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Vous indica invece tutti i destinatari: "on a retrouvé votre chien" indica il cane dei destinatari.

Un gruppo nominale possessivo può essere considerato come l'equivalente di un gruppo nominale definito da

complemento determinativo: ciò implica l'impossibilità di aggiungere nel gruppo nominale possessivo un altro

complemento dello stesso tipo. Una relativa, ad esempio, non può che essere appositiva in un gruppo nominale introdotto

da un possessivo, come dimostrano tali esempi:

1- "La maison qui est sur la colline a une vue superbe": POSSIBILE, permette le due interpretazioni appositiva e

determinativa della relativa

2- IMPOSSIBILE: "sa maison qui est sur la colline a une vue superbe" perché sono presenti 2 determinazioni e si ha

quindi una sovrabbondanza di informazioni (già una determinazione è data con la relativa)

3- possibile: "sa maison, qui est sur la colline, a une vue superbe": POSSIBILE poiché con il possessivo l'interpretazione

appositiva, marcata qui con le virgole, è l'unica possibile poiché la determinazione del gruppo nominale soggetto è già

indicata dal possessivo e un'interpretazione determinativa della relativa sarebbe in contraddizione con essa.

La preposizione "de" esplicita la relazione alla persona, che può avere anche sensi diversi rispetto al possesso:

1- La maison de Paul > sa maison > Paul a une maison: Paul è soggetto quindi posso trasformare la frase in un'altra dove

Paul è soggetto: GENITIVO SOGGETTIVO

2- La maison de Paris: impossibile dire "sa maison" poiché il possesso non si riferisce al soggetto: GENITIVO

OGGETTIVO

La sostituzione funziona quando la funzione soggiacente è di soggetto/ complemento oggetto.

Vi sono tuttavia ambiguità come quando il primo nome è compatibile con un complemento a valore di agente introdotto

dalla preposizione "par", come in "Pierre.. son éloge par l'orateur = l'éloge de Pierre par l'orateur= l'orateur fait l'éloge de

Pierre".

1- qualcuno gli ha fatto una lode: genitivo oggettivo

2- Pierre fa una lode: genitivo soggettivo

In entrambe è possibile la sostituzione ma rimane comunque l'ambiguità poiché entrambe le due interpretazioni

semantiche sono possibili.

Vi sono casi dove utilizzare il possessivo costituisce una ridondanza poiché si tratta di una possessione inalienabile: "j'ai

mal à la jambe", no "j'ai mal à ma jambe". Si tratta di una ridondanza poiché la gamba, per definizione, appartiene alla

persona ed è quindi una possessione inalienabile.

Altro caso è quello di esempi come "Pierre a brossé ses dents", dove in francese si ha la dissociazione della persona e

non mettendo il possessivo si intende di qualcun altro. Bisogna invece dire "Pierre LUI a brossé les dents". SI può lo

stesso in alcuni casi utilizzare il possessivo in caso di possesso inalienabile, ma ciò implica una differente costruzione e

un effetto di senso supplementare: "j'ai mal à ma jambe" è possibile poiché una persona ha due gambe, mentre nel caso

di "j'ai mal à ma pauvre tete" è possibile grazie all'aggettivo pauvre che indica che il locutore vuole predicare qualche

cosa della parte del corpo citata quindi diviene oggetto di una predicazione e non solo una parte inalienabile del corpo.

-DIMOSTRATIVI

In francese i dimostrativi sono: ce, cet, cette, ces.

Si distinguono dagli articoli e un primo elemento che indica la loro distanza è l'elemento diacronico, ossia la loro origine:

mentre l'articolo determinativo deriva dal latino "ILLE" (dimostrativo associato alla 3 persona), il determinativo

proviene invece da "ECCE HIC".

Inoltre contrariamente al possessivo, il dimostrativo ha una referenza differente da quella dell'articolo definito: mentre

infatti gli articoli definiti sono anaforici, i dimostrativi sono deittici.

In un gruppo nominale introdotto dall'articolo definito, il senso del nome ha un ruolo fondamentale nella creazione della

referenza attuale del gruppo nominale. Ciò non avviene in un gruppo nominale con un dimostrativo. Considerando le

frasi:

1) Donne-moi l'éponge

2) Donne-moi le truc

la seconda frase non è possibile in quanto la parola "truc", "cosa", è una parola troppo generica che indica essa stessa una

categoria. La frase corretta è infatti: "donne-moi ce truc".

Mentre l'articolo definito identifica infatti un oggetto preciso, il dimostrativo non ha questa proprietà.

Per rendere compatibile un nome così impreciso con le istruzioni date da "le", bisognerebbe infatti aggiungere un

complemento che restringa l'estensione del concetto per permettere il riferimento di un oggetto unico, come ad esempio

"qui est là, qui est à coté de..."ecc.

Il dimostrativo invece permette di realizzare l'atto di referenza, così che nella frase "Donne-moi cette éponge", il senso

lessicale della parola "éponge" non è indispensabile poiché il dimostrativo ha un valore DEITTICO: identifica il

referente del gruppo nominale con un rinvio diretto alla situazione.

Utilizzando infatti "ce", il locutore designa un oggetto identificabile nella situazione dove l'aggettivo dimostrativo è

impiegato. A permettere l'identificazione del referente è perciò la situazione del discorso e non il senso del nome stesso.

Nella frase: "il n'y avait pas d'éponge dans la salle. On m'a donné un mouchoir en papier. J'ai effacé le tableau avec cette

éponge de fortune", si può utilizzare il dimostrativo per riferirsi ad un oggetto generico, mentre non è possibile dire "il

n'y avait pas d' éponge dans la salle. On m'a donné au mouchoir. J'ai effacé le tableau avec l'éponge de fortune" poichè ci

si riferisce al "mouchoir" citato prima.

Contrariamente a "le", che presuppone sempre l'esistenza nella situazione di un oggetto ("il Re di Francia è calvo"

presuppone l'esistenza di un re), "ce" non presuppone l'esistenza nella situazione di un oggetto preciso, ma necessita

di un locutore che lo categorizzi nella situazione.

I dimostrativi possono inoltre riferirsi a più oggetti: mentre la frase "je voudrais ce gateau, et aussi ce gateau" è

corretta, "Je voudrais le gateau et aussi le gateau" non è corretta perché il definito impone, al singolare, di considerare

che il referente del gruppo nominale sia l'unico oggetto della categoria nella situazione.

Il dimostrativo può dunque essere utilizzato in una situazione donata per riferirsi a più oggetti differenti e ciò si spiega

con il fatto che ogni gruppo nominale corrisponde ad una designazione distinta, effettuata dal dimostrativo e

indipendente dal senso del nome. "Ce gateau" si riferisce infatti, tra tutti gli oggetti della situazione, a quello che il

locutore distingue dagli altri.

Il senso del nome determinato dal dimostrativo offre un'informazione supplementare.

"ce chat est gentil": oggetto differente dagli altri, focalizzazione

"le chat est gentil": un solo oggetto corrisponde al senso del nome "chat".

Il dimostrativo inoltre permette di stabilire un contrasto tra il referente del gruppo nominale e gli altri membri della

categoria: il locutore distingue l'oggetto della situazione da altri. Nella frase "ce chat est un mammifère", il predicato si

applicano a tutti i "gatti" e non può servire a distinguere il referente del soggetto "ce chat" dagli altri elementi della classe

poiché il predicato "est mammifère" si riferisce a tutti gli oggetti di quella categoria e non può distinguerne uno dall'altro.

Nella frase "ce chat est gentil" invece, si ha una focalizzazione grazie al dimostrativo che distingue l'oggetto determinato

dagli altri donando un informazione supplementare.

Utilizzando invece l'articolo definito, "le chat est gentile", un solo oggetto corrisponde al senso del nome "chat".

I dimostrativi inoltre possono, come l'articolo definito, essere utilizzati per riprendere un referente introdotto

nell'enunciato precedente.

La frase "il y avait un homme devant moi. L'homme était Pierre" non è corretta poiché viola il vincolo di unicità visto

che nulla garantisce che il referente del gruppo nominale "un homme" sia il solo nella situazione. Non si può infatti

passare da un indefinito "un homme" al definito senza ulteriori specificazioni.

La frase " il y avait un homme devant moi. Cet homme était Pierre" è invece corretta: non vi è unicità poiché il

dimostrativo non impone alcun vincolo di unicità e permette quindi la ripresa del gruppo nominale indefinito "un

homme".

Il referente di "cet homme" è quindi "l'uomo di cui si è parlato nella frase precedente".

Nella frase "il y avait un homme et une femme devant moi. Cet homme était Pierre", l'utilizzo del dimostrativo non è

invece corretto poiché "homme" in questa frase non è un oggetto autonomo e distinto e nasce dunque la difficoltà di

distingue il referente di "un homme" all'interno del gruppo costituito dalla coordinazione "un homme et une femme".

Sarebbe invece corretto riprendere con un dimostrativo l'insieme di un gruppo, come in "il y avait devant moi un homme

et une femme. Ces gens étaient attendrissants".

Nel primo contesto è quindi più corretto utilizzare l'articolo definito perché permette di considerare che, nella situazione

costruita dalla coordinazione "un homme et une femme", il referente di "un homme" sia l'unico rappresentante della

categoria ("il y avait un homme et une femme devant moi. Cet homme était Pierre").

Nel senso istruzionale del dimostrativo si possono distinguere dunque 3 elementi:

1- designo X

2- categorizzo X come membro della classe N

3- Attiro l'attenzione dell'interlocutore su X (che lo identifica).

Questa definizione deriva dalla natura deittica del dimostrativo: impiegando il dimostrativo il locutore compie un atto di

designazione che implica la possibilità di distinguere il referente nella situazione del discorso e presuppone che per il

locutore il referente del gruppo nominale sia identificato.

E' il locutore che decide, scegliendo N, di riordinare il referente nella categoria corrispondente al senso del nome.

L'ultima parte della definizione infine formula un'ulteriore proprietà del dimostrativo: se il locutore designa con "ce" un

elemento della situazione, è per attirare sull'elemento l'attenzione dell'interlocutore.

L’ASIMMETRIA DELLE PERSONE DEL DISCORSO

Locutore e destinatario non sono sullo stesso piano in rapporto all’identificazione del referente del gruppo nominale

dimostrativo: il locutore infatti identifica il referente del gruppo nominale, ma non è detto che ciò avvenga per

l'interlocutore. Per tale motivo si può parlare di "asimmetria delle persone del discorso". Considerando le frasi:

1- j'ai acheté un chateau

2- j'ai acheté le chateau

3- j'ai acheté ce chateau

Nella frase 1 e 2 non vi è alcuna differenza tra locutore e destinatario di apprendere il referente del gruppo nominale

poiché nella prima l'articolo definito non impone che il referente sia identificato (il senso del nome è sufficiente al

destinatario come al locutore per costruire un "oggetto della categoria chateau". Nella frase 2 l'impiego del definito

presuppone che il referente del gruppo nominale sia identificato per il locutore e per il destinatario: in una data situazione

è il solo oggetto corrispondente al senso del nome chateau. La frase 3 invece non significa nulla in più che "il locutore

designa un'entità distinta per mezzo del gruppo nominale ce chateau".

Come non è possibile designare un oggetto non identificato preliminarmente ciò implica che il referente del gruppo

nominale è identificato dal locutore, ma non per forza dal destinatario.

Ciò che oppone le frasi 2 e 3 è che l'impiego nella 3 frase non presuppone alcuna conoscenza preliminare del referente da

parte del destinatario. Invece rispetto alla 1 frase la 3 mette il destinatario nella condizione di identificare il referente del

gruppo nominale poiché è posto come identificato dal locutore, che attira l'attenzione su di lui e attende che il

destinatario lo identifichi a sua volta.

Tuttavia il senso del nome "chateau" non è un indice sufficiente per aiutare il destinatario ad identificare il referente del

gruppo nominale.

Tale asimmetria degli interlocutori di fronte l'identificazione del referente del gruppo nominale dimostrativo che

permette di comprendere una proprietà rilevata dalla maggior parte dei linguistici: l'incompletezza del dimostrativo. Con

ciò si intende che se il dimostrativo impone, come l'articolo definito, l'identificazione del referente del gruppo nominale

che introduce, contrariamente all'articolo definito non è sufficiente per offrire al destinatario dell'enunciato i mezzi per

operare tale identificazione. Necessita di indicazioni complementari affinché il destinatario possa identificare il referente.

Indici che permettono l'identificazione:

1- l'indice è la situazione di enunciazione stessa poiché definisce un luogo e un tempo. Il dimostrativo funziona come un

deittico trasparente e rinvia direttamente a uno dei parametri costitutivi della situazioni. "Je vais voir Pierre ce soir": "ce

soir" rinvia alla sera del giorno in cui viene enunciato. Questo è il solo caso dove il locutore e interlocutore si ritrovano

ugualmente davanti alla referenza dimostrativa: condividono per definizione la conoscenza della situazione

dell'enunciato.

2- l'indice è costituito da un gesto qualunque del locutore che orienta l'attenzione del destinatario verso tale oggetto della

situazione "Passe moi ce livre": riferisce un gesto completo. Il locutore può mostrare il libro additandolo o fare un gesto

con la testa verso quella direzione. Questo caso corrisponde a quello che le grammatiche chiamano spesso "impiego

deittico" del dimostrativo.

3- l'indice è costituito da una forma linguistica presente nel contesto che precede il gruppo nominale dimostrativo, e di

cui il destinatario può ragionevolmente pensare che questo gruppo nominale sia una ripresa. "J'ai cheté un stylo. Ce

stylo écrit très fin": ripresa, anafora. "Pierre Dupont a été choisi pour le role. Ce jeune comédien est très prometteur".

Pierre Dupont è la forma ripresa. Questo caso corrisponde a quello che le grammatiche chiamano "impiego anaforico"

poiché si può immaginare un'interpretazione del dimostrativo che lo renderebbe indipendente dal contesto precedente.

Per esempio " ce stylo" potrebbe designare, con un gesto, una vecchia penna del locutore e la ragione per cui ne ha

comprata una nuova. Gary Prieur preferisce parlare per tale motivo di "reprise" piuttosto che di anafora: un'anafora è

infatti una relazione obbligatoria tra due termini, mentre una ripresa è fondata su un'ipotesi del destinatario e applica

quindi un principio di coerenza discorsiva, che non è una regola della lingua.

4- l'indice è costituito da uno o più complementi di nome all'interno del gruppo nominale. Questo complemento può

essere una proposizione relativa o una costruzione equivalente, alla destra del nome principale, come in "J'ai rencontré

cette fille anglaise que tu aimes tant": complemento di N

I complementi apportano delle informazioni che si aggiungono a quella già data dal senso del nome e che facilitano

l'identificazione del referente dal destinatario. Si può notare tuttavia che tale identificazione è facilitata ma non per forza

effettuata da questi complementi: nella frase a ad esempio, potrebbe accadere che il destinatario ami molte attrici inglesi,

quindi le informazioni date non sono sufficienti a selezionarne una. In questo caso, il destinatario non è in grado di

identificare il referente indicato dal locutore.

5- non vi è un indice complementare. Questo è il caso tipicamente di alcuni enunciati che figurano all'inizio di un

romanzo che non possono appoggiarsi né su un precedente contesto né su una memoria condivisa tra i locutori. Due

esempi sono:

a) J'étais assis dans ce jardin.

b) Il leur avait semblé à tous trois que c'était une bonne idée d'acheter ce cheval.

Questi due enunciati sono gli incipit di due romanzi. Il lettore destinatario non è in misura di applicare l'istruzione di

identificazione dl dimostrativo. Anne Reboul chiama ciò "il fallimento della referenza": il locutore non ha alcun mezzo

di sapere di quale giardino o cavallo si tratti ma si accontenterà di una parziale interpretazione del dimostrativo.

Questa situazione può avvenire quando il locutore fa appello ad un'esperienza condivisa con l'interlocutore poiché le

indicazioni date potrebbero non essere sufficienti:

a) alors, tu l'as fini, ce livre

b) j'ai encore rencontré ce type.

I gruppo nominali dimostrativi in queste due frasi non sono completamente interpretabili (con l'identificazione del

referente) a meno che gli interlocutori non abbiano un'esperienza condivisa sufficientemente vicina così che il

destinatario possa identificare, in assenza di informazioni supplementari, il referente di "ce livre" o "ce type".

Il dimostrativo è dunque differente dal possessivo: hanno in comune di far intervenire nella determinazione del nome una

relazione alla persona, ma non nello stesso modo. Nella definizione del possessivo, le tre persone grammaticali

intervengono e si servono unicamente di un punto di riferimento per l'identificazione del referente del gruppo nominale

possessivo. Nella definizione del dimostrativo invece, entrano in gioco solo le persone del discorso, che intervengono

come attori nell'atto di referenza e che non giocano tutti lo stesso ruolo: il locutore è responsabile della designazione e

della denominazione del referente del determinativo, mentre l'interlocutore deve interpretare il gruppo nominale, non

sempre evidente.

GENERICITA': Prendendo la frase "Ah ! Ce Pierre ! Qu’il est gentil!", vediamo che il dimostrativo non ha una funzione

referenziale, ma ha invece una funzione espressiva che indica la soggettività del locutore.

-I DETERMINANTI INDEFINITI

Gli articoli, i possessivi e i dimostrativi costituiscono un insieme omogeneo.

Dal punto di vista sintattico vediamo nelle grammatiche sotto l’etichetta di “determinanti/ aggettivi indefiniti” delle unità

con differenti proprietà di distribuzione che possiamo raggruppare in 3 tipologie:

A- determinanti specifici, incompatibili con gli altri determinanti (come i determinanti finiti): è il caso di “plusieurs”

“nul” “chaque” :

a. plusierus enfants ont été malades, dove "Les (ses, ces) plusieurs enfants ont été malades" è impossibile

b. Chaque problème a une solution, dove "Le (un, son) chaque problème a une solution" è impossibile

B- altri possono introdurre solo il nome o combinarsi con altri determinanti, prendendo in questo caso la posizione di

aggettivi, come i numerali o “quelques”

e. trois enfants ont été malades / Les (ces ses) trois (jeunes) enfrants ont été malades

g. il a rencontré quelques difficultés/ ces quelques (petites)difficultés ne l’ont pas arretré

C- altri invece nel francese moderno non possono essere mai utilizzati soli come introduttori di un nome ma si

combinano necessariamente con un altro determinante avendo sempre la posizione di un aggettivo: è il caso ad esempio

di “autre” e “meme”

i. il a acheté un autre livre, mentre "Il a acheté autre livre" è impossibile

k. Il a vu le meme film plusieurs fois, mentre "il a vu meme film plusieurs fois" è impossibile

Le unità lessicali B e C hanno un comportamento sintattico che li avvicina agli aggettivi qualificativi. Questo

avvicinamento tra la sotto-categoria degli aggettivi indefiniti e quella degli aggettivi qualificativi è evidente per certe

unità lessicali che, pur rientrando nella categoria A, possono anche essere incontrati in posizione di attributi come

vediamo in “Les filles étaient deux/ plusieurs".

Possiamo anche notare che alcuni aggettivi indefiniti che a sinistra del nome funzionano come dei determinanti,

diventano dei veri e propri qualificativi quando sono a destra:

o. Elle avait differentes (des, plusieurs, *etranges) idées sur la question

p. Elle avait des idées differentes (*des, *plusieurs, étranges) sur la question

Il problema è di sapere se queste unità classificate come indefiniti siano determinanti o aggettivi.

L’unanimità dei linguisti si li ritiene una sotto-categoria: gli aggettivi numerali ordinali (deuxième, troisième), che non

possono mai essere sufficienti a introdurre un nome e non sono dunque dei determinanti.

q. elle a développé un (son, le) troisième argument, mentre "elle a développé troisième argument" è impossibile.

Sul piano semantico anche gli indefiniti sono molto diversi gli uni dagli altri e anche l’etichetta stessa è giudicata

generalmente inadeguata. Quando funzionano in posizione di determinante, non pongono alcuna identificazione:

1- J'ai vu un/plusieurs film/s (alcuna identificazione)

2- J'ai vu trois films (alcuna identificazione, sottolinea solo il numero di film visti)

Le categorie degli indefiniti sono: quantificatori (Trois hommes, plusieurs hommes), di referenza distributiva (Chaque

matin), di referenza illocutoria (Quelle voiture as-tu?), di referenza individualizzante (Il sera à tel endroit).

-QUANTIFICATORI

Questo primo gruppo presenta omogeneità visto che tutti i determinanti che lo costituiscono possono definirsi in

opposizione a “un” sia perché ne costituiscono il plurale (un N/ deux N, plusieurs N, quelques N) sia perché

contrariamente all’articolo “un”, che pone l'esistenza di un oggetto di categoria N, negano questa esistenza (un N/ aucun

N, zéro N..)

La sotto-classificazione proposta per questa categoria si basa sul tipo di quantificazione messa in opposizione a un: i

numerali cardinali costruiscono un gruppo di elementi il cui numero è preciso, contrariamente ai "quantificatori

approssimativi" che costruiscono un gruppo di elementi dove si ignora il numero, mentre i "determinanti della quantità

nulla" permettono, ognuno nella sua maniera, di parlare di un insieme vuoto.

-I NUMERALI

Questi determinanti costituiscono la sotto-classe più importante numericamente, e la più strana sul piano semiotico. Di

tutti i determinanti in francese, i numerali sono i soli a essere teoricamente in numero illimitato. Comportano due tipi di

unità: 24 unità semplici dalle quali possiamo costruire un numero infinito di numeri grandi quanto vogliamo: Marie a

quatre frères, Marie a quarante-quatre ans..., mentre in Belgio 26 (septante, nonante) e in Svizzera 27 (septante, huitante,

nonante).

Possono anche essere utilizzati per impieghi figurati, come "faire mille sottises", significa fare lo sciocco e vivere senza

rispettare la morale si dice invece "faire les quatre cents coups".

I numerali si dividono in interi e frazionari (sintatticamente si formano mettendo il numero frazionario + de). Demi- e

semi- sono invariabili e non seguiti da “de”. In alcuni casi demi- e mi- si equivalgono, come per “à demi-voix” e “à mi-

voix”, che significano entrambi “a voce bassa”, ma in altri casi no, come per esempio in “arriver à mi-parcours” è

impossibile utilizzare demi- perché /mi-/ è piuttosto un qualificante (à mi-temps, à la mi-aout).

Gli interi al di sotto di 100 si scrivono con un trattino (dix-sept, vingt-trois) e dalla riforma del 1990 anche 21/31 ecc si

scrivono con il trattino (vingt-et-un).

Per esprimere una quantità possiamo anche utilizzare DETERMINANTE+NOME: une douzaine, une centaine..

I numerali costituiscono un esempio di determinanti secondari, ovvero che si possono combinare con un determinante

specifico. Possiamo infatti trovare un numerale associato a un determinante definito per costituire l’insieme di elementi

identificati. In questo caso, il ruolo del numerale serve a precisare il cardinale dell’insieme, del quale l’attualizzazione e

l’identificazione sono assicurate dal determinante definito:

a- je lui ai donné ces trois (vieux) livres. (“ces livres qui sont trois (vieux)”)

b-je viendrai avec mes deux (jeunes) frères. (“mes frères qui sont duex (jeunes)”)

QUANTIFICATORI APPROSSIMATIVI

In opposizione ai determinanti numerali, che quantificano gli elementi di un insieme con precisione, in francese vi sono

dei determinanti che veicolano anche un’indicazione di quantità ma senza alcuna precisione, da qui chiamati

“quantificatori approssimativi”.

Si tratta di una categoria limitata che comprende: quelque, quelques, certains , plusieurs , divers e différents.

-I SETTORIALI

Vi sono due tipi di settoriali: i settoriali semplici e composti.

Quelques e Plusieurs hanno un'estensività di 2 o più di 2: “Pierre a bu quelques verres avant de partir”/ “Pierre a bu

plusieurs verres avant de partir”.

1- Per la prima ipotesi, elaborata da Gosse, Arrivé-Gadet+Galmiche, /quelque/ indica un numero poco elevato, mentre

/plusieurs/ una quantità più importante. ́

Ma vi è un problema, prendiamo l'esempio: "Elle lui a donné quelques enfants dont plusieurs etaient de lui ". In questa

frase /quelques/ > /plusieurs/.

2- Per la seconda ipotesi, elaborata da Wilmet, /quelques/ minimizza mentre /plusieurs/ indica che un'aspettativa è stata

superata. Avendo la frase "Pierre n’a bu que quelques verres", è improbabile dire "Pierre n’a bu que plusieurs verres "

poiché plusieurs indica un eccesso.

Allo stesso modo, per la frase "La religion chrétienne interdit d’avoir plusieurs femmes", dove plusieurs indica "più di

una femmina" o una soglia-limite, è improbabile dire "La religion chrétienne interdit d’avoir quelques femmes ".

Un'altra caratteristica di /quelques/ è che tollera /les/, come vediamo nell'esempio: "Les quelques betises qu’il a

commises".

3- Dall'articolo di Gondret, uno dei fattori comunemente avanzati per distinguere "quelques" e "plusieurs" tiene conto del

fatto che "quelque", contrariamente a "plusieurs", si adatta facilmente a contesti minoranti:

a. Il ne possède que {quelques / *plusieurs} livres.

b. b. Il possède seulement {quelques / *plusieurs} livres.

4- Secondo Bacha, scegliere tra "quelques" e "plusieurs" significa orientare l'interpretazione rispettivamente verso il

negativo o il positivo. Negli esempi che seguono notiamo che "quelque" impone un aspetto restrittivo mente "plusieurs"

implica al contrario un aumento:

a. Ne nous affolons pas: nous sommes encore à {plusieurs /?quelques} semaines des élections.

b. Tu as manqué le train de peu : il est parti il y a {?plusieurs / quelques} minutes.

5- Secondo Gréa, "quelques" N designa un insieme di elementi presi nella loro globalità, ossia un collettivo. Plusieurs N,

alcontrario, designerebbe una sommatoria di elementi distinti senza che vi sia la domanda di integrarli in un quadro più

globale: ́

a. “A l’enterrement, il a verse quelques larmes”.

́

b. “?A l’enterrement, il a verse plusieurs larmes”.

Nella frase a "quelques larmes" denota una sommatoria di lacrime prese nel loro insieme, in modo che la loro

accumulazione finisce per rinviare ad un processo globale, al sapere piangere.

Prendiamo gli esempi:

Il lui reste quelques cheveux

1. ?Il lui reste plusieurs cheveux

2.

I due determinanti profilano differentemente la pluralità denotata dal gruppo nominale. "Quelques N" denota una

collettività costituita da un numero indeterminato di elementi, mentre "plusieurs N" denota una sommatoria

(indeterminata) di N.

QUELQUE

Quelque indica una quantità senza precisione e nella lingua attuale non è utilizzato come un determinante di un nome

concreto:

"Elle lui donne quelque espoir qu’il arrive", mentre "Elle lui donne quelque tranche de pain" è impossibile, o anche "Elle

́ ̀

a quelque difficulte a comprendre", mentre "Elle lui donne quelque bon bouillon" è impossibile.

La forma "quelque" rimane più viva nel linguaggio corrente con alcuni nomi astratti, come in:

c- j’ai quelque (de la) difficulté à comprendre sa théorie

d- on a quelque (un) espoir que les choses finissent par s’arranger, dove "quelque" può essere rimpiazzato da un articolo

indefinito.

Il confronto dei gruppi nominali con articolo e quelli con "quelque" mostra che "quelque" aggiunge un'informazione

supplementare:

e- j’ai une certaine (dose de) difficulté à comprendre sa théorie

f- on a un certain (un certaine dose d’) espoir quel es choses finissent par s’arranger,

dove il determinante impone un’assenza di identificazione dell’idea espressa dal nome.

Quelque accompagna in miglior modo dei contesti “irreali” o delle domande:

k-il est très en retard, il aura eu quelque ennui, dove quelque permette di indicare la possibilità di un fastidio qualunque

senza implicare l’attualizzazione nel mondo reale

l-aurais-tu quelque idée de ce qui se trame?, dove non vi è attualizzazione nel mondo reale del referente di "quelque

idée" poiché è l'oggetto stesso della domanda poste

QUELQUE E PLUSIEURS

L’opposizione tra questi due quantificatori non si situa tanto sul piano della quantità stessa, ma della prospettiva nella

quale l’enunciato situa questa quantità:

a. j’ai lu quelques livres sur ce sujet

b- j’ai lu plusieurs livres sur ce sujet.

Gli enunciati a e b possono essere utilizzati bene l’uno e l’altro per parlare, per esempio, di un gruppo di sei libri, ma non

nella stessa maniera: quelques opera una restrizione a partire dalla totalità della categoria mentre plusieurs costruisce un

gruppo tramite un movimento di moltiplicazione a partire da un elemento della categoria.

Questa differenza tra quelques e plusieurs si manifesta chiaramente nell’incompatibilità del secondo con un contesto

restrittivo:

c-je n’ai lu que quelques livres sur ce sujet

d- je n’ai lu que plusieurs livres sur ce sujet

e inversamente, un contesto che indica chiaramente un aumento di nomi esclude l’impiego di quelque:

e- j’ai lu un livre , et meme deux livres (plusieurs livres/ quelques livres) sur ce sujet

CERTAINS

A differenza di quelques e plusieurs, certain aggiunge alla quantificazione di un elemento di senso qualificante:

a-plusieurs films français ont eu du succès a l’étranger cette année, che attira l’attenzione sulla pluralità di film

b-certains films français onte eu du succès à l’étranger cette année, che implica che tutti i film francesi non hanno avuto

lo stesso successo.

Il determinante certains permette di delimitare nella categoria di film francesi un sottoinsieme definendosi attraverso

delle proprietà che l’oppongono agli altri.

Questo valore è confermato dall’impossibilità di introdurre nel mezzo di certains i nomi di misura, che designano per

definizione degli elementi che non si differenziano gli uni dagli altri:

e-j’ai marché pendant quelques (plusieurs, *certains) kilomètres

f- j’ai pris plusieurs (quelques, *certains) kilos cet été

DIVERS, DIFFERENTS, CERTAINS

I determinanti "divers" e "differents", come "certains", sono incompatibili con il nome della misura a causa del loro

valore qualificante :

a- *j’ai pris differents kilos cet été

b- *j’ai marché divers kilomètres sur le chemin de randonnée

ma l’informazione qualitativa che si oppone non è la stessa che è associata a certains , vediamo c e d :

c-j’ai lu certains livres sur la question

d-j’ai lu divers (differents) livres sur la question

L’enunciato c implica che esiste una proprietà, distinguendo dagli altri libri un sotto insieme tra quelli che ho letto (per

esempio “les livres que j’ai trouvé dans la bibliothèque” etc…). L’enunciato d invece non insiste sull’opposizione tra i

libri letti e gli altri, ma sull’opposizione tra gli elementi che costituiscono l’insieme rappresentato da “divers livres" o

"differents livres”:

c- j’ai lu des livres qui se distinguent des autres livres

d- j’ai lu des livres qui se distinguent les uns des autres

DIVERS, DIFFERENTS

Questi due determinanti sono molto vicini sia per il senso che per la loro funzione sintattica. Nella lingua attuale divers

sembra meno impiegato che differents:

j’ai eu differents problèmes à resoudre ces derniers temps (molto più probabile rispetto alla successiva)

b- j’ai eu divers problèmes à resoudre ces derniers temps

Tuttavia différents insiste maggiormente su quello che individualizza, nel gruppo di N, mettendo un elemento in rapporto

ad un altro inducendo l'idea che possiamo numerare i problemi che costituiscono il referente di "différents problèmes" e

opporli gli uni agli altri, come in " j’ai eu differents problèmes: j’ai du faire réparer ma voiture , finir mon article,

m’occuper de ma mère qui est malade etc"

Nella frase b invece, divers presenta il gruppo di N più globalmente segnalando semplicemente che i problemi evocati

non sono tutti della stessa natura ma senza richiamare ad una comparazione tra gli individui del gruppo.

DEFINIZIONI

quelques N = degli N+ movimento di restrizione

plusieurs N = un N+ movimento di moltiplicazione

certains N = degli N + proprietà caratterizzanti questa sotto classe in N

différents N= degli N+ proprietà che distinguono gli elementi di questo gruppo

divers N = degli N “de toutes sortes”

-I DETERMINANTI DELLA QUANTITA' NULLA

I determinanti quantificatori condividono con l’articolo indefinito un/des la proprietà di porre l’esistenza di un gruppo di

oggetti della categoria N. Ma si può anche voler negare l’esistenza o affermare l’assenza di tutti gli elementi. Si

dispongono per questo in francese quattro possibilità illustrate negli enunciati b ed e che si oppongono ad “a”, dove è

invece posta l’esistenza di uno/un gruppo di "problème(s)".

a-il y a un (trois, plusieurs, differents..) problème (s)

b- il n’y a pas de problème(s)

c- il n’y a aucun problème (nega la presenza)

d-il n’y a nul probème (più letterario) (nega la presenza)

e-il y a zéro problème(s) (più familiare) (frase positiva, afferma un'assenza)

Questi quattro enunciati hanno in comune di esprimere il contrario di a: se a dichiara la presenza di "probème (s)" e ne

propone una quantificazione, b-e indicano l’assenza di tutti i problemi e quindi quella che possiamo chiamare una

“quantità nulla”.

Inoltre aucun e nul impongono una forma singolare del nome che introducono mentre pas de e zéro lasciano aperta la

possibilità di scegliere tra singolare e plurale. Alcuni di questi determinanti variano di genere (aucun, nul) altri sono

invariabili (pas de, zéro). Infine si rimarca che b, c, d sono delle frasi negative, mentre la frase e non lo è.

I grammatici classificano zéro come "aggettivo numerale": anche se è vero che zero sia, come deux o cinque, un nome di

numero, non si comporta come i numerali né dal punto di vista semantico né da quello sintattico. Piuttosto sembra essere

più vicino ai determinanti che rinviano ad un' "assenza di referente".

NEGAZIONE DI UNA PRESENZA (AUCUN, NUL)/ AFFERMAZIONE DI UN'ASSENZA (ZERO)

La principale opposizione tra aucun e zéro è che il primo funziona in una frase negativa mentre il secondo in

un’affermativa.

La presentazione del referente del gruppo nominale non è la stessa: aucun (come anche nul) nega la presenza di un

oggetto della categoria N, mentre al contrario zéro afferma la sua assenza.

Questa differenza dal punto di vista della quantità nulla ha delle conseguenze sul comportamento sintattico dei gruppi

nominali introdotti da questi due determinanti.

Gli esempi a-d, illustrano che se "aucun" e "zéro" sono sostituibili l’uno all’altro in posizione di oggetto, non vale lo

stesso in posizione di soggetto:

a- on n’a arreté aucun terrosiste

b- on a arreté zéro terroriste

c- aucun terroriste n’a été arreté

d- *Zero terroriste a été arreté

L’accettabilità di c si spiega per il fatto che aucun presuppone l’esistenza della categoria corrispondente al senso di

terrorista e pone che se percorriamo questo insieme non troviamo un elemento al quale possiamo attribuire il predicato a

été arreté. Niente di ciò avviene con zéro, che pone invece l’assenza di tutti gli elementi della categoria “terroriste” e

l’enunciato è quindi logicamente inaccettabile perché ci troviamo nell’impossibilità di applicare il predicato “a été

arreté” a un soggetto che non esiste.

La differenza tra aucun N e zéro N si manifesta anche dal loro comportamento con certe preposizioni:

e- il envisage l’opération sans aucun (*zéro) stress

f- il envisage l’opération avec zéro (*aucun) stress

Dal punto di vista della situazione descritta possiamo dire che le due frasi sono più o meno equivalenti, ma le cose non

sono presentate nella stessa manier: se zéro non è possibile in e è perché la preposizione "sans" implica che si sopprime

qualche cosa che potrebbe esistere (ci potrebbe essere dello stress, non ce n’è). In f al contrario, l’assenza di stress è

affermata come una proprietà positiva compatibile quindi con la preposizione avec e aucun non può essere impiegato

poiché la preposizione avec non può combinarsi con il senso negativo proposto da aucun.

AUCUN = esistenza di un insieme di elementi della categoria N. Tutti gli elementi di N sono presi in considerazione.

ZERO= pone l’assenza degli elementi di tutta la categoria N

SINGOLARE (AUCUN, NUL)/ SCELTA DEL NUMERO (ZERO)

Se aucun e nul impongono al nome che introducono una forma singolare, non è il caso di zéro, con il quale possiamo

osservare un’alternanza di due numeri:

a- Pierre n’a fait aucun tache (*taches) sur sa chemise

b- Pierre a fait zéro tache (taches) sur sa chemise.

Zéro attualizza un “referente assente”: si situa dunque fuori dalla categoria del numero ed una "assenza di N" non può

essere numerata.

Una leggera differenza appare nell'enunciato b tra il gruppo nominale singolare e plurale: al singolare "zéro tache"

significa semplicemente che "la categoria tache non è rappresentata" mentre al plurale di aggiunge l'idea che "la

categoria taches essendo costituita di elementi numerabili, Pierre avrebbe potuto farsi numerose macchie sulla sua

camicia": Questa relazione tra zéro e la quantificazione non si ritrova in aucun.

Contrariamente ad aucun, zéro seleziona dei nomi che rinviano a delle entità non numerabili:

c-Pierre n’a aucune patience, mentre invece " Pierre a zéro patience" è impossibile

d- Marie a parlé sans aucune violence, mentre invece "Marie a parlé avec zéro violence" è impossibile

Patience e violence rinviano a delle entità che non sono numerabili e constatiamo che zéro non si addice

all'attualizzazione di questi nomi.

Se modifichiamo il contesto in modo da rendere possibile un'interpretazione numerabile del nome, possiamo utilizzare

zéro:

g- Dans les manifestations ils n’ont constaté aucune violence

h-Dans les manifestations, ils ont constaté zéro violence, dove il nome "violence" non rinvia a una qualità astratta, ma a

una della manifestazioni di questa qualità.

La quantità nulla non è quindi presentata nella stessa maniera per aucun e per zéro: aucun attualizza la quantità nulla

passando per la negazione mentre zéro è puramente quantificativo. La relazione di questi due determinanti all'indefinito

"un" non è la stessa: aucun si oppone all'articolo un mentre zéro si oppone all'insieme dei cardinali.

Inoltre poiché aucun funzione come l'articolo "un" mentre "zéro" come i numerali cardinali, aucun non ha altra

distribuzione possibile che quella che corrisponde alla definizione del determinante, mentre "zéro" e "nul" possono

trovarsi in posizione di aggettivi:

a- ce spectacle, c’est nul

b- ce spectacle, c’est zéro

c- ce spectacle, c’est aucun: è impossibile

Il senso quantificativo di zéro gli impedisce un impiego generico mentre aucun, come anche nul, può introdurre, un

"referente generico negativo":

a- tous les hommes sont mortels

b- aucun homme n’est immortel

c- un simple mortel ne peut pas rivaliser avec Dieu

d- Nul simple mortel ne peut rivaliser avec Dieu

L’enunciato b ha un senso equivalente di a anche se questo senso si costruisce in maniera differente: a significa che si

applica il predicato “essere mortale” a tutti gli elementi della categoria “homme”, b significa che se ripercorriamo tutti

gli elementi della categoria homme non troviamo quelli ai quali possiamo applicare il predicato “essere immortali” e ciò

significa quindi che sono tutti mortali e ritroviamo a.

Gli enunciati c e d sono ancora più vicini gli uni agli altri visto che non si differenziano che per la maniera nella quale si

distribuisce la negazione (un…ne pas/ nul…ne).

-I DETERMINANTI DELLA REFERENZA DISTRIBUTIVA (CHAQUE E TOUT)

Questi determinanti quantificano unità per unità ed hanno un'estensività massimale ed un'estensività partitiva.

-Chaque indica l'attuale e il reale e deriva dai latini "hic et nunc": "chauqe chinois" (una persona che è cinese), " Chaque

homme apporte en naissant un caractère, un génie et des talents qui lui sont propres" gli uomini è un fatto che siano

dotati di caratteristiche.

/Chaque/ indica una generalizzazione che disprezza le disparità, incorpora la differenza ed è eterogeneo.

-/Tout/ indica il virtuale in tutti i mondi possibili ed effettua una generalizzazione sulla base di similitudini ed

indica una predicazione universale che generalizza.

1. Tout chinois (una persona che sia cinese)

2. Restauration à toute heure (non importa quando)

3. Restauration à chaque heure (ogni 60 minuti)

/tout/ ha un'estensione massimale, un'estensività partitiva ed una predicazione interiore universale, mentre /chaque/ ha

una estensione massimale, un'estensività partitiva ed una predicazione interiore esistenziale.

Nonostante chaque e tout abbiano un senso plurale che li avvicina a les, si oppongono poiché chaque tende a marcare la

particolarità dei diversi elementi del gruppo rappresentato, mentre tout mira piuttosto alla totalità indifferenziata di un

gruppo.

Il fatto che chaque individualizza separatamente gli elementi di un insieme è illustrato da enunciati come:

a- Chaque (*tout) élève apportera son livre

b- Chauqe (*tout) candidat sera interrogé individuallement

c- Chaque (*tout) enfant est different des autres

Anche se il suo utilizzo è molto più raro, tout è vicino a "un" o "les" in un impiego generico:

g- les animaux sont soumis à leur instinct

h- un animal est soumis à son instinct

i-tout animal est soumis à son instinct

La differenza tra la frase i e gli altri due enunciati è che "tout", che significa esplicitamente la totalità, implica che non ci

sono delle eccezioni alla generalità dell’enunciato.

Chaque infatti attualizza sempre il referente del GN nel mondo reale mentre tout è compatibile con dei contesti che

marcano l’eventualità: è scelto rispetto a chaque quando abbiamo a che fare con un referente che non si situa nel mondo

reale:

a- nous avons examiné chauque (*tout) projet qui nous a été envoyé

b- tout (*chauqe) projet qui ne répondrait pas à ces critères serait éliminé

Nella frase a il tempo dei verbi conduce ad attualizzare il referente di "chaque projet" nel mondo reale, in b il

condizionale situa l’enunciato in un mondo eventuale ed incompatibile con una attualizzazione di chaque.

Questi due determinanti hanno una proprietà molto particolare: dal punto di vista morfologico sono delle forme singolari

mentre dal punto di vista del loro senso si avvicinano più al plurale.

La prossimità referenziale tra chaque e il definito plurale è attestata dalla relazione di parafrasi che possiamo stabilire tra

gli enunciati come a e b:

a- chaque enfant avait apporté un gateau

b- les enfants avaient apporté un gateau chacun

Notiamo che una ripresa anaforica del GN soggetto di a non si può fare che al plurale:

c- Chaque enfant avait apporté un gateau. Il étaient ravis (*il était ravi) de la fete

Inoltre hanno delle proprietà che li avvicinano ai definiti, come quella di non potersi mettere alla destra di un verbo in

una costruzione impersonale:

g- il est arrivé un (trois, plusieurs, certains…) paquet(s), mentre "il est arrivé le (mon) paquet" è impossibile

i- il est arrivé ce paquet mentre "il est arrivé chaque (tout) paquet" è impossibile

CHAQUE: esiste un gruppo "les N", considera individualmente gli elementi del gruppo

TOUT: considera un elemento qualunque della categoria N

IL VERBO: PROBLEMA DELLA DEFINIZIONE

1. Grevisse (grammatica francese considerata di base): dà una definizione semantica (tratta verbi come fossero nomi):

"parola che esprime l'azione fatta o subita da un soggetto, l'esistenza o lo stato del soggetto, l'unione dell'attributo al

soggetto". Il verbo è l'unione di azione, stato e parola di unione, ad esempio "je mange", "l'arbre penche", "je suis

français". Queste proprietà sono valide anche per il nome: “le galop du cheval” indica un azione mentre

“l’inclinaison de l’arbre” indica uno stato.

2. Gosse, 1986, definizione diversa da Grovisse perché non dice cosa è ma come posso riconoscerlo: "parola che si

coniuga, quindi varia nel modo, nel tempo (temporalità esterna e anche interna), in voce (perché ha diatesi attiva e

passiva), in persone e in numero

3. Guillame: il cuore del verbo è il tempo (inteso come passato, presente e futuro e scena in cui vediamo come si svolge

un'azione), quindi il verbo implica e spiega il tempo

4. Wilmet:"il verbo ha la coniugazione (modo, tempo, aspetto, persona) e un'estensione mediata (il nome no perché è

IMMEDIATO, AUTONOMO mentre il verbo ha bisogno di appellarsi a qualcosa, ad esempio "mange" ha bisogno

di essere applicato a "uomo", che ha invece un'estensione immediata in quanto oggetto del mondo), come gli

aggettivi.

Si considera in morfologia che il verbo sia composto da: RADICALE (o base), che esprime il senso concettuale e

costituisce la PARTE LESSICALE, e DESINENZA (che ci dà informazioni tipiche del verbo: tempo, modo, persona),

che costituisce la PARTE GRAMMATICALE.

RADICALE E DESINENZA sono MORFEMI: la BASE è un MORFEMA LESSICALE (cambia in ogni verbo),

mentre la desinenza è un morfema GRAMMATICALE (si ripetono, non importa il verbo) che dà informazioni

categoriali (ad esempio la R indica futuro e condizionale).

La struttura può anche essere più complessa (ad esempio nel futuro).

ʒ ̃

Prendendo ad esempio "nous mangeons": il radicale è /mɑ̃ / e la desinenza /o/ .

La coniugazione francese ha una morfologia concatenativa (successione di morfemi): prendendo ad esempio "aimons", il

radicale è aim- mentre la desinenza -ons.

In francese come in latino si considerano 4 coniugazioni: -er, -re, -ir, (-oir)

In fonetica (all'orale) invece abbiamo solo 2 desinenze: e (1 gruppo, terminazione in vocale), R (2,3 gruppo, termina in

consonante).

I nuovi verbi francesi di solito si formano sul modello in –er.

PARADIGMA A (verbi in vocale, 90% dei verbi in francese): (p1=p2=p3=p6)+ (p4)+(p5) : PARLER

PARADIGMA B (verbi in consonante): (p1=p2=p3) base corta + (p4)+(p5) base lunga e desinenza + (p6) base lunga:

PARTIR, RENDRE

PARADIGMA C (es. aller): (p1)+(p=p3)+ (p4)+(p5) + (p6): ALLER

PARADIGMA D (es. etre): (p1)+ (p2=p3)+(p4)+(p5)+(p6): ETRE

In francese inoltre il riferimento alla persona si ha prima del verbo stesso (il parle), nel pronome, a differenza ad esempio

dell’italiano, dove è possibile infatti emettere il soggetto.

Esistono delle piccole famiglie legate a questioni storiche, come ad esempio il verbo “sémer”: sème, sèmes, sème,

semons, semez, semènt: l’alternanza vocalica è di eredità latina, un fossile epoca medievale. Tale alternanza vocalica è

presente anche ad esempio préférer.

INDICATIVO PRESENTE PRIMO GRUPPO

Il paradigma dei verbi del primo gruppo può essere così schematizzato: (p1=p2=p3=p6)+ (p4)+(p5) : come possiamo

vedere prendendo come esempio il verbo “parler”.

I verbi del paradigma A (90% del totale dei verbi francese) hanno una desinenza 0 (paRl, paRl..) per 1,2,3 e 6 persona,

dove quindi il radicale è forte poiché porta l’accento (e si pronunciano allo stesso modo), mentre per 4 e 5 persona

troviamo le desinenze õ ed e ed il radicale debole (e si pronunciano diversamente rispetto alle altre persone).

RADICALI: INDICATIVO PRESENTE PRIMO GRUPPO

Le caratteristiche dei radicali del 1 gruppo derivano da diversi fattori:

1) eredità latina: aimer (amo, amamus..): àmo, amàmus ecc

2) legge di Darmesteter: da vocale finale di base accentuata è stata conservata: mandùcas > manjues ; manducàmus >

mangeons

3) tendenza 1: generalizzazione della base debole in francese moderno ( da parol-, parol-, parol-, parl-, parl-, parol- a

parl-, parl-, parl-, parl-, parl-): tu paroles (francese antico) tu parles

tendenza 2: generalizzazione della base forte in francese moderno (da aim-, aim-, aim-, am-, am-, aim- a aim-, aim-,

aim-, aim-, aim-, aim-) : nous amons (francese antico) nous aimons

Esistono altre tracce di questo sistema che permettono delle alternanze: devoir non ha subito l'influenza dell'analogia:

dwa, dwa, dwa, dev, dev, dwav > dois, dois, dois, doit, devons, devez, doivent

ORTOGRAFIA

ə ɛ]

Alternanza /ɛ - /: in verbi <-eler> appeler e <-eter> jeter la grafia del radicale forte in [ è divenuta <-ell->, <-ett->:

j'appelle, je jette. Sono i più numerosi.

In altri verbi come invece geler e acheter la grafia del radicale forte in [ɛ] è divenuta <-è->: je gèle, j'achète (meno

numerosi ma più vicini graficamente di je sème, je lève ecc).

Rettifica ortografica del francese nel 1990: i verbi in -eler o -eter si coniugano come "peler" o "acheter". Fanno

eccezione appeler, jeter e i loro composti: j’amoncelle > j’amoncèle

ʒ]

INVERSIONE DEL SOGGETTO: j’aime > aimé-je [ɛ m e

Tutavia tale pronuncia [e] è stata giudicata artificiale dal Consiglio Superiore della Lingua Francese, da cui la correzione

ɛ ʒ]

nel 1990: j’aime > aimè – je [ɛ m

RADICALI: INDICATIVO PRESENTE SECONDO GRUPPO

Prendendo come esempio il verbo partir: pars, pars, pars, partons, partez, partent.

Sono caratterizzati dall'alternanza tra base lunga e corta e vi sono due blocchi nel paradigma: le prime 3 persone hanno la

base corta mentre le ultime 3 lunga. Come anche per il verbo finir dove si alternano per p1,p2,p3 la base corta “fini” e

per p4,p5,p6 la base lunga “finiss-“.

La S della 6 persona è presente perché la presenza dello schwa proteggeva anticamente la s, cadendo poi lo schwa stesso:

dalla radice etimologica [ finis ] a [ fini ] al singolare per erosione consonantica (se la parte della desinenza non era

protetta veniva troncata). ə ɛ

Secondo Le Goffic il troncamento è da attribuire alle alternanze /ɛ - / o / - e/.

La causa è la stessa: l'accento altalenante dà luogo ad un tema forte ed a uno debole. La desinenza latina della 6

persona /ent/ ha invece protetto più a lungo la consonante finale.

ɔ ɔ

Il troncamento del tipo [ d R ] - [ d R m ] è più vivo rispetto all'alternanza vocalica. Lo si ritrova nella morfologia

degli aggettivi all'orale (fort, forte, blan, blanche, doux, douce) ecc.

La regola ortografica da seguire per gli aggettivi è di: cancellare la consonante partendo dalla forma femminile (regola

derivata dal fatto che facendo al contrario non si potrebbe prevedere il comportamento di alcuni aggettivi, come ad

ʃ

̃

esempio gRi che diviene gRiz e bla che diviene Blã ). Il 40% degli aggettivi funziona in questo modo.

DUE MORFOLOGIE VERBALI

RADICALE LUNGO: ils rompent/ ils suivent/ ils disent/ ils peuvent

RADICALE CORTO: il romp/ il suit/ il dit/ il peut

La 4 persona è necessaria per conoscere la pronuncia di base: la "p" di /rompre/ è dovuta a ragioni etimologiche, la "d" di

/rendre/ si deduce dalla 4 persona "rendons", mentre in /peindre/ si ha "nous peignons" quindi il radicale non è in "p".

3 ECCEZIONI: prendre, coudre e moudre (e i derivati apprendre, comprendre ecc)

a) l'infinito prendre è regolare con [d]

b) perdita della [d] per analogia con tendre- tiens- tenons, venir- venons

c) la "d" grafica è stata reintrodotta nel francese medio.

Per quanto riguarda i radicali dell'indicativo abbiamo due tipi di paradigmi verbali:

1) come "parler" e i verbi ad alternanza vocalica (préférer)

2) come "rompre"ad alternanza radicale (base lunga/base corta)

Vi sono verbi a 3 basi+ alternanza vocalica come devoir: dois, dois, doit, devons, devez, doivent.

ə

Base corta e forte /dwa/, alternanza /wa- /. Sono verbi poco numerosi e complessi ma che si utilizzano frequentemente e

presentano questa struttura per una morfologia antica. Altri esempi: recevoir, pouvoir.

DAL RADICALE DEL PRESENTE INDICATIVO

Dal radicale del presente indicativo si formano i 4 modi verbali: indicativo imperfetto, imperativo, congiuntivo presente,

participio presente. Se conosciamo le forme della 1,4 e 6 persona del presente dell'indicativo possiamo conoscere la

coniugazione dei tempi associati.

L'indicativo imperfetto si forma dalla 1 persona plurale del presente, l'imperativo da 2 persona singolare e plurale e 1

persona plurale, il congiuntivo presente dalla 3 persona plurale e il participio presente dalla 1 persona plurale.

Alcune forme indebolite sono imprevedibili: la coniugazione del verbo "aller" per esempio mostra che si ha a che fare

con uno spazio tematico (equivalente della nozione più antica di paradigma).

I lessemi non sono più associati a un radicale unico ma ad una collezione di radicali.

L'allomorfia dei radicali segue dunque lo schema:

-1 e 2 persona plurale radicale 1,

-3 persona plurale radicale 2

-1,2,3 persona singolare radicale 3.

Il radicale principale è quello della 1 e 2 persona plurale che si propaga alle altre forme.

L'implicazione è 2pl > 1pl > 3pl > 3sg > 2sg > 1sg e in alcuni verbi come "parler" si ha una propagazione totale, mentre

in altri come "partir" la propagazione è parziale.

-FUTURO E CONDIZIONALE

Per quanto riguarda il futuro, si costruisce con il tema dell’infinito+R+ desinenza (ai, as, a, ons, ez, ent).

Il tema non cambia mai e possiamo trovare tre tipi di costruzioni:

1- Radicale: je romp-R-ai

2- Radicale allargato: je dorm-i-R-ai

3- Tema suppletivo: je sau-R-ai

Futuro e condizionale non sono generabili dal presente indicativo.

Il futuro latino si è perso ed è stato creato un altro futuro derivato dal latino volgare: prendendo il verbo "legere", il

presente era lego e il futuro in latino era legam mentre nel latino volgare dal presente lego il futuro è invece "legere

habeo", da cui derivò poi legerào (leger ha(be)o), come anche nel francese lirai deriva da "lire"+"ai" (come anche in

italiano: "leggere"+"ho"= leggerò).

Come si vede da questa costruzione, sembra che il futuro sia derivato dalla forma dell’infinito seguita dal verbo avere.

Non si può far riferimento alla diacronia perchè non è sicuro che i locutori francesi contemporanei abbiano coscienza di

utilizzare un infinito più una forma del verbo "avoir" e perchè in alcuni verbi, come ad esempio in "aimer" aimer[ɛme]

>j’aimerai[ʒɛməRe] non si mantiene l'esatto tema dell'infinito.

In sincronia perciò il futuro dei verbi del primo gruppo non è più formato sull'infinito. ə

Vi sono anche eccezioni, tra cui il verbo "semer", dove per la formazione del futuro si utilizza il tema forte+la del

primo gruppo.

Storicamente futuro e condizionale sono la stessa cosa ed hanno morfologicamente la stessa struttura e le basi del

presente.

In antico francese si parla di futuro 1 e 2.

Il condizionale non esiste come modo poiché è un futuro: parto da ieri (passato) e guardo al domani (futuro), ossia

guardo al futuro con gli occhi del passato.

Il condizionale è una forma del futuro, dunque dell’indicativo. Troviamo gli stessi tipi di costruzioni del futuro: radicale,

radicale allargato e base suppletiva, a cui si aggiungono però le desinenze ais, ais, ait, ions, iez, aient.

Mentre nell’antichità si formava con l’ausiliare al passato remoto (prehendere: prender + ei, esti, ebbe, emmo, este,

ebbero) nel francese si è formato attraverso l’imperfetto (prendr+ ais, ais, ait, ions, iez, aient).

Nell'Antico francese si passò da "ei" a "oi" [wɛ], come vediamo per "lavereie > laveroie", "lavereies > oies" e nel 1835

con l'Académie si passò da "oi" a "ai" per gli imperfetti e le forme annesse (come per "je lavais- je laverais").

Riguardo alla questione dell'ortografia nel XVIII secolo, con la riforma detta di Voltaire gli imperfetti passano a "ai"

(esempio "disais"), riforma che viene accettata dall'Accademia nel 1835.

Parlando di elementi di diacronia:

1- La /R/ che si aggiunge al radicale viene dal latino "are-ere-ere-ire" ed è il morfema demarcatore del futuro presente in

tutti i verbi ə ə ̀

2- In alcuni verbi come "aimerai", il fonema viene da "are > " (amar habeo > amarayyo, dove la "a" diviene atona).

3- per spiegare l'elemento "i" in verbi come "florirai", "dormirai" vi sono due ipotesi: per la prima ipotesi la formazione

del verbo avviene da "dormi" a cui si aggiunge la R, mentre per la 2 ipotesi si parte da "dorm" a cui si aggiunge la "i" e

poi la "R".

Ipotesi 1 : choisi + R ; dormi + R

Ipotesi 2 : chois + i + R ; dorm + i + R (radicale allargato poiché la i è morfema demarcatore del futuro)

Per quanto riguarda la questione del tema suppletivo distinguiamo due casi:

SAVOIR E POUVOIR VERO SUPPLETIVISMO

1.


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Linguistica francese I con Floquet (La Sapienza), Parte B completa. Basato su appunti personali, slides e rielaborazione personale basata sui testi consigliati dal docente: "Les déterminants du français", Gary Prieur, "Le subjonctif en français", Soutet. Gli argomenti trattati sono i seguenti: determinanti, morfologia verbi francesi e congiuntivo.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue, culture, letterature, traduzione
SSD:
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giorgia2808 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica francese I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Floquet Oreste.

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