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Osservazioni preliminari

Lo sguardo è un atto complesso che mette in atto non solo dei processi fisiologici, ma anche processi socio-culturali di cui non sempre siamo a conoscenza. La complessità dello sguardo è strettamente legata alla visione del mondo che ognuno di noi ha e dipende dalle relazioni tra soggetto e oggetto. In un certo senso può essere ragionevole affermare che: “il paesaggio è presente, ed ogni sguardo portato su un paesaggio singolare è un’esperienza nuova ed unica, irripetibile”.

Quindi se volessimo fissare un’immagine dovremmo per forza richiedere l’intervento dell’idea di rappresentazione. Fissare un’immagine ci riconduce a Popper ed Eccles che sottolineavano la diversità e la ricchezza dello sguardo, se condizionato da differenti fattori. Questi due studiosi approntano una distinzione in tre mondi:

  • Mondo 1: Prende in considerazione gli stati materiali delle cose e degli esseri viventi;
  • Mondo 2: Testimonia degli stadi di coscienza che possiamo associare alla conoscenza soggettiva;
  • Mondo 3: In esso interviene il LOGOS, la conoscenza oggettiva o eredità culturale.

Secondo la Convenzione Europea del Paesaggio, la “parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni” è il paesaggio, la cui peculiarità deriva sostanzialmente dall’azione di fattori umani o naturali e dalla loro interrelazione. Sempre secondo la Convenzione il paesaggio deriverebbe esclusivamente dalla realtà materiale percepita. Ciononostante, questa percezione a volte si può essere trasformata in una presentazione, soprattutto nel caso in cui noi parliamo di abitanti o di viaggiatori. La presentazione può essere, infatti, una conoscenza immediata o diretta. È sicuramente lecito sostenere che per un soggetto esterno, il territorio diventa un paesaggio, ancora prima di esserlo per un abitante. Un meccanismo di interazione è tuttavia necessario per far emergere un paesaggio.

Riprendendo i filosofi citati poc’anzi, possiamo affermare che il processo che ci permette di capire come si costituisce una rappresentazione visiva del paesaggio è quello che parte dal mondo materiale per giungere al mondo del LOGOS, passando attraverso la sensibilità. Già Aristotele, nella sua Metafisica aveva permesso di analizzare il senso della vista: “tutti gli uomini hanno, per natura, il desiderio di conoscere; il piacere causato dalle sensazioni ne è la prova, perché, al di là della loro stessa utilità, esse ci premono per se stesse e più di tutte, le sensazioni visuali. In effetti, non solamente per agire, ma anche quando non ci proponiamo nessuna azione, noi preferiamo per così dire, la vista a tutto il resto”

Non dobbiamo trascurare l’importanza che hanno, però, anche gli altri sensi per delineare il paesaggio:

  • Paesaggio sonoro: molto utile ai fini della pianificazione territoriale;
  • Paesaggio tattile: indispensabile per i ciechi;
  • Paesaggio del gusto: molto in voga tra i turisti.

Tutti questi tipi di paesaggi possono essere illustrati a partire dai sensi e spiegati grazie alla teoria dei tre mondi. Da quest’analisi si può capire come il paesaggio abbia un doppio carattere:

  • Concreto, perché riflette l’esperienza;
  • Speculativo, perché fa sorgere il fondamento dell’esperienza.

Il tema del paesaggio, infatti, è argomento molto studiato dalla filosofia e dall’estetica.

Comprensione del mondo materiale

Per comprendere meglio il mondo materiale, si dovrebbero analizzare le grandi logiche che lo regolano:

  • Eco-logica;
  • Bio-logica;
  • Antropo-logica.

Il sistema terrestre è sottoposto alle relazioni tra queste logiche, che appartengono a momenti diversi della storia della natura:

  • Un ecosistema naturale è costituito da elementi creati in diversi momenti della storia della terra;
  • Dal punto di vista bio-logico la storia è molto meno lunga di quella della terra;
  • Nel caso dell’antropo-logica la scala temporale è ancora differente.

La cosa che rimane costante nel mondo materiale è l’instabilità, anche se dal punto di vista della scala umana il cambiamento è troppo lento perché sia percepito. Rimane, tuttavia, controversa la discussione intorno all’individuazione di una teoria sulla comparsa dell’uomo. Anche se quest’ultimo ha sempre pensato di avere raggiunto la perfezione, dal punto di vista evolutivo non dobbiamo smettere di pensare al fatto che non smettiamo mai di trasformarci e non solo dal punto di vista biologico, ma anche culturale. Le diverse culture, vanno a condizionare le territorialità della società, dei gruppi e degli individui che vi fanno parte: una territorialità è un insieme di relazioni tra l’ambiente fisico e quello sociale attraverso l’aiuto di differenti mediatori che contribuiscono a soddisfare i bisogni, per poter ottenere maggiore autonomia possibile.

Produzione territoriale e processi di trasformazione

Questo tipo di produzione territoriale si realizza mediante:

  • Processi di addomesticamento: Esso contribuisce a produrre sistemi viventi che non possono esistere se l’uomo non continua ad occuparsene. È definito come un processo d’integrazione della natura nella storia umana. Tutto questo implica che piante e animali possano anche morire con le società che li hanno creati. Per questo motivo, l’addomesticamento è un processo di sostituzione di un sistema naturale umano ad un sistema naturale non umano, ossia è il passaggio da un oggetto reale conosciuto ad un modello prodotto e conosciuto fin dall’inizio. È quindi un processo di trasformazione della natura in immagini della stessa. In questo processo, il legame con l’ambiente naturale reale era perfettamente reperibile.
  • Processi di simulazione: La simulazione è la costruzione razionale di un sogno che vuole sostituirsi alla realtà presente. Per questo motivo, mentre l’utopia non ha effetti sulla trasformazione, la simulazione è il punto di partenza per una ricostruzione del mondo. Il processo di simulazione fa passare da un sogno ad una realtà attraverso l’invenzione. In questo processo, il legame con la natura è su scala genetica.

L’uomo moderno abita sempre meno in ecosistemi addomesticati e sempre più in quelli simulati, ossia in quelli delle immagini costruite. Non è un caso che oggi il paesaggio assuma un’importanza particolare, sia quasi un paradigma. Il mondo materiale in cui stiamo vivendo ci fornisce una grande quantità di immagini che il nostro sguardo vede in parte o di cui siamo in parte coscienti.

“L’atto di guardare, che solo apparentemente sembra un semplice movimento fisiologico è stato investito dalla cultura...”.

Nel significato più esteso della parola, la cultura dovrebbe essere l’insieme dei linguaggi che sono regolati in funzione di momenti, luoghi, categorie sessuali, culturali, etc. Lo sguardo cambia nel corso del tempo, influenzato dalle categorie che riguardano l’involucro spazio-temporale. Ciò che risulta dall’intersezione tra lo sguardo e il mondo materiale è il cambiamento della rappresentazione. Lo sguardo mette in atto una rappresentazione, un meccanismo molto complesso giacché implica qualcosa di diverso dal copiare. La rappresentazione è qualcosa che inventa un modello coerente, ma deformato, del referente reale. La deformazione è provocata dal linguaggio, che non è altro che una riduzione del mondo materiale, il quale assume una diversa scala. La storia del paesaggio è una storia lunga e che comincia nel 1700 per arrivare sino ad oggi.

Storia e definizioni del paesaggio

Sia George Forster che Alexander von Humboldt sono riusciti a legare il mondo del sensibile con il mondo del logos e l’ultima opera di von Humboldt ne è una chiara testimonianza. Chiaramente egli è stato influenzato da Forster con il quale ha studiato e viaggiato, e che fu colui che, dopo aver scritto il suo Voyage Round the World comincia a sviluppare un approccio nuovo per lo studio del paesaggio, frenato solo dalla sua morte improvvisa. Per ritrovare poi una definizione di paesaggio sarà necessario aspettare fino all’Ottocento e il primo libro che ne parla è quello di Passarge, esponente della scuola tedesca di geografia. Anche nella scuola francese il tema del paesaggio non è mai mancato e potrà produrre in seguito personaggi del calibro di:

  • Lucien Febvre: “Tutta la geografia è nell’analisi del paesaggio”
  • Eric Dardel: “Il paesaggio è un insieme: una convergenza, un momento vissuto… il paesaggio non è un cerchio chiuso, ma un dispiegarsi. È veramente geografico per i suoi prolungamenti, per lo sfondo reale o immaginario che lo spazio apre al di là dello sguardo”.

Al di là del paesaggio è necessario considerare la dimensione ecologica, attraverso i concetti che si sono formati e diffusi dalla seconda metà del Settecento sino ad oggi.

Prospettive geografica ed ecologica

Prospettiva geografica Prospettiva ecologica
È maggiormente interessata alle forme e alle funzioni dell’oggetto di studio, che è posto ad un livello macroscopico. È molto più orientata verso lo studio dei cicli e dei flussi ad un livello microscopico.
Fa vedere e comprendere l’evoluzione delle morfologie. Fa intuire che ciò che vediamo nel paesaggio non è del tutto stabile.

Artialisation in intellectu

Una terza dimensione da non trascurare è sicuramente quella dell’artialisation in intellectu. Il mondo del logos può ricreare il vedere attraverso: schemi, immagini e altre rappresentazioni; tuttavia esso sembra prendere in considerazione più le relazioni che altri aspetti del fenomeno. In altri termini, il paesaggio deve essere considerato non naturale, ma soprannaturale. Sembra importante rilevare che esiste una netta opposizione tra la definizione di paesaggio data dalla Convenzione europea del paesaggio e quella di Roger, ma la risposta che propone l’autore del saggio è che l’arte costituisca la via di mezzo tra metafisica e metamorfosi. Per questo motivo sarebbe importante dare anche una spiegazione del termine artialisation:

  • È un termine difficile da riproporre in italiano;
  • Può essere tradotto come “processo di creazione di artefatti”.

Resta da tenere in considerazione la produzione di paesaggi che non sono basati su una realtà territoriale preesistente, ossia la produzione d’immagini senza fondamento reale.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/01 Geografia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher jessicabortuzzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Udine o del prof Micelli Francesco.
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