Il Mercato Comune Europeo (MEC)
Il Mercato Comune Europeo era l'area dei paesi della Comunità Europea su cui si realizzava la libera circolazione di merci, servizi, persone e capitali. Nacque così nel 1957, il Mercato Comune Europeo (MEC), fondato con il Trattato di Roma, al quale aderirono sei Paesi: Francia, Germania, Italia, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo. Crescita economica e collaborazione erano gli scopi principali. C'era bisogno dell'Europa di diventare il terzo grande mercato. C'erano problematiche anche interne e geografiche negli stati stessi (nord-sud mediterraneo/est-ovest Germania).
Il Mercato Comune Europeo si rivelò un'iniziativa felice e di grande successo: si cominciò a parlare non più di un semplice mercato comune ma di una Comunità Economica Europea (CEE). Nel 1973 si aggiunsero Gran Bretagna, Irlanda e Danimarca; nel 1981 la Grecia e nel 1986 la Spagna e il Portogallo. I paesi compirono un passo ulteriore liberalizzando gli scambi tra loro oltre che delle merci anche dei servizi, del lavoro, del capitale ("quattro libertà").
La CEE non è solo un mercato comune ma una vera e propria unione economica al cui interno i paesi membri elaborano politiche economiche coordinate tra loro, comprendendo anche la cosiddetta "libertà di stabilimento" in base alla quale un soggetto, persona fisica o giuridica, di uno stato membro può stabilirsi per lavorare, offrire beni e servizi, intraprendere attività d'impresa o libero-professionali in qualsiasi altro stato membro.
Allargamento e entrata della Grecia
Gli anni settanta non furono anni facili per le Comunità: le due crisi petrolifere crearono forti problemi per le economie dei Paesi dell’Europa occidentale e nuovi Stati, con problematiche ben più complesse rispetto ai precedenti candidati, bussarono alle porte delle Comunità. La ragione principale che indusse i nove ad accettare l’adesione di Grecia, Spagna e Portogallo, ovvero di Paesi con un’economia piuttosto arretrata e con una tradizione democratica non consolidata, fu essenzialmente politica.
Tuttavia, anche considerazioni economiche legate alla ricchezza mineraria della Grecia e alla possibilità di disporre di forza lavoro a basso costo dei tre Paesi mediterranei, così come la loro posizione geograficamente strategica, hanno rappresentato un ulteriore incoraggiamento per l’apertura dei negoziati. La Grecia chiese l’adesione alle Comunità ben prima degli anni ‘70, ma in quel periodo la sua economia non era compatibile con gli standard europei. Il problema principale era legato allo stato dell’economia greca basata principalmente sui prodotti della zona montana, essendo il territorio greco montuoso per il 70%.
Infatti, i negoziati cominciarono nel 1976 e la Grecia divenne uno Stato membro della Comunità nel 1981, spostando il baricentro dell'UE a sud-est. Sin dalla sua entrata, la Grecia ha sempre appoggiato il processo di integrazione, anche se il livello del suo avanzamento economico e i rapporti difficili con la Turchia e i Balcani hanno creato non poche difficoltà agli altri Stati membri. Costituisce un importante ponte di contatto con l'Asia. L’allargamento dell’Unione comporta benefici politici, economici e culturali.
Convenzione di Schengen
Con la convenzione di Schengen del 1990 si fa riferimento a un trattato che coinvolge sia alcuni Stati membri dell'Unione Europea sia Stati terzi. Si stabilisce la libera circolazione delle merci e delle persone appartenenti all'Unione Europea, senza sottostare ai dazi ed alle frontiere. Il muro di Berlino crolla l'anno prima, di fatto rendendo la Germania dell'Est parte integrante dell'UE.
Gli accordi, inizialmente nati al di fuori della normativa UE, ne divennero parte con il Trattato di Amsterdam, e vennero integrati nel Trattato di Maastricht. Questi accordi prevedono:
- Libera circolazione di persone e merci nello spazio di Schengen quindi abolizione dei controlli sistematici delle persone alle frontiere interne dello spazio Schengen;
- Rafforzamento dei controlli di frontiera esterna allo spazio di Schengen;
- Collaborazione tra i corpi di polizia per indagini internazionali;
- Cooperazione per la lotta al crimine organizzato a livello internazionale;
- Istituzione del SIS (Sistema di Informazione di Schengen) per l’incremento e l’interazione delle banche dati informatiche delle forze di polizia.
In un certo senso, questo trattato rielabora le attività di cooperazione tra i governi dei paesi membri in materia di difesa, giustizia e affari interni. Dunque introduce: il principio di cittadinanza comunitaria, l’unificazione monetaria europea, il processo di codecisione per l’emanazione delle norme e la tutela diplomatica dei cittadini.
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