GEOGRAFIA CULTURALE
Dal ‘700 ci si interroga per definire in che misura il destino dei popoli è legato all’ambiente in cui vivono e
se c’è un rapporto fra ordine sociale e naturale. Dall’800 questa disciplina si sviluppa parallelamente alla
rivoluzione Darwiniana, per cui l’attenzione si focalizza ancora più sulle relazioni verticali (fisico/biologico)
e su quelle orizzontali (all’interno di un gruppo).
G.C. TEDESCA
RATZEL (1840-1900): Viene a contatto con la geografia dopo studi di zoologia; per lui la geografia
culturale è la nuova disciplina che cerca di stabilire le cause della distribuzione degli uomini sulla superficie
ponendo l’attenzione sui sistemi impiegati per trarre profitto dall’ambiente.
terrestre,
Sostiene che i gruppi umani dipendono dall’ambiente in cui sono insediati e distingue due gruppi: i
che sono incapaci di proteggersi dall’ambiente che non riescono
Naturvolker a modificare né dominare, e i
Kulturvolker che riescono ad organizzarsi e mettere in atto processi e tecniche per trarre beneficio
dall’ambiente.
Si interessa anche dell’attributo della mobilità (insieme di tecniche che assicurano il collegamento con un
ambiente vicino) e alle tecniche per semplificare gli spostamenti, ponendo l’attenzione sulla finitezza dello
spazio e sulle barriere che ostacolano l’espansione dei gruppi, per cui la geografia ratzeliana acquisisce una
dimensione essenzialmente politica.
SCHLUTER (1870-1960): si era specializzato nello studio degli insediamenti umani, poiché per lui la
geografia umana consisteva nello studio dei modi in cui i gruppi umani modellano lo spazio che li circonda,
per “plasmare” lo spazio.
che sono strettamente legati agli strumenti che gli uomini utilizzano
l’interesse di Schluter per i
MEITZEN: paesaggi antropizzati deriva in gran parte dagli studi di Meitzen,
le forme dell’habitat e illustrando
che aveva studiato e visitato tutta la Germania, osservando la logica
dell’occupazione del suolo; egli attribuisce agli Slavi i gruppi di abitazioni più grossolane e disposte
irregolarmente, mentre ai popoli germani i villaggi accentrati e suddivisi perpendicolarmente.
all’agricoltura e all’addomesticazione degli
HAHN: si interessa soprattutto di zoo-geografia, ovvero
animali; egli rifiuta la credenza che la caccia e la pesca siano stati gli stadi iniziali delle attività umane, in
quanto sostiene che il lavoro della terra e da domesticazione siano andate sempre di pari passo.
G.C. AMERICANA
Negli Stati Uniti la scuola dominante era la Middle West, la quale ignorava i rapporti fra cultura e spazio,
focalizzando l’interesse sulle rappresentazioni cartografiche.
SAUER: fonda la scuola di Berkeley, influenzato dal pensiero tedesco, ponendo la propria attenzione
ancora una volta agli strumenti che permettono agli uomini di intervenire sul mondo, sulla cultura in primo
come l’agricoltura, analizzando anche la morfologia del paesaggio; Sauer ammette
luogo e sulle tecniche che
queste trasformazioni possono minacciare l’equilibrio naturale e portare a catastrofi, per cui l’attitudine a
gestire con saggezza l’ambiente è uno dei più importanti parametri di giudizio delle culture.
Gli studi della scuola di Berkeley vertono sui gruppi etnici del continente americano, ma considerando che il
ricostruire ciò che era l’America
segno che un gruppo lascia sul paesaggio permane a lungo, si cerca di
alla vigilia della sua scoperta. Tutto ciò perché, secondo Sauer, la geografia culturale non è fatta per le
società moderne, poiché insensibili dal punto di vista umano e nei confronti della natura che
prevalentemente distruggono.
G.C. FRANCESE come l’ambiente
VIDAL DE LA BLACHE: parte dalla geografia proposta da Ratzel, analizzando influenzi
le società, interessandosi anche agli strumenti impiegati dall’uomo. Egli aggiunge anche l’analisi dei modi
cercando di mettere in luce come l’elaborazione e la modifica di paesaggi rifletta l’organizzazione
di vita,
sociale del lavoro. La cultura è quindi ciò che si interpone fra uomo e ambiente, ma è anche la struttura di
comportamenti che vanno descritti e spiegati, per cui la geografia culturale francese devia verso posizioni
sempre più umanistiche.
BRUNHES: è allievo di de la Blanche, ma nella sua opera intitolata Geographie Humaine mostra il suo
focalizza l’attenzione sul paesaggio anziché sulla
avvicinamento alla geografia culturale tedesca, infatti
sull’analisi dei processi di occupazione
cultura, puntualizzando del suolo. Essendo cattolico di sinistra,
sfruttamento dell’ambiente, e studia l’irrigazione dei paesi
però, si interessa anche agli elementi legati allo
del Mediterraneo occidentale, proponendosi di analizzare il sistema degli impianti tecnici e dei dispositivi
permettono a certi gruppi di conquistare le acque, distribuirle e ricavare profitto. Un’altra
giuridici che
occasione per affrontare certi aspetti della geografia gli viene offerta quando viene incaricato di organizzare
gli “Archivi del pianeta”, una collezione di lastre autocrome; grazie a ciò arriva a considerazioni culturali
importanti prestando attenzione alle realtà etniche, agli habitat, ecc..
DEFFONTAINES: era un disegnatore di paesaggi che lavorò in collaborazione con Brunhes ed era vicino
alle ricerche dei folkloristi e degli etnografi.
GOUROU: la geografia culturale si diffonde in tutti i paesi nel corso degli anni che precedono la seconda
discipline del controllo dell’acqua
guerra mondiale, ne è un esempio Gourou che si interessa alle
descrivendo i modi di vita dei contadini vietnamiti e le tecniche utilizzate nelle risaie.
La geografia culturale riserva un posto importante alle realtà culturali, ma le coglie in un’ottica riduttiva,
poiché l’accento è messo sulle tecniche, gli utensili e le trasformazioni del paesaggio; il solo aspetto della
trasmissione affrontato è quello della diffusione.
–
2 CRISI E RINNOVAMENTO
CRISI E DECLINO
Nei primi decenni del 900 i geografi si interessavano allo studio dei piccoli gruppi etnici delle campagne
del mondo tradizionale, ma con il progresso tecnico e industriale i loro tratti andavano scomparendo. Era
presente la paura di una uniformazione del mondo, anche se fino alla seconda guerra mondiale le campagne
del trattore, dell’elettricità, l’interesse dei
mantenevano una propria specificità. Con la comparsa del motore,
geografi è messo a dura prova in quanto si arriva ad una sorta di standardizzazione dei metodi e dei mezzi
adottati dall’uomo.
Il modello Videliano è inadatto alla società urbanizzata e industrialittata, e con la modernizzazione la
popolazione è spinta ad investire nel secondario e nel terziario. La descrizione dei modi di vita pone
l’attenzione sul tempo passato all’interno della famiglia e non più sul lavoro.
L’APERTURA DI NUOVE VIE
Negli anni 70 la geografia culturale si rinnova, in un mondo dominato dal consumo culturale di massa, le
tecniche sono diventate troppo uniformi, ma le rappresentazioni meritano di essere studiate. Dal dopoguerra
la ricerca si è interessata alla dimensione economica, sociale e politica della geografia, mettendo in
evidenza l’organizzazione dei trasporti, dei sistemi di comunicazione. Viene introdotta l’analisi dei ruoli,
che sottolinea le diversità delle relazioni nelle quali gli uomini sono coinvolti e ciò che ne ricavano, in
questo modo la realtà non è più una sola, ma ognuno ne riceve una che modifica secondo la propria
esistenza. La Time geography ricostruisce le traiettorie personali nello spazio, distinguendo i luoghi e i
momenti in cui i diversi ruoli vengono assorbiti. I rapporti sociali sono spesso istituzionalizzati, e vanno a
costituire la struttura sociale di un gruppo.
I lavori di geografia economica, sociale e politica portano ai seguenti spunti: la vita sociale ed economica
riflette la diversità dei comportamenti culturali; le spiegazioni proposte dalla geografia economica, sociale e
politica non sono universali in quanto la natura umana e le sue azioni non sono fattori prevedibili.
Dal punto di vista umanistico l’uomo sente il bisogno di dare un senso alla propria esistenza e al proprio
Tuan si interessa all’attaccamento che le
modo di vivere, è da questo che partono alcune analisi. Yu-Fu
persone manifestano per il proprio paese. Tutto ciò porterà ad uno studio umanistico delle rappresentazioni
insistendo sull’importanza del vissuto, sul senso dei luoghi ecc.. All’inizio del 900
delle culture, i geografi,
gli etnologi e gli etnografi ponevano la propria attenzione sugli attrezzi, i manufatti, l’habitat, gli aspetti
materiali delle culture avevano un peso maggiore rispetto alle rappresentazioni. Successivamente la parte
riservata al discorso aumenta e il ruolo dell’etnologo diventa quello di condividere i punti di vista delle
popolazioni e la molteplicità delle prospettive che esse adottano.
ANNI ’80, APPROCCI CHE SI STRUTTURANO
In Inghilterra, con Sopher, si ha un rinnovamento dello studio della geografia religiosa, con impulso alle
ricerche sulle diversità culturali delle Indie, focalizzando l’attenzione sulla simbologia attribuita
all’ambiente. Metà anni 80 si inizia a parlare di New Cultural Geography, che manifesta una viva curiosità
per la postmodernità, rompendo con i vecchi orientamenti.
In Francia non si ha intenzione di una rottura col passato, ma di ampliare gli ambiti di applicazione degli
strumenti tradizionali, per affrontare in modo sintetico gli aspetti gli aspetti materiali delle società
industrializzate e urbanizzate. Questa geografia non rinuncia allo studio degli aspetti materiali, ma lo fa
che riserva l’attenzione a ciò che le
da una diversa angolazione, assumendo una dimensione etno-geografica
diverse culture dicono sul mondo.
LA SVOLTA CULTURALE IN GEOGRAFIA
La geografia culturale si interessava agli individui, ai loro gusti e ai loro sogni, lo scopo non è più quello di
parlare del reale. Il nuovo approccio è culturale, si interessa al senso che gli uomini attribuiscono al cosmo,
all’ambiente in cui sono immersi, considerando che il mondo in cui un gruppo vive riflette il gioco delle
anticipazioni degli uomini che si proiettano nel futuro.
– COMUNICAZIONE, TRASMISSIONE DELL’ESPERIENZA E GENESI DELLE CULTURE
3 creazione dell’uomo sempre rinnovata, che forma gli individui e l’intera società. Equivale
La cultura è una abilità, tecniche e conoscenze. E’ da una generazione all’altra
alla somma dei comportamenti, trasmissibile
Alla base di essa c’è la comunicazione,
ed è malleabile. per questo ha un carattere dinamico. Ogni cultura è
originale, pertanto le componenti di base si trovano ovunque fra i componenti di una stessa. Tutto ciò si
traduce in sistemazioni visibili dello spazio abitato e dei paesaggi studiati dalla geografia culturale.
TRASMISSIONE, SUPPORTI E CODICI DI COMUNICAZIONE
La trasmissione del sapere implica sistemi di comunicazione efficaci: l’acquisizione
-La comunicazione orale è utilizzabile da tutti, non necessita di strumenti, permette
attraverso la pratica ed è ciò che da sostegno alla morale, alle credenze e alle conoscenze razionali; la
portata però è molto limitata
-La scrittura permette di trionfare su spazio e tempo, si guadagna in portata, durata e innovazione, anche se
si perde in potenzialità poiché incide molto di più la codifica-decodifica dei testi; i documenti scritti
di tratti comuni di una cultura, basta vedere l’influenza delle sacre
permettono la diffusione in vaste aree
scritture in Europa; attraverso la scrittura una cultura di fondo potrà essere tramandata molto a lungo
-Il disegno figurativo preannunciava la scrittura già in antichità con i pittogrammi, i geroglifici e gli
ideogrammi ed era in grado di esprimere un messaggio chiaro a tutti
-Il disegno tecnico permette di cogliere il mondo e di inventarlo, anche attraverso la cartografia che
permette la conquista dello spazio, in modo da diffondere conoscenze tecniche.
con l’invenzione della l’invenzione del fonografo e la radiodiffusione si
-Dall’800 registrazione della voce,
avvia la strada per una conquista totale dello spazio; si arriverà successivamente alla registrazione
simultanea di immagini e suoni, così la televisione e la registrazione magnetica permetteranno la diffusione
e la conservazione, per passare all’apice della rivoluzione telematica con l’uso del computer, con cui si
arriverà a poter diffondere a lunghissime distanze ogni tipo di messaggio.
FORME DI COMUNICAZIONE, CULTURA E VITA SOCIALE
A seconda della forma di comunicazione assunta il messaggio trasmesso tocca cerchie più o meno ampie
di persone. In certi casi l’obiettivo è rendere note certe notizie o informazioni, in altri ha come finalità il
e l’utilizzo di simboli che
relazionare persone con qualcosa in comune, grazie alla comunicazione simbolica
rendono evidenti i valori condivisi. Con ciò si ha la diffusione di messaggi molto schematici che si
impongono grazie all’emozione che suscitano nelle persone. La loro formulazione è controllata da una
ristretta elite di persone ed il messaggio racchiuso è anche quello dei loro finanziatori, ossia le classi di
potere.
I mass media sono mezzi di comunicazione asimmetrici, poiché un ristretto gruppo di professionisti
controlla la realizzazione di programmi diffusi a milioni di persone. I media hanno grande influenza
sull’acculturazione dei giovani, trasmettendo modelli culturali che entrano in concorrenza con quelli
trasmessi dalla famiglia e dalla scuola. Imprese private investono al fine di mandare in onda piccoli spot, così
l’impatto della pubblicità diventa così importante da diventare la ragione stessa di tutto il sistema.
Ai mass media si contrappongono i modelli interattivi come il telefono, sempre più abbinato al computer e
al fax, che mettono in relazione diretta persone a distanza con una portata planetaria. La telefonia può essere
utile per mantenere a contatto membri di una famiglia divisa e anche per mantenere intatti determinati tratti
nell’emergere di una cultura
della propria cultura. I modelli interattivi hanno più influenza dei media
mondiale, almeno sul piano economico.
Nelle società a trasmissione orale si credeva che il senso della vita fosse evidente. Avere accesso alla verità
L’autorità quindi spettava a chi era in
significava sapere che cosa era accaduto al tempo della creazione.
grado di parlare dei tempi passati e gli anziani occupavano posizioni sociali privilegiate, poiché erano
l’anzianità e la tradizione che sanzionavano le idee. Con la scrittura si creano nuove configurazioni. Al
giorno d’oggi siamo arrivati ad un livello di ricerca che non è più possibile seguire direttamente, spetta ai
giornalisti e ai divulgatori tradurre in un linguaggio semplice i risultati della scienza.
CIO’ CHE VIENE TRASMESSO
La cultura è fatta di atteggiamenti e gesti, che se ripetuti senza mai essere messi in discussione finiscono
per essere compiuti in modo meccanico, e in alcuni casi arrivano a prendere una colorazione morale. La vita
quotidiana si riempie di automatismi che diventano rituali, che si manifestano persino nelle situazioni
inedite.
L’apprendimento del mondo avviene L’individuo
attraverso i sensi, ma le sensazioni non sono mai pure.
percepisce il mondo attraverso griglie di lettura che ha ricevuto nella società e le rappresentazioni che
provengono dalla collettività aiutano l’uomo a strutturare e dare un senso al proprio ambiente. Dalle
rappresentazioni si passa a insiemi di idee che organizzano il mondo, concetti astratti che caratterizzano
ogni cultura che spesso rientrano nel dominio della religione o delle ideologie che pretendono di dare un
senso alla storia e garantire la felicità dei popoli.
LA MEMORIA E LE SUE FORME
Là dove il comportamento umano è canalizzato dalla cultura, entra in gioco la memorizzazione di schemi
di condotta, atteggiamenti, pratiche e conoscenze. Alcuni atteggiamenti provengono da un addestramento
che induce nelle persone risposte più o meno automatiche, come il bambino che impara a scrivere dal
modellare lettere per lungo tempo. Per aiutare la memoria ci si avvale delle proprietà ritmiche della lingua,
ad esempio i versi. Il peso della memoria diminuisce con la scrittura. Molto importante è la memoria
oggettiva, poiché gli oggetti acquisiscono un valore simbolico che può essere funzionale, nel caso di
utensili, o meno. Tuttavia la memoria si oggettiva solamente col supporto della scrittura, del disegno. Le
nuove tecnologie, poi, rendono il contenuto delle memorie oggettive sempre più facilmente comunicabile a
lunga distanza e con maggior velocità.
I CODICI, LE REGOLE E LA PLASTICITA’ DELLA CULTURA
Gli uomini imparano codici e regole che permettono la diffusione di determinati messaggi, applicando loro
certe regole di composizione. La lingua è fatta da suoni distinti detti fonemi, che si combinano in parole.
Successivamente le regole grammaticali portano alla composizione di frasi che possono avere sensi infiniti.
In questo modo si rendono trasmissibili informazioni strutturandole in modo da descrivere ciò che esiste,
ma essere anche applicate a contesti e situazioni dell’immaginario. La lingua è un codice che permette di
esprimere e generare infiniti altri codici, in particolare tecniche, la cui trasmissione è legata ai mezzi
verbali di espressione.
La natura delle culture fa sì che esse non siano statiche, i codici e le regole che applicano danno loro i mezzi
per affrontare l
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