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Formazione e forma del contratto Appunti scolastici Premium

Appunti di diritto privato sulla formazione e la forma del contratto basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Conte, dell’università degli Studi di Firenze - Unifi, facoltà di Giurisprudenza. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Diritto privato docente Prof. G. Conte

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defunto, o il rappresentante legale dell’incapace. Se, invece, l’evento si verifica prima

della conclusione del contratto, la regola è che proposta o accettazione perdono

efficacia: il procedimento di formazione si interrompe, ed il contratto non può più

formarsi. La regola ha però due eccezioni:

 la prima riguarda il caso della proposta irrevocabile, questa sopravvive agli

eventi che colpiscono il suo autore (Art.1329 c.2);

 la seconda riguarda la qualità del dichiarante e del contratto (Art.1330) se il

dichiarante è un imprenditore, e il contratto in itinere è attinente all’esercizio

dell’impresa, proposta o accettazione rimangono efficaci: il procedimento può

proseguire, e concludersi con la formazione del contratto, che a questo punto fa

capo a chi subentra nell’esercizio dell’impresa.

La ragione è che i contratti relativi all’impresa hanno normalmente carattere

impersonale: sono legati non tanto alla persona dell’imprenditore , quanto

all’organizzazione dell’impresa, e dunque possono sopravvivere alle vicende che

colpiscono personalmente l’imprenditore. Questo ci spiega l’eccezione all’eccezione:

si torna alla regola generale in due casi:

 se il dichiarante è un piccolo imprenditore (nella piccola impresa domina la

personalità dell’imprenditore)

 se lo richiedono la natura dell’affare o altre circostanze.

Revoca della proposta e dell’accettazione

La seconda ipotesi ricorre quando il dichiarante dopo aver formulato la proposta o

l’accettazione, si pente e decide di impedire la conclusione del contratto. La legge

consente di farlo con un atto unilaterale, chiamato revoca che viene regolato in

modo diverso per la proposta e per l’accettazione:

 la proposta, può essere revocata fino al momento in cui il contratto risulta

concluso: il proponente non può revocare la sua proposta dopo essere venuto a

conoscenza che questa è stata accettata. Se la revoca della proposta riesce a

bloccare la formazione del contratto, ma intanto l’altra parte ha già accettato e

senza sapere che è intervenuta la revoca, comincia in buona fede ad eseguire il

contratto, il revocante deve indennizzarla delle spese e delle perdite causate da

questo inizio di esecuzione (Art.1328 c.1)

 anche l’accettazione, può essere revocata, purché la revoca giunga a

conoscenza del proponente prima dell’accettazione (Art. 1328 c.2): uno ha

spedito l’accettazione per lettera, e il giorno dopo la revoca per telegramma.

La revoca dell’accettazione produce il suo effetto di bloccare la formazione del

contratto solo se arriva prima della sua conclusione. La revoca della proposta è un

atto che blocca il contratto solo se arriva prima della conclusione.

La proposta irrevocabile

Ci sono dei casi in cui la proposta è irrevocabile. Delle volte l’irrevocabiltà è stabilita

dalla legge, ad esempio la proposta di contratto con obbligazioni del solo proponente

è irrevocabile appena giunge a conoscenza dell’oblato (Art. 1333 c.1). Spesso,

invece, dipende da una decisione dello stesso proponente, che si obbliga a mantenere

ferma la proposta per un certo tempo (Art.1329 c.1), ad esempio le propongo di

comprare la mia auto per 10.000 euro, e tengo ferma questa proposta per dieci giorni

da oggi. La conseguenza è che il proponente non può revocare la proposta prima che

sia scaduto il termine, se lo fa la revoca è senza effetto. Per tutto il tempo prima della

scadenza, l’oblato può riflettere sulla proposta, perché sa che questa non può essere

ritirata. Se l’accetta il contratto si conclude. Se il termine scade senza che egli abbia

accettato, la proposta resta in piedi, ma a questo punto è revocabile.

L’opzione

L’opzione è l’accordo fra il proponente e l’oblato per cui il proponente si obbliga a

tenere ferma la sua proposta, per un determinato tempo, con gli effetti tipici

dell’irrevocabilità della proposta (Art.1331 c.1). E’ essenziale stabilire il termine per

cui la proposta resta ferma: se non viene fissato dalle parti , può stabilirlo il giudice

(Art.1331c.1). La differenza con l’ipotesi è che l’irrevocabilità della proposta deriva

da un atto di impegno unilaterale del proponente, mentre nell’opzione deriva da un

accordo bilaterale fra i due interessati. La ragione è che il beneficiario dell’opzione

dà o promette qualcosa in cambio, cioè “paga” l’opzione, dando un corrispettivo per

il vantaggio di poter decidere tranquillamente se accettare o meno il contratto. Se

decide di accettare, il contratto si forma senza che il proponente possa impedirlo, egli

è in posizione di soggezione, di fronte al diritto potestativo di chi ha l’opzione. Se,

invece, decide di non accettare, può cederla ad un terzo che sia più interessato di lui

al contratto, e che gli subentra nel diritto di concluderlo. Tale cessione può essere

onerosa e l’opzione si presenta come un bene che può circolare.

La prelazione

La prelazione è il diritto di essere preferito a chiunque altro, a parità di condizioni,

nella conclusione di un determinato contratto. Ad esempio dire che X ha la prelazione

per l’acquisto dell’auto di Y, significa che se Y vuole vendere la sua auto non è libero

di venderla a Z, prima deve proporre ad X di comprarla, e solo se X non esercita la

prelazione (non vuole comprarla a quel prezzo) allora Y è libero di venderla a Z. la

dichiarazione con cui Y dice ad X che intende vendere la sua auto a certe condizioni,

e gli chiede se vuole comprarla a quelle condizioni, si chiama denuntiatio. La

prelazione può essere esercitata solo se la parte vincolata decide di vendere (Y non è

obbligato a vendere, il gioco della conclusione del contratto è comandato da chi ha

concesso la prelazione. Mentre l’opzione determina un vincolo più forte: chi l’ha

concessa non ha il potere di impedire la formazione del contratto.

Si distinguono due tipi di prelazione, diversi per la fonte e gli effetti:

1. prelazione convenzionale, nasce per la volontà degli interessati. Essa ha

efficacia obbligatoria, cioè attribuisce al titolare un diritto di credito, non

opponibile ai terzi. Se Y non rispetta la prelazione di X e senza interpellarlo

vende l’auto a Z, X non può contestare l’acquisto di Z, può solo avanzare

pretese di risarcimento del danno a Y suo debitore inadempiente nell’ambito di

quel rapporto;

2. prelazione legale, disposta dalla legge, ne sono esempi la prelazione del

coerede per la vendita di quote ereditarie da parte di altro coerede. Essa ha

efficacia reale, ed è opponibile a terzi: se il locatore viola la prelazione,

vendendo a un terzo senza interpellare il conduttore, il conduttore non ha solo

la pretesa di risarcimento del danno, ma può attaccare l’acquisto del terzo, e

riscattare l’immobile, facendolo proprio.

La formazione progressiva del contratto

Per la conclusione di un contratto si può avere tempi lunghi, se l’operazione è

complessa, non nasce tutto insieme, ma si costruisce pezzo per pezzo. Può accadere

che ad un certo punto le parti si trovino d’accordo su alcuni aspetti del contratto, ma

non su altri. Si applicano due criteri:

 il contratto non si conclude fino a quando le parti non abbiano raggiunto

l’accordo su tutti gli aspetti del contratto considerati nella trattativa, sia quelli

essenziali, sia quelli secondari. Anche il mancato accordo su un punto

marginale impedisce la formazione del contratto. Ad esempio c’è l’accordo su

tutti gli elementi della vendita salvo che il compratore vuole la consegna a

domicilio, mentre il venditore insiste perché al ritiro e al trasporto provveda il

compratore

 il primo criterio può essere corretto dal secondo: nonostante il persistere di

qualche punto di disaccordo, il contratto si conclude se le parti dicono di

considerare l’accordo pur parziale sia sufficiente a impegnarli

contrattualmente. In questo caso il contratto si forma con una lacuna,che può

essere colmata con un successivo accordo delle parti, o in mancanza con i

meccanismi di integrazione legale del contratto. Ad esempio se c’è una norma

di legge che indica il luogo di consegna della cosa venduta. Se integrare la

lacuna è impossibile (es. nessuna norma indica come determinare il prezzo) il

contratto potrà risultare nullo per indeterminabilità dell’oggetto.

Quando l’accordo parziale non è sufficiente per formare il contratto dà luogo a una

puntazione: il documento che indica i punti già determinati dalle parti. Questo

accordo non è ancora contratto, e ci si domanda se abbia valore giuridico? L’accordo

parziale non è di sé vincolante, ma la pretesa di disattenderlo crea responsabilità

(responsabilità precontrattuale).

Il valore giuridico di un accordo contrattuale parziale, è rafforzato quando le parti

decidono di dargli una veste formale, come accade con le lettere di

intenti:dichiarazioni scambiate tra le parti in trattativa per un affare dichiarano di

essere d’accordo su alcuni elementi essenziali dell’affare.

Diversa è la ripetizione, qui è presente un contratto già concluso e valido, che le parti

rifanno in altra forma. Ad esempio una compravendita immobiliare fatta per iscritto

privata viene successivamente fatta per atto pubblico. Ciascun contratto produci

effetti suoi propri: il trasferimento della proprietà e l’obbligo del prezzo scattano già

con la scrittura privata, ma solo con l’atto pubblico il contratto diventa trascrivibile.

Le modalità della manifestazione: dichiarazione, silenzio e comportamento

concludente

La volontà si manifesta attraverso i segni. I segni usati per manifestare la volontà

sono i segni del linguaggio.(parlato o scritto)

Il linguaggio esprime nel modo più chiaro la volontà stessa, e l’intenzione di

comunicarla al destinatario: abbiamo allora una manifestazione espressa di volontà (o

dichiarazione di volontà).

La volontà di fare un contratto può anche manifestarsi anche in modo non espresso,

cioè con segni diversi dal linguaggio: si parla allora di manifestazione tacita della

volontà. Chi riceve una proposta in forma di ordine di merci, può concludere il

contratto semplicemente cominciando ad eseguirlo, l’avvio dell’esecuzione è il segno

che manifesta la sua volontà contrattuale.

Ad esempio chi sale sull’autobus, manifesta con ciò la sua volontà di concludere un

contratto di trasporto con l’impresa che offre il servizio, anzi forma il contratto con

un gesto che nel medesimo tempo lo attua, appropriandosi direttamente della

prestazione contrattuale (negozio di attuazione). La manifestazione tacita è un

comportamento silenzioso. È il comportamento a costruire il segno capace di

manifestare la volontà. La manifestazione tacita di volontà contrattuale si definisce

comportamento concludente: le azioni del soggetto che, nel quadro delle

circostanze date, segnalano chiaramente la sua volontà contrattuale.

Ci sono contratti per i quali la legge non si accontenta di una manifestazione tacita,

ma richiede una manifestazione espressa di volontà, nei casi come: la delegazione,

l’espromissione e l’accollo di tipo liberatorio richiedono la dichiarazione espressa del

creditore di voler liberare il debitore originario (Art. 1268 c.1, 1272 c.1, 1273 c.2).

La volontà può manifestarsi anche tacitamente non significa che il silenzio vale

generalmente come manifestazione di volontà. Il silenzio non manifesta alcuna

volontà. Se uno riceve in casa un’enciclopedia in 48 volumi, con una lettera in cui lo

si invita ad acquistare l’intera opera alle condizioni lì specificate, e gli si chiede se

non interessato dovrà restituire il volume campione entro 10 giorni; in caso contrario

si considera che abbia accettato l’acquisto. Se il soggetto non fa nulla, non per questo

si forma il contratto: il suo silenzio non vale come accettazione della proposta.

I contratti conclusi per via informatica

Il documento informatico, come rappresentazione informatica di atti, fatti o dati

giuridicamente rilevanti. Esso è equiparato al documento cartaceo.

Il valore giuridico del documento informatico dipende dal grado di affidabilità della

firma apposta su di esso. Vengono, quindi, in gioco tre tipi di firma che assicurano

l’autenticità e l’integrità della firma stessa:

 firma elettronica semplice, non qualificata, è qualunque insieme di dati in

forma informatica

 firma elettronica qualificata, aumenta l’intensità del suo valore legale

 firma digitale, si realizza con una procedura di validazione basata su un

sistema di chiavi asimmetriche: una chiave privata per l’autore del messaggio,


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4 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher chiara1207 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Conte Giuseppe.

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