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Geografia politica ed economica

Lezione dell'08/10

Quando parliamo di geografia il termine “scala” è sempre presente come elemento di paragone, rapporto, relazione. La scala geografica è un rapporto che ci permette di rappresentare cartograficamente il fenomeno, che può essere ad esempio una certa conformazione terrestre. La scala è un rapporto tra realtà e rappresentazione: è per questo che si parla di scala da 1:10000, ad esempio. In una scala da 1:200 000, un trattino da 2 cm nella realtà misurerà 200000 cm (ossia 2000 m, 2 km). Distinguiamo a tal proposito:

  • Carte a grande scala: il cui denominatore è piccolo (es. 1:5 000); esse rappresentano una piccola porzione di territorio e per questo motivo possono contenere molti particolari.
  • Carte a piccola scala: il cui denominatore è grande (es. 1:5 000 000); esse rappresentano porzioni di territorio molto estese e pertanto presentano pochi particolari.

Dall’analisi di una carta geografica possono essere tirate fuori un sacco di considerazioni. Le categorie specifiche in cui le carte possono essere classificate sono le seguenti:

  • Piante: che rappresentano centri urbani.
  • Mappe: per le aree rurali, con scala non superiore a 1:10 000.
  • Carte topografiche: con scale comprese tra 1: 10 000 e 1:100 000; sono molto ricche di particolari e vengono utilizzate per vari scopi che riguardano l’uso e l’organizzazione del territorio.
  • Carte corografiche: con scale comprese tra 1:100 000 e 1:1 000 000; sono utilizzate per rappresentare una regione o uno Stato; ne sono un esempio le carte turistiche in cui si devono mettere in rilievo le vie di comunicazione.
  • Carte fisiche: rappresentano il territorio nella sua fisicità (es. batimetrie, che rappresentano la profondità dei mari; a tal proposito possiamo affermare che un mare poco profondo è più appetibile rispetto a un mare molto profondo, dove tendenzialmente non vi sono pesci commestibili o petrolio).
  • Carte politiche: ci dicono molto di meno rispetto alle carte fisiche; ci danno però un’informazione molto importante: lo spazio è diventato territorio delimitato e definito. È una carta che non considera il mare, totalmente centrata sull’elemento “terra”. In fondo è una carta che ci dice poco.

Le carte geografiche possono essere inoltre rappresentate in base al loro contenuto. A tal proposito possiamo classificarle in:

  • Generali: (come ad esempio le carte fisiche e politiche), speciali, costruite per uno scopo specifico (per esempio, le carte nautiche e le carte geologiche).
  • Tematiche: che descrivono la distribuzione di un particolare fenomeno sul territorio (es. carte climatiche).
  • Geomorfologiche: rappresentano le forme del terreno e indicano i processi che le hanno originate. Le forme scolpite dagli agenti naturali (valli, rilievi, depositi, ecc.). Una carta geomorfologica, se studiata attentamente, permette di individuare i possibili cambiamenti del territorio: processi erosivi, frequenza di frane, rischi di piena da un fiume. Per questi motivi sono particolarmente utili, per esempio, per la redazione dei piani regolatori comunali.
  • Pedologiche: rappresentano i tipi di suolo. Offrono suggerimenti preziosi sulle migliori modalità d’uso del suolo, scegliendo ad esempio le aree da destinare ad uso agricolo e quelle da adibire alla costruzione di case, di strade e in generale a opere urbane. All’agricoltura andranno riservati i suoli più profondi, più fertili, più facilmente irrigabili e lavorabili. All’uso urbano saranno destinati i terreni meno fertili e più al sicuro da eventuali inondazioni.
  • Climatiche: danno informazioni sul clima di una regione. Per esempio, sull’entità delle precipitazioni atmosferiche, sulla temperatura, sulla direzione e l’intensità del vento, sulla durata e la persistenza della nebbia. Le carte meteorologiche sono un particolare tipo di carta climatica che documenta la variazione del tempo. È una carta dinamica, che deve essere aggiornata ora per ora.
  • Carte geopolitiche: esistono per darci contezza dei fenomeni di natura geopolitica. Possono rappresentare situazioni geopolitiche riconducibili, ad esempio, a determinati periodi storici (es. guerra fredda) e ci fa vedere la posizione che sul planisfero assumono diversi contendenti.
  • Carte geostrategiche: ci indicano strategie e divisioni dal punto di vista militare.
  • Carte geostoriche: che descrivono eventi storici.
  • Demografiche: illustrano gli insediamenti umani o particolari tipi di insediamenti.
  • Carte geopolitiche di scenario: teoriche, fatte da studiosi che ipotizzano scenari geopolitici futuri.

Per quanto riguarda invece il concetto di posizione, possiamo affermare che questo sia il concetto più importante della geografia politica. La posizione di uno stato è infatti assolutamente rilevante: si pensi ad esempio alla posizione di Singapore, città stato sulla punta meridionale della penisola indocinese e in posizione strategica sullo stretto di Malacca, punto di scambio commerciale ed economico fra est e ovest. Oppure si pensi alla posizione strategica del canale di Suez, punto di snodo fondamentale per il passaggio del petrolio negli anni ’60 che con la sua chiusura mandò in crisi la catena di approvvigionamento stesso del petrolio e, di conseguenza, il sistema economico nella sua interezza (crisi petrolifera). Tramite questi esempi è facilmente comprensibile come la compromissione di un singolo territorio possa avere ripercussioni importantissime su scala mondiale: ne consegue l’estrema importanza del concetto di posizione.

La posizione assoluta è data dalla posizione geografica che uno Stato occupa su una carta geografica, ed è rappresentata dalle coordinate geografiche di longitudine e latitudine. La posizione relativa, al contrario, è per l’appunto relativa ad un determinato contesto, che sia ad esempio commerciale, strategico-militare, storico; va messa in relazione sia al contesto geografico, sia al fenomeno che vogliamo prendere in considerazione.

Lo stato può essere compatto, arcipelagico (una condizione di insularità potrebbe costituire un fattore di debolezza a causa della scarsa compattezza del territorio statale, ma i potenziali fattori di frattura possono essere superati dal potere dello stato), disomogenei (come l’Australia). Lo stato può essere poi classificato in base alla forma e all’estensione (micro-stati o macro-stati).

Lezione del 09/10

La nascita della geografia politica è vista come un itinerario fra scienza e politica. La storia del pensiero geopolitico è peculiare per una serie di motivi. Innanzitutto, a differenza delle altre scienze, la geopolitica ha avuto sin dall’inizio un rapporto molto particolare con il potere e con la politica; i primi grandi pensatori di geopolitica ebbero un rapporto con la politica pregiudiziale: era inevitabile che parlando di geopolitica essi si interessassero anche all’agone politico. Non si può parlare della storia di questa disciplina senza avere come punto di riferimento le vicende politiche di quegli anni e il rapporto peculiare con il potere.

La geografia moderna nasce tedesca e filosofica: i primi grandi pensatori che iniziarono ad utilizzare categorie utilizzate poi in ambito geopolitico erano tutti tedeschi. Per l’epoca, inoltre, unire competenze apparentemente molto diverse era sufficientemente normale. Questo ci fornisce un elemento interessante per capire meglio la nascita geografia politica, studiata da personalità dotate di una cultura vasta su più ambiti disciplinari. Friedrich Ratzel, geografo e studioso di fenomeni politici, era di formazione uno zoologo. Non a caso nei suoi testi, sebbene indirettamente, è compresa una critica alla rivoluzione del naturalismo darwiniano. Negli anni successivi Ratzel fu totalmente frainteso, e ciò anche perché chi lo leggeva (e lo legge) non ha le basi naturalistiche per capire di cosa egli stia parlando. Tutti questi studiosi hanno la caratteristica di essere polivalenti, di avere la capacità di studiare i fenomeni geografici e politici in rapporto alla dimensione ambientale e naturale. I geografi nascono dunque come una classe polivalente, sono studiosi che sebbene guardino alla specializzazione del sapere mantengono per tutto l’Ottocento un carattere polivalente.

A inizio Ottocento la geografia inizia ad essere regionalista, differenziandosi dalla geografia settecentesca che veniva definita dagli studiosi del secolo successivo come “statistica” e istituzionalizzata. La geografia del Settecento viene definita geografia statistica perché non era altro che un sapere descrittivo, e ciò per motivi politici: le descrizioni erano funzionali alle catalogazioni che rendessero conto al principe di ciò che era ricompreso all’interno del suo stato, funzionali al potere affinché questo potesse implementare politiche efficaci.

La geografia di stato, riassumendo, era dunque catalogatrice perché catalogare era un’esigenza concreta del potere affinché potesse esercitare la propria sovranità al meglio delle sue possibilità. La relazione con il potere è la chiave di volta per la comprensione di questo tipo di geografia.

Per rilanciare la geografia dal punto di vista scientifico, Richter e Humboldt portarono avanti all’inizio dell’Ottocento il concetto di regione: un concetto naturale che faceva parte del mondo ambientale. Partendo dal presupposto che il mondo che noi conosciamo da un punto di vista naturale non presenta necessariamente confini, quello che provarono a domandarsi e a chiedersi era: questo mondo, che è uno, può essere scomposto in sub-unità che abbiano degli elementi in comune tali da poter dire di essere in comune con le altre? I confini politici sono falsi, ossia non dotati di naturalità. E la polemica che i primi geografi scientifici fanno nei confronti della geografia settecentesca è questa: il potere ha oggettivizzato in maniera politica ciò che oggettivo non è. Richter e Humboldt, partendo da questo presupposto, iniziarono a pensare ad un’alternativa che si concretizzò nel concetto di regione. Arrivarono a questo concetto mediante due ragionamenti. In primo luogo vi era l’idea che ogni regione fosse composta da molte cose; in secondo luogo, da qui svilupparono il concetto di coerenza ed armonia, dal quale scaturì quello di “regione”: uno spazio di terra nel quale possano coesistere in maniera armoniosa anche elementi di differenziazione. La regione esprime un territorio coerente; quando siamo in presenza di una certa coerenza nelle relazioni territoriali possiamo configurare una regione, anche se si parla di territori molto distanti fra loro a livello fisico (come Torino e Detroit, ad esempio). Questo, del resto, è uno dei motivi per cui la geografia moderna nasce tedesca.

Lezione del 14/10

I concetti visti e applicati nella geografia politica possono essere parimenti applicati alla geografia economica. I geografi dell’Ottocento iniziano a pensare che il concetto di “regione” potesse applicarsi anche a fatti e fenomeni politici e che potesse agevolarne la comprensione. È così che nasce la geografia umana.

Per comprendere la geografia politica classica è indispensabile la carta dell’Eurasia: i più importanti geografi di questo periodo si interrogarono su quest’area di mondo e da questa interrogazione costruirono le loro teorie geopolitiche. Gli anni che vanno dal 1897, anno della prima edizione della “Geographie Politique” di Ratzel, fino al 1943, con la morte di Spykman, condensano la geografia politica classica, e oltre a questi due autori ricomprendono anche Mackinder e Karl Haushofer. Bisogna differenziare lo spazio, e Ratzel fu il primo a dare delle categorie per poterlo differenziare; categorie che saranno poi riprese anche dagli altri autori della geografia politica classica.

Mackinder, primo autore a descrivere quella porzione di territorio come Eurasia, alla Società Geografica inglese di Londra (e dunque nel cuore dell’impero inglese in decadenza, costretto a fare i conti con l’ascesa dell’impero guglielmino, la minaccia dell’impero ottomano e la gestione delle colonie), afferma che l’area fondamentale per controllare il potere a livello mondiale non sono né i mari, né l’India né l’Europa, bensì la Siberia (detta anche “area perno” o “heartland”). L’heartland è l’area fondamentale da studiare per comprendere i flussi del potere a livello globale. La cosa interessante è che Mackinder dice questo in un momento, nel 1904, in cui la Siberia era sostanzialmente terra di nessuno selvaggia e incolta. Nessuno avrebbe sostenuto che l’heartland fosse “il centro dell’equilibrio di potenza” (espressione utilizzata dallo stesso Mackinder).

Il ragionamento del geografo iniziò ad essere comprensibile attraverso una dichiarazione dello stesso, ossia: “poiché la pioggia proviene dal mare, è naturale che il cuore della più grande massa terrestre sia piuttosto arido”. Il fatto che sia piuttosto arida collabora con le caratteristiche geografiche che ne denotano le caratteristiche di potenza e che ci aiutano a capire perché l’area perno sia così importante, ossia:

  • Non è raggiungibile dalle potenze oceaniche via mare o tramite fiumi.
  • Per l’estensione (spazio). Si pensi ad esempio alla possibilità di ritirate strategiche infinite; questa straordinaria capacità fu quella che portò Napoleone alla sconfitta e permise a Stalin di fronteggiare con successo le armate naziste. Le linee di rifornimento, inoltre, diventano spaventosamente ciclopiche.
  • Per la capacità produttiva (risorse).
  • Per la facilità di manovra (mobilità). Mackinder paragona l’area perno al mare e la ferrovia alla nave. Questo elemento apparentemente strategico ci permette ancora oggi di capire come mai ancora oggi la Russia di Putin, in grandissima difficoltà economica e demografica, sia ancora una grande potenza in grado di tenere testa a tutte le altre potenze mondiali, come ad esempio USA e Cina: la Russia può facilmente mettere sotto pressione qualsiasi fronte geopolitico su tutta la massa eurasiatica, stipulando tra l’altro accordi con tutti ma alleanze militari con nessuno.

Per Mackinder, da questi semplici principi deriva che è essenziale che le potenze oceaniche impediscano alleanze tra lo Stato perno e gli Stati della mezzaluna interna, ossia un cordone sanitario che ne impedisca l’unione. Inoltre, per Mackinder è importante che la potenza continentale non abbia accesso ad un territorio peninsulare; è facilmente osservabile come l’area perno rappresentata dalla Siberia sia letteralmente circondata da penisole.

L’unione dei capitani delle tecnologie strategiche tedesche con l’area perno siberiana era per Mackinder il vero pericolo, perché avrebbe espulso la potenza talassocratica inglese dal più grande mercato del mondo (allora rappresentato per l’appunto dall’Eurasia). Fu inoltre uno dei padri fondatori dell’idea della frammentazione dell’impero austro-ungarico e di quello tedesco per creare un cordone sanitario che impedisse tanto alla Germania quanto all’Unione Sovietica di poter accedere facilmente ad alleanze e accordi.

Haushofer riprese le idee di Mackinder. Paragonò l’Impero Britannico a una piovra che, grazie ai suoi tentacoli, strozzava le potenze eurasiatiche controllando le vie di comunicazione marittime. Questa è una buona descrizione di ciò che è il potere marittimo: un controllo che si esercita sulle vie di comunicazione, sugli snodi, sul mare; un potere che strangola le potenze continentali. Per liberarsi da quest’egemonia, Haushofer (ed è qui che riprende le idee di Mackinder) auspica un’alleanza fra Germania e Russia, evitando così qualsiasi scontro sul mare e concentrandosi sulla potenza terrena in modo da poter in qualche modo ribaltare il discorso del potere.

Un concetto chiave che Ratzel dà alla geopolitica classica e che Haushofer fa suo (e che sarà rifatto suo a sua volta da Adolf Hitler e ripreso nel Mein Kampf) è quello di Lebensraum, “spazio vitale”. Per Ratzel, che muore nel 1904 e che appartiene ad un mondo diverso e precedente alla Prima Guerra mondiale, lo spazio vitale era il tentativo di vedere la politica in qualche modo tenendo in considerazione tanto l’elemento antropico (popolo e popolazioni che risiedono sul territorio) e il territorio stesso. Non vuole semplicemente descrivere che tipo di rapporto c’è tra il popolo e il suo ambiente, ma anche qui ha un connotato politico fortissimo: lo spazio che è vitale è quello spazio vivo, le aree strategiche e i punti cruciali del territorio di un certo Stato, e che sono tali perché sono quelle che meglio evidenziano le caratteristiche di un popolo. Ad esempio, il triangolo industriale tedesco è eminentemente spazio vitale: senza di esso la Germania morirebbe. Allo stesso modo, l’enorme porto di Amburgo è un’altra porta di eccezionale importanza per la capacità di dirigere il traffico mercantile da e per l’Europa. Proseguendo su questa via, non potremmo pensare alla Germania senza Berlino, cuore delle istituzioni. Quello su cui ribatte Ratzel è che lo spazio è differenziato, e ci aiuta a distinguere quali spazi in un territorio sono più importanti e per quale motivo.

Lezione del 15/10

Dal 1946 al 2016 il numero degli Stati si è quintuplicato. Questo è un dato che deriva da alcuni eventi storici inequivocabili, come ad esempio il processo di decolonizzazione (tra gli anni ’50 e ’70) e il crollo del bipolarismo a partire dal 1989, che dà l’avvio a un processo di...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/02 Geografia economico-politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher simoferra0707 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia economico politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Sellari Paolo.
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