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1) origine e sviluppo della geografia umana

a) geografia “classica”

Nel 1947 Mario Ortolani fu il primo a tenere un corso di geografia umana, conducendo quella divisione su cui

dibattevano diversi geografi, ovvero tra la geografia fisica, che rientra nelle scienze naturali, e che si occupa della

struttura fisica del pianeta; e la geografia umana, che rientra nelle scienze umane e che si occupa di analizzare

l'organizzazione degli spazi terrestri e le espressioni spaziali del rapporto tra società e ambiente. Studia la distribuzione

degli uomini, dei suoi insediamenti, dei modi di vita e delle forme di organizzazione economica e sociale in relazione

all'ambiente.

La nascita della geografia umana nasce attorno al settecento, nel clima dell'idealismo kantiano; con l'intensificarsi della

ricerca scientifica dell'ottocento e la scoperta scientifica,cioè più approfondita, dei diversi popoli, nasce la geografia

umana.

I primi studiosi a porre le basi della geografia contemporanea furono: von Humboldt, secondo cui il compito dello

scienziato era quello di scoprire le leggi generali che regolano la distribuzione di fenomeni d'ogni genere e a cogliere i

rapporti di interdipendenza di questi;Ritter, che sosteneva la fondazione di una geografia basata sulla storia, ovvero

sulle relazioni che legano l'ambiente alla vita dell'uomo; e Ratzel, che scrive l'opera “Antropogeografia” in cui studia il

rapporto tra uomo e ambiente, la distribuzione e le migrazioni dei popoli; l'organizzazione economica ecc.

la geografia umana, dunque, nasce in epoca positivistica, a seguito anche delle scoperte di darwin che non danno più

l'uomo e la natura come qualcosa di immutabile dai tempi della creazione, ma come frutto di una lunga storia.

Nel 1886 Haeckel fonda l'ecologia, cioè i rapporti tra l'ambiente e gli esseri viventi.

Questi geografi erano indotti a concentrare le ricerche in modo unidirezionale: studiando gli effetti della natura

sull'uomo, e con le nuove teorie evoluzionistiche ci si apre al determinismo fisico o ambientalismo secondo l'influenza

dell'ambiente non si applica solo a piante e animali ma anche alle società umane, prodotto dell'adattamento a diverse

condizioni imposte dall'ambiente.

Con lo sviluppo delle correnti neoidealiste, si vanno distinguendo le scienze che studiano i fenomeni naturali da quelle

che studiano lo spirito, la cui caratteristica principale è la storicità.

Vidal de la blanche e lo storico febvre chiamano questo nuovo approccio possibilismo; secondo questo non è l'ambiente

a determinare il comportamento umano, ma è l'uomo a intervenire sul territorio e modificarlo secondo le sue capacità e

interessi. L'uomo diventa fattore geografico perché capace di modificare l'ambiente naturale e con questa nuova

disciplina si ipotizza un rapporto bidirezionale (uomo-ambiente). Questa concezione ha portato allo sviluppo di tre temi

fondamentali di studio: paesaggio (insieme degli elementi caratterizzanti di un territorio), genere di vita (insieme dei

comportamenti umani e modo di organizzarsi), regione (estensione di uno o più paesaggi complementari).

Il determinismo ratzeliano viene ripreso per la nascita della geopolitik: una dottrina politica che basandosi sui concetti

di razza e spazio vitale tenta di fornire una copertura scinetifica al razzismo e all'imperialismo nazista.

b) rivoluzione quantitativa

Nuove correnti geografiche sono nate nel XX secolo, in particolare negli anni cinquanta e sessanta si sviluppa il

funzionalismo: un metodo positivista che parte dall'esperienza ed esclude ogni problema metafisico, la cui analisi ha per

oggetto le strutture del funzionamento di una regione, da cui si ricavano leggi generali. Per far ciò, ci si basa sul

linguaggio universale e oggettivo della matematica. Ciò induce ad allargare il proprio campo di indagine non più solo in

direzione verticale (uomo-ambiente), ma anche in direzione orizzontale, cioè tra luoghi e gruppi umani diversi. Si passa

così dallo studio dei luoghi nella loro differenziazione all'analisi spaziale, cioè all'interazione tra le aree. Peter gould

rinomina questo nuovo corso “new geography”, che si basa sull'introduzione di teorie e modelli matematici, e passa dal

metodo induttivo (esperienza dei particolari-sintesi del generale) a quello deduttivo (dalla teoria generale al particolare).

Si passa così da una geografia classica idiografica, volta a mettere in luce le originalità dei singoli luoghi per descrivere

l'individualità regionale, a una geografia nomotetica che tende alla generalizzazione e interpretando razionalmente il

territorio alla ricerca di costanti e regolarità. Ha come ausilio la matematica intesa come scienza informatica, usata per

costruire schemi concettuali e statistici. Per questo è stata definita rivoluzione quantitativa. Ultimamente si è arricchita,

la nuova geografia, della concezione sistemica: un sistema è un insieme che funziona come un intero a causa

dell'interdipendenza delle sue parti. Per analizzare sistemi complessi, ci si serve della teoria generale dei sistemi.

2 tendenze recenti

a) geografie radicali

Nel corso degli anni sessanta il mondo è scosso da inquietudini sociali e politiche che investono il mondo della scienza;

alcuni geografi reagiscono alla rivoluzione quantitativa rifugiandosi nel soggettivismo e indirizzando la ricerca, in un

momento di critica all'ottimismo scientifico neopositivista, anche verso obiettivi sociali. Queste critiche hanno portato

all nascita delle geografia radicali.

Geografia marxista: nell'urss riguarda l'analisi economica del territorio legata alla necessità della pianificazione

centralizzata al fine di una grande trasformazione del territorio; in occidente, invece, gli studi si concentrano nella

critica del capitalimo e dei suoi riflessi territoriali, in particolare riguardo gli squilibri economici, il terzo mondo e il

modello di sviluppo centro-periferia. Si affrontano temi come la povertà, la fame, l'ingiustizia sociale.

La geografia della percezione studia la dimensione psicologica e il recupero dell'esperienza personale in particolare si

studiano gli effetti psicologici e semiotici di eventi atmosferici sull'uomo

geografia umanistica: la conoscenza è possibile solo attraverso la propria esperienza e per tanto resta soggettiva. Ogni

separazione tra mondo e idee è impossibile e la conoscenza avviene attraverso l'esperienza di vita. In opposizione alla

geografia quantitativa abitata dall'homo oeconomicus, soggetto disumanizzato che risponde meccanicamente agli

stimoli esterni, i geografi umanisti pongono l'uomo essere penante, rivalutando capacità conoscitiva dell'uomo come

l'intuizione personale. Il limite è dato dal possibile scadimento nell'egocentrismo.

C'è anche una corrente di pensiero geografico che si rifà al postmodernismo filosofico, che mette sotto accusa i

fondamenti della scienza e della filosofia tradizionali sostenendo che la realtà non esiste ma che è frutto di

un'elaborazione mentale, e che pertanto non esistono verità esterne all'attività mentale.

b) questione ambientale

Più di recente,con l'aggravarsi dei problemi ambientali (sovrappopolamento, uso di agenti chimici, inquinamento,

industrializzazione, esaurimento delle risorse...), ha preso piede la geografia ecologica, che passano dal volgere la loro

attenzione dalle relazioni tra gruppi umani e ambiente alle strutture che sorgono sul territorio per effetto delle industrie,

delle città, delle relazioni economiche.

Cap. II cartografia

1 breve storia

a) Evo antico e medio

La civilizzazione [ stata accompagnata dall-essigenza di rappresentare in piano luoghi geografici e toponomastici. Le

carte rispondevano a due funzioni:

-raffigurazione del mondo e posti lontani, in cui riflette il livello di conoscenze geografiche acquisite da una civiltà, ed

esprime concezione del mondo elaborata dalla società

- rappresentazione dell’ambito di vita quotidiano, in cui si risponde ad esigenze pratiche

Le più antiche rappresentazioni avvenivano su tavolette d’argilla, su di una è rappresentata al centro del mondo

mesopotamia e babilonia, su altre comparivano mappe catastali egiziane.

Gli eschimesi utilizzavano tavolette di legno su cui rappresentavano le insenature, mentre i polinesiani costruivano

intrecci con bastoncini e conchiglie.

La civiltà dell’antica grecia rappresenta un periodo fondamentale per l’evoluzione della cartografia perché è arricchita

da elaborazioni filosofiche, applicazioni matematico-astronomiche e vaggi e scoperte. Già nel VI sec. A.c. si era giunti

alla sfericità della terra.

I greci concepivano il mondo separato tra europa, asia e africa e presupponevano che le terre emerse fossero circondate

dall’oceano. Nelle prime carte (anassimandro di mileto VI sec. E ecateo VI-V) la terra era rappresentata da un cerchio

circondato dall’oceano, e le terre emerse erano separate dal mediterraneo.

La necessità di determinare la posizione delle località rispetto a un sistema prefissato trovò soluzione per la prima volta

ad opera di dicearco da messina (fine IV sec.) che disegnò una carta in cui compariva un asse di riferimento est-ovest, il

primo parallelo. Eratostene, III sec., perfezionò il sistema arricchendolo con rette ortogonali poste a distanze diseguali:

parallelei e meridiani passanti per località con posizione nota. Queste linee costituivano un vero e proprio reticolo

geografico di riferimento.

In epoca romana il sapere geografico e cartografico rispose a esigenze militari, commerciali e amministrative. Un

esempio sono gli itineraria picta: carte stradali come mostra la tabula peutingeriana (dal nome di corrado peutinger che

la studiò agli inizi del 500) in cui il disegno delle terre e dei mari era fortemente stirato in senso est-ovest e il disegno

dei mari era minimo

La figura dominante in questo periodo era claudio tolomeo (II sec. D.c.) considerato il più grande cartografo

dell’antichità che elaborò una raccolta di carte del mondo allora noto e di un planisfero che reca ai margini paralleli e

meridiani e indica il reticolato geografico. Le carte tolematiche erano molto più particolareggiate pur presentando errori

come l’oceano indiano chiuso dall’oceania (convinzione che durò fino ai viaggi di cook).

b) carte nautiche e nascita della cartografia scientifica

Nel mondo medievale la cartografia seguì il declino della cultura romana e riprese solo più tardi ad opera di attività di

monastero. Prima del trecento le carte si trovavano in codici di opere latine o teologiche e religiose e servivano a dare

una rappresentazione il più possibile aderente alle sacre scritture: raffiguravano il mondo su carte dette della T in O: si

pensava che dio usando l’alfabeto latino avesse modellato i continenti in modo tale da formare le lettere T(errarum) data

dal mediterraneo in verticale e dal fiume tanai,mar rosso,nero ed egeo in orizzantale e O(rbis) l’oceano. Erano costruite

ponendo l’est in alto

Dopo il trecento comparvero in italia le carte nautiche, disegnate su pergamena riproducevano una linea di costa con i

nomi di porti, approdi e punti caratteristici. Per favorire l’uso della bussola presentavano la rosa dei venti.

Nel XIV secolo la riscoperta della cartografia tolemaica diede un assetto matematico e scientifico tramite l’utilizzo di

un reticolato geografico.

L’epoca delle grandi scoperte gettò le basi per la cartografia moderna: nel cinquecento si effettuarono rilevamenti

topografici regolari per incarico di autorità pubbliche. Il Mercatore, per primo, concepì la realizzazione delle carte di

tutto il mondo raccolte in un atlante. Costruì un planisfero nel 1569 in base a una nuova proiezione che porta il suo

nome.

Determinazioni astronomiche e coordinate geografiche diedero vita nel settecento alla cartografia geodetica, che si

sviluppò ancora di più nell’ottocento. Nel 900 si è innovata con l’utilizzo di rilevamenti tramite metodo

aerofotogrammetrico (foto da aereo) e telerilevamento (satellite) e lo sviluppo della cartografia tematica

2 le carte geografiche

a) Definizione e scala

La carta geografica è una rappresentazione grafica della superfiscie terrestre in piano:

ridotta rispetto alla realtà

approssimata: per l’impossibilità di rappresentare su un piano una superficie curva senza deformazioni

simbolica: in quanto usa segni convenzionali

la riduzione avviene mantenendo le proporzioni. Il rapporto tra la distanza sulla carta e la corrispondente sulla

superficie terrestre è epresso dalla scala numerica, frazione che ha per numeratore 1 e denominatore il numero che

indica di quante volte le lunchezze reali sono state ridotte (1:100.000 uno a centomila, 1cm=100.000cm) può essere

sostituite o corroborata dalla presenza di un segmento graduato che esprime graficamente il rapporto tra le due

grandezze.

Tanto più è grande il denominatore, tanto più esteso è il territorio rappresentato (scala piccola o piccolissima)

In base alla scale vengono classificate in:

piante e mappe: 1:10.000 (grandissima scala) rappresentano città(piante) o aree rurali (mappe) riportando anche dettagli

più piccoli.

Carte topografiche: 1.10.000-200.000 (a grande scala) rappresentano in modo particolareggiato aree ridotte. Usate da

Istituto Geografico Militare

Carte corografiche o regionale: 1.200.00-1.000.000 (a media scala) rappresentano superficie di una regione o di uno

stato non grande

Carte generali < 1:1.000.000 (a piccola scala) rappresentano vaste superfici come uno stato di grandi dimensioni o un

continente, tipiche degli atlanti.

Mappamondi o planisferi <1:30.000.000 (a piccolissima scala) rappresentano tutta la superficie terrestre

B) le proiezioni geografiche

Il modo più esatto di rappresentare in scala la superficie terrestre è quello di utilizzare un globo, che tuttavia presenta

dimensioni limitate e perciò viene spesso sostituito da carte geografiche.

Il trasferimento si compie secondo regole geometriche dette proiezioni geografiche. Nessuna proiezione è priva di

deformazioni (massime nelle scale più piccole), pertanto la scelta della proiezione è legata alla scala e alle finalità della

carta.

Le proiezioni vengono classificate in base alle loro qualità, ovvero quelle che mantengono immutate sulla carta:

equivalenti: il reticolo mantiene le superfici sulla carta proporzionali alla realtà

equidistanti: il reticolo è rappresentato in modo tale da mantenere le distanze sulla carta in proporzione a quelle reali

isogone/conformi: paralleli e meridiani sono tracciati in modo da mantenere inalterati gli angoli, privilegiate per la

navigazione

le proiezioni vere avvengono tramite norme geometriche e matematiche trasportando il reticolo geografico sopra una

superficie piana tangente o secante il globo, seguendo un principio geometrico definito. Si distinguono tra proiezioni:

-di sviluppo: si basano sulla proiezione della superficie su di un solito tangente o secante alla sfera, che viene poi

sviluppata su un piano senza subire altre deformazioni

-cilindriche: si avviluppa la sfera con un cilindro tangente all’equatore e si proiettano i meridiani e paralleli

sulla superficie interna del cilindro. Si ottiene così un piano rettangolare nel quale è rappresentata tutta la terra. Paralleli

e meridiani sono ortogonali. La proiezione di mercatore ha la caratteristica di mantenere i meridiani paralleli ed

equidistanti. Per ovviare alle deformazioni i paralleli vengono via via distanziati creando l’effetto di rappresentare

alcuni territori in modo più grande della realtà. Il vantaggio è dato dall’isogonia che permette di tracciare traiettorie che

le navi possono percorrere mantenendo costante l’angolo di rotta. Si ha così una linea retta detta linea lossodromica,

linea che taglia i meridiani sempre con lo stesso angolo.

-coniche: la superficie è sviluppata sul piano della superficie laterale di un cono retto tangente alla sfera

secondo un determinato parallelo, in tal modo i paralleli sono archi di circonferenza concentrici e i meridiani sono

convergenti al polo. Si può rappresentare un solo emisfero alla volta.

-prospettiche: sviluppano la superficie terrestre su di un piano e si distinguono per il punto di tangenza tra la superficie

sferica e il piano di proiezione (si distinguono tra equatoriali, polari o oblique) e il punto di origine della proiezione che

può essere al centro della terra (centrografica), all’infinito (ortografica) o in un qualunque punto della superficie

(stereografica)

-convenzionali: derivano dalle vere senza seguire principi geometrici ma ricorrendo ad artifici per ottenere determianti

scopi. Sono le più diffuse oggi.

c) simboli cartografici

la carta è una rappresentazione simbolica perché utilizza segni grafici convenzionali con valore semantico prestabilito

per rappresentare oggetti e fenomeni. I simboli utilizzati sono quelli che possono evocare gli aspetti reali degli oggetti o

fenomeni rappresentanti.

Per rappresentare la struttura plastica del territorio, e quindi i rilievi, fino al settecento si ricorreva a figure

semplicistiche e generiche (mucchio di talpa), dopo inizia a comparire il tratteggio, tracciato lungo la linea di massima

pendenza e con uno spessore del tratto direttamente proporzionale all’intensità della pendenza, illuminato dall’alto

(zenitale) o obliquo.

Oggi l’uso applicato è quello delle isoipse, più preciso e scientificamente corretto; è un sistema che richeide la

conoscenza dell’esatta quota altimetrica di un gran numero di punti. Le curve si ottengono dalla proiezione sulla carta

delle linee di intersezione tra il rilievo e una serie di piani orizzontali che si immagino attraversare il rilievo ad altezze

prestabilite. La distanza tra le curve di livello è costante (equidistanza). Le isoipse risultatno più o meno avvici

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/01 Geografia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher username_yo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Federzoni Laura.
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