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Nazioni-stati.

Si ha una nazione quando una comunità si identifica per etnia e territorio. La

nazione può costruire luoghi. Ma in Europa le nazioni nascono dopo gli Stati.

Infatti la nazione nasce quando lo Stato strumentalizza sentimenti più o meno

spontanei di interessi comuni tra popolazioni.

Nei secc. XIV-XV, lo Stato esce rafforzato dalle catastrofi belliche, ma deve

ingresso

avvicinarsi alla società e alle classi più umili. È allora che la nazione segna l’

in politica dello Stato ingresso nella geopolitica delle

. Analogamente, si assiste all’

società civili

. Questo evento caratterizza sicuramente la storia europea.

Lo Stato ha cercato di avvalorare l’idea di una nazione sempre esistita puntando

sull’ambiguità del termine, che fino al Medioevo aveva una connotazione negativa

tribù

( ). Tra Germania e Francia non esiste tutta la differenza che si suppone,

poiché entrambe partono da principi simili, anche se poi si estendono in direzioni

diverse.

La comunità, e dopo.

Proprio ora che lo Stato è entrato in crisi, la nazione, suo prodotto, è al culmine

della diffusione. Vaterland

Ci sono due tipi di nazioni: (che richiama il centralismo, globale) e

Heimat (federalismo, locale); la Germania ha vissuto entrambe le fasi. Oggi la

Vaterland Heimat

Francia è lo stato del , gli stati federali dell’ . Gli altri stati europei

si muovono in una dinamica che oscilla tra i due poli.

Vi sono poi dei gruppi che vivono in Europa ma non si ricollegano a un territorio

particolare: Ebrei e Zingari. Essi dimostrano che, affinché una nazione nasca, c’è

bisogno di uno Stato (Ebrei) o almeno di un forte desiderio di Stato (Zingari).

Questi due gruppi sono un punto cieco nella logica dello Stato; per questo Hitler

voleva eliminarli. Eppure essi hanno dato un apporto fondamentale all’Europa, in

quanto elemento dinamico ed instabile, anche dal punto di vista culturale (musica

gitana). Uno degli aspetti più inaccettabili per gli Europei era proprio la necessità di

questi gruppi.

Capitolo quarto. I territori della geopolitica

I disordini dello Stato.

Lo Stato conferisce alla frontiera uno status estremamente forte; in sua assenza,

si avrebbero limiti e confini fluidi, ovvero gradienti, ad organizzare lo spazio.

In Europa, nessuno Stato ha la potenza di imporsi su tutti gli altri: perciò, dal XV

sec., il Nucleo europeo rimane per lo più lo stesso. Anche gli imperi affrontano una

sorte in gran parte ciclica. Allora perché l’uso di tanta violenza?

Esistono nazioni (popoli) senza Stato, così come Stati senza nazioni. La teoria

classica sulla geopolitica è di stampo deterministico, si basa sulla Natura. Qui

invece ci si baserà sulla storia. 4

Un tentativo di modellizzazione.

In Europa esistono quattro tipi di imperi, procedendo da Est verso Ovest:

nomadi

1) Imperi , originari dell’Asia interiore. Essi praticano una politica

aggressiva;

contatto

2) Imperi di , come Turchia e Russia (dal XIV o XV sec.). Sono i vicini

degli imperi nomadi, poi organizzatisi in modo da resistere attivamente agli

assalti ed anzi contrattaccare;

transizione

3) Imperi di , cioè i vicini dei precedenti in grado di costituire una

potenza competitiva (impero austro-ungarico con Italia del Nord, Prussia,

Svezia);

integrati-proiettati

4) Imperi , che si trovano vicino a stati aggressivi ma non

minacciosi, e quindi in una posizione relativamente tranquilla (Inghilterra,

Francia, Spagna, Paesi Bassi, Norvegia, ecc.). Spesso si proiettano in

conquiste d’oltremare.

Tra questi imperi la prima logica comune è l’accrescere le proprie risorse

attraverso la guerra; inoltre, lo Stato che acquista una seppur minima superiorità

militare la utilizza per aumentare il proprio vantaggio sui vicini. A causa di

dinamiche esterne alla geopolitica (rapidità di sviluppo, coscienza nazionale, ecc.)

tutti gli imperi finiscono per perire… o per cessare di esser tali.

Anche i tipi di contatto tra gli imperi sono classificabili di conseguenza:

Penetrazioni

1) (interfaccia tipo 1/tipo 2): sono le peggiori devastazioni

(incursioni nomadi);

Sovrapposizioni

2) (interfaccia 2/3): meno spettacolari ma più violente (es.

Germani vs. Slavi);

Attriti

3) durevoli (interfaccia 3/4): i nemici ereditari, come Francesi e

Tedeschi.

Il Mediterraneo orientali (Adriatico, Ionio) è la zona di sovrapposizione tra impero

ottomano e imperi di transizione centro-europei. La penetrazione era facilitata sul

fronte meridionale, per cause militari ed economiche (bottini più considerevoli). Ciò

spiega il gradiente di sviluppo Nord/Sud, anche in Italia.

Le aree interstiziali talora vengono indebolite dalle continue alterne dominazioni,

finché non trovano un equilibrio tra forze opposte (es. Finlandia). Spesso c’è una

sovrapposizione di cause ed effetti per le linee di frattura: es. il contatto tra due

zone linguistiche differenti può non essere una causa, ma l’effetto di divisioni

antiche (processo a retroazione positiva). Nel corso del XX sec. il Nucleo europeo

ha imposto una “deontologia” per la formazione di nuovi stati (rispetto delle

minoranze e di procedure formali, autodeterminazione democratica).

Due stati nella tormenta: Ungheria e Jugoslavia.

L’Ungheria è una delle regioni più anticamente cristianizzate (anno Mille); fino al

XIV sec. è potenza fiorente. Con l’arrivo dei Turchi e degli Asburgo perde molto

potere, e riesce a liberarsi dall’influsso russo solo dopo il 1956. Essa è entrata

sovrapposizione

tardi nella zona di e ne è uscita lentamente, a tappe. 5

La Jugoslavia nasce nel 1919 come “Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni”,

popolazioni mai riunite se non nell’impero romano. Anticamente gli Asburgo

possedevano la Slovenia, gli Ungheresi la Croazia, la Repubblica di Venezia la

Dalmazia fino a Ragusa (Dubrovnik) e l’impero romano d’Oriente la Serbia–Bosnia–

Erzegovina–Montenegro–Macedonia, poi passate agli ottomani, i quali le

trascurarono in quanto periferia. Col crollo dell’impero austro-ungarico e di quello

turco, nel 1918, si crea un mini-impero, uno stato-nazione dal nulla, dove alcune

popolazioni erano più legate di altre al Nucleo europeo. Il croato Tito spinse i Serbi

a concedere una maggiore autonomia, ma Milosevic ha potuto fomentare i

sentimenti nazionalistici. Francia e Regno Unito hanno a lungo esitato prima di

condannare la Serbia, alleato tradizionale; i Britannici perché restii ad intraprendere

azioni militari al di fuori dei loro territori, i Francesi perché non volevano

riconoscere che uno Stato potesse decidere il proprio scioglimento (lo Stato è

uno!). Solo l’alleanza tra l’opinione pubblica, gli intellettuali e i media ha consentito

sovrapposizione

un’evoluzione nella posizione diplomatica. In sostanza, la zona di è

stata molto attiva dal XV sec. ad oggi, mentre l’impero “interstiziale” ha fatto

esplodere la violenza, cercando di estromettere dall’Europa una componente

fondamentale come la cultura musulmana.

Crisi della geopolitica.

Nel corso del XX sec. lo Stato europeo diviene “moderno” in quanto si occupa

meno di guerra e più della sfera sociale. Oggi assistiamo ad una crisi della

geopolitica, a favore della politica e della tecnologia.

Il totalitarismo è, per certi versi, un fenomeno prettamente europeo. Prima degli

anni Trenta i totalitarismi derivavano dalla confluenza di interessi statali e religiosi

(caccia alle streghe, inquisizione), come in tutti i regimi teocratici (compresi gli

integralismi islamici). I totalitarismi derivano dalla crescita tecnica della potenza

dello Stato, dall’esacerbazione del nazionalismo di fronte all’internazionalizzazione

e dalla fragilità della forma democratica. Tra comunismo e fascismo ci sono tratti

discordanti: il primo è “trascendente”, poiché la storia ha un senso predeterminato

che è opportuno compiere; il secondo è “immanente” che propone il ritorno a

un’identità primitiva. Mentre il comunismo è integrato nella società e nella storia

russa, i fascismi sembrano un ritorno all’indietro per quei paesi che temono la

mondializzazione e che, così, si richiudono in se stessi. D’altronde, rispetto ad

oggi, la democrazia in Europa nella prima metà del secolo era ancora esitante,

tranne che nel Regno Unito.

Dopo la guerra del 1914-18, gli stati vincitori hanno richiesto un prezzo troppo

alto agli sconfitti, suscitando sentimenti di insofferenza per l’ingiustizia subita. Non

si mirava alla pace, ma all’indebolimento dei vinti. Quindi le condizioni che avevano

fatto nascere la prima guerra non erano mutate alla fine di quella. Invece, alla fine

della seconda, tutti gli stati europei erano usciti sconfitti, seppure apparentemente

non fosse così: i veri vincitori erano gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica (ben poco

europea). La riconciliazione franco-tedesca (dopo il 1950) conferma questa

ipotesi. Questo è stato il primo atto di un’Europa al di là degli Stati. 6

Capitolo quinto. Una rete anseatica

L’Europa delle reti.

Esiste un’altra Europa, diversa da quella degli Stati, che scavalca le frontiere. È

l’Europa delle reti.

L’istmo europeo nasce dallo sviluppo di due sfere bioclimatiche (mediterranea e

oceano-artica). Questo movimento nord/sud crea la Dorsale europea. La

persistenza delle guerre di bottino (più frequenti per lungo tempo al Sud) ha

causato le difficoltà del Meridione, compreso quello italiano.

L’Hansa, associazione di città che congiunge centri dei Paesi Bassi, della Polonia e

della Germania, nasce nel XII sec., e fiorisce nel XV sec., mantenendo una notevole

autonomia nei confronti dei conflitti interstatali.

Il capitalismo nasce proprio in questa zona, ma, diversamente da quello

contemporaneo del sud-est asiatico, è nuovo e quindi sinonimo di “avventura”.

La Dorsale europea non si è formata esclusivamente per motivi geometrici astratti:

non bisogna scivolare sull’errore di Brunet e della sua Banana blu, considerata quasi

un segno del destino, perché la Dorsale nasce da cause prettamente economiche

(possibilità di commerci avanzati, assenza di ingerenza statale).

Tra Londra (tradizionalmente ostile al continente) e Zurigo sicuramente è la prima

il punto debole della Banana blu.

La stessa presenza della Dorsale europea contribuisce a rendere più difficili e

complesse le logiche statali.

Centralità delle città.

L’Europa come spazio appare consustanziale al fenomeno urbano. Ciò non

sorprende più di tanto perché in un’ottica di mercato le città sono fondamentali.

La città si associa al concetto di libertà: «Die Stadtluft macht frei» (l’aria della città

rende liberi) dice un proverbio tedesco medievale. Le città europee si sviluppano

presto secondo la dicotomia centro/periferia. La città europea, con le sue stradine

tortuose e la sua promiscuità di gruppi sociali, produce la società tanto quanto è

prodotta da essa. trama d’interfaccia

In Europa sono apparse tre tipi di rete urbana: , maglie di

trama di

piccole città-mercati (gioco a somma negativa: nel totale, si perde);

riparto

, come descrive Christaller, quando alcuni punti si spartiscono

trama di sviluppo

disegualmente il ricavo della produzione (gioco a somma zero); ,

quando una rete di città è l’ambiente di ciascuna città che la compone, come

constata Dematteis nel caso della pianura padana (gioco a somma positiva). In

Europa ogni città può appartenere a più di un tipo di rete.

Centri e periferie in Europa.

Come si organizzano spazialmente le differenze europee?

Dorsale

Oltre alla , esistono città (Parigi, Berlino, Vienna) che si appoggiano ad essa

Cuore europeo Centro europeo

costituendo il . Esiste poi un , che include ad

7

esempio Roma, Madrid e Barcellona. C’è poi una prima periferia, «annessa», che

comprende i territori degli Stati che hanno punti d’appoggio nel Centro (Germania,

Austria, Francia, Italia centro-settentrionale, Benelux ecc.) e i centri maggiori dei

paesi meno sviluppati (Atene, Lisbona, Praga, Dublino). Proseguendo così,

troviamo poi periferie sempre più «relitte», ma la trama reticolare persiste.

L’Europa ha una produzione mercantile mondiale molto alta, ma sta cedendo o ha

ceduto il primato di molti settori (tra cui l’informatica) a Stati Uniti e Giappone.

L’aumento (d’ispirazione keynesiana) dei salari indiretti (diversamente dalla

soluzione statunitense di Roosevelt, che aumentava i salari diretti) ha fatto

precipitare l’Europa, a cominciare dagli anni Settanta, in una spirale di

disoccupazione, inflazione, deficit commerciale, deficit pubblico, ecc.

In Europa c’è sicuramente stata una continua alternanza tra centri e periferie, ma

stupisce la facilità dei “recuperi”, cioè della possibilità di riavvicinarsi al centro per

le periferie.

La dissociazione tra lo spazio degli Stati e quello delle imprese appare ormai

irreversibile. Di questo si rendono conto più facilmente gli Stati piccoli, senza

grosse pretese o illusioni.

Le imprese più efficaci si pongono l’alternativa del puntare sul mercato europeo o

su quello mondiale. Per i prodotti a forte intensità capitalistica si impone la scelta

globale, per quelli più geograficamente caratterizzati si preferisce la scelta

europea, che garantisce una maggiore equiparazione dei gusti.

L’industria automobilistica, appunto, si è posta di fronte a questo dilemma. Mentre

la Ford e la General Motors (statunitensi) hanno deciso di produrre modelli molto

europei, gli europei (tranne Mercedes e Volkswagen) hanno fallito nelle

esportazioni mondiali perché proponevano sempre modelli adatti solo all’Europa.

Ora si procede ad una lenta convergenza mondiale da parte di tutti i produttori.

Ma non sono solo le imprese a caratterizzare le trame reticolari: molto conta lo

spostamento delle persone. Nel Medioevo, c’erano i pellegrinaggi e le reti di

monasteri e abbazie (cistercensi soprattutto). A partire dal 1950, è il turismo ad

assumere la leadership degli spostamenti. I flussi turistici provengono spessissimo

sea, sun, sand

dal Cuore europeo e si giocano su alcuni standard ( ). Essi sono

attratti dalla concentrazione di servizi e dai prezzi modici (prima frequenti

nell’Europa dell’Est, ora meno, eppure tutta l’Europa rimane al centro dei

movimenti turistici).

Capitolo sesto. Una società europea

Urbanità ed europeanità.

In una società confluiscono interazioni economiche, ma anche sociologiche,

politiche, storiche e geografiche.

Le città europee sono simili a tutte le altre, con qualche specificità, oppure

l’urbanità è un fattore specifico dell’Europa?

relativa

Occorre distinguere un’urbanità (alta quando il numero di interazioni

virtualmente possibili per gli abitanti si approssima al suo massimo,

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assoluta

indipendentemente dalla taglia demografica) e (il totale delle interazioni

realizzabili). Le città europee sono a bassa urbanità assoluta, ma alta relativa, e ciò

le avvicina a quelle nord-americane, anche se in Europa resiste molto di più il

Central Business District CBD

centro storico rispetto al ( ). La densità delle città

europee si completa con la diversità (coabitazione di funzioni residenziali e delle

attività).

Tutte le città del Cuore europeo si caratterizzano poi per l’importanza delle

metriche pedestri e dei servizi pubblici (tram in particolare).

L’urbanità relativa è inscritta nelle città europee sin dalla loro nascita, nell’antichità

e nel Medio Evo. Le città islamiche sono molto diverse, si ripiegano sugli spazi

privati più che su quelli pubblici.

Berlino è un esempio di città distrutta e ricostruita varie volte, ma che ha saputo

dar vita a luoghi di contestazione e di creazione.

L’Europa come luogo: una certa idea di sé.

Le relazioni con spazio, tempo e politica consentono di definire la società europea.

Dal punto di vista spaziale, la densità delle città europee si manifesta,

diversamente dal Giappone, come eterogeneità. La mobilità europea porta quasi

sempre al contatto con l’alterità. Oltre a ciò ci sono i fattori della vicinanza e

dell’uguaglianza (rapporti tra pari, non squilibrati come nei rapporti col Terzo

Mondo). L’americanizzazione, se da un lato banalizza il mondo, dall’altro è un

esempio di quei contatti culturali che sono a lungo stati la linfa vitale degli Europei.

Per ciò che riguarda il tempo, i pensatori europei si sono caratterizzati per il loro

catastrofismo futuristico, giocando spesso il ruolo di Cassandra. L’ottimismo è

molto più diffuso negli Stati Uniti: basti ricordare il «pessimismo dell’intelligenza»

gramsciano (sebbene mescolato all’«ottimismo della volontà»). A queste posizioni

si oppongono, in Europa, il conservatorismo tradizionalista e le recenti utopie

reazionarie (nazismo, fascismo).

La politica europea, infine, è stata dominata sinora da dicotomie del tipo

rurale/urbano, regione/nazione, laico/religioso, operaio/borghese, e quindi

destra/sinistra. Ormai, però, queste dicotomie si vanno sfumando, a favore di altre

nuove ancora non chiare. In questa situazione, sono i paesi con strategie più

flessibili (Olanda) a porsi come modelli da seguire. Non essendo mai stata

collettivista, la sinistra americana ha meno difficoltà di quella europea ad adattarsi

alla nuova situazione.

L’Europa come area: un nuovo spazio legittimo.

Le differenze europee sono compatibili con l’esistenza di una società unita? La

risposta è nelle mani della politica, per quanto lacunosa essa sia.

Il Cristianesimo vede un progressivo allontanamento dell’uomo da Dio, a causa

della continua astrazione cui Dio è sottoposto. L’astrazione crea, per contrasto,

gruppi che si attaccano a pratiche concrete come la magia e l’astrologia.

In questo contesto, l’antitesi cattolici/protestanti tende a perdere rilievo. La

Chiesa cattolica si è dimostrata più flessibile, meno attaccata ai dogmi: il

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Protestantesimo, più aperto in origine, è divenuto reazionario e totalitario, mentre

il Cattolicesimo è stato conservatore e autoritario. Ma anche all’interno di questi

gruppi esistono lacerazioni.

Dal punto di vista dei sistemi di valori, si può evidenziare una frattura netta tra il

Centro e la Periferia europea, rispetto all’asse Nord/Sud, che si struttura più su

atteggiamenti d’insoddisfazione e di mancanza di collaborazione verso lo Stato (il

che, per inciso, favorisce lo sviluppo di partiti di estrema sinistra, che però

indicano solo la crisi delle correnti comuniste).

Una dinamica della società.

Ad ostacolare l’emergere di una società europea non è l’esistenza degli stati, ma il

loro rifiuto di cedere funzioni amministrative. Le grandi città o le regioni in cerca di

autonomia sostengono l’integrazione, contro le zone rurali o i gruppi sociali che

tradizionalmente chiedono assistenza allo Stato. Questi eventi, estranei alla logica

statale, producono quindi un’organizzazione più reticolare.

Le lingue continueranno a dividere gli Europei, ma esempi come quello svizzero o

olandese-scandinavo dimostrano che una specificità si può conservare più

facilmente se ci si adatta al plurilinguismo. Solo chi conoscerà bene l’inglese potrà

permettersi di valorizzare e salvaguardare le minoranze linguistiche.

Parte terza. Situazioni

Capitolo settimo. Quartieri d’Europa

Ritagli.

Il mondo, regione d’Europa.

Da almeno cinque secoli l’Europa è impegnata a fabbricare il mondo. L’Europa è

l’unico continente che si sia autodenominato (cfr. tripartizione Europa/Asia/Africa

di Erodoto). Essa ha imposto la propria “griglia” intellettuale agli altri popoli (non

inferiori per conoscenze: es. Cinesi) probabilmente grazie ad una concezione dello

spazi sufficientemente astratta per lasciar posto all’incognito e ad un interesse

pratico a utilizzare tale concezione intellettuale. L’Europa è stata costretta dalla

sua debolezza rispetto ai grandi imperi (Cina, Persia, ecc.) a ridimensionare

notevolmente il suo orizzonte conquistabile e quindi a trattare gli altri più da

possibili partner negli scambi che da nemici ad oltranza. Questo incontro con

l’Altro ha consentito agli Europei di “inventare” prima di altri popoli il mondo, e

prima ancora di conquistarlo. Ciò è dovuto anche ad un caso meteorologico: i venti

occidentali atlantici, che hanno insegnato ai marinai europei la navigazione contro

vento.

In America gli Europei hanno trovato una regione molto favorevole

all’insediamento, in Africa una situazione più difficile e quindi si sono limitati al

prelevamento. In entrambi i casi essi pensavano di poter creare altre «Europe», ma

si è dimostrato che questo era sempre un malinteso. 10

Questo processo di esportazione dell’europeanità ha dato origine ad una serie di

progetti che si sono sviluppati meglio fuori dall’Europa che dentro il vecchio

continente.

Probabilmente uno dei motivi per cui l’Europa ha fabbricato il mondo è stata

l’immigrazione-emigrazione.

La banalizzazione europea (cioè la riduzione ad una regione normale, banale del

mondo) comincia in contemporanea con le prime sconfitte degli europei contro i

non-europei (fine XIX sec.). Ma allo stesso tempo si assiste all’avvicinamento delle

visioni del mondo di differenti regioni del globo.

Come lo zucchero fa cambiare gusto al caffè mentre scompare, così l’Europa

dovrebbe farsi assimilare dal mondo avendolo radicalmente cambiato.

Mondializzazione dell’Europa, europeizzazione del mondo.

Città-Europa.

Occorre distinguere tra tre termini. Metropoli = città che si identifica con lo spazio

quotidiano dei suoi abitanti. Megalopoli = passaggio alla scala regionale. Gigantopoli

= livello superiore che attraversa trasversalmente stati e lingue, e in cui dominano

le reti. genre de vie

Ciò detto, l’urbanità è il « » di praticamente tutti gli Europei. La vita

“agricola” non esiste più, tranne che nelle periferie più estreme.

Brandelli.

Mitteleuropa.

Mittel

In tedesco è il centro geografico, non il vertice gerarchico; per questo alcuni

geografi chiamano la Mitteleuropa «Europa mediana».

Prima del nazismo il termine assume un valore aggressivamente geopolitico, con

Großdeutschland ald Lebensraum

Hitler invece si passa a una tripartizione: (la

Mitteleuropa

«Grande Germania come spazio vitale», cioè la “estesa” a Norvegia,

Neuordnung

Danimarca, Benelux); l’intera Europa, dove stabilire il «nuovo ordine» (

Europas Weltherrschaft

); infine («dominazione mondiale»). In pratica, l’Europa

centrale, poliglotta, cosmopolita, senza frontiere, era un abominio per Hitler e per

la logica statale. Mitteleuropa

Come area, la non si identifica con un singolo stato, ma anzi

comprende etnie e culture interagenti. Questa incerta collocazione ha costituito a

lungo la specificità della germanità.

Come luogo, essa si trova certo al centro d’Europa, ma il suo ruolo strutturale è

poco considerato. Mitteleuropa

La singolarità della è stata quella di far coabitare pacificamente o

quasi civiltà ostili (Germani, Slavi), come sotto l’impero Austro-Ungarico. Ciò ha

consentito a Vienna di divenire, per lungo tempo, la capitale culturale d’Europa

(musica, letteratura, psicologia, scienza, ecc.).

Mitteleuropa legame spaziale debole

Oggi la è un che offre un buon esempio delle

solidarietà orizzontali, non integrate nelle logiche statali. 11


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luca d.

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Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e relazioni internazionali (POMEZIA, ROMA)
SSD:
Docente: Non --
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher luca d. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia economico politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Non --.

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