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Formazione outdoor: apprendere dall'esperienza

Capitolo 2: Formazione outdoor

In passato l'interscambio di comunicazioni, gli incontri rari, le lezioni rappresentavano un concentrato di stimoli cognitivi che poi le persone avevano modo di digerire nei mesi di silenzio seguenti. Il processo d'apprendimento era completato a cura della persona stessa che aveva il tempo necessario per rifletterci sopra. Oggi i ritmi sono sempre più serrati, il tempo sembra mancare, l'attenzione è rivolta al raggiungimento di obiettivi a breve, le persone sembrano non riuscire ad apprendere alla velocità che servirebbe loro.

Possiamo tentare di sintetizzare alcune linee guida generali per rendere più incisiva la formazione nella propria organizzazione. Abbandonare la logica del corsificio: temi da affrontare, scomposizione in moduli, sequenze standard uguali per tutti i partecipanti, a ciò che è stato trasferito sul lavoro, ai risultati in termini d'impatto organizzativo conseguito. Oggi più che managerialità occorre leadership, occorre la capacità di guidare le persone attraverso territori nuovi, occorre saper orientare i cambiamenti, a volte anche profondi, delle nostre organizzazioni. Le loro competenze sono oggi quelle di praticare la realtà, navigare le difficoltà, coglierne le opportunità.

Nuove strade formative

Come per tutte le innovazioni, imboccare nuove strade formative: occorre saper ben distinguere fra i concreti effetti positivi raggiunti e gli effetti apparenti legati alle mode e all'adeguamento di facciata per non rimanere indietro. Ci sono nuovi modi di formazione che possono aiutare a recuperare incisività, fra questi l'autoformazione, la learning community (ogni situazione, posto, orario è buono per apprendere), il work learning place (il posto di lavoro è il luogo privilegiato in cui vi sono stimoli e facilitazioni per apprendere), l'outdoor training (percorsi formativi nella natura), il coaching (formazione individuale condotta da un coach, che mira a sviluppare una maggiore padronanza di una competenza target).

Il loro utilizzo richiede una grande regia fatta di attenzione, sensibilità, visione e creatività per saper cogliere al volo opportunità e/o per costruirne di nuove. Maggiore attenzione alle variabili di processo: le maggiori opportunità di sviluppo e crescita delle persone sono più legate all'adozione di comportamenti e strategie più efficaci, che all'acquisizione di nuovi contenuti.

Scouting motivazionale

Un processo d'apprendimento efficace è quello che è capace di soddisfare le domande dei partecipanti di concretezza, autoreferenzialità, proattività. È indispensabile dedicare energie e tempo alla ricerca ed alla creazione di un senso per l'apprendimento delle persone nelle organizzazioni. È possibile percorrere nuove strade formative maggiormente centrate su chi deve apprendere, sulle loro difficoltà, sui loro interessi, sulle loro riflessioni sulle esperienze vissute, sui loro stili di vita. Queste nuove vie sono tutte basate sul fuori aula, sul confronto con il gruppo.

Formazione outdoor

La formazione outdoor è tutta una serie di attività formative che vengono svolte all'aria aperta a fini didattici per sviluppare determinati comportamenti dei partecipanti sotto la conduzione di un trainer appositamente preparato. Le attività possono essere brevi e semplici esercitazioni all'aperto (outdoor small techniques), esercitazioni svolte in campi permanenti appositamente attrezzati (campi outdoor preimpostati) o veri e propri percorsi formativi che si svolgono in sessioni prolungate nel mezzo della natura (outdoor training).

La formazione outdoor non è da confondere con situazioni estreme, che mettono in pericolo le persone e che sono tutte direttamente o indirettamente riconducibili allo spirito e alla pratica dei cosiddetti corsi di sopravvivenza. Le attività fisiche sono solo strumenti, mezzi utili per rilevare e sviluppare le potenzialità personali e/o del gruppo. La loro importanza è secondaria; per esempio, saper andare in barca a vela per l'outdoor training non è il fine ma rappresenta solo un mezzo, attraverso il quale poter sperimentare determinate situazioni e comportamenti ai partecipanti costruendo loro un forte ancoraggio.

Team building e altri usi

Il suo utilizzo più diffuso è forse legato al team building, un po' perché il bisogno di sviluppare questa competenza è molto sentito e diffuso in questo periodo dentro le nostre organizzazioni e queste metodologie sono particolarmente efficaci in questo campo. La tipologia di formazione outdoor più usata sono le Outdoor Small Techniques (OST), forse perché sono organizzativamente meno complesse e più flessibili.

Al secondo posto per diffusione ci stanno i Campi Outdoor Preimpostati (COP), che rappresentano quello che per la formazione tradizionale sono i corsi standard a catalogo. Anche l'Outdoor Training (OT) inizia ad essere direttamente richiesto dalle organizzazioni in corrispondenza a determinate situazioni della vita aziendale. Stanno anche crescendo le richieste di Outdoor Management Training (OMT) come strumento sofisticato per contribuire a risolvere situazioni formative più impegnative.

Rischi e difficoltà

Vi sono alcuni rischi e difficoltà: sul lato della qualità, il rischio che esperienze di basso livello portate avanti non da formatori pregiudichi l'immagine e quindi l'espansione di queste metodologie. Sul lato dell'offerta, la confusione di etichette proposte, sul lato della domanda una maggiore educazione alla formazione outdoor, una migliore informazione sulle sue differenze, sul lato dei formatori una maggiore decisione nello sviluppare una specifica preparazione anche in queste metodologie.

Survival e attività sportive non si possono considerare azioni formative, le situazioni proposte sono spesso estreme, hanno cioè una forte componente di pericolo reale, l'attività fisica in sé è il fine, l'oggetto stesso su cui concentrarsi e confrontarsi, la cosa da imparare.

Animazione in genere sono giochi all'aperto (caccia al tesoro ecc) o anche al chiuso. L'obiettivo è l'intrattenimento, lo sviluppo di occasioni di relazioni fra le persone, la socializzazione, la piacevolezza, il divertimento.

Adventure Training anche questi non fanno parte della formazione aziendale e della formazione outdoor, rispetto al survival perdono in spettacolarità dell'evento e in contenuto di pericolo reale delle situazioni.

Tipologie di outdoor training

Outdoor Small Techniques sono attività fatte all'aperto, in genere tratte dal gioco, dallo sport, dalle simulazioni, utilizzate come strumento per generare apprendimento. Sono condotte da formatori.

Campi Outdoor Preimpostati sono esercitazioni che vengono svolte in siti stabili attrezzati appositamente per svolgere alcune attività fisiche come per esempio: il muro, il salto dal palo ecc. Dopo ogni esercizio vi sono spazi dedicati al debriefing o alla riflessione. Richiedono attrezzature e strumentazioni messe in operare impostate, espongono le persone ad un maggior "rischio", raggiungono un coinvolgimento emotivo maggiore, sono condotte da formatori.

Outdoor Training sono programmi di formazione professionale o personale che utilizzano il supporto di situazioni concrete ed emotivamente coinvolgenti in sessioni prolungate nella natura, mettendo i partecipanti di fronte a problemi nuovi e complessi per sviluppare determinate "competenze" attraverso la capacità di apprendere dall'esperienza. Le persone sono immerse in queste che possiamo chiamare "esperienze outdoor". Dopo lo svolgimento di ogni esperienza, i partecipanti confrontano i propri vissuti fra loro e con il feedback fornito dal trainer. I conduttori di queste esperienze sono in genere formatori.

Outdoor Management Training o Outdoor Training Evoluto rappresenta l'evoluzione della tipologia precedente, in cui si è voluto accentuare la dimensione formativa e la finalizzazione dell'apprendimento, integrando strumenti come le videoregistrazioni dei comportamenti agiti, le rielaborazioni approfondite.

Cap. 3: Origini, teorie e modelli di riferimento

La data della sua nascita ufficiale si può fissare nel 1941 quando il pedagogista tedesco Kurt Hahn, insieme all'armatore inglese Lawrence Holt, fonda la prima vera scuola di outdoor training nel Galles. Era centrata sulle operazioni di salvataggio in mare e si rivolgeva ai giovani dell'aristocrazia inglese per svilupparne un carattere forte ed eticamente corretto. Alla fine della seconda guerra mondiale, venne fondata dai primi partecipanti l'associazione Outward Bound Trust; la scuola riuscì a consolidarsi ed espandersi. I partecipanti ai corsi proposti non furono più solo aristocratici inglesi ma anche i manager, i quadri, i venditori delle imprese associate.

Il metodo di lavoro arriva negli Stati Uniti, dove, agli inizi degli anni cinquanta, viene utilizzato dalle forze armate per un programma di sviluppo della leadership. La formazione outdoor inizia così a diffondersi anche al di fuori degli ambiti educativi originari (i giovani), venne poi applicato per la formazione degli staff di alcuni uomini politici e poi nei piani di formazione delle aziende multinazionali. Negli anni ottanta torna in Europa al seguito della formazione delle grandi multinazionali americane, qui trova inizialmente tiepida accoglienza, soprattutto in Italia. Il percorso di diffusione e ricostruzione della formazione outdoor in Italia può essere diviso in quattro fasi:

  • Le prime apparizioni della formazione outdoor avvengono nel nostro paese a cavallo fra gli anni ottanta e novanta al seguito di programmi di formazione internazionale di multinazionali americane;
  • I primi timidi progetti ad iniziativa europea ed italiana avvengono intorno al 1991-94 con un lento ma progressivo riadattamento del metodo alle diverse culture, abitudini dei nostri paesi.
  • L'incremento della domanda di utilizzo di questo tipo di formazione da parte di numerose organizzazioni italiane progredisce lentamente a partire dal 1995 fino ad una sua manifesta esplosione dal 1999 in poi;
  • Nasce sul fronte dell'offerta una rapida corsa ad attrezzarsi per poter rispondere a queste richieste crescenti, dando vita allo sviluppo di un vero e proprio settore a parte: l'outdoor.

La prima riflessione scaturisce dal fatto che questa metodologia, nata e consolidatasi inizialmente in Europa, ha avuto bisogno di espatriare in America, di essere largamente utilizzata e sperimentata, di ottenere risultati chiari e indiscutibili, di guadagnarsi un riconoscimento ed un posto fra i metodi didattici utilizzati dalla formazione aziendale americana, prima di poter essere utilizzata anche in Europa.

Fra i meriti dell'America c'è la velocità del cambiamento, la spinta naturale all'innovazione, la curiosità di conoscere cose nuove e persone diverse. Fra i possibili difetti dell'Italia c'è forse una bassa disponibilità al rischio, a lasciare il vecchio, una maggiore diffidenza per il nuovo. Una seconda riflessione, va fatta sulla difficoltà di fronte alla quale si sono trovati i primi pionieri di questa metodologia formativa in Europa ed in Italia: adattarla alla diversa cultura dei propri paesi, ad una mentalità più matura, più complessa e più critica delle persone.

Debriefing per gli americani, rielaborazione per gli italiani; non si tratta però solo di una diversità di nome, ma di un diverso significato, senso, obiettivo operativo e modalità applicativa con cui debriefing e rielaborazione vengono condotti e quindi di diversi risultati che possono venir raggiunti. Briefing è il momento in cui, prima di partire per le proprie missioni, venivano date in modo "breve, corto e conciso" le istruzioni ai soldati. De briefing il momento in cui i soldati, tornati dalle proprie missioni, riferivano in modo "breve, corto e conciso" le diversità che avevano trovato e ciò che non era andato secondo i piani. La parola rielaborazione intende sottolineare un lungo ed elaborato processo di revisione, approfondimento, vaglio e capitalizzazione. Il ruolo del formatore è qui quello del facilitatore di apprendimento, di guida all'approfondimento.

Una terza riflessione può essere fatta sullo sviluppo e la crescita della domanda di questo tipo di formazione da parte delle aziende.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/06 Psicologia del lavoro e delle organizzazioni

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeria0186 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Conflitti nei gruppi sociali e processi di mediazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Melotti Giannino.
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