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Geni e cultura de homine

Gabriella D'Agostino

Il 29 aprile del 2005, ad Arkansas è stato inaugurato il primo museo creazionista di scienze naturali, che spiega la storia della terra secondo la Bibbia. Il museo fa parte di un parco tematico, the Great Passion Play fondato dal pastore protestante Gerald Smith ed è l’ultimo tassello della Creation Truth Foundation. Esso è diviso in 5 sezioni: il paradiso terrestre, la torre di Babele, l’era glaciale, il diluvio universale, i dinosauri. Secondo Paolo Virtuani, il museo proverebbe che gli uomini erano contemporanei dei dinosauri (questi sono citati circa 25 volte nel Vecchio Testamento).

In tempi recenti, il creazionismo biblico ha ceduto il passo alla dottrina del “disegno intelligente”, elaborata da William Demski (autore di “The Design Inference” 1998). Secondo Dembski dietro fenomeni naturali come l’evoluzione e l’origine dell’universo, deve esserci un disegno intelligente. Massimo Pigliucci, docente di ecologia e biologia evolutiva nella State University di New York, individua gli errori di questa impostazione: mancanza delle due cause aristoteliche: formale e finale. (Esse sono 4: materiale, formale, efficiente, finale - esempio denti della tigre). Non comprendono il significato di “disegno naturale: un disegno più creativo che consapevole, e cumulativo.

I neocreazionisti ritengono che lo scopo della selezione naturale sia solo quello di eliminare i meno adatti e che l’evoluzionismo darwiniano non sia capace di fornire risposte soddisfacenti in presenza di fenomeni di "complessità irriducibile", ad esempio, a livello molecolare. (Behe, esempio della trappola per topi). Dall’impossibilità nel trovare risposte alle domande dei teorici del neocreazionismo, si denuncia il grave limite di voler spiegare la storia evolutiva dell’uomo come un fatto semplicemente naturalistico.

L’evoluzione della specie umana si è basata sulla interazione tra la dimensione biologica e quella culturale, in risposta all’adattamento all’ambiente e al suo controllo. A caratterizzare l’evoluzione della specie umana è il processo di esteriorizzazione, avvenuto con la liberazione della parola (l’uomo ha messo la propria memoria al di fuori di se stesso, nell’organismo sociale). L’uomo è un essere biologicamente incompleto. Esso deve produrre informazioni strutturate e codici, atti a regolare la complessità sociale, indicando i comportamenti adeguati da tramandare.

A questo proposito, come ha osservato Clifford Geertz, la cultura fu l’ingrediente più importante nella produzione dell’animale (l’uomo). Che debba ricorrere alla cultura per portare a compimento il processo evolutivo della specie, è confermato anche se passiamo dal livello filogenetico a quello ontogenetico. Un primo dato da segnalare è il notevole sviluppo postnatale del cervello. Nei primi 6 mesi di vita del bambino, esso pesa circa la metà del suo peso finale e aumenterà di un fattore 5 sino all’età adulta. E ancora che "gran parte della nostra struttura è il risultato della nostra cultura" (Washburn).

Si è stabilito che, anche nel caso di due individui geneticamente identici come i gemelli, le connessioni cerebrali e comportamentali sono variabili. Tutti gli individui sono dotati dello stesso numero di neuroni, ciò che varia è il numero delle sinapsi e la forma delle ramificazioni dell’assone, cui contribuisce l’influenza dell’ambiente fisico e sociale sul processo di stabilizzazione selettiva (Changeux). Afferma Changeux: "l’esperienza, che non è mai la stessa da un individuo all’altro, conduce a prestazioni comportamentali simili, partendo da tipologie neuronali e sinaptiche differenti".

Per Changeux l’apprendimento, ovvero il rapporto tra "uomo naturale" e "ambiente esterno", consiste in un processo di selezione e eliminazione di alternative. Il processo di apprendimento per "eliminazione", può essere chiarito ricorrendo alla modalità di acquisizione del linguaggio. L’acquisizione di una lingua comporta la riduzione di possibilità percettive.

Riferendosi alla scrittura, scrive Gabriella D’Agostino, la possibilità di identificare i segni a significati deve fondarsi su meccanismi di memorizzazione di cui il cervello umano è stato capace ancor prima dell’invenzione della scrittura stessa. La scrittura giapponese ricorre a due sistemi di segni, uno fonetico di 69 simboli, detto kana; l’altro ideografico, detto kanji. Changeux studiando le aree dell’encefalo interessate da questi due sistemi di scrittura, nota come lesioni dell’emisfero sinistro (in corrispondenza delle aree di Broca e Wernicke) compromettono l’uso del kana e molto meno quello del kanji. Sottoponendo segni kana e kanji all’uno o all’altro occhio si nota un maggior coinvolgimento nell’emisfero sinistro per il kana e di quello destro per il kanji. L’emisfero sinistro è dunque interessato ad attività caratterizzate da astrazione e formalismo, logico-razionali; quello destro per compiti olistici, simbolici.

Evoluzione degli ominidi e origine del linguaggio

Jean Jacques Hublin

Linguaggio e comportamento

Gli indizi della comparsa più o meno antica di una forma di comunicazione, paragonabile a quella dell’uomo moderno, sono stati ricercati durante tutta la storia della paleontologia, nell’anatomia delle forme fossili e nelle manifestazioni tecniche e culturali degli Ominidi. Secondo la sintesi offerta da Jean-Jacques Hublin, le tre fasi che i dati anatomici e quelli archeologici permettono di ricostruire a proposito della storia linguistica degli Ominidi, sono:

  • Esistenza di un protolinguaggio rudimentale in Homo ergaster e Homo erectus (tra 1,8 e 0,6 milioni di anni fa), periodo nel quale si può osservare una bassa categorizzazione degli utensili, l’assenza di rappresentazioni simboliche, l’assenza di sepolture. Crescita rapida, coefficiente di encefalizzazione basso, apprendimento breve.
  • Sviluppo del protolinguaggio articolato tra 600.000 e 40.000 anni fa (Homo neanderthalensis, Homo sapiens antico), si assiste alla comparsa di oggetti compositi semplici forniti di manico e, negli ultimi 100.000 anni, alla comparsa di inumazioni volontarie. Crescita rallentata, coefficiente di encefalizzazione alto, apprendimento lungo e rete sociale ridotta.
  • Nascita e sviluppo del linguaggio moderno a partire da 40.000 anni fa (Homo sapiens sapiens), quando gli oggetti compositi diventano complessi (con utilizzazione di materie animali) e le rappresentazioni simboliche sono abbondanti. Crescita rallentata, apprendimento lungo, sepolture complesse, standardizzazione degli utensili.

L’individuazione di catene operative (Levallois, permetteva di produrre schegge di forma prestabilita) è stata spesso considerata come l’indizio, nell’uomo del Paleolitico, di processi mentali complessi. Tuttavia, i comportamenti osservati nelle forme più antiche, non implicano la capacità di sviluppare un linguaggio complesso.

Leroi-Gourhan poneva tra i principi generatori della facoltà di linguaggio l’azione gestuale e il comportamento motorio. Motricità e linguaggio appaiono quindi come funzioni strettamente connesse.

Leroi-Gourhan è il responsabile della creazione nel 1964, del concetto scientifico di Catena Operativa (chaîne opératoire) applicata alla tecnologia litica preistorica: è l'insieme dei passi concatenati (sequenza dinamica) che si verificano nella produzione di artefatti litici, dalla raccolta delle materie prime fino al loro abbandono, passando attraverso le diverse fasi di fabbricazione, il loro utilizzo e la loro ricostruzione (affilatura, ravvivamento...) e il loro riutilizzo, se era il caso. Le catene operative permettono di stabilire diversi stili e strategie culturali, quindi sono uno strumento concettuale di inestimabile valore in preistoria e archeologia.

Leroi-Gourhan ha una percezione globale dei fenomeni umani. Secondo quanto affermava lui stesso, qualsiasi ricerca deve concentrarsi sulla totalità delle manifestazioni umane, nella loro natura antropologica, nelle loro attività corporali e mentali, nelle loro produzioni orali e materiali, per tutta l'ampiezza del loro habitat (sincronia) e per la loro profondità cronologica (diacronía). Si sforzò anche di iniziare tutte le sue ricerche in maniera empirica, senza formulare teorie a priori, con un lavoro sul campo che raccoglieva tutte le informazioni possibili, con lentezza e efficacia, prima di proporre ipotesi contrastanti. Ogni dettaglio deve essere contestualizzato nel modo più ampio possibile prima di giudicare il suo valore scientifico, e poi con l'aiuto di successive ipotesi, si arriverà a una conoscenza d’“insieme”. Questo approccio olistico è, come si diceva, la maggiore esigenza del suo paradigma scientifico, e spiega l'ampiezza delle sue specializzazioni: linguista, etnologo, antropologo, archeologo, semiologo, storico dell'arte. Leroi-Gourhan dà importanza al gesto tecnico e alla cultura materiale, senza diventare un materialista. Egli afferma una prospettiva unitaria nella concezione dell’uomo come faber e sapiens. Il processo di produzione di beni materiali e di simbolizzazione è stato sincrono.

Leroi-Gourhan dimostra bene come l’evoluzione dell’uomo sia da individuarsi nella aspecificità del suo adattamento all’ambiente, e nella sua capacità di costruire oggetti meccanici che prolungano e specializzano le azioni corporali. L’evoluzione non si è mai arrestata. Possiamo quindi affermare che le stesse pressioni selettive hanno agito su motricità e linguaggio, alimentando un percorso di coevoluzione. Una perfetta sincronia tra grammatica delle azioni e costruzione delle parole ha migliorato via via le capacità cognitive, associative e di controllo legate al sistema motorio e al sistema linguistico. Leroi-Gourhan sottolinea come tutto quello che il soggetto compie entra a far parte del suo comportamento operazionale, in forme e intensità che dipendono dal tipo di pratica. Le pratiche elementari costituiscono i programmi vitali dell’individuo, l’habitus corporeo. Queste pratiche sono acquisite durante la prima fase della vita e costituiscono l’elemento essenziale per la sopravvivenza dell’uomo. La concatenazione operazionale e le nozioni di tendenza e di fatto guidano l’analisi di Leroi non solo sui mezzi, le procedure e gli oggetti, ma sono anche chiarificatrici di ciò che l’autore intende per ambiente tecnico, stile etnico e divenire umano.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher niobe di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Etnologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Palermo o del prof Meschiari Matteo.
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