Estratto del documento

Capitolo 1

Cambiano il mondo e la cultura, cambia la geografia

Il pianeta Terra non cambia nelle sue strutture naturali: i mari, il rilievo, il clima restano più o meno uguali. Alcuni aspetti sono in parte trasformati dall’uomo: le foreste, l’erosione del suolo, il buco dell’ozono, il paesaggio. Molte cose cambiano invece, nel rapporto uomo-natura, negli aspetti ambientali e questo per il progresso scientifico che fornisce continuamente nuove tecnologie e conferisce all’umanità nuovi poteri di intervento e di cambiamento.

Nello spazio di un secolo sono mutati i costumi sociali, i generi di vita, i modi delle produzioni e degli scambi, i quadri politici, le comunicazioni, i trasporti. Piccoli problemi sono diventati grandi problemi, come la difesa delle risorse naturali, la lotta agli inquinamenti e cambia anche il modo di vederli e di studiarli. Anche la cultura geografica ha visto mutamenti di contenuti, di visuali, di finalità e ha vissuto un profondo mutamento di pensiero e di metodi. Fino all’epoca moderna la geografia si era occupata di esplorare e conoscere le varie regioni terrestri, ma i problemi che si pongono oggi sono la ricerca delle ragioni dei fenomeni, delle strutture che li determinano, delle soluzioni possibili per lo sviluppo di oggi e di domani, comprendere come le società umane possano risolvere i molti problemi dello spazio posti dal popolamento della Terra e dal suo sviluppo.

Spazio e tempo: verso il "villaggio globale"

Come conseguenza delle scoperte scientifiche, delle nuove tecniche produttive sono cambiati i valori dello spazio e del tempo. Innanzitutto per quanto riguarda lo spazio, i nuovi strumenti di comunicazione hanno stravolto l’importanza delle superfici e delle distanze. Oggi si comunica da un continente all’altro in pochi istanti, si effettua il giro del mondo in poche ore, per cui si usa dire che il mondo è diventato più piccolo. Inoltre, più che lo spazio come estensione, va inteso oggi lo spazio come qualità e come uso, cioè va visto soprattutto nei suoi contenuti, demografico, etnico, economico, cioè non va misurato tanto in chilometri quadrati, quanto nel numero e nella qualità degli abitanti e nel carattere delle strutture.

Un piccolo stato, avanzato tecnicamente, può svolgere un ruolo di importanza primaria di fronte ad altri stati più estesi, ma arretrati. Il progresso scientifico ha ridotto sempre più l’isolamento delle varie parti della Terra per cui non esistono più spazi chiusi. Una volta il geografo aveva a che fare con aree a sé stanti, con scarsi rapporti con l’esterno, mentre ora si parla di villaggio globale. Un altro valore importante è poi cambiato cioè quello dei tempi della storia. Si è passati da un mondo in lenta evoluzione ad un mondo in rapido movimento cioè tutto avviene in fretta. I moderni mezzi di produzione e di lavoro hanno profondamente influito sulle condizioni di vita e di sviluppo dell’umanità. Il ritardo e la lentezza dello sviluppo in diverse parti del pianeta dovuti all’arretratezza e alla scarsità dei mezzi finanziari hanno causato gli squilibri tra le diverse parti del pianeta.

Dalla ricerca sul terreno alla moderna informatica: i GIS

La raccolta delle informazioni sul territorio è stato sempre un problema della geografia. Una volta ci si basava su conoscenze empiriche delle terre conosciute e su sporadiche misure e notizie di luoghi e distanze. Poi i viaggi e l’esplorazione diretta hanno allargato gli orizzonti a tutto il pianeta. C’è stata una vera e propria rivoluzione nella raccolta delle informazioni (foto aeree, rilievi dai satelliti, mass media ecc.). La nuova geografia si fonda sull’uso degli strumenti e dei metodi matematici ma non sono sempre affidabili per cui bisogna ricorrere a metodi più intuitivi, più personali e meno numerici.

Con il rapido diffondersi della rete informatica, sono stati creati negli USA, e poi diffusi in tutto il mondo, dopo la metà del XX secolo, i Geographical Information Systems (GIS) con lo scopo di ordinare ed elaborare i dati delle attività produttive, commerciali, politiche e militari. Essi sono sistemi informatizzati per l’acquisizione, la memorizzazione, il controllo, l’integrazione, l’elaborazione e le rappresentazioni di dati che sono riferiti alla superficie terrestre.

I termini base: territorio e ambiente, paesaggio e regioni

Il territorio è innanzitutto uno spazio topografico e misurabile nella sua forma e nella sua estensione. Ma il valore delle sue dimensioni varia secondo la presenza culturale, economica e sociale da parte dell’uomo e secondo gli strumenti tecnici di utilizzazione. Esso è contenitore di fatti fisici e umani che interagiscono tra loro e variano nel tempo e rappresenta la base della conoscenza geografica.

Un altro termine che occupa un ruolo rilevante nella geografia è quello di ambiente, tema ricorrente dopo che il degrado, l’inquinamento, lo spreco delle risorse hanno suscitato uno stato di allarme tra il pubblico e gli studiosi. È un termine usato impropriamente, inteso solo nel suo significato naturale, mentre l’ambiente è un valore in cui coesistono fatti fisici e umani. Parte fondamentale dell’ambiente è il paesaggio che ne esprime i valori estetici.

Accanto al termine di ambiente si è largamente diffuso quello di ecologia, scienza nata nel XIX secolo e parente stretta della geografia, che studia i rapporti tra l'ambiente e gli esseri viventi (compreso l'uomo). Altro termine di cui la geografia fa ampio uso è quello di regione, spazio più o meno esteso della superficie terrestre dotato di particolari caratteri che lo differenziano dalle aree limitrofe (naturale, politica, culturale, economica, regione del Chianti, regione mediterranea…)

Alla ricerca di un’identità: dal notaio al filosofo

Anticamente: geo del territorio; poi geo della scoperta (Colombo); oggi geo della ricerca (cause e correlazioni tra i fenomeni: spirito geografico).

Una materia con molti aggettivi: le diverse geografie

  • Geografia fisica: si occupa dei fatti naturali della superficie terrestre: morfologia del rilievo e forme del suolo, erosione, comportamenti delle acque e si affianca ad altre discipline più specializzate quali la geologia, la vulcanologia, l’idrografia…
  • Geografia umana: tema fondamentale è il popolamento umano, ossia la distribuzione dell’uomo sulla terra in rapporto con le condizioni ambientali, la storia, la cultura e l’economia.
  • Geografia della popolazione: tema centrale è lo squilibrio tra aumento della popolazione e aumento delle risorse e degrado dell’ambiente.
  • Geografia sociale: es. geografia del sottosviluppo: non costituisce solo un fatto politico o economico, ma il prodotto di situazioni fisico-ambientali, di vicende storiche, di condizionamenti religiosi.
  • Geografia culturale: è lo studio della distribuzione dei caratteri culturali del mondo, cioè delle diverse lingue, religioni, etnie.
  • Geografia economica: studio delle risorse, dell'organizzazione dei mercati e degli scambi.
  • Ibrido tra geografia umana ed economica: geografia agraria.
  • Geografia industriale: si studiano gli influssi dei prodotti sull’economia locale, sulle comunicazioni e sui trasporti…
  • Geografia politica: da una descrizione dei confini e dei governi i geografi sono passati allo studio degli organismi internazionali e alle cause dei molti conflitti.
  • Geografia storica: si ricostruiscono i quadri geografico-ambientali del passato.
  • Geografia militare: si studiano i territori per le operazioni belliche.
  • Geografia applicata: dai metodi dell’insegnamento alla pianificazione territoriale, dalla gestione dell’ambiente alla valutazione dell’impatto ambientale.

I principi guida: casualità e dinamismo

Principio di causalità; difficoltà: le cause si estinguono (es. i cambiamenti climatici); causalità indiretta; concomitanza di cause (es. Pianura Padana); principio di migrazione; dunque: variabilità dei rapporti tra le varie componenti di un territorio o di un ambiente (es. Alpi, Mediterraneo). Principio del divenire: tutto nasce, si sviluppa, muore (es. petrolio); tutto si muove (cose, uomini, animali, acque=terra come unico organismo vivente).

Natura e uomo: un vecchio dibattito sempre attuale

Determinismo naturale è: quella corrente di pensiero che dà primaria importanza agli influssi della natura sugli individui e sulle società, sull’organizzazione e sulla storia stessa dei popoli. I vari popoli, secondo il grado di sviluppo mentale e di civiltà, modificarono certe condizioni naturali dei paesi abitati, ma nel medesimo tempo si adattarono alla natura regionale.

Aristotele riteneva che gli abitanti delle regioni fredde fossero pieni di coraggio e portati alla libertà, mentre quelli della calda Asia fossero fatti per il dispotismo e la schiavitù. Strabone osservava che la penisola italiana fosse racchiusa fra i mari ed è protetta da alte montagne. Queste condizioni hanno favorito uno sviluppo unitario perché hanno protetto il territorio da attacchi di nemici esterni. Le vicende storiche però hanno smentito il pensiero di Strabone…

Molti secoli dopo nel Settecento, Montesquieu riafferma l’importanza dell’influenza del clima e della natura sui destini dell’uomo. E ancora nel Novecento una studiosa americana, Ellen Churchill Semple, sosteneva che l’uomo fosse il prodotto della superficie terrestre, che la terra l’avesse nutrito e gli avesse assegnato i suoi compiti. La stessa autrice riteneva che particolare importanza avesse la posizione geografica.

Nella visione teocratica del Cristianesimo abbiamo una specie di determinismo divino che pone uomo e natura a fianco come realizzazione di un disegno superiore e creazione della volontà di Dio. Con il Razionalismo e l’illuminismo si cerca invece una ragione laica e scientifica delle cose. Tra l’Ottocento e il Novecento il positivismo riafferma il potere dell'uomo e della tecnologia. Possibilismo: l’uomo esprime la sua volontà non attraverso la libertà assoluta ma attraverso una libertà di scelta tra le varie soluzioni, tra vari possibili adattamenti in un possibilismo che consente soluzioni diverse e sempre mutevoli.

Vidal de la Blache sosteneva che la specie umana, suddivisa in gruppi sparsi tra diverse regioni, ha subito stimoli, ostacoli e indicazioni dal particolare luogo in cui abitava e ha interpretato a modo suo le vocazioni offertagli dal territorio. Febvre afferma che non è l’ambiente naturale che determina le azioni dell’uomo, ma è l’uomo che interferisce continuamente con la natura, che la plasma secondo le sue capacità.

Determinismo storico: la spiegazione delle realtà attuali della superficie terrestre va cercata nelle vicende del passato e nella loro diversa natura. Le correnti di pensiero legate al neoidealismo del Novecento danno un peso primario ai valori dell’uomo e negano il valore assoluto della natura ponendo l’uomo in posizione centrale, in un rapporto con la natura che non si fonda su leggi e categorie meccaniche e ripetibili, bensì su valori che sono espressione dello spirito umano e perciò sono soggettivi e mutevoli.

La filosofia marxista riapre il problema del rapporto natura-uomo dando rilievo all’ambiente naturale come viene modificato dal lavoro umano e all’ambiente storico-sociale che è il primo fattore di condizionamento della vita. L’uomo cerca di adattarsi modificando e rinnovando continuamente i modi di utilizzare il territorio. Il moderno ambientalismo critica la sopravvalutazione dei poteri umani.

La geografia che si espande e la crisi della geografia, i nuovi mezzi di divulgazione

Un tempo si dava poca importanza alla geografia, ma oggi molto è cambiato perché sono troppi i legami con il resto del mondo. Ma si tratta di una geografia del momento, legata ad episodi di cronaca, a conflitti, a catastrofi naturali affidata gran parte al giornalismo. La diffusione della geografia è avvenuta così al di fuori della scuola, attraverso i cinema, e i documentari, le riviste illustrate, le televisioni attraverso le propagande, per cui ne esce una geografia superficiale, occasionale. Migliori risultati sotto il profilo didattico può avere l’uso della fotografia perché stimola la riflessione ed eccitare la fantasia. Un fotografo può deformare e manipolare largamente la realtà così un’immagine di un paese in via di sviluppo può mettere a fuoco la miseria, lo squallore, tali da alterare le vere realtà sociali e culturali.

Oggi nelle scuole si usa ancora un metodo con apprendimento quasi soltanto mnemonico. Un tempo nelle opere geografiche si riferivano notizie inesatte e del tutto fantastiche. Alcuni autori inventavano fatti inesistenti allo scopo di sorprendere e meravigliare il lettore. La fantasia si accompagnava all’immaginazione e alla bugia (es. Mandeville= piante da cui uscivano agnelli). Ai giorni nostri le cose sono cambiate, ma ancora la realtà è falsata allo scopo di sostenere interessi economici o commerciali, oppure propagandare idee politiche, religiose, razziali.

Un esempio di come i concetti geografici possano essere alterati è quello della finalità nazionalistica. Sotto il fascismo: la patria al centro del mondo, la superiorità della razza italica, la posizione geografica dominante "il mare nostrum", i sacri confini naturali. Tra i condizionamenti vi sono anche quelli di carattere religioso. Ma UNESCO nel 1950 volto a creare una mentalità mondiale, una solidarietà sociale, un antidoto al nazionalismo.

Tra degrado e sviluppo: la geografia per gestire il territorio

Il territorio con le sue risorse costituisce un patrimonio di base comune della collettività che va organizzato e gestito in modo razionale e ordinato. Ma il problema non è facile, infatti il territorio è stato spesso oggetto di conflitti di interessi, di usi impropri, di sfruttamenti ecc. La geografia può fornire le basi di conoscenza fisiche e umane necessarie se si vuole operare in un rigoroso ed equilibrato rapporto tra uomo e natura. Si parla oggi di sviluppo compatibile cioè di sviluppo inserito nel quadro storico e sociale e rispettoso della vocazione del territorio; sviluppo sostenibile: sviluppo la cui domanda di risorse e la cui pressione esercitata sull'ambiente attraverso l'emissione di sostanze inquinanti non supera la capacità di assorbimento e di autorigenerazione dell'ambiente medesimo. Pianificare lo sviluppo: VIA= valutazione degli effetti immediati e futuri di un intervento; BIA= valutazione dei danni e dei benefici di un intervento.

Capitolo 2

Dai continenti alle regioni

I continenti costituiscono dei contenitori di fatti tra loro molto eterogenei e presentano situazioni varie da parte a parte. Sono cioè dei corpi unitari come forma ma non come unità ambientale. Si pensi all’Asia che a nord supera il circolo polare e a sud scavalca l’equatore. Lo stesso si può dire per l’Africa, dove ci sono deserti e foreste, praterie e boscaglie, zone montuose e grandi pianure. Perciò all’interno dei continenti occorre distinguere situazioni, problemi e aspetti molto diversi per cui abbiamo il geografo fisico che si occuperà delle regioni climatiche, vegetali; quello umano che si occuperà delle regioni linguistiche storiche e tradizionali; quello politico ed economico vedrà regioni secondo lo sviluppo economico e sociale.

La regione è costituita da uno spazio più o meno esteso della superficie terrestre dotato di propri caratteri e di una propria unità territoriale. Le differenze tra le regioni e i continenti o le isole è che le regioni geografiche non sono un dato di fatto esistente di per sé nella configurazione del mondo, ma sono il risultato di valutazioni e giudizi soggettivi. Sono cioè una creazione degli studiosi o un prodotto della tradizione popolare. Un caso problematico è l'Italia (nazione, non regione).

Paesaggi geografici

Nel Novecento la geografia è stata definita come scienza del paesaggio e il paesaggio è divenuto quasi il simbolo della geografia. Abbiamo diverse interpretazioni di paesaggio e nel linguaggio corrente significa ciò che si può percepire complessivamente da un punto di vista della superficie terrestre in cui si trova l'osservatore (paesaggio locale); in senso scientifico (oggettivo): porzione di territorio, quale è percepita dall'uomo, il cui aspetto risulta dall'azione di fattori umani e naturali e dalle loro reciproche influenze.

Si distingue così il paesaggio fisico= rilievo, acque, clima, vegetazione, fauna…; paesaggio umano= sedi, strade, campi, fabbriche; paesaggio umanizzato: interventi dell'uomo sulla natura (taglio di boschi, deviazione di fiumi); paesaggio fisico + uomo = paesaggio geografico (accostabile al concetto di ecosistema: insieme degli organismi viventi e dei fattori chimico-fisici presenti in un dato ambiente legati tra loro da reciproche influenze; è l'unità base del mondo vivente); prevalenza degli aspetti umani= regione umana.

Fattori che influenzano il paesaggio fisico: latitudine (determina l'illuminazione solare ed influenza il clima); distribuzione mari/terre emerse; presenza di catene montuose; clima (in particolare piogge e venti). Fattori che influenzano il paesaggio umano: tecnologie più avanzate...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/01 Geografia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Peppecat86 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Messina o del prof Brancato Maria.
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