per via dell'alta mortalità che annulla l'alta

natalità a un incremento modesto caratterizzato da bassa natalità e bassa mortalità.

Il calo della mortalità fa allungare la vita media o la speranza di vita alla nascaita (numero di anni che un neonato può

sperare di vivere)

e) dalla teoria di malthus alla procreazione responsabile

nel XVIII sec. L'economista inglese thomas malthus scrive che la popolazione cresce più rapidamente dei mezzi di

sussistenza per cui aumento uno squilibtro tra il numero dei consumatori e la quantità di risorse disponibili. I fatti hanno

dato torto a questa teoria che non teneva conto del progresso dei mezzi tecnici e organizzativi impiegati per estendere e

intensificare la produzione di beni. Inoltre, quando saranno generalizzate le conquiste della medicina, sarà difficile

contrastare ulteriormente la mortalità al punto che avverrà un invecchiamento della popolazione nei paesi del terzo

mondo sia per diminuzione mortalità e limitazione nascite, da attribuire all'emancipazione femminile in: età matrimonio

(calo fertilità) , accesso istruzione , attività fuori casa.

Negli ultimi anni, dopo una crescita demografica negli anni '70 si è verificata un'inversione di tendenza per cui è

diminuito il tasso d'aumento della popolazione a un punto tale da non garantire il rinnovo delle generazioni (crescita

zero).

La procreazione è un fatto sociale: senza un certo numero di nascite la società rischia una crisi di sottopopolamento, per

cui bisogna togliere gli ostacoli alla natalità fino a rendere effettivamente libera la scelta di avere o non avere figli:

procreazione responsabile.

3. movimenti migratori

a) migrazioni di popoli

il popolamento della terra è il risultato di grandi trasferimenti di uomini. I movimenti migratori hanno messo in contatto

popolazioni autoctone con popolazioni straniere. Agli spostamenti di popoi si devono sovrapposizioni e interposizioni

etnico-linguistiche.

Gli indoeuropei o arii iniziarono nel II millennio a.c. Imponenti migrazioni dall'alto piano iranico a est verso l'india e a

ovest verso l'europa (achei a creta; dori in grecia, celti in spagna su iberi, etruschi in italia su itali)

nel v sec. Popolazioni germaniche dilagarno in europa: i franchi in gallia; germani e slavi. Nel VII sec. Gli arabi

invasero l'africa nordorientale incrociandosi con le stirpi camitiche. Nel IX sec. Irruppero in europa i popoli delle steppe

asiatiche e nel tardo medioevo i turchi dilagarono nella penisola balcanica, dove imposero il loro dominio fino alla fine

della prima guerra mondiale

Gli spostamenti di una parte di popolazione umana o animale sono funzionali al riequilibrio ambientale. La migrazione

è un fatto naturale, un mezzo attraverso cui la popolazione acquista un miglior rapporto col territorio. Considerando il

push and pull factor, si migra per il soddisfacimento di un certo tipo di bisogno. La distribuzione umana sul territorio

avviene in base alle risorse ambientali, la mobilità della popolazione è simile alla ricerca di equilibrio. La scienza studia

i fenomeni dandone una schematizzazione attraverso diversi modi di osservare e dando diversi risultati. I metodi di

ricerca hanno livelli d'analisi spazio-temporali e motivazionali.

Negli anni '60 la migrazione è definita come l'attraversamento di confini amministrativi nazionali o internazionali. Si

manifesta burocraticamente il desiderio di cambiare residenza.

Le categorie mettono in difficoltà: spazio-tempo, motivazione, migrazione (temporanea o permanente). Considerando la

nasce la categoria di spostamento, che avviene in un certo tempo e si conclude con il ritorno senza formalità

amministrative. Eccezioni: alpeggi e transumanze secondo una prima teoria intesi come migrazioni temporanee,

secondo la seconda come spostamenti.

La volontarietà delle immigrazioni: le immigrazioni possono essere: volontarie (non esistono però migrazioni collettive

totalmente volontarie); indotte o da cause dirette (politiche o sociali) o indirette (ambientali). Le frontiere sono lo spazio

che intercorre tra il dominio di A e quello di B.

b) migrazioni coatte

migrazioni che avvennero per mare, iniziate in epoca moderna dopo la scoperta dell'america con l'estendersi dello

sfruttamento coloniale, e si concretizzarono nella tratta degli schiavi. Diaspora: dispersione di un popolo dal paese

d'origine in paesi d'accoglienza

le guerre e le modificazioni dei confini politici hanno portato esodi forzati e trasferimenti tumultuosi di gruppi umani.

Non sono mai cessate: l'onu enumera 20 milioni di rifugiati e 8 milioni in africa.

c) europei alla conquista di continenti

l'europa in età moderna ha avviato un potente ciclo di espansione demografica e politica con l'europeizzazione di africa,

asia, australia e america. Le migrazioni moderne più importanti sono state quelle verso le americhe e poi quelle verso

l'oceania. Le cause potevano essere o l'eccesso demografico del paese di origine, dovuto ad un incremento demografico

(grazie a progressi medicina), carestia e disoccupazione, o spinti da motivi religiosi o ideologici.

Le colonie si dividevano tra:

-sfruttamento (america latina per Spagnoli)

-popolamento (america anglosassone)

con la prima guerra mondiale gli stati uniti adottarono una legislazione restrittiva per limitare e selezionare

l'immigrazione. Dopo la seconda guerra mondiale l'emigrazione europea sembrò riprendere

d) internazionali

migrazioni per lavoro hanno segnato la storia dell'umanità, a differenza delle migrazioni coatte del mondo moderno, in

quello contemporaneo avvengono volontariamente. L'indice di immigrazione è il rapporto (per mille) fra il numero

degli immigrati in un anno e il totale della popolazione.

Le migrazioni internazionali sono incrementate con lo sviluppo dell'industria che ha generato disuguaglianze tra popoli

e domanda di lavoro nelle fabbriche. Le migrazioni sono caratterizzate dalla fuga dai paesi poveri e l'attrattiva

rappresentata dai paesi industrializzati. La percezione di migliori condizioni di vita porta all'immigrazione a catena tra

compatrioti. Paesi europei costituiscono attrattiva per lavoratori stranieri.

Francia: lavoratori polacchi e italiani a seguito di prima guerra mondiale; dopo la seconda guerra mondiale dall'algeria

GB: ha assorbito da ex colonie

germani occidentale e svizzera da italiani, spagnoli, greci iugoslavi e turchi

cinesi hanno alimentato flussi di emigrazioni in molte parti del mondo.

A partire dagli anni 70 paesi europei tributari di emigrazione sono diventati centri di immigrazione, come l'italia, in cui

affluiscono extracomunitari che svolgono lavori di basso profilo.

L'emigrante per i paesi d'emgirazione corrisponde a esportazione di capitale (servito ad allevarlo) e produce effetti di

squilibrio su società ed economia per quanto comporti introiti di valuta pregiata.

Le grandi trasformazioni socio-territoriali causate dai movimenti migratori alla fine del millennio sembrano puntare

all'omogeneizzazione delle diverse culture imponendo modi di pensare, di produrre, di consumare, di vivere sempre più

livellati e standardizzati, con la prospettiva di un falso benessere. Le culture minoritarie in questo processo rischiano di

essere soffocate.

Ogni gruppo etnico tende a formare una comunità in determinati quartiari e ad organizzarsi con propri luoghi di culto e

di assistenza. Un caso particolare è rappresentato dalla fuga di cervelli: persone per lo più giovani dotate di qualità

escientifica e professionale elevata che lasciano il paese d'origine per paesi che assicurano migliori condizioni per lo

svolgimento di attività professionali e di ricerca scientifica.

La rapida crescita di minoranze si pone come un acuto problema che potrebbe provocare conflittualità etnico-religiose

di vaste proporzioni.

e)migrazioni interne

le migrazioni interne si svolgono entro i confini di uno stato e sono quasi sempre connesse a incentivi di ordine

economico e sociale. Il bilancio migratorio è la differenza tra il tasso di emigrazione e quello di immigrazione. Il tasso

di mobilità è il rapporto (per mille) tra la gente che si è spostata e la popolazione totale. A seconda dello stadio di

evoluzione demografica ed economica delle diverse parti del paese, la ricerca di equilibrio può comportare lo

spostamento di famiglie da aree sovrappopolate a zone da bonificare o colonizzare. Si tratta di colonizzazioni

organizzate, trasferimento di contadini da zone i notevole pressione demografica verso zone di bonifica o riforma

fondiaria. (es. bonifica integrale fascista in maremma, sardegna, paludi pontine)

negli stati uniti e canada l'avanzata del fronte pioniere nelle praterie occidentali ha causato lo spostamnto verso ovest

del baricentro demografico. In brasile lo spostamento della capitale a brasilia è servito a decongestionare il

sovrappopolamento delle fasce costiere; in russia si sono sviluppate conquiste di territori seguendo l'asse della

transiberiana ; in cina molti cinesi si sono spostati in manciuria per la fortuna della coltivazione di oppio; in indonesia il

sovrappopolamento dell'isola di giava ha costretto il govenro a colonizzare l'isola di sumatra.

Nell'alto adige dopo l'annessione all'italia, c'è stato un processo di italianizzazione sotto il fascismo e di immigrazione

di italiani.

Le correnti migratorie da zone economicamente deboli verso regioni capaci di offrire un più alto livello di vita sono

sprsso un regresso da zone conquistate alle colture e all'allevamento, come lo spopolamento montano, fenomeno

generalizzato nel pianeta che è iniziato in italia attorno alla fine del XIX sec. Quando l'economia agricola di pianura ha

vinto la concorrenza con quella di montagna.

Nel corso del tempo è avvenuto poi lo spopolamento rurale, in italia in particolare negli anni '50-'60, quando lavoratori

del settore primario sono andati a infoltire le file dei lavoratori del settore industriale

f) migrazioni temporanee

movimenti migratori a carattere temporaneo sono connessi a generi di vita pastorali, agricoli, manifatturieri o stagionali.

L'alpeggio è uno spostamento dai fondivalle (stalle per l'inverno) in montagna per far sfruttare alle vacche i pascoli

estivi. Sulle montagne si trovano abitazioni temporanee con installazioni accessorie per ilbestiame (alpi, baite, malghe o

casere); la transumanza è tipica delle montagne intorno al mediterraneo, dove il bestiamo è costituito principalmente da

pecore e dove gli spostamento avvengono dalla montagna alla pianura tra zone distanti. La popolazione delle aree

attraversate è estranea a questo genere di vita. Le costruzioni sono costitute da un gruppo di capane di pietra a secco o

tende (stazzo). Gli spostamenti prendono il nome di tratturi in abruzzo, trazzere in sicilia.

Hanno carattere stagionale molte migrazioni per lavori agricoli, più diffuse in passato (mondine in pianura padana,

raccolta di olive e vendemmie in italia meridionale)

g) spostamenti pendolari

spostamento quotidiano di lavoratori tra il luogo di abitazione il luogo di lavoro, ha acquistato importanza in rapporto

alla concentrazione delle attività industriali e terziarie, allo sviluppo dei trasporti collettivi urbani e suburbani, alla

diffusione delle automobili. Il fenomeno interessa i grandi centri cittadini e in italia si è sviluppato soprattutto negli anni

'60. negli ultimi anni s'è regsitrata la tendenza opposta: l'hinterland ha acquisito maggiore attrattiva dovuta al

decentramento di industrie.

5 struttura della popolazione

a) struttura per età e invecchiamento

La struttura demografica è la distribuzione numerica di maschie e femmine nelle diverse classi d'età. La struttura della

popolazione si pu rappresentare graficamente con un'istogramma a canne orizzontali: la piramide delle età. Una

popolazione naturale dovrebbe essere rappresentata da una piramide in cui gli appartenenti a ciascuna classe d'età sono

meno numerosi degli appartenenti alle classi d'età più giovani (base larga che si restringe verso il vertice). In realtà non

esistono popolazioni naturali. Se le piramidi si allargano verso il vertice si desume una crescita della longevità, se si

allargano o si restringono verso la base si desume aumento o diminuzione natalità. L'invecchiamento, invece, è dato da

base stretta e vertice largo.

L'invecchiamento della popolazion è un fenomeno dovuto al calo della natalità e alla diminuzione della mortalità in età

avanzata. È maggiore nei paesi sviluppati e minore in quelli sottosviluppati. L'indice di vecchiaia è il rapporto

percentuale tra ultrasessantenni e giovani sotto i 15 anni.

b) struttura professionale

La popolazione attiva è l'insieme delle persone in condizione professionale (anche i disoccupati) e delle persone in

cerca di prima occupazione. Il tasso o indice di attività è più alto nelle popolazioni giovani che in quelle invecchiate.

Sul volume della popolazione attiva influiscono anche l'età in cui i giovani iniziano a lavorare e quella in cui gli anziani

vanno in pensione. Il prolungamento dell'obbligo scolastico ha fatto diminuire la percentuale degli attivi, chiamati a

contribuire col proprio lavoro a una massa sempre più crescente di non attivi. L'indice di occupazione è la percentuale

di occupati sulla popolazione attiva. Per analizzare il processo di sostituzione dei lavoratori andati in penieone si usa

l'indice di ricambio: rapportro percentuale tra appartenenti alla prima classe quinquennale d'età lavorativa (15-20) e gli

appartenenti all'ultima (60-65). l'indice di dipendenza è il rapporto percentuale tra la popolazione in età non attiva e la

popolazione in età attiva.

In quanto alla struttura professionale, la popolazione attiva viene ripartita in tre grandi settori economici:

-settore primario (agricoltura, pesca, allevamento)

-settore secondario (trasformazione dei prodotti e industrie)

-settore terziario (libere professioni, commercio, credito, servizi)

nei paesi sottosviluppati il settore primario assorbe più della metà della popolazione attiva e il resto al piccolo

commercio, mentre nei paesi avanzati l'agricoltura ha quota di occupazione bassa, la percentuale degli addetti

all'industria è cresciuta dagli anni sessanta, ma la più alta è quella del settore terziario.

c) struttura sociale e indice di sviluppo umano

La struttura sociale è connessa al livello di vita e alla posizione nella scala delle attività professionali. Una stessa classe

sociale può essere composta da rappresentanti di categorie professionali diverse ma di pari potere economico e livello di

vita. Il pil (prodotto interno lordo) è il valore della produzione complessiva di beni e servizi e rappresenta il totale del

reddito prodotto dagli abitanti, utilizzato nella forma pro capite (per abitante). Nei paesi ricchi il reddito è superiore a

20.000 dollari, mentre nelle zone più povere si scende sotto il 1000.

lo stato sanitario tanto più è soddisfacente tanto più mantiene bassa la mortalità (dovuto alla presenza di ospedali e al

rapporto medico/abitante)

Il grado d'istruzione viene sommariamente calcolato tenendo conto del tasso di analfabetismo e di scolarità(numero di

studenti per mille abitanti) ,basso o inesistene nei paesi evoluti, più alto in quelli sottosviluppati.

L'onu ha elaborato l'indice di sviluppo umano combinando reddito e alfabetizzazione e speranza di vita. Il divario tra

sviluppo e sottosviluppo è altissimo oggi: si rileva una concentrazione di ricchezza in un numero più ristretto di persone

nei paesi sviluppati rispetto a quelli sottosviluppati. La globalizzazione ha permesso, poi, di accedere a una serie di

servizi generalizzati anche persone privilegiate dei paesi poveri per cui si va sempre di più polarizzando il contrasto da

pochi ricchi e tanti poveri.

d)lingue e popoli

La diversità dei caratteri a livello somatico e genetico dà luogo alla divisione in razze; la diversità dei tipi di

civilizzazione, cioè degli elementi culturali, differenza i popoli. Non c'è coincidenza tra queste due. Il razzismo,

partendo dal presupposto che certe razze fossero biologicamente superiori ad altre, ha proclamato la superiorità di

alcune su altre, ma è stato provato sbagliato dalla scienza: non ci sono relazioni causali tra aspetti fisici e patrimonio

culturale.

Tra gli elementi che differenziano i vari gruppi umani c'è il linguaggio: attraverso di esso il bambino sente di

appartenere ad un gruppo etnico: il gruppo etnico è una comunità fondata su una stessa lingua e su una propria cultura

spirituale e materiale cementata dalla coscienza di formare un'unità originale distinta da altri gruppi.

Esistono diversi gradi di parentela tra le lingue, che permettono la distinzione in gruppi linguistici; la parentela tra i

gruppi linguistici permette di risalire alle famiglie linguistiche:

-indoeuropea (lingue neolatine, germaniche, slave, indo-iraniche, indo-arie)

-uralo-altaica (ugro finni e turco-tatari)-asia settentrionale separate da transiberiana

-austro-asiatica (cino-tibetana)

-dravida (sri lanka e ceylon)

-malese polinesiana

-austronesiane (aborigeni australia e melanesia)

-camito-semitica (arabo)

-bantu sudanese (africa nera)

-amerinda (popoli precolombiani)

e) religioni

la distribuzione territoriale delle religioni è il risultato di circostanze storiche e si è modificata con conversioni e

conquiste. Le grandi religioni sono asiatiche (buddisismo, brahmanesimo), l'islam si è esteso dall'asia all'africa; il

cristianesimo fuori dall'asia. Alcune religioni sono etniche (ebraismo), altre si dichiarano universali e quindi mirano alla

conquista di spazi sempre più vasti.

Il cristianesimo nasce dal giudaismo e comprende:

-chiesa cattolica dominante in europa, filippine, america latina, stati uniti e canada

-protestante:

-chiesa luterana in germania settenrionale e paesi scandinavi

-chiesa anglicana in inghilterra

-chiesa calvinista in svizzera e francia

-chiesa ortodossa (europa orientale)

l'islamismo si è diffusa in africa settentrionale, indonesia e si distinguono gli sciiti dell'iran e gli ismaeliti

l'induisimo è la religione dell'india, in cui la società è rigidamente e gerarchicamente divisa in caste, mantenendo un

freno allo sviluppo sociale ed economico

il buddismo è dominante nel tibet, diffuso in cina con il confucianesimo, nell'indocina con il taoismo, in giappone con

lo scintoismo.

f) minoranze etnico-linguistiche

Minoranza etnica è un gruppo cementato da uno o più caratteri culturali differenti da quelli propri del gruppo

maggioritario. Si chiamano allogeni i cittadini appartenenti a una nazionalità diversa da quella predominante nello stato;

alloglotti quelli che parlano una lingua diversa nel quotidiano da quella ufficiale o prevalente.

Un tipo di minoranza spontanea è quella degli stranieri immigrati in uno stato a popolazione omogenea.

Il più alto grado di emarginazione in base al fattore razza è l'apartheid: segregazione a lungo praticata in numerosi paesi

come il sudafrica.

Critica è la situazione di popoli senza patria come i curdi che, divisi tra turchia, iran, iraq e siria, sono sempre alla

ricerca di una propria unità politica indipendente e che non si lasciano assimilare dagli stati in cui vivono ma rafforzano

la propria millenaria identità. Stessa questione per gli armeni, minoranza cristiana in turchia.

Le minoranze linguistiche sono gruppi che si esprimono normalmente in una lingua diversa da quella ufficiale dello

stato. In italia si trovano i franco provenzali della val d'aosta, tedeschi in alto adige, sloveni in venezia giulia. Quando le

minoranze hanno coscienza di costituire entità diverse, si considerano minoranze nazionali. (tedeschi del sud tirolo non

sono né italiani né austriaci). Secondo un'interpretazione più aperta, si parla di gruppo linguistico che viene ad assumere

posizione di minoranza quando il suo idioma determina l'aggregazione di questo gruppo e la separazione da altri.

Gurppi che parlano dialetti non italici ma si esprimono in italiano. es.: albanesi in calabria, greci nel salento, ladini nelle

alpi.

A seguito del crollo di stati centrali come l'unione sovietica ha dato il via a rivendicazioni nazionalistiche, con

contrapposizione alle minoranze russe reduci della russificazione.

In italia nel primo dopoguerra si favorì lo stanziamento di italiani nei territori di nuova conquista e multilinguistici la

politica fascista oppresse ogni tipo di minoranza. Dopo la seconda guerra mondiale vennero prese iniziative favorevoli

alle minoranze come la creazione di regioni autonome

Capitolo V organizzazione degli spazi agricoli

1 eredità della storia nelle campagne della vecchia europa

a) policoltura di sussistenza

tutte le società rurali hanno create strutture agrarie che si caratterizzano per

tecniche e i sistemi di coltura

tipi di insediamento

morfologia dei campi

forme di proprietà e conduzione.

Si ricorse alla policoltura di sussistenza per evitare carestia e variare la dieta.

Agli inizi l'agricoltura è basata su: cereali, luguminose, piante tessili con l'allevamento di ovini, suini e bovini. Più tardi

vi si aggiunsero vite, olivo e alberi da frutto.

Nel medioevo si ebbero miglioramenti delle tecniche agricole (l'uso dell'aratro a ruota con vomere in sostituzione di

quello a chiodo, nuovi gioghi, rotazione biennale, concime animale, vantaggiose condizioni giuridiche e sociali ai

contadini)

dal IX secolo la rotazione biennale, già utilizzata ai tempi dei romani, viene sostituita da quella triennali: due anni di

coltura e il terzo a riposo; si inizia ad utilizzare il concime animale, si allargano le zone coltivate spesso per iniziativa di

monasteri o feudatari che favoriscono il popolamento di nuovi appezzamenti di terra.

La policoltura si adatta a ritmi di lavoro complementari, differiti nel tempo in modo da permettere una continuità di

occupazione e una maggiore produttività, dando una resa maggiore che la coltivazione di un solo spazio. La policoltura

era anche una risposta a perdite inaspettate di un raccolto a cui poteva sopperire un'altro.

b) openfield, bocage, paesaggio mediterraneo

Tipi fondamentali di paesaggio agrario:

-openfield (bassopiani franco-germanico-polacco): agricoltura comunitaria divisa in tre settori: frumento,

segale, pascolo, coltivati secondo la rotazione triennale. Da ciò ogni famiglia doveva poter accedere al proprio

appezzamento nel campo, donde il nome openfield, non recintati.

-bocage (regioni occidentali dell'europa): agricoltura individualistica, campi recintati con siepi,che costituisce

una prima affermazione del diritto di proprietà.

-paesaggio mediterraneo: campi discontinui alternati ai pascoli,spesso coltivando cereali con colture arboree

come olivo e la vite (triade mediterranea congeniale al clima caldo e secco d'estate, mite e piovoso l'inverno) in alcune

zone più piovose si sono sviluppati piccoli appezzamenti di coltivazioni orticole anche grazie all'uso di serre e vivai

(orti nel napoletano, huertas di valencia, agrumi in sicilia). Data l'esiguità di pianure spesso i contadini sono ricorsi alla

pratica del terrazzamento: le pendici sono state incise con terrazze degradanti a scalinata sostenute da muretti a secco.

Su di esse vengono coltivate: viti, olivi, agrumi, mondorli. Carattere tipico è l'alternanza tra ager (campo coltivato) e

saltus (incolto, per il pascolo). Nel mezzogiorno la grande proprietà aristocratica è rimasta in una economia estensiva: i

contadini senza terra lavoravano come braccianti al servizio del padrone stipandosi in grossi villaggi lontani fra loro.

Sussiste, poi, nel paesaggio mediterraneo la distinzione tra paesaggio storico (insediamenti arroccati e coltivazione di

cereali e fruttiferi) e quello moderno (intensificazione delle colture a seguito di bonifica e diffusione di case sparse nei

poderi). L'italia di mezzo è caratterizzata dalla coltura promiscua (alberata tosco-umbro-marchigiana e piantata padana):

campagna divisa geometricamente in riquadri rettangolari separati da fossetti di scolo su cui corrono filari di viti

appoggiati a sostegni vivi (alberi) nel cui mezzo l'arativo è a grano, foraggio, colture industriali. Si tratta di policoltura

intensiva: il grande proprietario ha diviso le terre in poderi di 10-20 ettari dati a mezzadria. La piantata e la mezzadria

son declinate nel secondo dopoguerra.

c) proprietà fondiaria e conduzione aziendale

La proprietà fondiaria riguarda il possesso della terra.

La conduzione aziendale il tipo di gestione dell'azienda.

Il fondo ha dimensioni molto variabili a seconda di fattori storici, naturali e sociali: non esistono criteri univoci per

classificare in base all'ampiezza. Le divisioni ereditarie, poi, fanno sì che la proprietà si frantumi in appezzamenti più

piccoli.

La conduzione aziendale

-piccola proprietà coltivatrice (la più diffusa): il proprietario assume in prima persona la gestione della terra

che coltiva con l'aiuto dei famigliari può essere:

-condotta in economia attraverso salariati fissi per tutto l'anno e braccianti per periodi stagionali

-a mezzadria quando il proprietario affitta la coltivazione a un colono con il quale divide a metà le

spese di gestione e il ricavato

-aziende in affitto: il proprietario cede il diritto di coltivare a un affittuario dietro pagamento di canone

annuo -aziende part-time: gestite da lavoratori non agricoli che vi si dedicano nel tempo libero eseguendo

lavori leggeri e affidando i lavori pesanti a società di servizio con mezzi meccanici.

2 dalla policoltura di sussistenza all'agricoltura di mercato

a) rivoluzione verde e meccanizzazione agricola

Nel XIX secolo si è avuta la rivoluzione verde, aggiuntasi al processo di privatizzazione delle terre (enclosures) con due

risultati fondamentali:

-agricoltura intensiva

-specializzata, con coltivazioni meglio corrispondenti al terreno e domanda di mercato

nella rotazione triennale il maggese viene sostituito con il rinnovo facendo seguire in coltura continua piante come le

leguminose che rigenerano il terreno. L'abbondante foraggio ottenuto porta a un'intensificazione dell'allevamento

stallino, la fertilità del suolo è garantita dall'utilizzo di letame.

La motorizzazione dell'agricoltura ha liberato grandi estensioni dal vincolo della fornitura foraggera e ha liberato una

massa di manodopera che è andata a ingrossare le file del proletariato. I progressi della meccanizzazione agricola e dei

trasporti hanno aperto la strada all'agricoltura di mercato (derrate da vendere), per cui è possibile la coltivazione di

prodotti destinati a mercati lontani.

La dissociazione tra produzione e consumo ha creato strutture intermediarie tra produttori e consumatori come le borse

merci (regolano il prezzo a seconda di domanda e offerta) o gli interventi governativi; vi è poi una razionalizzazione

mercantile, cio èuna standardizzazione analoga alla fabbricazione industriale in serie che classifica le derrate e le

conserva fino al momento giusto per il consumo. L'agricoltura di mercato assume caratteri tipici dell'industria, fino a far

diventare gli stessi coltivatori degli operai. Si perde la figura del contadino.

Si è affermata nelle campagne, poi, la grande impresa agroindustriale, il cui sistema prevede:

-integrazione tra agricoltura e industria alimentare (industrie controllano l'intero ciclo produttivo da produzione

a commercializzazione)

-crescente dominio dell'industria sull'agricoltura (il valore aggiunto del prodotto finito in gran parte deriva

dalla trasformazione e non dalle attività agricole)

-realizzazione di tutte le fasi produttive all'interno di una sola impresa

b) ricomposizione fondiaria

per l'agricoltura moderna è indispensabile ricomporre in grandi appezzamenti vicini le particelle fondiarie, derivate

dalla frammentazione a seguito dell'espansione demografica e della divisione dell'eredità, poiché i tempi di lavoro e i

costi crescono quanto più piccola e la taglia dei lotti e la loro distanza.

La ricomposizione fondiaria avviene: per scambio o acquisto di particelle o per intervento dello stato e trasformazione

delle mappe catastali.

c) politiche agricole della comunità economica europea

Negli ultimi anni le politiche agricole hanno aumentato la loro influenza a seguito della formazione di organismi che

intervengono a scala internazionale per coordinare la produzione agricola e regolamentarne gli scambi. Nel 1957 il

trattato di roma ha definito i princìpi su cui fondare una politica agricola, che sono poi stati inglobati dall'unione

europea, coronamento della comunità economica europea, i cui interventi hanno favorito gli scambi intracomunitari e

difeso la produzione comunitaria da quella extracomunitaria. Il carattere selettivo impresso al modello di sviluppo ha

generato: concentrazione e specializzazione delle produzioni in alcune aree territoriali secondo la tipologia della grande

azienda e ha causato l'abbandono di attività agricole in zone meno favorevoli. Entrambi i fenomeni, hanno poi avuto

ripercussioni negative sul piano ecologico per via dell'utilizzo di strumenti chimici per la produzione intensiva e

degrado e dissesto idrogeologico per l'abbandono delle coltivazioni.

Al controllo dei prezzi (per non far fronte a problemi economici come il crollo dei prezzi a causa delle eccedenze) si è

associato un controllo dell'offerta che prevede incentivi per la non-produzione. A partire dagli anni settanta-ottanta sono

diventati fattori guida la tutela delle risorse e la salute degli uomini per cui la nuova politica agricola dell'unione

europea è rivolta verso la bioagricoltura attraverso un ritorno a metodi colturali meno intensivi limitando l'utilizzo della

chimica.

d) modello di von thunen e rendita di posizione

Lo studio dei sistemi di localizzazione dell'economia spaziale del campo agricolo risale all'economista von thunen.

Mentre per ricardo la rendita dell'agricoltura dipende dalle differenti fertilità dei terrenti a prescindere dalla posizione

geografica, per von thusen l'elemento di differenziazione è la distanza dal mercato in quanto determina i costi di

trasporto del prodotto. Il sistema di von thusen si basa su alcuni postulati: uniformità del territorio agricolo, uguaglianza

dei costi di trasporto in ogni direzione, i costi di trasporto variano in proporzione al volume delle merci,i vantaggi della

localizzazione crescono con la vicinanza al centro di mercato. In base a questi presupposti verrà scelta la produzione

che permette la rendita più elevata e si verranno a formare sei anelli concentrici a partire dalla città mercato in cui si

producono prodotti diversi (in ordine di allontanamento dalla città: prodotti delicati e deperibili, boschi,arativo

poliennale, arativo a maggese, allevamento). La distribuzione delle colture sembra rispecchiare quella di alcune zone

del paesaggio mediterraneo, tuttavia la sua teoria non è schematicamente applicabile alla realtà.

3 colonizzazione e monocolture commerciali

a) produzione per il mercato: belts del nordamerica

Mentre nell'europa il paesaggio rurale ha le tracce di una storia millenaria, nei nuovi paesi si era liberi dalla servitù del

passato.

Nel nordamerica i coloni furono liberi di organizzare l'agricoltura in modo razionale tenendo conto delle attitudini del

territorio e delle opportunità del mercato. Le coltivazioni sono state quindi ripartite in zone specifiche (belts) ciascuna

dedicata a un solo prodotto: fascia del latte, fascia del grano, fascia del mais, del cotone. L'organizzazione commerciale

permette di immagazzinare cereali in attesa del momento favorevole alla vendita. La scelta delle piante da coltivare

dipende dalle quotazioni di mercato, ma questo metodo non può evitare le crisi agricole per sovrapproduzione con

conseguente crollo dei prezzi. Lo stato interviene sia indirettamente sia direttamente.

b) rang e township

La colonizzazione si è affermata attraverso la spartizione della terra in lotti individuali, iscritti in reticoli geometrici:

-rettangoli del rang (colonizzazione francese) diffuso in Canada e Louisiana in cui la terra veniva assegnata in

lotti rettangolari con il lato breve appoggiato a un fiume e, poi, alle strade. La casa veniva costruita in prossimità della

via di comunicazione con alle spalle gli orti e i campi le case risultavano in posizione autonoma ma vicine tra loro

secondo un villaggio lineare.

-township:reticolo a quadrati ripartito in 36 sezioni di un miglio quadrato. Una sezione veniva riservata agli

edifici pubblici, le altre vendute. La fattoria è spesso situata presso i crocicchi. Il centro di mercato è l'unica

agglomerazione dotato di negozi e servizi per gli abitanti delle fattorie.

c) dryfarming ranch estancia

A seguito dell'espansione del township nei ripiani del west, la prateria era utilizzata per l'allevamento brado di bovini.

Dopo la costruzione delle ferrovie transcontinentali e l'utilizzo del filo spinato, si passava alla coltivazione del dry

farming (o aridocultura) sempre secondo la divisione del township: la terra viene coltivata un anno e l'altro è a riposo

ma comunque lavorata per permettere di immagazzinare acqua per la coltura dell'anno succesivo. Per evitare, poi,

l'erosione del terreno, si è proceduto con l'aratura secondo curve di livello e l'alternanza di strisce di fasce a grano con

fasce a coltura proptrettice.

Nelle praterie del west sussiste tuttora l'allevamento di bovini nei giganteschi ranch.

In argentina, nelle pampas, coesistono aziende basate sull'agricoltura e l'allevamento intensivo e grandi estancias per

l'allevamento brado. Essa prevede il casco come nucleo d'abitazione dove abitano il padrone e i peones, addetti ai

campi. Disseminati qua e là ci sono i puestos, casette d'argilla abitate dai gaucho, addetti al bestiame.

4 agricoltura di sussitenza e piantagioni speculative dei paesi tropicali

a) agricoltura asciutta

In alcune zone poco piovose delle regioni tropicali l'agricoltura ha carattere estensivo e in alcune zone si è riuscito a

garantire la produttività della terra associando l'allevamento all'agricoltura, in modo tale da mantenere fertile il suolo e a

coltivarlo secondo rotazioni appropriate. I villaggi delle savane dell'africa hanno un paesaggio agrario concentrico: nella

prima aureola ci sono coltivazioni intensive accostate alle abitazioni, oltre ci sono colture cerealiere integrate con

leguminose e infine campi temporanei per integrare il fabbisogno di cereali.

b) risaie irrigue e formicai umani

Nelle regioni dotate di risorse idriche irrigazione rende intensiva l'agricoltura molto più che il concime nelle zone

asciutte. In particolare serve per colture come la risaia, particolarmente presente nell'asia monsonica. Il riso esige terreni

piani e la popolazione si accumula nelle regioni deltizie e nelle valli mentre i rilievi restano quasi vuoti. Le risaie

vengono divise in minuscoli quadrati di 10 x 15 metri recintati da arginelli per contenere l'acqua. Viene dato il massimo

spazio possibile al riso, per cui non vi è né foraggio né si alleva il bestiame al di là del maiale e degli animali da cortile.

Per concimare il terreno vengono raccolti i rifiuti domestici. La resa è notevole ma la produttività è scarsa. Il paesaggio

è piano di risaia ed è spezzato solo dalla presenza dei villaggi sul dorso dei rilievi: il villaggio rappresenta un'antica

struttura comunitaria.

c) grandi piantagioni speculative

Nelle regioni tropicali umide alle coltivazioni di sussistenza si contrappongono le piantagioni intensive introdotte dai

colonizzatori: monocolture commercializzate a scala mondiale, essa rappresenta la forma più spinta di agricoltura

speculativa. (tè in india, caucciù nell'amazzonia, cacao nel golfo di guinea, banane in brasile...) l'agricoltura di

piantagione è stata favorita dagli stati emersi dalla decolonizzazione poiché forniva i capitali necessari a innescare il

processo di industrializzazione. In ogni caso le piantagioni sono un elemento di persistenza del colonialismo poiché

molte multinazionali con capitale americano sfruttano il terreno per ricavare profitti per società straniere ed elites locali

asservite. Oggi si va diffondendo l'agricoltura contrattuale, attivata da un rapporto contrattuale tra la società straniera e

la collettività contadina attraverso la mediazione di una rete di commercianti locali.

5 riforme agrarie

a) america latina

Riforme agrarie sono trasformazioni rapide degli ordinamenti agricoli come risultato di due rivendicazioni:

-sociale per una più equa distribuzione dei beni

-economica per organizzare unità di produzione più efficaci

in america latina le riforme agrarie hanno avuto un ruolo più significativo.

messico (1917) dove a seguito della rivoluzione di Pancho villa si è varata una nuova costituzione che poneva

– il limite di 100 ettare di proprietà fondiaria formando con le rimanenze ejidos a titolo collettivo. La riforma è

stata poi nuovamente attuata alla fine degli anni sessanta.

Bolivia '52 più di 70% latifondi, la riforma ha voluto favorire la formazione di piccole o medie possessioni

– terriere.

Perù, latifondi per il 75% del terreno, nel '64 il governo promulga la legge di riforma, che favorisce le unità

– agricole familiari, le comunità e i lavoratori precari

cile: latifondi per più di 75% delle terre, espropriate nel 67, a favore di unità familiari agricole, comunità rurali

– e cooperative.

Cuba: rivoluzione che ha nazionalizzato completamente il suolo e ha creato aziende di stato e trasformato le

– cooperative in aziende del popolo gestite dallo stato.

b) mondo arabo islamico

Nel mondo islamico le riforme avvengono per iniziative dei governi,e cioè dall'alto, non dal basso.

-Egitto '52: si contrasta la proprietà latifondista e si ridistribuiscono le terre in piccoli lotti ai contadini.

-In iraq il governo dopo la rivoluzione del 58 promulgò la riforma agraria che ebbe scarsa applicazione per

motivi di instabilità politica e scarsa assistenza tecnica.

-siria nel 58 contrastò i latifondi per distribuire la terra ai lavoratori, per contrastare le disuguaglianze sociali e

per organizzare la produzione su un sistema di cooperative. L'assegnatario della riforma dispone dell'usus del lotto, non

dell'abusus. Egli possiede ma non ne è proprietario, perché le terre son del re.

-iran 60 moltissimi villaggi erano in mano di pochi padroni, lo scià stabilisce che ogni padrone poteva

possedere non più di un villaggio e che i restanti andavano dati allo stato e redistribuiti agli assegnatari. La riforma ebbe

scarso successo per i radicalisti islamici.

-tunisia: poiché vi erano ancora aziende in mano ai coloni europei, nel 69 viene compiuta la nazionalizzazione

forzata della terra e la formazione di unità cooperative di produzione. La riforma non fu soddisfacente e il governo

esentò dall'accorpamento in cooperativa i piccoli proprietari terrieri.

-algeria 62 i braccianti occuparono le terre abbandonate dai coloni, dando inizio alla riforma agraria che portò

alla nazionalizzazione delle aziende. Negli anni 70 la rivoluzione agraria ha poi riguardato le grandi proprietà private

dei proprietari algerini e ha mirato a realizzare i villaggi della rivoluzione

6 agricolture comuniste

a) modello sovietico

due caratteristice fondamentali contraddistinguono le economie agricole comuniste:

-il lavoro si svolge secondo un sistema comunitario

-la produzione è condizionata dalla pianificazione: prodotti e consumi vengono stabiliti nel quadro di

produzione

nell'unione sovietica le terre sono state collettivizzate e ripartite in grandi unità aziendali. Il processo avvenne durante il

primo piano quinquennale e gli organismi che si formarono si dividevano tra

-kolchoz. cooperativa gestita dall'assemblea dei membri che utilizzava agricoltura meccanizzata, ogni membro

viene retribuito in denaro. È contemplata la propriatà individuale della casa concepita come piccola azienda domestica.

Il lotto contribuisce al soddisfacimento dei bisogni primari e garantisce un minimo di guadagno per le eccedenze

vendute al mercato.

-sovchoz fattoria gestita dallo stato nella quale i lavori vengono compiuti da salariati sotto la direzione di

tecnici e funzionari governativi

la crisi politica ha dato l'avvio a varie riforme e a partire dal1991 si è andati verso la privatizzazione delle terre e una

nuova riforma agraria che liquidasse il vecchio sistema, sostituito da società per azioni. La conversione tuttora procede

senza fretta sia per la mancanza di fondi, sia per lo scarso spirito imprenditoriale.

Dal secondo dopoguerra il modello sovietico si è affermato nei paesi occupati dalle armate russe, in modo più o meno

ortodosso: le riforme agrarie hanno mirato a fissare un limite massimo per la proprietà privata e a ridistribuire ai

contadini senza terra dietro la corresponsione di un modesto canone annuo. Gli assegnatari hanno poi formato

cooperative. A seguito del crollo dell'unione sovietica le cose stanno cambiando e nell'attesa di rimpiazzare il modello

collettivistico si guarda ai modi per salvaguardare l'immediato.

b) comune cinese

Nel 1949 in cina la riforma elimitò i proprietari assenteisti mentre i proprietari coltivatori potevano conservare la

porzioni in grao di coltivare direttamente. Le terre espropriate furono poi divise tra i contadini. Nel 53 cominciò la

collettivizzazione adottando un regime analogo a quello delle repubbliche democratiche europee. In una seconda fase,

nel 58, si passò ad un modello sovietico tipo kolchoz superato,però, anche dalle importanti funzioni sociali e di

popolamento esplicate. La comune è una grande unità territoriale funzionale in cui tutti i mezzi di vita e produzione

sono collettivi. Tra il 79 e l'82 la riforma agraria accresceva i lotti privati e stimolava il mercato libero. Oggi la struttura

di base è la squadra: la terra è spartita tra le famiglie in proporzione alla forza lavoro. E con ciò che resta da versamenti

allo stato e alla squadra si può trarre un utile extra. La riforma ha causato un esodo dalle campagne ma ha aumentato la

produttività.

Capitolo VI genere di vita e insediamento rurale

1 abitazione rispecchia genere di vita

a) cultura materiale e genere di vita

i gruppi umani si distinguono in base a caratteri:

-biologici (si trasmettono per via ereditaria)

-culturali (si formano ed evolvono per contatto e imitazione)

-spirituali

-lingua

-religione

-ideologia

-materiali

-costumanze tecniche correlate a condizioni ambientali

il genere di vita è l'insieme delle pratiche adottate da un gruppo umano per assicurare la propria sussistenza ed esprime

l'adattamento attivo alla natura secondo l'evolversi delle tecniche.

Il gruppo umano deve fare i conti con l'ambiente naturale da una parte, il sistema socioeconomico dall'altra

sistema socioeconomico ambiente naturale

gruppo umano

quando si tratta di società primitive, le tecniche elementari riflettono il rapporto con l'ambiente e danno corpo a uno

specifico genere di vita.

le società complesse esprimono una molteplicità di modi di vita in rapporto alla molteplicità di categroria professionali

e classi sociali, per cui il concetto di genere di vita in senso stretto viene meno.

Nella cultura materiale vengono presi in considerazione degli elementi fondamentali:

-cibo -forma elementare: raccolta prodotti spontanei e/o caccia e pesca

-agricoltura sedentaria (coltura piante utili) e pastorizia (addomesticamento animali; le piante

sono in stretto rapporto col clima: ad ogni regione climatica corrisponde uno specifico regime alimentare)

-vestiario: protezione delle parti più delicate del corpo, poi senso del pudore. Si passa dalle fibre

vegetali, alla pelle, al tessuto. È cultura la foggia del vestire

-abitazione: rappresenta le diverse soluzioni nel corso della storia e in diversi ambienti le società

umane hanno adottato per soddisfare il primordiale bisogno di riparo e difesa.

b) abitazioni precarie

La dimora più elementare è la grotta, o caverna naturale dove troglodici cercavano riparo dagli altri uomini e dalle

belve, ma che sussistono tuttora sotto forma di caverne artificiali o camere ipogee (sassi di matera, chiese rupestri in

turchia, abitazioni scavate nella roccia in cina)

Dimore artificiali e precarie sono ottenute con semplici ripari intrecciando elementi naturali, utilizzati presso gruppi

umani di cultura arcaica definiti “fossili”:

-primitivi della foresta equatoriale vivono con raccolta di tuberi e frutti (donne) e con la caccia (uomo)

-primitivi dei deserti come i boscimani, vivono di caccia, le donne vanno in cerca di insetti, uova, bruchi.

-gli aborigeni australiani vagano nudi e cercano riparo sotto le frasche, cacciano gli animali con boomerang e

lancia -gli eschimesi devono combattere fame e freddo e lo fanno d'estate andando a caccia di foche sul kayak, in

autunno, vestiti di pelli, percorrono la tundra su traini di cani e cacciano caribù, orso bianco.

Caratteristica comune ai popoli fossili è l'isolamento in territori inospitali per difendersi da popolazioni più forti e

bellicose. L'isolamento spiega l'arretratezza di queste culture: mancando il contatto con altri uomini viene meno la

possibilità di integrare il patrimonio culturale.

c) tende dei pastori nomadi

L'economia pastorale è caratteristica del mondo antico. Alle origini la pastorizie si è sviluppata ai margini delle aree

agricole, dove non sono più possibili le coltivazioni.

Tende:

-turco-mongola (asia centrale) a forma di cuspide e coperta con feltri di lana o pelli

-araba (asia occidentale e nordafrica) a base quadrangolare col tetto a spiovente coperta da lana di pecora e

pelo di cammello Le tende vengono disposte in cerchio al centro del quale viene posto il bestiame di notte.

-conica, dei pastori boreali che allevano renne nella tundra l'estate, nelle foreste di conifere in inverno

il contatto con uomini dalle civiltà tecniche più avanzate hanno trasformato i generi di vita tradizionali dei popoli

pastori. Nel processo di sedentarizzazione interviene non tanto l'agricoltura quando il desiderio di fruire dei servizi

offerti dai centri abitati.

d) capanne degli agricoltori sedentari

Il passaggio da ripari a capanne esprime la sedentarizzazione e la presa di possesso del suolo per mezzo della

coltivazione.

La capanna, come la tenda, risale ai primordi della civiltà.

Nell'evoluzione dei generi di vita materiale si pensa che sia stata: caccia-agricoltura (non ovunque)-pastorizia.

Capanne:

-conica, nelle zone più estreme

-ad alveare, a base rotonda con paletti che si incurvano fino a formare un'emisfero (popolazioni amazzoniche)

-cilindro-conica: tetto conico distinto dal perimetro cilindrico (africa a sud del sahara)

-pianta quadrangolare (facilmente suddivisibile in vani):volta a botte, frequente nell'africa equatoriale e

brasile. -palafitte: più arcaiche di quelle che poggiano sul suolo, diffuse nel sud est asiatico e nelle isole dell'oceania

e) casa

la casa deriva dalla capanna con l'introduzione di strutture murarie solide e durevoli. In origine fu monocellulare e in

seguito si prestò a suddivisioni interne. Si può usare la pietra adottando una struttura a base circolare (trulli). Nei luoghi

ricchi di legname le case sono di legno e tendono a distanziarsi per il pericolo d'incendio. Sono diffuse in Canada, nella

Scandinavia, nelle Alpi unitamente alla pietra. In russia la fascia della foresta boreale ha case in legno,mentre nella

fascia meridionale la casa tipica è l'isba, costruita con legno e argilla.

Le case costituite di legno e argilla si costruiscono con intelaiatura di legno saldate con l'argilla e sono diffuse nelle

zone sismiche perché con i muri particolarmente elastici.

La casa d'argilla cruda è diffusa nell'america latina, in india, in cina, nel nordafrica e nel medioriente. I mattoni d'argilla

cotta furono inventati nelle regioni aride del medio oriente e si diffusero nelle regioni europee ricche di legname utile

per cuocerlo (ne facevano uso i romani).

La pietra è fondamentale per costruire.

La casa fu in origine unicellulare a pianta circolare o quadrangolare. La casa con le pareti ad angolo retto ha prevalso su

quella rotonda perché permette la costruzione di vani giustapposti.

Assiri-babilonesi: la casa aveva il pianterreno con vani rettangolari, muri spessi, piccole finestre.

Nel 2000a.c. Circa si trova la casa a megaron, stretta e allungata, sfociata nella casa micenea. Nel periodo

minoico compare il piano superiore. Dal V sec.a.c. I vani d'abitazione si dispongono intorno a un cortile centrale, come

la domus romana che ha le stanze disposte ai quattro lati dell'atrium che è il vano più alto e più vasto. Il tetto declina da

ogni lato verso il centro. La domus,di forma geometrica, si inseriva perfettamente nell'insula quadrangolare.

Nell'alto medioevo la casa ripeté quella romana in forme sempre più povere, nei paesi nordici si affermano le case di

legno o in palancato. Dopo il mille riprende consistenza la piccola proprietà in connessione con i latifondi a causa

dell'applicazione del diritto romano che prevedeva la spartizione dell'eredità tra i figli.

Un elemento distintivo delle case è il tetto. Nelle regioni prive di pioggia si possono trovare case senza tetto; dove piove

poco è diffuso il tetto a terrazza che serve a raccogliere l'acqua piovana da convogliare nella cisterna;il tetto a spioventi

è presente in tutta europa da dove è penetrato nel resto delle zone nevose: gli spioventi sono tanto più inclini quanto

sono abbondanti le nevicate.

2 tipi d'insediamento rurale

a) case sparse nuclei centri

Insediamento è il nome dato ai modi di abitare. A differenza dei pastori nomadi con le tende, le popolazioni sedentarie

hanno un insediamento stabile, diviso tra rurale e urbano. Fra questi esistono forme semi-rurali e semi-urbane.

Insediamento rurale: -accentrato (villaggi)

-sparso: case isolate situate sul fondo rustico da cui trae sostentamento

la famiglia

-nuclei piccoli gruppi di abitazioni vicine, possono essere di tipo

agricolo o avere altre funzioni (stazioni di servizio) o evolvere anche

verso veri e propri centri

i villaggi sono un centro, cioè un gruppo più o meno grande di case che sia un polo di vita organizata sul piano sociale,

cioè che esplichi funzioni comunitarie. L'insediamento tiene gli uomini vicini tra loro e risponde al bisogno di

assistenza reciproca, di protezione e di sicurezza. Nell'insediamento sparso l'individualismo e il desiderio di

indipendenza prevalgono sulla coesione sociale. Il centro rurale corrisponde al villaggio. Non tutti hanno ruolo agricolo,

alcuni esplicano funzioni non agricole (attività artigianali e commerciali) e si possono quindi chiamare borghi di

servizio

b) accentramento e dispersione in rapporto a influenze naturali e culturali

tra i motivi di insediamento c'è:

-disponibilità di acqua necessaria per uomini e animali

-configurazione del rilievo: se il rilievo è accidentato, si tende a vivere compatti

il villaggio agglomerato tradisce la preoccupazione del mutuo aiuto e della difesa collettiva in caso di bisogno. Il

villaggio precede come forma d'insediamento la casa isolata, che implica la raggiunta sicurezza.

Influisce sull'insediamento

-la struttura della società rurale. Se la famiglia abita sul terreno che coltiva, i figli che si sposano vanno a

vivere in un'altra casa accanto formando il nucleo.

-il sistema di gestione della campagna

-dove prevalgono piccole proprietà si hanno case sul terreno

-il latifondo conduce all'insediamento accentrato

3 case sparse nuclei

a) struttura case rurali

la casa isolata tipica è quella posta all'interno del podere, da cui si trae il sostentamento necessario a mantenerla. La

struttura della casa manifesta adattamento al substrato naturale e riflette le tecniche e le abitudini del tipo di

organizzazione agricola (es. granai dove coltivazione cereali; stalla col fienile se si alleva)

i tipi di casa rurale si possono ricondurre a due categorie principali:

-forme unitarie (abitazione e rustico in un solo fabbricato) sono le più economiche e si inseriscono in aziende

di estensione lmiitate.

- Le più semplici sono unicellulari e constano di un solo vano.

-ad elementi sovrapposti: rustico al pian terreno e abitazione al piano superiore (prevalente su colline

italia pensinsulare e in zone di forte pendenza)

-ad elementi giustapposti: abitazione e stalla-fienile adiacenti (zone collinari dell'italia settentrionale)

-forme complesse (più edifici disposti variamente)

-case ad elementi separati (presenta elementi sparsi senza ordine)

-casa a corte: disposizione a quadrilatero degli edifici (casa padronale, salariati, rimessa, fienile...)

intorno a un cortile cui s'accede attraverso un portone (tipica della pianura padana, ma presente anche nella francia

settentrionale, nella germania occidentale, nella spagna meridionale, nel mezzogiorno -masseria- e nel mondo arabo e

islamico)

b)distribuzione e densità case sparse

le case alle volte sono sparpagliate senza ordine, talaltre sono disposte secondo un certo ordine

in alcuni casi vengono disposte lungo i reticoli di strade nelle aree di centuriazione romana (allineate lungo la strada e


ACQUISTATO

30 volte

PAGINE

42

PESO

259.97 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Esame: Geografia
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher username_yo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Federzoni Laura.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Geografia

Riassunto esame Geografia, prof. Federzoni, libro consigliato Cartografia e Territorio nei Secoli, Palagiano, Asole
Appunto
Riassunto esame Geografia, prof. Federzoni, libro consigliato Cartografia e Territorio nei Secoli, Palagiano, Asole
Appunto
Riassunto esame Storia Contemporanea, prof. Malatesta, libro consigliato L'Impero Irresistibile, De Grazia
Appunto
Riassunto esame Storia Contemporanea, prof. Malatesta, libro consigliato Il Corpo del Duce, Luzzatto
Appunto