INTRODUZIONE AL SISTEMA CLIMA
Il Clima può essere quantitativamente definito utilizzando i valori delle principali
variabili meteorologiche, dette anche elementi climatici, che includono variabili
come la temperatura media, le precipitazioni, il vento, la pressione atmosferica, lo
stato del cielo e l’umidità. Il clima viene valutato in un lasso di tempo di trent’anni di
ricerca, altrimenti si parla di tempo atmosferico; quindi per parlare di cambiamenti
climatici bisogna studiarli in un arci di tempo ancora più lungo.
La temperatura è ampiamente riconosciuta come una variabile climatica
fondamentale. La temperatura media terrestre è pari a 288 K, +15°C o 59° F.
(CELSIUS: 0°C = ghiaccio fondente, 100°C = vapori acqua bollente; FAHRENHEIT:
32°F = 0°C e 212 °F = 100°C, T (f) = 32 + 9/5 t (C))
La temperatura varia lungo la latitudine. Sono stati registrati degli estremi termici che
riflettono il noto decremento termico dai Tropici ai Poli.
-89°C (-128.6°F) a Vostok, Antartide (3450m slm)
e +58°C (136.4°F) a Al Aziziyah, Libia (ma questo record è oggi messo in
discussione, si veda http://www.climatemonitor.it/?p=29558
il lapse rate è la diminuzione della Temperatura in funzione della quota dalla
superficie terrestre sino ad un’altitudine di 10-15 km nell’atmosfera.
−∂ T
τ≡ ∂ z
La forza di gravità trattiene intorno alla Terra un involucro gassoso, l’atmosfera, la cui
densità, per la compressibilità dei suoi componenti, decresce quasi esponenzialmente
con la quota, fino a confondersi con i valori propri dei gas interplanetari. La massa
15
totale dell’atmosfera è stimata intorno ai 5,2 x 10 tonnellate, cioè meno della
milionesima parte della massa planetaria, circa la metà della massa atmosferica si
trova sotto i 5 km di quota, il 75% sotto i 10 km ed il 95% sotto i 20 km. Da qui
emerge che l’atmosfera è suddivisa in una serie di involucri concentrici attraverso i
quali le proprietà fisiche variano assai più rapidamente in senso verticale che non in
direzione parallela alla superficie terrestre. Intorno ai 500-600 km di quota l’atmosfera
termina perché il libero cammino medio delle molecole (distanza media percorsa
da una molecola tra 2 urti successivi)
raggiunge i 100 km ed è paragonabile al
vuoto. Si può capre che molto sottile se
paragonata ala raggio solido della terra.
L’atmosfera può essere suddivisa in base
ai gradienti termici. Tutte le terre emerse si
trovano nella troposfera tra 0 e 10km in cui
la temperatura diminuisce all’aumentare
dell’altitudine.
L’esosfera o geocorna è la regione di transizione al plasma interplanetario. Di forma
affusolata, si prolunga a coda in direzione opposta a quella del Sole, ed è immersa a
sua volta nell’eliosfera, l’involucro allungato che si ritiene contenga al proprio interno
l’intero Sistema Solare. L’eliosfera è permeata dal vento solare (nome introdotto nel
1958 da Parker), gas ionizzato (plasma) a bassissima densità composto soprattutto da
protoni ed elettroni liberi. A questi si associano durante i brillamenti solari nuclei di
elio, carbonio, azoto, ossigeno e di atomi più pesanti. Il vento solare fluisce quasi
radialmente dal sole, in modo non del tutto uniforme. Le particelle del vento solare
sono catturate dal campo magnetico terrestre ed immerse in un sistema di fasce di
radiazione che circondano la Terra (fasce di Van Allen) a loro volta racchiuse in una
regione chiamata magnetosfera. Il Libero Cammino Medio delle molecole raggiunge
nell’esosfera valori molto elevati, favorendo gli scambi per diffusione sia al suo interno
sia tra esosfera e ambiente interplanetario. Da osservazioni tramite satelliti e veicoli
spaziali si osserva che in prossimità dell’orbita terrestre il vento solare ha una
temperatura prossima ai 100.000 K, una densità dell’ordine di 10 particelle per cm3 ed
una velocità di circa 450 km /sec.
Nell’atmosfera la densità dell’aria e la pressione decrescono in modo continuo verso
l’alto conformemente alle leggi dell’idrostatica. Non così accade per la temperatura
che varia verticalmente in modo discontinuo e permette di riconoscere nell’atmosfera
quattro regioni a diverso regime termico. In base alla nomenclatura OMM
(Organizzazione Meteorologica Mondiale) esse vengono definite: troposfera,
stratosfera, mesosfera e termosfera separate al loro limite superiore da tropopausa,
stratopausa e mesopausa.
La troposfera è la sede dei principali fenomeni meteorologici, si estende dal suolo ad
altezze variabili in funzione della latitudine (circa 6 km ai Poli e 18 km all’Equatore) e
del periodo dell’anno. E’ riscaldata prevalentemente dal basso e quindi mostra valori
di temperatura regolarmente decrescenti con la quota di 6-7°C per km (-0,006 °C/m
gradiente termico verticale o lapse rate), questo valore è calcolato profili termici
verticali ottenuti tramite radiosondaggio. Negli strati bassi della Troposfera la
Temperatura dell’aria non diminuisce sempre regolarmente con l’altezza ma vi sono
zone in cui i valori della temperatura rimangono pressoché costanti (isotermia)
oppure aumentano verso l’alto (inversioni termiche), ovvero una regione
dell’atmosfera caratterizzata da laspe rate negativo. Un esempio è quando in pianura
c’è aria fredda e pesante, mentre se andiamo in montagna la temperatura è più mite
perché colpita dal sole (inversione termica locale). Nelle regioni polari è assai
importante, essa si verifica a seguito del raffreddamento molto rapido e intenso della
superficie terrestre a seguito dell’emissione di radiazione infrarossa in assenza di
insolazione (notte polare). L’aria non emette radiazione in modo così efficace quanto
la superficie terrestre ed il calore emesso da quest’ultima riscalda l’aria della bassa
troposfera che in ultima analisi è più calda della superficie terrestre. Le inversioni al
suolo, conseguenti in genere a intenso
raffreddamento notturno, caratterizzano
soprattutto le regioni continentali, sopra le
quali si forma uno strato di inversione
delimitato superiormente da una netta
superficie di discontinuità (superficie di
inversione). Fenomeni analoghi si
verificano anche nelle valli montane
prevalentemente durante l’inverno,
allorché l’aria più fredda e più densa si
raccoglie a fondovalle. Inversioni termiche si possono avere anche in quota per
scorrimento ascendente di aria più calda su quella fredda o per incunearsi di aria
fredda sotto aria più calda. Tra le anomalie termiche della troposfera vi è anche
l’andamento anormalmente elevato che il gradiente termico verticale presenta negli
strati bassi durante il periodo estivo in conseguenza al surriscaldamento del suolo
Profili di temperatura media annua per i primi 20 km di atmosfera rilevati a tre diverse
bande latitudinali (modificato da Oort, 1983). Le tre curve sono quasi parallele, quindi
lapse rate molto simile fino a più o meno 10km (0,6°C ogni 100m). Nei poli l’atmosfera
è più schiacciata rispetto all’equatore, in quest’ultimo la temperatura continua a
scendere fino a circa 15km. Non c’è la tropopausa ma si passa subito a stratosfera
dove la temperatura aumenta.
Variazioni stagionali dei profili termici rilevati a 75° di latitudine N (modificato da Oort,
1983). Dimostrazione dell’inversione termica al polo nord presente tra dicembre e
febbraio (notte artica) e ancora percepibile tra marzo e maggio perché l’illuminazione
è ancora debole. Assente tra giugno e novembre.
La stratosfera si sviluppa fino ad un’altezza di 50 km circa, la temperatura è quasi
costante fino a circa 20 km e poi aumenta rapidamente sino a 30-32 km di quota oltre
i quali l’innalzamento è più rapido (4-5°C per Km o +0,004 °C/m). Questo aumento è
spiegabile se consideriamo dei processi che liberano energia termica che avvengono
in stratosfera, dove è localizzata l’ozonosfera, cioè dove l’ozono si forma e si dissocia a
seguito di assorbimento di radiazioni ultraviolette ad alta energia. Questa non
raggiunge quindi la superficie terreste dove avrebbe gravi ripercussioni su tessuti
biologici. Infatti, storicamente, la vita è uscita dall’acqua solo dopo che atmosfera da
riducente è divenuta ossidante e dopo che gli organismi acquatici hanno cominciato a
produrre energia e rilasciare come gas di scarto ossigeno, che ha raggiunto alti strati
di atmosfera e ha reagito con radiazione ultravioletta per formare ozono e poi
dissociarlo. In questo modo è stato possibile creare ozonosfera. Questo avviene tra i
30 e i 50 chilometri di quota. Qui andiamo a rinnegare regola che temperatura
decresce con la quota.
Nella stratopausa la temperatura oscilla intorno a 0°C.
Nella mesosfera riprende il decremento termico, al limite superiore o mesopausa la
temperatura raggiunge i minimi assoluti di circa -80°C. Sia nella Stratosfera che nella
Mesosfera sono stati osservati repentini cambiamenti di temperatura per i quali non
esistono ancora spiegazioni esaurienti.
La termosfera si trova al di sopra della Mesopausa ed è caratterizzata da un sottile
strato di isotermia e da un successivo pregressivo aumento della temperatura che
arriva a 1000°C ed oltre intorno ai 300 km di quota. Temperature così elevate, in
presenza di atomi o ioni o molecole elevate, sono solo espressione della elevata
energia cinetica media di particelle estremamente rarefatte (Temperature non
rilevabili tramite un comune termometro).
La composizione chimica dell’atmosfera è un fattore determinante per il clima
terrestre. Le interazioni dei gas atmosferici con l’energia radiante modulano i flussi
energetici attraverso i sistemi climatici. La massa dell’atmosfera è di circa 5.14 x 1018
kg, essa è assai piccola se confrontata con la massa degli oceani (1.39 x 1021 kg) o
con la massa della Terra solida (5.98 x 1024 kg). Metà della massa atmosferica si trova
sotto i 5km di quota. L’atmosfera terrestre è un miscuglio di gas, di vapore acqueo e di
particelle liquide e solide (aerosol). Si parla di atmosfera secca con riferimento ai
soli componenti gassosi e di atmosfera umida quando a questi sia associato anche il
vapore acqueo. In climatologia si preferisce parlare di atmosfera secca perché il
vapore acqueo varia nel tempo e nello spazio. Seguendo la terminologia proposta da
Chapman e Nicolet, l’atmosfera in relazione alla composizione chimica viene suddivisa
in tre regioni: omosfera, eterosfera e protosfera.
L’omosfera è compresa tra il suolo e 80 km di quota (comprende troposfera,
stratosfera e un pezzettino di mesosfera), presenta uniforme ed invariabile
composizione dell’aria secca. Tutta l’H2O atmosferica è contenuta in questa regione
unitamente alle particelle di aerosol il cui ruolo è essenziale nei processi di
condensazione e congelamento.
Grafico della composizione dell’atmosfera del 1992: attenzione al valore di CO2 da
confrontare con i dati NOA aggiornati, infatti essa è aumentata in modo importante,
ora sono circa 410 ppm. I gas atmosferici che svolgono un ruolo fondamentale
nell’assorbimento e nell’emissione di energia radiante sono meno dell’1% del totale e
comprendonoil vapore acqueo (3.3 x 10-3 del totale della massa atmosferica),
l’anidride carbonica (CO2, 5.3x10-7), l’ozono (O3, 6.42 x 10-7), elencati in ordine di
importanza per la loro influenza sulla temperatura superficiale, seguiti da metano
(CH4), ossidi di azoto (NOX) ed elementi minori.
La variabilità della CO2 nell’atmosfera è in funzione di:
Combustione di sostanze organiche. Carbone e petrolio liberano CO2 che era
stata intrappolata milioni di anni fa rimettendola in atmosfera, mentre la
combustione vegetale libera CO2 relativamente recente
Attività vulcanica anche se non è così rilevante perché non ne è stato registrato
un aumento
Processi biologici (fotosintesi, respirazione, fermentazione)
Scambi per diffusione tra
atmosfera ed oceano (le acque
calde cedono CO2, le acque
fredde assorbono CO2)
Il sito della NOAA (National
Oceanic & Atmospheric
Administration) fa registrazioni
sulla quantità di CO2 in
atmosfera. Vengono fatte in uno
studio a Mauna Loa, perché
anche se si trova vicino ai vulcani, l’eruzione è contante e si trova in una zona
abbastanza isolata rispetto al resto del mondo.
https://www.esrl.noaa.gov/gmd/ccgg/trends/data.html
Il metano (CH4) ha concentrazione nell’atmosfera inferiore di oltre due ordini di
grandezza a quella della CO2 ma rispetto a questa assorbe la radiazione infrarossa in
modo venti volte superiore. Una tonnellata di metano equivale a venti tonnellate di
CO2. Sia l’anidride carbonica che il metano fanno parte dei gas serra (clima alteranti),
così come il vapore acqueo e l’ozono.
L’Ozono (O3) rappresenta meno di un milionesimo dei gas atmosferici ma esso
assorbe quasi interamente la radiazione ultravioletta proveniente dal Sole. L’Ozono si
forma continuamente tra i 25 km ed i 50 km di quota in seguito alla dissociazione di
molecole di ossigeno provocata dalla radiazione UV ad alta energia ed al successivo
urto di atomi isolati O con altre molecole indissociate O2.
O2 + Uv = O + O
O + O2 = O3
O3 + Uv = O2 + O + energia termica
Questa energia liberata spiega l’innalzamento termico che si registra in prossimità
della stratopausa oltre i 50 km di quota. La radiazione UV assorbita è compresa tra
0,24 e 0,29 micrometri.
Fenomeni di turbolenza e movimenti verticali trasferiscono l’ozono così formatosi a
quote di 20-25 km dove si raggiunge la massima concentrazione che varia tuttavia
con la latitudine e con le stagioni. Attività umane che possono compromettere l’ozono
atmosferico:
Esplosioni nucleari a cielo aperto hanno compromesso sino al 70% dell’ozono in
atmosfera
Aviogetti supersonici che volano a quote stratosferiche emettono 270 g di NOx,
ossidi di azoto, al secondo, che si mette al posto dell’ossigeno impedendo così
la formazione di ozono, sono dei competitor. Ormai non vengono più utilizzati a
scopo civile, ma solo a scopo militare
CFC (CloroFluoroCarburi) ampiamente utilizzati perché considerati inerti in
laboratorio. Molto comprimibili usati nelle bombolette spray o nei frigoriferi. Una
volta liberati in atmosfera arrivavano ad alte altitudini perché molto volatili,
reagivano con la radiazione ultravioletta, si formava un cloro monoatomico
libero molto reattivo che si legava con l’ossigeno formando il monossido di
cloro, che a sua volta reagiva con altro ossigeno creando O2 + Cl. In questo
modo la reazione poteva ripetersi e distruggere fino a 100 mila molecole di
ozono. Ora sono banditi, ma se ne trovano ancora in atmosfera
CFC + UV = Cl + energia
Cl + O3 = ClO + O2
ClO + O = Cl + O2
Cl + O3 = ClO + O2
Parlare di buco nell’ozono è sbagliato, è un assottigliamento dell’ozonosfera. La
riduzione della quantità primaverile di ozono verificatasi nella media e bassa
troposfera antartica a partire dal 1977 sembra da attribuirsi in buona parte ai CFC
anche se non si esclude che alla rarefazione abbia contribuito una variazione della
dinamica atmosferica nell’emisfero australe. L’ozono presente nello smog urbano è
uno dei più energici ossidanti. Rappresenta un serio pericolo per la salute umana e per
i danni arrecati a piante e materiali. NO →NO2
NO2 + Uv bassa energia → NO + O
O + O2 → O3
Gli inquinanti atmosferici immessi dall’uomo sono CO o monossido di carbonio, SO2 o
anidride solforosa, NOx o ossidi di azoto, CxHx o idrocarburi. Nelle giornate luminose
gli idrocarburi possono reagire fotochimicamente con le molecole di NO2 e dare
origine a complesse molecole organiche che in presenza di elevata umidità formano il
cosiddetto smog. CO, NO2, ed SO2 sono contenuti in quantità notevoli nei gas di
scarico dei motori, di automobili e di aerei. La SO2 può tuttavia derivare anche da
eruzioni vulcaniche. Parte degli inquinanti da origine ad una deposizione secca entro
200-300 km dalla sorgente, senza che le molecole subiscano alcuna trasformazione. Il
resto ricade a distanze maggiori (anche di mille o più Km) dopo aver viaggiato
attraverso l’atmosfera grazie ai venti ed alla diffusione ed aver subito una complessa
serie di trasformazioni chimiche. Tra gli inquinanti presenti nell’atmosfera in quantità
variabili nel tempo e nello spazio si possono annoverare anche i prodotti del rilascio
radioattivo conseguente a incidenti in cui siano coinvolti reattori nucleari: il più grave
si è verificato nella notte tra il 25-26/04/1986 ad un reattore della Centrale di
Chernobyl. L’elevata temperatura di fuoriuscita del materiale radioattivo ne ha
provocato la rapida dispersione sulla verticale sino a circa 3000m, a cui è seguita per
azione delle correnti aeree la dispersione dello stesso materiale su vaste zone
131 90 134 137
d’Europa. In Italia I, Sr, Cs, Cs si sono depositati al suolo in funzione delle
precipitazioni nel periodo tra il 30 aprile e il 6 maggio.
Tra i componenti variabili non gassosi dell’atmosfera vi è l’acqua sotto forma di vapore
acqueo che si trova sempre al di sotto della temperatura critica di 374°C e può quindi
subire trasformazioni di stato quali condensazione e sublimazione.
La sua distribuzione verticale si caratterizza per una rapida diminuzione verso l’alto (è
quasi tutta concentrata negli strati bassi della troposfera). Al di sopra vi &egrav
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.