GENETICA MEDICA E BIOLOGIA APPLICATA
Ereditarietà Mendeliana
Le leggi dell’ereditarietà si possono applicare ad alcune patologie genetiche nell’uomo.
Se facciamo l’anamnesi del paziente e chiediamo malattie dei parenti, costruendo albero
genealogico capiamo che la malattia che non riusciamo a inquadrare può essere dominante,
recessiva, legata all’x, etc.
Le malattie più comuni nell’uomo (cancro, obesità, ipercolesterolemia familiare, tratti come
l’intelligenza, l’altezza) non sono caratteri mendeliani. I caratteri mendeliani sono rari ma sono
i più studiati.
L’espressione di molti caratteri nell’uomo richiede spesso l’interazione di più geni e di fattori
ambientali. Tuttavia alcune volte un particolare genotipo in un locus può essere necessario e
sufficiente perché il carattere venga espresso. Questo carattere viene chiamato MENDELIANO.
Malattia mendeliana (definizione):
-osservando l’albero genealogico la malattia segue un’ereditarietà che si rifà alle leggi di
Mendel;
-classicamente la malattia mendeliana è una malattia MONOGENICA, causata dalla mutazione
a carico di un solo gene. Nell’uomo si conoscono oltre 5.000 sindromi monogeniche.
La maggior parte delle malattie comuni sono multifattoriali o poligeniche ma le malattie
mendeliane esistono e sono ben studiate (anemia falciforme, daltonismo, distrofia muscolare
di ducehnne, fibrosi cistica, nanismo acondroplasico, sindrome del QT-lungo).
Tutte le malattie mendeliane conosciute sono raccolte in un database chiamato OMIM
(troviamo informazioni e storie sulla malattie, geni responsabili, casi è famiglie, principali
centri diagnostici, etc.). autosoma cromosomi
I caratteri Mendeliani possono essere determinati da loci su un o sui
sessuali X e Y. I caratteri autosomici in entrambi i sessi e i caratteri X-linked nelle femmine
dominanti o recessivi.
possono essere
Il genoma indica la totalità del nostro DNA che è contenuto nel nucleo (insieme ad RNA).
Quando parliamo di genoma nucleare ci riferiamo a quantità di DNA codificante o non
codificante contenuti nel nucleo delle nostre cellule.
Il genoma del nostro organismo è organizzato in corpiccioli chiamati cromosomi (fatti di DNA e
proteine, sono visibili solo durante una fase della divisione mitotica e all’interno ci sono
piccole sequenze definite geni).
Nel nostro genoma ci sono tanti geni che codificano proteine ma anche tanti geni che non
necessariamente sono tradotti in proteine (ad esempio geni che vengono trascritti in tRNA,
rRNA, piccoli RNA regolatori come i microRNA).
In generale un gene è una sequenza di DNA che viene trascritta.
Quanti sono i geni nel genoma delle nostre cellule? Solo uno spicchio inferiore del 2% codifica
per proteine.
Poiché tutte le malattie mendeliane che studieremo sono malattie in cui il difetto sta nella
mutazione di un gene che codifica per una proteina, è importante capire come mai le malattie
mendeliane sono rare (meno del 2% di tutto il nostro genoma).
I geni si trovano all’interno della doppia elica del DNA e sono costituiti da basi azotate. I geni
sono sequenze in successione di nucleotidi all’interno della doppia elica.
procariotico
Un gene codifica una proteina grande 2 amminoacidi perché ogni tripletta codifica
un amminoacido (qui timina, timina, guanina codifica un amminoacido; citosina, adenina,
guanina codifica l’altro amminoacido).
Nei procarioti la struttura del gene è molto semplice, c’è la sequenza codificante tradotta in
proteina, la sequenza del promotore a cui si lega l’RNA polimerasi che deve fare la trascrizione
e prima c’è attaccata una regione regolatrice.
eucariotici
Nei nostri geni c’è la presenza degli introni e la regione del promotore; nei geni
eucariotici tutte le regioni regolatorie sono delle regioni che possono essere anche
lontanissime dal gene che deve essere trascritto; vengono prodotte proteine in posti diversi o
singolarmente come proteine o come sequenze di DNA; poi (poiché la cromatina è mobile,
assume diverse conformazioni, è un groviglio) alcune sequenze regolatorie possono arrivare in
prossimità di un promotore e decidere se trascrivere un gene o no.
MUTAZIONI: cambiamenti ereditabili del materiale genetico e sono eventi rari, casuali ed
improvvisi. 1
1)Mutazioni geniche : modificazioni chimiche della molecola del DNA.
Sostituzioni di basi / Delezioni o inserzioni di basi
2)Mutazioni cromosomiche: cambiamenti nella struttura dei cromosomi.
Delezioni / Duplicazioni / Inversioni / Traslocazioni
3)Mutazioni genomiche: cambiamenti nel numero dei cromosomi.
-Aneuploidia : perdita o aggiunta di uno o pochi cromosomi
-Poliploidia : il numero cromosomico diventa multiplo di quello normale
1) MUTAZIONI GENICHE : modifiche chimiche a livello della sequenza nucleotidica. Si
distinguono in:
1. Sostituzione di un nucleotide: cambiamento in una singola base di DNA.
Mutazione silente:
- Il codice genetico è ridondante e degenerato, ovvero più di una
tripletta può codificare lo stesso amminoacido. Pertanto qui una tripletta muta in
un’altra che codifica per lo stesso aminoacido. (Nessun cambiamento del polipeptide).
Mutazione missenso:
- una tripletta muta in un’altra che codifica per un aminoacido
diverso, la proteina cambia e non è più funzionale; oppure proteina funzionale perche’ il
nuovo aminoacido ha caratteristiche simili all’originario e non influisce sulla funzionalità
della proteina.
Mutazioni nossenso:
- quando la mutazione della tripletta la fa tramutare in un codone di
stop e si interrompe la traduzione e la trascrizione. Si ottiene una proteina tronca.
Codoni di stop: UAG, UAA, UGA.
2. Delezione e inserzione di uno o più nucleotidi: spostamento della lettura del codice con
produzione di una proteina diversa dall’originaria (delezione). Se vengono perse delle
basi dipende se sono 3 o multipli di 3 (3 nucleotidi codificano un amminoacido) può
avvenire un frameshit (inserzione), cambia il frame di lettura. Avrò una proteina diversa
che non funzionerà.
Malattia DOMINANTE : malattia per la quale è sufficiente un’unica mutazione per la
diversi
manifestazione del carattere (è mutato solo un allele). Malattie dominanti riconoscono
meccanismi patogenetici dove l’aploinsiufficienza (cioè avere 50% di prodotto proteico) è
nell’uomo quello più raro.
Malattia RECESSIVA : ambedue gli alleli non producono la corrispondente proteina o
producono una proteina incapace a svolgere quella certa funzione (si ha la mutazione su ogni
allele e la proteina non c’è).
Alberi genealogici:
1. AUTOSOMICA DOMINANTE
Ci sono malati sia maschi sia femmine, entrambi trasmettono la malattia, non c’è un salto
generazionale, c’è una trasmissione verticale, ad ogni generazione c’è un affetto. Ogni malato
ha almeno un genitore malato (ma non tutti i malati hanno figli malati, c’è 50% di probabilità
che lo sia). Per le malattie dominanti esistono diversi meccanismi patogenetici (per vari motivi
da una mutazione si arriva al fenotipo patologico).
Esempi di malattia: nanismo acondroplasico, osteogenesi imperfetta, neurofibromatosi,
sindrome del QT-lungo (rientra nelle canalopatie come la fibrosi cistica).
NANISMO ACONDROPLASICO
Malattia rara: l’incidenza è di 1/25000 nati vivi.
Fenotipo: mancato sviluppo armonico della cartilagine. Gli arti sono corti e tozzi rispetto al
corpo, bassa statura disarmonica, non c’è crescita della cartilagine delle ossa lunghe degli
2
arti. Sono presenti diversi dismorfismi facciali: ponte nasale appiattito, fronte molto alta,
lordosi lombare, mano e dita corte e tozze.
Patologia cronica, l’unica terapia che esiste sono interventi chirurgici che allungano l’osso di
10/20 cm che permettono di avere una vita autonoma.
Il gene responsabile della malattia si trova sul braccio corto del cromosoma 4. Acondroplasia
significa “senza formazione della cartilagine”. Il gene si chiama FGFR3 (R sta per recettore di
missenso
un fattore di crescita dei fibroblasti). Questa è una mutazione nella maggior parte
dei casi, ovvero la sostituzione di una base azotata che cambia la tripletta; si ha il
cambiamento di un amminoacido nella catena polipeptidica, si passa da una glicina ad
un’arginina. Questo recettore è una proteina che si trova sulla membrana plasmatica e serve
per accogliere il legame di un fattore di crescita. In condizioni normali questo recettore è un
regolatore negativo della crescita ossea (per evitare che le ossa crescano in maniera
incontrollata; ci sono periodi in cui l’accrescimento osseo deve essere bloccato). Quando c’è la
mutazione questo recettore non ha bisogno di aspettare il legame per bloccare la crescita ma
la blocca sempre; diventa costituzionalmente attivo.
guadagno di funzione.
Meccanismo patogenetico: La proteina che normalmente è inattiva e
deve essere attivata per svolgere la sua funzione, diventa costituzionalmente attiva. La
proteina guadagna una funzione (può sempre esercitare la funzione senza il legame con il
ligando). Il gene mutato segnala continuamente un segnale del blocco di crescita, perciò la
cartilagine delle ossa lunghe non cresce e si ha un nanismo acondroplasico.
sporadica autosomica dominante:
Mutazione o ereditarietà spesso molte malattie
autosomiche dominanti (poiché riguardano la mutazione di un unico allele) possono essere
dovute ad una mutazione sporadica; nella maggior parte dei casi il bambino affetto ha genitori
sani perché probabilmente durante spermatogenesi è avvenuta una mutazione. (Non esistono
portatori sani, solo nelle malattie recessive). Quasi sempre nelle malattie dominanti la
condizione di omozigosi dominante è così grave che è letale in utero (due persone con
malattia dominante hanno 25% di probabilità di avere un bambino sano, 25% mutazione in
entrambi gli alleli, omozigote dominante è letale, 50% bambino con nanismo).
COREA DI HUNTINGTON
guadagno di funzione.
Meccanismo patogenetico: La mutazione dà alla proteina mutata una
funzione diversa da quella che essa esercita normalmente. In questa malattia si forma una
proteina anomala che guadagna la funzione di tossicità. È una proteina diversa dall’originale,
tossica per le cellule in cui viene prodotta (spesso cellule neuronali). Cellula viene identificata
come difettosa e viene mandata in apoptosi.
PROTO-ONCOGENI
guadagno di funzione
Altro esempio di come meccanismo patogenetico: riguarda una classe di
geni coinvolti nello sviluppo delle neuplasie, ovvero la classe dei proto-oncogeni che quando
subiscono una mutazione diventano oncogeni. I proto-oncogeni sono normalmente dei geni
che stimolano la proliferazione cellulare. Possono essere proteine, fattori di crescita, recettori,
fattori di trascrizione. Sono proteine che in diversi momenti stimolano la crescita. Gli oncogeni
continuano a stimolare la crescita in maniera incontrollata.
OSTEOGENESI IMPERFETTA
Riguarda una serie di malattie caratterizzate a livello clinico da fratture ossee spontanee,
deformazione ossea (anche in seguito a traumi molto lievi). Dal punto di vista genetico è
caratterizzata da mutazioni a carico dei geni responsabili della produzione del collagene.
[ tessuto connettivo
Il è morfologicamente caratterizzato da vari tipi di cellule (fibroblasti,
macrofagi, mastociti, plasmacellule, leucociti, cellule indifferenziate, cellule adipose o
adipociti, condrociti, osteociti.) immersi in un abbondante materiale intercellulare, definito
MEC (matrice extracellulare), sintetizzato dalle stesse cellule connettivali. La MEC è composta
da fibre proteiche insolubili (collagene, elastiche e reticolari) e sostanza fondamentale formata
da complessi solubili di carboidrati, in gran parte legati a proteine, detti mucopolissaccaridi
acidi, glicoproteine, proteoglicani, glucosamminoglicani e in minor misura, da proteine, fra cui
la fibronectina.
Sono le fibre più numerose, impartiscono al tessuto in cui sono presenti colore bianco (ad es.
tendini, capsule degli organi, meningi, cornee ecc.). Formano l’impalcatura di molti organi e
sono i componenti più resistenti del loro stroma (tessuto di sostegno). Presentano molecole
lunghe e parallele che si strutturano in microfibrille e quindi in fasci lunghi e tortuosi tenuti
assieme da una sostanza cementante contenente carboidrati. Queste fibre sono molto
3
resistenti alla trazione subendo un allungamento del tutto trascurabile. Le fibre di collagene
]
sono composte principalmente da una scleroproteina, il collagene.
Difetto a carico delle fibre collagene. È una proteina abbondante nel nostro corpo (30% di
tutte le proteine). Proteina collagene è presente in tanti tessuti, in cartilagini, tendini,
legamenti, ossa, matrice extracellulare, membrane, cornea, cristallino.
Nell'Osteogenesi Imperfetta le celle osteoformatrici sembrano avere perduto la capacità di
produrre tessuto osseo normale. In sua vece si produce tessuto osseo fibroso, privo cioè di
quella organizzazione lamellare che rappresenta il fondamento strutturale dell'osso normale, il
quale deve la sua resistenza meccanica proprio a questa particolare architettura interna. A ciò
si aggiunge che esiste anche una netta diminuzione quantitativa dell'osso prodotto, pur
essendo le cellule in numero normale. Lo scheletro del paziente con Osteogenesi Imperfetta è
dunque qualitativamente e quantitativamente alterato, il che spiega facilmente come esso
possa andare incontro a fratture e a deformità.
Caratteristiche fenotipiche riguardano diversi tessuti; una comune a tutti è la fragilità e la
deformazione rapida delle ossa. Molti pazienti sono sordi perché i tre ossicini dell’orecchio
medio hanno anomalie strutturali. Presentano colorazione blu delle sclere oculari perché sono
molto ridotte di spessore. Spesso c’è dentinogenesi imperfetta che colpisce la dentina: lo
smalto è normale, viene intaccato solo in un secondo momento, infatti c’è una maggiore
predisposizione alle carie, la dentina è più scura del normale perché è meno compatta, si
creano abrasioni allo smalto. (In tutte queste raramente c’è deficit cognitivo).
Geni responsabili di questa malattia: gene COL1A1 sul cromosoma 7 e il COL1A2 sul
cromosoma 17. L'unità strutturale del collagene è rappresentata dal tropocollagene, proteina
formata da tre catene polipeptidiche che si associano a formare una tripla elica. Solitamente,
per il collagene di tipo I, sono presenti due subunità alfa1 che derivano da questa proteina
codificata dal gene COL1A1 e una subunità alfa 2 codificata dall’altro gene (si formano trecce
di proto-collagene che vengono unite da legami a idrogeno a formare la fibra più resistente).
Meccanismi patogenetici:
aploinsufficienza
- che riguarda maggiormente la subunità alfa1. Se sul cromosoma 7 in
cui c’è COL1A1 c’è una mutazione e non verrà prodotta la proteina, sull’altro
cromosoma 7 il gene sano produce la proteina (ho solo 50/100 di proteina COL1A1, ma
permette comunque di produrre un collagene funzionale, la malattia è più lieve).
- In altri casi una mutazione aminoacidica in un punto critico (ad es in corrispondenza dei
residui di glicina, importanti per l’avvolgimento), compromette la struttura proteica
interferenza (o
(forma severa). Questa seconda eventualità e’ un esempio di
codominanza negativa) tra prodotti mutati e non mutati.
Pertanto la forma lieve si associa ad un’aploinsufficienza, la forma severa si associa ad
un’interferenza dell’allele mutato con l’allele sano.
SINDROME DI MARFAN
autosomica dominante. osteogenesi imperfetta.
Malattia Esempio di Prevalenza: 2-3/10.000
nati vivi.
Viene colpito il tessuto connettivo. Le fibre interessate sono fibre elastiche, particolarmente
abbondanti nel tessuto elastico, fondamentale nel sistema cardiocircolatorio. Fibre elastiche si
trovano anche in tendini e articolazioni. Le fibre elastiche non sono costituite unicamente da
fibrillina ma ci sono anche altre proteine che insieme formano dei complessi proteici. La
fibrillina funziona con altre proteine per formare fibra elastica molto funzionale.
l’interferenza.
Se la fibrillina è mutata il meccanismo patogenetico è
Se ci sono altre proteine che sono contenute nella fibra elastica, il paziente con la sindrome
nella maggior parte dei casi ha la fibrillina difettosa, ma ci può essere paziente in cui il gene
per fibrillina non è mutato ma è mutato un gene che codifica per un’altra proteina del
complesso proteico.
Fibrillina è una glicoproteina, una delle proteine essenziali delle fibre elastiche, è un gene
molto grande, si conoscono più di 500 mutazioni a carico del gene della fibrillina, queste
mutazioni possono essere responsabili anche di patologie simili. Complessa
Patologia complicata dal punto di vista dell’inquadramento diagnostico. per due
fattori:
- In una certa percentuale di casi (10%) le mutazioni non sono a carico del gene della fibrillina
ma esistono altri geni che se mutati possono dare fenotipo Marfan ;
- Ci sono tante malattie che hanno fenotipo simile.
diagnosi differenziale,
È importante fare a livello di caratteristiche fenotipiche molte malattie
possono essere simili tra loro ma riconoscere cause diverse. 4
Caratteristiche fenotipiche: sono colpiti l’apparato cardiovascolare e l’apparato scheletrico;
sono ragazzi molto alti con braccia e gambe lunghe, aspetto dinoccolato, articolazioni
estremamente mobili, lussazione del cristallino che può portare al distacco dalla retina.
cardiovascolari
L’entità dei sintomi è molto variabile. Due problemi
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