Il rapporto tra uomo e ambiente: una sfida globale
Uno dei temi più dibattuti da tutte le culture è il rapporto tra l’uomo e il mondo fisico che lo circonda. La cultura occidentale ha sempre visto la società e la natura su due livelli distinti: uno superiore, la società, e uno inferiore, la natura. La tradizione classica e cristiana ha sempre posto in una posizione di dominio l’uomo rispetto alla natura.
Progresso e limitatezza delle risorse
Un’altra componente fondamentale del pensiero laico è l’idea di progresso, per cui il paradigma dominante è sempre stato quello della crescita identificata nella maggiore disponibilità di beni materiali ed espressa dall’aumento di variabili quantitative. Tuttavia, l’economia classica trascurava il fatto che le risorse non sono solo scarse, ma certamente limitate.
L'ambiente e la sua importanza
Lo studio del rapporto tra le società umane e l’ambiente è sempre stato al centro della geografia classica. L’ambiente è l’insieme delle condizioni che circondano gli esseri umani, cioè il risultato dell’interconnessione di fatti fisici e biologici, naturali e artificiali. L’ambiente naturale è l’insieme delle condizioni naturali, fisiche e biologiche che caratterizzano un certo spazio; gli elementi che concorrono a formare l’ambiente naturale possono essere raggruppati in due grandi sfere: quello del mondo abiotico e quello del mondo biotico.
Il ruolo della scienza ecologica
Un ruolo importante nello studio dell’ambiente è svolto dalla scienza ecologica; l’insieme delle relazioni e dei legami funzionali esistenti tra gli elementi inerti dell’ambiente e le comunità viventi costituisce un sistema ecologico o ecosistema. Questo è un luogo biologicamente uniforme, ma che può avere dimensioni assai differenti. All’interno dell’ecosistema si trovano:
- I produttori dell’ecosistema, cioè i vegetali che trasformano l’energia luminosa del sole per mezzo della fotosintesi clorofilliana in energia chimica;
- I consumatori, cioè quegli animali che si nutrono di altre specie di organismi viventi o di sostanze organiche già preformate;
- I decompositori, cioè quegli organismi che decompongono spoglie, cascami ed eiezioni permettendo il riciclaggio degli elementi chimici o delle molecole più semplici.
Impatto umano sull'ambiente
L’uomo continua a modificare l’ambiente in molti modi, ma per la prima volta nella storia, l’impatto congiunto delle azioni di distruzione e di sfruttamento da parte dell’umanità è in grado di provocare cambiamenti ambientali a scala globale.
L’ambiente naturale subisce modifiche e pressioni a causa dell’attività umana in molte forme, alcune evidenti, altre meno. L’impatto congiunto dell’incremento demografico, dell’aumento dei consumi e dei progressi tecnologici ha provocato cambiamenti ambientali che alcuni esperti ritengono irreversibili. L’uomo è oggi la specie dominante del pianeta, e i cambiamenti nei sistemi fisici della Terra sono stati facilitati, se non provocati, da attività umane.
Consumismo e inquinamento
La dimensione globale dei cambiamenti ambientali è legata all’incremento della popolazione. Globalmente i consumi sono legati alla tecnologia, perché il centro industrializzato ha accesso a molteplici mezzi di trasporto e comunicazione, che consentono ai pubblicitari di stimolare la domanda di certi beni nel mondo e agli industriali di trasportarli a grande distanza.
Il consumo di beni materiali è in stretto rapporto con il consumo di energia che proviene dai combustibili fossili, una risorsa non rinnovabile. Aumentando la popolazione, aumenta anche la domanda energetica, e l’inquinamento associato con la produzione di energia provoca le piogge acide. I connessi progressi tecnologici mettono l’uomo in grado di alterare in profondità i sistemi atmosferici, geologici, oceanici e biologici.
Tecnologia e ambiente
La tecnologia ha consentito agli uomini di modificare grandi estensioni del pianeta in poco tempo, in particolare i mezzi di trasporto sono causa indiretta di cambiamenti dell’ambiente globale perché i progressi in tale campo hanno provocato grave inquinamento. I moderni mezzi di trasporto hanno anche facilitato l’introduzione di nuove specie in aree dove erano assenti.
La tecnologia ha svolto un ruolo chiave nell’amplificare le trasformazioni dell’ambiente, ma allo stesso tempo si sono sviluppate tecnologie per individuare e risolvere i problemi ambientali. Inoltre, grazie ai progressi nelle tecnologie della comunicazione, siamo in grado di trasmettere altrove le informazioni raccolte in un luogo, intrecciando un dialogo globale sulla trasformazione ambientale.
Inquinamento atmosferico e cambiamenti climatici
Negli ultimi due secoli, la composizione dell’atmosfera, cioè quel sottile strato di aria che si stende al di sopra delle terre e degli oceani e ci permette di sopravvivere, è mutata assai più velocemente di quanto non sia mai accaduto in precedenza. Nella bassa atmosfera si è formato, per azione catalitica della luce solare sulle emissioni prodotte dall’uomo, un miscuglio di gas inquinanti (smog fotochimico).
- A partire dagli anni '70 del secolo scorso, il fenomeno delle piogge acide si è imposto all’opinione pubblica. Tale fenomeno ha origine principalmente dalle interazioni che coinvolgono gli ossidi di azoto e l’anidride solforosa immessi nell’atmosfera; le piogge acide possono causare gravi alterazioni per molti ecosistemi e per le stesse attività agricole, sono responsabili dei danni alle foreste e della corrosione di monumenti situati all’esterno.
- Nel 1895 alcuni scienziati inglesi annunciarono che nello strato di ozono sovrastante l’Antartide si era aperto un buco grande quanto l’area degli Stati Uniti. I principali responsabili della distruzione dell’ozono sono i clorofluorocarburi (CFC); molti paesi hanno quindi firmato un accordo per l’eliminazione progressiva dei CFC dal mercato e nel 2002 scienziati australiani hanno per la prima volta segnalato un cambiamento di tendenza, cioè una diminuzione del buco sull’Antartide.
- Molte emissioni gassose nell’atmosfera contribuiscono a creare la minaccia di un rapido riscaldamento del pianeta (global warming), mettendo in atto il cosiddetto effetto serra. Esso è causato dall’anidride carbonica e dagli altri gas serra che intrappolano il calore assorbendo più efficacemente la radiazione infrarossa, di lunghezza d’onda maggiore, emessa dalla Terra. L’aumento di anidride carbonica è dovuto soprattutto all’utilizzo di combustibili fossili e alla deforestazione delle regioni tropicali, praticata spesso mediante incendio. Nessuno è in grado di prevedere quali saranno le conseguenze. Tra i provvedimenti atti a contrastare l’effetto serra, particolare attenzione viene posta alla prevenzione: la riduzione dell’accumulo dei gas serra con misure sicuramente efficaci quali il risparmio energetico, il passaggio a fonti energetiche alternative e un drastico arresto dell’insensata deforestazione. Nella Conferenza di Buenos Aires nel 1998 è stata formata una convenzione che impegna i paesi industrializzati a ridurre entro il 2012, le proprie emissioni di gas serra del 5% rispetto al livello del 1990; tuttavia, anche qualora il programma venisse integralmente rispettato, porterebbe a un aumento di temperatura solo di poco inferiore a quello previsto.
Inquinamento idrico e del suolo
L’inquinamento delle acque e del suolo è una diretta conseguenza dell’aumento della popolazione mondiale, dell’aumento della concentrazione urbana e della sempre crescente produzione industriale. Spesso non sono le sostanze in sé ad essere inquinanti, ma la loro quantità; per decenni tutti questi composti sono finiti tranquillamente nei fiumi, mari e laghi senza alcun divieto, limitazione o controllo e, a lungo, senza provocare danni apprezzabili. Solo da quando i problemi dell’ambiente sono diventati allarmanti, le leggi e le normative, emanate sotto la spinta dell’opinione pubblica sensibilizzata dall’opera delle associazioni ambientaliste, hanno cercato di porre rimedio al crescente inquinamento. Per il disinquinamento delle acque interne nei paesi industrializzati vengono utilizzati degli impianti di depurazione che però sembrano creare più problemi di quanti ne risolvano, anche per il loro funzionamento non sempre ottimale.
Oceani e il loro ruolo ecologico
Gli oceani svolgono un ruolo decisivo nel mantenimento degli equilibri terrestri, nel condizionamento del clima e nella sopravvivenza di animali e piante, ivi compreso il fitoplancton, importantissimo produttore di ossigeno. Per troppo tempo si è considerato il mare come una gigantesca pattumiera dove poter scaricare impunemente qualsiasi prodotto dell’attività umana. Gli effetti dell’inquinamento si fanno sentire oggi soprattutto nelle acque costiere e nei mari chiusi o semichiusi, ma anche i mari aperti cominciano a mostrare segni di affaticamento a causa dei miliardi di sostanze contaminanti che ogni anno vi vengono immesse.
Cicli biogeochimici e gestione dei rifiuti
In un ecosistema naturale i cicli biogeochimici sono di tipo circolare e si concludono senza sprechi, nel senso che tutti gli scarti sono sempre metabolizzati e riciclati. Nelle società umane, il ciclo tradizionale delle attività industriali è invece lineare e consiste nell’assorbimento di materie prime e nella loro trasformazione in prodotti di consumo e in scarti da eliminare. La produzione dei rifiuti delle società umane è tanto abbondante da non permettere ai sistemi naturali di neutralizzarli; le discariche controllate sono il metodo più usato in tutto il mondo, anche se non consentono l’eliminazione dei rifiuti, ma solo il loro confinamento e la concentrazione in certe zone che devono, o dovrebbero, essere oggetto di costante controllo, tuttavia il rischio di perdite e di percolazioni di sostanze particolarmente tossiche nelle falde acquifere è sempre molto alto.
Nei paesi che se lo possono permettere, le discariche a cielo aperto sono state sostituite da scarichi controllati: i rifiuti sono posti in una fossa scavata e preparata per lo scopo, comprendente una base di sostanze atte a trattare i liquidi che percolano e terriccio per coprire ogni balla compatta deposta nella discarica. Il numero dei siti adatti per le discariche controllate, tuttavia, diminuisce ed è sempre più difficile sceglierne di nuovi.
Il metodo più sicuro, almeno potenzialmente, di distruggere i rifiuti è l’incenerimento ad alta temperatura; purtroppo in questo modo si ottengono numerosi sottoprodotti, tra cui la temibile diossina, per molti dei quali non si conoscono ancora del tutto le conseguenze sulla salute umana. Non esistono norme internazionali per il controllo dei movimenti internazionali di rifiuti tossici; infatti, una pratica divenuta abituale nei paesi industrializzati consiste nella criminosa esportazione, via mare, dei rifiuti tossici più pericolosi verso i paesi del sud del mondo che sono disposti ad accettare, dietro compenso, il rischio ambientale connesso. Alla fine degli anni '80, la pratica dei paesi ricchi di “sistemare” i rifiuti esportandoli è divenuta un problema scottante e nel 1989 si è stilato un accordo per disciplinarla; l’accordo non vieta l’esportazione dei rifiuti pericolosi, benché occorra il consenso del Paese ricevente prima del trasporto.
Rifiuti radioattivi e gestione dei materiali
Ma sono soprattutto i rifiuti e le scorie radioattive che rappresentano un ben più grave problema; i rifiuti radioattivi sono di due tipi, quelli a bassa attività, che emettono radiazioni in quantità limitate e sono prodotti da industrie, ospedali, laboratori di ricerca e centrali nucleari e rifiuti ad alta attività che emettono forti radiazioni e che sono molto pericolosi e difficili da smaltire. Anche se si trovasse un luogo sicuro dove immagazzinare i rifiuti radioattivi, è comunque necessario portarceli e un trasporto del genere comporta rischi aggiuntivi, infatti un incidente stradale o ferroviario avrebbe delle conseguenze disastrose.
Lo sviluppo di una politica di gestione dei rifiuti si fonda prima di tutto sul recupero dei materiali affinché possano essere riutilizzati nei cicli produttivi attraverso processi di riciclaggio, con risparmio di molte materie prime e di molta energia necessaria alla loro produzione. Un’altra importante strada per contenere i rifiuti solidi urbani è rappresentata dalla riduzione dello spreco e della reintroduzione all’abitudine del riutilizzo.
Agricoltura e fertilizzanti
Ogni anno vengono utilizzate in agricoltura centinaia di sostanze nuove; l’utilizzo massiccio di fertilizzanti di sintesi ha provocato in molti luoghi l’erosione del suolo e un pericoloso depauperamento della sua fertilità. Una valida alternativa di difesa delle colture contro gli insetti nocivi è rappresentata dalla cosiddetta agricoltura biologica, cioè dalla combinazione di una serie di accorgimenti, in alternativa all’uso di fitofarmaci e fertilizzanti artificiali.
Desertificazione e degrado del suolo
In molte parti del mondo i terreni agricoli sono minacciati da vari tipi di degrado come la desertificazione, l’erosione, il degrado dei pascoli delle regioni aride e semiaride. Il termine desertificazione indica un processo, innescato da attività umane, che porta alla pressoché totale scomparsa della originaria vegetazione naturale e al progressivo inaridimento del suolo in zone climatiche marginali alle aree desertiche. L’estendersi delle zone colpite dal processo di desertificazione ha assunto, negli ultimi decenni, una drammatica dimensione, ormai a scala planetaria. Le cause della desertificazione vanno ricercate nella progressiva distruzione dei cespugli e dei pochi alberi delle steppe semiaride che circondano i deserti, dovuta alla quotidiana e affannosa ricerca di legna da ardere per la cottura delle vivande, all’eccessivo sfruttamento dei magri pascoli e alla pressione delle attività agricole.
Foreste e il loro ruolo cruciale
Le foreste giocano un ruolo fondamentale nella stabilità idrogeologica, infatti il fitto intrico di rami e il fogliame spesso disposto su più strati, intercettano le gocce d’acqua smorzandone la forza durante gli acquazzoni, favorendo poi l’assorbimento dell’acqua da parte del terreno. Inoltre, le foreste sono i polmoni della Terra, in quanto garantiscono il ricambio di ossigeno nell’atmosfera e influiscono in maniera notevole anche sulla percentuale di anidride carbonica.
Se la deforestazione avviene con l’ausilio del fuoco per aprire nuove terre all’agricoltura, la massa vegetale che brucia immette nell’atmosfera grandi quantità di anidride carbonica, con un ulteriore aumento dell’effetto serra. In molti paesi sottosviluppati la deforestazione è praticata per ottenere legna da utilizzare come combustibile per la cottura quotidiana degli alimenti; un’altra importante causa di deforestazione è legata alla necessità di creare nuovi spazi per l’agricoltura itinerante, ma le principali cause di abbattimento di foreste vergini equatoriali sono dovute alle politiche di sfruttamento messe in atto dalle potenti multinazionali alimentari, minerarie e del legname o dai grandi proprietari terrieri, per sfruttare le risorse forestali e minerarie e per guadagnare spazi all’agricoltura o all’allevamento estensivi.
Le foreste pluviali ospitano la più grande varietà e ricchezza di forme di vita del mondo; la loro distruzione comporta l’estinzione di innumerevoli specie vegetali e animali, molte delle quali non ancora studiate dalla scienza; così l’umanità viene privata di fonti potenziali preziosissime di risorse. Gli effetti della deforestazione non sono ancora chiari e la riforestazione delle aree disboscate non basterebbe, anche se si realizzasse su grande scala.
Erosione del suolo e biodiversità
La perdita di terreni potenzialmente produttivi a causa dell’erosione è stata definita “crisi silenziosa” di proporzioni globali; l’erosione del suolo è così aumentata in parte a causa della pressione demografica, in più la distruzione della vegetazione spontanea per opera del bestiame al pascolo e l’aratura di terreni troppo aridi per essere coltivati facilitano l’erosione eolica.
Con l’espressione “biodiversità” si definisce l’enorme varietà degli esseri viventi esistente in natura; la diversità biologica si manifesta su tre livelli: la diversità genetica, la diversità delle specie e la diversità degli ecosistemi. La scienza non è ancora in grado di fornire, nemmeno in via del tutto approssimativa, il numero delle specie viventi sulla Terra e sono soprattutto le foreste equatoriali che, pur occupando solo il 6% della superficie terrestre, ospitano una concentrazione eccezionale di esseri viventi. Molteplici sono state le cause “storiche” delle estinzioni delle specie, tra le quali la caccia, ma oggi soprattutto la modificazione degli ecosistemi, operata attraverso il disboscamento su vasta scala, il prosciugamento sistematico delle aree umide o la messa a coltura dei terreni; ma anche l’introduzione di piante e animali esotici si è rivelata spesso disastrosa (le specie introdotte possono provocare l’estinzione di quelle indigene predandole o competendo con esse per le risorse; le specie introdotte possono anche portare malattie nuove, causa di decimazione ed estinzione di popolazioni locali).
Oggi, le rapide e irreversibili trasformazioni dell’ambiente terrestre, soprattutto nelle regioni tropicali, stanno portando alla scomparsa non più dell’ordine delle unità o delle decine di specie, ma di migliaia, forse milioni di specie di animali o di vegetali. Tuttavia è difficile, se non impossibile, valutare la perdita di biodiversità in corso, visto che non conosciamo ancora la maggior parte degli organismi viventi.
La diversità biologica è assai importante sia per ragioni morali che ecologiche, ma anche e soprattutto, economiche; infatti, prima di tutto, sono in molti a ritenere che gli ambienti naturali abbiano un valore intrinseco e debbano essere preservati non solo per le generazioni presenti, ma anche per quelle future.
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Schema geografia
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Riassunto esame Geografia, prof. Mazzanti, libro consigliato Geografia del paesaggio, Mazzanti
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Geografia del paesaggio e dell'ambiente - Appunti
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