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REGIONI GERARCHICHE E POLARIZZATE

All’interno delle regioni monocentriche se ne distinguono due tipi : gerarchiche e polarizzate.

E’ GERARCHICA qualora tra i diversi centri della regione c’è una gerarchi legata al numero e alla qualità dei

servizi che ciascun centro offre; Più alto sarà il livello maggiore sarà la qualità e la quantità dei servizi

offerti, e di conseguenza anche il bacino di utenza dello stesso.

La struttura di queste regioni è stata studiata da WALTER CHRISTALLER che ha sviluppato un modello delle

località centrali: ciascun centro di offerta dei servizi serve un area circostante ampia quanto la qualità e

rarità dei servizi che tale centro offre; Ciascun area di influenza sarà inscatolata in un'altra così da costituire

un'unica regione ( vd disegno pag. 17). Il modello si basa su delle ipotesi abbastanza irrealistiche: spazio

omogeneo, centri a distanza regolare, la distanza fra un centro e l’altro è pari all’area di gravitazione della

singola città ( pari cioè alla densità della sua popolazione e dei servizi ad essa offerti). Nella realtà lo spazio

geografico non è omogeneo ma completamente differenziato per natura, storia ed attrazione esercitata

dalle economie di agglomerazione ed urbanizzazione ( une diverse dalle altre). Quindi per effetto di tali

fattori ( e soprattutto dell’agglomerazione) la crescita di alcune città accelera a scapito di quelle circostanti,

così da far venire meno la struttura cristallina e dare origine a strutture regionali POLARIZZATE ( es. in Italia

basta pensare a Lazio, Campania e Piemonte). Ovviamente oltre un certo limite l’eccessiva concentrazione

nelle città provoca costi crescenti nelle abitazioni e nei servizi, con l’effetto diretto di un decremento di

efficienza , degrado ambientale e conseguente depolarizzazione ( con attività servizi e popolazione che si

ridistribuiscono).

DECONCENTRAZIONE E NUOVE STRUTTURE REGIONALI A RETE

A parti dalla fine del XX secolo le grandi città manifatturiere hanno subito un lungo ma inesorabile processo

di trasformazione che le ha rese oggi delle strutture regionali POLIGENTRICHE INTERCONNESE, cioè

l’attività industriale non si realizza e concentra tuta in una stessa area ma si delocalizza verso i luoghi in cui

il lavoro costa meno, il tutto favorito dalla sviluppo della rete e quindi dalla possibilità di rendere vicini

luoghi che in realtà sono distanti migliaia di chilometri ( nelle grandi città tendono a rimanere i servizi di

rango più elevato, il management e le attività tecnologicamente più elevate). Le strutture a rete di queste

regioni ( intese come insieme di relazioni orizzontali) sono sempre più il segreto della loro sopravvivenza ed

assumono così una rilevanza strategica non indifferente attenzione al mantenimento dei rapporti sia

interni che esterni alla rete.

SISTEMA TERRITORIALE LOCALE

E’ una microregione che si va a creare quando più soggetti si accordano fra loro per realizzare una serie di

relazioni orizzontali, con l’interno e con l’esterno, ed verticali con il CAPITALE TERRITORIALE ( MILLEAU

TERRITORIALE); Tutto ciò per realizzare il proprio sviluppo tramite l’utilizzo e la valorizzazione di quelle

risorse tipiche del loro territorio che si sono formate per processo di sedimentazione di caratteristiche

naturali ( clima e paesaggio), culturali, sociali ed istituzionali SISTEMA TERRITORIALE LOCALE.

Ovviamente l’STL è un organizzazione volontaria e come tale esiste solo se tali soggetti intendono realizzare

queste relazioni ( e solitamente se la pubblica autorità realizza una buona opera di coordinamento). In

alternativa infatti, i soggetti locali possono anche limitarsi ad attrarre investitori esteri, ma in tal senso il

gioco sarà a somma zero perchè a fronte dei vantaggi di tale investimento ( es. nuovi visitatori, più tasse e

occupazione) dall’altra parte si presenteranno dei costi che nel lungo periodo li uguaglieranno ( es.

inquinamento, congestione del traffico). Quindi gli STL che riescono ad organizzarsi e a valorizzare il proprio

milleau saranno anche gli unici che manterranno una propria identità al cospetto della globalizzazione e a

valorizzare la propria comunità.

CAPITOLO 2 – IL SISTEMA MONDO

GLOBALIZZAZIONE ampliamento, intensificazione ed accelerazione delle relazioni fra soggetti localizzati

in differenti aree del mondo. Relazioni che possono riferirsi a più questioni di più generi: dalla economia

alla cultura passando per la moda ( es. crisi del mercato subprime negli USA ha portato ad una crisi

economica mondiale di cui hanno risentito anche paesi molto distanti dagli stati uniti.

E’ comunque un fenomeno relativo, del quale si possono dare molteplici definizioni a seconda dell’ottica di

analisi; L’unica punto in forse in comune a ciascuna di esse è la tendenza a ridurre l’importanza della

distanza, anche per l’avvento delle reti già esposto in precedenza Qualunque fenomeno appare sempre

sempre meno di portata locale e sempre più di poratat globale.

Due osservazioni sul PROCESSO DI GLOBALIZZAZIONE:

1. Il suo processo evolutivo non è uniforme ma diverso a seconda delle zone di osservazione; In altre

parole le varie economie non vanno alla stessa velocità ma ad una diversa velocità di sviluppo a

seconda delle zone. Questo è testimoniato anche dalle forti differenze in termini di disuguaglianza

nel tenore di vita che ci sono fra i vari paesi.

2. La globalizzazione ha dato adito ad un processo di compressione dello spazio e del tempo, nel

senso che i prodotti durano sempre di meno e la moda e l’evoluzione tecnologica li rende sempre

più velocemente obsolete.

Nel tempo molte sono state le risposte e le strategie adottate dai vari stati per sfruttare le potenzialità di

questo processo; particolare menzione la merita il NEOLIBERISMO. E’ una ideologia socio economica che

ritiene che le forza del libero mercato siano in grado di portare ad un mercato efficiente ed ad uno sviluppo

equo. Tutto ciò si realizza tramite deregolamentazione del mercato, privatizzazione dei servizi pubblici,

riduzione delle tasse e delle barriere all’entrata. Questa corrente è stata comunque fortemente criticata

perché favorisce l’inserimento di capitali esteri che portano si sviluppo ma una forte disuguaglianza fra la

popolazione, allargando ancora di più la forbice fra i poveri ed i più ricchi ( IMPERIALISMO ECONOMICO).

Un esempio di tale degenerazione è l’Argentina, che aveva raggiunto un adeguato livello di sviluppo tramite

le liberalizzazioni ed una politica economica liberista, ma è stata strangolata dagli elevati interessi sul

debito e da politiche di risposta alla crisi sbagliate ed indotte da una classe politica corrotta ( es. manovra di

svalutazione del peso). Quindi una stessa politica economica può portare a risultati diversi a seconda del

sistema economico dove la si vuole applicare.

MOLTEPLICI ASPETTI DELLA GLOBALIZZAZIONE

GLOBALIZZAZIONE DEL SAPERE SCIENTIFICO – TECNOLOGICO, le innovazioni tecnologiche, sempre più

motore dell’economia, sono sempre più frutto di una cooperazione internazionale di ricerca e sviluppo, che

si avvale di una rete globale di centri di ricerca.

GLOBALIZZAZIONE AMBIENTALE, la sua manifestazione più eveidente è l’effetto serra; Più in generale i

nuovi ritmi di vita e le nuove forme tecnologiche hanno causato la scomparsa di molte specie animali e

vegetali e forte cambiamento nelle condizioni climatiche.

GLOBALIZZAZIONE CULTURALE, cioè scomparsa di dialetti usanze locali, fenomeni culturali e tradizioni

accompagnate da una riduzione drastica del numero di lingue parlate.

GLOBALIZZAIZONE GEOPOLITICA, cioè l’interdipendenza delle decisioni prese sulle scenario politico

mondiale, sempre più frutto del confronto fra i vari leader politici e sempre meno della loro singola volontà.

Tutti questi aspetti della globalizzazione ci mostrano come ci siano elevati rischi dovuti alla non uniformità

del processo stesso.

VECCHIA DIVISIONE INTERNAZIONALE DEL LAVORO

La vecchia tradizione economica credeva che ciascun paese fosse naturalmente orientato ad una specifica

produzione di settore e perciò ciascun paese avrebbe trovato il proprio posto nel mondo. A partire dagli

anni 70 tale pensiero è stato messo in discussione perché emergeva come c’era si una specializzazione del

lavoro, ma esse stessa portava forti disuguaglianze fra i paesi coinvolti. In particolare i paesi più ricchi si

caratterizzavano per un export di prodotti altamente tecnologici che risultavano perciò molto redditizi,

mentre i paesi più poveri si caratterizzavano per un export orientato a materie prime o prodotti semi

lavorati molto semplici. Un sistema basato sulla divisione internazionale del lavoro provoca forti

disuguaglianze e divari fra i vari paesi.

Tale pensiero è stato ripreso anche da IMMANUEL WALLERSTEIN che credeva che lo spazio economica si

dividesse lungo tre dimensioni: CENTRO dell’economia mondiale rappresentato da tutti quei paesi più

sviluppati tecnologicamente e dove ci sono le più ampie aree di mercato e di consumo, PERIFERIA un

sistema vasto di territori che si caratterizzano per essere fortemente dipendenti e subordinati ai paesi del

centro ( arretratezza tecnologica e povertà) e SEMIPERIFERIA, aree di più recente industrializzazione che

sono hanno un sistema di relazioni meno sviluppato rispetto a quelle del centro.

Il sistema così descritto non è statico, anzi!! Paesi che sono al centro possono passare alla semi periferia e

viceversa e lo stesso vale per quelli periferici. Questo ci mostra come il sottosviluppo di alcuni paesi non è

più imputabile alle varie realtà locali ma bensì alla stessa economia mondiale, in quanto essa stessa non

può essere analizzata come un puzzle di tessere indipendenti fra loro, ma bensì come una interazioni di

sistemi paese modellati su scala mondiale. Il sottosviluppo di alcuni provoca la maggiore ricchezza di altri.

NUOVA DIVISIONE INTERNAZIONALE DEL LAVORO

A partire dagli anni ottanta si è diffusa una nuova idea di divisione internazionale del lavoro, anche alla luce

delle nuove dinamiche sviluppatesi: la delocalizzazione e il frazionamento della filiera produttiva in più stati

( intesa come insieme di attività necessarie per passare dal fattore produttivo alla commercializzazione del

bene). Questo processo di frammentazione dei processi produttivi ha reso la specializzazione funzionale dei

vari paesi sempre più sfumata, in virtù soprattutto di tre ragioni:

1. Presenza di un bacino di lavoratori industriali a livello globale, resa possibile anche dalla rivoluzione

verde ( trasferimento delle tecnologie agricole del nord anche ai paesi del sud) che ha liberato

molta forza lavoro da una vita di pura sussistenza ( soprattutto nel sud est asiatico).

2. Possibilità di frammentare i processi produttivi, fenomeno che è partito dalla catena di montaggio

fordiana e ha preso sempre più campo nel corso degli anni; Aiutato anche dalla diffusione del

computer e della rete che ha facilitato il trasporto delle risorse dalle varie parti e il coordinamento

delle varie fasi.

3. Presenza di una rete di trasporti e comunicazione efficiente, altrimenti il frazionamento della

produzione non sarebbe ami stato possibile.

 Da qui in poi sono le MULTINAZIONALI e non più i sistemi politici a decidere delle sorti dell’economia,

che decideranno come sarà più conveniente per loro dove localizzare le varie fasi della filiera produttiva.

Alla luce di ciò le stesse filiere saranno sempre più transazionali, così da attenuare molto il confine fra centri

e periferia, anche se il divario in parte permane.

FLUSSI E RETI

La distribuzione dei flussi commerciali si intensifica lungo tre principali direttrici: America settentrionale,

Europa e sud est asiatico; Fra questi le esportazioni sono destinate preminentemente a Europa e America

settentrionale.

Confrontando i dati sulle importazioni e le esportazioni emerge come si stia creando un mercato dei

consumi sempre più globale ( struttura delle importazioni simile ovunque con prevalenza di prodotti

manifatturieri un po’ ovunque) mentre per quanto riguarda le esportazioni i ruoli sono un po’ più

differenziati: America settentrionale, Europa occidentale ed asia comprende circa i 2/3 delle esportazioni

mondiali di manufatti.

A questa analisi emerge come l’africa dipenda in larga parte dell’unione europea per l’importazione di

tecnologie e fattori produttivi e soprattutto come manchino totalmente o quasi relazioni fra i paesi del sud

del mondo e l’interno delle regioni latino americane; sembra quasi che questi paesi entrino negli scambi

commerciali per volere dei paesi più sviluppati.

I flussi commerciali più consistenti sono quelli fra America settentrionale ed asia, ma è utile evidenziare

come questi non siano certo proporzionali: infatti l’Asia si caratterizza per una bilancia commerciale con

saldo fortemente positivo, cosa che invece non avviene assolutamente nell’America settentrionale (

disavanzo negativo di 800 miliardi nel 2008).

Per quanto riguardo invece i flussi diretti di investimenti esteri, possiamo ravvisare come i paesi del nord

del mondo siano sia i più forti investitori all’estero che quelli che ricevono più investimenti. Va comunque

segnalato come si comincino a ravvisare i primi flussi di investimento anche dalle aree economicamente

emergenti.

ATTORI E POTERI DEL SISTEMA MONDO

A partire dal 1944 con gli Accordi di Bretton Woods, si è posto le basi per la nascita di tre organismi

sovranazionali molto importanti: FMI ( fondo monetario internazionale, creato inizialmente per regolare i

fenomeni di natura monetaria oggi delinea le politiche di intervento di sviluppo economico cui devono

sottostare i vari paesi per accedere alle linee di credito dell’FMI e della Banca mondiale ) , Banca Mondiale (

nacque per rifinanziare i paesi in difficoltà dopo la grande guerra, oggi di finanziare le grandi opere e

combattere la lotta alla povertà), WTO ( organizzazione internazionale per il commercio, organismo

internazionale preposto al controllo e alla regolazione dei commerci con la finalità di liberalizzarli ed

abbattere le barriere. Questo ha aperto per la prima volta uno spazio commerciale globale aperto, dove i

governi nazionali hanno uno scarsissimo margine di manovra ) .

In linea di massima il sistema globalizzato apre la possibilità di alcune riflessioni:

 Gli evidenti squilibri oggi presenti nel sistema economico portano a pensare che nel sistema

globalizzato ci sia qualcosa che non va;

 I pericoli del liberismo, che hanno portato ad un aumento dei drammi della povertà per

l’inapplicabilità del modello di sviluppo statunitense ad alcune realtà particolari.

 Anche se il WTO è un organismo democratico, in realtà le decisioni vengono prese da un ristretto

gruppo di paesi dominanti ( G8). Questo ha portato alla luce seri problemi di rappresentanza e

molti movimenti di protesta sia a livello locale che a livello globale, che hanno trasformato

occasioni come il G8 in eventi nei quali far sentire la propria opinione e manifestare il proprio

dissenso ( es. Diritto alla città, ciascun cittadino dovrebbe avere il diritto di avere voce in capitolo

su decisioni che riguardano la propria vita quotidiana; Invece queste vengono prese da organismi

non democratici ( FMI e WTO) che non permettono un dibattito democratico).

 Prevalere di questioni economiche su argomenti come pace, diritti dell’uomo ed ambiente;

 Mancanza di controllo sull’operato di molti attori economici ( es. agenzie di rating , hanno il potere

enorme di influenzare le economie del mondo tramite un semplice loro giudizio, ma in realtà sono

enti privati che non sono sottoposte a nessun controllo) , che porta poi allo scoppio di bolle

speculative che coinvolgono la vita di milioni di persone .

CAP. 3 – ECONOMIA E AMBIENTE NATURALE

AMBIENTE, GEOSISTEMA E PROBLEMA ECOLOGICO

AMBIENTE, insieme delle relazioni e delle relazioni che permettono la vita degli esseri viventi sulla terra; Ne

fanno parte sia le caratteristiche fisiche che gli esseri viventi. Non è un qualcosa di statico ma qualcosa di

dinamico.

ECOSISTEMA, è un insieme di animali e vegetali, collegati tra loro e al loro ambiente fisico da una trama di

relazioni necessarie per la loro sopravvivenza. Anche questo è un sistema dinamico, ma la scomparsa di una

specie animale o vegetale può portare a forti squilibri.

GEOSISTEMA, insieme di sistemi diversi ( cioè la terra ) che sono legati fra loro per tramite di immissioni di

flussi di energia ( luce solare ) e materia; E’ perciò un sistema aperto. E’ tenuto in equilibrio da una serie di

cicli: dell’acqua, delle rocce, del carbonio e dell’ossigeno.

SISTEMA ECONOMICO MONDIALE, è un sotto sistema di quello terrestre con cui ha intense relazioni sia in

entrata ( materie prime, fonti d’energia ) che in uscita ( crescita demografica) . Questo sistema alimenta

una circolazione di materie, energia e informazioni secondo modalità diverse da quelle del sistema

terrestre; Per questo le loro interazioni possono dar luce a alterazioni del geosistema reversibili ( la gran

parte delle alterazioni che avvenivano nella società preindustriale, la velocità dei cambiamenti era

moderata, perciò ci si poteva rendere tempestivamente conto se l’innovazione poteva produrre danni o

meno) o irreversibili ( le reazioni attuali, cioè il mercato è interessato solo al breve periodo perciò molte

decisioni che nel breve periodo portano profitti vengono realizzati nonostante nel lungo periodo siano

dannose per il geosistema!!! Perché il lungo periodo non viene valutato PROBLEMA ECOLOGICO ).

ALTERAZIONI DELL’ECOSISTEMA E IMPRONTA ECOLOGICA

Negli ultimi vent’anni si è assisto ad un cambiamento globale delle condizioni climatiche che minaccia la

vita dell’intero pianeta GLOBAL CHANGE

Il problema del GLOBAL CHANGE è diventato uno degli aspetti della globalizzazione più dibattuto e va

affrontati tramite accordi internazionali, che assicurino il rispetto delle regole da parte di tutti i paesi.

Molteplici sono i danni ecologici portati dalla globalizzazione:

1. RIFIUTI, aumento dei rifiuti ed in particolar modo di quelli non riciclabili con lo sviluppo delle

concentrazioni urbane;

2. POLVERI SOTTILI, aumentata la loro diffusione nell’aria per effetto dell’attività dell’uomo sulla terra

( in particolar modo l’utilizzo di idrocarburi); Esse poi si diffondo sulla terra per mezzo dei cicli

naturali ( in particolar modo quello dell’acqua) ;

3. ECCESSIVO CONSUMO RISORSE NATURALI, dovuto ad una diversa scala temporale dei processi :

brevi quelli dei consumi e molto lunghi i tempi necessari alla ricostruzione delle risorse naurali

consumate.

4. GLOBAL WARMING, aumento della temperatura terrestre. E’ forte il dibattitto sulle sue origini:

alcuni credono che questo dipenda dall’aumento della CO2 nell’atmosfera [ così aumenta l’effetto

serra, la temperatura aumenta ancora di più. ( effetto serra è qualcosa di necessario, è il livello di

CO2 che è troppo alto e lo accentua) Questo comporterebbe nel lungo periodo effetti

catastrofici per il pianeta: t>>, cambiamenti clima, sciolgono i ghiacciai, alza il livello del mare] altri

accettano questa teoria ma ritengono che l’aumento della temperatura sia in parte dovuto ad una

normale fase ciclica di cambiamento climatico ( cosa che nella storia della terra è già avvenuta).

 E’ necessaria una politica di intervento ambientale globale e non più locale per gestire e

contrastare efficacemente il global warming .

5. Perdita di BIODIVERSITA’, dovuta all’alterazioni dell’ecosistema. Possiamo vedere come la

percentuale storica di estinzione naturale delle specie animali sia aumentato fortemente negli

ultimi anni.

ECONOMIA E PROBLEMA AMBIENTALE

Tutte le risorse indispensabili per la vita umana provengono dalla terra e dall’energia solare; Fra queste

occorre distinguere : energie rinnovabili ( acqua e vento, cioè quelle risorse che dopo essere state utilizzate

si riformano) e non rinnovabili ( minerali e petrolio ; una volta utilizzate non si riformano oppure ci mettono

periodi molto più lunghi rispetto alle necessità dell’uomo ( es. carbone). Il problema è che anche molto

risorse rinnovabili sono in pericolo per l’utilizzo che ne viene fatto ( es. inquinamento e sprechi dell’acqua).

In un sistema economico i risultati dipendono dalla produttività dei fattori, cioè dal rapporto fra quantità

prodotta e quantità di fattori impiegati per la produzione: fattore terra, lavoro, capitale.

Per FATTORE TERRA si intende l’insieme delle risorse naturali utilizzate, cioè tutto quello che vinee

prelevato dal geosistema. Per LAVORO UMANO, si intende una particolare risorsa naturale che però viene

considerata a se stante, poiché viene erogata dai soggetti che guidano il processo produttivo a loro stesso

vantaggio.

Con il procedere dell’evoluzione tecnologica l’uomo ha moltiplicato la sua produttività tramite l’utilizzo

intensivo del fattore terra, per aumentare la produttività della sua forza lavoro ( basta pesare alla

rivoluzione industriale ed al lavoro dei macchinari). Così facendo l’efficienza del sistema economico è

cresciuta ( perché per produrre la medesima quantità sono necessarie meno risorse lavoro, ma dal punto di

vista geologico essa si è ridotta ( perché per produrre al stessa quantità sono state consumate più risorse

produttive) I bilanci economici non riescono a cogliere i costi derivanti dalla produttività decrescente dei

fattori naturali e gli effetti del progressivo deterioramento delle rispettive risorse. Sono necessari interventi

correttivi.

IMPRONTA ECOLOGICA

E’ un indicatore che ci permette di capire il consumo delle risorse da parte di un paese e quanto questo sia

grande rispetto alla sue possibilità.

IMPRONTA ECOLOGICA Area del fattore terra ( cioè terra produttiva, mare necessaria per produrre tutte

le risorse consumate dal paese e per assorbire tutti i rifiuti prodotti) questa viene poi confrontata con

quella realmente a disposizione del paese. Misurato in ettari, tiene conto della produzione interne e delle

importazioni e delle esportazioni, oltre che del bilancio energetico.

Da questo confronto può emergere un deficit ecologico, che sta a mostrare quanto il paese consuma in più

rispetto a quanto potrebbe.

SVILUPPO SOSTENIBILE

Si intende uno sviluppo che soddisfi i bisogni della società senza compromettere le disponibilità future delle

risorse, cioè soddisfazione dei bisogni attuali ma con un occhio di riguardo alle generazioni future (

obiettivo consegnare stock riserve adeguato e una ambiente senza gravi squilibri ).

Lo sviluppo sostenibile si basa su tre principali ipotesi:

 INTEGRITA’ DEL SISTEMA, mantenere il geosistema e gli ecosistemi integri, limitando emissioni

inquinanti e alterazioni irreversibili., mantenendo così gli ecosistemi in equilibrio.

 EFFICIENZA ECONOMICA IN SENSO ECOLOGICO, cioè un sistema efficiente sotto il punto di vista

economico che non alteri però le condizioni di equilibrio date dall’ambiente; Ad es. non è efficiente

un sistema che produce profitti ma distrugge progressivamente il capitale terra.

 EQUITA’ SOCIALE, sia intra-generazionale che inter-generazionale ( cioè permettere alla

generazioni future di fruire del capitale terra; Due modi possibili per perseguire tale sostenibilità:

SOSTENIBILITA’ DEBOLE, cioè compensare il degrado arrecato all’ambiente con una maggiore

qualità dell’ambiente artificiale ( es. campi coltivati e città) o SOSTENIBILITA’ FORTE, cioè lasciare

l’intero stock risorse disponibile alle società future).

In linea di massima devono essere portate avanti più sostenibilità:

 SOSTENIBILITA’ AMBIENTALE, difendere l’ambiente e l’ecosistema dall’inquinamento e dai rifiuti;

 SOSTENIBILITA’ ECONOMICA perseguire efficienza economica perseguendo un’attenta gestione

delle risorse rinnovabili;

 SOSTENIBILITA’ DEMOGRAFICA, cioè occhio al numero di abitanti che una tale regione può ospitare

permettendo loro una qualità di vita adeguata;

 SOSTENIBILITA’ SOCIALE, sia sotto il punto di vista della distribuzione del reddito che delle

condizioni di vita. Va perseguita sia a livello mondiale che dei singoli paesi;

 SOSTENIBILITA’ GEOGRAFICA, evitare squilibri territoriali nella distribuzione della popolazione;

 SOSTENIBILITA’ CULTURALE, lo sviluppo deve comunque assicurare il mantenimento delle diversità

culturali e biologiche.

INTERVENTI A LIVELLO GLOBALE

PRIMA CONFERENZA MONDIALE DELLE NAZIONI UNITE, STOCCOLMA 1972, prima riunione sul degrado

ambientale dove emerge il contrasto fra paesi più ricchi del nord e quelli del sud. I primi chiedono anche ai

secondi di attuare politiche volte a limitare il degrado ambientale, ma i secondo non accettano perché

hanno contribuito in minima parte agli squilibri ed ancora non ne hanno ottenuti i vantaggi degli altri. Non

emerse comunque un piano di salvaguardia ma solo misure di riparazione.

CONFERENZA RIO DE JANEIRO, 1992, si arricchisce ancora di più il contrasto fra paesi del nord e del sud.

Stavolta si arriva però un punto di incontro: i paesi del nord aiuteranno economicamente i paesi del sud a

patto che questi portino avanti politiche di sostenibilità ambientale adeguate AGENDA 21, programma

d’azione nei riguardi dell’ambiente del 21 secolo. Vennero evidenziati i problemi principali del pianeta:

consumi, distribuzione del reddito, protezione foreste, gestione acque, regolazione emissioni gassose. Un

documento molto importante che però non prevedeva come affrontare tali problemi e nessun obbligo o

sanzione per i paesi coinvolti.

CONFERENZA DELLA CONVENZIONE SUL CLIMA, KYOTO 1997, si concluse con l’obbligo per i paesi più ricchi

di operare entro il 2012 una riduzione delle emissioni di CO2; Tuttavia all’avvicinarsi delle scadenze i paesi

che vi avevano aderito faticavano a raggiungere gli obiettivi.

CONFERENZA SUL CLIMA ONU, COPENAGHEN 2009, si è arrivati solamente alla redazione di un documento

generico senza precisi impegni, nonostante su tale riunione si riponessero molte aspettative.

CAPITOLO 4 – POPOLAZIONE, LAVORO, MIGRAZIONI, SOCIETA’, CULTURE

CRESCITA DELLA POPOLAZIONE MONDIALE

Fino al XVIII secolo, rivoluzione agricola e industriale, la crescita della popolazione si è attesta attorno ad un

ritmo lento ed incostante; Da questi momenti in poi c’è stata una vera e propria esplosione demografica,

che si è arrestata solo attorno agli anni 80.

Il tasso di crescita si è un po’ ridotto ( attorno al 12 &) ma rimane comunque ampiamente positivo, segno

questo di un miglioramento delle condizioni di vita e delle cure contro le malattie. La crescita non è

comunque uniforme, ci sono paesi in cui questa aumenta moltissimo ed altri dove la popolazione

diminuisce o cresce ad un ritmo inferiore alle risorse a disposizione , così da diventare insostenibile nel

medio lungo periodo.

Dal punto di vista geografico il mondo è diviso in due: i paesi ricchi del nord dove la crescita demografica è

bassissima ( l’Europa ha un saldo naturale negativo ) ed i paesi del sud del mondo che sono i principali

protagonisti dell’aumento demografico.

TRANSIZIONE DEMOGRAFICA

Secondo questa teoria ci sono due regimi democratici, uno antico ed uno moderno separati da uno stadio

di transizione.

STADIO ANTICO, tipico delle società preindustriali dove la natalità veniva incoraggiata in ogni modo sia dalla

religione che dalla cultura; Al contempo le condizioni di vita non erano le migliori e quindi alto tasso di

mortalità ( epidemie, guerre, carestie ) portava la crescita demografica quasi a zero.

STADIO DELLA TRANSIZIONE, si divide a sua volta in due fasi: la prima con accelerazione della crescita

demografica ( il tasso di mortalità si abbassa per effetto delle migliori condizioni di vita) la seconda che si

caratterizza per un rallentamento dei ritmi di crescita ( poiché la natalità diminuisce per effetto del

cambiamento della situazione sociale inurbamento e maggior costo per l’educazione dei figli).

REGIME MODERNO, il tasso di natalità diminuisce ancora per arrivare al fatidico livello crescita zero. Gran

parte dei paesi europei sono già in questa fase, mentre i paesi dell’Africa e dell’Asia meridionale si

caratterizzano per essere il traino della crescita demografica.

DISTRIBUZIONE DELLA POPOLAZIONE MONDIALE

La Distribuzione della popolazione sulla terra è ineuguale; In primo luogo esistono zone disabitate perché

completamente ostili all’insediamento umano ( ANECUMENE, es. Antartide e Canada settentrionale ), ed

altre zone invece adatte alla vita e perciò abitate ( ECUMENE). Fra le ecumene ovviamente ci saranno forti

differenze in termini di differenza di densità abitativa ( ad. Esempio il continente più popolato è

sicuramente l’Asia dietro l’Europa). Ma anche all’interno degli stessi continenti emergono forti differenze

fra le varie regioni: quelle più densamente popolate si collocano preminentemente nell’emisfero

settentrionale e derivano o da una secolare colonizzazione agricola ( es. asia, Africa e Messico) o da uno

sviluppo industriale moderno ( Inghilterra, Francia , Italia, Germania, Stati Uniti); Le seconde si

differenziano dalle prime per un reddito medio più alto ed una offerta di lavoro più qualificata.

LE MIGRAZIONI

Solo nel 2008 gli immigrati nel modo erano circa 200 milioni. Alla base di questo fenomeno ci possono

essere una serie di fattori:

 TRANSAZIONE DEMOGRAFICA, cioè passaggio di persone da paesi in forte crescita a paesi a regime

moderno;

 FORTE DIFFERENZA DI REDDITO, quindi gli abitanti dei paesi più poveri sono attratti dalla possibilità

di ottenere un reddito maggiore nei paesi più ricchi.

 MONDIALIZZAZIONE DEI TRASPORTI E DELLA COMUNICAZIONE, che tende a ridurre le distanze

fisiche e culturali.

In forte crescita negli ultimi tempi sono i PROFUGHI POLITICI ( persone che scappano dal proprio paese

perchè cacciati o a causa di guerre) E QUELLI AMBIENTALI ( che scappano per l’eccessivo riscaldamento dei

loro stati, innalzamento delle temperature) , OLTRE AGLI SCIENZIATI E RICERCATORI ( la cosiddetta fuga dei

cervelli, laureati che scappano dal proprio paese perché nono vi vedono riconosciute le proprie capacità).

Nel corso del tempo i vari continenti hanno visto mutare la propria posizione rispetto all’immigrazione, ad

es. L’Europa un tempo era un importante focolaio di emigrazione, oggi invece si connota per una forte

immigrazione, anche fra gli stati ad essa appartenenti . Lo stesso è successo all’Italia, un tempo molti se ne

andavano a cercare fortuna altrove, oggi il paese è meta di molti emigranti per le sue caratteristiche

socioeconomiche e la vicinanza alla sponde meridionale ed orientale del mediterraneo).

Si può comunque dire che fra gli emigranti spicca sicuramente la categoria degli EMIGRANTI PER LAVORO,

cioè persone che si trasferiscono dal proprio paese per cercare un lavoro e mandare i soldi guadagnati nel

proprio ( RIMESSE DEGLI EMIGRANTI, perché alcuni paesi sono una vera e propria fonte di sviluppo); I paesi

che li accolgono sono stati storicamente positivi perché attratti dalla manodopera poco costosa, ma adesso

si trovano ad affrontare seri problemi perché non riescono a regolare il flusso degli emigranti.

INDICE DI SVILUPPO UMANO

L’indice di sviluppo umano ( ISU o HDI, human development index), permette di confrontare la qualità della

vita nei vari paesi. E’ un indice calcolato da una commissione dell’onu, che tiene conto principalmente di tre

fattori: speranza di vita alla nascita, alfabetizzazione degli adulti, pil pro capite reale ( il valore espresso è

compreso fra 0 ed 1. Viene calcolato in funzione dello scarto tra il minimo ed il massimo mondiale) . Un

indice così costruito, poiché tiene conto di più variabili, permette di studiare un fenomeno così complesso

come la qualità della vita ( 1° Norvegia, 8° Francia, 18° Italia ).

CAP. 6 - PRODUZIONE MINERARIA ED ENERGETICA

MATERIE PRIME MINERARIE

Si usa classificare le materie prime minerarie in tre tipi : minerali metallici ( ferro, rame, zinco, piombo,

alluminio, oro, argento ), non metallici ( zolfo, argilla, marmo, diamanti e gemme) ed energetici ( carbone,

gas, petrolio ed uranio ) .

La distribuzione dei minerali sulla croste terrestre è profondamente ineguale, soprattutto alcuni minerali

abbondano mentre altri sono relativamente scarsi; non solo anche la conformazione dei giacimenti è

disomogenea; Infatti alcuni si estendono in profondità, altri in lunghezza ( quindi ciascun giacimento avrà le

proprie modalità estrattive).

Inoltre all’interno di un giacimento i minerali non sono disponibili puri, ma spesso frammisti a ganga, cioè

un materiale totalmente inutile; Quindi il valore del giacimento dipende anche dalla purezza dei materiali in

esso contenuto.

RISORSA, volume possibile di impego di questi materiali data la tecnologia disponibile ( ovviamente nuove

tecnologie possono rendere accessibili sotto il punto di vista economico, giacimenti che prima erano

inarrivabili come costi da sostenere; Come risorse prima non utilizzate possono diventare materiale

utilizzato; es. uranio, prima della scoperta dell’energia nucleare non aveva valore e quindi non veniva

estratto).

RISERVA, risorse per le quali esistono le condizioni economiche e socio – politiche per l’immediato

sfruttamento ( cioè le risorse disponibili).

Fino al 1973, anno della crisi del petrolio e dell’aumento del prezzo delle materie prime, il sistema

capitalistico credeva che le risorse terrestri fossero illimitate o comunque che queste non sarebbero mai

finite; Perciò l’unica preoccupazione era quella di individuare nuove fonti per sostituire quelle già esaurite.

Da quell’anno in poi furono adottate una serie di misure per regolare il consumo delle riserve, ma in realtà

queste sono state lasciate in secondo piano e mai praticate. Anche lo stesso riciclaggio ha avuto un impatto

assai limitato e praticato seriamente solo per alcuni tipi di risorse ( es. piombo).

In realtà la strategia dominante delle imprese minerarie è quella di un espansione selettiva, cioè andare ad

estrarre in quelle zone inesplorate che oggi vengono conosciute tramite nuove tecnologie di rilevazione dei

giacimenti a disposizione ( es. telerilevamento satellitare).

La GEOGRAFIA MINERARIA si rivela fortemente selettiva e quello che emerge è che i paesi del nord del

mondo, principali consumatori delle risorse energetiche ( es. stati uniti e giappone ) in maggior parte

detengono solo un residua percentuale delle risorse da loro utilizzate, importando tutte quelle necessarie;

Dall’altra parte i paesi esportatori hanno una forte dipendenza commerciale dagli importatori e dalle

fluttuazioni del prezzo; Anche perché spesso esportano una sola tipologia di risorse SEPARAZIONE FISICA

TRA AREE DI ESPORTAZIONE E DI CONSUMO.

Esistono 4 TIPOLOGIE REGIONALI:

1. EUROPA OCCIDENTALE E GIAPPONE, due aree geografiche fortemente consumatrici ma

scarsamente produttive; Si rivolgono principalmente all’Africa e all’area del Pacifico;

2. AMERICA SETTENTRIONALE, area altamente consumatrice ed esportatrice di determinati materiali,

soprattutto dall’America Latina.

3. RUSSIA ed EST EUROPEO, fino a poco fa erano molto chiusi adesso sono grandi esportatori,

soprattutto verso Giappone ed Europa Occidentale.

4. PAESI DEL SUD DEL MONDO, grandi esportatori, anche se gran parte delle riserve è concentrata in

un piccolo numero di paesi ( Bolivia, Brasile, Marocco ed India).

INDUSTRIA DEI GIOIELLI E DEPOLITICIZZAZIONE DEL CONSUMO

Il capitalismo può essere visto come un sistema di scambio di merci; E’ interessante vedere come il

corrispettivo del prezzo separi molto il consumatore dal produttore, in particolar modo il secondo non ha la

più pallida idea di come il prodotto sia stato fatto e da chi sia stato fatto. Questo processo è ulteriormente

accentuato dal marketing, che cerca per quanto possibile di eliminare tutti i riferimenti geografici realtivi al

prodotto ( es. diamante, non verrà mai sottolineato il fatto che proviene dalle remote regioni africane e che

è stato estratto con il lavoro sottopagato di molte persone, se ne esalta invece l’ideale di bellezza e

prestigio).

LE RISORSE ENERGETICHE

Si distinguono due tipologie di fonti energetiche: RINNOVABILI ( fonti non esauribili o che tendono a

rigenerarsi in tempi utili per l’uomo, il loro utilizzo non ne pregiudica lo stesso per le generazioni future. Fra

queste la più importante è l’idroelettrica ( 2,2% ) anche se ultimamente si è assistito alla diffusione delle

fonti alternative ( es. solare, geotermica, venti e maree, biomasse). Non va comunque dimenticato che la

diffusione su larga scala di quest’ultimo tipo di energia comporterebbe notevoli costi, in termini di spazio,

risorse ed energia ( tali impianti consumano notevole entità di vetro, acciaio e cemento) e NON

RINNOVABILI ( stock di risorse che può solamente diminuire, almeno secondo i tempi umani. Le fonti più

diffuse sono : petrolio ( 34 %, è diventata la fonte più diffusa grazie alla sua facile trasportabilità), gas

naturale ( 21 %) e carbone ( 26 % ); In minima parte diffusa anche energia nucleare, per i suoi elevati costi e

per i problemi di sicurezza che questa comporta).

In sintesi il modello di sviluppo economico da noi affermato ( anche grazie alla prezzo relativamente basso

degli idrocarburi fino al 73) si caratterizza per: industria in larga parte basata su settori a forte utilizzo

energetico, diffusione capillare di beni di consumo di massa, prevalenza del trasporto privato su quello

pubblico, separazione luogo di residenza da quello di lavoro; Tutto questo ha portato ad aumento costante

nel tempo della richiesta di fonti energetiche.

PER IL FUTURO ci sia aspetta che i paesi del sud del mondo aumenteranno notevolmente la loro quantità di

consumo, mentre quelli del nord la diminuiranno per effetto della diffusione die mezzi pubblici di trasporto

e nuove tecnologie nell’industria.

SPAZI DELL’ENERGIA

Come abbiamo detto la geografia delle fonti energetiche si caratterizza per una notevole distanza fra aree

di estrazione ed aree di consumo. Il quadro è comunque diverso a seconda delle tipologie di fonti

energetiche:

ENERGIA IDROELETTRICA, è tipica dei paesi ricchi di fonti idriche: Norvegia, Svezia , Austria e la Russia

Asiatica.

ENERGIA NUCLEARE, sui 440 reattori attivi in tutto il mondo la maggior parte si trova negli Stati Uniti ( 23 %)

a seguire molti paesi del sud del mondo, come Brasile, Armenia, India e Pakistan. Tale produzione

energetica presenta notevoli costi sotto il punto di vista degli impianti che per il trasporto delle materiali

coinvolti nel processo ( dipende da loro pericolosità e distanza). I notevoli rischi sul punto di vista

ambientale ( possibili fughe e smaltimento scorie) ha portato molti paesi ad abbandonare questo tipo di

fonte energetica ( come ha fatto anche l’Italia).

CARBONE, la possibilità di trasportarlo, anche se con costi superiori rispetto a quelli del petrolio, lo rende

una fonte a scarsa localizzazione, diverso idroelettrica. Le zone di maggiore produzione sono: Cina ( 47 % ),

Stati Uniti ( 17 % ), Russia ( 7 % ) e altri paesi dell’Europa Occidentale. Il Giappone invece si caratterizza per

essere uno dei maggiori importatori. Il ridotto contenuto calorico ed il forte inquinamento prodotto dalla su

combustione ne hanno ridotto l’utilizzo ( oltre all’incidenza dei costi di trasporto rispetto al petrolio ).

IDROCARBURI, si sono notevolmente diffusi soprattutto grazie all’avanzamento tecnologico nelle tecniche

di estrazione, che ha permesso di estrarre petrolio da giacimenti sempre più profondi. E’ molto più diffuso il

petrolio rispetto al gas naturale, perché ha minori costi di immagazzinamento e di trasporto ( es.

lunghissimi gasdotti che arrivano in Italia dalla Russia e dall’Olanda, che insieme all’Algeria si caratterizzano

per essere i maggiori produttori ) ; Perciò il gas naturale è spesso utilizzato vicino alle zone di estrazione. La

geografia del PETROLIO è invece completamente diversa, proprio per la possibilità di trasportarlo

facilmente ed a bassi costi, c’è notevole distanza fra luoghi di consumo e di produzione; Comunque i più

grandi produttori sono: Medio Oriente ( arabia saudita quasi il 23 % ), Stati Uniti ( 8% produzione mondiale,

ma solo il 4 % delle riserve. Soprattutto nella zona del Texas, louisiana e California ), Russia ( 12 %,

soprattutto grazie alla penetrazione nei giacimenti dell’est), Paesi costieri del mediterraneo ( grandi

raffinatori del petrolio grezzo che vi arriva, vi è anche l’Italia fra queste), Iran ( 5,4 % ) e Cina ( 5 % ) . Anche

l’Africa ha importanti giacimenti, e produce circa il 12 % , ma solo tramite pochi stati ( Nigeria, Libia ed

Algeria); Mentre l’America latina si caratterizza per una buona produzione ( circa il 8 % ) ma limitata

all’utilizzo locale ( per condizioni politiche e protezionismo praticato da alcuni paesi).

ENCLAVE DELL’INDUSTRIA ESTRATTIVA IN AFRICA

Come è possibile che un paese come l’Angola con investimenti annuali per 15 miliardi di dollari ( gli stessi

dell’Italia ) sia definito dall’Unicef : “ uno dei paesi peggiori del mondo dove essere bambino?? “ Non c’è

dubbio che la filiera produttiva di questo paese ( che si concentra principalmente nella produzione di

petrolio) sia ottima , il problema è che c’è una netta separazione fra questa e la popolazione. Cioè la

richiesta di manodopera del posto è bassa, gran parte dei tecnici specializzati viene dall’estero, e la

popolazione vive in compound relativamente autosufficienti ma completamente separati rispetto alle zone

di lavoro ( tant’è che i lavoratori vengono accompagnati a casa dall’esercito o dagli elicotteri, perché il

territorio accanto ai compound è spesso minato).

L’esempio dell’Angola non è isolato, infatti questo modello di capitalismo industriale è applicato alla

maggior parte delle regioni dell’Africa, come Nigeria, Sudan e Chad, co l’obiettivo dì sfruttare le risorse di

tali paesi.

PREZZI MERCATI E MANOVRE SPECULATIVE

I prezzi sui mercati internazionali hanno vissuto momenti di forte oscillazione attorno alla grande guerra e

nella crisi del 78. Nel periodo post bellico i prezzi bassissimi delle materie prime permisero un

intensificazione dei flussi di esportazione tant’è che l’ esportazioni dai paesi del sud del mondo di prodotti

minerari ed energetici era circa l’80 % del totale.

I PREZZI DELLE MATERIE PRIME sono poi soggetti ad oscillazioni dovute ad operazioni sui mercati a breve

termine ( cioè ci si accorda a priori sul prezzo di una negoziazione eventuale, come una opzione) e da

manovre speculative da parte degli stati e delle imprese che operano nel settore ( ovviamente se tali

materiali sono rari o comunque strategici).

Il SETTORE PETROLIFERO invece si caratterizzava per il dominio, già dal dopo guerra, di sette imprese

monopolistiche, fra le quali le più famose Texaco, Exxon, Standard Oil. Negli anni 70 la situazione cambiò

molto, si affermò il principio della sovranità dello stato sulle proprie risorse, così si andò a configurare uno

settore misto, caratterizzato in gran parte da industrie totalmente o parzialmente nazionalizzate. Così le

industrie hanno mantenuto il loro patrimonio di conoscenza e tecnologia e si sono orientate anche alla

ricerca di nuovi mercati fuori dalla zona controllata dall’ Opec ( organizzazione paesi esportatori, Libia,

Nigeria, Iran , Kuwait, Katar, Emirati Arabi…).

GEOPOLITICA CINESE DEL PETROLIO IN AFRICA

Il continente africano si presta ad essere un punto strategico circa acquisizione petrolio, poiché vi risiede il

10 % delle risorse terrestri ed in più il continente ha uno scarso fabbisogno di questo. Per l Cina è ancora

più strategico, dato che da li provengono il 24 % delle importazioni di petrolio. Perciò la Cina ha da sempre

attuato un programma di sostentamento dell’africa, tramite prestiti a basso interesse ed investimenti in

infrastrutture, oltre che all’apertura di nuovi mercati d’esportazione.

Va inoltre ricordato che la forte dipendenza di questi paesi da un singolo settore, li pone di fronte ad

ingenti problemi rispetto alle fluttuazioni dei prezzi sui mercati : sono frequenti anche tagli alle politiche

sociali in risposta a crolli del prezzo del greggio.

CAP. 7 – FILIERE INDUSTRIALI

RELAZIONI INDUSTRIALI

INDUSTRIA, ci si riferisce al settore secondario, insieme delle attività manifatturiere che trasformano i

fattori produttivi in prodotti finiti ( cioè la seconda delle tre fasi: approvvigionamento, produzione e

distribuzione del prodotto sul mercato). Il valore da essa creato dipende dal valore aggiunto, inteso come

differenza fra i costi dei fattori produttivi e valore dei prodotti finiti.

Si possono individuare tre tipologie di rapporti tecnico – funzionali :

 VERTICALI, serie di processi produttivi legati l’uno all’altro in successione, contribuiscono ciascuno

alla trasformazione del fattore produttivo in prodotto finito. Si parlerà di Integrazione verticale

quando tutte le singole fasi verranno realizzate all’interno della stessa impresa e di

disintegrazione verticale quando le fasi saranno realizzate da diversi impianti.

 LATERALI, imprese producono separatamente componenti o servizi per poi confluirli in un'unica

impresa;

 DI SERVIZIO, le imprese utilizzano un processo in comune fornito da quella area.

FILIERA, insieme di processi che genera valore, cioè tutte quelle attività produttive che permettono il

passaggio dall’approvvigionamento alla distribuzione.

ATTIVITA’ INDUSTRIALE NELLO SPAZIO GEOGRAFICO

E’ impossibile individuare una regola a priori che spieghi la localizzazione geografica delle aree industriali;

questa infatti dipende da fattori economico sociali fortemente soggettivi e variabili nel tempo.

Nel XVIII secolo i primi addensamenti industriali si caratterizzavano per la vicinanza alle materie prime e alle

fonti d’energia ( es. Yorkshire nel tessile e Birmingham nei metalli).

Con l’evoluzione dei processi industriali questa logica si fece più complessa: le imprese andarono ad

addensarsi nelle aree dove erano disponibili in abbondanza materie prime, forza lavoro e mercati di sbocco.

Inoltre col passare del tempo questi addensamenti hanno attratto altre imprese, così da creare

addensamenti sempre più grandi. Le altre imprese erano attratte da una serie di vantaggi, o ECONOMIE

AGGLOMERAZIONE che la vicinanza con le altre imprese comportava:

 Possibilità di relazioni di scambio fra le imprese, cioè rapporti di scambio di prodotti semilavorati o

materie prime;

 Possibilità di utilizzare congiuntamente un unico sistema di infrastrutture, così da ridurre i costi.

A questi si aggiungono una altra categoria di vantaggi, le ECONOMIE DI URBANIZZAZIONE, derivanti dalla

vicinanza ad un centro urbano:

 Accesso ad un mercato del lavoro molto differenziato;

 Vicinanza ad un mercato di sbocco;

 Vicinanza ad infrastrutture e servizi collettivi di un livello qualitativo superiore ( così da poter

attrarre anche personale qualificato).

Questo spiega perché si siano formate nel tempo, ed ancora oggi persistano, aree industriali fortemente

concentrate: Ruhr, Pennsylvania, …

FORDISMO

Modalità organizzative introdotte da Henry Ford nei suoi impianti a Detroit, esse si fondavano su : grandi

impianti, integrazione verticale del ciclo produttivo, alta produzione di beni fortemente standardizzati e

scomposizione in segmenti separati del processo produttivo ( ciascuno dei quali era affidato ad un operaio

che faceva solamente quello). Tale modello fu reso possibile dalla catena di montaggio e dall’intervento

statale che cercò di sostenere la domanda e quindi il modello intero.

Questo modello portò alla formazione di grandi agglomerazioni di imprese vicino ai centri residenziali e alla

creazione di posizioni dominanti sul mercato . Ma le peculiarità del modello, prodotti non differenziati e

impossibilità o quasi di modificare la catena produttiva, diventarono anche le sue rigidità, che portarono

all’abbandono del modello quando il mercato comincio a chiedere prodotti più differenziati.

DISPERSIONE DELL’INDUSTRIA NELLO SPAZIO GEOGRAFICO

Da un certo punto in poi la concentrazione delle strutture industriali non comporta più benefici ma bensì

genera costi: congestione del traffico, aumento inquinamento, perdita efficienza nei servizi, aumento del

prezzo del suolo e del personale qualificato ( entrambi a causa dell’elevata domanda). Queste diseconomie

possono portare a processi di deglomerazione:

 RILOCALIZZAZIONE, le imprese spostano le sedi della propria attività nelle periferie cittadine ( così

facendo mantieni i vantaggi delle vicinanza al centro abitato, ma allo stesso paghi meno il suolo

occupato RILOCALIZZAZIONE A CORTO RAGGIO), oppure trasferiscono gli impianti in zone molto

distanti, anche in altri continenti; Così da sfruttare legislazione fiscale favorevole o basso costo del

lavoro ( RILOCALIZZAZIONE AD AMPIO RAGGIO).

 DECENTRAMENTO PRODUTTIVO, le imprese scompongono il proprio processo produttivo in

segmenti che poi trasferiscono in altre sedi o appaltano ad altre imprese ( magari perché si

inaspriscono le vertenze sindacali o il progresso tecnologico rende le strutture fatiscenti). Si crea

così una rete di imprese di piccole medie dimensioni che si caratterizza per maggiore flessibilità e

costi gestionali inferiori e migliore reattività alle possibili turbative del mercato.

 FORMAZIONE DI SISTEMI INDUSTRIALI PERIFERICI, sviluppo di agglomerati di piccole medie imprese

appena fuori dalla città, specializzati nella risposta a domande specifiche e segmentate ( cioè quello

che i grandi gruppi industriali non possono fare). Non si creano quelle diseconomie di

agglomerazione tipiche degli agglomerati industriali.

 Queste diseconomie hanno indotti alcuni stati ( soprattutto nel sud est asiatico e nell ’ America latina) a

creare artificialmente le condizioni idonee per il processo di agglomerazione, così da attrarre investimenti

ed occupazione. Tutto ciò per mezzo di politiche fiscali incentivanti e con un adeguata struttura di

infrastrutture, oltre che per la presenza della manodopera necessaria. Spesso questi spazi vengono

chiamati triangoli, e si situano in zone di confine fra più paesi, così da sfruttare simultaneamente i vantaggi

che le diverse politiche nazionali danno.

CAP. 8 – TRASPORTI E COMUNICAZIONI

ARTERIE DEL TERRITORIO

Fin dall’antichità lo spostamento di persone e beni si è reso possibile solo grazie al parallelo sviluppo dei

trasporti. Recentemente tali relazioni si sono intensificate, ed hai trasporti si sono affiancate le

telecomunicazioni che hanno così prodotto un fenomeno di CONVEREGENZA SPAZIO TEMPORALE, che ha

ridotto i tempi di trasferimento e comunicazione fra le varie zone.

Questo ovviamente ha ancora più isolato le popolazioni del sud del mondo che non erano dotate delle

tecnologia e delle risorse necessarie ( investimenti ) , che hanno subito così un ulteriore marginalizzazione.

Va comunque ricordate che spesso tali zone sono anche frenate da motivi politici ( confini chiusi ) o dalla

natura stessa ( cioè vincoli naturali dati da montagne, condizioni climatiche particolari).

La distribuzione delle strutture di trasporto sul territorio è a rete , cioè delle linee di traffico sulle quali si

inseriscono dei nodi; la massa circolante sulla rete determina l’importanza del nodo, che gestisce tali

traffici. Le linee di trasporto più importanti sono dette assi di trasporto, e a sua volta gli assi più frequentati

sono detti corridoi o direttrici.

E’ importante ricordare come il sistema trasporti sia una grande filiera di attività che va dalla costruzione

delle infrastrutture e dei mezzi, alla loro manutenzione e all’utilizzo e gestione dei nodi ( aereoporti, porti )

e dei flussi ( attività logistica). Costituisce il 10% del pil nazionale.

Esistono tre tipologie di reti: POLARIZZATA ( un centro ha accessibilità privilegiata e rappresenta l’elemento

dominante. Es. rete alta velocità ferroviaria Parigi ), GERARCHICA DECENTRIZZATA ( rete modellata così che

alcuni centri abbiano una accessibilità privilegiata. Es. rete autostradale tedesca ) DISTRIBUITA

INTERCONNESSA ( nessun centro ha accessibilità maggiore rispetto agli altri).

POLITICHE DEI TRASPORTI

Fino alla seconda metà dell’ottocento i trasporti erano gestiti in larga parte da compagnie private, che

costruivano reti dove gli sembrava più conveniente e perciò la distribuzione di essi risultava non uniforme.

Dal novecento prese campo in Europa l’idea che il trasporto erano un servizio di utilità nazionale ( la politica

delle infrastrutture era il momento più rilevante di tutta la politica nazionale) e si assistette alla

nazionalizzazione delle imprese statali e al massiccio finanziamento statale per la creazione di una rete di

infrastrutture idonea a tale nome.

Dagli anni 90 si assistito ad un parziale cambiamento di rotta:

 Si è cercato di migliorare l’integrazione fra reti nazionali e transnazionali ( ne è un esempio il progetto

europeo di costruzione di corridoi europei così da collegare i maggiori poli commerciali tramite ferrovie ad

alta velocità. Es. Lione – Torino – Trieste).

 Deregolamentazione statale, cioè una progressiva uscita dello stato dal settore; ingresso di imprese

private nella gestione dei nodi e delle linee. Questo ha sicuramente intensificato la ed efficienza ma le

politiche di riduzione dei costi hanno forse abbassato la qualità del servizio.

 Differenziazione selettiva, in alcuni paesi del nord si è assistito allo sfoltimento selettivo di alcune reti ed

i loro traffici traslocati su arterie più grandi ( nel principio dell’anti economicità).

INNOVAZIONI TECNICO ORGANIZZATIVE E SCELTA MEZZO TRASPORTO

Un analisi dei vari mezzi di trasporto ci mostra come ciascuno di essi abbia vantaggi economici particolari (

es. per le lunghe distanze meglio l’aereo ma costo alto e portata limitata ne limitano utilizzo; la nave ha

grande portata ma la velocità di trasporto può essere molto bassa; Ferrovia assicura velocità e buon carico

con un impatto di inquinamento minore, cosa che ad esempio non assicura la strada).

Nel nostro secolo due sono state le grandi innovazioni: il trasporto combinato ( possibilità di trasferire

direttamente un mezzo di trasporto su un altro; Poco usato) ed il Container ( modulo di carico di dimensioni

standard che ha permesso l’utilizzo integrato di più mezzi di trasporto combinandone così effetti e

vantaggi, poiché è possibile trasferirlo facilmente su una nave, una motrice, un treno o su un aereo; Con

costi molto ridotti, basta una stazione di carico e scarico.

La diminuzione dei costi di trasporto e dei tempi di viaggio, ha portato maggiore efficienza ed ha

determinato il prevalere di alcune linee su altre, generando così conseguenze negative sui territori delle

linee meno usate.

TRASPORTI NEL MONDO


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Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher tommaso.ceccarelli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Romei Patrizia.

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