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Esistono anche parti del mondo completamente disabitate, prendono il nome di anecumene e sono: Artide,

Antartide, Siberia e Monti con quote superiori ai 1700 m. Il resto del mondo abitabile è definito ecumene,

ma la popolazione non è omogenea:

2

Asia 85 ab/km 2

Europa 64 ab/Km 2

Americhe 20 ab/km

2

Oceania 4 ab/Km

Brasile, valle del Nilo, altopiani messicani e pianure alluvionali cinesi, raccolgono da sole il 50% della

popolazione mondiale.

6.3 Il capitale umano

La popolazione può essere intesa anche come risorsa economica poiché l’uomo produce denaro con il suo

lavoro. Il capitale umano produce 4 fasce di popolazione:

1) Popolazione attiva: persone che lavorano o che cercano un lavoro

2) Lavoro nero: il lavoro non in regola

3) Disoccupati: con riferimento alla popolazione attiva, possono lavorare ma non hanno un lavoro

4) Analfabetismo

All’interno della popolazione si ha il problema alimentare, derivato dallo squilibrio reddituale.

6.4 Le migrazioni

Tra il XX e il XXI secolo si ebbe un forte incremento del fenomeno migratorio: la maggior parte delle

migrazioni avviene dai Paesi poveri verso quelli ricchi, alla ricerca di migliori condizioni di vita.

Il tasso più alto di fenomeni di immigrazione lo detiene l’Europa, a seguito la Russia.

Tra gli immigrati le categorie più presenti sono i rifugiati politici e quelli che migrano per lavoro. Ma il

numero di immigrati è più alto di quello che i Paesi di immigrazione possono ospitare.

Lo squilibrio reddituale provoca due differenti condizioni: fame (riguarda per lo più la campagna e le

periferie della città) e malnutrizione (si sviluppa nei Paesi ricchi, sono abitudini alimentari errate). A questi

due fenomeni si aggiungono le carestie, fenomeni assai più rari, determinati da disastri naturali oppure, nei

casi del Terzo mondo, queste vengono pilotate dallo Stato a danno della popolazione: le carestie, se

continue portano ad epidemie.

Le soluzioni da parte dei Paesi sviluppati ai problemi della fame e della malnutrizione furono la I e la II

rivoluzione verde: la prima rivoluzione fu un fallimento, i Paesi sviluppati diedero i mezzi per coltivare,

senza “educarli”, senza insegnargli come si coltivasse. La seconda rivoluzione ebbe grandi effetti in Cina,

Indonesia e Tailandia: i Paesi sviluppati mandarono dei tecnici per indirizzarli ad una produzione corretta.

Altre soluzioni per avviare un processo di sviluppo economico sono i prestiti esteri: essi però hanno portato

ad un forte indebitamento con i Paesi creditori, e per questo, ad oggi, l’indebitamento esclude i Paesi più

poveri dallo sviluppo economico.

7. SETTORE PRIMARIO: MATERIE MINERARIE ED ENERGETICHE

Le materie prime sono situate alla base di molte attività produttive: con l’avvento delle rivoluzioni

industriali, il loro utilizzo si è intensificato rispetto a quello dell’età preistorica. Si riteneva, inoltre, che le

materie fossero illimitate e che, in caso di esaurimento, sarebbe stato possibile sostituirle con altre, grazie

alle nuove tecnologie e la maggior parte dei materiali impiegati erano non rinnovabili. Di fatto dagli anni

Settanta del secolo scorso, le società industrializzate hanno tentato di limitare i consumi delle risorse non

rinnovabili, anche se ancora non sono considerate di primaria importanza.

7.1 Le fonti energetiche

Le fonti energetiche possono essere impiegati in due modi differenti, distinguiamo fonti usate come

combustibile e fonti di energia naturale, fonti rinnovabili e fonti non rinnovabili. Le fonti di energia

rinnovabile, chiamate anche fonti di energia alternativa, sono divenute più conosciute negli ultimi anni, ma

gli utilizzi da parte della popolazione sono scarsi. Tra queste energie troviamo quelle solare e geotermica,

che sfruttano il calore, quella eolica e marina, che sfruttano rispettivamente le correnti dei venti e quelle

delle maree, e infine la materia organica (biomassa) vegetale e animale.

7.1.1 Gli spazi energetici

Per individuare gli spazi energetici si deve far riferimento dei luoghi di estrazione e dei luoghi di consumo.

Si possono individuare quattro tipologie:

Energia idroelettrica. Austria, Svezia, Québec, Ontario e alcune aree del continente africano e

dell’America latina, sono le maggiori produttrici.

Energia da carbone. USA, Siberia centrale, Corea del Sud, Australia, Nuova Zelanda e India, sono le

maggiori produttrici: questi Stati esportano i loro materiali principalmente verso l’Europa e il Giappone.

Energia da idrocarburi. Esportazione verso quasi tutto il globo da parte dei Paesi fornitori, quali: Medio

Oriente, alcune zone costiere del Mediterraneo, USA, Indonesia e Australia, aree del Mare del Nord.

Energia nucleare. Nel Mondo i maggiori detentori di reattori nucleari sono USA, Francia, Giappone e

Russia. I tempi lunghi di costruzione e i gravi rischi che queste creano, hanno portato molti Paesi a

chiudere alcune centrali in funzione e a cancellare la progettazione di nuove.

7.2 Le materie prime minerarie

Si distinguono in:

Metallici (minerali di ferro, alcuni metalli preziosi, metalli non ferrosi).

Non metallici (o industriali) quali il potassio, lo zolfo e il sale.

Per risorse minerarie s’intende la quantità di minerali che hanno un’utilità economica e sociale.

Le riserve comprendono solo una parte delle risorse, quelle sfruttabili prontamente.

Per le materie prime minerarie, in quanto non rinnovabili, si stanno attuando dei progetti di riciclaggio, ma

le spese di riciclo superano quelle dell’acquisto di nuovi minerali, indirizzando di fatto l’orientamento verso

una politica del non-riciclo. Al problema delle energie non rinnovabili, per quanto riguarda le prospettive

future, si è risposto con la fiducia nel progresso tecnologico.

Con l’aumento dei consumi, negli anni si è teso a sostituire una fonte con un’altra: per esempio il petrolio e

il gas naturale hanno sostituito il carbone. Inoltre i prezzi bassi degli idrocarburi hanno diretto lo sviluppo

economico verso un modello a consumo energetico estensivo, cioè all’utilizzo di un gran numero di energia.

7.3 Regioni di produzione e consumo

Per quanto riguarda lo spazio, ne si individuano due: quello dei luoghi di estrazione e quello delle zone di

distribuzione dell’energia. Questi spazi possono essere connessi tra loro tramite flussi fra luoghi di

estrazione e luoghi per la trasformazione dei minerali o luoghi di distribuzione del prodotto semilavorato.

Nel globo non tutti i materiali sono consumati egualmente, ma c’è una forte disomogeneità del consumo,

possiamo dividere in quattro gruppi gli Stati, secondo i loro consumi e le loro esportazioni:

L’Europa occidentale e il Giappone sono regioni con alti livelli di consumo ma scarsamente dotate di

materie prime.

L’America settentrionale è una regione con alti livelli di consumo e di esportazione di alcuni materiali.

La Russia e l’Est europeo costituiscono la percentuale più alta di esportazioni di materie prime.

I Paesi sottosviluppati sono esportatori di materie prime, ma l’esportazione non riguarda tutti i Paesi

facenti parte di questa categoria, poiché la distribuzione delle fonti minerarie non è uguale in tutti gli

Stati, anzi, in alcuni, è del tutto assente.

Una regione mineraria deve avere un’efficiente sistema di trasporti e di infrastrutture specializzate per

avviare i minerali estratti verso i paesi e le aree industriali, per abbassare i costi delle esportazioni e delle

importazioni, per agevolare il trasporto delle materie dai giacimenti agli ambienti di lavorazione di questi e

per trasportarli, ovviamente, in modo rapido. Le migliorie apportate ai sistemi di trasporto delle materie,

hanno avuto un riscontro positivo nei guadagni di quei giacimenti minerari lontani dalle aree di consumo.

7.3.1 Punto di vista economico

Dopo la Seconda guerra mondiale e fino al 1973 i prezzi dei minerali erano relativamente bassi, questo

comportò, come già detto (vedi inizio cap.8) ad un grande afflusso delle risorse minerarie verso i Paesi più

industrializzati e un utilizzo estensivo. Nel corso degli anni Settanta i prezzi aumentarono perché l’Opec

(organizzazione dei Paesi esportatori) riuscì ad imporre prezzi alti, grazie al contenimento programmato

della produzione dell’offerta. Questo portò ad una riduzione dei consumi da parte dei Paesi importatori. I

prezzi si riabbassarono alla fine del decennio stesso. I prezzi delle materie prime sono determinati secondo

la rarità, più è raro un prodotto più è alto il prezzo e la concorrenza tra Stati, dai mercati di borsa e da

manovre speculative da parte degli Stati e dalle imprese che operano in quel settore.

8. SETTORE SECONDARIO: L’INDUSTRIA

In seguito delle Rivoluzioni industriali, la società e gli ambienti subirono una forte trasformazione. Queste

Rivoluzioni non interessarono tutto il Globo ma solo alcune aree e, anche attualmente, la collocazione delle

industrie nelle aree globali è disomogenea.

L’industria è l’insieme di tutte quelle attività che riuniscono le materie prime (approvvigionamento), le

lavorano, trasformandole (produzione), e le collocano sul mercato (distribuzione).

8.1 Storia dell’industria manifatturiera

I primi insediamenti industriali si formarono nel XVIII secolo in Inghilterra, nella Renania, in Belgio, Slesia,

Austria e Svezia. Erano industrie tessili e siderurgiche. Erano localizzate vicino a giacimenti di materie prime

ed energetiche, mercati per la distribuzione dei prodotti e bacini di forza lavoro, per ridurre i costi di

trasporto.

In seguito alla II Rivoluzione industriale si affermò la diffusione dei beni standardizzati, la produzione a

catena (Ford) e il taylorismo, ovvero l’organizzazione dei lavori dell’impresa mediante la divisione del

processo produttivo. Le grandi imprese iniziarono a concentrarsi così nei pressi degli agglomerati.

I primi agglomerati industriali attirarono flussi migratori dalle campagne, favorendo l’urbanizzazione: vicino

a questi agglomeramenti si instaurarono abitazioni, infrastrutture, favorendo l’istituzione di relazioni con

l’ambiente esterno. Queste relazioni portano a profondi cambiamenti sia all’interno dell’industria (aumento

delle dimensioni dell’impresa, standardizzazione dei prodotti, divisione del lavoro aumentano la

produttività), sia all’esterno (l’intensificazione delle relazioni con le imprese della stessa area porta ad

un’agglomerazione tra le imprese e ad un risparmio di costi).

Il modello ford-taylorista ha consentito la formazione delle città industriali moderne e lo sviluppo delle

relazioni verticali delle imprese.

I prodotti industriali, prima di essere standardizzati passano attraverso tre processi: sperimentazione

(innovazione) del prodotto, progressiva immissione (maturità) nel mercato e, una volta che le tecniche

divengono diffuse, il prodotto viene standardizzato.

Agli inizi degli anni Settanta del secolo scorso, ci furono ulteriori rivoluzioni: fu il decennio del

microprocessore, una vera e propria rivelazione, perché al contrario delle altre macchine, svolgeva

differenti funzioni logiche.

8.2 Relazioni funzionali

Esistono tre tipi di rapporti:

Verticali. I processi produttivi sono legati l’uno all’altro. Se le fasi di produzione del prodotto sono

attuate tutte nello stesso ambiente, si parla di integrazione verticale, al contrario, se le fasi di

produzione vengono realizzate da diversi impianti si parla di disintegrazione verticale.

Laterali. I componenti prodotti dalle aziende convergono in un’unica impresa di assemblaggio.

Di servizio. Si ha quando le imprese usano servizi comuni forniti da un’area determinata.

Tramite questi rapporti, si forma una rete d’interscambi, necessarie per il reperimento delle materie prime

e per la vendita sul mercato.

8.3 Decentramenti

Spesso, le aree industriali non dispongono di terreni illimitati, quando la domanda supera l’offerta si ha un

aumento notevole dei prezzi delle aree, portando le imprese a cercare altre locazioni (decentramenti) più

economiche. Si possono avere tre effetti diversi:

Decentramento territoriale (Rilocazione). Si ha quando le imprese spostano le proprie sedi in altri

territori, per far fronte all’aumento dei costi dei terreni. Si parla di suburbanizzazione quando la

rilocazione avviene nelle aree periferiche. Esempi di questo tipo si sono avuti in USA durante le guerre

mondiali.

Decentramento produttivo. Si ha quando i progressi tecnologici rendono inutili le strutture delle

imprese o quando si ha una forte sindacalizzazione della forza lavoro. Le imprese dividono i propri

impianti e li assegnano ad altre imprese, formando una rete di piccole e medie imprese che hanno costi

minori rispetto a quelle grandi.

Sistemi industriali periferici. Si formano a seguito dei decentramenti o in modo autonomo. Un esempio

di crescita delle periferie nelle aree industriali è il centro e il nord dell’Italia.

8.4 I soggetti industriali

L’impresa è il soggetto che, con le sue decisioni in merito ai processi di produzione, di produzione ed

immissione nel mercato, influenza lo sviluppo di una regione o di un Paese.

Le imprese si dividono in:

E' l'ultimo stadio globali

del sistema di

evoluzione Nate in seguito

dell'impresa. multinazionali

alle condizioni

Persegue tecnologiche del

l’obiettivo di Imprese Ingenti

dopoguerra, che imprese

ridurre i costi e potenzialità

vedevano il

per ciò realizza tecnologiche e

trasferimento di

una finanziarie.

capitale a lunga imprese

scomposizione Poche

distanza. Possibilità di

del ciclo disponibilità

instaurazione di

Divisione

produttivo fra tecnologiche e

rapporti di Grandi

internazionale del

molteplici regioni finanziarie.

dominanza su

lavoro intesa

e paesi Imprese Azione limitata

vaste aree

come totalità degli

L'impresa è libera per i mercati e i

geografiche.

scambi Piccole

di muoversi soggetti del

internazionali non Decisioni prese

attraverso diversi sistema

più tra gli stati, ma da un gruppo di

continenti, economico.

all’interno delle individui.

stabilendo Decisioni prese

attività delle

alleanze Specializzazione, da un unico

imprese.

strategiche. standardizzazion soggetto

e del prodotto e

divisione del

lavoro (spesso

aree già

consolidate)

Schema III Suddivisione delle imprese

Le nuove forme di organizzazione, il decentramento produttivo, la crescita della domanda di beni di

consumo non standardizzati, la crescita del costo del lavoro nelle grandi agglomerazioni industriali, la

diffusione delle nuove tecnologie informatiche ed elettroniche posero le piccole imprese nella condizione di

competere con successo verso le grandi unità industriali o di entrare nei cicli produttivi di esse in seguito al

decentramento. Si registra dunque un ritorno alla piccola impresa, mentre nei paesi di vecchia

industrializzazione si sono registrati processi di fusione tra imprese.

8.5 Gerarchia del sistema industriale Centri decisionali

•New York, Los Angeles, Tokyo, Parigi,

Londra

•Influenza a livello globale.

Grandi centri industriali

•Chicago, Detroit, Boston, Milano, Torino, la

Rühr, Amsterdam, Osaka

•Influenza a livello regionale o nazionale

Aree di decentramento

•Nuovi Paesi industrializzati

•Riguarda pochi Paesi, limitati a settori

produttivi come il tessile e l'elettronico

L’egemonia dei Paesi sviluppati si deve a tre fattori:

Ingenti investimenti destinati alla ricerca tecnologica, gli organismi finanziari (capitale di ventura)

finanziano le attività di ricerca e la nascita delle nuove imprese.

Presenza di strategie nazionali.

Presenza di luoghi e infrastrutture favorevoli alla formazione delle imprese.

Per far si che si consolidino anche nuovi spazi industriali, formati perlopiù da reti di imprese di piccole

dimensioni, ma queste per progredire, hanno bisogno di condizioni differenti:

Vicinanza a centri di ricerca universitari o tecnologici

Sistema di infrastrutture efficiente

Vicinanza a centri di ricerca sperimentali

Condizioni climatico-ambientali favorevoli

Tra questi fanno parte le tecnopoli, i parchi scientifici e i poli e i distretti tecnologici.

8.6 Spazio industriale contemporaneo

L’attività economica nasce, cresce e si sviluppa nello spazio: i diversi soggetti economici scelgono quindi la

propria localizzazione. Lo spazio industriale contemporaneo è caratterizzato da continui decentramenti

delle funzioni produttive, formazione di sistemi periferici e continua ricerca e produzione basata sulla

tecnologia. La maggior parte della produzione deriva da un numero ristretto di Paesi. Tra questi primeggia

la Triade Globale, composta dal Nord America, Europa, Asia orientale e sud orientale, attorno ad essa si

organizza il mondo economico: i destinatari principali dei flussi di investimenti, la maggior parte dell’attività

manifatturiera, i ¾ delle esportazioni di prodotti industriali provengono dalla Triade.

Molti investitori prediligono per gli investimenti la Cina e l’India. La Cina attira gli investimenti poiché ha

costi bassi per quanto riguarda territori e mano d’opera, ha buone reti infrastrutturali e dispone di materie

prime. L’India attira investimenti soprattutto in campo tecnologico.

8.7 Il modello di A. Weber

Il geografo ed economista Alfred Weber teorizza, nel 1909, la localizzazione delle industrie: i suoi studi sono

incentrati nella ricerca di una localizzazione che abbia costi minimi per l’industria.

I dati che prende in esame sono i costi e la localizzazione delle materie prime, dei mercati di sbocco e dei

trasporti. Studia le decisioni delle imprese di scegliere una determinata area per la propria attività,

piuttosto che un’altra. Obiettivo delle imprese è minimizzare i costi di trasporto delle materie, quindi si

collocherà in un punto ottimale sia per il reperimento delle materie prime, sia per la collocazione del

prodotto finito sul mercato; l’impresa tende ad avvicinarsi verso l’area che gli procura costi più alti, così da

diminuirli: più si avvicina al luogo col costo più alto più il costo diminuirà.

8.7.1 Limiti del modello di Weber

Il modello di Weber considera solo i costi di trasporto come fattore di localizzazione, tralasciando che i

prezzi dei fattori produttivi non sono uguali in tutti i punti dello spazio geografico. Non prevede le

interazioni tra le imprese ed è incentrato solo sull’offerta, la domanda viene esclusa dal processo di

teorizzazione.

9. SETTORE TERZIARIO

Il settore terziario è cresciuto solo recentemente, più aumentava lo sviluppo economico, più aumentavano

gli impieghi nel settore terziario. Il settore terziario è diviso in più parti secondo due criteri: la funzione

economica e la posizione gerarchico-territoriale.

9.1 Funzione economica

Le funzioni economiche sono classificate tenendo conto del ruolo svolto nella società, si distinguono:

Servizi per le famiglie: vendita e consumi. Sono servizi gestiti dalla pubblica amministrazione, dallo Stato

o da privati. Si collocano nelle aree con più alta densità di popolazione: tra questi servizi spicca il

commercio. Il commercio è diverso secondo i Paesi che si prendono in considerazione:

Paesi sviluppati. Esistono due tipi di servizi, quelli alimentari, per la casa ecc. e quelli per lo svago, il

tempo libero, il benessere personale. I primi sono situati nelle aree suburbane per agevolare

l’accessibilità, i secondi dai centri delle città si stanno diffondendo anche nei territori extra urbani.

Paesi sottosviluppati. Ci sono grandi discrepanze per quanto riguarda il commercio: un primo

circuito è agibile solo per le persone benestanti, presente solo nelle città più ricche con negozi e

grandi magazzini; il secondo circuito è agibile per la gente comune, con medio-basso reddito, ha

una struttura tradizionale, caratterizzata dalla presenza di mercatini e piccoli negozi.

Servizi per la collettività: ne fanno parte tutti quei servizi volti a soddisfare una comunità intera, come

gli ospedali o le scuole, importanti per lo sviluppo di un Paese. Le aree privilegiate per la locazione, sono

quelle con una presenza di imprese dalle quali trarre vantaggi, oltre che dalla popolazione e dal reddito

di quest’ultima. Nei Paesi sviluppati risulta una grande varietà di servizi offerti, contrariamente ai Paesi

sottosviluppati. In questi anni si sta espandendo una politica di privatizzazione di questo tipo di servizi:

sempre più, infatti, i privati ne ottengono la gestione, arrivando ad introdurre la concorrenza (dopo il

1994, con la firma degli accordi di Marrakech).

Servizi per le imprese: come dal nome, sono rivolti alle attività economiche. Si distinguono in:

a) Tradizionali. Provvedono alla sopravvivenza dell’impresa.

b) Innovativi. Aiutano lo sviluppo e l’innovazione dell’impresa, per essere considerati tali richiedono

ingenti investimenti materiali e devono rappresentare essi stessi degli investimenti.

c) Espliciti. Prodotti da unità esterne all’impresa.

d) Impliciti. Prodotti dall’impresa stessa, non si collocano nel mercato, ma servono per soddisfare i

bisogni interni all’azienda.

Attività quaternarie: sono attività di comando, decisione, pianificazione e orientamento politico e

culturale. La locazione di queste attività dipende sia dalla presenza di quelle che esse comandano, sia

dalla presenza delle altre attività di comando con le quali hanno delle relazioni.

9.2 Posizione gerarchico-territoriale

La distribuzione delle attività terziarie sul territorio non è uniforme, ma dipende dall’utenza. Per evitare una

concentrazione esclusiva dei servizi in un unico quartiere, si ricorre a delle gerarchie:

Servizi Per la

Per le famiglie Per le imprese Caratteristiche

Livelli collettività Sono servizi rari, ci si ricorre

occasionalmente. Sono

Negozi d’alta Marketing

Superiore Università collocate nei grandi centri. Nei

moda finanziario Paesi sottosviluppati si

collocano nelle capitali.

Più accessibili rispetto ai

servizi di livello superiore,

Grandi Consulenza Scuola media sono abbastanza diffusi nei

Medio magazzini fiscale superiore Paesi sviluppati, mentre in

quelli sottosviluppati, si

collocano nei centri principali.

Sono accessibili a tutti, nei

Paesi sviluppati sono presenti

Negozi Trasporti per Scuola in tutti i quartieri abitati,

Inferiore alimentari conto di terzi dell’obbligo anche nei Paesi sottosviluppati

sono distribuiti

uniformemente.

10. TRASPORTI E COMUNICAZIONI

Lo sviluppo economico è reso possibile da quello dei trasporti. Lo sviluppo dei trasporti ha dato grossi

benefici allo sviluppo economico, restringe le distanze funzionali, favorendo così scambi più rapidi e globali

rispetto al passato.

10.1 Storia dei trasporti

Con la seconda Rivoluzione industriale si ebbe un rallentamento della struttura ferroviaria, a favore di

autoveicoli e aerei. Dopo la fine della Seconda guerra mondiale ci fu una rivoluzione dei trasporti:

migliorarono le infrastrutture e i collegamenti marittimi, fluviali e ferroviari. Ci furono significanti rivoluzioni

anche per quanto riguarda l’organizzazione dei trasporti: il container ha permesso l’unione dei carichi,

perché hanno una grande capienza e possono essere trasportati tramite navi, treni o aerei. La nascita della

4

logistica ha permesso una diminuzione dei tempi del processo produttivo, le reti telematiche permettono

la connessione in tempo reale tra gli stabilimenti, aiutando anch’esse a migliorare le prestazioni e la

velocità di produzione, portando ad esigenze rapide di rifornimenti di materie prime, gestisce e controlla la

circolazione delle merci nei processi produttivi e distributivi. Questi sistemi e, soprattutto la nascita della

logistica, ha permesso la nascita di piattaforme e distretti logistici, aree dove si riceve, immagazzina e si

smistano le merci. Queste aree attirano molto le imprese, sono locazioni ideali per l’installazione dei

magazzini di rifornimento di queste. Si sviluppò anche il trasporto intermodale, grazie all’unione di mezzi

diversi, ancora, il trasporto combinato ha permesso di trasferire un mezzo di trasporto con un altro (es.

4 Reti telematiche. Sistema di comunicazione che permette l’interconnessione delle strutture informatiche e

telefoniche, trasportando le informazioni sotto forma di bit.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze del turismo culturale
SSD:
Università: Sassari - Uniss
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Charliemme di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia economico - politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Sassari - Uniss o del prof Mariotti Gavino.

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