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CAPITOLO III: Roma Capitale del Papato

La Roma rinascimentale l’autorità del papato è ormai consolidata. Con l’elezione di papa Martino V,

Agli inizi del Quattrocento

sembrano placarsi i contrasti tra le famiglie potenti. Egli, inoltre, comincia a risanare la città e i monumenti

L’atmosfera

in rovina, e soprattutto provvede alla riorganizzazione delle funzioni dei Magistri Viarum.

rinascimentale artistica, filosofica e culturale, che a Firenze fioriva, a Roma tarda ad arrivare a causa del

degrado della città, soprattutto durante il periodo della cattività Avignonese. Il Quattrocento e il Cinquecento

sono secoli importantissimi per il legame che si crea tra geografia, arte e filosofia. Questo accade proprio

perché nel Quattrocento fiorentino nasce la prospettiva. Si pone attenzione per lo spazio come dimensione di

vita. Si studia il rapporto spaziale e proporzionale con il paesaggio, come dimostra lo Spedale degli

Innocenti di Brunelleschi, a Firenze. È così che la piazza diventa uno spazio di rappresentanza, quasi

un’estensione del palazzo del signore.

A Roma, il Papa Eugenio IV Condulmer chiama Leon Battista Alberti a compiere una serie di misurazioni

della città entro le mura, facendo partire le coordinate radiali dalla torre del Campidoglio, fulcro della città e

della sua rappresentazione: nasce così la Descriptio Urbis Romae. Gli Umanisti a Roma hanno il compito di

glorificare il potere del papato collegandolo ai fasti dell’antichità classica; per farlo, gli artisti come

Sangallo, Bramante, Michelangelo, Bernini, Borromini e Rainaldi utilizzeranno il lapis tiburtinus. Il

rinascimentale Romana si può delineare attraverso

percorso dell’architettura la costruzione di tre palazzi:

1. Palazzo Venezia, il palazzo dapprima cardinalizio, poi papale, del Cardinale veneziano Pietro Barbo,

divenuto papa Paolo II. Questo edificio diventerà molto importante per alcune tappe critiche della

storia Italiana: dalla finestra di questo, Mussolini terrà i discorsi più importanti come

l’annunciazione dell’entrata in guerra.

2. Palazzo della Cancelleria, nato a cavallo dei secoli Quattrocento e Cinquecento, prima come dimora

del cardinale Raffaele Riario, poi destinato ad ospitare gli uffici della Cancelleria Apostolica.

3. Palazzo Farnese, per il cardinale Alessandro Farnese, poi papa Paolo III, costruito dai più grandi

“dado Farnese”, si presenta oggi su una piazza

architetti del periodo, tra cui Michelangelo. Il

aristocratica ed appartata, originariamente animata dalle contrattazioni commerciali dei mercanti di

campagna.

A Leon Battista Alberti viene chiesto anche di riportare a Roma l’acqua degli antichi acquedotti, perciò fa

l’Acquedotto Vergine:

ripristinare la mostra è quella fontana di Trevi che col passare del tempo diventerà

sempre più monumentale (soprattutto con l’intervento di Nicola Salvi) ed attirerà onde di turisti.

Il riassetto della Città Leonina sarà uno degli interventi più importanti della Roma pontificia. Niccolò V

Parentucelli, infatti, affidò a Bernardo Rossellino la riqualificazione del Borgo, con la creazione di tre strade

rettilinee tutte convergenti verso il ponte Sant’Angelo. La strada doveva essere fiancheggiata da botteghe

d’alto livello e avere come sfondo l’ingresso principale della basilica. I borghi laterali sono stati realizzati dai

mentre l’asse principale venne realizzato solo con

successori Sisto IV della Rovere e Alessandro VI Borgia,

Mussolini, con l’apertura dell’asse di via della Conciliazione. A compiere la prima opera urbanistica

sistematica è Sisto IV (a lui si devono la Cappella Sistina e la Biblioteca Apostolica Vaticana). Ripristina il

decoro urbano affidandosi alla sponsorizzazione delle famiglie nobiliari dando loro permessi speciali, con la

bolla urbanistica Et si cunctarum civitatum, come facilitazioni per costruire o ampliare i loro palazzi. Per

alleggerire il traffico sul ponte Sant’Angelo, fa costruire il inoltre, l’Ospedale

ponte Sisto. Fa ampliare, di

Santo Spirito in Sassia, risistemandolo e dandogli persino pregio artistico, oltre ad una nuova corsia per

ospitare i malati di febbre malarica. Il problema della malaria ha sempre coinvolto la storia di Roma: le zone

più basse della città e più vicine alle sponde del Tevere sono state colpite da malaria, più o meno

intensamente, fino a tutto l’ottocento. Immuni, invece, le zone più elevate e meglio lastricate. A volte la

malaria era portata in città dai pellegrini costretti a passare dalle paludi della Campagna romana.

Nel frattempo, con Sisto IV e Giulio II e soprattutto Papa Leone X (prima Cardinale de’ Medici), si crea in

città una nuova classe di banchieri al seguito dei papi liguri e fiorentini. I banchi dei Fugger e dei Chigi

nelle strade dei rioni Ponte e Parione hanno lasciato testimonianza nella toponomastica (via dei Banchi

Vecchi, via dei Banchi Nuovi e via del Banco di Santo Spirito). Leone X affida ai banchieri fiorentini le

finanze papali e crea per i suoi concittadini un quartiere dei fiorentini, in zona rione Ponte verso il fiume. Fa

in via Giulia una chiesa per i fiorentini a Roma, “San Il pontificato di

costruire Giovanni dei Fiorentini”.

Clemente VII de’ Medici culmina tragicamente con il sacco ad opera dell’esercito dell’imperatore Carlo V. Il

ammoderna l’assetto urbanistico e viario proprio in occasione dell’ingresso

suo successore, Paolo III,

trionfale a Roma di Carlo V. Al suo pontificato si deve il volto attuale del Campidoglio, risistemato da

Nell’area del Palazzo di Tiberio sul Palatino fa costruire gli

Michelangelo. Orti Farnesiani. Un altro

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intervento, che fa poco onore, è quello di Paolo IV Carafa, il quale con la bolla Cum nimis absurdum

un’area sulla sinistra del Tevere all’altezza dell’isola Tiberina

istituisce il ghetto degli Ebrei, e intorno al

portico di Ottavia. Intorno al ghetto viene innalzato un muro con tre porte d’accesso. Pio IV, invece, amplia

la cerchia di mura della Città Leonina, crea i Borghi Nuovi, che rispecchiano l’andamento rettilineo delle

strade rinascimentali, ed edifica i bastioni pentagonali intorno a Castel Sant’Angelo. Nascono quindi il

Borgo Pio, il Borgo Vittorio e il Borgo Angelico, il quale aveva come sfondo la Porta Angelica, che sarà

demolita. Nel frattempo la città comincia ad espandersi a nord-est, dove durante il medioevo era stata

abbandonata. Gregorio XIII Boncompagni trasferisce la sede pontificia sul Quirinale distaccandola da ogni

struttura ecclesiale, facendo edificare dall’architetto Ottaviano Mascherino, su parte della villa del Cardinale

Ippolito d’Este, il nucleo del Palazzo del Quirinale, prima sede dei papi, poi dei Savoia, e infine della

Presidenza della Repubblica.

Il Papa Sisto V è stato quello che ha più inciso nella trasformazione di Roma. Ha incoraggiato le tecniche

innovative, il commercio e le imprese artigiane. Per la prima volta, riesce a dare alla città un servizio di

smaltimento dei rifiuti solidi e pavimenta la maggior parte delle strade. Libera la Pianura Pontina dalle

l’acquedotto Alessandrino. Dell’antico acquedotto restano in piedi circa cinquanta

acque infauste e ripristina

arcate che caratterizzano il paesaggio delle rovine della campagna romana. Nei pressi di piazzale Aldo Moro

troviamo l’arco detto anche “arco delle pere”

di Sisto V, per via dello stemma del papa, che era uno dei

fornici dell’acquedotto trasformato in arco di trionfo, per celebrare le sue imprese come l’apertura di due

strade: l’attuale e l’altra cancellata dall’edificazione della stazione Termini, entrambe

via Montalto

conducevano alla Basilica di Santa Maria degli Angeli e di Santa Maria Maggiore.

La rettificazione degli assi stradali

I papi del rinascimento tendono a ripristinare gli assetti stradali rettilinei dei grandi imperi. Si cerca di

percorrere determinati spazi nel minor tempo possibile. Lo spazio viene dunque misurato col tempo. Il

processo di rettificazione viene iniziato da Sisto IV, il quale apre l’asse di via dei Coronari, ricalcando

l’antica via Recta. Continua Giulio II Della Rovere, il quale fa tracciare presso la riva destra del Tevere la via

Leone X riporta l’attenzione

della Lungara e via della Lungaretta, mentre sulla riva sinistra la via Giulia.

sul Campo Marzio realizzando il “Tridente”, ovvero un modello urbanistico caratterizzato da tre strade

rettilinee che si dipartono a raggiera da piazza del Popolo. Fa aprire, sul lato occidentale del rettifilo della via

Lata, la via Leonina, diventata poi via Ripetta; in seguito sarò papa Clemente VII a completare il tridente

con l’apertura della via Clementina, oggi via del Babuino. Il Papa Paolo III apre alcuni rettifili, di cui uno

nell’area tra il Palatino, il Campidoglio e le Terme di Caracalla

rintracciabile oggi in via di San Gregorio,

con lo sfondo monumentale dei tre archi trionfali, ovvero di Costantino, Tito e Settimio Severo. Nel Campo

Marzio traccia la via Trinitatis, rettifilo che raggiunge il Tevere e parte dallo scoscendimento del colle

Pincio sotto la chiesa della Trinità dei Monti. Il tratto iniziale diventerà la Strada dei Condotti. Quando

Gregorio XIII farà passare nel sottosuolo le condutture dell’Acqua Vergine. Viene inoltre creato, nel rione

Ponte, un “Piccolo con le strade che convergono su ponte Sant’Angelo, ovvero

Tridente”, via Paola, via del

A Papa Pio IV si da il nome del lungo rettifilo della “Strada

Banco di Santo Spirito e via di Panìco. Pia”

che ricalca l’antico

con fondale scenografico la facciata interna della Porta Pia, oggi via XX Settembre,

tracciato dell’Alta Semita. Ancora Gregorio XIII, in occasione del Giubileo del 1575 crea la via Gregoriana

per salire alla Trinità dei Monti, ricavata da un sentiero campestre: vi abitarono, fino all’Ottocento, artisti e

letterati, e ancora oggi conserva un’atmosfera elitaria. Un altro rettilineo a suo nome è via Merulana, nel

rione Esquilino, che collega le basiliche di Santa Maria Maggiore e di San Giovanni in Laterano.

L’opera più grandiosa, tuttavia, è di Sisto, il quale vuole definire l’assetto urbanistico impostandolo sulle

basiliche cristiane: in questa struttura urbana gli obelischi costituiscono i perni che segnalano le piazze e i

punti di snodo dei principali assi viari. Questo grazie al successo dell’obelisco in piazza San Pietro. A Sisto

San Pietro e l’asse

V si deve anche la cupola di Sistino, un imponente rettifilo che supera vari dislivelli

collinari e che unisce la Trinità dei Monti sul Pincio a Santa Maria Maggiore, raggiungendo San Giovanni in

Laterano. Di questo tratto è conservata memoria toponomastica solo nel primo tratto, dalla Trinità dei Monti

Quest’asse e

a piazza Barberini, ovvero via Sistina. via Panisperna permettono di apprezzare oggi quelle

differenza altimetriche della “Roma dei Sette Colli” delle origini. 7

Gli Spazi teatrali della Roma barocca

Durante il barocco si è avuta l’immagine più grandiosa della multiformità geografica e artistico-

architettonico di Roma. Gli edifici si arricchiscono di elementi decorativi come le numerosissime fontane e

lo skyline di cupole. Il barocco romano nasce per celebrare la controriforma cattolica. I cinque papi di questo

periodo, i cui cognomi richiamano subito alla mente luoghi della città, sono Paolo V Borghese, Gregorio XV

Ludovisi, Urbano VIII Barberini, Innocenzo X Pamphili e Alessandro VII Chigi.

Paolo V Borghese sarà il primo ad introdurre il sistema del nepotismo nel papato. Sarà proprio suo nipote,

il parco urbano più vasto dell’area centrale di Roma. L’edificio

infatti, a far edificare la Villa Borghese,

principale della villa è la sede del Museo e della Galleria Borghese, contente opere celeberrime. Paolo V

l’opera di Sisto V, e pone attenzione sul rione Trastevere, dove fa arrivare l’acqua

continua Paola,

ripristinando l’antico acquedotto Traiano. La mostra dell’Acqua Paola è il “Fontanone” sul Gianicolo. Fa

ristrutturare la zona tra il Gianicolo e la Lungara e apre il rettifilo di Via San Francesco a Ripa, che collega

l’omonima chiesa con quella di Santa Maria in Trastevere.

Il pontificato di Gregorio XV è legato alla figura di un cardinal nepote, Ludovico Ludovisi, il quale fa

Sant’Ignazio di Lodola,

edificare, su una chiesa cinquecentesca preesistente, la chiesa di arricchita dagli

altari e dagli affreschi di Andrea Pozzo. Di Urbano VIII Barberini si criticava il fatto che distruggesse opere

antiche per prelevare i materiali di nuove costruzioni. Egli, infatti, commissiona a Bernini il baldacchino

bronzeo per la basilica di San Pietro utilizzando alcuni rivestimenti del Pantheon. I suoi interventi principali

sono, tuttavia, la costruzione di una cinta muraria attorno al Gianicolo per collegare la Città Leonina con le

mura di Trastevere. Dà un nuovo assetto alla valle tra il Pincio e il Quirinale, occupata da Piazza Barberini,

concepita come cortile d’onore del palazzo di famiglia, il Palazzo Barberini, nel quale lavoravano Bernini,

Borromini e Maderno. La fontana del Tritone al centro della piazza è opera di Bernini. Nei pressi della

piazza, il cardinal Barberini fa edificare la Chiesa di Santa Maria della Concezione, meglio conosciuta

piazza-teatro

come chiesa dei Cappuccini di via Veneto. Con Innocenzo X Pamphili abbiamo un’altra

caratteristica di roma, Piazza Navona. È qui che il papa vuole edificare il Palazzo Pamphili, la chiesa di

Sant’Agnese in Agone nata come cappella del Palazzo, la Villa Doria Pamphili, oggi il più esteso parco di

Roma ma più periferico rispetto a Villa Borghese, e la Fontana dei Fiumi. Con questa, ad opera di Bernini,

che ci fa capire quali fossero i continenti allora noti, abbiamo la massima espressione artistica dell’utilizzo

dell’acqua nell’arte della fontana. Con Alessandro II Chigi, lo spazio diventa definitivamente teatro barocco.

Lo spazio teatrale più famoso è quello di Piazza San Pietro, affidato a Bernini: il palco è la pavimentazione a

sampietrini, il tetto è il cielo, verso cui punta l’obelisco come per indicare la via sicura, gli attori i pellegrini e

gli spettatori sono le statue dei 140 santi. Altri due teatri possiamo trovarli in piazza di Santa Maria della

Pace e nella sistemazione dei punti di divergenza delle tre strade del Tridente con le chiese apparentemente

gemelle di piazza del Popolo, Santa Maria in Montesanto e Santa Maria dei Miracoli.

Tra Settecento e Ottocento, fino all’ultimo papa-re

Con papa Clemente XI Albani, ai primi del settecento, la concezione barocca dei prospetti scenografici si

interrato alla fine dell’ottocento

completa con la realizzazione del porto fluviale Clementino o di Ripetta,

per costruire i muraglioni per l’imbrigliamento del tratto urbano del Tevere. In seguito, papa Innocenzo XIII

Conti farà colmare il dislivello presente tra la Trinità dei Monti e Piazza di Spagna, costruendo la famosa

scalinata. La scenografia barocca incontra il recupero della classicità con la meravigliosa Fontana di Trevi,

iniziata da Nicola Salvi con papa Clemente XII Corsini e terminata da Giuseppe Pannini. La scenografia

Piazza di Sant’Ignazio

teatrale è ancora utilizzata per ideata da Filippo Raguzzini, in stile rococò. È situata

nella zona in cui, durante l’occupazione napoleonica, dovevano trovarsi gli uffici amministrativi, i bureaux,

di “via (o anche alle scrivanie in stile rococò così chiamate ai

dai quali deriverebbe il toponimo dei Burrò”

quali i palazzotti venivano assimilati). La Roma settecentesca entro le mura è dunque ben definita, una

magnifica città alla quale accorrevano in molti per ammirarne le bellezze. Era anche tornata ad essere una

città estesa, soprattutto nel rione Monti si accumulavano abitazioni lungo le direttrici tracciata da Sisto V.

Nella Roma dei primi dell’Ottocento, quella di Napoleone, seconda capitale dell’impero, si assiste ad una

radicale riorganizzazione burocratico-amministrativa. Si creano due dipartimenti, ovvero quello del Tevere e

quello del Trasimeno, al loro interno suddivisi in sottoparti sempre più piccole fino ad arrivare ai Comuni: si

vuole dare un impulso energico all’economia della città. Nel frattempo vengono confiscati i patrimoni

ecclesiastici e Napoleone istituisce una “Commission con

pour les ambellissements de la ville de Rome”,

L’”abbellimento più importante” che viene effettuato è la

artisti quali Antonio Canova. redefinizione in stile

neoclassico di Piazza del Popolo e della terrazza del Pincio, così come appaiono oggi. Il piazzale del Pincio è

ancora intitolato a Napoleone I. La politica di Napoleone si traduce in un epoca di crisi e di decremento di

popolazione. Caduto Napoleone, torna a Roma papa Pio VII, di cui va ricordata la realizzazione cartografica

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l’officina del

del Catasto Piano-Gregoriano. Egli, inoltre, fa pavimentare le strade, costruisce Gas e la

ostili alle modernità, tant’è che susciteranno moti

fabbrica dei Tabacchi. I suoi successori, invece, saranno

insurrezionali. È proprio in questo clima che si conclude la Roma Pontificia; Pio IX, tuttavia, da speranza

contro l’Austria.

allo spirito libertario romano concedendo nel 1848 lo Statuto e inviando le truppe in guerra

Gli eventi lo portano a riparare a Gaeta protetto dal re di Napoli, mentre nel frattempo viene proclamata la

Repubblica Romana, che avrà breve durata. Il papa torna e con lui torna lo sviluppo: le luci a gas

sostituiscono quelle a olio, comincia la costruzione di un quartiere in via Nazionale e della stazione Termini

viene ripristinata l’Acqua Pia, la cui mostra venne inaugurata in piazza dell’Esedra,

e oggi piazza della

L’intervento più importante, tuttavia, è la creazione

Repubblica. del Quartiere Mastai nella zona Trastevere,

nei pressi del quale fa edificare la manifattura Tabacchi e la piazza antistante, “Piazza Costruisce le

Mastai”.

case per gli operai e apre un rettifilo di collegamento tra l’area della chiesa di San Francesco a Ripa e quella

di San Cosimato, fino alle pendici de Gianicolo.

CAPITOLO IV: Roma Capitale d’Italia

Ritratto di una capitale al bivio

20 settembre 1870 Roma diventa capitale d’Italia,

Quando il la città torna ad avere un ruolo centrale. In

questo momento Roma è urbanizzata nel centro storico solo attorno ai poli di attrazione che si erano venuti a

creare man mano: a nord-est, le pendici del Pincio segnavano il confine della zona costruita. Verso sud

l’urbanizzazione si fermava alle strade intorno al Campidoglio, mentre verso ovest, oltre il Tevere, i rioni di

Borgo e di Trastevere erano densamente popolati. È proprio in queste zone che si scopriva una Roma in cui

la vita si scorreva come in campagna. Erano gli anni in cui esisteva ancora il connubio Città-Campagna, e a

c’è la testimonianza di una vaccheria in via della Vite, traversa di via del Corso, che subì un

dimostrarlo

incendio. In questo quadro va considerato anche il Tevere, le cui piene causarono una disastrosa inondazione

che colpì il centro storico e richiedeva urgenti provvedimenti.

La piemontesizzazione

I Piemontesi del governo Sabaudo cercano d’indirizzare la città sul modello nordico dell’industrializzazione.

Dopo dieci giorni dalla breccia di Porta Pia, viene chiamata una Commissione ad abbellire ed ampliare la

città. Si svolgono le prime elezioni amministrative, e nel 1871 viene eletto il primo sindaco, il principe

Per quanto riguarda il papa, con la “legge

Francesco Pallavicini. delle guerentiglie” viene riconosciuto

sovrano di tutti i palazzi del Vaticano. Quando nel 1871 avviene il trasloco della capitale da Firenze a Roma,

la città non è ancora pronta a livello burocratico, pertanto gli uffici amministrativi vengono temporaneamente

situati negli antichi conventi requisiti dallo Stato Italiano: se ne aprono le finestre sbarrate o se ne creano di

nuove, come testimoniano i Diari di Carlo Pietrangeli. Le costruzioni adottate successivamente saranno

allineate alcune sull’asse della via Pia, altre in modo sparso. Con Roma capitale inizia il funzionamento del

comune diviso in tre parti: città, suburbio e agro.

Una crescita “fuori piano”

La forte richiesta di abitazioni mobilita il settore edilizio ed è subito speculazione. Chi tra il 1871 e i 73

aveva possedimenti nell’area dei Prati di Castello, presenta un progetto di edificazione di un quartiere

intorno a piazza Cavour. Il Consorzio dei proprietari terrieri fa costruire un ponte per collegare la zona dei

Prati al centro della città, ponte che si allaccerà alla sponda sinistra del Tevere all’altezza del porto di

In seguito l’ingegnere

Ripetta, che dovrà dunque scomparire definitivamente. Alessandro Viviani presenta al

prevede l’espansione della città ad est.

sindaco Luigi Pianciani il Piano Regolatore Generale che Subito si

mobilitano, per speculare, i proprietari terrieri di quelle zone, ma il Comune con tutti questi interessi fatica a

mandare avanti il piano, che infatti non verrà mai approvato.

L’edilizia aveva come obiettivo principale quello di edificare case per la borghesia ministeriale, ossia: i

“cafoni” costruivano case per i “buzzurri”. Dal 1870 anche a Roma arriva la legge di Napoli del 1865 che

regolava gli espropri per pubblica utilità: il sindaco, dunque, comincia la politica di demanializzazione nella

zona dell’Esquilino, intorno alla strada che sarà intitolata proprio al sindaco Pianciani. Pensava che spettasse

al Comune espropriare le terre, costruire infrastrutture e venderle ai privati, ma ovviamente le imprese edili

si oppongono e fanno cadere la giunta guidata da Pianciani. Il suo successore, Venturi, abbandona gli

espropri e rallenta l’iter del Piano Regolatore, che per questo non riuscirà mai ad essere attuato.

Nel frattempo, inizia per Roma la “piemontesizzazione”: nel centro storico vengono aperte strade larghe e

che nascono l’asse – –

rettilinee. È così di via Nazionale via IV Novembre corso Vittorio Emanuele, via

Cavour, via del Tritone, via Arenula, via Tomacelli e viale del Re, tutte strade che collegano tra loro punti

cruciali della città. anche le case d’affitto sono piemontesizzate, di quattro o cinque piani, senza balconi e di

d’ispirazione londinese:

color ocra. Gli architetti piemontesi creano tre nuove piazze-giardino piazza Vittorio

piazza dell’Indipendenza

Emanuele II nel rione Esquilino, nel rione Castro Pretorio e piazza Cavour nel

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che più si avvicina al modello torinese

rione Prati di Castello. L’esempio è piazza Vittorio Emanuele II, la

più grande piazza romana, rettangolare e porticata. È la piazza che ha ospitato il caratteristico mercato della

parla nel romanzo “Quer

capitale, di cui Carlo Emilio Gadda pasticciaccio brutto de Via Merulana”

dandoci una ricca descrizione di dati sensoriali, in una specie di breve saggio letterario di geografia della

di Roma è l’arginatura del Tevere. nel

percezione. Un altro intervento che cambierà definitivamente il volto

troviamo un’attenta descrizione delle fasi dell’alluvione del 1870, con tutte le

documento di Michele Pensuti L’ingegnere

conseguenze negative arrecate soprattutto alla popolazione. Raffaele Canevari fa iniziare

dunque la costruzione delle arginature con muraglioni alti 19 metri, lungo i quali vengono aperti i viali

alberati Lungotevere. Il Tevere, così sistemato, non poteva fare danni, ma scompariva dalla percezione

secolare dei romani. Oggi, tuttavia, si sta tentando di recuperare il rapporto cittadino romano / Tevere.

Gli anni della Roma Umbertina di Roma si consolida, tant’è che si parla di una “Roma

Con Umberto I, la piemontesizzazione Umbertina”.

Nel 1883 abbiamo la presentazione di un nuovo Piano Regolatore proposto da Alessandro Viviani,

incentrato sulle convenzioni da stipularsi e quelle ancora da attuare. Il piano prevede il completamento di

edifici destinati all’amministrazione della giustizia, alla sanità, alle esposizioni artistiche e alla produzione di

carte valori, e inoltre la costruzione di zone residenziali, previste sulle pendici del Celio, del Gianicolo e

dell’Aventino.

La Villa Borghese passa allo Stato, che la cede al comune, mentre la Villa Ludovisi, fuori dal piano

regolatore, viene trasformata dal principe Ludovisi in un nuovo rione, il rione Ludovisi appunto.

Gli anni dal 1883 al 1888 sono ricordati come gli anni della “febbre edilizia”: i “mercanti di campagna”

arrivano in città e si fanno imprenditori edili. Con loro arrivano sempre più “cafoni” a cercare lavoro in città.

queste persone si costruiscono alloggi temporanei attorno alle mura Aureliane oppure si accampavano nei

luoghi concessi. Il loro lavoro accresce la presenza di villini signorili a due piani circondati da piccolo

palazzi con case d’affitto per i ceti medi. Tuttavia, chi ha effettivamente bisogno di case, a causa

giardino, e i

dell’elevato prezzo, ne rimane privo, dunque occupa case non terminate abusivamente. Nei quartieri Prati ed

Esquilino gli impiegati piemontesi e le loro famiglie si trovano a vivere in zone senza servizi, conseguenza

del voler “fare una città moderna con sistemi e metodi feudali”, come afferma Insolera. Le banche

cominciano a trovarsi in difficoltà e i cantieri si fermano. Roma è capitale, e la crisi si ripercuote anche a

livello nazionale: scoppia, infatti, nel 1892 lo scandalo della Banca Romana, l’unica poter stampare

cartamoneta. Lo scandalo coinvolge uomini politici quali Giolitti, il quale, costretto a dimettersi, viene

sostituito da Crispi. I fermenti sociali che si sono creati nel frattempo vengono raccolti anche dalla chiesa,

tant’è che Leone XIII Pecci emanerà l’enciclica Rerum novarum, in cui incita i cattolici ad impegnarsi nel

sociale.

Una svolta di breve durata

Nei primi del Novecento, il nuovo re Vittorio Emanuele III chiama al governo Giolitti. Roma ha una ripresa:

nelle zone allora considerate periferiche nascono i primi quartieri popolari, mentre tranvieri, ferrovieri e

netturbini danno vita alle prime cooperative edilizie. Una cancellata introduce al giardino su cui si

affacciano le scale numerate con lettere alfabetiche. Nel 1903 nasce l’Istituto Case Popolari, ICP, che porta a

Per velocizzare il traffico superando l’ostacolo del Quirinale viene

termine il quartiere operaio di Testaccio.

il Traforo da via del Tritone a via Nazionale. È così che si forma l’asse rettilineo che parte da guazza

creato

del Popolo e arriva a via Panisperna, passando da via del Babuino, via Due Macelli, il Traforo e via Milano.

In seguito, il sindaco Ernesto Nathan incarica Edmondo Sanjust di Teulada di predisporre il nuovo Piano

Regolatore che viene accettato e rimane in vigore per sedici anni; così i caseggiati si espandono oltre le mura

in modo alternato, non più a macchia d’olio. Nel 1911, con i 50 anni di unità d’Italia, si inaugura il

monumento a Vittorio Emanuele II, il Vittoriano o Altare della Patria, progettato da Giuseppe Sacconi, il

quale per farlo costruire ha dovuto far procedere a sventramenti nell’area delle pendici del Campidoglio,

cambiando così l’assetto di piazza Venezia. Il “Palazzetto di Venezia”, inoltre, viene demolito e ricostruito

affianco alla chiesa di San Marco, mentre il Palazzo Torlonia viene sostituito con il Palazzo delle

si organizza un’Esposizione artistica

Assicurazioni Generali di Venezia. Ancora per il cinquantenario,

in padiglioni provvisori nella piazza d’Armi in Prati e nella Galleria delle Belle Arti sistemata

internazionale,

della Valle Giulia tra Villa Borghese e le pendici dei Monti Parioli. Le due aree espositive vengono collegate

con il ponte Risorgimento.

Successivamente la giunta Nathan cercherà di opporsi agli interessi dei proprietari terrieri, ma sarà

schiacciata dalla vittoria della coalizione nazionalista, che vuole come sindaco l’aristocratico Prospero

Colonna. 10

La Roma del Ventennio

L’avvento del Fascismo non ha un impatto immediato sulla città. nel ’20 iniziano le edificazioni di quartieri

modello quali Garbatella, zona di Piazza Verbano, Monte Sacro. Su quest’ultimo si tenta di imitare il

City, nell’italiana “Città Giardino”. L’architetto Gustavo Giovannoni progetta

modello inglese della Garden

un quartiere per il ceto medio, fatto di villini con giardino. L’ingresso alla Città Giardino era dato da Piazza

Sempione, con la chiesa degli Angeli Custodi, il “Palazzo Pubblico” porticato e la torre dell’orologio. Il

Monte Sacro diventerà un punto di riferimento per l’espansione verso nord.

Il quartiere modello, tuttavia, mostrato con orgoglio anche a Gandhi, è quello della Garbatella, che si

sviluppa verso sud, fuori Porta San Paolo. Il progetto prevedeva la costruzione di case circondate da grandi

spazi verdi destinate alla classe operaia. Inizialmente vengono costruite, per urgenza, le “case rapide”,

mentre in seguito verranno costruiti i villini previsti dal progetto. I tanti senzatetto a causa degli sventramenti

nel centro storico, troveranno alloggio in “alberghi collettivi” appositamente costruiti. Nascono, inoltre, la

e la scuola “Cesare Battisti”: tutte queste edificazioni hanno diversi

chiesa di San Francesco Saverio influssi

artistici.

Il quartiere Verbano viene costruito dall’INCIS per un ceto impiegatizio, incentrato sull’ottagonale Piazza

Verbano. I palazzi sono a cinque piani e all’interno hanno grandi cortili alberati; nel quartiere vanta anche la

Parco Nemorense. Il quartiere Dora, invece, compiuto dall’architetto Gino Coppedè, è un

presenza del

esperimento estetico. Vi si accede da un arcone con lampadario pendente che si apre su via Tagliamento:

l’ambiente è quasi fiabesco, fatto di villini decorati in modo estremamente fantasioso. Un esempio è la

fontana delle Rane in piazza Mincio.

Le demolizioni Si procede alla “haussmannizzazione” di Roma, dal

La campagna di demolizioni riprende velocemente.

nome di Haussmann, il quale aveva ordinato radicali sventramenti nella Parigi della metà Ottocento. Questo,

in visita a Roma, suggerisce di non intervenire nel centro storico. I vastissimi interventi effettuati furono:

1) Scavi e demolizioni intorno ai Mercati e al Foro di Traiano, di Cesare e di Augusto

via dell’Impero, che collega piazza Venezia con il Colosseo

2) Inaugurazione della

Demolizioni nell’area del Velabro per isolare i templi della Fortuna Virile e di Vesta

3)

4) Inizio dei lavori per la liberazione del Teatro Marcello e del suo restauro

Inaugurazione dell’asse di via

5) Barberini

Demolizioni per la creazione di largo Argentina e l’isolamento dei ruderi d’età repubblicana

6)

7) Inaugurazione del primo tratto di via del Mare sotto il Campidoglio, dopo la distruzione di piazza

Montanara e di via Tor de’ Specchi, e inaugurazione dell’ultimo tratto dove gli edifici saranno

sostituiti con la sede del Governatorato

Demolizioni per l’isolamento del Mausoleo di Augusto: su un lato della nuova piazza Augusto

8) Imperatore viene sistemata l’Ara Pacis Augustae

dal Circo Massimo all’Arco di Costantino

9) Inaugurazione di via dei Trionfi,

Demolizioni per l’apertura di Corso del Rinascimento

10) Distruzione della “Spina di Borgo”

11)

12) Inaugurazione di via della Conciliazione in occasione del Giubileo del 1950.

L’edificazione della Nuova Urbe

Nel 1931 Roma ha quasi un milione di abitanti, e il piano regolatore di Marcello Piacentini è ideato proprio

per il forte incremento demografico. Sulla riva destra del Tevere, nei Prati della Farnesina sulle pendici di

Monte Mario viene edificato il Foro Mussolini, oggi Foro Italico, nel quale si riunivano le principali strutture

sportive come lo Stadio dei Marmi, il Palazzo delle Terme, l’ex Accademia di Educazione Fisica, l’ex

Accademia di Musica e lo Stadio dei cipressi, diventato lo Stadio Olimpico. La Città Universitaria viene

costruita negli anni ’30 nell’area di San Lorenzo. Questa ospita la Biblioteca Universitaria Alessandrina. Si

parla di “Roma dei nuovi quartieri”: quello nato nel 1937 intorno al primo nucleo di strutture per

l’Esposizione Universale di Roma è attorniato da monumentali palazzi a emiciclo e portici colonnati. Il

e l’uso del travertino rimanda al colore tipico del centro

palazzo della Civiltà rappresenta il nuovo Colosseo,

storico. Presto, però, la zona sarà abbandonata, attraversata dall’autostrada Cristoforo Colombo che

collegava a Roma col Lido di Ostia. La decisione fascista in assoluto più negativa è stata quella di

disseminare per la campagna romana le borgate popolari. Il termine borgata viene ufficializzato per definire

la borgata di Acilia, costruita in zona malarica a 15km da Roma, per gli abitanti della zona dei Fori.

L’istituto Case Popolari fa costruire tre borgate dette “rapidissime”, ovvero Borgata di San Basilio,

Prenestina e Gordiani, allineati lungo strade non asfaltate; successivamente ne verranno costruite altre, ma in

situazioni meno degradate, ovvero la Borgata del Trullo, il Tiburtina III o Borgata di Santa Maria del

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Soccorso, Pietralato, Tufello e Val Melaina, Primavalle, Tor Marancio e Quarticciolo. Le borgate sorgevano

sempre vicino ad un forte militare in modo che fossero perennemente vigilate dalla milizia nazionale. Dopo

il ’54 le borgate saranno risanate e perderanno l’appellativo di borgata.

Roma capitale della Repubblica Italiana

La guerra ha lacerato il tessuto sociale e molti quartieri, soprattutto quello di San Lorenzo. Il 2 giugno 1946

Roma diventa capitale. Sul piano urbanistico, tornano i principali proprietari di terreni edificabili, e sono

ancora in posizione di forza. Viene realizzato un asse di accesso a Roma, viale Gregorio VII, proseguimento

Per l’espansione

della via Aurelia a sud del Vaticano. verso ovest si è dovuto sbancate parte dei Monti

Vaticani, dove sorgeranno i nuovi quartieri soggetti alla speculazione edilizia dei “palazzinari”. Il termine

dalla “palazzina”, abitazione di

deriva quattro o cinque piani con attico, balconi e giardino antistante.

L’edificato si espande nella zona di viale Marconi, via Tuscolana e via Appia Nuova. L’edilizia raggiunge

anche i Colli Portuensi. L’espansione avviene anche nei quartieri “alti”, ovvero Monte Mario, Camilluccia,

Colli della Farnesina e Collina Fleming, mentre la zona dei Monti Parioli viene sempre più occupata da

palazzi a molti piani. Nel frattempo, a Nord, la zona di piazza Verbano è compiuta, e nella vallata tra Salaria

e Nomentana, viene bonificata la marrana preesistente e coperta con l’asse di Corso Trieste- –

viale Eritrea

viale Libia, che porta all’edificazione del cosiddetto “quartiere africano”. La linea della metropolitana B1,

segue proprio questo asse. L’olimpiade del 1960 porta l’INCIS a costruire il

attualmente in costruzione,

Villaggio Olimpico, si crea la via Olimpica, strada di scorrimento da ovest a nord fino a via Salaria. Su

progetto di Pier Luigi Nervi si crea il viadotto di Corso Francia, un nuovo accesso alla città dalle consolari

Cassia e Flaminia, il ponte delle Valli e il ponte Lanciani; s’inaugura, infine, l’aeroporto “Leonardo da

a Fiumicino.

Vinci” Roma nel 1961 conta più di 2 milioni di abitanti: dopo molto tempo, il Piano Regolatore

del 1962 viene approvato. Tra gli obiettivi principali del piano, quello di migliorare la viabilità, focalizzando

l’attenzione sullo sviluppo del trasporto su gomma e sul sistema viario. Bisognava, poi, decentrare le

il centro storico. Questo piano resta in vigore per circa quarant’anni

funzioni direzionali per decongestionare

ma non riesce a regolare l’abusivismo edilizio e la nascita di quartieri-dormitorio e palazzi-mostro. Nel 1972

la suddivisione amministrativa è istituita in 20 Circoscrizioni. Nel ’92 la XIV Circoscrizione si distacca,

diventando il Comune di Fiumicino, mentre nel 2001 le 19 restanti diventano Municipi.

Capitolo V: La città bidimensionale. Roma nelle rappresentazioni foto-cartografiche

Le fotografie: testimoni mute dell’evoluzione

Nel 1839, in Francia, Louis Jacques Mandé Da guerre inventa la fotografia, che apre una nuova frontiera

Nella Parigi degli anni ’30 si diffondono i

della documentazione e della comunicazione non verbale.

Alla metà dell’ottocento la monumentale Roma

dagherrotipi, innovazione che arriva subito in Italia.

preunitaria appare sulle stampe all’albumina o al collodio. In queste lastre non era possibile fissare persone

in movimento; l’effetto che ne scaturiva erano inquietanti aloni come fantasmi, perciò venivano ritoccate.

Dopo il ritocco, il risultato era comunque inquietante, poiché le piazze e i monumenti apparivano del tutto

deserti. Si risolveva pagando persone che per pochi soldi restavano ferme per molto tempo. Sono forse

proprio queste scene, di popolani mezzi distesi ed annoiati, ad aver contribuito alla nascita dello stereotipo

del Romano pigro e scansafatiche. Per molti anni, nonostante le innovazioni tecnologiche, si preferiscono le

vedute deserte. Tre le prime vedute dagherrotipiche della Roma classica, ricordiamo quelle di Lorenzo

Suscipj e Achille Morelli. Dopo il 1860 a Roma si moltiplicano gli stabilimenti fotografici, dando vita ad un

commercio redditizio, sotto il controllo, però, del governo pontificio, il quale doveva visionare ogni foto

prima della sua pubblicazione. Della Roma papale preunitaria viene perfino immortalata una delle ultime

esecuzioni capitali.

Nel 1870 i materiali non sono ancora adatti ad immortalare la breccia di Porta Pia, che sarà fotografata il

Alla fine dell’ottocento, invece, grazie all’uso della

giorno successivo con i bersaglieri in posa. gelatina-

bromuro, le fotografie risultano finalmente animate. George Eastman lancia, successivamente, lancia la

macchina fotografica Kodak n. 1, che apre l’era moderna della fotografia di massa. Con lo sviluppo tecnico,

aumenta l’esigenza di sviluppare le abilità del fotografo: nascono, così, linguaggio specifico e grandi figure

Si creano grandi case di fotografi. La “Casa Anderson” fu fondata a Roma dal

di fotografi professionisti.

pittore inglese James Anderson, il quale si occupa di vedute classiche. Per fotografare la cappella Sistina o

l’intera Colonna Antonina, gli Anderson compivano vere e proprie imprese, servendosi di grandi

impalcature. Le loro lastre andranno a finire nel vastissimo archivio dei fratelli Alinari. Casa Brogi, fondata

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dal fiorentino Giacomo Brogi, si dedica perlopiù al ritratto, importantissimo per capire la realtà della Roma

di tutti i giorni, fatta di ambientazioni povere, volti segnati e quasi caricaturali. Anche le loro lastre andranno

all’archivio degli Alinari. Questi ultimi avevano un laboratorio a Firenze, ma poi si trasferiscono a Roma. Il

loro archivio è un’importantissima banca-dati che testimonia l’evoluzione urbanistica di Roma dalla fine

dell’Ottocento. Le migliaia di foto vengono raccolte in due voluminosi cataloghi. Alessandro Vasari, invece,

diventa fotografo della Real Casa, con studio in via Condotti e fama nazionale.

Negli ultimi anni dell’Ottocento si realizzano le prime vedute aeree di Roma. Nel novecento, la fotografia

verrà usata per documentare le vicende storiche di Roma e le fasi della sua evoluzione urbana; Mussolini, ad

esempio, aveva ordinato di raccogliere moltissime fotografie dei luoghi destinati agli sventramenti prima di

procedere ai lavori.

Riconoscere Roma nelle immagini d’epoca

Mettere a confronto due fotografie di diverse epoche raffiguranti lo stesso luogo aiuta benissimo a capire i

cambiamenti. Un esempio si può fare esaminando due lastre del fondo iconografico del Dipartimento di

Geografia Umana dell’Università “La Sapienza”. Tutt’e due le fotografie ritraggono l’Arco di Costantino

visto dai piani superiori del Colosseo. La prima raffigura il monumento in un paesaggio agreste: è così che la

zona dell’arco di Costantino appariva ai In quest’immagine appare ancora la “Meta

primi del Novecento.

Sudante”, la fontana che venne smantellata già nei primi anni venti. Dietro l’arco s’intravede l’antica “via

Triumphalis”, mentre la collina rivestita di orti è il versante nord-orientale del Palatino occupato fin dal

Seicento dalla Vigna Barberini, la quale si era impiantata sul terrazzamento artificiale di epoca Severiana

utilizzato per innalzare il tempio al dio Eliogabalo. Nel medioevo fu costruita la chiesa di Santa Maria in

Pallata sui resti del tempio, ma su questa chiesa Urbano VIII aveva fatto edificare quella di San Sebastiano al

Palatino. Accanto alla chiesa, s’intravedono i conventi dei benedettini, mentre nella parte sommatale del

Nell’immagine

colle è chiara la chiesa di San Bonaventura. attuale, invece, manca la Meta Sudante, il

versante del Palatino non ha più un aspetto agreste; sotto i fornici dell’arco non si può transitare, mentre ai

primi del Novecento era ancora possibile. Un’altra lastra raffigura l’area del rione Borgo prima delle

modifiche effettuate da Mussolini. Prima, al posto dell’asse di via della Conciliazione, vi era la “Spina di

Borgo”, ovvero un blocco di edifici di vario tipo interrotto da due piazze, ovvero piazza Scossacavalli e

piazza Rusticucci. Quest’ultima si apriva verso piazza San Pietro e prendeva il nome dal palazzo

cinquecentesco che affacciava sulla piazza, demolito e ricostruito al lato. Piazza Scossacavalli, al cui centro

era collocata la fontana di Carlo Maderno, si apriva davanti al Palazzo Torlonia. Una parte di piazza

oggi è occupata da piazza Pio XII circondata dai propilei. Nella foto d’epoca

Rusticucci notiamo gli antichi

“borghi”: Borgo Santo Spirito, Borgo Vecchio, Borgo Nuovo e Borgo Sant’Angelo o Borgo Sistino.

Notiamo, ancora, i terreni sui quali stavano per sorgere il quartiere dei Prati di Castello e il rettifilo di via

Crescenzo. L’indicatore che meglio ci permette di datare la foto, tuttavia, è l’assenza del Palazzo di Giustizia

dietro Castel Sant’Angelo e del ponte Vittorio Emanuele II. Si notano gli edifici demoliti durante il regno

Un’altra immagine d’epoca da

Sabaudo per aprire il corso Vittorio Emanuele II. esaminare raffigura il

Al centro vediamo un’imbarcazione simile ad una gondola

Tevere, prima della costruzione dei muraglioni.

tre “tipi” romani in posa. Aldilà di Castel Sant’Angelo s’intravedono gli edifici all’inizio della Spina di

con

Borgo e il Cupolone. Le immagini di questo tratto di fiume sono tra le più caratterizzanti il volto di Roma.

Le “forme” di Roma nella rappresentazione cartografica

La Forma Urbis Romae è un enorme rappresentazione marmorea dettagliata, a grane scala, della Roma degli

inizi del 200 d.C;era incisa su 150 lastre di marmo,per un totale di superficie di 20 metri di larghezza e 13 di

altezza,poste sul t

Templum Pacis,nel foro di Vespasiano. Si pensa ad una pianta ancora più antica,dell’epoca di Vespasiano

che però sarebbe andata distrutta in un incendio. La forma Urbis Romae,invece,risale a Settimio Severo ed è

in scala 1:240,orientata con il sud in alto. A noi però è giunta solo la decima parte della lastra;in ogni caso,il

confronto con una cartina moderna evidenzia le trasformazioni importanti avvenute e di cogliere gli aspetti di

una Roma ormai scomparsa.

Le vedute compendiate e le carte prospettiche

Più avanti nei secoli, con Costantino Roma raggiunge 1 milione di abitanti,ma dopo gli attacchi dei Barbari

diventano solo 30 mila. La città quindi, appare disabitata, con i soli monumenti a troneggiare. Per questo le

immagini di Roma altomedievali si limitano alla rappresentazione grafica su i manoscritti delle Basiliche

Cristiane e dei monumenti della Roma Classica, edifici che venivano elencati nelle Mirabilia Urbis Romae,

un tipo di guida per i pellegrini. In questi manoscritti Roma è rappresentata attraverso i suoi monumenti più

famosi in uno spazio deserto oppure compendiati in un quadrato o in cerchio di mura turrite. Questo tipo di

rappresentazione probabilmente deriva dalla Bolla D’oro di Carlo Magno, ovvero un sigillo d’oro che

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Geografia di Roma di De Vecchis articolati in capitoli.
Nel primo capitolo degli appunti sulla Geografia di Roma del professor De Vecchis si dà uno sguardo a Roma dalle sue origini fino al periodo repubblicano del I secolo a.C.
Nel secondo capitolo degli appunti di De Vecchis su la Geografia di Roma lo studio verte su "Da caput mundi a civitas dei".
I successivi capitoli sono così strutturati:
Capitolo 3: Roma capitale del Papato;
Capitolo 4: Roma Capitale d’Italia;
Capitolo 5: La città bidimensionale. Roma nelle rappresentazioni foto-cartografiche
Capitolo 6: Roma come parco letterario.


DETTAGLI
Esame: Geografia
Corso di laurea: Scienze Geografiche per l'ambiente e la salute
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ninja13 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof De Vecchis Gino.

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