Introduzione alla geografia
Nel momento in cui un individuo valica un confine, diventa emigrante per il paese di partenza e immigrato per quello di arrivo. In entrambi i casi poi è vincolato alle normative dei vari stati e per entrambi è portatore di aspettative. Clandestino = colui che entra senza alcun documento in uno Stato. Immigrato regolare o overstayer = colui che entra in possesso di un regolare documento, ma che al momento della scadenza del soggiorno rimane irregolarmente nel Paese.
Il sociologo Bauman fa una valutazione sulla nostra società, che soprannomina liquida (incerta, fluida), attraverso la scoperta delle vespe di Panama e del loro comportamento di apertura verso l’altro, che considerano membro effettivo della comunità, cosa che non capita nella società umana.
Secondo le Nazioni Unite: individuo migrante = persona che si sposta in un Paese diverso da quello di residenza abituale e che ci vive per più di un anno. Ma questa definizione tiene conto solo delle migrazioni internazionali e non di quelle interne (tra Nord e Sud) e inoltre un altro limite è la durata, poiché non tiene conto degli spostamenti stagionali più brevi.
Politiche migratorie
Esistono due gruppi di politiche migratorie: il primo tende a regolare il flusso migratorio e il controllo dell’ingresso degli stranieri; il secondo comprende tutte le norme indirizzate all’accoglienza e all’integrazione dei singoli. Accanto a questi due gruppi ve n’è un altro per i casi particolari, ossia per gli stranieri con uno status giuridico problematico (richiedenti asilo).
Migrazioni in Europa
Le migrazioni in Europa si possono distinguere in quattro periodi:
- Dal 1830 quando iniziarono le prime migrazioni transoceaniche libere da vincoli (si poteva viaggiare senza documenti).
- Il periodo tra le due Guerre, quando incominciarono a imporsi restrizioni sia per motivi bellici che economici.
- Periodo postbellico e della ricostruzione.
- Anni ’70 in cui si stabiliscono regole meno severe.
Un problema che affligge la nostra società è quello della segregazione residenziale, affiancata al problema della segmentazione del lavoro, per cui agli immigrati vengono affidati sempre e solo alcuni tipi di lavori.
La dimensione teorica
Molto spesso parlando non si fa una giusta differenziazione tra caso e caso migratorio. Nel 2008 il mondo giornalistico ha firmato la Carta di Roma, in cui, a differenza dei vari casi di migrazione (rifugiato, richiedente asilo, ecc.), si delinea il comportamento da assumere per tutelare i migranti e per diffondere una corretta informazione.
- Cittadini stranieri = cittadini senza cittadinanza italiana.
- Apolidi = individui di nessuno Stato.
Dal censimento del 2001 le persone con doppia cittadinanza devono dichiarare anche quella italiana, mentre se non la si possiede ne basta una.
Le teorie
Si riteneva che una delle principali motivazioni dei movimenti migratori fosse il fattore economico. Il mondo veniva diviso in due: le zone di partenza povere e quelle di arrivo. Teoria push and pull in cui i fattori di spinta rispondono a fattori di attrazione. I fattori di spinta possono essere la povertà, le carestie, l’aumento demografico. Quest’ultimo soprattutto nei paesi in via di sviluppo crea una forte pressione migratoria, poiché il sistema economico non va di pari passo con la crescita demografica.
Ma questa teoria non può essere assoluta, dato che non sono solamente quelli della classi più povere a emigrare. Molti appartengono alla classe intermedia, poiché per viaggiare occorre denaro. Teoria dualistica del lavoro di M.J. Piore evidenzia che l’immigrazione sia la risposta a una domanda di manodopera non qualificata da parte di sistemi economici sviluppati.
Il sociologo americano Douglas Massey ha elaborato la teoria delle reti migratorie per cui i legami tra migranti o vincoli di parentela permettono significative opportunità (anche di lavoro) per i migranti. I legami familiari o di amicizia, la conoscenza della stessa lingua contro quella difficile dello Stato di arrivo, finiscono per creare luoghi di residenza, veri e propri quartieri di stessa nazionalità (Little Italy o Chinatown).
La convivenza etnica
Tra gruppo etnico e locale vi è sempre una distanza sociale, per cui maggiori sono le differenze tra loro e maggiore la distanza sociale, minori saranno le possibilità di accettazione. W. Zelinsky propone la dottrina del gruppo fondatore, per cui anche se soppiantato da un altro, quello iniziale rilascia delle caratteristiche cruciali che rimarranno anche nel gruppo colonizzatore.
La coesistenza di gruppi etnici su un determinato territorio genera funzioni positive per il gruppo:
- Difesa dei membri come in un branco; a causa di questo gli autoctoni tendono ad allontanarsi dal gruppo spostando le residenze in zone più sicure.
- Il supporto dei propri connazionali.
- Conservazione delle tradizioni, della lingua, della religione.
- Attacco o rivendicazione.
Gli spostamenti migratori
Gli spostamenti si possono classificare in base alla motivazione, alla durata, alla tipologia, alla destinazione e all’entità numerica. Tra le motivazioni: problemi di denaro, esigenze lavorative che rispecchiano i titoli di studio conseguiti (fuga di cervelli), scelte politiche (per cui abbiamo rifugiati e richiedenti asilo), ambienti e climi che guidano le attività lavorative, affettività (prima le donne raggiungevano i mariti che erano emigranti).
Di solito la durata base dello spostamento è di un anno, ma dato che ciò non è una regola universale, la durata può essere temporanea o permanente. In genere la migrazione finisce col rientro in patria, di solito quando il soggetto si trova in età pensionabile. Le migrazioni a sfondo lavorativo creano un ringiovanimento della popolazione ospitante in un invecchiamento di quella di partenza.
Abbiamo tre tipologie di spostamenti: spontanei, forzati e organizzati. I primi sono dettati dalla scelta degli individui, i secondi da fattori esterni. Le migrazioni organizzate sono quelle della bonifica della Pianura Padana o della diga delle Tre Gole in Cina. Il numero di migranti si stabilisce in relazione alla tipologia. Per esempio parliamo di migrazione di massa in relazione con quella forzata, come la diaspora degli ebrei, la deportazione degli Armeni, i Curdi, gli schiavi neri o gli spostamenti coatti a seguito delle guerre (gli italiani dell’Istria e della Dalmazia).
Le destinazioni possono definirsi a seconda se siano a corto o lungo raggio, orizzontali o verticali, interne o esterne. Per quanto riguarda quelle esterne si riferiscono agli spostamenti nello stesso continente (internazionali) o a quelli tra continenti diversi (intercontinentali). Gli spostamenti interni avvengono all’interno dello stesso Stato, da montagne a pianura (verticale), Sud-Nord, campagna-città.
I flussi migratori possono essere classificati in relazione al peso che assumono i differenziali personali e territoriali. I differenziali migratori territoriali si riferiscono alla direzione dello spostamento che può avvenire da un punto a un altro, passando anche per alcune tappe. La teoria della distance decay afferma che maggiore è la distanza dal punto di partenza, minore sarà il numero di migranti che ci arriva.
I cambiamenti a livello dei trasporti hanno mutato il fattore accessibilità. Oggigiorno gli spostamenti coinvolgono anche soggetti di una certa istruzione, con un milieu (condizione naturale e socio-culturale) degno di nota.
I differenziali migratori personali comprendono l’età: infatti si è calcolato che la fascia d’età che maggiormente emigra è quella dai 20 ai 30 anni, poiché si hanno meno legami sociali, la carriera non è ancora avviata e non possiedono beni materiali; il sesso (gli uomini migrano di più) e la condizione di celibe o nubile.
Da angeli del focolare a breadwinner: l’emigrazione femminile
La femminilizzazione dei flussi migratori è una delle quattro tendenze della nuova era delle migrazioni, insieme alla globalizzazione, all’accelerazione e alla differenziazione dei flussi migratori. Inizialmente la migrazione femminile era dovuta al ricongiungimento delle mogli ai mariti. A partire dagli anni ’70 in poi in Italia, nelle maggiori città italiane, si fa crescente una buona percentuale di donne immigrate all’interno del tessuto produttivo e lavorativo, provenienti dal Corno d’Africa, Capo Verde e Filippine.
Si è parlato anche di madri-transnazionali, ossia che condividono con altre donne di altre Nazioni, la cura e l’affetto dei loro bambini. Ma alcune volte le donne non emigrano solo per ricongiungersi ai mariti, anzi fuggono proprio da loro, da una separazione o un divorzio, poiché esso è visto come un ostacolo alla vita sociale. Le donne che con il loro lavoro inviano soldi alla famiglia sono dette breadwinner e acquisiscono un ruolo primario.
Le cittadine straniere residenti in Italia sono il 51% della popolazione immigrata e la regione che ne vede la concentrazione più alta è la Lombardia, seguita da Lazio, Veneto, Emilia-Romagna e Campania. Facendo un confronto tra Canada e Italia per quanto riguarda la stabilizzazione, si nota che molte immigrate filippine entrano in Canada con un contratto di lavoro come collaboratrici domestiche, ma dopo alcuni anni, trovano altre occupazioni facendo carriera, grazie anche alla conoscenza della lingua inglese richiesta per il visto d’ingresso in Canada. In Italia invece ciò non avviene, sia per la conoscenza dell’italiano, sia per la riuscita in altri settori che non siano quelli domestici. Se poi rientrano in patria perdono addirittura i contributi (cosa che in Canada non avviene perché decidono di non andarsene proprio).
-
Riassunto per esame geografia umana, prof Cristaldi, testo consigliato Immigrazione e territorio. Lo spazio condivi…
-
Riassunto esame Geografia Umana, prof. Cristaldi, libro consigliato Immigrazione e Territorio. Lo Spazio Con Diviso…
-
Riassunto esame letteratura italiana, prof. Cristaldi, libro consigliato Verso l'Empireo, Cristaldi
-
Riassunto esame Geografia Umana, prof. Cristaldi, libro consigliato Il Bene Comune della Terra, Shiva