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È, dunque, necessario fare una distinzione fra le competenze della giurisdizione ordinaria (civile) e la

giurisdizione amministrativa.

Il giudice ordinario sarà chiamato a giudicare sulla lesione di un diritto soggettivo mentre il giudice

amministrativo sarà chiamato a giudicare sulla lesione di un interesse legittimo.

Tuttavia, in alcuni casi in cui vengono lesi diritti soggettivi e interessi legittimi, allora questi saranno di

competenza esclusiva dei Tribunali Amministrativi Regionali (TAR) e del Consiglio di Stato (e non del

giudice ordinario o amministrativo). Un esempio riguarda le controversie che derivano dal rapporto di

pubblico impiego.

In alternativa al ricorso giurisdizionale, si può proporre un ricorso al Presidente della Repubblica, oppure in

Sicilia al Presidente della Regione.

Infine, per quanto riguarda la tutela degli interessi diffusi attribuisce alla giurisdizione ordinaria il compito

di giudicare le controversie riguardanti questa materia. Gli interessi diffusi sono interessi che spettano a

tutta la collettività come, ad esempio, risarcimenti per danno ambientale (acque ecc) ecc.

Il principio del contraddittorio prevede che il giudice prenda in considerazione soltanto le prove acquisite

nel dibattimento.

L’incidente probatorio costituisce un’eccezione a tale regola. In questo caso, il giudice acquisisce prove al di

fuori del dibattimento, ma osservando le regole del contraddittorio.

Sezione 2: IL PROCESSO

1) Il processo civile

Il processo civile (o di cognizione) ha per oggetto un diritto soggettivo e si svolge in contraddittorio tra le

parti.

Le parti sono:

1. L’attore, che è colui che promuove l’azione per tutelare un proprio diritto soggettivo;

2. Il convenuto, che è colui che resiste alle pretese dell’attore;

3. I litisconsorti, cioè coloro i quali sono chiamati ad integrare il contradditorio in quanto il giudizio

riguarda anche essi.

Il processo civile si svolge in una o più fasi:

1. La prima fare, di primo grado, viene effettuata dinnanzi al Giudice di pace o al Tribunale, in base a

cioè che si chiede (in base alla materia) o in base all’ambito territoriale;

2. La seconda fare, di secondo grado, è una fase eventuale. Il soccombente può decidere di

presentare ricorso contro la sentenza in primo grado. Contro la sentenza del Giudice di pace si

ricorre al Tribunale mentre contro le sentenze del Tribunale si ricorre alla Corte di Appello.

Inoltre, la parte soccombente può fare ricorso alla Corte di Cassazione. In questo caso la Corte non giudica

sulla controversia, ma su eventuali errori di diritto. Se non è presente alcun errore, allora il ricorso verrà

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respinto. In caso di errori di diritto, la Corte di Cassazione cassa la sentenza e la rinvia al giudice di

competenza, in modo tale che quest’ultimo possa riformulare la sentenza.

La sentenza diviene definitiva nel momento in cui scadono i termini per presentare ricorso oppure non è

più possibile presentare ricorsi dopo essersi rivolti a tutti i gradi possibili.

Nell’ambito del processo civile fa parte il processo del lavoro subordinato, privato e pubblico.

2) Il processo penale

Il processo penale è diretto a far valere la pretesa punitiva dello Stato nei confronti di coloro che hanno

infranto la legge compiendo un determinato reato.

Il nuovo codice di procedura penale ha abbandonato il sistema istruttorio-inquisitorio ed ha adottato il

sistema accusatorio, ponendo sullo stesso piano sia la parte pubblica, rappresentata dal Pubblico

Ministero, che la parte privata. Inoltre, viene stabilito che l’acquisizione delle prove può avvenire soltanto

nel dibattimento.

Tra le varie novità introdotte nel processo penale vediamo:

1. Il primo a prendere parola è il Pubblico Ministero, che indica gli argomenti e le prove su cui vuole

parlare. Successivamente sarà la difesa ad indicare gli argomenti e le proprie prove. Sarà il giudice a

stabilire le prove da acquisire. Tutti i testimoni, i periti, i consulenti e l’imputato (se decide di

rispondere) dovranno rispondere sia all’accusa che alla difesa;

2. Le prove sono ammesse su richiesta delle parti e, in determinati casi, sono ammesse d’ufficio;

3. È stata introdotta la figura del Giudice per l’Indagine Preliminare (GIP), che ha la funzione di

controllo sulle indagini svolte dal PM, di verificare se vengono rispettati i termini ed eventualmente

concede delle proroghe;

4. Le indagini preliminari, che sostituiscono la vecchia fase istruttoria. Sono svolte dal PM e dalla

polizia giudiziaria, sotto il controllo del GIP. In questa fase vediamo che il PM raccoglie le prove e

verifica se è possibile avviare un procedimento penale o meno nei confronti di un soggetto. Il

soggetto esaminato prende il nome di indagato (durante le indagini preliminari). Nel momento in

cui si avvia il processo, allora prende il nome di imputato.

5. L’udienza preliminare, che si svolge davanti un apposito giudice (GUP). In questo caso, il giudice

esaminerà le prove raccolte dal PM durante l’indagine preliminare. Il Giudice, quindi, potrà

decidere di prosciogliere l’indagato oppure, tramite sentenza, avvierà il processo penale;

6. Il giudizio abbreviato, dove l’imputato chiede che il processo sia concluso in modo definitivo con

l’udienza preliminare. In questo caso, se l’imputato è condannato allora la pena si riduce di 1/3,

mentre se è condannato all’ergastolo allora questa pena si sostituisce con 30 anni di reclusione;

7. Il patteggiamento, dove l’imputato ed il PM chiedono al giudice di applicare una sanzione

sostitutiva o una pecuniaria, diminuita di un terzo. Il giudice accoglie la richiesta solo dove ritiene

corrette la qualificazione giuridica del fatto e ritiene congrue le pene indicate.

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3) Il processo amministrativo

Il processo amministrativo si svolge dinnanzi ai Tribunali Amministrativi Regionali (TAR) e, in grado di

appello, ai Consigli di Stato.

Esso ha per oggetto la tutela di un interesse legittimo che si presume leso da un atto o da un

comportamento della P.A. e si cerca di ottenere l’annullamento dell’atto.

Le parti, avanti al TAR, sono:

1. Il ricorrente, che è il soggetto che lamenta la lesione dell’interesse legittimo (o in alcuni casi del

diritto soggettivo);

2. Il resistente, cioè l’amministrazione che ha emanato l’atto o che ha effettuato il comportamento.

Il TAR decide:

1. Sui ricorsi già attribuiti alla Giunta Provinciale amministrativa in sede giurisdizionale;

2. Sui ricorsi di incompetenza, eccesso di potere o violazione di legge;

3. Ecc.

Il ricorrente chiederà la cessazione dell’efficacia dell’atto impugnato.

Il TAR, se ritiene inammissibile o improponibile il ricorso, lo dichiara con una sentenza che prende il nome

di sentenza di rito. Se ritiene il ricorso infondato, allora lo rigetta con sentenza. Se accoglie il ricorso, allora

annulla l’atto e rimette l’affare all’autorità competente.

Sezione 3: LA GIURISDIZIONE COSTITUZIONALE

1) Natura ed oggetto

La Corte Costituzionale ha il compito di giudicare:

1. Sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti aventi forza di legge,

sia dello Stato che delle Regioni;

2. Sui conflitti di attribuzione fra i poteri dello Stato e su quelli fra Stato e Regione e su quelli fra

Regioni;

3. Sulle accuse promosse contro il Presidente della Repubblica, per alto tradimento e per attentato

alla Costituzione;

4. Sull’ammissibilità del referendum abrogativo.

A) i giudizi sulla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti aventi forza di legge

2) I vizi di legittimità costituzionale delle leggi

I vizi di legittimità costituzionale delle leggi si dividono in:

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1. Vizi formali, cioè quando la legge approvata dal Parlamento non ha rispettato il procedimento di

formazione previsto dalla Costituzione è stato utilizzato un procedimento diverso da quello

prescritto;

2. Vizi materiali, cioè quando il contenuto della norma è in contrasto con una norma costituzionale o

con un principio costituzionale, oppure ancora quando l’organo che ha emanato la legge non era

competente secondo la ripartizione delle competenze legislative effettuate dalla Costituzione.

Inoltre, sono previsti dei vizi di eccesso di potere legislativo e sono stati indicati dei criteri che vengono

considerati come indici dell’eccesso di potere legislativo. Questi criteri (indici) sono:

1. Verificare l’eventuale illogicità e incoerenza della motivazione della legge;

2. La palese contraddittorietà rispetto ai presupposti;

3. L’irragionevolezza delle situazioni legislative rispetto alla realizzazione concreta del fine;

4. L’incongruità fra mezzi e fini che la legge intende perseguire.

Anche le leggi costituzionali possono essere soggette sia ai vizi formali che materiali. Infatti, esse non

devono essere in contrasto con i principi fondamentali della Costituzione e devono rispettare i

procedimenti di formazione previsti dalla Costituzione.

Contro l’illegittimità costituzionale delle leggi e degli atti aventi forza di legge possono essere fatti due tipi

di procedimenti che sono:

1. Il procedimento in via d’eccezione (o incidentale);

2. Il procedimento in via d’azione (o impugnazione diretta).

Per quanto riguarda il procedimento in via d’azione, questo può essere effettuato dallo Stato per

impugnare una legge regionale o provinciale, oppure dalle Regioni per impugnare le leggi statati o quelle di

altre Regioni. Quindi, questo procedimento non può essere richiesto da privati, ma soltanto da Stato o

Regioni.

2) Gli atti soggetti al sindacato di legittimità costituzionale

La Corte Costituzionale giudica sulla legittimità costituzionale delle legge e degli atti aventi forza di legge

emanati dallo Stato e dalle Regioni.

Dalle competenze della Corte, quindi, sono esclusi i regolamenti. Eventuali casi di illegittimità

costituzionale dei regolamenti saranno di competenza della giurisdizione ordinario o della giurisdizione

amministrativa (TAR).

3) Il procedimento in via incidentale: a) la proposizione della questione

Contro l’illegittimità costituzionale delle leggi si possono attuare due procedimenti, che sono:

1. Il procedimento in via incidentale;

2. Il procedimento in via diretta. N 5 F


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Nico--91

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze economiche
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Nico--91 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di diritto pubblico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Falzea Paolo.

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