Introduzione
“Fotografare” proviene dall’unione di due parole di origine greca: “photis”, che vuol dire luce, e “grafare”, che vuol dire scrivere. Fotografare vuol dire quindi “scrivere con la luce”. A fare un bravo fotografo non sarà di certo la macchina fotografica, ma il suo cervello.
Dalla fisica sappiamo che “la luce è un fenomeno elettromagnetico che si propaga nell’etere con moto ondulatorio e direzione rettilinea”. Il Sole è sorgente di energia elettromagnetica, i Raggi X sono energia elettromagnetica, come i raggi ultravioletti e i raggi infrarossi; queste ultime sono radiazioni emesse dal Sole che però noi con il nostro occhio non riusciamo a percepire: l’unica parte dell’energia elettromagnetica emessa dal Sole che è visibile ai nostri occhi è la luce.
Prima lezione: l'inchiostro dei fotografi
La luce
La luce è energia raggiante costituita da onde elettromagnetiche che colpendo l’occhio umano determinano la visione. Tutte le radiazioni elettromagnetiche, compresa la luce, si propagano nel vuoto alla velocità di 300.000 km/s. I parametri di misurazione delle onde elettromagnetiche sono: la lunghezza d’onda, la frequenza e l’ampiezza. La lunghezza d’onda è la distanza dai vertici di due ampiezze, la frequenza è il numero di onde complete che passano in un punto in un secondo.
Le radiazioni visibili
Per l’occhio umano sono molto limitate data la sua composizione che capta solo quelle che riesce a captare. Una proprietà importante del nostro occhio è quella di distinguere i colori, che sono divisi per lunghezza d’onda secondo lo spettro visibile e vanno da 380-780 nm (nanometri). Le diverse oscillazioni d’onda delle radiazioni sono ben distinguibili nell’arcobaleno, nel quale a ogni grado di oscillazione corrisponde un colore. I colori rosso, verde e blu sono detti primari perché la loro mescolanza dà origine a qualunque gradazione di colore. Si dicono complementari, ad esempio, il giallo e il blu, o il rosso e il verde, la cui somma dà il bianco.
Le radiazioni infrarosse e ultraviolette
Le radiazioni con lunghezza d’onda tra 780 nm e 1mm sono le infrarosse mentre quelle comprese tra 100 nm e 380 nm sono ultraviolette. Esistono in commercio molte macchine che riescono a realizzare questi due tipi di onde che possono essere usate sia a scopi terapeutici che industriali. Queste radiazioni possono causare negli oggetti, con il passare del tempo, un marcato degrado dovuto all’effetto foto-chimico e termico.
Il meccanismo della visione
L’occhio dell’uomo è costituito da un sistema di ottico, un sistema di messa a fuoco, la pupilla e la retina.
Il sistema ottico
È formato dalla cornea, dall’umore acqueo, cristallino e umore vitreo. Questo sistema immagazzina le immagini capovolte, è poi compito del cervello raddrizzare queste immagini.
Il sistema di messa a fuoco
È costituito dal cristallino e da una serie di piccoli muscoli che permettono di ottenere un’immagine nitida a qualsiasi distanza essa sia dall’occhio. Quando l’occhio è in riposo, il cristallino è pressoché piatto, mentre quando si guarda all’infinito esso è “a fuoco” appunto. Fino a 6 mt il nostro occhio non fa numerosi sforzi; se l’oggetto è a meno di 6 mt i muscoli ciliari si contraggono incurvando il cristallino e permettendo di vedere (“accomodamento”). Col passare degli anni l’elasticità del cristallino cede rendendo necessari l’uso di occhiali per una distanza di 15 cm.
La pupilla
Regola la quantità di luce che entra nell’occhio. I muscoli ciliari possono far variare il diametro della pupilla tra 2 e 8 mm, per cui essa ha la capacità di dilatarsi quando c’è poca luce e restringersi quando ce n’è troppa.
La retina
È come una pellicola fotografica, riceve sia impressioni a colori che in bianco e nero. È costituita da cellule sensibili alla luce dette “bastoncelli” o “coni”. Essi trasmettono poi gli impulsi luminosi al nervo ottico che a sua volta li trasmette al cervello. I bastoncelli non sono sensibili al colore, ma entrambi si adattano alle condizioni luminose dell’ambiente. In condizione di luce molto scarsa a determinare il fenomeno della visione provvedono solo i bastoncelli per cui la percezione è in bianco e nero (“visione scotopica”); nel caso in cui la luce sia abbastanza i principali elementi in funzione sono i coni, quindi si ha la visione dei colori (“visione fotopica”).
La percezione della luce
La visione è il primo sistema cognitivo di un uomo, successivamente codificata dal linguaggio. La sensazione della visione è determinata dai fotoni che cadono sulla retina, vi sono i neuroni che codificano qualunque cosa, colore, profondità, movimento ecc. Se una certa classe di neuroni venisse a mancare, magari per cause patologiche, quella caratteristica non potrebbe più essere percepita. Nel 1865 fu l’inglese J.C. Maxwell a scoprire che la luce visibile dall’occhio umano per le sue caratteristiche, era una ristrettissima gamma di onde elettromagnetiche.
La visione negli animali
Molti degli animali sulla Terra hanno proprietà visive superiori all’uomo. I predatori hanno maggiori capacità nel vedere gli oggetti in movimento, gli erbivori nel vedere i colori.
La visione nel bambino
Nelle prime settimane di vita il bambino sa già localizzare gli oggetti visivamente, sa seguire una traiettoria, sa distinguere una figura omogenea da un disegno.
L'attenzione visiva
L’elaborazione dell’informazione visiva è un insieme complesso di stadi e processi che si collocano in una dimensione temporale. L’attenzione si può definire come una scelta attiva degli stimoli all’ambiente ai quali rispondiamo. Passiamo da un attenzione foveale (mentre guardiamo ad esempio la tv) a una periferica (se qualcuno accanto ci porge qualcosa) a una ancora foveale (per mettere a fuoco ciò che ci porge).
La percezione visiva
Ognuno di noi ha un “buco”, ovvero una parte nell’occhio che rimane senza informazioni, che non riceve stimoli né immagini, poiché è occupata dai nervi e vasi sanguigni che irrorano la retina. Questo buco è di 1,5 mm, ma tramite il processo di “filling in” (riempimento), l’occhio riesce a ricostruire la parte mancante tramite ciò che la circonda. La percezione visiva dipende dalla capacità di formare e memorizzare informazioni cerebrali, tramite le informazioni provenienti dall’occhio.
Riflessione, diffusione, rifrazione
La luce si propaga in linea retta se non incontra ostacoli. Un oggetto si trova nella posizione in cui lo vediamo perché la luce che proviene da esso è arrivata a noi seguendo un cammino rettilineo. Quando un raggio di luce incontra un ostacolo esso può essere riflesso o assorbito (dai corpi opachi e trasparenti) oppure trasmesso (solo trasparenti). Se la luce arriva su una superficie liscia la riflessione sarà pari all’angolo di incidenza della luce. Se la superficie è scabra (opaca) la luce viene riflessa in tutte le direzioni con diversa intensità, maggiore vicino l’angolo di incidenza.
Il colore
I colori primari sono per i pittori il rosso, il blu e il giallo, perché non sono ottenibili da nessuna mescolanza di altri colori. Ma a quanto dicono i fisici i colori primari sono il rosso, il blu e il verde, in quanto sono i principali sulla scala dello spettro visibile. Se uniamo i primi si ottiene un colore scuro, praticamente il nero; se uniamo i secondi otteniamo il bianco. Se mescoliamo i colori primari a due a due in parti uguali, otteniamo tre nuovi colori: arancio, verde e viola. Ogni colore primario ha un suo complementare secondario, ovvero quel colore ottenuto dalla mescolanza degli altri due colori primari. Il nero e il bianco sono considerati dallo scienziato rispettivamente assenza di colore e presenza di tutti i colori, mentre per il pittore sono rispettivamente primario perché non si ottiene mescolando colori e secondario perché si ottiene mescolandoli tutti.
La fisica ci spiega perché vediamo certi corpi di un colore e altri di un altro colore. Ciò accade per la cd “Legge dell’Assorbimento”, questa legge afferma che ogni corpo ha la proprietà di assorbire una parte della luce mentre le parti che il corpo non assorbe vengono riflesse e sono quelle che determinano il colore dell’oggetto. Cioè se vediamo una tazza gialla vuol dire che quel particolare oggetto assorbe tutti i colori tranne il giallo che riflettendolo giunge a noi e ce la fa vedere gialla. Se un corpo ha la proprietà di riflettere tutti i colori allora ci risulterà bianco, se invece ha la proprietà di assorbirli tutti ci sembrerà nero.
Seconda lezione: la fotocamera, la penna dei fotografi
La macchina fotografica
Agli albori della fotografia, la fotocamera consisteva in una specie di “camera oscura”, ovvero una scatola con un foro da una parte (detto stenopeico = molto stretto) e una superficie sensibile alla luce dall’altra. Il modello più semplice di fotocamera fu presentato da George Eastman nel 1888. Le parti costitutive di una fotocamera sono essenzialmente tre: un obiettivo, un corpo macchina e un magazzino o vano porta pellicola. I meccanismi che regolano la ripresa fotografica sono: il diaframma e l’otturatore.
Il diaframma
È un meccanismo a lamelle posizionato dietro l’obiettivo che regola la quantità di luce che deve attraversare le lenti e deve raggiungere la pellicola. È una ghiera che presenta una serie di valori (il più piccolo rappresenta l’apertura massima), la lettera “B” sta ad indicare che l’otturatore rimarrà aperto tutto il tempo che noi teniamo premuto il pulsante dello scatto e i numeri posti dopo stanno ad indicare i tempi di posa, cioè quanti millesimi di secondo deve rimanere aperto l’otturatore. Agendo su di esso si regola il diametro del fascio di luce che deve attraversare l’obiettivo determinando così la luminosità dell’immagine impressa.
L'otturatore
È un meccanismo che regola per quanto tempo il fascio di luce deve colpire la pellicola. È formato da due tendine (una volta di stoffa ora di materiali leggeri quali il titanio) che scorrono in senso verticale e orizzontale. La prima tendina apre l’otturatore consentendo alla luce di entrare nell’obiettivo e la seconda chiude l’otturatore; il tempo tra l’apertura della prima e la chiusura della seconda si chiama “tempo di esposizione”. Vi sono due tipi di otturatore: centrale e a tendina. In quello centrale ci sono una serie di lamelle mobili poste tra le lenti dell’obiettivo e si aprono e chiudono solo al momento dello scatto. In quelle a tendina si apre l’otturatore, il fascio colpisce la pellicola e si richiude l’otturatore.
La classificazione delle fotocamere
Prima classificazione: la classificazione può avvenire analizzando vari aspetti ad esempio il formato di pellicola che usano. Il formato 35mm o 135 è il formato di pellicola che tutti conoscono. È detto 35mm in quanto è la misura della sua altezza. Questa pellicola non nacque per la fotografia ma per il cinema, difatti è dotata di forellini da entrambi i lati che servivano ad agganciarla ai meccanismi di trascinamento. I fotogrammi di questa pellicola misurano 24mm x 36mm e proprio per questo è detta “di piccolo formato”, veloce, versatile, maneggevole.
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