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Prologo: due fattorie

L'autore inizia il libro raccontandoci di aver visitato due aziende agricole chiamate Huls e Gardar, che pur essendo distanti migliaia di chilometri avevano caratteristiche simili. Erano le più prospere e tecnologicamente avanzate delle rispettive regioni, incentrate su due stalle modernissime usate come alloggio e mungitura delle mucche. Entrambe le aziende erano situate in località turistiche e si assomigliavano anche per ampiezza e per l'estensione delle loro stalle, anche se a Huls c'erano più mucche che a Gardar (200 e 165). I due proprietari erano considerati i leader delle rispettive comunità.

Per quanto riguarda i punti deboli, entrambe erano situate in regioni economicamente marginali per la produzione di latticini, perché a causa della loro latitudine settentrionale potevano contare solo su una breve stagione estiva di crescita per i pascoli e per il fieno. Infatti la siccità in un caso e il freddo nell'altro erano le due maggiori preoccupazioni di Huls e Gardar ed entrambe si trovavano lontano da centri in cui poter promuovere la vendita dei loro prodotti. La maggior differenza tra le due fattorie consiste nel loro stato attuale: Huls è un'azienda a gestione familiare che ha come proprietari cinque fratelli e sorelle ed è situata nella Bitterroot Valley, nello Stato del Montana nell'Ovest degli Stati Uniti; mentre Gardar, in passato tenuta agricola del vescovo norvegese della Groenlandia sudoccidentale, fu abbandonata più di 500 anni fa.

La conclusione dell'autore è che anche le società attualmente più ricche e tecnologicamente avanzate devono far fronte a crescenti problemi ambientali ed economici da non sottovalutare. La Groenlandia norvegese è solo una delle passate civiltà che crollarono o sparirono nel nulla.

Crollo delle civiltà

Per crollo si intende una riduzione drastica del numero della popolazione e/o della complessità politica, economica e sociale, in un'area estesa e nel corso di un prolungato lasso di tempo. Il fenomeno del crollo di una società è la forma estrema tra vari e meno gravi tipi di decadenza, ed è arbitrario stabilire a che punto una crisi si possa definire crollo. La Groenlandia norvegese non è l'unica società del passato che sparì nel nulla; anche Anasazi (Stati Uniti), Maya (America centrale), la Grecia micenea e la Creta minoica (Europa), l'Isola di Pasqua nel Pacifico, ecc. determinano dei crolli così importanti?

In parte la causa del crollo riguarda problemi di tipo ecologico, danni che le civiltà hanno causato alle risorse naturali da cui dipendevano. Le pratiche attraverso cui le società passate hanno messo a rischio se stesse, distruggendo il loro ambiente, rientrano in 8 categorie:

  • Deforestazione e distruzione dell'habitat;
  • Gestione sbagliata del suolo;
  • Cattiva gestione delle risorse idriche;
  • Eccesso di caccia;
  • Eccesso di pesca;
  • Introduzione di nuove specie;
  • Crescita della popolazione umana;
  • Aumento dell'impatto sul territorio di ogni singolo individuo.

Molte civiltà passate cominciarono a declinare rapidamente subito dopo aver raggiunto il loro culmine e la rovina dovette giungere del tutto inaspettata agli stessi abitanti. Nei casi estremi la sparizione fu totale: tutti gli individui emigrarono o perirono. Ovviamente non tutte le antiche civiltà seguirono questo corso. Questi tracolli improvvisi destano oggi molte preoccupazioni, poiché già avvenuti in Somalia, Ruanda e altri paesi del Terzo Mondo. Molti temono che il pericolo di eccidio, come minaccia alla società globale, sia ormai giunto a mettere in secondo piano anche il rischio di una guerra nucleare e quello di nuove malattie.

Problemi ambientali odierni

I problemi ambientali che ci troviamo ad affrontare oggi sono gli stessi otto pericoli del passato, con l'aggiunta di altri 4 elementi:

  • Cambiamenti climatici dovuti a intervento umano;
  • Accumulo di sostanze chimiche tossiche nell'ambiente;
  • Carenza di risorse energetiche;
  • Esaurimento della capacità fotosintetica della Terra.

Molto più probabile di uno scenario apocalittico, con l'estinzione della razza umana, sarebbe un futuro caratterizzato da standard di vita inferiori a quelli odierni. Gli sforzi per comprendere la caduta improvvisa di alcune società passate hanno dovuto far fronte a una grande controversia, che consiste nella resistenza all'idea che le genti passate abbiano contribuito al loro stesso declino. Oggi causare danni all'ambiente è considerato moralmente reprensibile. Ci sono due atteggiamenti nei confronti dei popoli passati:

  • Chi pensa che le nuove scoperte relative ai danni ambientali siano solo un pretesto razzista per privare le genti indigene delle loro terre;
  • Chi pensa che i popoli del passato furono accorti amministratori dell'ambiente ed ecologicamente giudiziosi, e non avrebbero mai potuto arrecare tutti i danni che alcuni studiosi vorrebbero attribuire loro.

In verità sia i razzisti che i sostenitori dell'età dell'oro commettono l'errore di considerare le genti indigene del passato come completamente diverse dagli uomini moderni. Amministrare le risorse ambientali per un tempo prolungato è sempre stato difficile. Per le popolazioni analfabete il danno ecologico costituiva la conseguenza tragica, imprevista e non voluta dalle loro migliori intenzioni, e non il risultato di un agire ciecamente egoistico o volutamente dannoso.

Fattori del crollo

Ci sono cinque possibili fattori concomitanti che contribuiscono al crollo di alcune società:

  • Danno che i popoli causano al loro territorio. Si parla di fragilità o elasticità di un territorio.
  • Cambiamenti climatici, che costituivano un problema ancora maggiore per le società preistoriche, caratterizzate da una durata media della vita più breve e prive della capacità di trasmettere i fatti del passato con la scrittura. I cambiamenti climatici possono migliorare o peggiorare le condizioni di vita e favorire un determinato gruppo umano mentre ne danneggiano un altro (es. Piccola glaciazione in Groenlandia fu critica per i norvegesi, ma positiva per gli inuit).
  • Presenza di nemici: il caso più noto riguarda la caduta dell'Impero romano d'Occidente nel 476 d.C.
  • Rapporto con i popoli amici: la maggior parte delle società dipende in certa misura dalle altre.
  • La risposta delle società ai loro problemi, ambientali o no.

Oggi ci sono due opinioni contrastanti circa l'impatto umano sull'ambiente:

  • “Ambientalista” o “proto-ambiente”, secondo la quale i problemi ambientali sono seri e vanno affrontati urgentemente;
  • “Non ambientalista”, secondo la quale le preoccupazioni degli ambientalisti sono esagerate e ingiustificate e che una continua crescita dell'economia e della popolazione sia al tempo stesso possibile e auspicabile.

Studio del crollo di una civiltà

Per studiare il crollo di una civiltà “scientificamente” si può adottare il “metodo comparativo” o “l'esperimento naturale”, ovvero studiare situazioni naturali che si differenziano relativamente alla variabile in esame. È stato possibile utilizzare questo metodo in modo rigoroso, esauriente e quantitativo nel caso delle isole del Pacifico, studiando il tasso di disboscamento. È stato utilizzato anche nell'Atlantico settentrionale, dove i Vichinghi provenienti dalla Norvegia colonizzarono nel Medioevo sei isole o masse terrestri differenti tra loro.

Parte prima: un caso di studio: il Montana

I cieli sconfinati del Montana

Lo Stato del Montana è stato definito “lo stato dal grande cielo”. Il Montana in generale e la Bitterroot Valley nella sua parte sudoccidentale sono la terra dei paradossi: infatti tra i 48 stati continentali degli Stati Uniti (esclusi Alaska e Hawaii), è il terzo per ampiezza di territorio, ma sestultimo per popolazione. La Contea di Ravalli è considerata una delle aree a più rapida crescita dell’intera nazione. Ciò nonostante, il 70% dei diplomati abbandona la valle. La popolazione, benché stia crescendo nella Bitterroot Valley, sta diminuendo nella parte orientale dello stato, al punto che il flusso demografico del Montana risulta stazionario.

Il Montana è famoso per le sue bellezze naturali e vi arrivano anche molti miliardari, ma la contea di Ravalli resta una delle più povere dello Stato. Più di un quarto del territorio appartiene al governo federale come area protetta. Ciò nonostante la Bitterroot Valley è un microcosmo di problemi ambientali e demografici. Ci sono degli svantaggi ambientali che limitano l'idoneità del Montana a diverse coltivazioni e all’allevamento del bestiame: piovosità relativamente bassa (ritmo lento di crescita), latitudine e altitudine elevate (breve stagione vegetativa) e la grande distanza dai mercati delle zone più popolate degli Stati Uniti.

La colonizzazione del Montana può essere suddivisa in diverse fasi:

  • La prima fu quella dei nativi d’America che vi giunsero almeno 13.000 anni fa. Fino all’arrivo degli europei rimasero un popolo di cacciatori e raccoglitori (soprattutto perché non c'erano piante native e specie animali addomesticabili). I primi europei furono i membri della spedizione transcontinentale di Lewis e Clark.
  • Seguì la seconda colonizzazione del Montana che vide coinvolti i cacciatori di pelli e mercanti provenienti dal Canada e da altre zone degli Stati Uniti.
  • Iniziò nel decennio 1860-70 e prese le mosse da tre settori fondamentali dell’economia del Montana: industria mineraria, produzione di legname, produzioni agroalimentari.

Gli ambiti dell’economia che stanno fiorendo sono il turismo, il settore ricreativo e quelli che, come la sanità, sono sorti in seguito al gran numero di pensionati che si trasferiscono a vivere nel Montana. Una svolta economica della Bitterroot Valley si ebbe nel 1996, quando Charles Schwab acquistò Stockfarm, una tenuta di 1000 ettari. Lì iniziò a costruire residenze di lusso. Moltissimi ricchi iniziarono così a comprare appezzamenti di terra nella Bitterroot Valley, pagandola molto più del suo valore agricolo.

Problemi ambientali del Montana

Tra gli odierni problemi ambientali del Montana risultano particolarmente gravi quelli dei rifiuti tossici, delle foreste, del suolo, dell’acqua, i cambiamenti climatici, la perdita di biodiversità e l’introduzione di specie nocive.

Rifiuti tossici

I rifiuti tossici provengono soprattutto dai residui delle miniere, considerate da sempre uno dei pilastri dell’economia del Montana. Il concentrato di minerali grezzi che è prelevato da una miniera del Montana costituisce solo una piccola parte della terra che deve essere scavata e rimossa. Una volta asportato il materiale grezzo a più alto contenuto di minerale pregiato, ciò che rimane sono rocce che contengono rame, arsenico e zinco, tutti materiali tossici per l’uomo. Oggi nello Stato ci sono 20.000 miniere abbandonate.

Le imprese che hanno comprato vecchie miniere rispondono all’obbligo di finanziare l’opera di disinquinamento in due modi differenti: dichiarare bancarotta, oppure negare ogni responsabilità o cercare di minimizzare i costi di risanamento. In entrambi i casi, il sito della vecchia miniera e quelli a valle rimangono contaminati. Non esiste un modo semplice ed economico per bonificare i siti delle vecchie miniere. I primi minatori agirono senza pensare alle conseguenze e solo nel 1971 lo stato del Montana ha approvato una legge che impone alle compagnie minerarie di disinquinare la zona quando una miniera viene chiusa. Quando il proprietario di una miniera non può o non vuole pagare, nemmeno i cittadini vogliono farsi coinvolgere e pagare milioni di dollari di tasse per il disinquinamento. In questo senso tutti gli americani sono responsabili della situazione. Tre esempi: Clark Fork; Milltown Dam, Zortman-Landusky.

Abbattimento degli alberi e incendi

L’abbattimento degli alberi a scopi commerciali iniziò nel 1886 per fornire legno di pino alla miniera di Butte. Il boom immobiliare del secondo dopoguerra fece culminare le vendite del legname statunitense intorno al 1972. Le pratiche forestali erano invasive e richiedevano un ampio impiego di DDT e il ricorso al taglio a raso. A causa di questa tecnica la temperatura dell’acqua nei ruscelli raggiungeva livelli più ampi rispetto ai valori ottimali per la deposizione delle uova e la sopravvivenza dei pesci. In primavera la neve si scioglieva immediatamente sui suoli privi di alberi e di ombra, invece di sciogliersi gradualmente e rilasciare gradatamente acqua per l’irrigazione dei campi durante tutta l’estate. In alcuni casi peggiorava la qualità dell’acqua e colline disboscate brutte a vedersi.

Ne nacque una disputa nota come Clearcut Controversy (“Controversia del taglio a raso”). Conseguentemente furono introdotte leggi restrittive sul taglio a raso e fu auspicato un uso delle foreste diversificato. Nei decenni che seguirono, la produzione annuale nelle foreste sotto tutela del Corpo Forestale diminuì di oltre l’80%, grazie anche all’introduzione di due leggi sull’ambiente (l’Endangered Species Act e il Clean Water Act) e al nuovo atteggiamento del governo circa le foreste nazionali. Tutte le segherie della Bitterroot Valley sono ormai chiuse, anche se ci sono ancora molti boschi in mano ai privati.

Incendi

Pure gli incendi sono un grave problema: nel 2000 è bruciato un quinto di ciò che rimaneva dei boschi della Bitterroot Valley. Questo aumento negli ultimi anni è in parte dovuto a cambiamenti climatici (ovvero alla tendenza verso estati calde e secche) e in parte alle attività umane. Un fattore è rappresentato dagli effetti diretti del taglio degli alberi, che spesso trasforma un bosco in un cumulo di materiale combustibile.

All’inizio del XX secolo il Corpo forestale degli Stati Uniti fu fondato proprio con il compito di estinguere gli incendi per evitare sia la distruzione di legno pregiato sia di mettere a rischio abitazioni e vite umane. Negli anni ’80 si cominciò a capire che la politica federale era una delle cause di quest'incendi, e che le combustioni spontanee provocate da fulmini avevano in precedenza giocato un ruolo importante nel mantenere intatta la struttura della foresta. Gli alberi tagliati sono i più resistenti al fuoco; se si spengono sempre gli incendi, i boschi si riempiono di piante giovani che fanno da “scala” per le piante più alte. Altro fattore collegato all’attività umana è quello di far pascolare le pecore nelle foreste nazionali, pratica che comporta la riduzione dello strato erbaceo che aiuta gli incendi frequenti e a bassa intensità.

Problemi del suolo

Altro problema riguarda il suolo. Gli alberi da frutto hanno esaurito le risorse di azoto dal suolo. Un problema più grave è rappresentato dall’erosione, provocata da:

  • Pascolo eccessivo,
  • Erbe infestanti nocive,
  • Taglio delle foreste per la produzione del legname,
  • Incendi boschivi dalle temperature così elevate da rendere sterile il soprassuolo.

Questi sono tutti fattori che distruggono la copertura vegetale protettiva del suolo. La salinizzazione è un processo che provoca l’accumularsi di sale nel suolo e nelle acque sotterranee. Di recente si è acuita e ha provocato la distruzione di grandi estensioni di terreno agricolo: ciò è dovuto alla deforestazione, ad alcune pratiche agricole e all’eccessiva irrigazione.

In generale, elevate concentrazioni di sale hanno un effetto dannoso sulle coltivazioni simile a quello della siccità, dato che innalzano la pressione osmotica dell’acqua contenuta nel suolo, rendendo così più difficile il processo di assorbimento dell’acqua per osmosi da parte delle radici. L’acqua salata sotterranea può anche finire nei pozzi e nei ruscelli oppure può evaporare sulla superficie del suolo lasciandovi un’incrostazione di sale. La salinizzazione del Montana avviene soprattutto con una modalità che interessa complessivamente molti milioni di ettari di terreno agricolo nelle grandi pianure del Nordamerica. È il cosiddetto “affioramento salino”: l’acqua salata che si concentra nel suolo in una zona in collina percola attraverso il terreno per emergere a valle, a mezzo chilometro o più di distanza, sotto forma di affioramento del suolo. Questo fenomeno si è diffuso in gran parte del Montana dopo il 1940, in seguito ad alcuni cambiamenti introdotti nelle pratiche agricole (uso del trattore, dei diserbanti). Il problema degli affioramenti salini deve essere combattuto attraverso l’adozione di diverse pratiche agricole intensive, come la semina di piante resistenti al sale nelle zone più a valle, la diminuzione della durata del maggese nelle zone collinari e tramite la coltivazione di colture sempreverdi che richiedono molta irrigazione e che hanno radici molto profonde in grado di assorbire dal terreno gli eccessi di acqua.

Nelle zone del Montana in cui l’agricoltura dipende direttamente dalle piogge, gli affioramenti salini sono il problema principale, ma non l’unico. Un altro è infatti causato dal metodo di estrazione industriale del metano dai giacimenti carboniferi attraverso la perforazione del suolo, nel quale viene poi pompata dell’acqua per portare il metano alla superficie. Sfortunatamente l’acqua non dissolve soltanto il metano, ma anche il sale.

Approvvigionamento idrico

La Bitterroot Valley ha due fonti ben separate di approvvigionamento: i canali di irrigazione e i pozzi che attingono a bacini sotterranei. Il problema è il numero sempre maggiore di utenti di contro a una quantità sempre minore di acqua. La causa fondamentale della diminuzione di acqua è il cambiamento climatico: il Montana sta infatti diventando più caldo e più secco. La coltre nevosa tende a diminuire molto e...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/01 Geografia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Enze di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trento o del prof Andreotti Giuliana.
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