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Geografia e didattica della geografia

La geografia non è stata considerata una disciplina scientifica in passato, ma negli ultimi anni si sta rivalutando in positivo la sua scientificità soprattutto all'estero. La geografia era vista come disciplina non scientifica a causa delle specializzazioni e per questa pluralità veniva accusata di non avere un metodo.

Il metodo pluralista della geografia

La geografia utilizza il metodo pluralista. Alla domanda "che cos'è la geografia" si tende a rispondere in modo superficiale facendo riferimento solo alla parte della geografia fisica legata ai monti, ai mari, ai fiumi… e anche nella scuola viene dedicato poco spazio a questa disciplina che spesso viene trattata male. Chi ha una buona preparazione geografica invece riesce a capire sia i fenomeni fisici che i fatti legati al mondo umano.

Nella geografia, tutto è in relazione: si parla di sistema a cascata dove è importante capire i rapporti di conseguenza, di causa-effetto.

La relazione tra uomo e territorio

La geografia insieme al territorio e all’uomo forma una realtà in costante dinamismo e movimento, in cerca di un equilibrio che, se raggiunto, viene scombinato di nuovo perché basta che cambi un elemento del sistema per modificare tutto il resto. L’uomo, con le sue azioni, va ad alterare e irrigidire questa realtà, mentre la natura manterrebbe un sistema funzionale. La geografia ha anche valore formativo ed è importante per acquisire una mentalità geografica inserisce l’uomo in un contesto sempre più articolato e tenta la costruzione di un uomo che sappia vivere in un mondo sempre più complesso.

La geografia è nata con l’uomo e non può prescindere da esso, mentre la realtà geografica esiste anche senza di esso. Nell’antichità, vi erano i miti geografici, che non hanno molto a che fare con questa disciplina, ma possono dare delle indicazioni riguardo la società del tempo. Uno dei miti più recenti è quello del West che ha avuto valenza politica unendo nord e sud.

La storia della geografia

La geografia per molto tempo ha significato esplorazione, ricerca, conquista di nuove terre ed era molto simile alla cartografia. L’idea della geografia come materia razionale nacque nel mondo greco e romano. Il primo usava la geografia per conoscere, ricercare la perfezione, mentre i romani volevano conquistare altri territori e la utilizzavano per fini bellici, corografici (regionali). La produzione greca è di carattere scientifico, mentre quella romana è pratica.

Il Medioevo è stato un periodo buio per la geografia, tutto era incentrato sulla religione e non si sente più la necessità di esplorare: la stessa scienza si affidava al Vangelo. Non c’è più la curiosità per il mondo che ci circonda, alcuni concetti precedentemente acquisiti vengono abbandonati perché si scontravano con ciò che diceva la religione. Si è ricominciato a viaggiare ed esplorare per evangelizzare gli altri paesi.

La geografia, pur essendo una disciplina antica, ha tardato molto tempo ad imporsi come scienza per molte vicissitudini: essa, in primo luogo, doveva possedere uno statuto metodologico che la configurasse come disciplina scientifica ben chiaro avendo un suo oggetto e metodo. Una disciplina, per essere tale, ha bisogno anche di un suo excursus storico: l’origine dell’etimologia del termine deriva dal greco ed essa non è una disciplina che consiste in un apprendimento mnemonico.

L'evoluzione della geografia nel tempo

È l’origine dei nuovi mercati mercantili e l’esigenza di viaggiare e di conoscere carte geografiche operando un’evangelizzazione a dare uno sviluppo alla nascita della geografia. Le opere a cui si può far risalire la nascita di questa disciplina sono: Il “Milione” di Marco Polo (diario di bordo) e la cartografia nautica. Questa contiene al suo interno due tipi di produzioni cartografiche: i portolani che danno un’accurata descrizione dei punti di riferimento della costa, dei porti, mentre quando si parla di navigazione di tipo oceanico, si fa ricorso a Tolomeo e alla cartografia greca che era però inesatta e non corretta, ma grazie a questo tipo di carte geografiche era però possibile determinare la latitudine e la longitudine di un punto (metodo didattico che si può usare con i bambini: battaglia navale con le coordinate geografiche).

L’affermazione della geografia come disciplina scientifica attraverso i secoli e in questo periodo, vi fu una lotta tra portoghesi e spagnoli per andare alla ricerca di carte geografiche che potessero indicare nuovi territori da scoprire e da conquistare. Il contatto con popoli nuovi cambia le usanze, i regimi alimentari, il modo di essere in positivo ed ha fortemente influenzato le persone di quel tempo. Le carte geografiche erano utilizzate anche a fini commerciali e religiosi per i pellegrinaggi a Gerusalemme e alla Mecca. Le conseguenze delle nuove scoperte alimentano la necessità di nuove produzioni come i planisferi: rappresentazioni cartografiche del mondo fino ad allora conosciuto e accanto ad essi si arricchisce anche una forma di geografia che si avvicina a una descrizione geografica moderna in chiave essenzialmente descrittiva, narrativa, che si svilupperà notevolmente nel periodo dell’Umanesimo, ma essa non può ancora definirsi scientifica.

Giovanni Botero e la geografia moderna

Un elemento di novità si ha con: Giovanni Botero nel 1500, ritenuto il padre della scienza statistica, essi fu il precursore dell’antropogeografia, voce fuori dal coro in un suo volume: “Relazioni universali” non si limita infatti alla semplice narrazione, ma mette in evidenza i rapporti tra i fenomeni naturali e cosmici e l’attività dell’uomo, con un’intuizione capisce questo collegamento e in tutte le sue opere non scinde mai gli aspetti fisici dall’elemento uomo. Botero ha messo l’accento sul cuore della geografia quello delle relazioni che sussistono tra le cose. Relazioni invisibili tra l’elemento fisico e la presenza dell’uomo.

La geografia nel '600

Si giunge poi nel 600 ad una consapevolezza: tutta la mole di informazioni del sapere deve essere sistemata e organizzata dando ad essa un ordine e questa esigenza di sistematicità scientifica prima si viene ad innestare nella penisola italiana perché coincide con il periodo di risveglio rinascimentale, sul finire del secolo poi mano a mano si sposta nei paesi del nordovest europeo perché essi sono più vicini al movimento dei viaggi e alle correnti di informazione. Urbino diventa il polo della cultura, il centro dal quale si irradia cultura, non solo a livello locale. Da lì, l’asse politico-culturale-commerciale poi si sposta fino a giungere in Olanda e precisamente a Leida.

Ci furono poi studi cartografici nelle Fiandre (Belgio) in cui operava un signore: Mercatore che insieme a Gemma Frisio fonda uno stabilimento di cartografia, dove si disegnavano carte geografiche e si producevano nuovi strumenti utilizzando i metodi della triangolazione, furono loro a costruire il primo mappamondo (da non confondere con il globo che è quello che si regala ai bambini) ed è loro la proiezione cilindrica che viene utilizzata ancora oggi nelle carte nautiche e in quelle aeree: è una carta che fissa la distanza breve tra due punti attraverso una linea retta che si chiama nassodromica.

L'espansione culturale in Olanda

Poi l’asse culturale si sposta in Olanda, nei Paesi Bassi per favorire i commerci a livello marittimo, ma soprattutto perché era avvenuta la vittoria della rivoluzione protestante sulla Spagna aristocratica: ciò garantiva una libertà di espressione e di parola invidiabile, mentre altrove questo non era possibile, infatti in Italia c’era l’Inquisizione e la condanna al rogo con il cattolicesimo. L’Olanda è invidiata per la sua forza economica e liberale e accoglie tutti gli uomini di pensiero progressisti di quel tempo a Leida una delle più importanti università, centro di raccolta e formazione fin dalla sua fondazione.

Qui studiarono i due più importanti geografi, personalità Cluverio e Varenio che si sganciano dalla semplice riproduzione carta-geografica, provando a dare una spiegazione al mondo. Nasce con loro la geografia strutturata con delle aspirazioni scientifiche, con delle correlazioni, collegamenti, relazioni causa-effetto, rapporti di interdipendenza e di connessione. Il primo riceve una formazione umanistica, viaggia molto in Europa e in Italia e qui scrive opere di geografia storica in latino, la sua opera di maggio successo si chiama “Italia antica”, in essa si trova una ricostruzione del paesaggio geografico dei tempi classici. Cluverio infatti si avvicina alla geografia attraverso la storia e i classici e rimane colpito dalla mancanza di materiale geografico descrittivo che servisse a dar luce alla storia e dal materiale classico inutilizzato.

Non riesce a far combaciare la ricchezza del materiale classico a quello che vede, alla modernità: sforzo di collegare antico a moderno e fonda così uno dei principi capisaldi della geografia storica ovvero quello di mostrare che non è possibile ricostruire il passato senza osservare il presente: la ricostruzione delle condizioni geografiche delle età passate non è possibile senza un’osservazione del presente, altro merito è quello di aver arricchito di osservazioni personali le realtà che lui andava a vedere. Per capire il passato bisogna quindi dare uno sguardo al presente. Il suo intento è ricostruire il presente cercando di trovare i legami con il passato. Importanti sono i suoi viaggi.

Varenio e la geografia scientifica

Varenio conclude i suoi studi a Leida. Pubblica un’opera sulla storia e geografia del Giappone e nel 1650 pubblica in latino la sua opera maggiore: “Geografia generale”. Arriva alla geografia tramite la matematica perché considera essa una sua parte: quella, in base agli elementi quantitativi (forma, movimento, ampiezza, posizione, sito), spiega la terra e le sue parti. Ha una formazione più scientifica. Da alcuni la sua considerazione sulla geografia è considerata troppo limitata perché ricondotta solo alla descrizione di paesi, mentre altri la ritengono troppo estensiva perché essa prende in esame anche la situazione politica, unendo anche la dissertazione politica. A lui si deve la prima suddivisione della geografia in universale, generale/speciale o corrografica (regionale, non scientifica) e lui si occupa della prima perché la seconda non è scientifica e viene associata da lui ad una descrizione narrativa, ma dà comunque delle indicazioni ed un metodo anche alla seconda. La geografia umana però dovrà ancora essere studiata profondamente.

La geografia nell'Illuminismo

[Il libro ha un enorme successo, vengono pubblicate diverse edizioni e una ristampa viene anche curata da Newton.] Varenio ha intenzione di elaborare un sistema teorico della geografia regionale e antropica, ma il tempo non gli è stato concesso secondo alcuni per la scomparsa prematura, altri affermano invece che in realtà per lui era impossibile fondare questo sistema perché figlio del suo tempo e le leggi e la regolarità alla base del suo metodo sono reperibili solo nell’ambiente naturale, nella geografia fisica, per la cultura del suo tempo si poteva trovare solo nell’ambiente naturale, mentre quella antropica e regionale era possibile solo a livello descrittivo. Varenio non avrebbe potuto dare un fondamento alla geografia antropica (studio di una regione con tutte le sue caratteristiche: clima, fiumi, laghi e proprietà umane: commercio, cultura, forma di governo, linguaggio, religione, città e luoghi più importanti, capitali).

Da Botero in poi, per circa due secoli fino ad arrivare alla soglia dell’Ottocento, le descrizioni regionali sono sempre funzionali agli stati e rispondono alle necessità delle varie corone e la geografia veniva chiamata in causa per aiutare il sovrano ad organizzare i territori dei governi, in alcuni casi è servita a fare la guerra nonostante la sua aspirazione non sia questa. Con l’Illuminismo, il secolo dei Lumi, le esplorazioni assumono un obiettivo di tipo scientifico che porta prima ad una conoscenza di quei luoghi che erano stati oggetto di scoperta di tipo diretto a sbocchi commerciali e man mano che il secolo termina e ci si avvicina alla Rivoluzione industriale tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, si alimenta un altro tipo di interesse verso le terre dapprima conosciute con un intento scientifico, ciò quello teso a scoprire la possibilità offerta di materie prime derivante dalla Rivoluzione Industriale che possono essere utilizzate per favorire, aumentare il processo di sviluppo industriale. L’interesse per le terre non è più solo semplicemente conoscitivo, ma la conoscenza diventa più approfondita.

Gli ultimi viaggi del XVIII secolo segnano quindi la decadenza completa di quei miti geografici dei quali si era alimentata la curiosità e che erano serviti come sprone, possibilità per la scoperta di nuove terre. L’immaginazione è importante per la fantasia che garantisce possibilità e permette la non resa e la percezione della realizzabilità delle esigenze. La geografia razionale non riconosce più l’utopia e la favola che permettevano di scoprire i bisogni dei popoli.

L'utilizzo della cartografia nel '700

Gli interessi dei governi spingono ancora però le scoperte riguardanti la cartografia e nel 700 viene redatta la prima carta topografica di un intero stato in Francia e così anche in Russia e Gran Bretagna si compiono le prime rilevazioni topografiche con esigenze finanziarie e militari. La cartografia è al servizio del potere e dell’erario e tutta la conoscenza del territorio viene utilizzata ai fini dell’imposizione fiscale delle tasse. Gli stati con un forte potere centrale avvertono l’esigenza di conoscere il proprio territorio e il catasto diventa da descrittivo (semplice raccolta di dati e notizie) a geometrico (accompagnato da una planimetria che prende in considerazione le parti del territorio, con informazioni sull’abitacolo: chiara rappresentazione del territorio).

Se si fa analizza alla produzione geografica sono pochi i contributi scientifici teorici prima dell’Illuminismo, del 600 e 700: è nel pieno del metodo illuminista che si fa prevalere il sapere e la tecnica nelle applicazioni pratiche e questi devono produrre servizi concreti. La tecnica e la scienza devono essere indirizzati al servizio di programmi concreti che possono trasformare la natura e migliorare le condizioni economiche e sociali. Questo avviene anche in Italia dove il principe ha esigenza di organizzare il proprio dominio, il territorio di una classe borghese illuminata che tende al riformismo e ad aumentare quelli che sono i profitti.

In Italia, si producono questo tipo di studi che vanno ad analizzare l’ambiente fisico e ad esempio le risorse agricole e industriali, ci sono una serie di lavori che riguardano gli studi idraulici in particolar modo le bonifiche, ma anche le ricerche sul bosco, gli effetti del disboscamento, gli studi demografici che tendono all’analisi della capacità di carico del territorio che deve supportare una popolazione, quelli sulla rilevazione catastale e la costruzione di strade… La geografia si mette in servizio di studi pratici. In questo rapporto uomo-natura, che interesserà sempre la geografia, è visto nell’ottica della natura dominante, prevaricante sull’uomo (influenza della natura sulla vita dell’uomo) per migliorare l’ambiente fisico.

Determinismo ambientale e geografia storica

Molti anni prima, il filosofo Montesquieu si dedica a un’accurata indagine sul clima che ritiene un agente fondamentale della storia dei popoli e nel loro sviluppo produttivo. Si avanzano quindi delle leggi dell’incidenza del clima sui popoli. materialismo meccanicistico (automatismo): si presuppone che a una stessa causa (esempio: stesso clima) corrisponda uno stesso effetto (ad esempio lo sviluppo delle forze produttive della società). Dal punto di vista geografico, si parla di un netto determinismo ambientale che vede i suoi capostipiti in: Humboldt, Ritter e Ratzel, che si impongono nel pensiero geografico e non solo anche in quello generale e ne sono i capisaldi. (libro: “Voci sul paesaggio”). Essi sono tutti e 3 deterministi, ma con un tipo di determinismo differente l’uno dall’altro.

Una voce diversa è stata rappresentata dalla geografia russa di Lomonosov che in questo periodo ebbe un’intuizione opposta appellandosi alla storicizzazione dei processi geografici: i paesaggi devono essere studiati nel loro sviluppo, tenendo presente il concetto di storicizzazione che era per l’epoca un concetto di grande modernità. Nella geografia tedesca che sarà il faro di tutto non viene però preso in considerazione questo aspetto perché le opere russe non erano conosciute e non furono tradotte e penetrarono tardi negli altri stati europei.

Questo concetto si svilupperà nella geografia francese con Vidal De la Blanche e Claval che hanno dei germi innovativi (è nel cambiamento di prospettiva nel metodo da deduttivo a induttivo che si coglie l’importanza dell’elemento storico). Cluverio aveva in parte preso in considerazione questa cosa, ma solo a livelli evolutivi e di paragone tra presente e passato, senza considerare la dinamica temporale e l’importanza della storia, utilizza un metodo diverso nel 600.

Da un lato, vi era l’ispirazione illuminista (dà un carattere pratico alla disciplina) e dall’altro quella idealista (ad esempio di Hegel in contrapposizione al materialismo), che riconduce l’essere al pensiero e nega un’esistenza autonoma della realtà che è ritenuta un riflesso dell’attività interna del soggetto. La realtà esiste perché c’è un soggetto che guarda e interpreta quella realtà, che la produce. Il pensiero produce la realtà che non esiste in sé per sé e interpreta cose diverse.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/01 Geografia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Thomas Shape di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia e didattica della geografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Ugolini Monica.
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