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Geografia Lezione 1 (28/09)

Introduzione

La svolta spaziale del XII secolo cerca di trovare nella sincronia una possibilità di comparare e comprendere. È necessario interpretare criticamente il rapporto globale-locale, acquisire consapevolezza dello stato delle risorse planetarie e degli squilibri in atto nell’accesso e nell’uso delle stesse. Inoltre vi sono i conflitti che sono comprensibili non in una logica temporale, ma in una visione di spazialità.

Il corso è articolato in due parti (30 ore ciascuna).

Prima parte del corso

La prima parte riguarda un approccio critico alla globalizzazione. Il corso si incentra sulle principali questioni che animano il processo di globalizzazione in atto nel pianeta. Inoltre il percorso proposto muove da aspetti generali quale la questione ambientale, il trend dell’economia, il riattivarsi della mobilità demica, gli squilibri, lo sviluppo e il sottosviluppo. Agli aspetti generali che toccano anche la collocazione epistemologica della geografia, si affiancano approfondimenti su spazi regionali italiani dei Paesi europei ed extraeuropei.

I testi sono questi:

  • Appunti dalle lezioni Geografia generale. Un’introduzione, G. De Vecchis, F. Fatigati, Carocci, Roma, 2016, pp.263.
  • Scenari e mutamenti geopolitici. Competizione ed egemonia nei grandi spazi, I. Talia, V. Amato, Pàtron, Bologna, 2015, pp.202.

Seconda parte del corso

La seconda parte riguarda “dalla tutela dei geositi alla valorizzazione del paesaggio”. Sulla base dell’apporto offerto dalla geomorfologia culturale questa parte del corso si sofferma sui geositi in quanto elementi di cultura del paesaggio meritevoli di tutela e valorizzazione. Verranno affrontanti i principali temi del geodinamismo endogeno ed esogeno e analizzate le forme che ne derivano. Per una opportuna esemplificazione nel corso delle lezioni verranno proposte letture settoriali o integrali dei paesaggi rappresentati nella cartografia IGMI adottata.

I testi sono questi:

  • Appunti dalle lezioni Geomorfologia culturale, M. Panizza, S. Piacente, Pitagora, Bologna, 2003, capitoli 1, 2, 3, 4, 6 (escluso il paragrafo 6.4), 8. Quindi nel complesso 5-178, 213-224, 233-239, 275-300. Integrato con la lettura e interpretazione della cartografia IGMI illustrata nel corso delle lezioni.
  • Cartografia e informazione geografia. Storia e tecniche, A. Lodovisi, S. Torresani, Pàtron, Bologna, pp.7-100.

Le carte IGM menzionate saranno:

  • F. 4B - IV - S.E.- Anterselva
  • F. 40 - III - N.O. - Latisana
  • F. 88 - II - S.E. - Cotignola
  • F. 351 - Sez. IV - Montesilvano
  • F. 448 - Sez. III - Ercolano

Sulla copertina del Lodovisi – Torresani vi è un’incisione del cartografo Munster, “Regina Europa”, Cosmographia, 1588. È un’antropomorfizzazione dell’Europa. L’Europa è rappresentata come una regina. L'Italia è il braccio della regina che regge il mondo religioso. La Danimarca è l’altro braccio ed è detta Dania, si ha poi la Scandia e la parte orientale che in quel periodo non aveva un posto rilevante. Tutto quello che è un fulcro (un pivot) del mondo russo in questa cartina è la Scizia, del tutto indefinita e del tutto marginale rispetto a quella che è l’Europa occidentale.

In geografia a volte può servire fare associazioni mentali tra carte geografiche e oggetti di uso comune. Chi può vedere il mondo nella sua interezza? Disegnare il mondo nell’età classica era da superbi, poiché solo gli dei erano capaci di poterlo vedere (in un ragionamento aristotelico). Se non posso vedere il mondo nella sua interezza posso però vedere delle parti, ed ecco i primi schemi. Come dominare concettualmente il mondo?

La questione di fondo di una geografia moderna è il fatto che il postmoderno sia figlio del moderno. Il moderno affronta queste questioni, se la geografia sia una geografia generale o regionale. Uno dei problemi delle gestioni del territorio è proprio la dimensione che dobbiamo dare alle regioni. È una questione molto attuale perché sempre più si parla non su un’unica scala ma su molteplici. È un concetto transcalare.

Perché l’Europa è quella che ha cercato lei e ha trovato un nuovo mondo? Perché il mondo ha queste differenze? Influente ambientali, nuove formazioni politiche, rapporti con il potere. Si inizia a parlare anche di geopolitica. Tracciamo un breve percorso in questo contesto di dibattito che vede confrontarsi su questioni regionali. Giovanni Botero (1544-1617) scrisse le Relazioni Universali, che sono quelle che si stabiliscono tra gli stati e che regolano i rapporti e il commercio. Questo è il momento in cui per esempio la Corona Inglese paga le borse di studio per andare a studiare in Italia per imparare le lingue classiche e la cultura europea, un Erasmus ante-litteram. Botero è il padre della statistica nel suo significato primigenio, ovvero scienza degli Stati. Cluver (1580-1622) è il padre della topografia storica, e scrisse Italia Antiqua percorrendo l’Italia a piedi affermando che gli antichi conoscessero molto bene la geografia. Varenio (1622-1650) scrisse la Geographia generalis in qua affectiones generales telluris explicantur dove inserisce le Affectiones humanae, ovvero le attività dell’uomo, che viene riconosciuto come un elemento nella trattazione geografica.

Su tutto questo poi si sono interessati gli illuministi, che si sono specializzati soprattutto sulle differenziazioni regionali sulla base del clima (Montesquieu, Algarotti ed altri). Il clima diventa uno degli argomenti, l’argomento principe per un periodo lunghissimo, diventa un paradigma esplicativo delle situazioni planetarie. Peraltro con una visione del tutto diversa e incomparabile a quella attuale, poiché si parla di clima, ma non ci sono strumenti per indagare il clima. Il termometro e il barometro, per esempio, si affermano nell’800.

Un altro focus della riflessione è proprio la definizione del concetto di regione. Se prendiamo l’Enciclopedie il concetto di regione è ben chiaro: “nei riguardi del territorio il termine regione indica una grande distesa di terre abitate da più popoli contigui di una stessa nazione, che ha confini e limiti e che è di solito assoggettata a un re o a un despota”. Per la sensibilità moderna questo è un pastrocchio. Da un punto di vista odierno il territorio è dove arriva la giurisdizione di un ente territoriale. Attualmente il popolo è costituito da cittadini compresi in quello Stato, dunque tutti quello che hanno la cittadinanza. Ci sono però anche italiani all’estero, dunque la nazione italiana è sparsa in tutto il mondo. Popolo e Nazione sono due concetti differenti.

Per gli illuministi dunque regione ha un significato politico, un territorio sottoposto al governo del “rex”. Tale concezione affonda le proprie radici in un peculiare approccio statistico verso il territorio, proposto già da Botero ne Le Relationi Universali.

La geografia contemporanea

Vi sono due dati fondanti della geografia contemporanea: il 1755 e il 2001.

1755 – un magister nel 1755 esordisce insegnando Geografia a Konigsberg: è Immanuel Kant. Egli ha iniziato insegnando Geografia all’università, e a lui si deve anche una Storia naturale generale e teoria del cielo. Oltre ai massimi sistemi si dedica dunque anche allo studio delle diverse parti del mondo guardando agli aspetti regionali, indagando le forme (montagne, cristalli, rocce). Per Kant la Geografia ci rende cittadini del mondo e ci mette in correlazione con i paesi più remoti, e senza di essa siamo confinati nella nostra città. È una visione universalistica ma anche culturale, la geografia non crea conflitti ma serve invece a favorire l’incontro.

2001 – 1° marzo 2001, New York, Hotel Hilton: sessione plenaria del XCVII Convegno AAG (Association of American Geographers). Il segretario generale dell’ONU Kofi Annan sorprende l’uditorio pronunciando un discorso che si distacca dal mero impegno di un saluto formale per affrontare le questioni concettuali della geografia oggi, quale scienza più di altre legittimata alla lettura problematica dell’assetto mondiale. Annan parte dalla questione del medio oriente e dalla mediazione svolta dall’ONU nel 2000 per le operazioni di pace lungo il confine tra Israele e Libano. I confini sono una realtà-problema sulla quale fondamentale è il contributo che possono offrire i geografi. I confini possono ferire, dividere, creare scontento. Inoltre Annan parla delle precarie condizioni dell’ambiente, del cambiamento climatico e l’obiettivo di lungo termine dello sviluppo sostenibile costituiscono le sfide che il genere umano deve fronteggiare. Il rapporto con la natura è stato universale nella storia dell’umanità: basta pensare al dialogo tra la Natura e un irlandese di Leopardi.

Annan individua 4 campi di azione per la Geografia:

  • Istruzione: educare al sapere geografico e al rispetto della diversità.
  • Questione del sottosviluppo: creazione di capacità operativa nei PVS (Paesi in Via di Sviluppo).
  • Questione ambientale: conoscenza dell’ecosistema del millennio (monitoraggio).
  • Implementare l’informazione geografica: valore esplorativo della Geografia.

L’impronta geologica e lo sviluppo sostenibile

Si è cercato e si cerca ancora di trovare un punto di riferimento che ci permetta di capire cos’è la questione ambientale. Tutto questo nasce nel contesto di un aspetto della globalizzazione. Questa anche sotto l’aspetto economico ha favorito l’avanzamento di alcune realtà. L’intreccio tra ambiente, economia, sistema globale emerge nella questione del global change: il cambiamento globale. Esso attiene soprattutto e ha nel problema del surriscaldamento la manifestazione più evidente del cambiamento climatico.

Ci sono delle responsabilità antropiche, ma non è facile parlarne. Queste responsabilità sono denunciate vigorosamente quando si debbono affrontare le più gravi catastrofi. Ma c’è un’azione unitariamente meno impattante ma continua, quindi nella sommatoria, gravissima, dipendente dalle quotidiane emissioni di gas serra CO2. Neghiamo un progresso? No, ma dove la valutazione tocca interventi così sensibili e che qualora ci sia una criticità diventano devastanti, qui bisogna riconoscere il limite al quale ci dobbiamo attenere.

L’atmosfera funziona come uno scudo termico nel filtrare la dispersione del calore prodotto dai raggi solari. Senza tale scudo avremmo una temperatura media terrestre di -18°. L’effetto serra è la “febbre” a 15°, con un aumento di mezzo grado annuo.

L’impronta ecologica è una misura, di un parametro, definito mettendo in rapporto diversi elementi quali il fattore terra, ossia l’insieme delle risorse, il lavoro umano che rimanda all’evoluzione dei modi di produrre. Si riscontra un minor lavoro fisico dell’uomo e una maggiore disponibilità di beni. Ciò equivale a significare una pressione su fonti energetiche e materie prime. L’adozione della tecnologia calca l’impronta ecologica. Ne deriva certamente una crescita economica, ma al contempo una riduzione del sistema ecologico complessivo.

L’impronta ecologica viene espressa in unità di area, corrispondente in media a quanto si può produrre con un ettaro di terreno. Si aggiungono le importazioni, si detraggono le esportazioni. Notevole l’incremento dell’impronta ecologica nel secondo Novecento, e vi sono state diverse proposte di riduzione dei consumi, ma ciò è praticabile solo nei PSA (Paesi a Sviluppo Avanzato).

È chiaro che se parliamo di impronta ecologica in rapporto a quello che è un ettaro di terreno, se questa è un’unità di misura, in un contesto globale pensare in questa logica significa andare in una prospettiva di sostenibilità lo sviluppo sostenibile. Come concettualizzarlo? Rispettare il principio dell’integrità dell’ecosistema (non possiamo distruggere il mondo in cui viviamo), che vuol dire sia mantenerlo sia recuperarlo; rispettare e potenziare l’efficienza dell’economia; rispettare e garantire l’equità sociale che va intesa sia in senso intra-generazionale (contemporaneità), sia intergenerazionale (per le generazioni future). L’ecosistema non è dato a una generazione, ma a tutte le generazioni.

Lezione 2 (02/10)

Ecosistema ed ecosfera

Quando noi parliamo di integrità dell’ecosistema dobbiamo pensare cosa sia un ecosistema. Considerare il delta del Po significa parlare di un ecosistema. L’insieme degli ecosistemi configura il mondo come un ecosistema. L’intero mondo come ecosistema delimita la cosiddetta ecosfera. L’ecosistema è formato da una parte inerte (mineralogica e inorganica, geoma) e da una parte vivente (piante e animali, il biota). L’ecosfera è composta da sfere inorganiche e da una sfera della vita.

Litosfera = dominio solido, crosta terrestre e ciò che vi è subito al di sotto. Siamo animali che utilizzano la litosfera.

Idrosfera = dominio liquido, che non dobbiamo concepire solo per quanto riguarda le grandi distese oceaniche. La percentuale dei mari è superiore al 70% rispetto al dominio della crosta, dunque il nostro è un pianeta fondamentalmente composto d’acqua. Ma nell’idrosfera abbiamo qualsiasi tipo di dominio liquido, dunque torrenti, fiumi, sorgenti e altro.

Atmosfera = dominio gassoso, che circonda tutto il nostro pianeta. Non solo lo circonda ma penetra anche all’interno della litosfera. Se scavo una buca ovviamente trovo che c’è vita. Questo già ci fa capire come ci sia un’intersezione tra queste sfere.

Biosfera = dominio della vita che interseca le altre sfere e crea l’ecosfera.

Ecosistema = sistema ambientale formato da geoma + biota.

Interfacce = instaurarsi di ambiti di contatto tra le singole sfere.

Nell’ambito delle scienze naturali, l’ambiente è regolato da proprie leggi. Leggi che sono non elaborate dalle comunità umane, leggi con le quali occorre confrontarsi tenendo conto che un potere legislativo in quella direzione non lo possediamo. L’ecosistema è tale perché è regolato da queste leggi rigide, che qualora sovvertite portano alla scomparsa dell’ecosistema stesso. L’ecosfera è essa stessa regolata da leggi:

  • Il Sole è il motore dell’ecosistema
  • L’ecosistema si organizza secondo processi ciclici (ciclo dell’acqua; dell’azoto; della materia organica)
  • Si instaurano catene tra gli elementi biotici: catena alimentare; rapporti tra le biomasse (prede/predatori). Ciò significa impossibilità di uscire da questo rapporto. È ovvio che se i predatori superano le prede vi sarà una crisi. Dunque una biomassa superiore delle prede consente la continuità dei predatori.

In questo continuo dinamismo, l’ecosistema deve considerare con maggiore attenzione la criticità delle interfacce, che possiamo vedere in una relazione binaria ma che in realtà è un’interazione non solo a coppie ma addirittura a 3 o 4 sfere. Sezionarle ci aiuta.

  • Terra <-> Aria: la terra respira
  • Terra <-> Acqua: gravità, capillarità. Non solo si presenta in verticale, ma anche in orizzontale. I mari possono avanzare e retrocedere.
  • Aria <-> Acqua: evaporazione, circolazione acque superficiali riscaldate
  • Terra <-> Vita
  • Acqua <-> Vita
  • Aria <-> Vita

Questo ecosistema proprio nel precisarci i fondamenti dell’ambiente, ci porta a dare un significato preciso e disciplinare all’ambiente. Se ci muoviamo in un contesto divulgativo già non potremmo tener conto di questa precisazione. Tre termini corrispondono a una triade concettuali e tendono ad essere confusi nell’ambito della geografia.

  • Ambiente: dominio naturale, dunque l’ecosfera, la presenza di biosfere che si intersecano.
  • Territorio: dominio delle società. È una componente dell’ambiente diversa dalle altre. Alla biosfera appartengono piante e animali. Al regno animale appartiene l’uomo. Tuttavia per una capacità propria, quella di pensare, l’uomo è capace, diversamente dagli altri animali, di darsi un’organizzazione complessa in società che porta a delle manifestazioni e a degli impatti sull’ambiente a cui appartiene differente. Il territorio può essere un elemento di conflitto verso l’ambiente, un elemento di degrado.
  • Paesaggio: termine di conciliazione tra i due termini precedenti. Il concetto di paesaggio cerca di mediare e riportare a sintesi gli interventi che contemperino esigenze, rigidità, leggi, requisiti dell’ambiente con quelli del territorio e della società.

Concettualizzazione del territorio

Come possiamo concettualizzare il territorio? Se l’ambiente deriva dalle leggi del sistema ecosfera, il territorio deriva dalla noosfera, la sfera del pensiero e dell’intelletto. Anche un’organizzazione territoriale molto spinta come quella della megalopoli, o una territorializzazione molto blanda come quella dell’agricoltura rumena, sono tante forme di rapporto tra noosfera ed ecosfera. Queste forme di rapporto creano il geosistema, è dentro l’ecosfera ma non risponde alle leggi dell’ecosistema e dell’ecosfera. Se una società in un’annata non ha prodotti cerealicoli e quindi c’è una crisi della produzione di beni di prima necessità, forse per questo scompare? Sostituisce alle leggi del produrre le leggi dell’economia come l’importazione. Il territorio compreso nell’ambiente ha portato ad una continua distruzione della natura. Quali sono i passi che sono stati fatti? Talora questo rapporto del territorio con il contesto su cui poggia ha portato a processi irreversibili.

Il paesaggio

Il concetto di paesaggio vuole proprio stabilire una mediazione...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/01 Geografia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher serbatiemanuele di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Macerata o del prof Pongetti Carlo.
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