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SIGMUND FREUD

LE BASI DELLA PSICOANALISI

La psicologia dinamica è un ramo della psicologia che costituisce un particolare punto di vista allo studio e

alla comprensione della mente umana. L’aggettivo dinamico si riferisce al fatto che secondo questo

approccio il funzionamento dell’individuo è determinato da un insieme di forze interne ed esterne, le quali

interagiscono dinamicamente tra loro e determinano l’equilibrio di volta in volta mutevole dell’individuo nel

corso della vita. La psicologia dinamica è una disciplina che comprende una vasta gamma dei modelli

teorici che hanno come punto di riferimento concettuale la teoria psicoanalitica di Freud. Tuttavia, non è

possibile far coincidere la psicologia dinamica con la psicanalisi, intesa come una scuola di pensiero fedele

a tutti i principi enunciati da Freud. La psicoanalisi è una teoria o, meglio, un insieme di teorie che

costituiscono un corpus di ipotesi (non ancora possibili da sottoporre a verifica sperimentale ma scaturite

da osservazioni ed esperienze cliniche) relative allo sviluppo e al funzionamento mentale, sia normale che

patologico, dell’individuo. La psicanalisi è un procedimento teorico e un metodo terapeutico basato

sull’indagine dei processi psichici per superare “l’impasse” e raggiungere l’inconscio.

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La psicoanalisi può essere considerata come una:

1. Teoria del funzionamento e dello sviluppo della psiche, ossia un procedimento per l’indagine di processi

psichici cui altrimenti sarebbe pressoché impossibile accedere;

2. Teoria del metodo terapeutico (basato su tale indagine) per il trattamento dei disturbi che emergono da

disequilibri dinamici nel percorso esistenziale dell’individuo;

3. Teoria della psicopatologia, il cui focus è su quali siano i processi dinamici che si interrompono,

disequilibrano o regrediscono nel corso della vita di una persona per diverse cause e su quali siano gli esiti

psicopatologici di tali modifiche processuali del funzionamento psichico.

In altre parole, la teoria freudiana è caratterizzata da una stretta e continua interconnessione di tre aspetti

fondamentali: teoria del funzionamento e dello sviluppo psichico (come funziona la psiche), teoria della

psicopatologia (come disfunziona la psiche), metodo psicoanalitico di intervento (metodo clinico).

Freud (Freiberg 1856 – Londra 1939) è considerato il padre della psicoanalisi. Iniziò la sua opera negli

ultimi anni del 1800. Fin dagli inizi, l'interesse principale di Freud è stato rivolto allo studio del

funzionamento della mente. Egli ha posto in primo piano l'importanza del conflitto intrapsichico: la lotta tra

forze o strutture incompatibili all'interno della personalità. La concezione dinamica della vita psichica

secondo Freud implica, infatti, 1) che i fenomeni psichici (cioè l'aspetto visibile della vita mentale

dell’individuo, es. atteggiamenti e comportamenti) sono in gran parte determinati da qualcosa che non

appare, che si svolge dentro di lui e di cui lui stesso non è consapevole; 2) che ciascuna delle forze in gioco

spinge verso un fine e che spesso queste forze sono diversamente orientate; 3) che, quindi, gran parte

della vita mentale dell'individuo e inconscia. L’individuo è dunque da considerare come una complessità di

forze, impulsi e motivazioni in tensione tra loro. La rivoluzione copernicana della “psicologia del profondo”

è, dunque, data dalla scoperta che non tutti i fenomeni psichici trovano spiegazione dall’osservazione della

parte della nostra mente conscia ma, anzi, la maggior parte di questi fenomeni avviene o ha origine

dall’inconscio. L’inconscio non può essere osservato direttamente; possono essere osservati solo i

fenomeni, che sono conseguenze di attività inconsce. Il presupposto di base della teoria dell’inconscio è

infatti il determinismo psichico, secondo cui ogni stato interiore e ogni comportamento individuale è

influenzato/causato da un evento precedente. In altre parole, nessun accadimento psichico avviene in

maniera staccata dagli altri, ma ciascuno di essi è determinato e connesso causalmente agli eventi che lo

hanno preceduto.

Secondo Freud i fenomeni mentali inconsci (pensieri, ricordi, desideri…) sono di due tipi: 1) Preconsci,

cioè quei fenomeni che possono essere richiamati alla memoria mediante uno sforzo dell’attenzione (hanno

pronto accesso alla coscienza); 2) Inconsci propriamente detti, ossia quei fenomeni che non possono

essere resi consci a meno di non trovare qualche modo per renderli tali (es. libere associazioni). Essi hanno

notevole influenza sul funzionamento mentale, ma non possono essere osservati direttamente.

Situazione complicata da cui non si sa come uscire.

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Freud individua l’esistenza dell’inconscio a partire da osservazioni cliniche. Tuttavia, l’esistenza

dell’inconscio si manifesta anche nella normalità, nello specifico nel sogno e in quella che egli definì

“psicopatologia della vita quotidiana”, ossia nei lapsus (sdrucciolamenti della lingua), nelle paraprassie

(sviste), negli atti mancati (errori e omissioni di memoria) e nei motti di spirito. Alla loro base vi sono

desideri inconsci non accettabili che dunque potrebbero portare angoscia e vengono di conseguenza

allontanati dalla coscienza e rimossi nell’inconscio (La psicopatologia della vita quotidiana - 1901). È la

nostra stessa mente (la struttura dell’Io) che ci protegge da tale eventualità, recludendo tali desideri

nell’inconscio con il meccanismo di difesa fondamentale della rimozione (vedi il capitolo finale sui

meccanismi di difesa). Tuttavia, dal momento che i sogni e i sintomi “psicopatologici quotidiani” sono

osservabili e concreti, questi desideri inaccettabili in qualche modo riescono a fuggire da questa reclusione

e a manifestarsi in queste forme. Freud ipotizza che ciò avvenga a causa di fallimenti – solo parziali, però –

della rimozione, cosicché il desiderio che continua incessantemente a premere per uscire dalla sua

reclusione riesce a lasciare un segno nella nostra coscienza, seppure la sua origine rimanga inconsapevole.

La teoria psicoanalitica ha specifiche caratteristiche connotanti:

1. Il metodo psicanalitico si basa su metodo narrativo: secondo Freud la clinica psicoanalitica si fonda sul

fatto che il paziente possa narrare al terapeuta la propria storia. Questa narrazione (e i simboli che essa

contiene) porta con sé una quota della cura. La narrazione è considerata la tecnica centrale, l’aspetto

chiave, per arrivare ad una cura.

2. La teoria psicoanalitica non solo è un metodo narrativo, ma è un metodo narrativo ricostruttivo, poiché il

paziente ritorna agli avvenimenti accaduti per ricostruire il racconto e narrarlo al terapeuta.

3. La teoria psicoanalitica si basa sulla clinica. Le riflessioni freudiane avvengono sulla base di studi di

persone adulte che esprimono una qualche forma di disagio o sintomo e che sottoposti a questo percorso

di cura portano Freud a formulare la teoria di cura psicopatologica e la teoria del funzionamento e dello

sviluppo psichico.

METAPSICOLOGIA e scientificità della psicoanalisi

Freud coniò questo termine per indicare la sistematizzazione e l’organizzazione teorica delle conoscenze e

ipotesi della psicoanalisi, per distinguere così questa parte prettamente teorica dall’applicazione pratica in

clinica. Si tratta di concetti astratti, non dimostrati scientificamente, ma che cercano di dare una

spiegazione alle osservazioni concrete che avvengono in analisi. La psicoanalisi, pur tentando da sempre di

rientrare nella cerchia delle discipline scientifiche, non può, per sua stessa natura, aderire ai canoni di

misurabilità quantitativa tipica delle scienze. Inoltre, tipicamente l’osservazione è di tipo clinico-partecipante

e non sistematica (non sperimentale). La psicoanalisi nasce appunto come analisi, in situazioni cliniche, e

non come ricerca di dimostrazione matematica di leggi: nasce come teorizzazione dei fenomeni osservati

dal lavoro con i pazienti, e non come misurazione di dati in condizioni sperimentali che ricreano delle

situazioni controllate (questo peraltro risulta ancora impossibile).

STUDI SULL’ISTERIA

Una prima tappa nel percorso creativo di Freud è quella costituita dagli Studi sull’isteria (1895), scritto in

collaborazione con Breuer, nella quale emergono i primi accenni di convinzione di una continuità nella vita

mentale. In particolare, si intravede l’ipotesi che vi siano connessioni tra il “fatto originario” (= trauma) e i

sintomi che si manifestano in forma variabile. Emerge come in questa prima fase sia sempre centrale la

malattia e non il malato. La teoria psicoanalitica che propone si fonda sull’esperienza di analisi e di

trattamento (all’epoca veniva usato il metodo ipnotico di Charcot ) di alcuni pazienti del suo amico Breuer.

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Progressivamente, però, Freud abbandonerà la tecnica dell’ipnosi e si convincerà sempre di più che

l’eziologia dell’isteria sia collegata alla sessualità. Le pazienti per lo più erano donne, le quali durante l’ipnosi

venivano portate a rievocare alcune esperienze di vita passata in quanto si riteneva che in questo modo si

potessero risolvere i sintomi che riportavano. Uno dei primi aspetti osservati da Freud fu che si assisteva

alla remissione di alcuni sintomi proprio tramite il metodo ipnotico. Un aspetto che emerge da questa

tecnica è il talking cure, cioè la rievocazione: esprimere a parole, parlare con qualcuno di ciò che era loro

Ipnosi: condizione psichica caratterizzata da uno stato intermedio tra la veglia e il sonno, chiamato trance, che può

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essere indotto o autoindotto. In questo stato si assiste nel paziente a una riduzione delle sue capacità critiche e una

limitazione dell’attenzione alle sole richieste formulate dall’analista.

accaduto portava ad una remissione dei sintomi. Il metodo della talking cure è la cura della parola, ovvero

l’idea che il paziente vada ascoltato e non guidato, come avveniva invece con il metodo ipnotico. Per questo

motivo Freud fu portato a pensare che ci fosse una connessione tra le esperienze precoci della vita ed i

sintomi che i pazienti manifestavano, ma soprattutto il fatto di essere indotti a parlare poteva costituire un

importante mezzo clinico a fini terapeutici. Il caso più importante e famoso è quello di Anna O., paziente in

cura da Breuer, che presentava disturbi sia fisici che mentali, anche se i medici esclusero lesioni cerebrali o

altri disturbi fisici, essendo propensi a quella misteriosa condizione nota come isteria. L’isteria comprende

una classe di nevrosi (vedi pagina 8) caratterizzata da sintomi fisici senza base organica. Questi sintomi

sono riconoscibili da comportamenti i quali suggeriscono uno stato emotivo estremamente negativo nel

quale il paziente non vede una via d’uscita. Secondo Freud, "l'isterico soffre di ricordi", ovvero degli effetti

dolorosi di un evento passato, apparentemente dimenticato, ma in realtà ancora 'vivo' nelle profondità

inconsce della mente. Breuer riuscì ad eliminare i sintomi attraverso la pratica del metodo ipnotico. Freud si

accorse che il blocco di Anna era determinato da un conflitto psichico tra qualcosa che avrebbe voluto

essere espresso e qualcosa che ne contrastava appunto l'espressione.

Tramite le osservazioni sulle pazienti isteriche, Freud elabora due ipotesi:

1) Ipotesi di continuità della vita psichica, fra passato e presente nella vita dell’individuo.

Le esperienze precoci del passato possono portare ad una sintomatologia nella vita presente. Tale idea di

continuità è fondamentale per comprendere lo sviluppo della mente e le sue “deviazioni”, per apprezzarne i

dinamismi, conflitti e processi.

2) Ipotesi di connessione indiretta tra manifestazione sintomatologica e l’esperienza passata del paziente.

Secondo Freud esistono dei processi di simbolizzazione dell’esperienza che conducono ad esibire sintomi

sul versante somatico per comunicare sofferenze legate ad esperienze pregresse avute sul versante

affettivo-relazionale. In questo senso, non c’è la necessità di una connessione diretta tra quello che è

accaduto e la manifestazione sintomatica, dove in mezzo può starci un processo di elaborazione simbolica

che apparentemente trasforma l’esperienza in un sintomo che non sembra strettamente collegato.

Nelle esperienze precoci, qual è la causa della sintomatologia psicosomatica adulta? Freud introduce il

concetto di trauma , a cui una situazione traumatica vissuta durante l’infanzia è connessa. Inizialmente,

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Freud vede l’esperienza traumatica come un’esperienza unica (c’è un solo trauma alla base della

sintomatologia isterica) e come un’esperienza legata strettamente ad una realtà sessuale vissuta reale da

parte degli adulti di riferimento. Freud, a tal proposito, formula la teoria della seduzione.

1° Fase: TEORIA DELLA SEDUZIONE. Freud pensava che i sintomi di natura somatica manifestati dalle

pazienti potessero essere connessi ad una condizione traumatica unica, reale e di natura sessuale

sperimentata nell’infanzia, definita “fatto originario” (esperienza di abuso o di violenza vissuta da parte degli

adulti di riferimento). Freud si aprì in seguito ad una riflessione più approfondita che portò ad una

riformulazione di tale teoria, due anni dopo la pubblicazione degli Studi sull’isteria.

2° fase: TEORIA DEL DESIDERIO DI SEDUZIONE (1897). Il bambino fin nelle prime fasi della vita e nelle

diverse fasi di sviluppo ha una spinta ad esperire situazioni di natura sessuale. Non necessariamente queste

esperienze sono uniche e reali, ma in genere si tratta di esperienze simboliche di natura sessuale,

costituiscono un tema traumatico ma in senso evolutivo e non più in senso clinico. Non si tratta più di

esperienze traumatiche di natura sessuale da parte di adulti di riferimento, piuttosto nel corso delle cure

avute da queste figure il bambino prova piacere, un piacere di tipo sessuale, il quale porta il bambino a

tentare di riprodurre questa esperienza piacevole. Dunque, la ricerca del piacere è un motore di sviluppo e

di crescita, ma in alcuni casi può non funzionare correttamente e dunque avere ripercussioni sullo sviluppo

psicosessuale. NB: la sessualità in Freud è un costrutto molto ampio (è l’insieme delle esperienze in cui il

bambino, e successivamente l’adulto, prova piacere attraverso il corpo, con l’incontro con un’altra

Coazione a ripetere: Freud ipotizza che esista una tendenza inconscia dell’Io a ripetere/rivivere eventi traumatici e

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gli affetti dolorosi a essi collegati con la finalità di arrivare a controllare e a neutralizzare la pericolosità del trauma.

Quando un trauma viene rimosso, esso continua comunque a esistere a livello inconscio e inoltre, sempre a questo

livello, con l’avanzare del tempo instaura numerose interazioni e legami con altri ricordi. Questo fa sì che l’evento resti

irrisolto seppur nascosto nell’inconscio. Da ciò, la necessità dell’Io di esplicitarlo cronicamente, se pur cercando di

estrarlo dall’inconscio in modo che esso non esuberi la violenza potenziale del trauma reale, per rielaborarlo e cercare

di neutralizzarlo (non riusciamo – o almeno difficilmente – a superare completamente i nostri traumi, o a dimenticarli

una volta per tutte, in un certo senso ci perseguitano e ci costringono alla cronica revisione dell’evento).

persona), che non si limita necessariamente a quelle esperienze che riguardano in senso stretto le zone

genitali o al concetto di sessualità come la intendiamo in altri contesti teorici.

Aspetti centrali degli studi sull’isteria:

1) Continuità della vita psichica: esistenza di un legame tra esperienze infantili e funzionamento adulto;

2) Legame è di tipo simbolico: l’esperienza viene rielaborata fino ad essere simbolizzata. Tali sintomi si

scaricano poi attraverso i sintomi se i processi dinamici non funzionano in maniera corretta;

3) Rapporto tra psiche e soma: i sintomi fisici sono strettamente legati all’apparato psichico e ad un suo non

corretto funzionamento. Nella teoria freudiana vi è una stretta connessione tra mente e corpo, “la mente

appoggia sul corpo”: il corpo può essere il contenitore della mente ma anche veicolo di contenuti mentali.

Anche gli attuali approcci della psicoanalisi e in particolare gli approcci evolutivi si basano su questa idea di

connessione;

4) Passaggio dal metodo basato sull’ipnosi al metodo basato sulle libere associazioni: segna la frattura fra i

modelli teorici proposti da Breuer e da Freud.

DALL’IPNOSI ALLE LIBERE ASSOCIAZIONI

Il metodo delle libere associazioni non si basa più soltanto sulla rievocazione, ma punta molto alla

partecipazione attiva del paziente che ricostruisce e condivide col terapeuta la sua narrazione. Questo

metodo si basa sul chiedere al paziente di pronunciare, tramite un flusso di coscienza, tutto ciò che gli

viene in mente senza operare alcun controllo né censura su tali contenuti. In questo metodo è importante

abbassare le difese ed aggirare le resistenze. Inconsapevolmente il paziente può far resistenza nella

narrazione, alla rievocazione del proprio passato, oppure può utilizzare altri meccanismi di difesa per

proteggersi da un contenuto doloroso insito o dal suo fuoriuscire parlandone. Questo metodo, secondo

Freud, alza la quota reazionale nella cura: il paziente è attivo ed il terapeuta è all’ascolto. La cura

psicanalitica si basa non soltanto sulla narrazione, dunque, ma anche sulla relazione tra almeno due

persone (paziente e terapeuta). Un altro aspetto del metodo delle libere associazioni riguarda l’analisi del

transfert. Il transfert è una condizione emotiva che caratterizza la relazione del paziente nei confronti

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/07 Psicologia dinamica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Angela.M.R. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dinamica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Simonelli Alessandra.
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