Geografia politica ed economica BA.A. 2019 - 2020
- Le categorie geografiche nel contesto della globalizzazione dell’economia (cap. 1) ........................................................................................................... 3
- Geografia delle attività agricole e dell’economia rurale (cap. 2) .................. 8
- Geografia dell’energia e delle altre materie prime minerali (cap. 3) ...........14
- Geografia dell’industria (cap. 4) ................................................................17
- Geografia del terziario (cap. 5) ..................................................................... 22
- Geografia delle complessità urbane (cap. 7)................................................ 26
- Diseguaglianze territoriali e politiche di sviluppo (cap. 8) ........................... 34
- Questione ambientale e sostenibilità (cap.9) ...............................................40
- Cartografare la complessità (cap. 11) ..........................................................49
Le categorie geografiche nel contesto della globalizzazione dell’economia (cap. 1)
La geografia economica riduce in termini economici gli elementi forniti da altre discipline ai fini di un’elaborazione strutturale e funzionale delle individualità territoriali e della valutazione ragionata del loro potenziale economico. È scienza di analisi nello studio dei microspazi, ma persegue la sintesi nello studio dei macrospazi (cit. Ernesto Massi, 1979).
Ci sono due principali metodi di indagine: il ragionamento induttivo e quello deduttivo.
- Ragionamento induttivo: è l’osservazione dei fenomeni, della loro distribuzione e delle loro dinamiche evolutive per giungere alla formulazione di ipotesi generali.
- Ragionamento deduttivo: è il metodo che si fonda su ipotesi generali e, verificandole nella loro reale manifestazione, perviene all’individuazione dei fenomeni.
Si possono evidenziare alcuni momenti:
- Determinismo (XIX secolo, Carl Ritter e Friedrich Ratzel): è la teoria che attribuisce predominanza assoluta ai fattori fisico-naturali.
- Possibilismo (primi decenni del XX secolo, Paul Vidal de la Blache): è il paradigma che riconosce all’uomo la possibilità di trasformazione dell’ambiente.
- Volontarismo (buona parte del XX secolo): è la teoria che riconosce la predominanza assoluta dell’azione umana. In tale ottica si affermano le nuove ideologie del pensiero socio-politico, come la lettura marxiana dei fenomeni, studiata con una forte connotazione storico politica; l’affermazione di una logica di tipo deduttivo, secondo la quale, partendo da modelli elaborati su principi della matematica, della geometria, della fisica, della chimica, della biologia (ex. Modello di Von Thünen, di Weber di Christaller). Saranno soprattutto i fondamenti per l’affermazione di un metodo quantitativo.
Con l’analisi delle conseguenze derivanti dal deterioramento dell’ambiente naturale, causato da forme di inquinamento legate allo sfruttamento intensivo delle risorse e alle polarizzazioni territoriali, il volontarismo sarà sostituito dall’affermazione dei principi di base della teoria generale dei sistemi (Ludwig Von Bertalanffy), che si fonda sul concetto di ecosistema e cioè su un’interpretazione sistemica delle varie parti che compongono il mondo. Al principio di causa-effetto si sostituisce quello di feedback, secondo il quale il mutamento di qualsiasi elemento del sistema va a ripercuotersi su tutti gli altri.
Il termine ecosistema ha perso la sua originaria connotazione naturalistica, per approdare a un significato molto più esteso, e talvolta quasi di valore simbolico, legato anche all’impostazione culturale predominante. Poiché l’ecosistema, inteso quale geosistema, è un sistema reale, e un modello di rappresentazione e di ragionamento, esso implica sempre dei riferimenti geografici, e di conseguenza consente analisi e sintesi su diverse scale geografiche e, in quest’ultime, vi è costante un’entità elementare: il luogo. Nelle indagini di geografia economica, raramente compare la parola luogo. In realtà il termine è fondamentale nel linguaggio geografico fin dall’antichità poiché sta a indicare la porzione della superficie terrestre i cui caratteri geografici si vogliono descrivere. Nel termine è implicita la dimensione piccola di porzione di superficie terrestre: costituisce infatti l’unità elementare fai una regione, individuata nel pensiero geografico come un insieme di luoghi contigui.
Vi sono comunque riferimenti costanti a luoghi; tra i termini derivati da “luogo” troviamo:
- Localizzazione: è il processo con il quale si colloca qualcosa su un punto della superficie terrestre.
- Localismo: è il riconoscimento e la valorizzazione di specificità locali. Contrapposto al globalismo, è inteso come sistema locale e intende sottolineare nell’attuale fase di sviluppo economico la rilevanza delle piccole e medie dimensioni produttive, e la loro influenzabilità da fattori fortemente particolari (locali) che spesso si traducono anche in una discreta capacità di filtrare gli input dominanti a livello di grandi aree geografico-economiche, soprattutto quando minacciano di produrre degli oggetti negativi.
Il luogo è la base e l’unità elementare per due concetti fondamentali di ogni indagine geografico-economica: spazio e territorio.
- Lo spazio è un’entità illimitata e indefinita, mentre il territorio è il complesso di rapporti orizzontali e verticali presenti dei diversi luoghi. Le relazioni geografico-spaziali orizzontali hanno come funzione principale la comunicazione e lo scambio, mentre quelle verticali o ecologiche comprendono tutte le operazioni che vanno dal rapporto diretto con la natura al prodotto finito e connettono i soggetti economici tra loro e con le caratteristiche proprie dei diversi luoghi.
- La necessità di individuare l’elemento territorio è stata sentita in buona parte delle forme di civiltà, a partire da quelle che hanno riconosciuto nei rapporti tra comunità umana e luogo in cui questa si esprime le prime forme di organizzazione politica. Il dibattito sull’interpretazione da assegnare al territorio in geografia è divenuto però più serrato a partire dal passaggio dal pensiero determinista a quello possibilista di De La Blache e dei suoi seguaci, nei primi decenni del XX secolo. Se fino a quel momento gli elementi naturali erano predominanti per la comprensione dell’organizzazione socio-economica che insisteva su una determinata area, è con il possibilismo che si radica il paradigma città-campagna (il complesso dei rapporti tra aree urbane e aree rurali), strutturato proprio in virtù di quella stessa comunità. A questo si era poi sostituito il paradigma città-regione, cioè il centro dei rapporti che si instaurano tra centri urbani.
Il sistema territoriale, appunto perché sistema aperto in un contesto di ecosistema, si evolve nel tempo e nelle dimensioni, oltre che nei caratteri.
La regione è un sistema spaziale composto da elementi fisici e umani. La regionalizzazione è il processo che conduce all’individuazione della regione. I processi di regionalizzazione hanno dato origine a quelle che sono state definite successivamente: regione naturale, regione omogenea, regione funzionale, regione sistemica.
- Regione naturale: è il risultato di processi di regionalizzazione scanditi dalle condizioni naturali, integrati poi con le implicazioni storiche e con la ripartizione amministrativa, fino a proporre un complesso mosaico di regioni storico-naturali. Tale tipo di regionalizzazione ha fortemente condizionato l’organizzazione territoriale e amministrativa durante un lunghissimo periodo storico, tanto che ne rimangono tracce significative nella stessa toponomastica vigente.
- Regione omogenea: ha per fondamento il possibilismo vidaliano, prende le mosse da quella naturale, ma se ne discosta per alcune particolarità. È omogenea non nella distribuzione di uno o più caratteri, ma sono omogenee le tipologie dei flussi, delle reti e dei sistemi insediativi, quindi della frequenza di flussi di beni e persone e dell’informazione e comunicazione tra gruppi, dalla quale consegue una forte staticità dei processi di diffusione spaziale dell’innovazione.
Due caratteri fondamentali emergono nella regione omogenea: il genere di vita (cioè l’insieme delle pratiche economiche e sociali e dei comportamenti territoriali) e il paesaggio (cioè l’insieme delle fattezze visibili e sensibili che caratterizzano i luoghi).
- Regione funzionale: ha per fondamento una regionalizzazione basata sull’idea del volontarismo, costituisce una costruzione nella quale l’interazione città-città surclassa completamente quella di città-campagna, la quale non scompare, ma assume un ruolo complementare, nella migliore delle ipotesi. Si afferma con la nascita e lo sviluppo delle attività industriali che, a loro volta, provocano un’espansione delle attività terziarie complementari (commercio, assicurazioni, trasporti). Ne deriva una progressiva specializzazione dei vari ambiti territoriali, sia come sede specifica degli impianti, sia come ruolo di supporto funzionale.
Per lo studio della regione funzionale fondamentali sono i concetti di gravitazione (la base dei fenomeni di polarizzazione, anche se non si identifica pienamente con questa. Tende a spiegare in forma più complessa e compiuta i fenomeni di interazione fra più centri, dei quali uno è costituito dal polo) e di polarizzazione (che si afferma con il graduale spostamento di interesse da parte dei geografi e degli economisti verso lo studio dell’articolazione spaziale dei processi economici. Nella regione polarizzata si individuano quei poli che esercitano una forza di attrazione maggiore degli altri e sui quali gravitano una serie di processi socio economici, provenienti appunto dalla cosiddetta area di gravitazione. In effetti, la gravitazione verso il cosiddetto polo economico si determina perché il suo centro è in grado di produrre e offrire occupazione e una certa qualità e quantità di funzioni in misura eccedente alle quote necessarie ai residenti.
- Regione sistemica: una fase di evoluzione della regione funzionale legata alla stessa evoluzione dei processi reali. Ha giocato un ruolo importante la terziarizzazione, che ha ulteriormente enfatizzato il rapporto città-città, aggiungendo ai flussi di beni, servizi e persone crescenti flussi di informazione e contribuendo così non poco alla diffusione spaziale delle innovazioni, sia in campo tecnologico, sia in quello delle strategie di impresa. Tuttavia, mentre il concetto di regione funzionale può vantare delle formalizzazioni e delle applicazioni puntuali, quello di regione sistemica ancora non è stato studiato compiutamente. La regione può essere assunta come un sistema spaziale aperto, ovvero un ecosistema organizzato. La conseguente ricomposizione di questi ecosistemi elementari porta alla costruzione dell’ecosistema mondiale.
Il processo di territorializzazione è contemporaneamente causa ed effetto dei processi di strutturazione del territorio, che dipendono dagli obiettivi, dalle azioni e dalle sinergie delle componenti economiche e sociali. La territorializzazione è il processo di trasformazione e di identificazione delle strutture economiche e sociali che rafforzano la coesione.
Si deve ricordare che sono possibili anche percorsi inversi, definiti di deterritorializzazione, che si possono verificare qualora venga meno la coesione tra le diverse forze del sistema territoriale, che perdono l’originaria capacità di aggregazione e di organizzazione, sia per cause interne che per eventi esterni. Per esempio, la globalizzazione dell’economia va modificando il ruolo e il peso dei molti sistemi territoriali, che per motivi produttivi e di mercato si legano in metasistemi, così come vanno cambiando i comportamenti degli stati, sempre più orientati a nuove forme di aggregazione sociale e economica. Un esempio emblematico è offerto proprio dall’Unione Europea, la cui coesione rappresenta un obiettivo necessario per riposizionarsi nello scenario internazionale e affrontare la dirompente avanzata dei Paesi di più recente industrializzazione.
La terra, originario fattore produttivo per l’attività primaria di coltivazione e allevamento, subisce progressivi cambiamenti d’uso, in particolare per la ricerca delle energie e per l’organizzazione infrastrutturale e insediativa, che ne modificano costantemente il prezzo di scambio. Anche il fattore lavoro, che rappresenta una delle espressioni della creatività umana, subisce radicali trasformazioni: alla capacità e all’attitudine che governava il processo nelle attività primarie e artigianali, l’evoluzione industriale e terziaria attribuisce compiti precisi, compensi determinati, tempi definiti e successivamente avvia un processo di sostituzione e contrazione, utilizzando modelli diversi di produzione che inducono consistenti cambiamenti nel quadro sociale e territoriale. Il capitale, indispensabile strumento delle attività economie e sociali, si radicalizza nei sistemi territoriali forti e contemporaneamente aumenta la sua mobilità geografica alla ricerca di investimenti con più elevati livelli di remunerazione, orientando un processo di differenziazione degli spazi geografici, ove accanto alla creazione reale di beni materiali e di servizi genera e distrugge ricchezza virtuale a discapito dell’economia e dell’occupazione, come ha dimostrato la recente crisi del 2008. Organizzazione e innovazione sono i fattori che devono muovere il XXI secolo ed entrambi poggiano sulle capacità e attitudine dell’essere umano.
Pensare immaginare, fare, cambiare, determinano le capacità e l’attitudine alla trasformazione del sistema sociale ed economico, che è il nuovo modello di interazioni necessarie tra imprese, popolazione e istituzioni, richiesto dalla competizione internazionale.
Il processo di globalizzazione della produzione e del mercato ha determinato una forte spinta alla competizione: tutti contro tutti sembra essere lo slogan dei primi anni del XXI secolo. La ricerca di nuove quote di mercato per compensare quelle perdute è la motivazione che predomina nelle strategie di molte aziende e molti dei paesi di antica industrializzazione; Europa, Usa, Russia, Giappone vedono emergere nuovi competitori, prevalentemente a oriente, come Cina e India, paesi coesi e determinati che hanno voglia di successo e lavorano per realizzarlo.
La geografia, come sottolineato da Paul Robin Krugman, entra a pieno titolo negli elementi costitutivi della capacità competitiva di un Paese e i diversi territori possono rappresentare gradi diversi di competitività (cioè la capacità di aumentare il livello gerarchico alla scasa mondiale) o di vulnerabilità (cioè i diversi livelli di rischio (tecnologico, organizzativo e territoriale) che deprimono la capacità competitiva di un Paese).
Geografia delle attività agricole e dell’economia rurale (cap. 2)
Il nucleo dell’indagine geografico-economica riguardante le attività agricole risiede nello studio dello sviluppo del settore agricolo, cioè il soggetto che agisce nell’organizzazione dello spazio economico, e nella consapevolezza della necessità di soluzione di talune emergenze. La globalizzazione e le attività agricole sono in rapporto: la seconda valorizza e tutela le specialità produttive locali (nel caso dell’Italia con DOP, cioè “denominazione di origine controllata”, un marchio attribuito agli alimenti le cui caratteristiche qualitative sono dipendenti dal territorio in cui sono prodotti; e IGP, cioè “indicazione geografica protetta”, un marchio di origine attribuito ai prodotti agricoli e alimentari di qualità, la cui produzione e trasformazione avviene in un’area geografica determinata).
La connessione tra agricoltura e organizzazione del territorio ha un presupposto generale di riferimento che si fonda sul passaggio da un’organizzazione dello spazio agricolo a un’organizzazione del territorio, sul quale l’agricoltura interagisce con gli altri settori economici. Lo spazio agricolo è invece un’estensione di luoghi, un ambito attraversato da flussi materiali e immateriali in cui è prevalente l’uso agricolo del suolo.
Le attività agricole si basano sullo sfruttamento di risorse in modo da produrre la quantità di cibo sufficiente e quindi garantire la sopravvivenza. Ciascun individuo, per poter sopravvivere, deve poter contare su una combinazione di principi alimentari; in questo senso, si deve organizzare non solo la produzione, ma anche la distribuzione. La disponibilità dei beni porta dunque alla crescita della popolazione; ne consegue che le attività agricole hanno contribuito alla creazione dei sistemi economici attuali. È fondamentale conoscere le motivazioni in buona parte responsabili delle caratteristiche delle attività agricole. Sono stati elaborati alcuni modelli interpretativi che cercano di dare conto di quali siano le scelte razionali da compiere per individuare la distribuzione territoriale della produzione con lo scopo di ottimizzare l’esito economico (rendita).
Nel 1959 Umberto Toschi, un geografo, individuò i fattori condizionanti dell’attività agricola, dividendoli in esterni e interni.
- Esterni: l’ambiente atmosferico (clima), il suolo (la fertilità) e le con
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