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I FENOMENI DELLA FORZA DI GRAVITA’
Il 26 ottobre 2009 nella consegna al Quirinale del premio Immagini per la Terra, Napolitano si soffermò sul Il
problema del dissesto idrogeologico. Nel Novembre 2018 anche Mattarella si soffermò su tale argomento: “
dissesto idrogeologico va fermato e corretto prima che accadano fatti irreparabili: lo sviluppo sostenibile del Paese
passa anche da questo fronte”. Si tratta di fenomeni che derivano dalle azioni delle acque e che investono anche
gli strati profondi. È un problema molto diffuso in molti paesi. Deriva proprio dal combinarsi dalle forze meccaniche
dell’acqua e della forza di gravità. Una delle principali cause del dissesto idrogeologico sono le frane, che possono
essere per crollo, per ribaltamento, per scivolamento e per smottamento. Nelle frane è possibile sempre vedere la
nicchia di distacco, la superficie di scorrimento e il corpo di frana. Nel caso dello smottamento le piogge si infiltrano
nel versante che compromettono la coesione del versante: sezionano una nicchia di distacco che si smotta.
Dunque le frane sono causate da fenomeni gravitativi di movimento del terreno, movimenti che ne coinvolgono le
parti profonde o comunque meno superficiali.
Tra le forme originate dai fenomeni di gravità troviamo i conoidi di detriti: sono dati da materiale distaccatosi da
una parete o da un versante e raccolto alla sua base, talora mascherando il profilo originale (angolo di riposo entro
i 45°).
Abbiamo poi già parlato del rapporto tra dissesto idrogeologico e beni culturali.
-Resti archeologici sepolti da corpi di frana
-Siti archeologici a rischio per il possibile distacco di frane
-Siti a rischio per instabilità del versante
-Strutture archeologiche che convivono con siti a rischio
Un altro fenomeno di dissesto idrogeologico è la cosiddetta calancazione. Si tratta di una forma di erosione areale,
ovvero non lungo il deflusso di un corso d’acqua, ma è frutto dell’azione delle acque meteoriche (le precipitazioni).
Quando sono particolarmente intense e prolungate, prendono a scorrere sulle superfici inclinate quasi come un
velo, secondo le linee di massima pendenza ma senza convogliarsi in un solco: si ha così l’effetto delle acque
dilavanti che producono un’erosione areale. I calanchi sono dunque delle vallecole strette, separate da creste,
disposte a raggera. Dove arriva la calancazione non ho possibilità di fare attività economica, dato che non sono più
sul suolo ma sulla roccia. È un fenomeno difficile da rimediare. Nella carta di Mutignano è possibile vedere nel
quadrante 15 i calanchi. Ora vediamo nei pressi di Treciminiere, vediamo a sinistra il versante superiore del Piomba
che è caratterizzato da calanchi disposti a raggera. Cosa si intende dire che la calancazione esercita una erosione
regressiva? Che questi calanchi si spostano verso lo spartiacque, a nord del Piomba.
La calancazione non può avvenire dappertutto, ma solo dove le rocce sono poco coese e cementate, come le
argille, le quali sono impermeabili. Essendo impermeabile l’argilla sembra assorbire l’acqua, in realtà non permette
all’acqua di filtrare sugli strati sottostanti. Ovviamente è un fenomeno che non può verificarsi in pianura, ma
unicamente nei versanti con certe caratteristiche: la lunghezza del versante accelera l’acqua, l’inclinazione. Ma
anche il clima favorisce la formazione di calanchi, attraverso l’esposizione al sole. Vi è infatti una prevalenza di
calanchi sui versanti settentrionali (rispetto al solco di drenaggio). L’azione combinata di imbibizione ed
essiccamento dell’argilla (la quale si gonfia quando è bagnata e si essicca quando è essiccata) porta al
superamento della coesione della roccia. Inoltre influisce anche il tipo di copertura vegetale. In questi calanchi si
possono fare diverse osservazioni anche dal carattere didattico.
Noi parliamo di un fenomeno areale, però è un fenomeno che viene prodotto dalle acque meteoriche che
esercitano una forza meccanica delle acque e per un’azione della gravità. Le rocce sono quelle tenere e coese,
soprattutto di natura argillosa. Fenomeni
areali ulteriori esistono, però hanno altro
nome e altra forma perché le rocce sono
differenti e la forma di erosione è differente,
non meccanica.
OSSERVAZIONE DELLA CARTA DI
MONTESILVANO E IL MOTO ONDOSO
Se consideriamo tutta la costa considerata
nella carta, essa come si presenta? Bassa e
sabbiosa, lineare. Procedendo da nord a sud,
noi vediamo che la costa presenta questo tratto
puntinato e bianco del lido, la spiaggia vera e propria. Si
arriva alla Foce del Piomba, la Foce del Saline, e il
centro di Montesilvano. Nella parte terminale vediamo
le barriere frangiflutto: è chiaro che in questa porzione vi è un problema di erosione della costa. Le foci del Piomba
e del Saline sono foci a delta: estuario significa vedere la rientranza! Vicino alla foce del Saline vediamo dei cedui
(alberi che vengono tagliati, quercia, olmo). La parte della costa, la quale è una parte dinamica, è pero resa rigida
dall’urbanizzazione. Il mare prima dei frangiflutti non circola. Dobbiamo considerare l’altro aspetto dei movimenti
del mare, il moto ondoso, uno dei più curiosi e complessi. È un movimento che deriva dall’alterazione della
superficie del mare ad opera del vento. Nel momento in cui l’acqua riceve una spinta provoca verso il basso una
serie di movimenti circolari. È un moto apparente. C’è la cresta, il ventre, e la lunghezza dell’onda si misura tra una
cresta e l’altra. Verso il fondo il movimento finisce e non succede nulla. Se la spinta arrivasse sul fondo ci sarebbe
un effetto. Tutto questo non avviene fin quando la profondità del mare è superiore alla metà della lunghezza
dell’onda. Non è così quando il fondo ha una profondità inferiore della lunghezza dell’onda: a quel punto l’onda si
trova sbilanciata, la massa d’acqua comincia ad accavallarsi e l’onda non è più di oscillazione ma di traslazione.
Questo è il caso tra San Benedetto del Tronto e Martinsicuro: nel corso dei secoli vi è stato un irrigidimento della
linea di battigia.
Dunque quali sono le cause dell’erosione costiera? I movimenti eustatici o isostatici (subsidenza); estrazione di
inerti dagli alvei fluviali, dunque minore apporto di detriti; sbarramenti dei corsi d’acqua, dunque minore apporto al
mare; tutela dei versanti. Quali sono le soluzioni? Solitamente le scogliere e le barriere frangiflutti. Ma non
risolvono il problema: la scogliera sposta il problema. Il moto ondoso tende a esercitare la propria azione o più a
nord, o più a sud. Un altro sistema è quello del pennello, i quali hanno l’effetto di ridurre il flusso sedimentario,
anche se sotto il flutto vi è l’erosione. LEZIONE 24 (23/11)
OSSERVAZIONE DELLA CARTA DI MONTESILVANO – PARTE 2
Dalla carta di Montesilvano come abbiamo visto si può capire l’azione geodinamica del mare. Il moto delle maree, il
moto ondoso, e le correnti qui sono diversamente interessate. Alla marea ci possiamo riferire per considerare la
foce dei fiumi, soprattutto al moto ondoso invece ci dobbiamo appellare per capire se c’è un’espansione delle coste
o un’erosione. La costa come abbiamo visto è diventata sempre più rigida, anche a causa della costruzione di
infrastrutture come autostrade o ferrovie che devono essere protette dall’erosione. Nella carta di Montesilvano ciò
è visibile a sud della foce del Piomba, dove vediamo delle barriere frangiflutti.
C’è una forma di conurbazione che segna tutta la carta sulla zona della costa. Questa conurbazione è evidente nel
tratto terminale del Piomba e del Saline. Questi centri non sono separati da una vera e propria campagna:
l’insediamento si allunga e congiunge tutti questi centri, per questo è una conurbazione. nella carta di
Montesilvano troviamo anche la cosiddetta gemmazione urbana. Se osserviamo bene, la carta di questo ci mette a
conoscenza. È un termine che deriva dalle piante, dato che esse possono gemmare (ovvero sviluppare una
gemma). Quali sono gli elementi che possono farci parlare di questo? Per alcuni centri ricorre lo stesso termine:
troviamo Silvi e Silvi Paese, ovvero la città antica: il centro più popolato oggi è però quello che troviamo sulla costa,
ovvero Silvi. Una gemmazione dunque si imposta laddove una via di comunicazione porta le persone a transitare e
a necessitare di servizi, con grande sviluppo di attività economiche. Nelle Marche possiamo vedere degli esempi
con Civitanova, Grottammare, Sant’Elpidio a Mare. Vediamo nel caso di questa cartina anche “Silville”, che è un
luogo turistico.
Andando verso l’interno non abbiamo dato una definizione della morfologia. È una zona di collina litoranea: siamo
al di sotto dell’isoipsa di 400m. Qual è la natura litologica di queste colline? Sono colline di natura prevalentemente
argillosa, ciò lo dimostra la presenza del fenomeno erosivo della calancazione. Questo fenomeno dipende dalle
acque meteoriche che esercitano un’azione meccanica e la disposizione può essere a spina di pesce, pettine,
raggera. Generalmente i calanchi prevalgono sui versanti meglio disposti al sole, dato che questo fenomeno deriva
da un processo combinato da imbibizione ed essiccamento dell’argilla.
L’idrografia in questa carta come si presenta? Qual è l’andamento del Cerrano, del Piomba, e degli altri fiumi? Da
Ovest verso Est, hanno un andamento subparallelo tra di loro. Diverso è il caso del Saline perché ha un andamento
diverso: Sud-Ovest verso Nord-Est. Il Piomba presenta un andamento in parte meandriforme, in parte rettilineo, ma
nella carta qui rappresentata il Piomba ha un andamento meandriforme. Come sono questi meandri? Accanto ai
meandri posso vedere dei dislivelli, dunque il fiume può considerarsi stabilizzato dato che non può saltare una
collina. Vediamo il fosso del Gallo: anch’essi ha delle anse e un andamento in parte rettilineo e in parte
meandriforme. Vediamo tutta una serie di laghetti collinari: sono laghetti di origine artificiali creati per mettere a
disposizione degli agricoltori una riserva d’acqua. 1cm = 250m, 4cm = 1km. In 1km2 trovo moltissimi laghetti. Se
c’è uno smottamento a causa della calancazione, e ciò riversa poi nel laghetto che trabocca. Tutto questo può
dunque innescare situazioni di pericolo.
Quali sono le coltivazioni che vedo nella carta? Vediamo le viti e gli ulivi, dunque una parte della triade colturale
mediterranea: la vite, l’ulivo, la cerealicoltura. Perché nell’Africa mediterranea non trovo la vite? Ovviamente