Geografia dello sviluppo
La geografia si è sviluppata nei secoli da un lato come scienza della rappresentazione cartografica e dall'altro, in seguito alle esplorazioni geografiche, come scienza della scoperta. La differenza fondamentale tra geografia tradizionale e quella praticata a partire dalla metà del XX secolo sta nel fatto che mentre la prima si occupava di rappresentare la distribuzione degli elementi nello spazio, quella di oggi è interessata a studiare la complessità dei processi che determinano questa distribuzione. Il significato del termine geografia si riferisce alla descrizione della Terra. Siccome il rapporto tra uomo e Terra è sempre in evoluzione, non esiste una singola pratica della geografia indipendente dalle circostanze. Si usa suddividere la geografia in alcune branche distinte, in particolare tra geografia fisica e geografia umana: la prima considera la geografia come una scienza della Terra, si concentra sui problemi fisici della geosfera, sia nelle sue componenti biotiche sia in quelle abiotiche; la geografia umana, invece, si colloca tra le scienze sociali e si concentra sullo studio di tutti quei processi che formano le società umane focalizzandosi su varie componenti umane, politiche, culturali, economiche e sociali dando vita a più categorie, ad esempio la geografia politica, la geografia economica, la geografia storica, ecc.
Spazio e relazioni
Di fondamentale importanza per la geografia è il concetto di spazio e in particolare la comprensione del rapporto tra spazio e i fenomeni osservati. Il carattere tradizionale dell'analisi dello spazio era sistematico e riguardava la localizzazione degli oggetti geografici. I principali strumenti di ricerca erano le carte geografiche, infatti la geografia si caratterizza proprio come la pratica di catalogazione, enumerazione e denominazione degli elementi della superficie terrestre. Questa idea di spazio come sistema di distanza, coordinate e localizzazione è chiamato spazio assoluto. Questa concezione dello spazio non è priva di problematiche, infatti qualsiasi spazio è molto meno assoluto di quanto si potrebbe immaginare, ad esempio esistono molti metodi per considerare la distanza: la distanza chilometrica è poco significativa rispetto a quello misurata in tempi di percorrenza o costi di trasporto. L'oggetto di osservazione della geografia non sono i singoli elementi presi nella loro individualità, ma le relazioni tra loro e rispetto alla superficie terrestre. Lo spazio geografico, in questo senso, è fatto di relazioni. Tradizionalmente si distinguono due tipologie di relazioni:
- Le relazioni orizzontali, che prendono forma tra i vari oggetti geografici localizzati in diversi punti dello spazio. Rientrano in questa categoria le relazioni di scambio e di circolazione di merci, denaro, persone;
- Le relazioni verticali o ecologiche, invece, riguardano il rapporto tra singoli oggetti geografici e i luoghi in cui si localizzano: un esempio è la relazione tra pratica agricola e le caratteristiche del clima e del suolo.
Spazio e luogo
Il luogo è una specifica parte della superficie terrestre caratterizzata da determinati elementi che la rendono diversa da altri luoghi. È una prospettiva diversa rispetto a quella dello spazio perché non ci si riferisce solo alla posizione delle cose, ma a tutte le caratteristiche che rendono uno spazio diverso da un altro. Si tratta di uno dei concetti più intuitivi della geografia, tuttavia vi sono una serie di modalità differenti attraverso le quali si può intendere un luogo e diversi modi con i quali i luoghi influenzano la nostra esperienza del mondo. Il luogo è solitamente inteso come uno spazio di dimensioni variabili: dal singolo quartiere a zone più o meno ampie. Anche i confini che delimitano i luoghi possono variare: possono essere confini naturali, politici, culturali e linguistici. Ciò che è significativo è che gli individui hanno particolari legami con determinati luoghi.
Territorio e regione
I luoghi sono prodotti e costruiti dal rapporto tra spazio e individuo. Quando questo processo di costruzione riguarda uno specifico gruppo umano si usa il concetto di territorio. I due termini luogo e territorio sono spesso usati come sinonimi, tuttavia parlando di territorio ci si riferisce solitamente alla dimensione politica, chiamando in causa il potere di controllare e organizzare lo spazio geografico da parte di determinati soggetti. Concetto utile a definire la natura multidimensionale dello spazio geografico è quello di regione: si definisce regione una parte di spazio caratterizzata da una proprietà comune che viene distinta dai territori circostanti. Si può trattare di una caratteristica fisica, amministrativa, economico-funzionale o identitario-culturale. Una regione può avere al proprio interno diverse proprietà comuni, ad esempio le Dolomiti sono sia una regione naturale, sia una regione culturale, sia una regione economico-funzionale.
Ambiente
La geografia si è occupata del rapporto tra ambiente naturale e attività umana. Il determinismo ambientale guardava questo rapporto come uno stretto collegamento causa-effetto, sostenendo che la geografia fisica dei luoghi potesse influenzare i comportamenti e le pratiche umane nelle relazioni verticali. Oggi invece ci occupiamo di capire in che modo l'umanità influisce sull'ambiente naturale attraverso trasformazioni territoriali, lo sfruttamento del suolo, l'inquinamento.
Aree e reti
Esistono diverse possibilità di rappresentare lo spazio, ma è importante sottolineare la distinzione tra due logiche contrapposte, ovvero le logiche topografiche e le logiche topologiche. Esse costituiscono le due tipologie più importanti di concettualizzazione dello spazio.
- Lo spazio topografico sta alla base delle rappresentazioni più tradizionali intuitive e ha a che fare con una concezione lineare della distanza;
- Si parla di rappresentazione topologica quando immaginiamo una rappresentazione dello spazio in cui non è la distanza a costituire l'elemento cardine quanto le relazioni di connessioni.
La rete costituisce una modalità molto importante per presentare fenomeni geografici. È una struttura spaziale formata da nodi che rappresentano particolari luoghi collegati da più tipologie di connessioni, per esempio scambi finanziari, relazioni industriali, ecc.
La scala geografica
I fenomeni sono analizzati utilizzando livelli di osservazione diversi, spesso in relazione. Il concetto di scala si riferisce appunto alla strutturazione di questi livelli nell'organizzazione, nell'esperienza e nella rappresentazione dei fenomeni geografici. Si distinguono due diverse accezioni del termine:
- La prima si riferisce alla scala cartografica, cioè al livello di riduzione sul quale si basa una rappresentazione topografica; si tratta di un rapporto geometrico tra lo spazio nella rappresentazione e le reali dimensioni dello spazio geografico;
- La seconda, molto diversa, è riferita alla scala geografica: si tratta del livello concettuale utilizzato per applicare gli strumenti dell'analisi geografica, cioè della prospettiva interpretativa considerata. Il geografo può quindi assumere una prospettiva urbana, regionale, continentale/globale, oppure molte altre scale intermedie.
L'elenco delle possibili scale è infinito, ma in generale, nei discorsi geografici, vengono utilizzati due scale di particolare importanza:
- La prima, la scala globale, si riferisce al livello planetario, complessivo. Una caratteristica delle trasformazioni sociali, economiche e tecnologiche degli ultimi decenni si riferisce al cambiamento di scala di molti fenomeni che tenderebbero a globalizzarsi.
- All'opposto troviamo la scala locale, che viene solitamente utilizzata in contrapposizione alla scala globale. Si tratta della scala della socializzazione e dell'esperienza diretta. Il concetto 'locale' è adimensionale, cioè non fa riferimento a una precisa estensione territoriale e si definisce in relazione a fenomeni che prendono forma a un livello superiore.
La dialettica tra scala globale e scala locale, cioè le connessioni tra i processi globali e le forze locali, costituisce un tema tipicamente geografico: si tratta di relazioni complesse, spesso non lineari.
Rappresentazioni
Le rappresentazioni sono le interpretazioni dei fenomeni nello spazio terrestre. Le rappresentazioni geografiche possono assumere molte forme differenti, come quelle cartografiche, testuali, fotografiche e cinematografiche, quantitative, ecc. Nessuna rappresentazione, in nessuna scienza sociale, è mai neutrale: ogni volta che si osserva un fenomeno sociale, intervengono sempre elementi soggettivi che rendono impossibile una rappresentazione universale sempre vera. La natura parzialmente soggettiva di ogni rappresentazione può essere anche manipolata per scopi politici, anche perché la descrizione geografica viene più facilmente considerata vera in quanto fa apparentemente riferimento a una realtà oggettiva. La scelta di manipolare gli elementi al centro della rappresentazione di un luogo diventa esplicita nel marketing territoriale: in questo caso si tratta di eliminare dalla rappresentazione di un luogo tutto ciò che risulta sgradevole per risaltare alcuni stereotipi. Anche se queste rappresentazioni non sono scientifiche, costituiscono un oggetto di indagine per la geografia, perché contribuiscono a costituire rappresentazioni del mondo che influiscono pesantemente sul significato collettivo che attribuiamo ai luoghi.
Attori e territorio
Gli attori sono i protagonisti dei fenomeni sociali e territoriali: sono soggetti in grado di agire in maniera interdipendente e di effettuare scelte, in quanto dotati di una facoltà nota come 'agency', cioè 'capacità di azione'. Queste azioni riguardano i fatti sociali, cioè quei fatti che hanno conseguenze sul comportamento di altri individui. Il legame tra attori sociali e spazio geografico può essere inteso in due direzioni:
- Tutti i fatti sociali fanno parte dello spazio geografico e sono dunque influenzati da esso;
- Il territorio è prodotto a partire dagli attori che vivono e lavorano in quel luogo: le loro azioni determinano alcune caratteristiche di una specifica città.
Analizzare questi fenomeni non è facile.
- Il primo elemento di complessità è riferito al fatto che attori diversi hanno un grado di potere, quindi una diversa capacità di azione.
- Un altro elemento riguarda come gran parte dei fenomeni sociali ed economici si strutturi su reti sovra-locali, anche se ogni analisi geografica dovrà semplificare e restringere il campo degli attori analizzati.
- Il terzo elemento di complessità riguarda il riferimento ad attori collettivi, cioè aggregati di attori che hanno in comune obiettivi e localizzazione. Il concetto di attore collettivo è utile per la semplificazione e la schematizzazione di interpretazioni di fatti sociali.
Geografia ed economia
La geografia economica ha una storia relativamente breve e i suoi oggetti di indagine sono essenzialmente due, ovvero le attività economiche e lo sviluppo regionale. Riguardo le attività economiche, la geografia economica studia in particolare la distribuzione geografica, costituendosi come scienza della localizzazione: si tratta prevalentemente di comprendere l'organizzazione dell'economia nello spazio e le dinamiche dello sviluppo regionale. La distribuzione delle attività economiche si collega infatti al secondo elemento di indagine, ovvero lo sviluppo regionale, e dipende da elementi interni, ad esempio le caratteristiche degli impianti produttivi, e da elementi esterni che sono ricondotti essenzialmente alle condizioni dei mercati in cui le imprese operano. La geografia economica prende in considerazione discipline quali l'economia regionale, ma anche la sociologia, le scienze politiche, la pianificazione urbana e l'antropologia. A queste discipline e all'economia, la geografia critica tre limiti fondamentali: la tendenza all'universalismo, il riduzionismo e il determinismo.
La geografia economica nasce come scienza descrittiva e compilativa. I primi trattati sono principalmente manuali di geografia commerciale, contenenti informazioni per la gestione amministrativa e per lo sfruttamento economico dei territori coloniali. Lo strumento privilegiato era sempre la carta tematica, la quale non rappresenta singoli territori, ma piuttosto singoli temi. Con la nascita della 'nuova geografia economica', i metodi di indagine sono cambiati, infatti sono mirati all'elaborazione di informazioni quantitative. La geografia contemporanea si ispira ad alcuni filoni eterodossi della teoria economica che condividono molte critiche che i geografi muovono all'economia, in particolare l'idea che i comportamenti economici possano essere ricondotti esclusivamente a scelte di individui razionali che mirano a massimizzare l'utilità.
Fra geografia politica e geografia umana
Nel linguaggio comune la geografia politica è spesso associata alla 'geopolitica', termine utilizzato per la prima volta dallo svedese Rudolf Kjellen. Al centro del suo ragionamento vi era l'analisi delle relazioni fra i fatti geografici, legati alla geografia fisica, e l'elaborazione di leggi scientifiche per interpretare le dinamiche di potere della politica internazionale. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, gli intellettuali americani coniarono il termine geografia politica, proponendo teorie meno deterministiche nell'indagare le relazioni tra fattori geografici e componenti politici. La geografia politica non è solamente una questione di confini nazionali e conflitti internazionali, ma ha a che fare con le esperienze politiche individuali e quotidiane, quindi con questioni di cittadinanza, identità e appartenenza.
Molti modi di guardare allo sviluppo
Il concetto di sviluppo economico è multiforme, infatti diversi contesti storici e diverse società hanno attribuito al termine significati alternativi. Esistono diversi tipi di approcci al tema dello sviluppo, legati in particolare alla teoria della modernizzazione, approcci eterodossi oppure discorsi 'alternativi' basati sui concetti di sviluppo dal basso e sviluppo sostenibile.
L'ideologia della modernizzazione
L'ideologia della modernizzazione rappresenta la visione tradizionale del pensiero occidentale sul tema dello sviluppo. Il termine descrive il processo evolutivo di un organismo verso la sua forma naturale, spiegando da un lato la naturale crescita di animali e vegetali e dall'altro l'insieme delle trasformazioni che gli organismi subiscono nel corso della loro crescita. L'influenza della teoria dell'evoluzione di Darwin ha determinato la nascita di visioni organiciste della società: secondo questa prospettiva, le società più in grado di adattarsi all'ambiente esterno e agli eventi storici sono risultate vincitrici, in opposizione alle società tradizionali. La visione darwiniana della sopravvivenza del più adatto, applicata alle società umane, ha legittimato spesso l'ingiustizia sociale e la subordinazione del più debole.
Nel campo delle scienze sociali, è comune pensare che mentre lo sviluppo, come l'evoluzione, si riferisce a trasformazioni qualitative, la crescita si riferisce ad aspetti prettamente quantitativi: il problema riguarda quale sviluppo sia preferibile. Nei primi decenni del dopoguerra, lo sviluppo veniva paragonato ad un processo di modernizzazione. Walt Whitman Rostow, attraverso la comparazione storica e statistica dello sviluppo di società differenti, ipotizza che lo sviluppo dei diversi paesi avvenga attraverso cinque stadi:
- Il primo stadio, quello della società tradizionale, è caratterizzato da conoscenze limitate nella tecnologia, dove la scienza è sostituita dalla superstizione;
- Nel secondo stadio troviamo le condizioni preliminari per il decollo; con lo sviluppo di strutture per l'istruzione e la formazione, con la crescita della classe imprenditoriale e con l'aumento di produttività nel settore agricolo, si determinano le precondizioni che porteranno allo stadio successivo, il decollo;
- Il terzo stadio, il decollo, è la fase di transizione in senso stretto. Con lo sviluppo del settore dell'industria, le strutture sociali e culturali si trasformano;
- Nel quarto stadio, il percorso per la maturità, con la crescita economica nasce l'esigenza di diversificare le attività produttive;
- Nel quinto stadio, la società dei consumi di massa, il sistema assumerà la struttura delle società occidentali e sviluppate, basate sulla produzione e sul consumo di beni sofisticati.
Il modello proposto da Rostow esprime fede nel progresso sociale e nel legame tra crescita industriale e sviluppo: l'industria e la tecnologia, in questo senso, assicurano il progresso sociale e il benessere. William Arthur Lewis teorizzò come lo sviluppo prenda forma con il progressivo trasferimento del surplus di lavoro da attività non orientate al profitto verso attività capitalistiche moderne. Il processo di urbanizzazione è un presupposto necessario per lo sviluppo e affinché esso prenda forma sono necessari, secondo l'autore, investimenti di capitale. Lewis introdusse l'idea dell'industrializzazione su invito, insistendo sull'importanza di attrarre capitale straniero per avviare processi di sviluppo.
Da un punto di vista geografico, nonostante queste teorie pongano l'attenzione sul ruolo che i capitali possono svolgere nei processi di modernizzazione, il sottosviluppo è considerato l'esito di cause di natura endogena. Ciò che molte teorie dello sviluppo hanno in comune è l'adozione di strutture interpretative di tipo dualistico, che contrappongono società avanzate e arretrate, tradizionali e moderne. Compito morale dei paesi sviluppati sarebbe assistere il progresso delle altre società verso il modello moderno di capitalismo e democrazia liberale. L'ideologia della modernizzazione è entrata in crisi verso la fine degli anni Sessanta.