Geografia economica
Spazio geografico e spazio economico
La geografia studia tutte quelle relazioni che legano tra loro gli oggetti sulla superficie della Terra. Lo spazio geografico è costituito dall’insieme delle relazioni che legano tra di loro gli oggetti sulla superficie della Terra. Lo spazio economico si può ottenere isolando dallo spazio geografico l’insieme delle relazioni spaziali che riguardano l’economia. Tali relazioni spaziali si distinguono in:
- Relazioni orizzontali che hanno come fine la comunicazione e lo scambio.
- Relazioni verticali che connettono i soggetti economici con le caratteristiche proprie dei diversi luoghi.
Le strutture territoriali sono costituite da una serie di localizzazioni legate tra loro da relazioni orizzontali e connesse al territorio tramite relazioni verticali. L’organizzazione territoriale è data da più strutture territoriali legate tra loro da relazioni orizzontali.
Il terreno e lo sviluppo economico
Il terreno nelle società pre-mercantili e pre-industriali non aveva un valore economico, ma solo un valore legato all’uso che se ne faceva; con lo sviluppo dei rapporti commerciali a vasto raggio, il terreno è divenuto un bene, infatti chiunque possiede il capitale può comprarlo, e con il suo utilizzo, accrescere il capitale stesso. Il terreno ha assunto quindi un valore di scambio legato all’inizio alla fertilità del suolo ed in seguito alla sua posizione, e ciò ha segnato l’inizio della società capitalistica. Anche la scelta del tipo di coltivazione non è più legata alle esigenze di consumo della comunità locale, ma al guadagno. Però vi sono dei limiti all’accumulazione di capitale in agricoltura, come:
- La limitatezza del suolo utilizzabile
- La produttività limitata del suolo stesso
- La saturazione abbastanza rapida del mercato agricolo
Tali limiti sono stati superati una volta che l’industria è stata applicata all’agricoltura. La prima conseguenza del modo di produrre capitalistico-industriale fu la concentrazione dello sviluppo economico in poche aree centrali. In un’economia di mercato concorrenziale, se un imprenditore capitalista acquista alla fonte i fattori produttivi, li paga un prezzo stabilito dal mercato, e dunque uguale a quello pagato dai suoi concorrenti; quando l’imprenditore andrà a vendere il prodotto finito sul mercato, egli riceverà un importo pari a quello dei suoi concorrenti (dal momento che anche questo prezzo viene fissato dal mercato). Dunque un imprenditore che vuole realizzare maggiori profitti deve necessariamente puntare a ridurre i costi di produzione e incrementare la quantità e la qualità del prodotto immesso sul mercato. Per fare ciò può avvalersi delle economie di scala, ossia quei fattori per effetto dei quali il costo totale medio di lungo periodo diminuisce al crescere della quantità prodotta (dal momento che il costo fisso può essere ripartito tra un numero maggiore di prodotti).
Economie esterne e infrastrutture
Le economie esterne (o economie di agglomerazione) sono dei vantaggi, che determinano incrementi di produttività, di cui l’imprenditore può godere localizzando le sue attività economiche in determinate aree. L’agglomerazione è vantaggiosa poiché la vicinanza di più imprese può generare economie di scala e quindi risparmi di costi. Le infrastrutture sono condizioni generali della produzione e dello scambio realizzate sul territorio mediante la spesa pubblica. Queste possono essere: materiali o tecniche, sociali, economiche, dell’informazione e della ricerca. Esse sono inoltre: strutture territoriali, beni non escludibili (non possono essere condizionate al pagamento di un prezzo di mercato), indivisibili (producono utilità collettive) e non danno profitti. Le infrastrutture territoriali sono necessarie affinché il capitale privato possa produrre dei profitti; infatti i soldi che lo Stato spende per queste infrastrutture si trasformano in economie esterne, ossia valori d’uso che le imprese utilizzano per realizzare profitti.
Il valore del suolo e il mercato
Ogni porzione di suolo ha un proprio valore a seconda della sua posizione, ossia a seconda delle economie esterne che offre a chi vi si localizza. Dal momento che nelle economie di mercato il suolo è una merce, le economie esterne (ossia valori d’uso non commercializzabili) finiscono per essere indirettamente commercializzate tramite il mercato del suolo. Poiché la domanda del suolo tende a crescere continuamente, di fronte ad un’offerta rigida, i prezzi tendono anch’essi a salire; cosicché chi compera un suolo può rivenderlo dopo alcuni anni ad un prezzo superiore a quello da lui pagato. Il proprietario del suolo si trova quindi in una posizione monopolistica, ossia offre una merce non sostituibile con altre.
Globalizzazione
Il termine globale sta ad indicare un fenomeno che si estende a tutta la superficie terrestre. Il termine locale indica quelle relazioni che interessano solo una parte del globo. La globalizzazione è quel processo di integrazione tra le varie economie nazionali. La globalizzazione economica riguarda tutte le fasi del ciclo produttivo. Per quanto riguarda il mercato dei capitali finanziari, grazie al processo di globalizzazione operatori sparsi in tutto il mondo e collegati per via telematica, agiscono in tempo reale. Il movimento di capitali che si genera è puramente speculativo, solo il 10% riguarda investimenti in attività economiche. La globalizzazione economica è resa possibile dalla crescita nel settore dei trasporti e delle telecomunicazioni.
Globalizzazione del sapere e dell'ambiente
La globalizzazione del sapere scientifico è frutto di una cooperazione internazionale che si avvale di una rete globale di centri di ricerca, a cui ogni impresa attingerà per realizzare localmente quei prodotti e processi innovativi che la renderanno competitiva sul mercato. La globalizzazione ambientale ha comportato manifestazioni abbastanza evidenti; tra le quali il cosiddetto effetto serra che porta all’innalzamento della temperatura terrestre a causa delle crescenti immissioni di CO2 nell’atmosfera. Tale innalzamento accelera la scomparsa di alcune specie vegetali e animali, minacciando così la biodiversità o creando le condizioni favorevoli per lo sviluppo di alcune malattie.
Globalizzazione culturale e politica
La globalizzazione culturale tende a ridurre la varietà dei caratteri culturali, poiché porta a fenomeni di omologazione; inoltre rallenta la stessa crescita culturale, dal momento che essa deriva proprio dalla diversità tra le varie culture. La globalizzazione geopolitica e geostrategica consiste nella crescente interdipendenza delle decisioni e degli avvenimenti politici dei diversi paesi, nel crescente controllo esercitato da alcuni paesi su altri e nella capacità di alcune grandi potenze di intervenire militarmente in qualunque momento e in qualunque parte del mondo. La globalizzazione delle istituzioni è la capacità, seppur limitata, degli organismi politici mondiali di regolare conflitti, imporre norme, esercitare poteri giurisdizionali.
Globalizzazione del mercato del lavoro
La globalizzazione del mercato del lavoro è difficile da raggiungere a causa della diversa tutela che questo riceve nei vari paesi.
La regione geografica
Per regione geografica si intende una porzione della superficie terrestre costituita da luoghi contigui, aventi delle caratteristiche comuni, le cui caratteristiche li differenziano dai luoghi circostanti. La gerarchia territoriale prevede diversi livelli:
- Livello microregionale che comprende uno o più comuni.
- Livello mesoregionale che comprende una o più province o regione in senso stretto.
- Livello macroregionale che comprende interi paesi o aggregati di regioni istituzionali.
- Livello megaregionale che comprende uno o più continenti.
La regione politico-amministrativa è la regione in sé e per sé, quella i cui confini sono delimitati istituzionalmente. La regione politica corrisponde allo stato. La regione naturale è identificata dalle sue caratteristiche fisiche.
Ecoregione e regione storico-culturale
L’ecoregione è quello spazio in cui le comunità umane interagiscono con l’ecosistema naturale. La regione storico-culturale è caratterizzata da fatti fisici e naturali e legata ad un tipo di storia e di cultura. La regione economica si distingue in:
- Regione formale (caratterizzata da determinati attributi, che la differenzia da quelle circostanti).
- Regione funzionale (individuata in base relazioni orizzontali e comprende i luoghi caratterizzati dalle stesse relazioni orizzontali. Vi sono due tipi di regioni funzionali: quelle monocentriche in cui i flussi fanno capo ad un unico centro; e quelle policentriche in cui i flussi fanno capo a diversi centri).
La regione complessa è formata da una regione formale ed una funzionale. Un esempio di regione complessa è la regione programma che è un ambito territoriale entro cui si svolgono interventi programmati.
Spazio gerarchizzato e struttura regionale a rete
Lo spazio gerarchizzato formulato da Christaller è quello spazio in cui ogni centro ha diversa importanza in relazione alla quantità e alla qualità dei servizi offerti. Il modello di Christaller nasce in un territorio isomorfo (ossia un territorio che presenta in ogni sua parte le medesime caratteristiche, che sia percorribile in ogni direzione allo stesso costo). Secondo Christaller i singoli centri, detti località centrali, servono ciascuno un’area a loro circostante, la cui ampiezza dipende dal livello del centro. Tali centri si dispongono a distanze regolari e nei centri stessi si distribuiscono i servizi. Una volta che un centro è saturo di servizi, questi tendono ad occupare gli altri centri; così facendo si formano le città. Nella realtà ciò non è possibile poiché lo spazio geografico è differenziato da diversi fattori come la natura e la storia. Detto squilibrio è dovuto soprattutto ai processi di agglomerazione che portano le attività economiche a concentrarsi le une vicino alle altre in determinate aree. Un tale sviluppo regionale detto polarizzato, crea degli squilibri tra regioni centrali polarizzate e regioni periferiche. Ma l’eccessiva concentrazione di attività economiche in un determinato luogo può provocare delle diseconomie di agglomerazione, le quali possono portare all’arresto della crescita polarizzata e a fasi di depolarizzazione.
La struttura regionale a rete è un tipo di organizzazione territoriale che ha interessato le grandi agglomerazioni industriali a partire dalla seconda metà del XX secolo. Essa prevede una divisione di queste agglomerazioni in più sedi e in più impianti decentrati, che vanno a localizzarsi in nuove aree anche molto distanti tra loro. Le diverse fasi del ciclo di lavorazione, grazie alla presenza di relazioni orizzontali abbastanza sviluppate, si distribuiscono su di un vasto territorio. Le funzioni direzionali di rango più elevato permanevano entro i vecchi nodi.
Milieu territoriale locale e globalizzazione
Il milieu territoriale locale comprende tutte quelle caratteristiche che nel corso del tempo si sono legate stabilmente al territorio. Queste potenziali risorse possono essere valorizzate mediante l’applicazione di denaro e di conoscenze che circolano nelle reti globali, in modo che i luoghi in cui sono presenti diventino sempre più competitivi al livello mondiale. Questo milieu territoriale locale è una regione-programma ovvero un luogo che viene ad esistenza solo se e quando determinati soggetti attivano relazioni orizzontali tra loro e relazioni verticali con il territorio in cui operano.
Il principale effetto della globalizzazione è che i vari territori non possono essere considerati come entità distinte, dotate di una propria autonomia. È comunque vero che il rapporto tra reti globali e sistemi locali non è necessariamente di dominanza-dipendenza. Dal momento che i milieu locali sono serbatoi potenziali di esternalità, questi sono necessari alle reti globali per poter essere competitive sul mercato mondiale. Ma questo non significa che i soggetti locali debbano necessariamente agire come mediatori passivi e quindi limitarsi ad offrire l’insediamento nel proprio territorio (in questo caso si parla di giochi a somma zero nel senso che ciò di cui l’investitore esterno si appropria è sottratto all’utilizzo degli altri); suddetti soggetti possono anche dar vita a processi di sviluppo alimentati dalla valorizzazione delle risorse potenziali del luogo, esercitando così un’intermediazione attiva (in questo caso si parla di giochi a somma positiva, in quanto l’investitore esterno non esaurisce i vantaggi offerti dal milieu ma contribuisce alla creazione di nuove esternalità).
Economia e ambiente naturale
L’ambiente è quel sistema di relazioni che intercorrono tra esseri umani, altri esseri viventi e mondo inorganico. L’ecologia studia l’ecosistema terrestre ossia il sistema degli organismi viventi sulla terra e delle relazioni che intercorrono tra di loro e che li legano all’ambiente fisico. Anche il nostro pianeta funziona come un sistema, e in quanto tale viene chiamato geosistema. Esso è un sistema aperto, che riceve dall’esterno limitati apporti di materia e consistenti flussi di energia.
Sistema economico mondiale
Il sistema economico mondiale è costituito da un insieme di elementi e relazioni dirette alla produzione e allo scambio di beni. Esso, nonostante sia parte integrante dell’ecosistema terrestre, ha un comportamento diverso e contrastante rispetto a quest’ultimo. Da questa contraddizione deriva il problema ecologico. Gli equilibri dell’ecosistema non comportano mai una stabilità perfetta, ma sono più che altro il risultato di continue oscillazioni negative e positive. Seppur per molti anni l’umanità ha cercato di adattarsi a questi squilibri, oggi tale adattamento è divenuto impossibile per la continua trasformazione dell’ambiente operata dall’uomo che ha portato ad alterazioni ambientali negative. A tale proposito occorre distinguere tra alterazioni reversibili, che possono essere riassorbite da retroazioni riequilibratici dell’ecosistema planetario, e alterazioni irreversibili, quelle che provocano degli squilibri di lungo periodo.
Produttività dei fattori e riserve naturali
In un sistema economico i risultati dipendono dalla produttività dei fattori, e dunque dal rapporto tra quantità di beni e servizi prodotti e quantità di fattori impiegati (terra, lavoro, capitale). I fattori originari sono la terra e il lavoro. Per fattore terra si intendono l’insieme delle risorse e dei servizi naturali che il geosistema offre. Gli uomini hanno cercato di aumentare la produttività del proprio lavoro mobilitando sempre più il fattore terra. Così hanno ottenuto una sua progressiva riduzione di produttività. Ogni abitante della terra pur lavorando mediamente meno dei nostri avi ha a disposizione una maggiore quantità di beni e servizi, ma allo stesso tempo dispone di sempre minori riserve ambientali e naturali. Si può dunque affermare che l’efficienza del sistema produttivo dal punto di vista economico è cresciuta, ma si è ridotta quella del sistema ecologico complessivo. A tal punto sarebbe quindi auspicabile una riduzione dei consumi.
Problemi ecologici e desertificazione
Mentre gli squilibri locali possono essere facilmente ignorati, di fronte agli squilibri globali si è costretti a correre ai ripari. Il problema ecologico è diventato uno degli aspetti più inquietanti della globalizzazione. Tra i danni più evidenti vi è l’inquinamento. Mentre le principali alterazioni irreversibili dell’ecosistema sono la riduzione di risorse naturali e della biodiversità. La desertificazione è un tipo di alterazione ambientale che consiste nella perdita di fertilità con la conseguente trasformazione in deserti di vaste aree. Questa può avvenire per cause naturali, principalmente per cambiamenti climatici; ma in questo caso si tratta di lente trasformazioni, che producono effetti nell’arco di centinaia di anni. Con l’intervento dell’uomo i processi di desertificazione si sono enormemente accelerati a causa dell’eccessivo sfruttamento agricolo del suolo, del disboscamento e del sovrapascolamento.
Impronta ecologica
L’impronta ecologica è un metodo che ci permette di valutare il problema dei consumi disuguali tra le varie parti del mondo. Si tratta di calcolare l’area del fattore terra (ossia la quantità di terra produttiva e di mare necessaria ad un individuo per produrre tutte le risorse di cui necessita e per assorbire i rifiuti che produce). Per valutare i consumi di un paese si aggiungono le importazioni e si sottraggono le esportazioni; mentre per il bilancio energetico si tiene conto dell’energia prodotta localmente e di quella consumata. Il risultato viene diviso per il numero di abitanti in modo da avere l’impronta ecologica media di una data popolazione. Lo squilibrio ambientale che crea maggiori preoccupazioni a livello globale è l’effetto serra, ossia l’innalzamento della temperatura terrestre a causa dell’eccessiva immissione di CO2.
Sviluppo sostenibile
Con il termine sviluppo sostenibile si intende uno sviluppo che soddisfi i bisogni delle generazioni presenti, senza compromettere il soddisfacimento dei bisogni delle generazioni future. Tale sviluppo sostenibile si basa su:
- L’integrità dell’ecosistema: consiste nel mantenere il geosistema e gli ecosistemi integri, occorre quindi limitare le emissioni inquinanti ed evitare alterazioni irreversibili che provocano squilibri ambientali.
- L’efficienza economica: intesa considerando non solo i costi e i vantaggi immediati connessi con l’uso delle risorse e dell’ambiente, ma anche quelli a lungo periodo. È dunque efficiente un sistema economico che garantisce il massimo della produzione e di consumi compatibili con gli squilibri economici, permettendo di mantenere costanti nel tempo le potenzialità dell’ambiente.
- L’equità sociale: intragenerazionale, cioè all’interno di ogni comunità umana.