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Jacques Lévy

Europa. Una geografia

Introduzione. L’Europa come problema

L’Europa è un problema (geografico) da affrontare. La scommessa ha valore se la

geografia si contamina con altre scienze e saperi.

Parte prima. Trame

Capitolo primo. L’impossibile quadro geografico dell’Europa

Un continente per niente?

Diversamente dagli altri continenti, l’Europa non è del tutto circondata dal mare.

La storia della sua denominazione è legata al senso che si è dato, nei secoli, al

termine.

Indicatori contraddittori.

Cosa distingue l’Europa? Confini politici: tutti piccoli stati tranne la Russia.

Demografia: considerando l’estensione si torna al punto precedente. Lingue:

assenza di unità linguistica. Sviluppo: l’Indice di Sviluppo Umano (ISU) è

nettamente diverso a seconda dei paesi. Aspetti fisici I – Clima: non c’è uniformità.

Aspetti fisici II – Orografia: grossa difformità. Altre ipotesi: moltiplicare i criteri di

selezione; ma ciò porta al paradosso che è meglio dare le coordinate di tutti i

continenti esistenti e dire che l’Europa è quello che contiene il nome “Francia” al

suo interno! «Teoria ad hoc» (Popper). Neanche la tattica del bricolage funziona.

«Urali hurrah»? europeanità

Per affermare il concetto di basterebbe dimostrare che gli Urali

costituiscono una frontiera reale per l’Europa. Ma secondo quali criteri? Orografia:

non è vero che essi sono una barriera insormontabile. Popolazione: non è vero che

essi dividono popoli “Europei” (slavi ecc.) e “Asiatici” perché la frontiera corre più

lungo una fascia ovest/est. Gli Urali come frontiera Europa/Asia sono

un’invenzione di Pietro il Grande (XVIII sec.) per indicare che la Russia possedeva

almeno in parte un punto d’appoggio in “Europa”.

Capitolo secondo. L’invenzione dell’Europa: una geostoria

Perché la geostoria?

L’etimologia di Europa mette in evidenza il rapporto col Vicino Oriente antico. Nel

XIII sec. Europa diviene sinonimo di cristianità (vs. Turchi).

Perché la modernità è nata in Europa? A questa domanda risponde la geostoria.

Civiltà della tensione. 1

La rivoluzione neolitica ha “inventato” rapidamente scrittura, moneta, città, Stato.

Ciò è dovuto anche a variabili fisiche (presenza abbondante di foreste), che ha

consentito il passaggio dalla mera razzia alla produzione, che non si sviluppa

ovunque allo stesso tempo; l’Europa è una tra le regioni che affrontano per prime

questo passaggio.

Altro motivo della differenziazione europea sono i grandi sistemi filosofici

sviluppatisi nel periodo “assiale” (500 a.C.-500 d.C.): Giudaismo, Induismo,

pensiero greco-romano, Buddismo, Confucianesimo, Cristianesimo, Islam; essi sono

tensione

accomunati dall’idea di tra la consapevolezza di poter agire sulle cose e la

limitatezza delle azioni umane. Da ciò nascono le aspirazioni più grandi: scienza,

etica, estetica, amore. Ma ancora in questo momento l’Europa non è distinta da

altre zone: i criteri che la distingueranno si collocano tra il 500 e il 1500 d.C.

Un riparo aperto e graduale.

Inizialmente un luogo fondamentale è la mezzaluna fertile; a quei tempi l’Europa è

una periferia.

Se una qualunque società possiede un surplus, lo impiegherà o in un’attività

produzione predazione

produttiva ( ) o nell’appropriazione di beni altrui ( ). Per

sopravvivere una società creerà uno Stato, che monopolizzerà la violenza esterna,

e così la società produttrice diverrà predatrice. In questo senso, il Neolitico si

prolunga almeno sino ad oggi, e il suo apice è il periodo tra il 1648 (pace di

Westfalia) e la prima guerra mondiale. Il Vicino Oriente diviene crocevia di invasioni.

Per prima Roma trova un equilibrio tra diffusione dell’innovazione e protezione

contro le invasioni.

Ma presto, nella logica imperiale, le forze armate assumono un’importanza

crescente. L’unica soluzione per evitare l’instabilità è l’autodifesa delle frontiere,

dove si afferma una forte autonomia (vedi Impero Romano d’Oriente). Il Medioevo

segna, in occidente, un ritorno all’autodifesa piuttosto che all’espansione militare.

In Eurasia si organizza un gioco di ping-pong in cui l’Ovest è più protetto e

riparato. Le civiltà occidentali, meno evolute e sofisticate, si integrarono meglio

con i nomadi invasori rispetto a quelle orientali più evolute (India, Cina, Grecia). Ma

ci sono altre specificità?

Si è supposto che una specificità fosse la configurazione fisico-geografica

dell’Europa occidentale, che si restringe ad imbuto, o anche l’interpenetrazione tra

terra e mare, ma nessuna delle due ipotesi resiste alle critiche. P. es., gli Arabi

hanno controllato a lungo il Mediterraneo pur avendo pochi scali a mare.

Per altri la resistenza dei contadini europei alle invasioni di nomadi è notevole, il

che è in parte vero.

Sicuramente il decentramento della società europea occidentale ha giocato un

ruolo importante, mentre l’Europa orientale si è accomunata nella difesa contro i

Barbari; così si spiega l’emergere di imperi come quello turco e russo. Anche la

Chiesa orientale è più “centralizzata”.

La pluricentralità favorisce l’innovazione. L’invenzione dell’Europa è legata alla

figura dell’intellettuale, prima chierico, poi universitario o artista. In confronto, la

2

cultura nordamericana è molto più “da intrattenimento”. La vicinanza con l’Altro,

in Europa, coniugata con la città, crea il cosmopolitismo.

Un nuovo rapporto con il mondo.

Gli Europei non possiedono un intelletto più astratto di altri; è dalle casualità che è

scaturita l’europeanità.

Gli Arabi hanno trasmesso la tradizione greca con grande rispetto, mentre la

Reconquista spagnola ha annientato le tracce arabe. In linea di massima la Chiesa

ha dato strada alle innovazioni, spesso importate dall’esterno.

In campo intellettuale, gli Europei hanno riportato dal lato divino a quello umano

tre aspetti della cultura: natura (filiera greco-giudaica), società (influenza

GreciRomani: democrazia, diritto), individuo (filiera greco-cristiana).

Un luogo e un’area.

I gradi di europeanità sono i seguenti: 1) Europa occidentale; 2) Regioni

parzialmente periferiche (Scozia, Irlanda, Ungheria, Rep. Ceca, Finlandia); 3) Regioni

a lungo dominate dai Turchi o dai Russi Grecia, Jugoslavia, Romania, Bulgaria); 4)

Imperi russo e turco; 5) Dintorni del Nucleo europeo (Africa mediterranea, Medio

Oriente). L’Europa è dunque il luogo del mondo in cui, al riparo dalle invasioni, le

civiltà del Neolitico hanno potuto ricentrare sull’Uomo il loro rapporto col mondo. Il

suo nucleo è facilmente individuabile, ma i suoi margini no: perciò è uno spazio

aperto.

Come area, l’Europa è caratterizzata dalla complessità spaziale (pluricentrismo,

differenziazioni), donde l’impossibilità di un impero unico e la forza delle Nazioni.

Parte seconda. Configurazioni

Capitolo terzo. Comunità europee

Il rigoglio di comunità.

Lo spazio europeo è denso; in esso convivono svariate società.

La sfida è quella di esaminare dal punto di vista antropologico l’Europa,

rintracciando in essa le strutture “pre-moderne” che l’avvicinano ad altre civiltà e

allargando le griglie interpretative attuali alle altre società.

comunità Gemeinschaft

Iniziamo col distinguere, insieme a Ferdinand Tönnies, ( ) e

società Gesellschaft

( ). Una comunità è tale se i suoi membri identificano un

principio che li unisce. Questi sono cinque: divino (religione), biologico (razza),

territoriale (suolo), monetario (classe), statale (patria).

- Divino: dal punto di vista religioso, l’Europa non si può identificare in tutto e per

tutto col Cristianesimo, che tra l’altro è a sua volta suddiviso in varie correnti ed

ha incluso molte correnti culturali extra-europee.

- Biologico (1): le strutture familiari non corrispondono affatto a quelle degli Stati.

- Territoriale: per quanto riguarda i popoli, né le lingue né i paesi consentono

un’uniformità; l’Europa è piuttosto un patchwork

Complessivamente, l’unico elemento parzialmente unificatore è lo Stato. 3

Nazioni-stati.

Si ha una nazione quando una comunità si identifica per etnia e territorio. La

nazione può costruire luoghi. Ma in Europa le nazioni nascono dopo gli Stati.

Infatti la nazione nasce quando lo Stato strumentalizza sentimenti più o meno

spontanei di interessi comuni tra popolazioni.

Nei secc. XIV-XV, lo Stato esce rafforzato dalle catastrofi belliche, ma deve

ingresso

avvicinarsi alla società e alle classi più umili. È allora che la nazione segna l’

in politica dello Stato ingresso nella geopolitica delle

. Analogamente, si assiste all’

società civili

. Questo evento caratterizza sicuramente la storia europea.

Lo Stato ha cercato di avvalorare l’idea di una nazione sempre esistita puntando

sull’ambiguità del termine, che fino al Medioevo aveva una connotazione negativa

tribù

( ). Tra Germania e Francia non esiste tutta la differenza che si suppone,

poiché entrambe partono da principi simili, anche se poi si estendono in direzioni

diverse.

La comunità, e dopo.

Proprio ora che lo Stato è entrato in crisi, la nazione, suo prodotto, è al culmine

della diffusione. Vaterland

Ci sono due tipi di nazioni: (che richiama il centralismo, globale) e

Heimat (federalismo, locale); la Germania ha vissuto entrambe le fasi. Oggi la

Vaterland Heimat

Francia è lo stato del , gli stati federali dell’ . Gli altri stati europei

si muovono in una dinamica che oscilla tra i due poli.

Vi sono poi dei gruppi che vivono in Europa ma non si ricollegano a un territorio

particolare: Ebrei e Zingari. Essi dimostrano che, affinché una nazione nasca, c’è

bisogno di uno Stato (Ebrei) o almeno di un forte desiderio di Stato (Zingari).

Questi due gruppi sono un punto cieco nella logica dello Stato; per questo Hitler

voleva eliminarli. Eppure essi hanno dato un apporto fondamentale all’Europa, in

quanto elemento dinamico ed instabile, anche dal punto di vista culturale (musica

gitana). Uno degli aspetti più inaccettabili per gli Europei era proprio la necessità di

questi gruppi.

Capitolo quarto. I territori della geopolitica

I disordini dello Stato.

Lo Stato conferisce alla frontiera uno status estremamente forte; in sua assenza,

si avrebbero limiti e confini fluidi, ovvero gradienti, ad organizzare lo spazio.

In Europa, nessuno Stato ha la potenza di imporsi su tutti gli altri: perciò, dal XV

sec., il Nucleo europeo rimane per lo più lo stesso. Anche gli imperi affrontano una

sorte in gran parte ciclica. Allora perché l’uso di tanta violenza?

Esistono nazioni (popoli) senza Stato, così come Stati senza nazioni. La teoria

classica sulla geopolitica è di stampo deterministico, si basa sulla Natura. Qui

invece ci si baserà sulla storia. 4

Un tentativo di modellizzazione.

In Europa esistono quattro tipi di imperi, procedendo da Est verso Ovest:

nomadi

1) Imperi , originari dell’Asia interiore. Essi praticano una politica

aggressiva;

contatto

2) Imperi di , come Turchia e Russia (dal XIV o XV sec.). Sono i vicini

degli imperi nomadi, poi organizzatisi in modo da resistere attivamente agli

assalti ed anzi contrattaccare;

transizione

3) Imperi di , cioè i vicini dei precedenti in grado di costituire una

potenza competitiva (impero austro-ungarico con Italia del Nord, Prussia,

Svezia);

integrati-proiettati

4) Imperi , che si trovano vicino a stati aggressivi ma non

minacciosi, e quindi in una posizione relativamente tranquilla (Inghilterra,

Francia, Spagna, Paesi Bassi, Norvegia, ecc.). Spesso si proiettano in

conquiste d’oltremare.

Tra questi imperi la prima logica comune è l’accrescere le proprie risorse

attraverso la guerra; inoltre, lo Stato che acquista una seppur minima superiorità

militare la utilizza per aumentare il proprio vantaggio sui vicini. A causa di

dinamiche esterne alla geopolitica (rapidità di sviluppo, coscienza nazionale, ecc.)

tutti gli imperi finiscono per perire… o per cessare di esser tali.

Anche i tipi di contatto tra gli imperi sono classificabili di conseguenza:

Penetrazioni

1) (interfaccia tipo 1/tipo 2): sono le peggiori devastazioni

(incursioni nomadi);

Sovrapposizioni

2) (interfaccia 2/3): meno spettacolari ma più violente (es.

Germani vs. Slavi);

Attriti

3) durevoli (interfaccia 3/4): i nemici ereditari, come Francesi e

Tedeschi.

Il Mediterraneo orientali (Adriatico, Ionio) è la zona di sovrapposizione tra impero

ottomano e imperi di transizione centro-europei. La penetrazione era facilitata sul

fronte meridionale, per cause militari ed economiche (bottini più considerevoli). Ciò

spiega il gradiente di sviluppo Nord/Sud, anche in Italia.

Le aree interstiziali talora vengono indebolite dalle continue alterne dominazioni,

finché non trovano un equilibrio tra forze opposte (es. Finlandia). Spesso c’è una

sovrapposizione di cause ed effetti per le linee di frattura: es. il contatto tra due

zone linguistiche differenti può non essere una causa, ma l’effetto di divisioni

antiche (processo a retroazione positiva). Nel corso del XX sec. il Nucleo europeo

ha imposto una “deontologia” per la formazione di nuovi stati (rispetto delle

minoranze e di procedure formali, autodeterminazione democratica).

Due stati nella tormenta: Ungheria e Jugoslavia.

L’Ungheria è una delle regioni più anticamente cristianizzate (anno Mille); fino al

XIV sec. è potenza fiorente. Con l’arrivo dei Turchi e degli Asburgo perde molto

potere, e riesce a liberarsi dall’influsso russo solo dopo il 1956. Essa è entrata

sovrapposizione

tardi nella zona di e ne è uscita lentamente, a tappe. 5

La Jugoslavia nasce

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/02 Politica economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher luca d. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia economico politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Non --.
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