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Freuds

Freud (1856 - 1939), fu il fondatore della scuola psicoanalitica, un movimento che diffuse la teoria secondo la quale i motivi dell'inconscio hanno un influsso notevole sul comportamento. Si dedicò in un primo momento allo studio dell'ipnosi per curare pazienti psicolabili, influenzato dagli studi di Josef Breuer sull'isteria. Lo studio di Breuer del caso clinico di Anna O. interessò enormemente Freud, soprattutto alla luce delle considerazioni di Jean-Martin Charcot che tendevano a individuare nell'isteria una malattia della psiche e non una simulazione. Fu soprattutto dalle difficoltà del caso clinico incontrate da Breuer che Freud successivamente costruì alcuni dei principi basilari della psicoanalisi, relativi alle relazioni medico-paziente: la resistenza e il transfert. Di questo periodo furono anche le prime intuizioni riguardo al metodo di indagine delle associazioni libere, dei lapsus nel discorso, di azioni involontarie e dell'interpretazione dei sogni che costituiscono il nucleo principale della psicoanalisi moderna.

La vita

Freud nacque a Freiberg in Moravia. Figlio di un commerciante ebreo, si trasferì a Vienna nel 1860 dove erano presenti forti componenti antisemitiche ma ciò non limitò la sua libertà di pensiero. Ottenne la laurea in medicina nel 1881. Dopo la laurea si recò in Inghilterra e poi lavorò in un laboratorio di zoologia a Vienna dove prese contatto con il darwinismo. Dopo due anni conobbe Ernst von Brücke, nell'Istituto di Fisiologia, dove condusse importanti ricerche. Freud lasciò l'istituto dopo sei anni per dedicarsi alla pratica clinica, lavorando presso l’Ospedale Generale di Vienna con pazienti affetti da turbe neurologiche. Mentre lavorava in questo ospedale, nel 1884, Freud cominciò gli studi sulla cocaina, sostanza allora sconosciuta. Scoperto che la cocaina era utilizzata dai nativi americani come analgesico, la sperimentò anche su se stesso osservandone gli effetti stimolanti e privi, a suo dire, di effetti collaterali rilevanti. La utilizzò in alternativa alla morfina per curare un suo amico che soffriva di un'infezione, ma la conseguente instaurazione della dipendenza da essa fece scoppiare un caso che costituì una macchia nella sua carriera. Nel 1885 ottenne la cattedra di professore ordinario ed iniziò anche gli studi sull’isteria e con una borsa di studio si recò a Parigi, dove era Charcot. Le modalità di cura dell’isteria attraverso l’ipnosi, insegnatagli da Charcot, furono applicate da Freud dopo il suo rientro a Vienna, ma i risultati furono deludenti. Si sposò nel 1886, ebbe sei figli di cui l’ultima, Anna, diventò un’importante psicoanalista. Una delle chiavi di volta delle teorie di Freud è sicuramente il famoso caso clinico di Anna O., paziente di Breuer che, curandola attraverso l’ipnosi, riuscì a guarirla dalle crisi di idrofobia. Sono di questo periodo le prime intuizioni sui ricordi traumatici. Il metodo, definito catartico, fu poi utilizzato in modo sistematico da Freud, che sull’argomento pubblicò nel 1895 gli Studi sull’isteria.

Il pensiero

Il contributo forse più significativo di Freud al pensiero moderno fu la sua concezione dell'inconscio. Durante il XIX secolo la tendenza dominante nel pensiero occidentale fu il positivismo, che credette nella capacità degli individui di poter controllare razionalmente la conoscenza di se stessi e del mondo esterno. Freud, invece, suggerì che questa pretesa di controllo fosse in realtà un'illusione; che persino ciò che pensiamo sfugge al totale controllo e alla comprensione e le ragioni dei nostri comportamenti spesso non hanno niente a che fare con i nostri pensieri coscienti. Il concetto di inconscio fu rivoluzionario in quanto sostenne che la consapevolezza fosse allocata nei vari strati di cui è composta la mente e che ci sono pensieri non immediatamente disponibili in quanto "sotto la superficie" (livello cosciente).

  • Parte cosciente
  • Preconscio: rappresentato da tutto il materiale disponibile a noi se lo richiediamo
  • Inconscio: Nemmeno volendo possiamo aprire questa stanza della nostra personalità.

Lo psicanalista può aprire queste stanze e se nella prima fase egli ci prova utilizzando la tecnica dell’ipnosi, nella seconda fase utilizzerà le catene associative, ovvero l’esercizio di associazione casuale di parole, immagini.

La nascita della psicoanalisi

Per convenzione si usa datare la nascita della psicoanalisi con la prima interpretazione esaustiva di un sogno scritta da Freud: un suo sogno del 1895, riportato anche ne "L'interpretazione dei sogni" come "il sogno dell'iniezione di Irma". L'analisi dei sogni segna l'abbandono del metodo ipnotico. Altri legano la nascita della psicoanalisi alla prima volta in cui Freud usò il termine "psicoanalitico" e cioè nel 1896 dopo un'esperienza di 10 anni in psicopatologia, quando scrisse due articoli nei quali per la prima volta parla esplicitamente di "psicoanalisi" per descrivere il suo metodo.

L'interpretazione dei sogni

Non dobbiamo rassegnarci al fatto che non siamo del tutto padroni della nostra casa (come faceva Cartesio) ma Freud ci dice che ci sono parecchie possibilità. Ad esempio, nel sogno esprimiamo ciò che nella realtà teniamo da parte. Il sogno è infatti costituito da:

  • Contenuto manifesto: ovvero le immagini che ci appaiono
  • Contenuto latente: ovvero i desideri che si nascondono nelle immagini

Il richiamo non è ovviamente diretto, ma dobbiamo interpretare il contenuto latente. Questo è il primo momento del suo pensiero in cui egli si pone delle domande sugli istinti: noi siamo dotati di valvole di sfogo per i nostri istinti (ad es. i sogni), ciò vuol dire che siamo in grado di reprimere qualcosa e che questa repressione potrebbe diventare pericolosa per la società.

Il ruolo dello psicanalista

C’è contatto tra le varie parti dell’iceberg e lo psicanalista non è colui che analizza un palazzo di piani separati ma è un archeologo. Egli ha a che fare con delle rovine (tutti gli strati sono mescolati) e necessita di scavare tra le cose cancellate. Lo psicanalista deve individuare le divisioni ma anche le contaminazioni: cioè quello che abbiamo ricostruito posteriormente e il vero che era all’inizio. La verità non si presenta come un tesoro emerso esplicito ma bisogna andare in profondità ed oltre le ricostruzioni. Per Freud tutto è recuperabile, poiché dimenticare non è cancellare, ma contaminare. L’analista deve far riemergere ciò che è stato rimosso, contaminato. I ricordi si presentano a spot e lo psicanalista deve rincollare tutto per ricomporre il vero iniziale. Dunque per Freud è tutto recuperabile, bisogna soltanto trovare il modo, soprattutto attraverso uno stretto contatto tra psicanalista e paziente.

Elemento cruciale del funzionamento dell'inconscio è la rimozione. Secondo Freud, spesso i pensieri e le esperienze sono così dolorosi che la gente non può sopportarli. Tali pensieri ed esperienze, e i ricordi associati, sono banditi dalla mente e dalla coscienza. In questo modo costituiscono l'inconscio. Freud ha osservato, inoltre, che il processo di rimozione è in sé un atto non-cosciente e non volontario.

La seconda fase: gli scritti maturi

Nella seconda fase egli approfondisce la tripartizione tra le parti della personalità individuando:

  • ES (L'Id = latino, = it in inglese, = es in tedesco): È la parte più profonda, il luogo dove risiedono gli istinti e le pulsioni. Il perfezionamento rispetto alla prima fase sta nel fatto che egli constata che l’es è il luogo dove non esiste la morale: non c’è bene o male. L’es è qualcosa di impermeabile alle regole morali ed è mosso soltanto dal principio del piacere e dal desiderio di appagare i propri desideri.
  • IO: ha poco a che fare con il preconscio. È la parte organizzata della personalità ed è il mediatore tra l’individuo e i tre padroni che su di lui vorrebbero imporsi: 1) l’es, che con i suoi desideri fa pressione sull’individuo, 2) La realtà esterna, 3) Il super io.
  • SUPERIO: è la coscienza morale. Sono le regole, le proibizioni instillate nella mente dell’individuo e che lo accompagnano per tutto il corso della sua vita.

La sanità per Freud sta nel tenere in equilibrio queste spinte. Un Ego ben strutturato garantisce la capacità di adattarsi alla realtà e di interagire con il mondo esterno, soddisfacendo le istanze dell'Id e del Superego. Quando l’individuo vuole far prevalere una di queste parti si troverà in una situazione di squilibrio, che può essere temporanea o permanente. La psiche è per Freud già di per sé conflittuale, ancor prima che arrivino i traumi. Non è il trauma che causa squilibrio, la mente lo è già di per sé: la normalità è il conflitto. In questo conflitto insorge anche la realtà esterna.

La repressione

In questa conflittualità bisogna capire come si è possibile gestire questi squilibri e come questi ultimi siano la base della repressione. Secondo Freud infatti la repressione avviene partendo da due percorsi paralleli:

  • Ontogenetico: riguarda lo sviluppo del singolo individuo
  • Filogenetico: riguarda lo sviluppo del genere umano

Per spiegare come è nato l’uomo egli utilizza il mito dell’orda primordiale.

Piano filogenetico

Racconta di questo gruppo di selvaggi tra cui c’è un capotribù (il padre) che tiene per sé tutti i piaceri a discapito dei sudditi: non lavora perché gli altri lavorano per lui, tiene per sé tutte le donne, governa quindi anche la sessualità. Oltre al capotribù ci sono ovviamente i figli, che stanchi del comportamento ad un certo punto complottano per ucciderlo: da questo sacrificio nasce il genere umano. Una volta che però questi ultimi si sentono pienamente liberi di appagare i propri istinti, la comunità precipita nel caos totale. A questo punto per risolvere la situazione decidono di eleggere un nuovo capo che dovrà essere il principio regolatore che permetterà alla comunità di andare avanti. Il padre o capotribù è paragonato al superio, mentre i figli all’es, alla pulsione scatenante degli impulsi. Ma Freud ci fa capire che la civiltà umana è basata sulla sperimentazione totale della libertà che ci fa comprendere l’importanza di un principio regolatore. Freud ci dice che dato che la struttura dell’uomo sul piano ontologico è conflittuale a priori, bisogna trovare un principio regolatore; lo stesso meccanismo avviene sul piano filogenetico per la società. Così come vi è un conflitto interiormente all’uomo a priori, così sul piano della società la guerra è sentita come naturale per il singolo. L’uomo sia sul piano della crescita individuale, sia sul piano dello sviluppo del genere umano parte da una situazione di conflittualità di partenza: questo conflitto deve essere mitigato da un principio regolatore e deve lavorarci su, è così che nasce la repressione. La civiltà è dunque repressiva e più si raffina più la repressione è grande.

Piano ontogenetico

Lo stesso percorso che fa la società nel suo sviluppo, avviene parallelamente nel soggetto, nella sua interiorità. Egli utilizza per esemplificare questo parallelo la tragedia di Edipo definendo il complesso che secondo lui è alla base di questa tragedia come appunto complesso di Edipo. Per Freud in questa tragedia si coagulano: la conflittualità nei confronti del genitore dello stesso sesso; il desiderio verso il genitore del sesso opposto. Egli paragona ciò che avviene nell’individuo attraverso questo complesso a ciò che avviene nel mito dell’orda primordiale, dunque nella società. Nel mito infatti, i figli maschi uccidono il padre per le donne.

Totem e tabù (1913)

Partendo dal problema della repressione, Freud si chiede perché alcuni soggetti hanno difficoltà nel reprimere. Egli si chiede perché ad esempio in alcune popolazioni di selvaggi il problema dell’incesto è proibito esplicitamente, ad esempio il genero non può stare nella stessa stanza della suocera. Da questa constatazione egli comprende che esiste una similitudine tra i primitivi (i selvaggi), i soggetti psichicamente instabili e i bambini: questi ultimi presentano grosse difficoltà nel rispondere alla repressione in modo naturale. Essi hanno infatti bisogno di autoimporsi delle regole, poiché non sono in grado di reindirizzare alcune pulsioni e reprimerle. I soggetti civilizzati invece hanno già interiorizzato la repressione, non hanno bisogno di imporsi delle regole, per loro è naturale. Il fatto che il soggetto civilizzato vive in una collettività che reprime il desiderio, fa sì che più questa società è raffinata meno ci si accorge di queste regole poiché sono interiorizzate. Partendo dalla constatazione che le regole che per i soggetti civilizzati sono sottintese, per i selvaggi e per i nevrotici non lo sono ma anzi questi devono autoimporsele, Freud si chiede il perché. Secondo lui i soggetti che riescono ad autoregolarsi senza imporsi precise regole o prescrizioni hanno già interiorizzato il divieto. Questi hanno un IO più forte, riescono ad equilibrare gli squilibri.

La società e la repressione

Da tenere presente nell’analisi di questi saggi sono i due elementi conflittuali:

  • Elemento conflittuale interno: l’es, l’io e il super io sono in continuo conflitto. Quando uno prevale il soggetto ha qualche disturbo psichico, quando sono in equilibrio si ha un soggetto normale.
  • Elemento conflittuale dell’interno con l’esterno: l’elemento della società fa sì che non viviamo nel selvaggio totale, ma d’altra parte è repressione continua.

Freud si chiede che spazio c’è per la libido nella società umana. Nei saggi che analizzeremo bisogna tener presente anche altri due aspetti della repressione:

  • Il piano filogenetico: Il genere umano ha introiettato la repressione. I primi uomini avevano appagamento totale, poi la società si affina fino a che questa interiorizzazione della repressione è sempre meno dolorosa e più automatica.
  • Il piano ontogenetico: L’individuo interiorizza la repressione. Il bambino ha lo stesso percorso: all’inizio desidera tutto, poi pian piano capisce che non può avere tutto e cresce fino a diventare adulto. Questo processo non è indolore, è repressione ma lo facciamo tanto più agevolmente quanto più ci troviamo in una civiltà fine (una civiltà in cui le regole sono interiorizzate e la repressione è meno dolorosa).

Il piano ontogenetico e filogenetico vanno di pari passo.

Il disagio della civiltà ed altri saggi

Psicologia delle masse e analisi dell’Io (1921)

In questo saggio Freud si chiede: 1) che cos’è una massa? 2) in cosa lo stare nella massa determina la vita dell’individuo? La massa non è la civiltà e non è esistita sempre. Questa è infatti un tratto peculiare del '900 poiché è in questo momento che maturano grandi nuclei di persone (totalitarismi, guerre). La massa è il nuovo protagonista della storia, un processo che era partito dalla Rivoluzione Francese e che trova il suo culmine nel '900. Un altro fatto rilevante nella nascita di queste masse è la creazione delle metropoli e dunque dell’omologazione. Freud si propone di comprendere che ruolo hanno tutte le cose che aveva fino a quel momento capito sull’io nelle masse. Cosa cambia quando l’individuo si trova nella massa? Freud afferma infatti nell’introduzione: la psicologia individuale è anche, fin dall’inizio, psicologia sociale (p.65). Sin dalla nascita, nei rapporti con i genitori, con i fratelli la psicologia non è individuale ma appunto sociale.

La descrizione dell’anima delle masse in Le Bon

Freud per rispondere a queste domande si serve di un testo di Le Bon chiamato Psicologia delle folle. Questo libro è considerato un libro capitale per i totalitarismi. La prima cosa che Le Bon osserva è che nel momento in cui una massa si unisce gli individui acquistano un’anima collettiva, e il solo fatto che questi siano uniti in una massa li fa pensare in un modo totalmente diverso da come farebbero in situazioni individuali. Freud osserva come Le Bon non si curi del che cosa lega questi uomini in una massa (cosa che lui farà nella critica) e passa subito a descrivere la modificazione che avviene nell’individuo quando si trova nella massa, che a suo parere è molto vicina alla sua concezione psicologica dell’individuo. Per descrivere le cause che permettono all’individuo di essere diverso all’interno di una massa egli si rifà alla teoria psicologica allora moderna dell’inconscio. Nelle masse secondo Le Bon la specificità dell’individuo scompare e di conseguenza anche le sue acquisizioni, mentre al contempo emerge l’inconscio. È in questo modo che si crea un tratto comune a tutti gli individui di una massa, ma Le Bon afferma anche che emergono tratti nuovi, in precedenza non posseduti dal soggetto e cerca le ragioni in tre cause: Il soggetto sente nelle sue mani un’invincibile potenza.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

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