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Riassunto esame Geografia: Architettura del paesaggio, prof. Andreotti Appunti scolastici Premium

Appunti per l'esame di Geografia della professoressa Andreotti in merito all'architettura del paesaggio.
Argomenti:
Paesaggio geografico e umanizzato;
Paesaggio culturale;
Dalla natura all'architettura di un paesaggio;
Territorio e paesaggio;
Simmel e il paesaggio;
etc.

Esame di Geografia docente Prof. G. Andreotti

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profilo paesaggistico ed è interpretabile qualora la cultura intervenga come demiurgo e soccorra per

illuminazione.

15.7 LETTURA TECNICO SCIENTIFICA: è propria degli specialisti che intervengono nella redazione di

piani paesistici e che sono chiamati a compiere opere di conservazione dell’ambiente. Si tratta di studi

basati su definizioni metodologiche di tipo quantitativo. Si cita lo studio dell’architetto VALERIO

ROMANI concepito per un paino paesistico dell’Alto Garda bresciano. Il paesaggio è descritto secondo

criteri basati sul rilevamento dei dati territoriali, ordinati secondo matrici naturali, antropiche,

umanistiche e percettive. Ognuna di queste discriminanti ha consentito di produrre relazioni, schede,

elaborati grafici e cartografici. Lo scopo era quello di arrivare alla redazione di cartografie sistemiche

con annesse relazioni qualitative e quantitative. Tali cartografie consistono in una sintesi di carte

tematiche, le quali dovevano recare accanto all’elencazione e alla descrizione degli elementi del paesaggio

una quantificazione relativa a precisi parametri utili alla valutazione. A ogni criterio componenti questi

due parametri è stata attribuita una valutazione compresa tra 0 e 3. Per ottenere una valutazione

dell’intero paesaggio si sono sommati, ambito per ambito, i valori relativi ai diversi settori di indagine: il

risultato ha fornito la quantificazione complessiva sia del “valore” che della “vulnerabilità”.

PARTE SECONDA

16. ARCHITETTURA DEL PAESAGGIO COME GIUDIZIO: In questo caso si ha l’architettura come

giudizio d’arte ovvero giudizio estetico. Ogni epoca ha i suoi gusti, le sue credenze, le sue politiche, la sua

storia e i suoi criteri di paesaggio che si modificano mantenendo l’essenza delle attitudini costruttive che

si conservano attraverso il tempo. L’interprete per giudicare dovrebbe conoscere tutto il percorso di un

determinato paesaggio che è la sintesi del gusto architettonico reso immortale attraverso il tempo. Un

paesaggio si conosce quando si prende possesso di tutto il suo itinerario. La conoscenza richiede una

tendenza di impersonificazione: chi giudica dovrebbe farsi spiritualmente contemporaneo ai diversi

momenti della formazione del paesaggio. Tale atteggiamento storico e spirituale è complica, perché il

paesaggio è come una musica:non si può afferrare, ma commuove. Esso ci perviene dall’antichità,

arricchendosi ad ogni secolo, modellandosi secondo le aspettative dei popoli che l’hanno costruito.

17. ARCHITETTURA EL PAESAGGIO COME PROGETTO TERRITORIALE E URBANISTICO: Come si

può progettare un’architettura del paesaggio?Si ammette che città principesche o capitali create o città

nuove siano il risultato di piani architettonici che talora hanno creato paesaggi di grande valore artistico.

Quando sono state immaginate, non erano paesaggio. Ad esempio, Versailles, oggi è un prezioso paesaggio

culturale perchè parla di re Sole e dell’epoca d’oro della Francia. Altro esempio potrebbe essere il Viale

dei Colli e Piazzale Michelangelo a Firenze (capitale dal 1865 al 1877), ideati da Giuseppe Poggi.

17.1 IL CHIANTI: paesaggio culturale significa anche godere dell’invisibile. Mentre l’architetto Poggi

era intento a ornare e cimare le colline meridionali di Firenze, il barone BETTINO RICASOLI, al di là di

quelle colline, trasformava le sue terre in CHIANTI, trasformandole in un luogo privilegiato di

villeggiature, di silenzi. Per il Ricasoli fare il chianti è un dovere religioso, egli trasforma le condizioni

territoriali ed enologiche della Toscana, creando un luogo ideale e contribuendo alla formazione di un

paesaggio culturale. Il Chianti è quel sistema collinare che si modula a sud dell’Arno per concludersi verso

l’Ombrone. Non si conosce l’origine del nome Chianti, ma si sa che fu una delle terre predilette di Firenze.

In questo luogo tutto parla di cultura. Se è vero che l’etica ellenica si finalizza nella cosiddetta

“apoteosi”, cioè nello sforzo dell’uomo che si fa simile agli dei; e che, al contrario, l’etica cristiana è

consistita nel discendere del dio verso l’uomo, fino ad incarnarsi, allora il paesaggio culturale del Chianti è

l’immagine di millenari percorsi estetici e compromessi etici.

17.2 LA PALINGENESI DI MILANO: Per quello che riguarda l’architettura del paesaggio, intesa come

vasto insieme di pratiche per creare e ricreare il paesaggio, si ritrova anche la rivoluzione che sta

ridisegnando la città di Milano, che vuole riprendere la sua funzione di grande centro e capitale

economica, senza perdere la sua essenza e individualità. È questo il senso dei numerosissimi interventi

che ne stanno cambiando il paesaggio urbano. RENATO MANNHEIMER avverte il recupero e l’importanza

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del momento, che afferma che dopo un periodo in cui la città si era spenta, si avvistano i primi segnali di

ripresa e vitalità sia economica che culturale e sociale. Inoltre non è scomparso lo spirito di GIO PONTI,

ideatore del grattacielo Pirelli, che affermava che la città aveva una linfa vitale e l’anima della metropoli

che guarda sempre avanti. I più celebri architetti mondiali si sono sfidati per creare la nuova Milano; e i

progetti che hanno trasformato il centro abitato in una città-cantiere, luogo di immaginazione e

sperimentazione sono molti:

1) Il primo lavoro a essere ultimato è stato il Teatro alla Scala restaurato da Mario Botta (riaperto nel

dicembre 2004). La Scala viene conservata nella sua parte storica, cioè nell’impianto disegnato da

Giuseppe Piermarini nel ‘700. È stato allestito un nuovo palcoscenico e sul tetto si è costruita una grande

ellisse per ospitare uffici e sale prove. L’intervento di Botta ha riguardato tutta la complessità

dell’insieme teatrale e non solo i prospetti dell’edificio.

2) Il 31 marzo 2005 è stato inaugurato il complesso della Nuova Fiera a Rho-Pero, periferia nord-

occidentale di Milano, disegnata da Fuksas. Si tratta di un’opera colossale, è la fiera più grande del

mondo. L’area, occupata un tempo da una raffineria dell’Agip, è stata bonificata in profondità con

sofisticati processi di cottura della terra in loco. Vi hanno preso posto 8 immensi padiglioni rettangolari

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di 37mila m , allineati e collegati da un asse centrale, un viale lungo 60m e lungo 1300, e poi zone di

passaggio con ristoranti, parcheggi, bar, negozi, due alberghi, ecc. Gli 8 padiglioni, costruiti in vetro e

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acciaio, hanno 200mila m di facciate riflettenti. Un logo alto 36 metri potrebbe divenire uno dei simboli

della città perchè questo nuovo polo fieristico per Milano rappresenta molto: rappresenta energia e

dinamismo; significa risolvere in parte i problemi della congestione in tutto il vecchio quartiere fieristico,

oltre ad attribuirsi autorevolezza internazionale nell’ambito delle esposizioni. La megafiera si presenta

come uno straordinario progetto creativo che valorizza l’immagine di un territorio e ne rafforza

l’identità, è un paesaggio nuovo creato da un’intenzione paesaggista che può essere percepito come tale

perchè strutturato esteticamente e iscritto in una continuità di senso con lo scenario urbano. L’ex Fiera

Campionaria è un quartiere storico pieno di edifici e intasato di traffico, per questo si vuole

trasformarlo, in parte reintegrandolo alla città, in parte continuando a utilizzarlo come Polo Urbano della

Fiera. Nel parco sorgerà il Museo del Design, progettato da Liebeskind, Isozaki e Adid. Nel vecchio

quartiere della Fiera, gli edifici considerati troppo alti dai residenti, verranno abbassati. Completerà la

trasformazione della zona fieristica, il progetto Portello che riqualificherà l’area che, dopo la chiusura

dell’Alfa Romeo, è rimasta abbandonata per anni.

3) Al Portello. Data prevista di fine lavori: 31 dicembre 2012. Il progetto prevede la riqualificazione delle

aree dismesse ex Alfa Romeo ed ex Lancia attraverso la creazione di un nuovo grande parco, aree e

piazze attrezzate, servizi e nuovi insediamenti residenziali, commerciali e terziari al fine anche di

ricostruire e riallacciare il tessuto compatto di origine ottocentesca della città interna alla

circonvallazione con la città più recente della zona periferica del nord-ovest. All’interno dell’ampio ambito

di trasformazione si ritaglia l’area della sede della Fondazione Don Gnocchi tra le via Papa, Palazzolo e De

Gasperi.Tra gli obiettivi rientra anche la riorganizzazione del sistema viabilistico e della sosta legato alla

Fiera Milano City che prevede la realizzazione di una nuova direttrice, sviluppata principalmente in

galleria, in grado di separare il traffico proveniente dall’autostrada e di regolarne l’immissione in città.

4) Altro intervento riguarda l’ area Garibaldi-Repubblica (fine lavori 2015), che risentiva di oltre

cinquant’anni di abbandono e di una serie di tentativi di pianificazione non riusciti per farne il centro

direzionale della città. Il programma iniziale comprendeva solo l’area Garibaldi-Repubblica, in seguito è

stato esteso anche ai quartieri d’Isola Lunetta e delle Varesine. La proposta di recupero riguarda una

vastissima superficie che acquisisce una nuova identità, indicata anche come Porta Nuova. Quest’iniziativa

unifica tre quartieri e li ricongiunge al tessuto urbano di Milano. Al progetto lavorano 25 architetti.

Nell’area Garibaldi-Repubblica sorgeranno il parco dei Giardini di Porta Nuova, denominato Biblioteca

degli Alberi, la Città della Moda, la seconda sede della Regione Lombardia e la nuova sede del Comune di

Milano. Il parco diverrà l’elemento centrale dell’area Garibaldi-Repubblica: concepito come una biblioteca

botanica con informazioni disposte in vari punti, conterrà anche il Museo dei Fiori e degli Insetti. Pelli ha

poi ideato una piazza rotonda, sopraelevata di 6 m rispetto al piano della strada sulla quale si troveranno

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tre torri direzionali di 30, 20 e 10piani. Attorno si svilupperà la Città della Moda, nella quale sono

collocati il Museo della Moda e la Scuola della Moda, progettati da Nicolin. Il progetto Garibaldi-

Repubblica è integrato dal rilancio del quartiere Isola Lunetta, una zona dalla caratteristica forma a

mezzaluna. Il master plan dell’architetto Boeri propone come elemento dominante il tema del verde.

Nell’area saranno situati edifici destinati a funzioni culturali e civiche. Un centro culturale sarà aperto

anche nell’area delle ex Varesine, le cui strutture avranno una destinazione d’uso prevalentemente

direzionale. Tale creazione è iniziata con la costruzione del cosiddetto Pirellone bis, seconda sede della

Regione Lombardia, accanto al quale sorgerà anche il nuovo palazzo comunale. È stato iniziato anche il

progetto integrato d’intervento Montecity-Rogoredo, che creerà un centro alternativo, ma non separato

da Milano: la “nuova città” di Milano Santa Giulia. L’area è dotata di grande interesse strategico perché

legata alle principali infrastrutture che collegano Milano con l’hinterland e le grandi reti nazionali, e si

trova nel raggio di un chilometro dall’aeroporto di Linate. Foster si occupa del progetto che prevede la

realizzazione di un Centro Congressi, parcheggi e collegamenti diretti con le strutture alberghiere che

sorgeranno sul posto.

5) Sorgerà a Porta Vittoria il nuovo polo culturale della Beic, Biblioteca europea di informazione e cultura.

La riqualificazione è stata affidata a Rafael Moneo.. L’area dell’ex scalo ferroviario è stata suddivisa in

due fasce uguali, destinate a nord alla costruzione di un complesso edilizio, commerciale e residenziale, e

a sud si realizzerà una nuova biblioteca. Nelle sue linee essenziali la Beic è stata pensata come una sorta

di scatola, con due ampie vetrate, sopraelevata rispetto al livello del terreno e raccordata all’intorno da

due ampie rampe verdi. Dal corpo principale usciranno due bracci proiettati nel vuoto, sorretti da pilastri,

che conterranno le sale di lettura,

6) Altro polo culturale è noto come Città delle Culture, sorto nell’area ex Ansaldo. Si tratta della

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riqualificazione di 70.700m che ospitavano edifici industriali e fabbricati per uffici, laboratori, officine

e magazzini. Il progetto è dell’architetto inglese Chipperfield. Conterrà il Centro delle Culture

Extraeuropee, il Museo Archeologico di Milano, il Centro di Alti Studi sulle Arti Visive, la Scuola del

Cinema e la nuova sede per il Laboratorio delle Marionette dei fratello Colla.

7) La trasformazione della città sta avvenendo anche con la rivitalizzazione delle grandi aree industriali

dismesse a nord del centro. È il caso della riconversione della ex zona industriale Bicocca-Pirelli a nord-

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est. Su 750mila m di territorio dove sorgevano gli stabilimenti delle Industrie Pirelli, alla fine degli anni

Ottanta si è avviato un grande progetto di valorizzazione, affidato alla Studio Gregotti Associati. Ne è

risultato un vasto ambito polifunzionale in cui convivono luoghi commerciali, aziendali, di lavoro e luoghi

destinati alla residenza, alla cultura, alla formazione e al divertimento. Elementi qualificanti sono il

grande teatro d’opera e di concerti degli Arcimboldi e l’Università degli Studi Milano Bicocca.

8) Altra opera urbana è il Parco Nord Milano, ricavato su aree produttive dismesse della Breda,

discariche abusive e terreni abbandonati.

Milano è tutta protesa verso una modernizzazione che le conferisca un diverso volto. Tale ricerca non

trova sempre consenso a iniziare da violente polemiche contro il linguaggio formale delle nuove

architetture. Non deve esserci nostalgia del passato, ma uno sforzo per comprendere ciò che cambia per

farsi migliore. Milano è l’unica città italiana che può cogliere il moderno e provare a dare risposte. La

riflessione sul numero e la grandiosità di progetti porta a chiedersi se tanta innovazione non rischi di

stravolgere il paesaggio urbano cancellandone l’essenza e l’individualità. Jordan, negli anni 50, diceva che

Milano conservava e continuava nelle nuove costruzioni la tradizione degli antichi perchè essere

conservatori non significava conservare le antiche forme, smarrendo le antiche energie, ma conservare

quelle energie con le quali gli antichi suscitavano opere meravigliose. Secondo lui la città era il più recente

fenomeno “continuativo” della storia italiana perché sapeva far cose nuove in modo nuovo facendole bene

come le fecero 50 anni prima, con la consapevolezza che anche il momento presente era storia.

17.3 PARIGI IN PERENNE MUTAMENTO: Parigi non ha mai cessato di essere un laboratorio di

urbanismo e di architettura. La definizione è di Jean Robert Pitte, per il quale Parigi continua a far

sognare il mondo intero, grazie ai suoi paesaggi, al suo patrimonio, ai suoi luoghi di memoria, di cultura e di

piacere. Il XX secolo ha assistito a grandi innovazioni e ha ostentato creazioni monumentali: il Palais de

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Chaillot costruito nel 1937 per le esposizioni universali, il Centro Pompidou, la Biblioteca di Francia, il

Ministero delle Finanze, la Bastiglia, la Piramide del Louvre e l’Arche de la Dèfense. Si è ormai conclusa

l’elaborazione del nuovo Piano regolatore, iniziata nel 2001, che ha stabilito le regole urbanistiche per i

prossimi 20 anni. Il piano continua la ricerca di abbellire la metropoli, ne vuole preservare l’identità e il

patrimonio culturale e favorire un’architettura di qualità. Alle nuove costruzioni e agli interventi

sull’esistente s’intende imporre il rispetto delle caratteristiche del paesaggio parigino considerando la

specifica identità dei quartieri centrali, hausmaniani o periferici. In concreto si ha l’allineamento degli

edifici agli immobili vicini, cui devono armonizzarsi anche le altezze, miglioramento dei pianterreni e delle

facciate, utilizzo di materiali di qualità. Si stanno reinventando molte parti della città, ad esempio si sta

risistemando Les Halles (lavori dovrebbero concludersi nel 2013), affollatissimo quartiere centrale che

ospitava un tempo il principale mercato parigino, divenuto oggi sede di musei, conservatorio, gallerie

d’arte, ecc. L’idea è di sostituire l’attuale Forum des Halles (centro commerciale sotterraneo in vetro e

metallo cromato) con un ampio “Carreau” coperto da un’immensa tettoia quadrata di circa due ettari, 11m

sopra il livello del suolo e 145m di largh. La struttura si combinerà con un giardino di 4 ettari e sarà diviso

da un ampio viale che attraverso l’intera area de Les Halles, rappresenterà l’asse di collegamento tra il

Carreau e la Bourse du Commerce. L’edificio rotondo della Bourse sarà rinnovato e riorganizzato: nel

sottosuolo l’auditorium, il centro dedicato al disegno e alla moda, nella cupola un ristorante panoramico.

Sugli Champs-Elysées è stata inaugurata una prestigiosa opera, il Publicis Drugstore, reinterpretazione di

un’icona culturale americana, è una sorta di emporio-farmacia. L’edificio contiene, oltre alla tradizionale

farmacia francese, due sale cinematografiche, un ristorante privato e una drogheria. Sempre nello stesso

posto sono iniziati i lavori di ristrutturazione che hanno coinvolto il Grand Palais, che è sede di

prestigiose esposizioni temporanee a carattere universale e del Petit Palais. Centralissima è la posizione

del complesso nel quale il ministero della cultura e della comunicazione ha radunato i propri servizi, prima

sparsi in molte parti della città. Tutta la vastissima area di un milione e 300 mila metri quadrati è

coinvolta in una grandiosa opera di vitalizzazione che comprende uffici, edifici residenziali, spazi

commerciali e spazi verdi. Un secondo polo urbano si delinea sull’isola di Seguin sulla Senna, nella parte

del cosiddetto “Trapèze” e le rive del fiume. Sull’isola avrebbe dovuto sorgere il Museo dell’Arte

Contemporanea, dedicato all’”arte di oggi e di domani”. Il giapponese Tadao Ando è l’architetto a cui è

stato affidato il progetto per la realizzazione di una grande nave spaziale galleggiante sulle acque della

Senna per quello che riguarda la parte del Trapèze. Era sembrato il professionista più adatto a firmare il

progetto poiché ha creato la sua fama lavorando su edifici storici in Europa e negli Usa e sempre

tentando di manifestare la memoria del sito. Ma le controversie hanno fermato il progetto. A Parigi

comunque si compiono altre metamorfosi: quelle di luoghi degradati o malfamati in luoghi moderni,

dedicati alla vita culturale, alle feste, all’animazione diurna e notturna. Il malfamato quartiere di Bassin

de la Villette e la Place Stalingrad, in seguito a un vasto programma immobiliare e a una serie di progetti

a breve termine, è stato trasformato in un luogo moderno, animato da cita notturna.

17.4 IL RINNOVO DI TRENTO: Il paesaggio urbano di TRENTO subirà un profondo cambiamento. Si

vuole riorganizzare la città e mutarne la fisionomia in seguito a un piano di rinnovazione urbana che

dovrebbe concludersi nel 2010, nato dalla stretta collaborazione tra Busquets, Piano, Botta e il gruppo

Ioshimoto. La città si trova al limite tra mondi e culture differenti: mitteleuropea a nord e mediterranea

a sud. Il capoluogo trentino non ha un carattere peculiare, è difficile cogliervi il genius loci poiché manca

di paradigmi: nella città storica si incontrano cultura germanica e cultura latina, forme gotiche e forme

rinascimentali; suggestioni provenienti dall’una e dall’altra parte che risentono della debolezza di

tradizioni autentiche e positive.

La città moderna, quella del Novecento, è stata anche motivo di scontro tra due progettisti, PLINIO

MARCONI incaricato dal comune di redigere il Piano Regolatore Generale; e GIUSEPPE SAMONÀ, che

negli stessi anni si accinse a delineare il primo Piano Urbanistico Provinciale. Marconi, immaginava lo

sviluppo urbano come continuazione dell’esistente, come prosecuzione della trama viaria e ampliamento

del tessuto edilizio senza vuoti o fratture. Il secondo intendeva forgiare la città moderna

indipendentemente da quella storica, urbanizzando la campagna con insediamenti policentrici che la

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zonizzassero in unità direzionali, produttive e residenziali, lontane tra loro e collegate da strade di

scorrimento. Il sovrapporsi delle due opposte politiche insediative ha generato una vera e propria

antinomia paesaggistica tra la città di fondovalle voluta da Marconi e la nuova città pensata da Samonà, a

nord sulle colline, dove tutto sembra essere sorto a caso, affrettatamente, senza un’idea e senza

organizzazione. Il desiderio di rinnovamento nasce dalla volontà di abbellire la sede urbana dandole

ordine e armonia.

Nel 2002 BUSQUET ha presentato uno studio di riqualificazione generale con il quale intendeva dare alla

città una vera struttura, renderla più vivibile e meno divisa da barriere. Lo studio si regge sull’ipotesi di

creare un centro moderno accanto all’antico, nell’area in cui è situata la stazione ferroviaria che

diverrebbe il punto di snodo del sistema di trasporto pubblico. La ferrovia verrà interrata e il centro

storico liberato dalle macchine. La stazione ferroviaria utilizzata per accedere alla linea sotterranea sarà

restaurata. La stazione delle autocorriere è rimasta vicino a quella ferroviaria, ma spostata a nord della

vecchia sede. La sovrintendenza per i beni architettonici della provincia era preoccupata della

salvaguardia dell’immobile, il via libera è stato dato solo per alcuni spazi.

Anche GREGOTTI ha presentato il suo progetto per Trento Nord: si tratta del recupero di due vaste

aree industriali dismesse che si dilatano complessivamente su una superficie di 142 mila metri quadrati

compresa tra via Brennero e via Maccani. La prima è quella dell’ex Sloi, una fabbrica che dal 1940 al 1978

ha prodotto miscele antidetonanti per benzine. La seconda riguarda i terreni dell’ex Carbochimica, un’

industria che dai primi anni 20 al 1983 ha prodotto naftalina, olii, pece per elettrodi. Per il problema del

disinquinamento si sono valutate molte ipotesi, tra cui quella della nuova tecnica dell’ozonizzazione, che

utilizza iniezioni di acqua e ozono per decomporre gli elementi inquinanti. Per poter bonificare la zona

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devono essere rimossi 300mila m di scorie. Per Trento Nord, quindi, il problema maggiore è quello del

disinquinamento. La Provincia si è assunta l’onere del risanamento delle rogge demaniali che scorrono a

fianco delle due zone contaminate, le aree private saranno invece bonificate dagli attuali proprietari. La

nuova immagine di Trento Nord, delineata da Gregotti, sarà modulata su forme triangolari. Trento Nord

con le sue torri e le piazze a vari livelli dovrebbe divenire per Gregotti un centro storico in periferia.

L’idea è di integrare la periferia al nucleo urbano, armonizzando il complesso con il contesto ambientale

montuoso e con quello insediativo dei rioni di Campotrentino, Piedicastello e Cristo Re, ma anche di

risanare, al di sopra della ferrovia, con molti spazi verdi le parti est e ovest della città, ora divise da

binari, dando ordine a una zona che ne era priva e identità a un’area anonima. Nonostante la qualità il

progetto ha acceso dibattiti e controversie. Il timore dei cittadini, l’esasperato utilizzo urbanistico

dell’area e la possibilità che si ripeta a nord l’errore fatto a sud della città con le torri di Madonna Bianca

(criticatissimi edifici di edilizia popolare, inaugurati nel 1975).

Il nuovo volto urbano interessa pure l’area dismessa dello stabilimento Michelin a cui ha lavorato Piano. Il

progetto di riqualificazione dell’area è imperniato su un grande viale alberato che passerà sopra la

ferrovia interrata e raccorderà vari palazzi con funzioni differenziate. Il nuovo quartiere avrà

un’impronta contemporanea, diversa dal resto della città, ma ne richiamerà i colore i le forme dei tratti

storici e paesaggistici in particolare ottocenteschi. Attorno a un blocco centrale emergono due poli: a

nord quello del Museo della Scienza, a sud il centro polifunzionale, riservato soprattutto all’attività

universitaria. Il rinnovo di Trento coinvolge anche i piani d’edilizia universitaria per l’ateneo. A nord della

facoltà di economia sono iniziati i lavori per la nuova sede della facoltà di Lettere, che avrà la forma di un

libro aperto con la facciata a vetro rivolta verso la città. La cittadella della cultura di completerà a sud

della nuova Michelin con l’altro polo culturale, sarà una struttura flessibile aperta direttamente sul

grande parco urbano. Per SALVOTTI tutta la superficie dall’area Michelin a Piedicastello andrebbe

trasformata. Intanto l’attuale destinazione dello spazio industriale dismesso è la cultura.

17.5 COERENZA GENETICA, NON CORRISPONDENZA FORMALE: Di fronte alle molteplici

elaborazioni possibili presentate dai progetti cui si è accennato può forse suscitare perplessità il fatto

che non sempre si riconosce corrispondenza formale con il paesaggio. Il paesaggio è una sorta di

palinsesto la cui ricchezza deriva dalla molteplicità di forme e di stili deposti dalla storia, dunque il

paesaggio non richiede somiglianza di apparenze, ma continuità di senso. Infatti all’architettura non si

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richiede che le costruzioni assomiglino al paesaggio preesistenze, ma una coerenza culturale che trovi la

sua logica nelle radici geografiche e storiche di ogni specifico luogo e ne mantenga l’essenza. Là dove il

paesaggio sfugge e manca di personalità, perché né il sito né la storia lo hanno sufficientemente

connotato, l’architettura può, cmq, conferirgli un’identità.

18. ARCHITETTURA DEL PAESAGGIO COME STORIA DELL’ARCHITETTURA: Per architettura del

paesaggio si potrebbe voler dire storia dell’architettura nei vari paesaggi che ci sono noti, oppure storia

di quei paesaggi culturali che hanno influito su opere architettoniche o le hanno condizionate.

18.1 LE ANTICHE CITTÀ COSMOGONICHE: Sono i primi paesaggi: aree trasformate simbolicamente

in mondo, in cosmo, non appena le società arcaiche, stabilendosi in un certo ambito e organizzandolo,

hanno là riprodotto, su scala infinitamente più piccola, l’atto della creazione, separando lo spazio abitato e

organizzato da quello sconosciuto e caotico che si estendeva oltre il suo limite. Tali società consacravano

il loro territorio, lo trattavano come potenza da onorare. Erano città orientate verso l’Alto, legate

all’ordine cosmico. La loro coordinata fondamentale era “l’axis mundi”, che, nel suo tratto discendente,

univa la terra agli inferi. Nel pensiero antico il connubio tra cielo e terra è il punto di partenza delle

antiche cosmogonie poiché spiega il processo delle origini di tutte le cose. L’asse attraversava il luogo di

culto più importante dal quale sarebbe nata la città.

Si deve a GIULIANO DELLA PERGOLA un’interpretazione di tali originari paesaggi. Le città

cosmogoniche nacquero in tempi relativamente recenti, intorno a 6000/5500 anni fa, ma non tutte si

svilupparono allo stesso modo, alcune crebbero altre decaddero. Nel 996 a. C. nacque la prima città

tradizionale, non più riferita agli astri, ma basata su misure razionali: Gerusalemme. Esiste un dibattito

su quale sia stata la città cosmogonica iniziale, poiché si contendono tale primato URUK nella

Mesopotamia meridionale e CATAL HOYUK nell’Anatolia. Si è propensi a credere che Uruk, fondata dai

sumeri, sia venuta prima poiché la storia attesta che popolazioni mesopotamiche, attraverso una

migrazione, si trasferirono in Anatolia e successivamente sulle coste del Mediterraneo. Le città

cosmogoniche vengono chiamate così perchè si apportavano al cielo, considerato per due motivi il grande

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ordinatore della terra: il primo è che all’epoca il cielo rappresentava il punto di riferimento degli uomini

dispersi sul pianeta in molte società semplici. Il cielo era l’unico luogo dotato di regole universali

riproponibili in terra. Le stelle fisse consentivano di orientarsi con certezza e le costellazioni stabilivano

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le distanze relative. Il secondo motivo era il fatto che ogni società si considerava depositaria di segreti

celesti che si tramandavano di generazione in generazione. E ciò perché ogni società semplice si riteneva

eletta, la migliore di tutte. La forma doveva essere geometrica, perfetta: la geometria è infatti, il

collegamento tra lo spirito dell’uomo e l’universo. Le forme perfette che potevano ripetere l’ordine

celeste erano il cerchio o il quadrato. Sono paesaggi che non nascono in funzione degli dei, ma per fissare

un rapporto tra l’identità collettiva e il territorio. Il vincolo si rinveniva nella religione: il carattere

proprio delle società stava tutto nelle loro divinità, nelle loro credenze, nelle loro liturgie che venivano

fissate nel paesaggio dove l’architettura riproduceva la cultura, la materializzava.

18.2 ROMA: nel caso di paesaggi culturali che hanno influito su opere costruttive, sono esemplari il

progetto e la realizzazione a Roma di tutto quel sistema che dall’attuale Piazza Venezia attraverso i Fori

Imperiali, il Colosseo, L’arco di Costantino e la cosiddetta passeggiata archeologica porta dal centro di

Roma sino alle terme di Caracalla. I problemi di Roma erano stati divisi in due categorie: i problemi della

necessità e quelli della grandezza. I primi derivavano dallo sviluppo di Roma e richiedevano la costruzione

di case e vie di comunicazione. I secondi consistevano nel liberare tutta la Roma antica e medievale da

quanto era intervenuto a sfigurarla. Nel 1931 la Commissione dei Dieci delineò un piano urbanistico di

ampio respiro, approvato nel 1932. Le nuove costruzioni sorsero in una vastissima zona di ampliamento di

circa 9000 ettari nei dintorni della città. I quartieri furono dotati di servizi per evitare il

congestionamento del centro urbano. Allo stesso scopo doveva contribuire la sistemazione sotterranea

della ferrovia. Le vie interne furono allacciate a quelle esterne e Roma con rapide comunicazioni fu

portata sul suo mare, a Ostia, facendo sviluppare il centro, ed estesa sui Colli Laziali. L’aver conservato le

strade esistenti nelle loro caratteristiche originarie ha preservato l’essenza del paesaggio urbano

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romano: la strada romana non separa le case, ma le collega, dà l’impressione di un interno. I principi che

sono stati adottati hanno consentito di salvare quasi integralmente aree della città vecchia:Trastevere, il

quartiere del Rinascimento e quello Sette-Ottocentesco attorno a Piazza di Spagna. All’interno della città

sono stati valorizzati i resti dell’antichità romana: si considerano i monumenti come cosa viva in modo da

inserirli nel ritmo di vita quotidiano. Intorno ad essi è stato creato il movimento, in modo da indicarne la

continuità di senso e di espressione costruttiva tra la città antica e quella moderna. Una delle opere è

stato il tracciato di Via dei Fori Imperiali che divenne parte essenziale di una grande arteria nord-sud

per le comunicazioni con l’esterno. Nel corso degli anni 30 scomparve la Spina di Borgo, una parte della

vecchia Roma costruita da un insieme di case e piccole botteghe artigiane, dove dimoravano i pellegrini in

visita a San Pietro. Si è così creato l’ingresso monumentale alla basilica di San Pietro. Questo grande

progetto è architettura del paesaggio. Roma non doveva essere solo una città moderna.

18.3 CITTÀ PRINCIPESCHE, CAPITALI CREATE, CITTÀ DI FONDAZIONE: Le città principesche

sono concepite sin dall’inizio con grandiosità per manifestare potenza e prestigio. Nell’antichità città

principesche furono quelle dinastiche dei faraoni e dei re persiani, oggi Versailles e Karlsruhe.

1) VERSAILLES si trova nella periferia sud-occidentale di Parigi, di cui il centro urbano è sorto in

funzione della residenza reale, i cui inizi sono databili al 1624, quando Luigi XIII decise di far costruire

entro una vasta regione boscosa un padiglione di caccia, modificato in piccolo castello nel 1634. Quella

prima costruzione divenne il fulcro della città che le sorse intorno. Luigi XIV lo fece ampliare e

trasformare in reggia: nel 1682 il sovrano si trasferì con la corta nella nuova residenza, facendo di

Versailles la capitale del suo regno. La reggia subì continui ampliamenti e trasformazioni.

2) Anche KARLSRUHE (=riposo di Carlo) è una città principesca e una monumentale testimonianza

dell’assolutismo monarchico. Si trova nel Baden-Württemberg. Fu costruita da Carlo Guglielmo, duca di

Baden, a iniziare dal 1715. Le strade si irraggiavano a ventaglio dal castello.

3) Allo stesso modo delle città principesche, le capitali create sono frutto di una precisa programmazione

che ne ha preordinato la fisionomia. La decisione di edificarle è motivata da decisioni politiche. Ad

esempio ANKARA incarna la sfida alle condizioni ambientali oltre all’ideologia nazionalista. Non fu

costruita da nulla, ma rivitalizzò un antico centro. La città nuova è stata edificata ai piedi del colle su cui

sorge l’antica cittadella.

4) WASHINGTON, Columbia: nel 1790 per merito di Jefferson, il Congresso ottenne il permesso di dare

una capitale agli Stati Uniti. La decisione rispecchiava il compromesso raggiunto tra gli stati del nord e

quelli del sud. La scelta del luogo fu lasciata al primo presidente degli USA, George Washington. Il piano

originario della capitale si ispira in parte a Versailles. Il piano è impostato su una spina urbanistica, un

asse che collega il Congresso (sede del potere legislativo e Corte suprema di giustizia) e la Casa Bianca

(sede del potere esecutivo e residenza presidenziale). L’asse è costituito da Pennsylvania Avenue e dal

Washington Mall. Su di esso è impostata una trama di strade parallele e perpendicolari che formano una

scacchiera. Il piano è a graticola, e al reticolo di vie è stato sovrapposto uno schema di grandi arterie

diagonali, grandi viali alberati disposti a raggiera attorno al Congresso o Campidoglio; simbolizzano la

convergenza degli stati dei quali portano il nome. Una serie di progetti ha abbellito, potenziato e

modernizzato la capitale. (il piano urbanistico è di L’Enfant, francese).

5) CAMBERRA è la capitale della Federazione australiana. La sua posizione praticamente equidistante

dalle metropoli di Melbourne e di Sidney, è stata scelta come simbolo di unità nazionale, dopo

l’indipendenza del Paese dal dominio britannico, nel 1901. Il progetto di Griffin è elaborato secondo un

sistema policentrico, a maglia radiale. Tre piazze principale (del Parlamento, del Municipio, del Centro

Commerciale) sono disposte in modo da formare un triangolo equilatero. L’impatto geometrico è attenuato

da un lago irregolare, posto al centro del triangolo, che separa la città in due nuclei distinti.

6) BRASILIA è la capitale federale del Brasile dal 1960. Il trasferimento della capitale da Rio fu deciso

nel 1891, quando fu proclamata la repubblica con governo presidenziale e assetto federale. Si voleva

allora avviare una politica di riequilibrio territoriale e dare un segnale forte del desiderio di trarre

dall’arretratezza le zone interne, isolate e spopolate. Il concorso per il piano di Brasilia fu vinto nel 1957

da Lucio Costa. La pianta ha forma di aeroplano; l’asse centrale ha direzione est-ovest, collega le aree

20

direzionali e costituisce la direttrice monumentale: allinea il Palazzo del Congresso, del Governo, i

Ministeri e la Cattedrale. L’originario piano urbanistico è stato deformato da iniziative edilizie sorte un

po’ ovunque. Si è creata così una differenziazione di aree secondo le diverse classi sociali: proprio ciò che

si voleva evitare.

Le città principesche e le capitali create non sono che due aspetti di paesaggi urbani derivati da un

progetto costruito a tavolino. Un gran numero di altre città sono sorte e stanno sorgendo in molti paesi

del mondo in seguito ad una determinata programmazione: si tratta delle città di fondazione dette anche

new towns o nouvelles villes, poiché gli esempi inglesi e francesi sono i più noti. Esse nascono per

rispondere a un desiderio di rinnovamento urbano; alla base di tutto sta l’esigenza di contrastare il

peggioramento delle condizioni di vita nella città moderna,

19. ARCHITETTURA DEL PAESAGGIO COME ARTE DEI GIARDINI: Il giardino nasce come luogo

fatato che nella letteratura ebraico-cristiana è quello dell’Eden, situato a Oriente, animato da un fiume

che si divide in quattro corsi vivificando ogni specie di albero. Nella letteratura classica appare il giardino

delle Esperidi (nell’Estremo Occidente), ninfe del tramonto, cantano in coro sorvegliando, con l’aiuto di un

drago, il recesso degli dei in cui crescono i pomi dorati o aurei. All’inizio del mondo c’è dunque l’idea di uno

spazio speciale, l’immagine di un ambito di eterna primavera che s’innalza per magnificenza, diffondendo

piacere e assicurando l’immortalità. Quando l’uomo ne sarà espulso sentirà la nostalgia per quel luogo dove

vorrebbe tornare. L’arte dei giardini con cui si è identificata a lungo l’architettura del paesaggio si è

sviluppata sin dall’antichità coinvolgendo popoli e culture. Essa tenta di restituire l’immagine del giardino

dell’eden, delle Esperidi, o di altri specifici archetipi. Il giardino è un’opera d’arte sollecitata dalla

necessità di ricomporre un qualcosa di ideale che proviene da ricordi mitici. Sembra oggi rivolto a

recuperare uno stato originario che riporti alla natura, ma a una natura che converga con l’architettura. Il

fascino del giardino nasce forse dal desiderio di rinvenire un luogo in cui l’architettura riesca a conciliarsi

con la natura. Il giardino è investito di spiritualità ed estetica, ma ha anche fini pratici:nel mondo

occidentale espande un edificio all’esterno, ne costituisce il naturale completamento e lo raccorda

all’ambiente circostante. Nel mondo contemporaneo, il giardino ha fini estetici e di arredo, ma anche

utilitaristici di miglioramento ambientale e di concorso nella formazione di un’elevata qualità della vita.

L’arte paesaggistica scaturì da tre grandi fonti che improntarono la storia dei giardini in quasi tutto il

mondo: L’Asia occidentale, la Grecia antica e la Cina;mentre è dalla Persia che proviene l’idea dell’Eden o

del Paradiso, del quale la Grecia antica ne rielaborò cmq la filosofia che riconosceva la totalità della

natura che comprendeva anche l’uomo.

19.1 I GIARDINI PERSIANI: Paradossalmente i giardini più antichi nascono in ambiente desertico. Si

ipotizza che i primi veri giardini siano stati creati sugli altipiani della Persia e della Media, ma le

informazioni che ci sono giunte sono molto scarse. La prima testimonianza datata proviene da Senofonte,

che agli inizi del IV sec a.C. accenna al “paradiso” di Ciro a Sardi. Nel GIARDINO PERSIANO erano

presenti piantagioni con file di alberi ad alto fusto e alberi da frutta che componevano un rigoroso

disegno geometrico che ne costituiva il carattere dominante. Vi erano disseminati padiglioni, chioschi e

riserve di caccia. L’epoca sassanide (III-VIIsec d.C.) presentò giardini che riecheggiavano quelli primitivi,

il cui scopo all’inizio era funzionale. In seguito, abbandonato il fine utilitaristico, divennero opere d’arte,

investite di sacralità e destinate alla mediazione. La recinzione li proteggeva dai venti carichi di sabbia e

dal gelo invernale; erano come delle piccole oasi in un ambiente arido. Dovevano simbolizzare l’universo,

pertanto i due canali che li irrigavano si incrociavano perpendicolarmente facendo pensare ai 4 fiumi del

paradiso; il loro incontro generava quattro rettangoli, ciascuno suddiviso a sua volta da due canali disposti

a croce. Ogni motivo era sapientemente ordinato in rigida simmetria, ma la natura doveva apparire libera:

dunque, bacini e canali non erano rifiniti con bordi di pietra e i fiori delle aiuole avevano una disposizione

apparentemente casuale. I giardini persiano racchiudevano i principi della creazione: per questo erano

ombreggiati da piante e alberi simbolici, come quelli da frutto che rappresentano la vita e il cipresso,

segno dell’eternità e della morte. Nel giardino persiano vivevano anche animali in libertà. La disposizione

geometrica passò poi al mondo ellenistico. Quello persiano ebbe grande influenza nella storia dei giardini.

21

19.2 I GIARDINI DI NINIVE E BABILONIA: Per i giardini di Mesopotamia abbiamo più informazioni.

Nella terra tra i fiumi, più di 5000 anni fa, furono acclimatate le palme e si rese coltivabile la terra del

delta. Fu la palma (dispensatrice di ombra e umidità) a permettere la coltivazione dei giardini, con l’aiuto

dell’irrigazione. Per parlare di giardini veri e propri bisogna giungere alla fine del VIII sec a.C.. Sargon II

creò un immenso parco nella capitale Dur Sharroukin, poco distante da NINIVE sulla sponda orientale del

Tigri e vi radunò tutte le essenze aromatiche dell’Anatolia meridionale e della Siria settentrionale (paese

degli ittiti). Certe parti del giardino erano riservate alla caccia.

Dei giardini pensili di BABILONIA, che vennero considerati come una delle 7 meraviglie del mondo, resta

traccia negli scritti di Diodoro Siculo e di Quinto Curzio Rufo. Secondo la tradizione persiana, l’idea della

spettacolare costruzione fu della leggendaria regina Seramide, creatrice di Babilonia, identificabile con

la regina assira che regnò dall’810 all’805 a.C.. Probabilmente nel VIsec a.C. il re Nabucodonosor II fece

creare i giardini pensili per la moglie. Straordinario simbolo della potenza babilonese, erano costruiti con

temeraria concezione architettonica su più ordini di terrazze digradanti, elevate sin a 100 metri sul

livello del suolo, collegate da scale fiancheggiate da pompe a ciotola che consentivano di sollevare l’acqua

dell’Eufrate per irrigare. Nell’insieme la struttura doveva suggerire l’idea di una montagna, coperta di

vegetazione e isolata dallo spazio circostante. Anche la città di Ur adottò una soluzione simile: strati di

terra sui tetti piatti delle case consentivano di coltivare piccoli orti.

19.3 I GIARDINI EGIZI: risentirono l’influenza di quelli persiani. La documentazione proviene dalle

pitture tombali, oltre che dagli scavi e da dipinti su papiro. Le prime forme furono recinti sacri attorno a

templi e tombe, nonché frutteti con canali di irrigazione che esistevano sin dai tempi dell’antico impero. Il

momento più alto dello sviluppo del giardino egizio risale al XIV secolo a. C., quando si avvertì la necessità

di riservare in ogni palazzo un’area ornamentale, coltivata ad alberi e fiori. Le superfici erano piatte,

chiuse da muri e impostate sulla geometria di linee orizzontali e verticali. La griglia risultante dal’incrocio

delle linee era divisa da canali di irrigazione. [È quello che si può rilevare dall’affresco parietale della

XVIII dinastia del British Museum di Londra o dal rilievo della tomba tebana al tempo del regno di

Tuthmosis.] Tutto obbediva a regole di linearità e corrispondenza. Nelle vasche nuotavano pesci e uccelli

acquatici. Erano diffusi il sicomoro, la vite e il fico, ma prediletti per il loro significato simbolico e

religioso erano il loto, il papiro e la palma da dattero. Nelle immagini che ne diedero i romani appaiono

anche cipressi, forse pioppi, oleandri, arbusti spontanei dell’Egitto. Popolavano i giardini ibis, fenicotteri,

piccioni e altri animali.

19.4 I GIARDINI GRECI:I greci non svilupparono la tecnica del giardino, ma ne elaborarono la

filosofia. In Grecia non si pervenne con i giardini ad una vera e propria forma d’arte. I giardini

inizialmente erano poco considerati perché lo spirito greco era troppo razionale e intellettualista per

trarre piacere dal mondo irrazionale e indefinito della natura. Nell’antica Grecia vi è comunque traccia di

giardini. Generalmente sino all’epoca classica si trattava di spazi sacri adiacenti a qualche luogo di culto.

Metafora dell’abitazione degli dei, dovevano essere molto semplici, disposti con naturalità. Negli scorci

omerici (nell’Odissea, V, descrive la grotta di Calipso), e in quelli post-omerici, si ritiene di intravvedere i

canoni che avrebbero alimentato il gusto e l’estetica del paesaggio aristocratico, i cui vertici provengono

dai giardini e dai parchi rinascimentali italiani. Nell’età classica si crearono giardini per ornare o

incorniciare edifici pubblici; gli alberi, a causa del clima, dovevano fare ombra. Si trattava comunque di

giardini sobri come lo spirito dell’Attica, lontano dal lusso orientale dei paradisi persiani.

horti

19.5 I GIARDINI ROMANI: i primi giardini romani nacquero come , appezzamenti di terreno

cintati per la coltivazione di piante alimentari, subordinati alla casa. Solo in seguito si iniziarono a

piantare fiori per ornare gli altari degli dei e i sepolcri dei familiari. Nel I secolo a. C. l’idea dell’orto

viene rivalutata a fini estetici e diventa l’elemento principale del sontuoso tipo di abitazione romana. Fu

hortus villa

allora che con il termine o si designò la villa rustica della periferia o della campagna, con il

horti

plurale si indicò la villa signorile con tutto il suo complesso di edifici e giardini. Dunque è verso la

fine della Repubblica che i giardini divennero complessi e sempre più lussuosi. I reperti murali di Pompei

fanno conoscere l’impostazione costruttiva del giardino romano, il quale era disposto simmetricamente

secondo rette. Dal centro, costituito da una piazza con fontana, si dipartivano i viali che si incrociavano

22

perpendicolarmente con altri viali. Su tali incroci si trovavano statue di marmo e vasi finemente lavorati.

Nel periodo imperiale la passione per i giardini e le ville crebbe incondizionatamente. Nella composizione i

romani si ispirarono ai giardini orientali, ma vi infusero, oltre alla loro sensibilità, il senso estetico

proveniente dalla cultura greca. I giardinieri romani, erano paesaggisti. I paesaggi ereditati dalla pittura

greca erano sacri perchè punteggiati da santuari, tabernacoli e tombe, che infondevano religiosità alla

natura. Lo stesso carattere improntò inizialmente anche i giardini romani. Frequenti erano i ninfei,

santuari dedicati alle ninfe sotto forma di grotte appartate alle quali si giungeva per viali ombrosi che

diaeta xystos porticus

seguivano ruscelli d’acqua corrente. I greci ispirarono i motivi architettonici: , , ,

cryptoportycus, hyppodromus . L’acqua era un elemento indispensabile alla funzionalità e alla magia del

complesso paesaggistico. Il giardino romano si perpetuò nel tempo rinnovandosi continuamente e

divenendo un modello per l’arte e la cultura occidentale.

19.6 I GIARDINI ISLAMICI: nacquero con una doppia influenza:quella della tradizione biblica

dell’Eden e quella delle sure coraniche dedicate al Paradiso (sulla composizione del quale influì la

tradizione persiana). Le due componenti si ritrovano nelle matrici che importarono direttamente la

creazione del giardino islamico: quella romano-bizantina e quella della tradizione sassanide. La prima trova

espressione a Bisanzio: di essa parlano i romanzieri greci che nelle loro pagine disegnano voluttuosi

giardini letterari, in parte ispirati a quelli delle ville imperiali bizantine. Tutto è raccolto entro alti muri.

Dalla tradizione sassanide della regione persiana ne derivò il recinto rettangolare quadripartito,racchiuso

entro muri, animato da giochi d’acqua e da una vegetazione lussureggiante. Altre fonti del giardino

islamico, provennero dalle diverse realtà venute a contatto con quella araba. La geografia del giardino

islamico è complessa proprio perchè conosce infinite variabili dipendenti dai modelli, dal clima, dalle

suggestioni estetico- storiche che hanno continuamente modificato l’archetipo biblico e coranico. Gli

esempi più prestigiosi si manifestarono, oltre che in Andalusia, in Siria, nello Yemen, nella Turchia

ottomana, in Persia e nell’India moghul. L’acqua, ricca di riferimenti simbolici, è l’elemento dominante sia

che si distenda nei bacini rettangolari o si rifranga nei getti delle numerose fontane.

19.7 I GIARDINI MEDIEVALI: Con la fine del mondo antico, l’arte del giardino che continuò a

svilupparsi in oriente, conobbe un brusco arresto in occidente. Mutati i modi di vita, il giardino, che aveva

ormai perduto ogni significato religioso ed esprimeva concetti non riconosciuti dalla civiltà cristiana,

passò in secondo piano fino al XIIIsec. Esso non poteva più essere apprezzato come sorgente di piacere

hortus conclusus.

estetico, e divenne pertanto la metafora di un mondo chiuso e ripiegato su sé stesso, l’

Nelle dimore medievali sopravvisse come orto o frutteto e quindi con un carattere agricolo e utilitario; il

suo scopo fu funzionale anche nei monasteri, dove si coltivavano alberi da frutto, piante medicinali,

aromatiche e orticole. Il primo esempio di chiostro è quello dell’abbazia di S. Gallo. Non sembra

contenesse un giardino, ma un cimitero e un orto delimitato da alberi da frutto. Le origini del chiostro

(claustrum= luogo chiuso; cortile porticato che collegava le parti principali del monastero e offriva un

percorso coperto per il passeggio e la lettura) sono incerte. Nessun giardino medievale è giunto sino a noi

e la documentazione che ne abbiamo inizia con l’opera dei miniaturisti del XIII secolo. Nella sua forma più

evoluta appare di vaste dimensioni, disposto su terreno pianeggiante e cinto da alti muri. È diviso in

sezioni geometriche da viali, talora fiancheggiati da siepi, con il viridario di piante sempreverdi a nord

che ripara dai venti ed è popolato da animali selvatici in libertà. Vi sono poi alberi da frutto, l’erbario e

speciali recinti per i fiori. Il centro è destinato a prato, solcato da canaletti di irrigazione, che derivano

dalla fontana posta nel mezzo. Voliere e peschiere completano il quadro.

19.8 I GIARDINI RINASCIMENTALI ITALIANI: Tra le arti del Rinascimento italiano si sviluppò

anche l’arte di progettare giardini. Questi si richiamano al pensiero greco, all’idea dell’uomo al centro

dell’universo, misura di tutte le cose che non può che considerare la natura in funzione di sé stesso e

delle proprie esigenze. L’idea su cui si fonda il giardino all’italiana è la geometria razionale e rigorosa,

accettata incondizionatamente al di là dell’originalità del disegno in cui si dà libera manifestazione della

propria creatività. I materiali fondamentali sono pietra grigia, sentieri di ghiaia, piante sempreverdi

tagliate con le forbici, e acqua; non c’è un posto fisso per i fiori. Canoni di ritmo geometrico, chiarezza

logica e simmetria compongono architettura e natura in un sistema completo in cui ogni elemento è parte

23

di un tutto, nato da un’idea generale che esalta l’insieme. Si diffonde il nuovo tipo edilizio della villa

suburbana, il giardino estende l’edificio al suo esterno su un comune asse principale e i due elementi sono

strettamente raccordati da porticati, loggiati e scalinate. Il concetto rinascimentale di armonia come

consonanza di tutte le parti dell’opera d’arte fu definito da Leon Battista Alberti (De Re Aedificatoria.

1440).

Nel ‘400 a Firenze si espressero tendenze paesaggistiche individualiste, familiari. L’intento del giardino

fiorentino era richiamare al godimento dei sensi e al piacere dell’esistenza. Al 400 risale VILLA MEDICI

a Fiesole,costruita da Michelozzo Michelozzi. Si tratta di una delle più antiche residenze rinascimentali

dotate di giardino e la meglio conservata tra quelle medicee. Le forme e i volumi geometrici sono molto

semplici, posti con tale armonia nell’ambiente da esserne parte. Le terrazze non sono giardini chiusi, ma

ripiani panoramici che proiettano gli interni verso l’esterno. Il successo del giardino terrazzato si

ripropone nella VILLA CAPPONI DI ARCETRI, nella periferia della città, con un ripiano erboso aperto su

Firenze. VILLA GAMBERAIA, a Settignano, conserva certi caratteri del giardino toscano che ne fanno

rivivere l’atmosfera. Il giardino è su due terrazze è stato costruito nel 1610. il giardino geometrico

contrasta con due ombrosi boschi di lecci.

I giardini come l’arte dovevano essere espressione del potere, quindi vi si ricercavano splendore e

monumentalità. Tutte le concezioni cinquecentesche sembrano avere origine da due grandi matrici

rimaste incompiute: il BELVEDERE DEL BRAMANTE e VILLA MADAMA DI RAFFAELLO. Il primo,

commissionato da Giulio II, sintetizza i concetti dominanti del periodo:la presenza dell’architetto nella

creazione del progetto, la concezione unitaria che congiunge ripiani di diverso livello, la successione delle

terrazze, le scalinate monumentali che le collegano, i pendii con funzione di muri di sostegno. Anche Villa

Madama con le sue innovazioni divenne un modello da imitare, ma rimase incompiuta per la morte

dell’artista. La concezione originaria ispirata alle sfarzose ville imperiali romane subordina tutti i

particolari alla residenza che domina l’intera composizione. L’architettura prevale sul resto. La

sistemazione paesistica è costituita da un succedersi di piani terrazzati digradanti. I terrazzi sono

collegati da rampe, l’edificio a nord prospetta su un piccolo giardino segreto. I motivi ispiratori del

Belvedere e di Villa Madama trovarono pieno sviluppo nelle numerose ville progettate dal Vignola, tra cui

Villa Giulia, Villa Lante, Villa di Caprarola, Villa Este a Tivoli.

Il terzo grande centro del Rinascimento fu la Repubblica di Venezia. Essa risentì della sua posizione fra

Occidente e Oriente che ne fece un insediamento cosmopolita. All’inizio del XV secolo, i nobili veneziani

privilegiarono per le loro ville estive le rive del Brenta e la pianura padovana e trevisana, per le più facili

comunicazioni attraverso i canali. Villa Barbarigo

19.9 I GIARDINI BAROCCHI FRANCESI: l’arte paesistica barocca consiste nell’ampio svolgimento dei

motivi presenti nel secolo precedente. Perdura la concezione cinquecentesca di totalità subordinata a

criteri normativi architettonici, ma il giardino si estende smisuratamente. Il giardino tende a

trasformarsi in un immenso parco, senza alcun confine o soluzione di continuità con il paesaggio intorno,

esigenza tipicamente barocca. Per accrescere le dimensioni reali si cercarono effetti scenografici e

illusionistici, favoriti dalla scienza prospettica. La quale facilita anche il moltiplicarsi di visuali e vedute

tramite percorsi circolari, elettrici o diagonali. Un’altra nuova tendenza rovescia il rapporto tra

architettura di pietra e architettura di verde a favore di quest’ultima. Se nel 500 dominava la prima, ora

si rivaluta la qualità intrinseca di piante e fiori. Si concede che le piante si sviluppino spontaneamente,

creando giochi di luci e ombre. All’acqua si continua a chiedere vita e movimento. Essa esprime i suoi

giochi in teatri d’acqua. È soprattutto in Francia che i canoni del giardino all’italiana si combinano con il

sostrato ambientale e culturale del paese, realizzando il GIARDINO ALLA FRANCESE. Ma sono

l’ambiente fisico e la tradizione indigena del giardino piatto come annesso al castello a conferire

un’impronta originale alla creazione. Prefigura la nuova stagione dell’arte paesaggistica francese il

progetto di Jacques Boyceau, voluto da Maria de’ Medici nel 1612, per la risistemazione, a Parigi, DEI

Jardins de Luxembourg. Il giardino barocco francese fu formalizzato da Andrè Le Notrè, a cui si deve

anche la creazione del parco di Versailles. 24

19.10 I GIARDINI PAESISTICI INGLESI: L’arte dell’impianto e coltivazione di giardini è sempre

stata un vanto delle Isole britanniche che hanno elaborato una ricca e diversificata tradizione in questo

campo, portata al più alto livello nello stile paesistico nel XVIIIsec. Tale arte ha le sue radici nei giardini

dei chiostri e dei castelli medioevali, stanze a cielo aperto con aiuole fiorite delimitate da pietre o siepi.

Anche in Inghilterra si adottarono inizialmente gli schemi compositivi del Rinascimento italiano e del

barocco francese che impressero ai giardini un carattere più disciplinato e solenne. Ma nei primi decenni

del 700 cominciò a imporsi una nuova tendenza che respinse il giardino formale e regolare di matrice

italiana e francese, in nome di un ritorno alla libertà e spontaneità della natura. Il mutamento non fu una

moda, ma una vera rivoluzione che cambiò radicalmente tutta la precedente filosofia dell’uomo

occidentale basata sugli antichi. Si rifiutò il predominio degli elementi architettonici, che furono

subordinati come parti secondarie alla visione della natura. il rivolgimento fu compiuto da un gruppo di

architetti paesaggisti capeggiati da LANCELOT BROWN. Il movimento paesistico inglese fu ispirato

dall’opera di grandi pittori paesaggisti, precursori della sensibilità romantica, e dalle suggestioni

cottage

artistiche provenienti dalla Cina. Esercitarono il loro fascino anche l’orto e il comune giardino di .

Ideatore del Parco di Chiswick fu Kent, e il suo allievo Brown ne raccolse l’eredità. Nessun confine doveva

più limitare il giardino che proseguiva all’infinito fondendosi con la campagna. Dalla sua struttura era

bandita l’opera dell’uomo. Era degno di rappresentazione solo ciò che poteva suscitare nobili sentimenti. Il

progetto più notevole del lavoro di Brown pare sia consistito nella creazione di circa 200 giardini, fu la

risistemazione del Parco di Blenheim a Woodstock, con l’aggiunta di un vasto paesaggio lacustre. Altro

paesaggista fu REPTON, che non disdegnò il ritorno ad alcuni elementi formali per rendere più unitario

l’insieme casa-giardino. Egli usò vasche e grandi canestri per raccogliere i fiori e dare l’idea della

provvisorietà.

19.11 I GIARDINI CINESI: L’arte architettonica cinese, costruiva palazzi con scenari paesaggistici di

più di 2000 anni fa. I giardini del paese sono dunque modulati da meditazione ed esperienza millenaria.

Quella dei giardini, è un’arte ancora viva in Cina. In gran parte ideati da poeti e pittori, influenzati

dall’estetica della tradizione pittorica per l’essenzialità della presenza e disposizione degli elementi

compositivi. Questi non hanno tanto valore in se stessi, quanto per gli effetti artistici che producono.

Ispirati a credenze filosofico-religiose tradizionali, i giardini cinesi, sono stati d’animo, scenari metafisici

concettualizzati che cercano di fondere lo spirito umano e il mondo naturale, naturalizzando luoghi

progettati artificialmente per avvicinarli quanto più possibile alla natura. Il giardino cinese deve apparire

del tutto naturale, evitando ogni simmetria. È dotato di forte simbolismo, in quanto ogni immagine

suggerisce qualcosa a qualcuno. All’interno di un recinto murato di varie dimensioni la fantasia del

paesaggista sbizzarrirsi a disporre rocce, ghiaia, laghi, ruscelli, boschetti di bambù, fiori, alberi,….

L’acqua è l’elemento essenziale per suggerire quiete e tranquillità. Forse ancor più espressiva dell’acqua è

la roccia che ripropone monti in miniatura. In totale armonia strutturale e spirituale con gli elementi

naturali sono quelli architettonici che si manifestano pienamente. Il materiale usato per la creazione degli

scenari è il legno, che li rende alquanto deperibili. I giardini cinesi si possono raggruppare in alcune

categorie: imperiali (maestosi e formali, si trovano soprattutto nelle regioni settentrionali), privati (molto

raffinati, aree meridionali), e i parchi naturali panoramici ( che si sono formati in un lungo arco di tempo e

comprendono, oltre a numerosi punti panoramici, monasteri, templi, padiglioni degli antenati).

19.12 I GIARDINI GIAPPONESI:Il modello di giardini giapponesi è stato importato dalla Cina con la

mediazione della Corea, ma ha avuto un’evoluzione autonoma influenzata dallo shintoismo e dalla cultura

locale. Il buddismo zen ne ha disegnato l’ultimo genere che è la suprema realizzazione dell’arte

paesaggistica: quella del giardino contemplativo, che si richiama all’interiorità e mette in comunicazione lo

scenario naturale con l’appagamento dello spirito. La filosofia della tradizione paesaggistica giapponese

considerava l’uomo come parte integrante della natura, dunque anche la casa e il giardino erano un’unica

unità, progettata per riprodurre il mondo reale. L’intento era infatti quello di rappresentare un’immagine

in miniatura del paesaggio. La dimensione ridotta, la scala inferiore alle grandezze reali produceva

l’effetto di accrescere la distanza dilatando lo spazio limitato. La scelta accurata dei materiali era

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DETTAGLI
Esame: Geografia
Corso di laurea: Corso di laurea in studi storici e filologico-letterari
SSD:
Università: Trento - Unitn
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Enze di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trento - Unitn o del prof Andreotti Giuliana.

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