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Forme del ridere: polisemia del comico nelle lettere francesi (terzo modulo: Baudelaire)

Appunti del terzo modulo del corso di Letteratura francese della professoressa Preda (a.a 2016-2017).

modulo C: Baudealire (alcuni componimenti de I fiori del male).

Gli appunti sono completi di indicazioni su quali passaggi dei testi sono stati o meno affrontati in classe.
l'autore viene introdotto arricchendo e verificando le informazioni fornite a lezione.
Gli appunti... Vedi di più

Esame di Letteratura francese docente Prof. A. Preda

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ESTRATTO DOCUMENTO

BAUDELAIRE

INTRODUZIONE

Baudelaire nasce nel 1821 a Parigi, il padre è un uomo che appartiene all’alta borghesia francese, uomo

raffinato che ama dipingere. Il padre diventa una figura idealizzata perché è anziano (ha 62 anni quando

nasce Baudelaire) e muore nel 1827. La madre decide di risposarsi nel 1828 e si sposa con un militare: che

poi diventerà generale (Jacques Aupick Baudelaire vive questa decisione della madre come un torto

).

enorme, non solo perché si è risposata, ma soprattutto perché ha sposato un uomo completamente diverso da

Baudelaire e dal padre che lui ha idealizzato: Aupick sprona il piccolo Baudelaire a fare sport e a

comportarsi secondo una moralità fatta di virtù e valori borghesi. Questo genera da subito un’ostilità

profonda.

Baudelaire studia al Collegio reale di Lione è ed è uno studente brillante, nonostante venga descritto dagli

insegnanti come un ragazzo insolente ed arrogante. Il patrigno ne vuole fare un avvocato (aveva ormai

rinunciato a fargli intraprendere una carriera militare), ma Baudelaire non ha alcun interesse per la

giurisprudenza e per l’università: lui ama frequentare i salotti in cui si parla di poesia = siamo negli anni ’40

dell’Ottocento => siamo già in una fase matura del Romanticismo francese).

Oltre alla vita letteraria, Baudelaire partecipa anche alla vita lussuosa, lui ama distinguersi dalla società

borghese anche nell’abbigliamento (lui è ricco perché il padre lo era). L’abbigliamento ed il trucco diventano

la possibilità di rompere la banalità borghese. Assume il tratto del dandy e scrive anche un “elogio del

trucco” in “Il pittore della vita moderna” = trucco come possibilità di evadere la realtà, di coprirla di artificio.

Proprio perché inizia ad assumere uno stile di vita criticabile (spende molto, frequenta ambienti poco

raccomandabili etc.), nel 1841 la famiglia lo manda nelle Indie per un lungo viaggio che lo allontani dalle

cattive frequentazioni. Lui arriva all’isola di Maurice = qui sviluppa passione per l’alterità e l’esotismo +

nasce una storia d’amore con la ragazza nera che serve la famiglia degli amici da cui è ospite => è sedotto

proprio dall’alterità. Lui poi per 20 anni avrà un legame con Jeanne Duval (danzatrice ed attrice teatrale

mulatta).

Questo mondo esotico è una sorta di paradiso perduto, dove sembra aver trovato una verità che il mondo ha

sacrificato in nome dell’utilità, del denaro, del lavoro.

Questo viaggio però finisce, non arriva a Calcutta e rientra nel 1942 (è interessato alla modernità).

Baudelaire rientra a Parigi proprio nell’anno in cui diventa maggiorenne => ha diritto all’eredità del padre e

inizia a vivere questa vita dispendiosissima dentro l’ambiente romantico (la novità era negli anni ’20 =>

siamo già in una stagione matura).

Creò scandalo e preoccupazioni nella famiglia, al punto che, convinta dal marito, la madre lo interdice

tramite un procedimento legale => nel 1844 viene posto sotto la tutela legale del marito della madre. Gli

verrà data una cifra piccola, troppo piccola, con cui deve arrivare a fine mese. E lui non riesce mai a farli

durare fino a fine mese = non cambia comunque il suo modo di vivere.

Nel 1845 tenta il suicidio = ha capito che è stato giudicato incapace.

Baudelaire ha passato l’esistenza ad opporsi alla regolamentazione della vita, all’idea che la struttura dia un

senso alla vita (istanza della filosofia borghese) e queste posizioni le ha pagate sulla propria pelle.

A questo punto pensa di dedicarsi in modo puntuale all’attività di critico (questo perché gli servono dei

soldi): siamo in un momento di fioritura culturale). Si tratta di un’attività che lo interessa da sempre.

Dal 1831 si era affermata l’abitudine di esporre le novità dell’anno al Louvre di Parigi (la mostra prendeva il

nome di Salon) = lui partecipa e scrive i “Salon” del ’45 e del ’46 (prime riflessioni di critica letteraria):

Nel “Salon” del 1845 lui giudica quello che ha visto in ordine cronologico, in ordine di disciplina =>

- si inserisce in una produzione che all’epoca si esprimeva così (rispetto del genere e della tradizione).

L’originalità sta comunque nell’esaltare le opere di Delacroix che rappresentava l’avanguardia del tempo =

Baudelaire ne esalta la capacità di toccare lo spettatore non tanto con la precisione del disegno ma con il

colore. Per lavorare così sul colore, dice Baudelaire, deve dominare la tecnica come nessun’altro. Gli altri

invece avevano criticato la mancanza di tecnica di Delacroix => le opinioni di Baudelaire creano scandalo.

B. esalta anche i quadri di interni di Delacroix. Giudica le figure femminili che sembrano oggetti d’arte, più

che rappresentazione mimetica del corpo di una donna.

=> Esalta i tratti solitamente giudicati difettosi in Delacroix.

I commenti d’arte di Baudelaire sono già in rottura con la lettura accademica.

Il “Salon” del 1846 inizia con delle considerazioni riguardanti il senso stesso della critica e prosegue

- con altre riguardanti il Romanticismo (non descrive le opere in ordine cronologico/di disciplina).

Baudelaire inizia sostenendo ciò che il Romanticismo (per lui “l’arte moderna”) non è: il Romanticismo non

sia nella scelta dei soggetti, nell’io d’eccezione o nella natura + il Romanticismo non sta nel fatto che il

romantico rispecchi la realtà e la natura delle cose senza mediazione (riproduzione di una verità esatta,

rispetto al classicismo che la migliorava). Il Romanticismo è nella MANIERA DI SENTIRE => il sentire

non dipende da soggetto/oggetto del desiderio; è l’aspirazione a qualcosa a caratterizzare il romanticismo, la

tensione.

 Non contano nemmeno le finalità dell’opera (es. istruire), ma conta solo la distanza fra il soggetto

desiderante e l’oggetto desiderato.

Il Romanticismo ha capito che il bello (tensione ideale) prende forma in modo diverso nei vari secoli (la

distanza e la tensione desiderante si configurano in modi diversi nei vari secoli) => il Romanticismo ha

relativizzato il bello al presente.

Si deve partire dal luogo in cui viviamo (presente) per estrarre da lì lo slancio ideale e l’aspirazione.

Baudelaire è il primo a configurare in modo preciso la città come luogo dell’arte contemporanea => è vero

che tutto va relativizzato al proprio presente, ma vuol dire quindi parlare della città moderna, delle fabbriche

e del nero industriale.

Baudelaire inizia a scrivere, ma le prime poesie non vengono accettate. All’epoca si pubblicava nelle riviste

letterarie. Molti esitano a pubblicarlo per la perentorietà con cui afferma idee lontane da quelle comuni.

La prima opera pubblicata (1847) è la novella “La Fanfarlo”; lui si firma con il nome di sua madre = si tratta

di un momento di incertezza, non sa cosa vuole affermare => incertezza dell’io è un tema romantico.

Nonostante questa incertezza, il fatto che si firmi con il nome della madre ha anche un altro significato: = il

protagonista della novella è poeta degli anni ’40 a Parigi ed ha molti elementi di B., ma l’autore li supera =>

mostra con ironia i tratti di poeta romantico (quindi nella scelta di non firmarsi c’è anche l’intento di

dimostrare di aver preso le distanze da una certa forma di Romanticismo).

In questa novella B. analizza cosa significhi fare il poeta. Il protagonista incarna i limiti del poeta romantico

= è risibile perché si sente l’unico ad avere un’ispirazione verso l’ideale + cerca l’amore per risolvere questo

desiderio, ma l’amore è deludente (non perché la donna scelta non è per lui, vd molte storie del

romanticismo), ma perché è patetico il fatto che lo slancio vada verso qualcosa che non può soddisfare il

desiderio. È come se questo romantico avesse tradito il romanticismo delle origini (romanticismo tedesco) =

B. prende in giro il romanticismo nella versione francese (mediocre) che ha tradito le componenti

interessanti del romanticismo originario.

Il protagonista Samuel Cramer sa scrivere opere in cui a distinguersi sono i temi ed il soggetto, non

preoccupandosi invece della forma e dello stile => è un romanticismo che nasce morto in partenza.

Il giovane poeta frequenta gli ambienti parigini, ma arriva con un ritardo di 15 anni rispetto al momento di

massimo cambiamento in termini culturali. A Parigi incontra una fanciulla di cui si era innamorato da

giovane; lei però è sposata e delusa perché il marito la tradisce con l’attrice più bella e nota del momento che

si chiama “Fanfarlo” (il nome, che è anche titolo della novella di Baudelaire, rimande alle “trombette” =>

ironia suscitata dal degrado che questo nome attribuisce all’attrice). Samuel, sperando che lei lo ricompensi

unendosi a lui, si offre di intercettare l’attrice, farla innamorare di lui e distrarla dal marito della signora =

siamo nella borghesia = i mariti seri si divertono con le attrici, ma le mogli sopportano.

A questo punto ilcritico scrive recensioni negative sulle piece messe in scena dalla Fanfaro per attirare la sua

attenzione. Quando si incontrano lui si innamora dell’attrice = del suo impersonare di giorno in giorno

personaggi diversi. (es. parte di Colombina) lui la vede recitare una pantomima = lei non parla, ma intrepreta

una maschera che danza e si muove in silenzio; in questa pantomima lei continua a cambiare ruolo e lì lei

veniva abbracciata e baciata da moltissimi personaggi. Inoltre c’è anche una musica stravagante che permette

l’evasione dello spettatore che segue queste trasformazioni artistiche = è attirato dal personaggio bizzarro

che si allontana dalla realtà. In questa pantomima lei è bravissima => lui si innamora dell’attrice.

Lui riesce a conquistarla, ma questo innamoramento è il desiderio di un possesso (si ride del patetismo del

romanticismo francese = illusione di raggiungere l’appagamento del desiderio tramite qualcosa che in realtà

non può farlo). Una sera nel camerino (nel teatro, luogo dell’artificio per eccellenza) lei si offre a lui. Lui

però non si appaga della nudità della donna reale che ama, ma rimpiange il suo desiderio che era per

Colombina, per la maschera => sacrifica la donna all’attrice (irraggiungibile, intoccabile, il prodotto

dell’arte). => si mette al posto dell’oggetto del desiderio il desiderio stesso. Era il tratto inaccessibile dei

personaggi a farlo innamorare, ora l’accessibilità del corpo della donna non lo interessa, lo stufa. Quello che

rimpiange è quello che gli permetteva di immaginare cosa ci fosse dietro al costume. Lei, nel momento in cui

si descrive la sua performance di attrice, viene paragonata al saltimbanco = colui che si muove sfruttando

una competenza, ma che non ha un ruolo specifico in un opera specifica => il saltimbanco è l’arte in

generale, rimane indefinito, privo di contorni precisi.

Fanfarlo lascerà comunque il marito della borghese che si trasferirà in periferia con la moglie. Tra Samuel e

Fanfarlo nasce una storia d’amore. Lui comincia a fare carriera, incoraggiato anche da lei, e a mantenere la

famiglia => diventano borghesi => si ironizza sulla parabola della vita di questo poeta, ma la si vede anche

con amarezza.

1848: a Parigi scoppiano dei moti rivoluzionari di grande intensità = gli operai iniziano a porre istanze sociali

e politiche.

Si tratta di una rivoluzione che si scontra con la borghesia del tempo. Baudelaire incita gli operai ad uccidere

il patrigno = lui non crede che sia possibile un cambiamento reale: lui è convinto che tutti gli uomini vivano

questa vita a metà (mancata soddisfazione della tensione del desiderio) e quindi è convinto che nessun

cambiamento sociale o politico possa cambiare le cose (=> tanto vale che la sommossa porti a qualcosa,

come la morte del patrigno). Nel suo tempo è la borghesia a rappresentare il sistema che soffoca

l’aspirazione umana ad un sistema altro, ma questo vale per tutti i sistemi => lui non ce l’ha necessariamente

con la borghesia. Anche la politica è contingente, non si cambia nulla cambiando quello = si tratta sempre di

sospensioni e distrazioni da una vita che è dolorosa di per sé.

Questa componente di rivoluzione sociale, invece, era stata importante per il primo romanticismo francese

(Hugo e Lamartine).

1851: Napoleone III viene eletto e poi lui si proclamerà imperatore = espressione di una borghesia

finanziaria che riesce ad arricchirsi prepotentemente e manipolare la realtà politica. Lui consegnerà Parigi

nelle mani di Haussmann (prefetto di Parigi) = elemina le viuzze dove era facilissimo fare le barricate e

costruisce i boulevards (grandi assi stradali) in cui risulta più difficile fare delle barricate.

 Siamo in un momento in cui cambia anche la conformazione urbanistica Parigi e Baudelaire assiste a

questo cambiamento.

Mercie: aveva inventato il genere della descrizione della città passeggiando con un fine anche moralistico =

spiegare perché certi quartieri erano malfamati e anche come fosse possibile intervenire per migliorare la

situazione.

Baudelaire riprende questa idea: il poeta deve scendere dalla sua mansarda e attraversare la strada, fare i

conti con il contemporaneo, estrarre dal male del suo tempo un fiore.

A lui poi non interessa il piano didattico = a lui interessa sollecitare un confronto con la modernità.

Baudelaire scrive due poesie (crepuscoli) che gli sono state chieste da Fernand Desnoyers per un’antologia di

poesie dedicata alla foresta di Fontainebleau (l’antologia è del 1855). Baudelaire invece non vuole piegarsi

alla richiesta di scrivere due testi di esaltazione della natura => nella risposta alla richiesta lui fa dell’ironia

sul tema.

Nei due crepuscoli Baudelaire esprime i pensieri da cui viene assalito nel momento della sera => lui pensa

alle città e confronta i boschi che avrebbero un qualche interesse se fossero simbolo di una realtà che ha un

senso religioso, che porta oltre (le cattedrali medievali) con le città di oggi = le città sono i boschi – cattedrali

della contemporaneità e il rumore della città è il lamento umano.

21/11/2016

Baudelaire esprime tutta la sua disillusione politica: disillusione nei confronti dei valori della società

borghese (guadagno, ascesa sociale, risparmio) => disillusione nei confronti del mondo che si sta

affermando.

Con Napoleone III è la ricca borghesia finanziaria a cambiare la città di Parigi. Baudelarie non si riconosce

nel mondo in cui vive, anche se questo mondo è all’origine della sua stessa poesia.

Lettura di alcuni passi dei crepuscoli di cui sopra: si evidenzia la novità della città che potrebbe costituire

una svolta per l’individuo, ma che non fa che aumentarne la disperazione. Il poeta che, fedele alla teoria

espressa nei Salon del ’45 e del ’46, vuole una poesia moderna e romantica, capace di prendere spunto dl

contingente in cui si incarna la vita stessa (la città), per poi produrre poesia.

Idea della natura come luogo privilegiato di espressione e di ispirazione del poeta (per il poeta romantico la

natura è una sorta di confidente). Per Baudelaire questo non vale: lui conosce la città sia nel suo aspetto

diurno (pieno attivismo), sia in quello notturno (divertimento mondano).

1) “Crepuscolo della sera” = in questo momento della giornata il poeta esprime la propria

insoddisfazione del mondo. Baudelaire ci racconta il suo modo di vivere la sera in città. Fin dal

primo verso (“Ecco qui la sera”) è evidente il cambiamento; non ci parla di una sera metafisica (che

porta alla pura riflessione), ma ci parla della sera cittadina, del momento della giornata in cui nelle

città si animano alcune precise attività (è la sera durante la quale agisce il criminale, ma anche

quella della vita mondana del borghese). La sera costituisce un momento privilegiato per chi ha

lavorato tutto il giorno. Di notte emerge l’anima bestiale che c’è in ognuno, la ricerca di piacere e

divertimento (prostituzione ovunque in città) = di giorno l’uomo accumula per poter vivere in una

vita di agio, per poi invece dissiparlo la sera (ritratto della vita borghese del tempo). La città è un

formicaio che di giorno produce e di notte consuma. La sera è il momento dello stordimento. Chi

vive la città si abbruttisce e regredisce di sera. Sembra che ci sia complicità nel sistema: i ladri

forzano dolcemente le casseforti (come se fossero riempite di giorno per essere svuotate la sera). La

Parigi di Baudelaire è anche quella dei poveri e dei malati: alla fine del componimento troviamo

l’immagine dell’ospedale (questo perché tale situazione è l’indice reale della condizione umana, al di

là del divertimento dei pochi). Di notte diventa più forte anche il dolore di chi è malato e di chi sta

morendo. Il malato che soffre non desidera altro di poter tornare a casa, ma deve aver capito cosa è

la vita per aver qualcuno che li attende a casa; la maggior parte della gente, invece, non sa cosa sia la

vita = la lascia scorrere nel lavoro, nel divertimento. Pochissimi si sono guardati per quello che sono,

gli altri non hanno mia vissuto.

Qui Baudelaire stravolge l’idea della pace della sera tipica del Romanticismo.

Per Baudelaire la città, che potrebbe costituire un punto di incontro e di svolta per le persone, contiene

un’umanità ferita che si affanna per dimenticare.

2) “Crepuscolo del mattino” (c’è nelle dispense). Il titolo colpisce: non c’è un senso temporale

(definizione ossimorica) = si vuole caratterizzare il momento in cui la notte scolora nel giorno (alba).

Il titolo si pone in antitesi all’idea del mattino come luminosità. Tutta la composizione sgretola

l’immagine del mattinale (tradizione di poesie dedicate all’alba come momento portatore di vita) =

per Baudelaire l’alba segna l’inizio di quella vita dedita al lavoro e moderna, per lui non positiva.

I versi sono alessandrini (versi di 12 sillabe) = composizione tradizionale, è il verso più alto della

- tradizione francese (quello di Racine). Qui Baudelaire non intacca la forma, ma il contenuto. Anche

in “I fiori del male” c’è questo rigore formale = la sfida è mantenere questo rigore, pur trattando de

dolore e della difficoltà della vita.

Si tratta del momento in cui gli adolescenti non si sono ancora svegliati e si girano nel letto perché

- fanno dei brutti sogni. È l’ora in cui la lampada è ancora accesa => contrasto fra la lampada rossa e

la luce del giorno che entra nella stanza. Lui vede in questo una sorta di lotta fra le due luci ed evoca

l’immagine drammatica di un occhio pieno di sangue.

 I giovani lottano con il cuscino come la luce della lampada lotta con quella del giorno.

La vera lotta è quella dell’anima che si risveglia e si trova in un corpo che non le appartiene, che la

- opprime.

 Il crepuscolo nasce da una lotta dal contrasto fra notte e giorno (buoio e luce), ma questo è indice di

una lotta interiore.

Al crepuscolo fa freddo e quindi gli occhi lacrimano, ma l’aria asciuga subito queste lacrime =>

- questa situazione è in analogia con una situazione d’animo (l’aria è percorsa dal brivido delle cose

che svaniscono): in entrambi i casi succede qualcosa di cui non si fa nemmeno in tempo ad

accorgersi.

I due personaggi (uomo e donna) sono entrambi stanchi, ma di due azioni diverse: l’uomo è un alter

- ego del poeta che ha passato la notte a scrivere, ma non è soddisfatto del suo lavoro; la donna ha

passato la notte intera ad amare, ma non ha un corrispettivo, non c’è reciprocità.

Si esce poi dall’ipotetica stanza in cui ci si trovava e si passa alla descrizione delle case che

- cominciavano a fumare. È l’ora in cui le prostitute vanno a dormire.

Questa è l’ora più fredda, la peggiore per chi non ha una casa = le mendicanti si scaldano come

- possono. Si tratta di un’immagine concreta, ma contemporaneamente carica di valenza psicologica =

il paesaggio è un paesaggio d’anima (ci mettiamo dal punto di vista di queste mendicanti, come

esempio di lotta del soggetto con la città).

 La stessa lotta che trovavamo nella stanza la troviamo anche fuori: le differenze di classi non

centrano niente, la vera lotta riguarda tutti.

È l’ora in cui le partorienti soffrono di più (ancora una volta un’immagine di ospedale: non tutti sono

- svegli e c’è una solitudine di queste donne che devono partorire).

Qui c’è la critica dell’accumulazione, della misurazione di tutto (per lui tipico del mondo e della morale

borghese).

Siamo al mattino e canta il gallo (elemento tipico dei mattinali, qui caricato di una valenza

- drammatica). Abbiamo appena lasciato l’immagine delle partorienti => definire il canto del gallo

come lacerante ci porta a pensare al dolore. Inoltre nell’immaginario occidentale il canto del gallo

allude alla lacerazione per eccellenza (Pietro lacera il suo rapporto con Cristo).

Immagine che allude all’ospedale in cui ci sono i rantoli di quelli che muoiono.

- Parigi è una città umida => ovunque c’è nebbia. Questa nebbia fitta che impedisce di respirare è

- anche una nebbia interiore.

Allusione poi a coloro che durante le notte si sono divertiti e che ora rientrano, stanchi anche loro per

- aver tanto amato (qui c’è allusione pura al sesso, non all’amore come sentimento). Qui sono

avvicinati a coloro che muoiono negli ospedali esalando l’ultimo respiro (allusione realistica: sifilide

ovunque).

Immagine tradizionale dell’aurora (nell’immagine occidentale vestita di rosa e di verde). Questa

- immagine viene incrinata con il verbo “grelottante” (= battere i denti dal freddo”) che sembra

riportare alle povere mendicanti di prima. L’alba è come una poveraccia, come una prostituta.

La Senna alle quattro del mattino è deserto. Definire un fiume deserto significa anche ricordare una

- tematica che ricorre nella sua poesia = la secchezza come mancanza di risposte ai bisogni umani =>

la Senna deserta indica la mancanza di acqua come mancanza di risposta all’uomo che ha delle

domande.

Alla fine troviamo Parigi personificata: si identifica totalmente con il borghese medio che a

- quest’ora si stropiccia gli occhi, cupo (non ha nulla per cui essere felice), impugna gli attrezzi ed

inizia la giornata.

Anche la novità che la modernità porta e su cui Baudelaire si lascia sollecitare (è il suo paesaggio) amplifica

soltanto il disagio profondo dell’uomo.

La vera rivoluzione per Baudelaire non si colloca nella rivoluzione sociale, ma su un piano poetico.

Nel 1847/8 Baudelaire incontra la produzione di Edgar Allan Poe (americano), di cui Baudelaire legge alcuni

racconti. Con lui Baudelaire trova una forte affinità, ne tradurrà i testi in francese e lo renderà noto al mondo

francese.

Poe ha una vita di isolameno, di rifiuto, di scarto = esprime disprezzo per i valori falsamente democratici,

falsamente efficaci-efficienti della borghesia del tempo.

 Condividono il disagio e il disprezzo esistenziale rispetto al mondo.

Il fatto che il poeta non si riconosca nella società in cui vive è tipico del Romanticismo, ma, sempre nel

Romanticismo, inizialmente il poeta vive un afflato di cambiamento (combatte per la libertà dei popoli). Qui

invece troviamo una frattura totale: non esiste cambiamento che possa indurre la società del tempo a capire il

poeta che ne denuncia l’ipocrisia, la stupidità.

Poe oppone a questo mondo una ricerca formale di bellezza rigorosamente perseguita: l’eleganza, la

raffinatezza e l’artificio (strumenti di distinzione di Baudelaire) diventano una vera e propria filosofia in Poe.

Edgar Allan Poe scrive “La filosofia dell’arredamento” in cui dice che l’utilità ci degrada e ci illude di

risolvere qualcosa, essa non è il senso della vita => occorre circondarsi di oggetti inutili in modo da

distinguersi. Si tratta di un testo che Baudelaire tradurrà e di cui metterà in pratica il contenuto.

 Baudelaire vede in Poe un maestro della forma = fa convivere la visionarietà e la disciplina della

forma.

Poe riesce attraverso alcune strutture formali (ripetizione di alcuni suoni e scelta di alcuni lemmi) ad

alimentare il senso di angoscia che abita tutti gli uomini. Baudelaire dice che addirittura Poe usa delle frasi

che lui stesso avrebbe usato.

La visione del mondo di Baudelaire è caratterizzata dalla certezza di una condizione universale di angoscia,

in quanto la realtà in cui viviamo è insufficiente: la realtà non risponde mai alle esigenze, alle richieste e

domande che l’uomo vive. Noi siamo fatti per l’infinito, ma viviamo in un mondo contingente e limitato. Si

tratta di una condizione di tutti.

“I fiori del male” iniziano con Baudelaire che definisce il lettore un suo simile: la differenza fra il lettore

(l’uomo comune) ed il poeta consiste nel fatto che il primo si instupidisce si appiattisce e si distrae dalla

condizione di angoscia che vive, ma continua a viverla proprio come il poeta.

La condizione dell’uomo è “spleenetica” (dall’inglese “spleen”). Con “spleenetico” si intendeva

generalmente il sentimento malinconico (quando si è dominati dall’umore nero), è un suo sinonimo.

Baudelaire, invece, lo interpreta nel senso di “noia” = gli conferisce un tratto esistenziale = la vita è

“spleenetica” nel senso che genera insoddisfazione.

Baudelaire stesso definisce il testo “I fiori del male” “atroce”, che ha come radice “atris”, la stessa di

“atrabiliare” = riprende il significato di “bile nera” o “umor nero” nel suo carattere di “atroce” perché non fa

che ribadire questa condizione umano e così facendo non lascia spazio ad alcun valore (non ha senso in

questo mondo contingente).

Troviamo in Baudelaire dei tratta forti di Romanticismo nel fatto che anche lui vive questa condizione come

la conseguenza di una caduta, ed immagina la caduta dell’uomo da un paradiso da cui probabilmente

proviene (in caso contrario infatti non avvertiremmo in questa vita le esigenze che invece avvertiamo).

L’armonia e l’unità dovranno essere recuperare l’unità che la condizione umana ha verso (estrarre dal male il

fiore, la bellezza atemporale ed eterna).

Baudelaire scrive 4 spleen.

SPEEN 78 (l’ultimo).

Si tratta di 5 strofe di alessandrini.

Fino alla strofa principale (la quarta) troviamo un lunga digressione scandita da un’anafora => il ritmo

rallenta. Si descrive una giornata di pioggia a Parigi: il paesaggio è ancora un paesaggio d’anima (interno ed

esterno coincidono).

Il cielo (luogo per eccellenza di slancio verso l’alto) è un cielo di pioggia, carico di nuvole => pesa e

- chiude (infatti lo paragona con il coperchio).

Analogia fra questo cielo e il paesaggio interiore del soggetto che avverte un peso sopra di sé = è in

- preda a lunghe noie (da cui non si può scampare). L’uomo subisce il peso, è costretto, non è attivo.

Troviamo un forte senso di claustrofobia = l’orizzonte come un cerchio chiude lo sguardo => sia

- verticalità che orizzontalità sono chiusi (la prima dal coperchio, al seconda dall’orizzonte stesso che

si comporta da cerchio e chiude il nostro sguardo, non permettendoci di guardare lontano).

Quando piove e c’è una forte umidità, la terra si trasforma in una prigione umida (Pascal dice che

- siano nella via mondana e terrena come in un gabbiotto, in una sorta di prigione).

La Speranza (virtù teologale) è come un pipistrello. Di questa immagine ci colpisce l’originalità

- dell’analogia. Il pipistrello, chiuso in quattro mura, impazzisce e non trova via di uscita = la stessa

cosa vale per la speranza. Il soffitto è putrefatto perché c’è umidità ovunque, come nell’animo

umano, in cui la speranza non trova modo di agire.

All’inizio si trattava di una gabbietta, ma adesso si tratta di una vasta prigione perché questa

- condizione riguarda il mondo intero = la pioggia diventa le sbarre di una prigione in cui ci troviamo

tutti.

In un luogo malsano e putrido ci sono dei ragni che producono ragnatele (come la pioggia ci

- ingabbia nelle sbarre orizzontali); questo “sbarramento” è dentro i nostri stessi cervelli = non

riguarda solo il corpo, ma anche le nostre facoltà intellettive.

L’allusione alle campane ci fanno presagire qualcosa di mistico. Il suono però non è un suono di

- armonia (da canto religioso), ma anche le campane sbattono con furia e lanciano verso il cielo un

grido orrendo => anche qualcosa che dovrebbe portare sollievo si inscrive in questo paesaggio.

All’ultima strofa si capisce che le campane suonavano a morte. Anche i funerali sono lunghi (come

- le noie). E qui, mentre prima il rumore stridente segnalava la crisi, il rumore manca (condizione

perfino peggiore). È proprio la lunghezza a restituire la pesantezza di cui parlava sopra.

Questa situazione raffigura il paesaggio d’anima del poeta e dell’uomo in generale = dentro di lui c’è

- il funerale della Speranza. Qui la Speranza ha un’accezione maschile (l’afflato e lo slancio), ma

anche lui come la dea Speranza, è stato vinto. L’angoscia vince. L’immagine conclusiva è militare: il

cranio è inclinato, vinto per sempre.

Qui la bara è nell’anima stessa.

-

Tutto questo non riguarda una situazione contingente (per esempio quella amorosa di cui si fa interprete il

Romanticismo), ma riguarda la dimensione esistenziale dell’uomo. Baudelaire ci dice tutto questo

descrivendo un paesaggio che poi diventa il paesaggio dell’anima, fino a che l’analogia fra l’interno e

l’esterno finisce in una coincidenza fra i due e si dichiara che tutto quello che si è detto riguarda proprio

l’anima umana.

22/11/2016

“I fiori del male” tratta della tensione fra spleen ed ideale che Baudelaire, in quanto poeta, può esprimere. In

“Benediction” (prima composizione): gli accenti sono ancora profondamente romantici, ma lo sviluppo del

tema e della forma lo allontanano dal Romanticismo. Allusione ad un angelo che possa accompagnare la vita

del poeta (allusione all’ideale). L’angelo appartiene all’immaginario cristiano. La dialettica fra spleen ed

ideale ricorda quella fra materia e spirito. In realtà la prima è la dialettica fra ciò che l’uomo è ciò che l’uomo

vorrebbe essere.

L’allusione all’angelo richiama la filosofia di Swedenborg: angeli visti come mediazione fra due mondi, ma

non i mondi della vita terrena e di quella ultraterrena, ma fra due mondi molto vicini = quello della realtà

concreta che vive un legame profondo con un mondo della surrealtà, meno effimera, meno contingente. È il

filosofo, secondo S., a cogliere le analogie che legano queste due realtà => idea di una doppia realtà, l’una

specchio dell’altra, da decifrare cogliendo caratteristiche a-razionali (sorta di conoscenza esoterica che

avvicina l’uomo a verità metafisiche). S. sosteneva la capacità di alcuni fra gli uomini di attingere alla verità

metafisica (es. maghi). Per questo la Chiesa lo condannerà. Baudelaire legge S. con molto piacere, anche

perché si tratta di testi lontani dal senso comune e dal positivismo imperante. In S. lui trova l’idea di un’unità

originaria.

I FIORI DEL MALE

“I fiori del male” (1857) = raccolta di poesie in cui troviamo un percorso attraverso il quale Baudelaire cerca

di superare la condizione di spleen per ritrovare quell’unità originaria, quella condizione di pace in cui

l’uomo ha vissuto precedentemente (pur non ricordandosene). L’opera viene condannata: siamo in un

periodo molto attento alla moralità della letteratura.

Anche “Madame Bovary” verrà condannata (esce nello stesso anno, 1857). Flaubert, però, non ha alcuna

intenzione di modificare il testo e alla fine riesce a farlo circolare come lui lo aveva scritto.

Baudelaire invece non paga gli avvocati e viene condannato e la vive in modo drammatico. Il libro di poesie

di Baudelaire viene infatti condannato come un libro contro la religione e la spiritualità (clima satanico e di

male che attraversa l’opera). Invece quest’opera esprimeva una tensione spirituale profonda, un’esigenza di

metafisico e di andare oltre il materiale. Questo lo ferisce perché lui, come ogni intellettuale, cerca

comprensione da parte del mondo in cui vive.

Falubert spenderà alcune parole per difendere Baudelaire, i due esprimono la stessa cosa: Madame Bovary è

la prova che la grande passione d’amore non esiste e che il Romanticismo sia solo un tentativo di esprimere

qualcosa che poi nella realtà non c’è => anche Flaubert era disilluso.

Baudelaire è costretto ad intervenire sul testo ed esce nel 1861 una nuova edizione: rimosse le sei liriche

accusate, aggiungendone 35 nuove, con una diversa divisione e aggiungendo la sezione “Tableaux Parisiens”

(dedicata alla città di Parigi). Anche stavolta ci sono critiche (anche se non è condannata l’intera raccolta).

Lui continua a lavorare su questa raccolta di poesie che si costruisce secondo un’architettura perfettamente

studiata => togliere alcune poesie o metterne di nuove significa tradire questa architettura.

1868: pubblicazione postuma de “I fiori del male” con anche composizioni successive (a pubblicarlo sono

alcuni amici di Flaubert).

Per anni si è studiata l’edizione del 1968 per poi accorgersi che essa fosse più lontana da quella originaria

rispetto a quella del ’61. Solitamente si legge quella del 1961 integrandola con le poesie mancanti (quelle che

erano state fatte togliere).

Esistono due scuole critiche rispetto a Baudelaire:

Scuola milanese (dal 1960 circa), Sergio Cigada = si sottolinea la rottura di Baudelaire con il

- Romanticismo.

Scuola romana = Baudelaire come l’ultimo romantico francese.

-

In “I fiori del male” troviamo una descrizione della condizione spleenetica dell’uomo e dei suoi tentativi di

superarla. Nelle diverse sezioni Baudelaire illustra e percorre i tentativi di superamento della condizione

spleenetica.

1) Sezione riguardante la dialettica fra il tentativo di ricongiungimento all’unità mediante ascesa verso

l’alto e tentativo di ricongiungimento all’unità mediante l’adesione ad una sorta di demonismo

(verso il basso)

2) Sezione dedicata alla città = qui si tratta del tentativo di fuggire dalla condizione spleenetica nella

modernità, nella velocità, nella folla. Baudelaire sostiene che però la modernità cittadina amplifica la

condizione spleenetica dell’uomo.

3) Sezione dedicata al vino e alle droghe = altro tentativo, con le droghe, di superare la condizione

spleenetica = per breve tempo ci si trova in una condizione surreale, ma in realtà poi ci si ritrova al

punto di partenza. Le droghe e l’alcool stimolano la fantasia, facoltà per Baudelaire vincente per

superare il contingente partendo dalla realtà stessa. Il problema è che con droghe e vino la soluzione

è solo temporanea.

4) Sezione dedicata ai “fiori del male”, dedicata all’amore = tentativo attraverso l’amore di raggiungere

il trascendente e superare la contingenza, le strutture sociali e affermare la possibilità infinita che

appartiene all’uomo (tema tipico del Romanticismo: ottimista nei confronti di un cambiamento

possibile). Qui invece Baudelaire demistifica questa possibilità romantica; l’amore è esperienza

fisica (disillusione amar per il poeta) oppure è l’esatto contrario (legame con una donna altra rispetto

al corpo ed alla sensualità, di cui si esaltano le caratteristiche intellettuali fino a farne un idolo). Di

entrambe le soluzioni Baudelaire fa degli esempi che vengono dalla propria vita.

La seconda è una donna che supera lo stadio sensuale per elevarlo ad ideale. Lei però si rivela un idolo e non

una strada realmente percorribile per raggiungere l’ideale.

5) Sezione in cui si afferma il tentativo di uscire dallo spleen con litanie rivolte a satana, preghiere al

male; ma anche questo tentativo fallisce. Si tratta di una strada provocatoria, ma inutile: anche la vita

del male non porta al superamento della condizione spleenetica.

6) L’ultima sezione invece è dedicata alla morte. L’unica delle strade che Baudelaire non ha ancora

perseguito: lui si è consumato nel tentativo di uscire dallo spleen. La morte sospende per sempre la

condizione spleenetica dell’esistenza => è l’ultima occasione per sospendere definitivamente questa

condizione umana non solo parzialmente e per breve tempo come tutte le altre strade. L’ultima

composizione si chiama “Viaggio”; in essa Baudelaire parla di un viaggio su una nave e torna

l’accenno alla “noia” = la noia rimane nonostante tutto, nonostante tutti i percorsi che ha tentato

(rimane questo stato di insoddisfazione profonda). Baudelaire dice che mentre fuori c’è l‘oscurità noi

dentro abbiamo dei raggi = modo per dire che noi siamo fatti per altro. C’è sempre il “noi” (autore e

lettore a cui l’autore si reputa identico).

L’abisso nero in cui ci conduce la morte è l’ultima occasione di liberarci della condizione di spleen e ci si

apre all’ignoto (non importa se questo ignoto sia il paradiso o l’inferno = la condizione etica non è

pertinente). L’importante è che si tratti dell’ignoto, perché il noto ci annoia.

 Qualunque tentativo esistenziale è fallimentare.

Lo scopo del testo e della poesia di Baudelaire in generale non è incoraggiare l’uomo a uscire dalla

condizione spleenetica, perché il poeta sa bene che questo non è possibile, almeno in vita. Lo scopo è quello

di mostrare come si possa dire questa condizione umana e come se ne possa prendere atto => lo scopo è dare

forma, racchiudere questa condizione in uno stile formale che restituisca bellezza.

 L’arte come possibilità di sospendere la condizione spleenetica e di trasformare la realtà in ideale.

L’opera è dedicata a Gautier (scrittore, poeta, giornalista e critico letterario francese), il quale si opponeva, a

sua volta, al romanticismo francese e sosteneva una concezione di arte dalla quale sono esclusi tutti i motivi

morali, filosofici, storici od utilitaristici; l’arte, per Gautier, in quanto inutile e superflua nella società

moderna, non deve preoccuparsi che delle questioni estetiche e del bello in sé, perché essa è in se

autosufficiente.

Dedica:

“Al poeta impeccabile

Al perfetto mago in lettere francesi

Al mio carissimo e veneratissimo

Maestro e amico

Théophile Gautier

Con i sentimenti di più profonda umiltà

Io dedico

Questi fiori malsani.”

Per Baudelaire si tratta di un maestro, di un “mago perfetto” = i contenuti della sua poesia non sono alti, ma

sono espressi attraverso uno stile perfetto dal punto di vista formale. Allo stesso modo Baudelaire introduce

nelle poesie delle parole che usualmente non erano utilizzate, ma le colloca in una forma perfetta.

Questa arte che si esprime nel continuo lavorio per accedere alla forma perfetta ha uno sfondo filosofico di

Swedenborg = le scelte stilistiche fatte da Baudelaire servono ad esprimere quell’ideale e quell’unità che

l’uomo avrebbe perso e di cui sente l’esigenza => “I fiori del male” mette in forma la tensione che l’uomo

vive. Questa novità formale la troviamo in “Corrispondenze”. Si tratta di un sonetto.

CORRISPONDENZE

“Corrispondenze” è plurale = da subito abbiamo l’allusione a tanti percorsi possibili => invito ad una

- continua indagine della condizione in cui ci troviamo.


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti del terzo modulo del corso di Letteratura francese della professoressa Preda (a.a 2016-2017).

modulo C: Baudealire (alcuni componimenti de I fiori del male).

Gli appunti sono completi di indicazioni su quali passaggi dei testi sono stati o meno affrontati in classe.
l'autore viene introdotto arricchendo e verificando le informazioni fornite a lezione.
Gli appunti permettono di dare l'esame come se il corso fosse stato seguito in aula.
Voto conseguito all'esame grazie all'utilizzo di questi appunti: 30.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GiuliaS95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura francese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Preda Alessandro.

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