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Capitolo 1: Spazio geografico & spazio economico

Geografia si occupa delle relazioni che legano tra loro i singoli oggetti (fiumi, città, prodotti ecc.) sulla superficie della terra. Tali oggetti hanno significato geografico quando si considera ad esempio la posizione che una città occupa rispetto al mare, alle altre città, ecc. L’insieme di questi rapporti è lo spazio geografico.

Articolazione geografica dell'economia

L’articolazione geografica dell’economia dipende sempre da molteplici condizioni:

  • Relazioni verticali: Caratteristiche naturali o socioculturali. Condizioni ambientali di ogni luogo. Sono relazioni che legano i diversi soggetti economici con le caratteristiche proposte dei diversi luoghi.
  • Relazioni orizzontali: Scambi, movimenti di persone, informazioni, capitali. Sono relazioni che legano i diversi soggetti economici tra di loro.

Strutture territoriali sono più localizzazioni legate tra di loro da relazioni orizzontali e verticali, come i complessi di attività di ricerca e industria (Tecnopoli). Diverse strutture territoriali formano organizzazioni territoriali.

L’economia di un territorio dipende dall’ordine spaziale degli impianti della produzione e degli scambi. Le strutture territoriali e la loro organizzazione sono l’oggetto principale della geografia economica.

Nel passato venivano stabiliti rapporti di causa-effetto tra la distribuzione dei climi e quella delle forme di economia. Secondo il pensiero positivistico dell’800 la distribuzione geografica degli insediamenti, delle attività umane e i caratteri stessi della popolazione dipendono dai fatti naturali.

Determinismo e possibilismo geografico

Determinismo ambientale è una scuola del pensiero geografico secondo la quale anche l’economia di una regione sarebbe determinata dalle sue condizioni e risorse naturali.

Possibilismo geografico inizia nel 900. Dava maggiore spazio e importanza all’azione umana nell’organizzazione del territorio. I caratteri naturali erano visti come possibilità offerte all’uomo. Regioni con caratteristiche naturali analoghe possono ospitare gruppi di uomini con attività economiche e generi di vita completamente diversi.

Generi di vita rappresentano l'insieme di abitudini e tradizioni consolidate nel tempo che portavano ogni gruppo umano a utilizzare certe condizioni locali piuttosto che altre.

Negli ultimi 30 anni si è data sempre più importanza ai fattori funzionali che spiegano le relazioni orizzontali. Oggi sono soprattutto i rapporti di scambio che determinano il valore dei vari attributi dei luoghi. Ad esempio, un giacimento minerario diventa miniera solo quando il prezzo del minerale compensa i costi di estrazione e di trasporto, e il prezzo è la conseguenza di relazioni orizzontali di scambio che avvengono su scala internazionale.

La geografia economica odierna, che ha rifiutato il determinismo ambientale, vede le caratteristiche naturali dei luoghi, come il clima, la dotazione mineraria, la marittimità, come semplici condizioni potenziali che in presenza di altre condizioni di ordine storico-culturale (la tradizione religiosa, l’ideologia dominante, ecc.), politico sociali e di ordine economico, possono di volta in volta spiegare la distribuzione geografica dei fatti economici.

Nelle società pre-industriali il territorio non era considerato come un bene che si potesse vendere o acquistare, ma come un mezzo indispensabile per la vita degli abitanti (nutrirsi, vestirsi, ecc.). Nella società capitalistica che prese l’avvio in Europa, il terreno ha normalmente un valore di scambio. Prima dipendeva dalla maggiore o minore fertilità del suolo, poi sempre più dalla posizione.

La possibilità di vendere i prodotti spinse chi poteva coltivare un terreno adatto a produrre più del necessario per accumulare denaro. Il denaro accumulato costituiva un capitale. L’accumulazione di capitale in agricoltura ha però dei limiti. Il suolo utilizzabile è limitato, inoltre esso non può essere reso produttivo oltre un certo limite. Infine, il mercato dei prodotti agricoli si satura in fretta in quanto soddisfa una domanda di consumi alimentari che non si possono moltiplicare all’infinito.

Nell’industria l’aumento della produttività del lavoro umano sembrava invece non avere limitazioni. La produzione industriale è in grado di soddisfare sempre nuovi consumi. Il modo di produrre capitalistico-industriale ebbe come principale conseguenza la concentrazione dello sviluppo economico in pochi paesi. Costi di produzione e valore del prodotto non sono uguali dappertutto: ci sono luoghi che permettono di accrescere i profitti. Lo stesso vale per il lavoro: chi ha bisogno di personale qualificato ha convenienza a localizzare l’azienda vicino ad aziende simili o a grandi città. I costi decrescono se il lavoro viene diviso in tante operazioni affidate a lavoratori diversi.

Economie di scala e esterne

Economie di scala si ottengono quando la vicinanza di più imprese genera risparmi di costi (es. nei trasporti, nei rifornimenti di energia). Solo chi concentra lavoro e macchine in grandi stabilimenti potrà ottenere questi vantaggi, di cui non disporrà invece chi opera in piccole unità sparse sul territorio.

Economie esterne (esternalità) sono vantaggi che l’imprenditore ottiene localizzando le sue attività economiche in determinati luoghi. Sono effetti utili che la singola impresa non può produrre da sola al suo interno, ma può riceverne dall’esterno. Determinano le diverse localizzazioni: vicino alle materie prime, vicino ai mercati, nei paesi, lungo le strade, vicino alle imprese. A indicare questo termine fu Marshall, un economista del 1890.

Le economie esterne sono esterne all’impresa, utilizzi che essa non produce diversamente, ma può utilizzare. Sono dei doni della terra ad uso di chi ne sappia approfittare senza pagarli o pagandoli meno dei vantaggi che ne ha. Nella maggior parte dei casi le economie esterne sono il risultato dell’attività umana, ad esempio le economie di agglomerazione.

Le economie di agglomerazione rappresentano gli incrementi di produttività che le imprese realizzano concentrandosi in certe aree. Sono una componente di una vasta famiglia di economie esterne delle economie di urbanizzazione. Opere di urbanizzazione primaria (strade, fognature, acqua) consentono l’insediamento delle imprese, facilitano gli scambi di merci e la formazione di un mercato della forza lavoro a cui le imprese possono attingere. La presenza di servizi pubblici (case popolari, scuole, trasporti) e servizi per le famiglie e per le imprese è fondamentale.

Infrastrutture

Infrastrutture sono ciò che rende un ambito territoriale idoneo a svolgere funzioni economiche. Possono essere infrastrutture materiali o tecniche (impianti stradali, linee delle telecomunicazioni, condotti per l’acqua, gas) o infrastrutture sociali (ad uso collettivo: scolastici, scambi culturali). Le infrastrutture economiche comprendono le imprese pubbliche che svolgono funzioni essenziali per il funzionamento dell’economia nazionale e non possono essere svolte da imprese private, come l’industria elettrica, le comunicazioni, e la chimica di base.

Le infrastrutture dell’informazione e della ricerca in parte non possono essere svolte da imprese private. Le infrastrutture sono strutture territoriali la cui distribuzione non è uniforme, beni non escludibili ritenuti necessari al funzionamento della società e dell’economia, e indivisibili, producendo utilità collettive. I vantaggi per la collettività non danno profitti, nessun capitale privato viene investito.

Le infrastrutture territoriali sono una condizione necessaria perché i capitali privati producano valore, ovvero perché esista il mercato. I soldi che lo stato spende nelle infrastrutture non danno profitti diretti ma si trasformano in economie esterne, valori d’uso che le imprese utilizzano per realizzare i profitti. È l’amministrazione pubblica che decide come distribuire sul territorio l’infrastruttura.

Il prezzo del suolo dipende dalle caratteristiche tecniche o dalle sue condizioni naturali (fertilità, clima, ecc.), che vale soprattutto per l’agricoltura, e dal valore della posizione, che vale per le agglomerazioni.

Globalizzazione

Globali sono fenomeni e insiemi di relazioni orizzontali che si estendono a tutta la superficie terrestre, come la circolazione atmosferica, il trasporto aereo, il mercato del petrolio. Locali sono relazioni che interessano solo una parte della superficie terrestre, come clima locale, rete di trasporto locale, sviluppo locale.

Negli ultimi decenni le relazioni a scala planetaria si sono estese e intensificate a tal punto da superare ogni confine fisico, culturale, politico. Non esiste più nessun ambito geografico locale che sia al riparo da influenze dirette da parte di forme che operano a livello globale, il fenomeno viene definito come globalizzazione.

  • Tecnologico-economica: si formano reti globali d’imprese che connettono tra loro migliaia di luoghi in cui sono insediate.
  • Commerciale: l’organizzazione mondiale per il commerciante WTO che tende alla libera circolazione delle merci.
  • Globalizzazione del sapere scientifico-tecnologico: la competizione economica è sempre più dipendente dalle innovazioni tecnologiche, formando un sapere tecnologico-scientifico globale.
  • Globalizzazione ambientale (global change): l’effetto serra che porta all’innalzamento della temperatura media dell’atmosfera e a vari squilibri climatici come conseguenza delle emissioni di CO2, metano e altro.
  • Globalizzazione culturale: fenomeni di omologazione dovuti alla mondializzazione dei media e alla scomparsa dei modi di vita locali che porta alla perdita di tradizioni, lingue, dialetti, ecc.
  • Globalizzazione geopolitica: interdipendenza delle decisioni e degli avvenimenti politici dei diversi paesi e il crescente controllo di alcuni di essi sugli altri, capacità delle grandi potenze (USA) di intervenire militarmente in qualunque momento in ogni parte del pianeta.
  • Deboli: globalizzazione delle istituzioni (ONU che ha capacità molto limitate di regolare i conflitti e di imporre norme) e globalizzazione del mercato del lavoro.

Capitolo 2: La regione geografica

L’insieme di relazioni orizzontali e verticali che costituiscono l’organizzazione territoriale copre tutta la superficie terrestre, ma non allo stesso modo. Addensamenti, concentrazioni, rarefazioni, discontinuità dividono lo spazio geo-economico in regioni.

Regione geografica

Una regione geografica è una porzione della superficie terrestre che:

  • È costituita da un insieme di luoghi contigui.
  • Tali luoghi hanno qualche caratteristica comune tra loro.
  • Si differenziano in base a tali caratteristiche rispetto ai luoghi circostanti.

Il concetto di regione geografica prescinde da ogni riferimento dimensionale: può essere una piccola radura in un bosco. È anche una regione geografica quella nord-atlantica (paesi dell’Europa nord-occidentale e quelli dell’America settentrionale hanno in comune molti caratteri politico-culturali).

Tipi di regione

  • Politico amministrativa (confini istituzionalmente riconosciuti): Comune, provincia, regione.
  • Regione politica (corrisponde di regola allo stato ma comprende talvolta livelli inferiori come i lander tedeschi; oppure superiori come le associazioni politiche sovranazionali).
  • Regione naturale (identificata dalle sue caratteristiche fisiche come la pianura padana).
  • Regione storica (legata a un tipo di cultura e storia).

Regioni formali sono identificate e differenziate dalle regioni circostanti dall’omogeneità interna di uno o più attributi caratterizzanti: regioni risicole se l’attributo considerato è la coltura del riso, regioni industriali e urbane se gli attributi sono l’industria e la città.

Regioni funzionali sono individuate in base a relazioni orizzontali, i luoghi che la compongono sono tra loro connesse da relazioni spaziali fin dove si estende il raggio delle relazioni orizzontali considerate: l’hinterland di un posto, cioè quell’area che è servita e si serve per ricevere e spedire le sue merci.

  • Monocentriche (i flussi fanno capo a un unico centro principale).
  • Policentriche (ogni località è specializzata in funzioni particolari ed è connessa alle altre attraverso relazioni di complementarietà).

Regione complessa è una regione formale unita a una regione funzionale.

Regione programma (o regione piano o regione progetto) non sono presenti specialmente all’inizio caratteri unitari che la rendono omogenea e distinguibile dal resto del territorio. Tuttavia, esiste il progetto di crearli per raggiungere scopi predeterminati.

Spazio gerarchizzato

Spazio gerarchizzato è stato studiato dal geografo tedesco Christaller, un modello in cui i singoli centri (località centrali) servono ciascuno un’area a loro circostante, la cui ampiezza dipende dal livello del centro. Si parla di strutture regionali gerarchizzate in base ai beni e servizi che le località offrono.

Il diverso valore che il suolo assume a seconda della sua distanza dal centro determina una distribuzione delle attività economiche e delle zone abitative. In uno spazio teorico come questo i centri si disporrebbero a distanze regolari, si formerebbero città con un determinato numero di abitanti, l’intero territorio assumerebbe uno sviluppo omogeneo ed equilibrato. Nella realtà ciò non avviene perché lo spazio geografico non è omogeneo ma differenziato dalla natura e dalla storia.

Le reti urbane presentano degli squilibri: ci sono città che si estendono o crescono enormemente di importanza rispetto ad altre. I fenomeni di squilibrio sono determinati soprattutto da processi di agglomerazione dovuti al fatto che le attività economiche hanno dei vantaggi a localizzarsi le une vicine alle altre. Uno sviluppo regionale di questo tipo si dice polarizzato ed è la regola nei paesi in sviluppo. La struttura polarizzata crea squilibrio territoriale tra la regione centrale polarizzante e le regioni periferiche. Un esempio è l’UE dove si ha un’area centrale, il pentagono europeo comprendente Londra, Parigi, Milano, Monaco e Amburgo.

L’eccessiva concentrazione di attività in un polo può provocare delle diseconomie di agglomerazione che respingono nuove attività e influiscono negativamente su quelle già presenti. Si avvertono nei servizi pubblici (ospedali, scuole, trasporti) che sono sempre meno efficienti, crescono costi di abitazione e dei servizi. Il costo della vita cresce con la dimensione urbana.

Nella prima parte del XX secolo, le strutture territoriali tipiche erano caratterizzate da grande industria manifatturiera con grandi masse di lavoratori. Nei paesi di vecchia industrializzazione, notevoli trasformazioni economiche portarono le grandi agglomerazioni industriali a frazionarsi in più sedi e in più impianti anche molto distanti tra loro. In un territorio dotato di buone comunicazioni (relazioni orizzontali, autostrade, ferrovie a grande velocità), le diverse fasi dei cicli di lavorazione potevano distribuirsi su un vasto territorio.

Si è formata una struttura regionale a rete nella quale la popolazione e le diverse attività si distribuivano in vari centri minori che sommati equivalgono al vecchio centro polarizzante. Oggi, gli operatori di borsa di New York, Tokyo, Londra e Parigi, in quanto collegati per rete telematica, sono molto più vicini tra loro di quanto non lo siano rispetto a operatori di altri settori presenti nella loro stessa città.

Una rete locale si forma quando i soggetti (pubblici o privati) che la formano si comportano come un attore collettivo combinando risorse locali e risorse globali. Il sistema territoriale locale è una regione programma, una costruzione volontaria che esiste solo se e quando certi soggetti attivano certe relazioni (orizzontali) tra loro e altre (verticali) con il milieu territoriale in cui operano, una specie di patrimonio comune a cui attinge la rete locale dei soggetti.

Nei tempi della globalizzazione, le unità territoriali per conservarsi devono reagire alla frammentazione, cioè creare al loro interno una trama di relazioni cooperative più forte di quelle che spingono i loro soggetti a collegarsi con l’esterno (reti globali). I soggetti locali devono collegarsi in rete tra loro e far valere le risorse del milieu locale attivando così il sistema territoriale locale. Le reti globali hanno bisogno dei sistemi locali. Dal loro punto di vista, i milieu locali sono i simboli potenziali delle esternalità.

I soggetti locali possono:

  • Fungere da semplici mediatori passivi, limitarsi a favorire l’insediamento di un suolo nel proprio territorio, giochi a somma zero, il vantaggio per la società locale si limita all’eventuale bilancio tra ricadute positive e quelle negative.
  • Svolgere una funzione attiva tra le condizioni del milieu locale e le reti globali, ciò avviene quando i soggetti locali si comportano come l’attore collettivo formando una rete locale, giochi a somma positiva = sviluppo locale, l’investitore esterno non esaurisce i vantaggi offerti dal milieu, ma al contrario alimenta il processo di sviluppo e di creazione di nuove esternalità.

I sistemi territoriali che riescono ad attivare processi di sviluppo locale auto-organizzato hanno buone prospettive di mantenere la loro identità nell’interazione con le reti globali, mentre quelli che si limitano a offrire esternalità e risorse generiche (terreni, forza lavoro, infrastrutture) sono maggiormente esposti al rischio di frammentarsi e di perdere così la propria specificità e identità. Il passaggio da strutture territoriali gerarchizzate a strutture reticolari riguarda le aree più sviluppate.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/02 Geografia economico-politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Homerigho di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Celata Filippo.
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