Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

forza che dà la possibilità di trasformare il movimento lineare in circolare. Lavoro

strumentale e materia sono i nuovi elementi del rapporto naturale. La tecnica gioca un

ruolo fondamentale, perché l’inorganico tende a sostituirsi all’organico. Nello stato di

natura meccanico, la produzione prende un’importanza straordinaria, il cui limite risiede

nella capacità di inventare processi di sostituzione.

3. Cibernetico: è in grado di dare all’uomo tutte le sue possibilità e capacità. L’uomo è in

grado di produrre, sviluppare o creare dei materiali totalmente nuovi e non presenti nel

mondo, prima della loro invenzione.

2.IL MONDO MATERIALE

L’ambiente è la materia prima sulla quale lavora l’uomo, ossia la società, al fine di produrre un territorio

che diventa, per effetto dello sguardo, IL o UN paesaggio. Il paesaggio non è una costruzione

materiale, ma la rappresentazione ideale di quella costruzione. Questo significa che un territorio non

darà vita ad un paesaggio, se non è immediatamente condizionato dai mediatori peculiari che

influenzano lo sguardo. Portiamo qui un esempio di quanto detto:

portiamo l’esempio di TURI. La città fu fondata sulla base di un piano regolatore geometrico e furono

distribuite delle terre ai primi coloni vicine alla città. Questa distribuzione è controllata da appositi

magistrati, che operano sulla base di un piano. Nello stato di natura organico, l’agricoltura ha prodotto

dei territori che non sono stati visti come paesaggi dalla gente, perché l’attenzione era centrata più

verso l’utile che verso l’aspetto estetico. Naturalmente questa formazione del territorio, con il tempo

si è modificata e non siamo più in grado di avere un’idea precisa dello stato originario. Nel sistema

antico, in ogni caso, il ruolo della città era molto importante, tanto che diveniva un elemento

fondamentale per identificarsi. La città greca è una città aperta, che ospita anche la popolazione rurale

e che si presenta come un paesaggio unitario, sebbene sia costituito da più parti che assolvono a

funzioni diverse. È evidente, quindi, che i territori sono stati creati attraverso una simbiosi tra il

mondo agricolo e il mondo urbano.

È importante sottolineare, che dalle origini ai giorni nostri, l’intreccio tra il mondo agricolo e il mondo

urbano si può facilmente decifrare con una intensità variabile. Questo rapporto trova origine nel fatto

che la matematica e la geometria siano dei mezzi fondamentali per comprendere la costruzione nel

mondo greco e in quello romano. Questo stesso intreccio diverrà evidente al momento della crisi delle

città e della caduta dell’impero occidentale. Con la sua caduta, il territorio subisce un forte

sconvolgimento, giacchè la popolazione è poco densa e l’uomo vive in una natura che gli è ostile. La

foresta comincia a giocare un ruolo chiave nel rifornimento di energia e di materie prime. Poteva anche

incutere paura, visto che era usata come nascondiglio da briganti e fuorilegge. Ci troviamo davanti ad

un’economia basata sostanzialmente sulla sussistenza, che si rivela comunque poco efficiente. La villa è

diventata il dominio di grandi ecclesiastici o di laici, gli unici che sappiano svilupparne le risorse. Questo

tipo di dominio è sempre stato creato con enormi svantaggi nei confronti della foresta o del maggese. È

evidente che la grande proprietà abbia soppiantato la piccola. Le città più piccole, in questo momento,

non hanno un ruolo di grande rilevanza, perché l’organizzazione di tipo romano non esiste più e nulla l’ha

sostituita. In tutto il territorio esiste una profonda incapacità di gestire le strutture di grande scala.

Dopo la metà del X secolo, abbiamo una sorta di rinascita urbana che si concretizza nella creazione di

  5  

centri specializzati in attività artigianali e di servizio. Per le città, questo è un momento di forte

crescita e lo stesso vale per le campagne, dove la popolazione è invitata a compiere un grosso lavoro di

trasformazione della terra per metterla nuovamente al servizio dell’agricoltura. Questa trasformazione

dello spazio naturale proseguirà sino al XIV secolo, anno di diffusione della peste nera.

Un altro importante fenomeno avvenuto, si riscontra in Inghilterra e sarà determinante per la

trasformazione del territorio:

la crisi agricola ha avuto pesanti conseguenze tra XIV e XV secolo ed ebbe come immediata

conseguenza il passaggio da colture di tipo cerealicolo all’allevamento ovino, incentivato dagli alti

costi della lana. Il risultato fu che il pascolo prese il posto dei campi coltivabili e causò la

scomparsa di interi villaggi, per fare posto a distese erbose necessarie al pascolo. Van Bath ha

puntualizzato una serie di conseguenze:

Confluenza di appezzamenti sparsi in superfici agrarie unitarie;

• Allargamento delle grandi proprietà attraverso l’espulsione dei propri abitanti;

• Confisca dell’incolto comune;

• Diminuzione o abolizione dei diritti di tutti i contadini.

Il ruolo delle città qui non è da sminuire, perché in esse si concentra la maggior parte del

fabbisogno di lana per la produzione tessile. È evidente, in questo contesto, che la costruzione

del territorio sia stata condizionata non solo da fattori di tipo agricolo, ma anche da aspetti

politici e dalle trasformazioni subite dalle città e dai cambiamenti delle abitudini di consumo.

Oggi la realtà è ben diversa, infatti l’urbanistica ci offre un’immagine che diventa territorio attraverso

la realizzazione del progetto. Dal Settecento sino ad oggi, si sono molto modificati i principi per cui una

città si sviluppa. Ne possiamo descrivere ben 6:

1) CENTRALIZZAZIONE: è il processo per cui la città comincia ad attrarre una sempre più

numerosa popolazione e quindi deve svilupparsi verticalmente;

2) VERTICALIZZAZIONE: è una conseguenza della teoria della rendita del suolo, che spinge

a concentrare nelle città un numero sempre maggiore di abitanti e attività.

3) CONCENTRAZIONE: inizia a partire dal Settecento, quando cominciamo a vedere assidui

scambi tra le città, che indubbiamente permettono di procurarsi tutte le cose di cui

necessitano e che mancano. La velocità delle trasformazioni è aumentata, si modificano i

territori cittadini ma anche quelli agricoli, dato l’inizio dell’esodo rurale e l’agricoltura

diventerà un’attività come un’altra.

4) ETEROGENEIZZAZIONE: è la conseguenza della presenza nelle città di uomini di origine e

attività diversa la cui mescolanza è promessa di una densità creatrice.

5) MEDIAZIONE

6) MECCANIZZAZIONE

La storia ecologica generale, potrebbe dimostrare che è la territorialità dell’uomo ad essere

responsabile della crisi dell’ambiente. Ogni stato di natura ha generato la propria crisi attraverso la

produzione del territorio e al fine di attutirla l’uomo deve imparare a gestire l’uso che fa di ogni cosa.

Spazio e territorio non sono termini che si equivalgono e non sono nemmeno sinonimi. È necessario

comprendere come lo spazio sia in una posizione antecedente nei confronti del territorio, proprio

perché questo è generato a partire dallo stesso oltre ad essere il risultato di un’azione condotta da un

attore che realizza il programma a qualsiasi livello. Per costruire un territorio, l’attore proietta nello

spazio un lavoro, adattando le condizioni date ai fabbisogni di una comunità o di una società. Sarebbe

  6  

opportuno proporre una piccola scala delle trasformazioni in atto nel processo di territorializzazione,

mostrando i meccanismi e gli effetti sulle morfologie spaziali e territoriali. Riportiamo qui le variabili:

A: attore che combina diversi mezzi per realizzare un azione sull’ambiente onorganico e/o

⇒ organico e/o sociale;

L: lavoro a disposizione dell’attore. Il lavoro è una combinazione di energia e informazione.

⇒ M: mediatori materiali;

⇒ P: programma dell’attore, che è l’insieme delle intenzioni realizzabili e degli obiettivi o

⇒ scopi;

R: relazione dell’attore con l’ambiente;

⇒ SN: ambiente organico o inorganico;

⇒ SO: ambiente sociale;

⇒ S: ambiente generale

⇒ T: territorio;

⇒ TA: relazioni dell’attore nel territorio.

3.IL MONDO MENTALE DELLE IMMAGINI

i prodotti dello sguardo non sono riproduzioni fedeli della realtà. Lo sguardo non smette di trasformare

la realtà in immagini che possono essere emblematiche o singolari. Infatti guardare significa

interpretare alla luce delle categorie che cambiano attraverso il tempo. Lo sguardo dipende dal luogo e

dal momento, ossia dall’evoluzione geografica nella quale è inserito l’individuo. Lo sguardo non è fisso nel

tempo, ma deve essere sempre considerato nella sua dimensione diacronica. Lo sguardo è in funzione di

uno scopo particolare, esso è una messa in scena del visibile, senza però che consideri tutto il visibile.

L’occhio è il regista che sceglie e interpreta gli elementi per creare una rappresentazione nuova. Ci

sono degli sguardi molto famosi, che rintracciamo nei quadri di Millet, Turner,…

Augustin Berque mette in evidenzia l’ambiguità del termine paesaggio e per lui esisterebbero delle

civiltà paesaggistiche e civiltà non paesaggistiche. Questa distinzione potrebbe risultare dubbia e

  7  

ingannevole, giacchè noi siamo a conoscenza del fatto che non esiste alcuna civiltà senza immagini. Il

paesaggio non fa altro che rappresentare la realtà e Berque stesso non fa altro che mostrare

perfettamente il ruolo di uno sguardo peculiare. Il modo di guardare è una maniera di vedere, di

descrivere e di dipingere. È un atto personale e individuale, anche se l’atto di descrivere non è

propriamente individuale. In questa operazione i mediatori dipendono dalla società. La maniera di

vedere è individuale, ma l’interpretazione dipende molto dalla società alla quale si appartiene. Il

paesaggio diventa quindi un’intersezione tra l’occhio, la soggettività e i mediatori sociali, per cui il

sistema visivo non considera soltanto i dati ottici dell’oggetto, ma anche le proiezioni mentali del

soggetto.

La storia del paesaggio è anche storia della società. Esistono due tipi di sguardi sul paesaggio:

Quello interno, della gente che vive nel paese;

• Quello esterno, quello della gente che fa trionfare lo sguardo della città.

La distinzione può essere spiegata meglio attraverso la contrapposizione tra:

PAESAGGIO: esso aggiunge un particolare importante al quadro complessivo, quella della sua

• duplice natura di genere figurativo e modello interpretativo.

MAPPA: essa riesce a conciliare il principio della coerenza interna e quello dell’adeguatezza.

L’impatto visivo del paesaggio è differente, in quanto ha avuto origine come genere artistico tra il XV e

il XVI secolo e diverrà un modello conosciuto in geografia alla fine del XVIII secolo. Due uomini hanno

cercato di rappresentare e mettere in scena il paesaggio:

GEORG FORSTER

• ALEXANDER VON HUMBOLT

Se consideriamo, invece, CASPAR DAVID FRIEDERICH il paesaggio assume due funzioni:

1. Una di riproduzione della località o il paesaggio dona il luogo;

2. Messa in opera di quello che appare.

La località è la forma minimale del paesaggio in pittura, non esiste un paesaggio senza un minimo di

località. La modalità principale di produzione paesaggistica è l’ingrandimento, che viene ottenuto

attraverso espedienti pittorici che generano campiture spaziali, che convergono o divergono rispetto

all’asse visivo dell’osservatore, ossia l’orizzonte. Il territorio è creato dal lavoro che è trascendente al

concetto di paesaggio inventato dalla società per darsi una rappresentazione della natura antropizzata

e derivata dalle sue diverse attività. Il paesaggio è la manifestazione del territorio. Il territorio è

diventato paesaggio quando ha cominciato ad essere paesaggio ed essere pensato significa che la

realtà territoriale è radicata in un sistema di rappresentazione formale in cui i concetti sono in

grado di costruire una nuova realtà.

Per costruire questa unità è necessario avere a disposizione un linguaggio o scambiare la realtà del

territorio con un’immagine prodotta dal meccanismo del linguaggio scelto. L’origine dell’unità del

paesaggio risiede in quello che Simmel chiama STIMMUNG:

È molto importante in quanto è un fattore che riunisce i pezzi di un paesaggio che viene

• colto nella sua unità;

Stimmung e unità sono due aspetti di una sola cosa attraverso la quale l’anima dello

• spettatore costruisce il paesaggio;

Stimmung evidenzia quello che è importante di un paesaggio, ma non quello che è

• fondamentale in altri paesaggi; corrisponde allora all’unità di tutti quegli elementi

particolari riuniti in tutto ciò che è lo spettatore.

  8  

Lo spazio diventa territorio per effetto del lavoro e quest’ultimo è il mediatore degli scambi tra

• uomo e natura. Ogni ecosistema è il risultato della proiezione del lavoro umano nella natura

offerta.

I territori rurali appartengono ad una realtà che non esiste più ormai, erano i luoghi della vita

quotidiana, quelli del lavoro inteso nel senso tradizionale. Questi territori sono diventati paesaggi dopo

la scomparsa della territorialità precedente. Questo significa che, nella nostra società, un territorio

diventa paesaggio quando le relazioni che lo hanno creato, tendono a scomparire. Il paesaggio si

costruisce sulla base degli elementi del territorio che hanno un significato solo come reminiscenze del

passato.

Sul piano teorico, la distinzione tra:

il corpo è il luogo dell’immagine, ma tutte le immagini non sono materializzate. È il

1. FUSIONE:

caso di una fusione imperfetta ma senza traccia visibile.

in essa troviamo un’immagine visibile del mondo esterno che è stata

2. FISSIONE:

materializzata con l’aiuto di un qualunque dispositivo. Ci sono numerose fissioni possibili,

visto che ci sono supporti e sguardi diversi. Le immagini dei luoghi hanno un ruolo

importante, perché possiamo scoprire luoghi geografici anche soltanto con delle immagini.

La fissione è creatrice di un modello in grado di stabilire una mediazione con la realtà

materiale. In questo modo, l’immagine diventa uno strumento di relazione che permette di

aiutare l’osservatore a ricostruire l’ambiente psicologico della prima osservazione.

è importante, perché ci consente di comprendere che probabilmente non c’è un’evoluzione che ci dia la

possibilità di seguire nel tempo la comparsa delle diverse forme di paesaggio e la loro trasformazione.

L’idea di fissione è stata esposta correttamente da Belting, dimostrando che la natura amata

dallo scrittore e descritta a distanza come un’immagine, era la stessa natura temuta dal

contadino, la cui vita dipendeva dal lavoro. La trasformazione del territorio in paesaggio è un

processo che passa attraverso una materializzazione fotografica che privilegia i luoghi sacri, che

hanno una probabilità debole nella realtà. Il territorio costruito è l’oggetto originale, necessario per

la creazione di immagini o rappresentazioni del paesaggio. Il territorio si trasforma e suoi elementi

possono essere cambiati nel corso della storia, dal momento che non esiste spazio per territori diversi

nello stesso luogo. Il territorio è un palinsesto di cui possiamo riconoscere i diversi momenti e in questo

lavoro di ricostruzione le rappresentazioni possono esserci di aiuto. Lo sguardo dipende dai mediatori a

disposizione per capire l’oggetto.

La parola designata per esprimere l’idea del paesaggio è abbastanza recente nelle lingue indoeuropee,

comparve tra il Quattrocento e il Cinquecento. Per i secoli anteriore all’epoca moderna, il paesaggio è

sentimento della natura, natura che delinea un concetto molto ampio, ma che si limita a seconda di come

viene usato. Durante il Medioevo, la natura può essere vista come qualcosa da ammirare, perché l’uomo

viene rappresentato congiunto alla natura. Questo periodo ci ha fornito una famosa LETTERA AL

VENTOSO di Petrarca, che può essere considerata la prima introduzione del paesaggio nella

letteratura; trovare in essa l’invenzione del paesaggio, può essere postulato soltanto se poniamo alcune

condizioni:

1. Consisterebbe nel dichiarare che il paesaggio è un’immagine;

2. È che quest’immagine non ha niente a che fare con la realtà materiale, è soltanto un

pretesto;

  9  


ACQUISTATO

2 volte

PAGINE

13

PESO

243.70 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Esame: Geografia
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze storiche e filosofiche
SSD:
Università: Udine - Uniud
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher jessicabortuzzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Udine - Uniud o del prof Micelli Francesco.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Geografia

Riassunto esame Geografia, prof. Micelli, libro consigliato Il Paesaggio Come Teatro, Turri
Appunto
Riassunto esame Geografia, prof. Micelli, libro consigliato Il Paesaggio Come Teatro, Turri
Appunto
Riassunto esame personale di Storia Moderna, prof. Giuseppe Trebbi, Libro consigliato "Storia Moderna" di Vidotto - Ago
Appunto
Ricerca sull'intelletto umano, Hume - riassunto e appunti
Appunto