Genesi del comune
Basso Medioevo
Tra le varie trasformazioni, dopo il 1000, che interessano la società del periodo, una colpisce dal punto di vista della storia del diritto pubblico e quindi della storia delle istituzioni, cioè il ripopolamento delle città. Nel periodo medioevale le città tornano a fiorire. Si era cercato, infatti, di contrapporsi alle invasioni barbariche costruendo una sorta di civitalis e quindi una sorta di “fari nel buio” delle invasioni, una civiltà che riprendeva quella romana, che si contrapponeva alle invasioni barbariche.
Questo era possibile perché la città era spesso una sede vescovile, intorno alla quale si trovavano le scuole: il vescovo non aveva solo potere religioso ma rappresentava una vera e propria istituzione, in quanto si aveva l’assenza dello stato; inoltre il vescovo operava anche una funzione culturale grazie alla scuola vescovile. L’altro polo di conservazione della classicità, accanto alla città, era il monastero.
Nel basso medioevo si torna a questa importanza della città dopo che vi fu, nell’alto medioevo, un abbandono sia per questione di crisi demografica, sia per una questione di spopolamento a favore delle campagne e altri luoghi isolati ritenuti più sicuri, in quanto più lontani dai barbari. La città mantiene, da un punto di vista urbano, la struttura romana: organizzata con una struttura quadrata, circondata da mura; gli edifici, disposti a quadrati, erano attraversati da due strade principali, rispettivamente da nord a sud dal decumano e da est ad ovest dal cardo maximus. Al centro, all'incontro di queste strade, si aveva il foro, quel luogo in cui si svolgevano le attività di carattere commerciale e sociale.
Accanto alle mura si avevano i continentia aedificia, dai quali partivano i mille passus, cioè il territorio circostante alla città, che aveva il raggio di 1000 passi (oggi 1 miglio), che veniva definito il suburbium. Oltre al suburbium c’era la campagna: queste zone nell’alto medioevo erano difese con costruzioni fortificate, mentre nel basso medioevo i terreni erano messi a pascolo.
Sviluppo delle strutture istituzionali
All’interno delle città, a partire dal XI-XII secolo, si cominciano a consolidare delle strutture istituzionali nuove: i comuni e le corporazioni. Il fulcro delle attività cittadine si svolgerà all’interno delle mura; il suburbium/sobborgo, in cui si svolgevano le attività degli artigiani, e il territorium, che comprendeva i rustici e quindi i contadini che vivevano in funzione della società, ma non erano appartenenti alla società stessa.
In questo contesto si consolidano un po’ ovunque, ed in particolare nel Centro e Nord Italia, le istituzioni comunali. La storiografia si è interrogata molto sulla genesi del comune, cioè sui motivi per cui, ad un certo punto della storia italiana ed europea, hanno iniziato a fiorire queste istituzioni.
Teorie sulla genesi del comune
- Storiografia del 800: Era collegata necessariamente al motivo politico della libertà: nell’800 si sono avuti moti rivoluzionari per liberarsi dai gioghi stranieri per riacquistare la propria indipendenza. Un esempio, non unico, è l’Italia con il Risorgimento. Questo fenomeno, che non è solo italiano, ma di tutta Europa, vede la nascita degli stati nazionali e la crisi degli imperi, condizionando anche la ricerca storica, che soffermandosi molto, in maniera quasi ossessiva, sul motivo politico delle libertà contro l'oppressione dell’impero della chiesa, vede nel comune basso medioevale un frutto della lotta rivoluzionaria contro l'oppressione dei signori feudali, dell'impero, inteso come impero germanico (Lega Lombarda vs imperatori casa di Svevia), e contro la chiesa che aveva interessi confliggenti con i comuni. Questa teoria semplifica molto e allo stesso tempo “viola” la storia, volendo calare degli atteggiamenti ottocenteschi in un contesto completamente diverso. Per quanto riguarda l’ipotizzata lotta dei comuni contro il feudo, questa non è veritiera a livello storico perché la nascita del comune non è stata il motivo scatenante la crisi del feudo, in quanto la lotta contro il feudo è una conseguenza della nascita del comune, che vuole dar vita ad un'organizzazione più stabile e per questo entra in contrasto con il feudo, ma non è la causa. Inoltre, la lotta contro l’Impero e la Chiesa sono estranee al processo del comune, perché nessun comune si permette di contestare e rinnegare l'idea dei poteri universali. Infatti, le lotte fra comune e poteri universali non sono state fatte per sostituire chiesa ed impero, ma piuttosto per limitare i loro domini: il comune voleva una certa autonomia, come quella di darsi degli statuti, ma ciò non significa negare o porsi contro la sovranità universale.
- Materialismo storico: I sostenitori di questa teoria si soffermano, quasi esclusivamente, su fattori economici per spiegare le trasformazioni istituzionali. Sono i fattori economici che determinano le trasformazioni sociali. Quindi anche il comune, infatti per questi storici, è considerato il campo sperimentale per spiegare le fasi della lotta di classe: nel comune, la classe emergente, la classe mercantile e poi quella produttiva, prendendo il potere e organizzando una nuova istituzione, sobillano ed escludono le classi più deboli, facendo prevalere i loro interessi. Sono i ceti egemoni che prendono il potere all’interno della città. Ma le classi deboli, che sono eterogenee, si ribellano perché tenute fuori dall’organizzazione della città, quindi gli esclusi entrano in conflitto con i detentori dell’oligarchia comunale. Ex tumulto dei Ciompi. La teoria del Materialismo storico è ritenuta troppo riduttiva; uno dei maggiori critici fu Calasso, il quale sosteneva la veridicità del fatto che i fattori economici influiscano notevolmente sulle istituzioni sociali e politiche, ma non spiegano completamente il fenomeno della nascita dei comuni, perché accanto a dei fattori economici si deve tenere conto anche di motivi ideali. Afferma Calasso: i motivi ideali hanno agito come forze storiche, non meno importanti dei fattori economici, nella formazione del comune. Un motivo ideale fra tutti può essere la memoria di Roma: nelle prime istituzioni comunali, la cui fase viene chiamata consolare, si caratterizzano perché al vertice vi sono i consoli che avevano il merum eternixtum imperi, questo denota chiaramente un richiamo alle magistrature romane. Altra critica che viene mossa è quella per cui la storiografia materialista abbia creato un ideal-tipo di comune che non è mai esistito valido dappertutto, in verità, dice Calasso, è erroneo perché i comuni tipo non sono mai esistiti perciò c’è da stare attenti alla ricostruzione dogmatica della genesi del comune, che invece deve essere calata nella singola realtà storica di riferimento. Infatti, si ha concretamente l’esperienza dei comuni medioevali ma non dei comuni tipo, che il materialismo storico voleva importare in tutte le realtà.
- Concezione Naturalistica: Vede il comune come specchio e sintesi di fattori storici, in altre parole, per questi storici, il comune sarebbe la risultante di vari elementi che si combinano fra loro. Fra cui la città, che è un elemento di provenienza romana, il feudo, che è un elemento germanico, la Chiesa ritenuta come una forza operante nel sistema religioso ed infine il risorgimento economico, inteso come l’espressione della riscossa del movimento italico, che era rimasto sopito nel corso dell’alto medioevo e che nel corso del basso medioevo riprende consistenza (spirito italico). Una concezione che tende a fare una vivisezione dell'esperienza giuridica come se si potesse sezionare l'esperienza storica come un corpo, ma i fattori non spiegano la genesi del comune e l'organizzazione cittadina, il suo sorgere perché la città è il luogo in cui prende corpo la nuova istituzione del comune, ma la città in sé non basta a spiegare il sorgere del comune perché ci sono degli ordinamenti comunali che nascono al di fuori della città, come i comuni rurali o di valle, che sono istituzioni riconducibili al comune, ma che nascono al di fuori della città.