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Geografia delle comunicazioni e del commercio internazionale

Concetti chiave

  • Spazio: È l’oggetto centrale della riflessione geografica. Nel linguaggio comune è spesso sovrapposto al concetto di "territorio", in realtà i due differiscono per significato. Lo spazio, infatti, è soggetto ad alcune conseguenze di diversi fenomeni, come quelli economici. Lo spazio è sostanzialmente una rappresentazione che noi diamo, dunque non ha niente di assoluto. La distanza fisica e chilometrica non è importante, è importante quella che chiamiamo distanza funzionale, ovvero quella che si misura in tempi di percorrenza dello spazio o in costi di trasporto. Lo spazio geografico è uno spazio relazionale, in quanto prende in analisi le relazioni tra singoli oggetti geografici. Gli oggetti analizzati comprendono le rispettive relazioni e non sono presi solo specificatamente. Ne sono un esempio le imprese o le città. Lo spazio geoeconomico è l’oggetto di studio della geografia economica.
  • In geografia troviamo le relazioni verticali e quelle orizzontali. Quelle orizzontali sono chiamate anche "interazioni spaziali" e sono quelle che collegano gli oggetti geografici tra di loro. Un esempio di relazione orizzontale sono i flussi di scambio, i flussi di import/export, flussi di commercio estero. Questi flussi collegano direttamente i vari oggetti, come le imprese, le regioni e, in scala ancora maggiore, i paesi. Queste relazioni, nonostante siano flussi immateriali, sono molto più concrete di quanto in realtà possano sembrare.
  • Le relazioni verticali, invece, sono dette anche "relazioni ecologiche" e collegano un oggetto geografico con il luogo in cui è localizzato. Ne sono un esempio la relazione tra un’impresa e la risorsa mineraria da cui trae la materia prima, le conoscenze o le dotazioni infrastrutturali localizzate in un determinato territorio. Questi sono tutti fattori che danno una determinata specificità al territorio.
  • Territorio: Mette insieme le relazioni orizzontali e quelle verticali. Ha una definizione molto meno astratta rispetto allo spazio ed ha una valenza più concreta e specifica. Legato al concetto di territorio c’è quello di organizzazione territoriale, ovvero la forma che assumono relazioni orizzontali e verticali in un determinato luogo e in un determinato momento. L’organizzazione territoriale è rappresentata con il concetto di sistema locale territoriale, il quale diventa a sua volta un oggetto geografico. Il sistema locale territoriale è un insieme di relazioni orizzontali tra oggetti, circoscritte in un determinato luogo che può essere più o meno ampio. Per questo motivo esistono reti locali e sovralocali, che hanno la funzione di mettere ordine concettualmente all’interno del territorio.
  • Tempo: Dimensione che influisce su spazio e territorio e in particolar modo sui suoi cambiamenti.
  • Ambiente: Aspetti fisico-naturali che influiscono sul territorio. Comprende l’ecosistema in cui siamo immersi, ovvero un insieme di relazioni che ci permettono di connetterci con l’esterno.
  • Scala: Qualunque riflessione geografica è sempre rapportata a una scala, si dice infatti che studiamo i fenomeni in senso trans-scalare. Non bisogna confondere però la scala cartografica (rapporto tra una misura sulla superficie terrestre e la sua rappresentazione sulla carta) con la scala geografica (livello spaziale in cui rapportiamo i nostri fenomeni). Un esempio di quest’ultima è la scala globale, che rappresenta i rapporti tra i veri paesi in termini di relazioni orizzontali. Scendendo ci sono scale più piccole (nazionali, regionali, provinciali…).

Globalizzazione

Annullamento dello spazio e del tempo, che si accompagna a una diffusione di prodotti di qualunque tipo e in qualsiasi luogo del globo in tempi brevissimi. Questo annullamento è determinato dal progresso dei mezzi di comunicazione, che ha portato a una comunicazione più diretta e più veloce, alla diffusione di prodotti "simbolo" di grandi multinazionali (Coca-Cola, Nutella), dall’omogeneizzazione dei gusti e delle culture, dalla formazione di non luoghi (Marc Augé) e infine da fenomeni globali come le crisi economiche, la disoccupazione, il terrorismo, il cambiamento climatico.

Abbiamo due definizioni di globalizzazione:

  1. T. Levitt (1983): Integrazione economica su scala mondiale, descrive processi di carattere prettamente economico.
  2. M. McLuhan (1964): Metafora del "villaggio globale", poiché quelli che allora erano i moderni media stavano producendo una certa forma di omologazione culturale su tutto il pianeta. A quei tempi si riferiva in particolar modo alla televisione.

Oggi queste due definizioni sono un po’ superate, in quanto è preferibile ragionare in termini di cambiamento di scala, cambiando dunque l’ottica con cui si leggono i fenomeni economici. Da ciò derivano altre definizioni più attuali.

  1. «Ampliamento, intensificazione e accelerazione delle relazioni tra soggetti localizzati in differenti aree del pianeta, che coinvolge più dimensioni (economica, ambientale, culturale …) e che deriva da un percorso storico» (Dematteis et al., 2010)
  2. «Aumento delle interdipendenze territoriali in cui giocano un ruolo rilevante la scala globale e quella locale» (Veltz, 1998)
  3. Il fenomeno della globalizzazione può essere interpretato come un’esperienza sociale: compressione spazio-temporale» (Harvey, 1989)

Secondo la definizione di Dematteis, dobbiamo adottare una prospettiva di carattere storico per risalire alle varie fasi di globalizzazione, in quanto il mondo è sempre stato aperto verso nuove relazioni.

La prima fase risale all’800, quando lo spazio globale era dominato dall’impero britannico. Guardando a questo periodo vediamo già dei processi di omologazione, in quanto il modello inglese si diffonde prima in tutta la Gran Bretagna, poi negli Usa e successivamente in tutto il mondo. Ad accompagnare dobbiamo ricordare le innovazioni nel settore dei trasporti che hanno reso possibile questa prima globalizzazione.

La seconda fase della globalizzazione è da individuare nella prima parte del ‘900, soprattutto con il modello di produzione fordista e con le innovazioni dei trasporti del primo dopoguerra.

La terza ha avuto inizio negli anni finali del secolo scorso e la stiamo vivendo ancora oggi. Alla fine degli anni ‘80 sono venuti a convergere una serie di fattori che hanno fatto detonare queste relazioni accelerando il processo di apertura che i vari paesi hanno tra di loro. Tra questi possiamo individuare in primis un processo di liberalizzazione commerciale, il quale ha portato a una vera e propria esplosione del commercio internazionale. Ad esso si aggiunge la liberalizzazione del mercato dei capitali, grazie al quale sono state abbattute le barriere che bloccavano la libera circolazione dei capitali. Inoltre troviamo anche cambiamenti di carattere geopolitico (come la caduta del muro di Berlino) che hanno aperto a una serie di scambi prima inesistenti, in particolar modo tra l’Europa occidentale e orientale, innovazioni nel settore dei trasporti fisici che hanno abbassato costi e tempi di percorrenza, ed infine l’effetto dirompente della rivoluzione informatica, la quale permette una frammentazione spaziale della produzione su scala globale, la quale consiste nella realizzazione e nell’assemblaggio di diverse componenti in paesi diversi e spesso lontani tra loro.

Secondo la definizione di Veltz è rilevante un aumento della localizzazione più che della globalizzazione. Il locale si interseca con il globale e assume diverse dimensioni.

La definizione di Harvey, infine, si riferisce alla globalizzazione come esperienza sociale. Secondo Harvey la percezione della globalizzazione è molto variabile e la compressione spazio-temporale dipende molto dal luogo in cui viviamo. Si è sicuramente verificata un’intensificazione dei rapporti e un’estensione geografica, ma ci sono ancora paesi e individui che rimangono fuori dal processo di globalizzazione.

Le diverse dimensioni della globalizzazione

  • Economia
  • Fenomeno urbano
  • Scienza, tecnologia
  • Ambiente
  • Flussi di migrazione e turismo
  • Modelli culturali
  • Geo-politica

Globalizzazione economica

  • Organizzazioni sovranazionali
  • Innovazione tecnologica
  • Imprese multinazionali
  • Divisione internazionale del lavoro
  • Politiche di liberalizzazione
  • Trasporti e ICT

Il fenomeno degli scambi commerciali internazionali deve essere letto assieme agli altri due indicatori, ovvero gli investimenti diretti esteri e i flussi finanziari, poiché tutti e tre sono in crescita esponenziale da alcuni decenni e insieme costituiscono un misuratore per il processo di globalizzazione dell’economia.

Se gli investimenti esteri e i flussi finanziari sono un fenomeno più recente, il commercio è invece sempre esistito, in diverse forme ed espressioni, nella storia dell’uomo, è cambiato solo il suo raggio geografico e la sua intensità.

Analizzando il grafico, possiamo risalire alle cause di questi fenomeni. Una di queste è la divisione internazionale del lavoro, la quale consiste in una frammentazione dello stesso tra i vari paesi del globo. La seconda causa è l’esponenziale evoluzione dei trasporti e delle comunicazioni (ICT), la quale ha facilitato il trasferimento delle merci, ma allo stesso ha cambiato i metodi di produzione. L’ultima causa sono le politiche di liberalizzazione, che hanno portato nel corso del tempo ad un progressivo abbattimento delle barriere e dei dazi, facilitando il trasferimento di beni e servizi.

Dietro queste tre grandi cause ci sono dei processi come l’innovazione tecnologica, la quale influisce sugli scenari economici mondiali, sui modi di produrre e sulle decisioni localizzative delle imprese stesse. Un soggetto che interviene nello scenario globale economico e politico è individuabile nelle grandi imprese multinazionali, poiché alla base delle reti di divisione internazionale del lavoro e del commercio estero stesso con i suoi investimenti c’è la loro azione e l’esercizio delle loro strategie sullo scenario globale e internazionale. Tuttavia, anche le piccole imprese e i distretti industriali giocano un ruolo fondamentale nel mercato internazionale dell’import/export.

Infine, dietro le politiche di liberalizzazione troviamo degli "attori", le organizzazioni sovranazionali, in particolar modo la W.T.O. (World Trader Organization). Il grafico ci indica una crescita progressiva durante la rivoluzione industriale, la quale è tuttavia nettamente inferiore al boom e alla crescita esponenziale che si è verificato nella seconda metà del secolo scorso. Attraverso i flussi si è verificata una crescente integrazione delle economie mondiali, la cui intensità può variare a seconda delle aree e delle economie dei rispettivi paesi.

Composizione delle esportazioni di merci (valori percentuali)

Al giorno d’oggi, la quota più importante degli scambi è data dai prodotti manifatturieri. Lo spostamento dal settore primario a quello secondario è coerente con il cambiamento economico del secondo dopoguerra, in quanto nei paesi più avanzati l’agricoltura ha perso importanza lasciando spazio al settore secondario e a quello dei servizi. All’interno della quota dell’export dei prodotti manifatturieri circolano tante componenti e tanti semi-lavorati che costituiscono un commercio intra-aziendale tra le varie multinazionali, le quali non si limitano a scambiare prodotti finiti, piuttosto si concentrano su parti di prodotti che poi saranno assemblati in un paese finale.

Andamento del commercio mondiale di beni (2003-2017) in miliardi di $

L’andamento è molto più altalenante rispetto al passato. Fino al 2008 si è verificata una crescita consistente, ma dopo la crisi economica e finanziaria del 2009 si nota una brusca caduta del commercio internazionale, in quanto essa ha avuto un impatto immediato su tutto il sistema. Si ha una ripresa dei flussi e una crescita, accompagnata da una piccola stasi del 2011-2012, anni in cui si è verificato un secondo contraccolpo della crisi. Dopo una nuova crescita, gli anni 2015/2016 vedono una ricaduta ma anche un’immediata ripresa nel 2017.

Vi sono diverse opinioni riguardo a questo trend altalenante: secondo alcuni studiosi questi dati sono indice di un rallentamento totale della globalizzazione; secondo altri essi sono legati a fenomeni congiunturali come la caduta del prezzo del petrolio o il momentaneo blocco della crescita di paesi come la Cina. Il fenomeno della globalizzazione sicuramente non è più all’apice come agli anni ’90, ma è da considerarsi in una fase di assestamento, la quale non indica tuttavia una crisi totale e un fallimento del sistema.

Andamento del commercio mondiale di beni e servizi (2003-2017) miliardi di $

Le principali economie mondiali si sono fortemente terziarizzate nel corso degli ultimi anni, infatti anche il trend del settore terziario rispecchia l’andamento delle merci e dei beni. I servizi prevalentemente scambiati su scala globale riguardano il turismo, i trasporti e la finanza. Il volume dei servizi è nettamente inferiore rispetto alle merci, in quanto questi vivono ancora di vicinanza e prossimità tra domanda e offerta.

Quote di mercato sulle esportazioni mondiali di merci per area geografica

Le quote di mercato ci permettono di capire i rapporti di forza tra le varie aree geografiche nel valore totale dell’export mondiale di beni e merci. Il commercio internazionale è dominato da una triade, costituita dalle macroaree dell’Unione Europea, dell’America Settentrionale e dell’Asia orientale. Ciò ci fa capire come l’integrazione dei paesi nel fenomeno della globalizzazione sia soggettiva e relativa a seconda della zona e del paese considerato. Nel corso del tempo la potenza della triade non è variata, tuttavia sono cambiati i rapporti di forza delle tre rispettive macro-aree, con un calo netto dell’U.E. e un aumento dell’Asia.

I primi 10 esportatori mondiali di merci (quote di mercato)

La Cina è il protagonista dell’export mondiale di merci, con un raddoppio della quota in circa 15 anni, dovuto all’enorme sviluppo industriale del paese. All’interno dell’U.E. la Germania è il principale esportatore, soprattutto per beni meccanici. L’Italia dal canto suo esporta i prodotti del “Made In Italy”, comprendenti beni del sistema moda, casa, meccanica e agroalimentare.

Andamento degli investimenti diretti esteri 1970-2017 (valori in miliardi di $)

Per definizione, gli investimenti diretti esteri sono dei flussi di investimenti che un soggetto, chiamato investitore, realizza in un paese straniero, i quali sono finalizzati all’acquisizione di una partecipazione durevole in un’impresa estera o all’apertura di una filiale. In sostanza sono tutte quelle operazioni di fusione e acquisizione realizzate dalle varie multinazionali. Gli investimenti diretti esteri possono essere in entrata o in uscita, a seconda del punto di vista dal quale analizziamo l’investimento.

Con “partecipazione durevole” si intende un interesse di lungo tempo dell’investitore nell’impresa che andrà ad acquisire, partecipando alla gestione e al management all’interno di essa. In altri termini, non deve essere un investimento puramente speculativo. La partecipazione durevole si ritiene soddisfatta quando l’investitore acquisisce almeno il 10% delle azioni ordinarie o una quota analoga di diritto di voto. Possiamo individuare due formule di investimento:

  1. Investimenti “brown-fields”: Si acquisisce parte del capitale azionario di imprese esistenti.
  2. Investimenti “green-fields”: Si interviene in aree dove non sono localizzate altre imprese.

A seconda della strategia usata, l’impatto sul mercato internazionale d’esportazione è ovviamente differente. Alcune ragioni per adottare queste strategie sono quelle di abbattere i dazi doganali o ridurre il processo di export in favore di uno sviluppo diretto nel mercato del nuovo paese. Altre sono invece individuabili nel controllo di materie prime, nell’acquisizione di particolari assets strategici di imprese estere o nell’abbassamento dei costi di produzione. I flussi di capitale, invece, differiscono dagli investimenti diretti esteri in quanto derivano dalla compravendita di titoli, di azioni, di obbligazioni e di valute. Sono quindi flussi che hanno nella maggior parte dei casi un obiettivo di carattere speculativo.

Andamento degli investimenti diretti esteri 2003-2017 (valori in miliardi di dollari)

Ancora più che nel commercio estero, negli investimenti diretti esteri il trend è altalenante e in continua variazione. Ciò dipende da diversi fatti congiunturali che hanno scoraggiato gli investitori, come la crisi delle imprese tecnologiche (bolla dell’impresa hi-tech) di inizio 2000 o la tragedia dell’11 settembre 2001.

Investimenti diretti esteri in entrata e in uscita per area 2008 e 2017 (milioni di dollari)

Primi dieci paesi per volume degli investimenti diretti esteri in entrata 2008-2017 (milioni di dollari) Gli Stati Uniti sono il paese più attrattivo dal punto di vista del volume degli investimenti esteri in ingresso. La Cina è un altro paese molto attrattivo sotto questo punto di vista, infatti già nel 2008 giocava un ruolo fondamentale nell’espansione dell’economia asiatica orientale. È da notare inoltre la posizione di Hong Kong, separata nelle statistiche dalla Cina ma facente parte dello stesso governo, sommando i flussi quindi la crescita risulta ancora più esponenziale. Cina e Hong Kong, insieme, nel 2017 superano il valore degli U.S.A., la quale si conferma statisticamente come prima potenza. Verso la Cina è cambiata la natura degli investimenti, in quanto prima andavano...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/01 Geografia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher AGiuli98 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia delle comunicazioni e del commercio internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Verona o del prof Savi Paola.
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