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I vizi della volontà indicati dal codice sono l’errore, la violenza, il dolo.

Si ha errore quando il contraente ignora, oppure conosce in modo sbagliato o insufficiente,

situazioni determinanti ai fini della decisione di stipulare o meno il contratto o comunque di

stipularlo a certe condizioni. L’errore tuttavia, non sempre è causa di annullamento del contratto,

ma occorre che sia essenziale e riconoscibile dall’altro contraente. (art.1428).

L’errore è essenziale (art. 1429) quando è determinante del consenso e cade:

Sulla natura del contratto

Sull’identità o sulle qualità dell’oggetto della prestazione

Sull’identità o qualità personali dell’altro contraente

Sulle qualità giuridiche dell’oggetto della prestazione o della persona dell’altro contraente.

Ma non è sufficiente il requisito dell’essenzialità dell’errore ai fini dell’annullamento del contratto;

la legge richiede altresì, a tutela dell’affidamento dell’altro contraente, la riconoscibilità all’esterno

dell’errore da parte di quest’ultimo.

L’errore è riconoscibile dall’altro contraente << quando, in relazione al contenuto, alle circostanze

del contratto ovvero alla qualità dei contraenti, una persona di normale diligenza avrebbe potuto

rilevarlo>> ( art. 1341).

La disciplina dell’errore si applica soltanto ai contratti a titolo oneroso; i contratti a titolo gratuito

hanno una disciplina diversa poiché non è mai richiesta la riconoscibilità, proprio perché in essi

l’esigenza di tutelare l’affidamento manca del tutto oppure è considerata di scarsa importanza per la

legge.

Conseguenze analoghe all’errore costituente vizio della volontà ha anche l’errore cosiddetto

ostativo, che non si verifica nel processo di formazione della volontà contrattuale, ma nel momento

della sua espressione all’esterno.

Esso consiste, infatti, in una dichiarazione non conforme alla volontà; anche l’errore ostativo porta

all’annullamento solo se è essenziale e riconoscibile dall’altro contraente.

L’errore di calcolo non porta all’annullamento del contratto, ma solo ad una rettifica( come ad

esempio quando i prezzi dei singoli beni sono indicati esattamente, ma la somma totale è sbagliata)

La violenza consiste nella minaccia di un male ingiusto e notevole per cui il contraente è indotto a

stipulare un contratto che altrimenti non avrebbe stipulato, oppure avrebbe stipulato a condizioni

diverse (art. 1435). La minaccia, in cui consiste la violenza morale di cui si tratta, è causa di

annullamento del contratto quando, tenuto conto delle caratteristiche soggettive della persona che la

subisce e della specifica situazione in cui essa concretamente si trova, sia tale che << da fare

impressione sopra una persona sensata e da farle temere di esporre sé i suoi beni a un male ingiusto

e notevole.

Oltre che notevole, dunque il male minacciato deve essere anche ingiusto cioè causato dalla

minaccia di un comportamento illecito.

Si ha dolo quando un contraente è indotto da raggiri o inganni a stipulare un contratto che

altrimenti non avrebbe stipulato (dolo determinante) o avrebbe stipulato a condizioni diverse (dolo

incidente) (art. 1439).

I comportamenti fraudolenti portano all’annullamento del contratto se ed in quanto inducono un

contraente in un errore determinante nel consenso. Oltre all’annullamento del contratto, quando il

dolo è determinante del consenso, il contraente ingannato può anche ottenere il risarcimento dei

danni subiti. I raggiri per lo più provengono dall’altro contraente, ma potrebbero anche essere

opera di un terzo; in questo caso il contratto è annullabile solo se il contraente che se ne

avvantaggia ne è a conoscenza. Se i raggiri non sono determinanti della stipulazione del contratto,

ma soltanto del contenuto di alcune sue clausole ( ad esempio dell’ammontare del prezzo, sicché il

contratto sarebbe stato stipulato ugualmente, ma ad un prezzo diverso) il contratto è valido;

tuttavia, il contraente ingannato ha diritto al risarcimento del danno così subito (art. 1440).

A differenza del contratto nullo, che è totalmente privo di effetti, il contratto annullabile produce i

suoi effetti sin dal momento della stipulazione, come se fosse valido. Tuttavia il contraente incapace

o quello la cui volontà è viziata, può ottenere una sentenza di annullamento con la quale l’autorità

giudiziaria fa cessare la produzione degli effetti eliminando quelli che si sono già prodotti (c.d.

efficacia retroattiva dell’annullamento). Ciò significa che analogamente a quanto accade in caso di

nullità, le prestazioni devono essere restituite secondo le norme sulla ripetizione dell’indebito (art.

2033 ss.).

A differenza della nullità, l’annullamento del contratto può essere richiesto è pronunciato dal

giudice solo entro cinque anni, trascorsi i quali l’azione, cioè il diritto del soggetto di agire in

giudizio, si prescrive. I cinque anni decorrono, a seconda dei casi, dal momento dell’acquisto della

capacità d’agire o dal momento della stipulazione, oppure dal momento in cui sono stati scoperti

l’errore o il dolo o è cessata la violenza (art. 1442).

L’annullamento del contratto, inoltre può essere richiesto soltanto dal contraente che lo ha stipulato

in stato d’incapacità o la cui volontà era viziata.

L’annullabilità non può essere rilevata d’ufficio dal giudice, il quale può pronunciare

l’annullamento solo se vi è stata richiesta della parte interessata.

Il contratto annullabile, a differenza di quello nullo,può essere convalidato (art. 1444).

La convalida è un negozio unilaterale mediante il quale la parte che può chiedere l’annullamento

dichiara che, malgrado l’esistenza del motivo di annullabilità, vuole eseguire il contratto come se

fosse valido. La dichiarazione può essere sostituita dalla spontanea esecuzione, purché risulti la

conoscenza del motivo di annullabilità del contratto.

Quanto agli effetti verso i terzi, la legge stabilisce , a tutela del loro affidamento , che

l’annullamento, se non dipende da incapacità legale, non pregiudica i diritti acquistati a titolo

oneroso dai terzi di buona fede.

In tutti gli altri casi, cioè quando l’annullamento è dovuto ad incapacità legale oppure quando il

terzo acquirente è in malafede o quando il terzo acquista a titolo gratuito, la legge non considera

l’affidamento del terzo degno di tutela sicché la disciplina dell’opponibilità è analoga a quella già

vista per la nullità. 

DIFFERENZE NULLITA’ ANNULLABILITA’

nella nullità, il contratto è improduttivo di effetti; nell’annullabilità, produce i suoi effetti

pur potendo questi venir meno;

la nullità può essere contenuta anche virtualmente nel sistema per cui il contratto è nullo in

ogni ipotesi di invalidità non meglio specificata; i casi di annullabilità sono solo testuali, la

annullabilità cioè sussiste solo quando è prevista espressamente.

La nullità opera di diritto ed è rilevabile d’ufficio; l’annullamento può essere dichiarato solo

su domanda di parte, e non è rilevabile d’ufficio;

L’azione di nullità è assoluta perché può essere esercitata da chiunque via abbia interesse;

l’azione di annullamento può essere proposta dalla sola parte nel cui interesse è stabilità

L’azione di nullità è imprescrittibile ; l’azione di annullamento si prescrive in cinque anni

La nullità e di regola insanabile; la annullabilità viene sanata, per effetto della convalida.

La nullità è opponibile ai terzi aventi causa; la nullità non è opponibile ai terzi aventi causa

tranne nel caso in cui derivi da incapacità legale.

LA RESCINDIBILITA’ : è una forma d’invalidità del contratto posta principalmente a tutela di

chi contrae a condizioni inique (contrario di equità, ingiuste) per il suo stato di pericolo o di

bisogno, consentendo l’eliminazione del contratto stesso.

Il codice disciplina le figure di rescissione(art. 1447-1448):

la rescissione del contratto concluso in stato di pericolo

la rescissione del contratto concluso in stato di bisogno

LA RESCISSIONE DEL CONTRATTO IN STATO DI PERICOLO

La rescissione del contratto concluso in stato di pericolo è ammessa quando una parte ha assunto

obbligazione a condizioni inique (di non equità), per la necessità, nota alla controparte, di salvare

sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona. (ad esempio il sign. Tizio in seguito

ad un guasto della sua imbarcazione, si trova in procinto di annegare e promette al sign. Caio la

somma di 500.000 € affinché lo salvi)

In questo caso per la rescissione del contratto occorrono : l’esistenza del pericolo attuale e grave per

la persona (non per il suo patrimonio), la conoscenza della situazione da parte dell’altro contraente,

lo squilibrio tra le prestazioni delle parti dovuto al concorso dei primi due fattori. Il giudice, nel

pronunciare la rescissione, può secondo le circostanze, assegnare un equo compenso all’altra parte

per l’opera prestata a favore della persona in pericolo.

RESCISSIONE PER LESIONE

La rescissione del contratto concluso è ammessa, inoltre, quando il contratto è stato stipulato a

condizioni di grave sproporzione nella misura di oltre la metà (cosiddetta lesione enorme)in

conseguenza dello stato di bisogno di una parte, del quale l’altra ha approfittato per trarne

vantaggio.(ad esempio il signor Sempronio, approfittando del bisogno di denaro del sign. Caio

riesce ad acquistare da quest’ultimo un quadro di valore al prezzo di 1000 €)

In questo caso, per la rescissione del contratto, sono necessari : l’esistenza di una situazione, anche

solo transitoria, di bisogno di uno dei contraenti, la conoscenza della situazione e la volontà di

approfittarne da parte dell’altro contraente, la sproporzione nella misura del doppio tra le

obbligazioni assunte dalle parti.

Il contratto rescindibile, a differenza del contratto annullabile non può essere convalidato (art.

1451); il contraente,contro il quale e domandata la rescissione, può evitarla offrendo una

modificazione del corrispettivo convenuto, sufficiente per ricondurre il contratto ad equità. (art.

1450).

Tuttavia il contraente contro il quale è domandata la rescissione, può evitarla offrendo una

modificazione del corrispettivo convenuto, sufficiente per ricondurre il contratto ad equità.

Non possono essere rescissi per causa di lesione i contratti aleatori (sono quelli nei quali alla

prestazione certa di una parte corrisponde una prestazione incerta dell’altra es. assicurazione).

L’azione di rescissione si prescrive in un anno dalla conclusione del contratto(art 1449).

L’azione di rescissione ha effetti retroattivi tra le parti: non pregiudica, invece, i diritti acquistati da

terzi.

LA RISOLUZIONE

L’azione di risoluzione è lo strumento con cui una parte può sciogliersi dal vincolo contrattuale

qualora la causa di questo presenti delle anomalie sopravvenute dopo la conclusione del contratto.

La risoluzione del contratto riguarda soltanto i contratti a prestazioni corrispettive, cioè quei

contratti caratterizzati dall’esistenza di un vincolo che lega le prestazioni cui sono tenuti l’uno verso

l’altro i contraenti, per cui la sorte di una si riflette sulla vita dell’altra.

La risoluzione del contratto può essere volontaria o legale.

Sono causa di risoluzione volontaria il mutuo dissenso ed il recesso unilaterale.

Sono causa di risoluzione legale l’inadempimento, l’impossibilità sopravvenuta e l’eccessiva

onerosità.

L’INDAMPIMENTO

Nei contratti con prestazioni corrispettive quando uno dei contraenti non adempie le sue

obbligazioni, la parte adempiente può a sua scelta, chiedere l’adempimento o la risoluzione del

contratto salvo, in ogni caso, il risarcimento del danno.

Il contratto non si può risolvere se l’inadempimento di una delle parti ha scarsa importanza avuto

riguardo l’interesse dell’altra.

La risoluzione ha effetto retroattivo tra le parti, salvo che si tratti di contratti di durata (es.

locazione, somministrazione), riguardo ai quali l’effetto della risoluzione non si estende a

prestazioni già eseguite (art.1458) inoltre la risoluzione non pregiudica i diritti dei terzi.

Per ottenere la risoluzione non sempre occorre il ricorso al giudice: essa infatti può aversi di diritto,

per effetto cioè dell’inadempimento, senza ricorso al giudice ( basta la dichiarazione della parte di

volersi valere della risoluzione):

quando nel contratto è inserita la clausola risolutiva espressa: è, cioè stabilito che il contratto si

risolve se l’obbligazione non è adempiuta o non è adempiuta con le modalità convenute (art. 1456);

pur mancando detta clausola, la parte adempiente inoltri all’inadempiente una diffida ad

adempiere, assegnandogli un congruo termine che non può essere inferiore ai 15 giorni; decorso

inutilmente il termine il contratto si intende risolto (art. 1454);

è scaduto il termine essenziale: se è scaduto il termine al di là del quale la parte non ha più

interesse alla prestazione, il contratto si intende risolto a meno che la parte in cui favore è il termine

non dichiari entro tre giorni, di voler egualmente esigere l’adempimento.

IMPOSSIBILITA’ SOPRAVVENUTA

Se la prestazione diviene impossibile per una causa non imputabile ad una delle parti,

l’obbligazione si estingue e il debitore è liberato.

Di conseguenza la controprestazione resta priva di giustificazione causale e perciò dà luogo alla

risoluzione del contratto. Tale risoluzione opera di diritto. È necessario che l’impossibilità sia

totale.

Se, invece, l’impossibilità della prestazione è soltanto parziale, viene attribuita alla controparte la

scelta tra :

il diritto ad una corrispondente riduzione della prestazione da essa dovuta ;

il diritto a recedere dal contratto, nel caso in cui la prestazione residua non sia più idonea a

soddisfare il suo interesse.

Fanno eccezione quei contratti che trasferiscono la proprietà di una cosa determinata e che

costituiscono o trasferiscono diritti reali per i quali la distruzione della cosa per una causa non

imputabile all’alienante non libera l’acquirente dall’obbligo di eseguire la controprestazione,

ancorché la cosa non gli sia stata consegnata.

(esempio Francesco vende la propria casa a Michele per 1000.000 €.

Tra le parti viene convenuto che la consegna dell’immobile avrà luogo successivamente,

allorquando saranno terminati i lavori di ristrutturazione. Prima di tale momento la casa viene

distrutta da un incendio per causa non imputabile a Francesco.

Poiché la proprietà della casa e passata a Michele nel momento della conclusione del contratto

questi deve comunque, versare il prezzo di 100.000 € a Francesco anche se non era avvenuta ancora

la consegna.)

ECCESSIVA ONEROSITA’

Nei contratti di durata, che comportano un’esecuzione differita o protratta nel tempo, può

domandare la risoluzione del contratto la parte la cui prestazione sia divenuta eccessivamente

onerosa a causa di avvenimenti straordinari ed imprevedibili. In particolare nei contratti con

prestazioni corrispettive è ammessa la risoluzione alle seguenti condizioni:

che si tratti di contratti ad esecuzione continuata o periodica, ovvero ad esecuzione differita;

che una delle prestazioni sia divenuta eccessivamente onerosa prima che il contratto abbia avuto

esecuzione:Deve trattarsi di una onerosità eccessiva, tale cioè da creare un grave squilibrio tra

prestazione e controprestazione; L’onerosità deve riguardare una prestazione non ancora

adempiuta;

che la sopravvenuta onerosità non rientri nell’alea (cioè nel rischio) normale del contratto.

che la sopravvenuta onerosità sia dovuta al verificarsi di avvenimenti straordinari e imprevedibili

(es. guerra)

che la parte contro cui è domandata la risoluzione non riesca ad evitarla offrendo di modificare

equamente le condizioni del contratto.

LA RISERVA MENTALE E LA SIMULAZIONE

Si parla di riserva mentale quando un soggetto dichiara una cosa diversa da quella che vuole

senza alcuna intesa col destinatario della dichiarazione stessa, e senza che quest’ultimo sia in grado

di accorgersi della divergenza.

La simulazione è la figura più importante di divergenza tra la volontà e dichiarazione; la

peculiarità è nel fatto che la divergenza è voluta e concordata dalle parti al fine di creare una

situazione apparente di fronte ai terzi.

La simulazione può essere:

simulazione assoluta: le parti simulano un negozio ma in realtà non ne vogliono nessuno

(es.:vendita simulata per sottrarre beni ad una esecuzione forzata)

simulazione relativa: le parti pongono in essere un negozio (simulato), ma ne vogliono uno diverso

(negozio dissimulato).

Il codice riconduce alcuni effetti all’avvenuta simulazione; in particolare :

fra le parti che hanno realizzato la simulazione di tipo relativa ha valore il contratto dissimulato, se

e in quanto le parti lo abbiano realizzato rispettando i requisiti (forma, contenuto, presenza di

testimoni,che la legge prescrive per esso; di conseguenza una simulazione assoluta è completamente

priva di effetti fra le parti in considerazione dell’assenza di un accordo dissimulato.

Nei confronti dei terzi estranei alla simulazione questi qualora siano pregiudicati dal contratto

simulato possono far dichiarare la nullità dello stesso, salvo che nei confronti dei terzi sub

acquirenti in buona fede, che avendo fatto affidamento sulla dichiarazione degli autori della

simulazione, hanno acquistato diritti dal titolare apparente.

Una particolare categoria di terzi, estranei alla simulazione, ma interessati agli effetti di tale

atto sono quei soggetti che vantano un credito o nei confronti del simulato alienante o nei

confronti del simulato acquirente. Le due categorie di creditori sono in realtà portatrici di

interessi contrapposti, considerato che la simulazione per i primi è uno svantaggio perché

riduce il patrimonio del proprio debitore su cui essi possono rivalersi, mentre per i secondi

è uno vantaggio perché avrebbero un altro bene su cui soddisfare le proprie pretese. La

legge tutela i creditori del simulato alienante che possono far dichiarare la inefficacia

dell’atto simulato che pregiudica le proprie pretese e recuperare così al patrimonio del

proprio debitore quel bene che simultaneamente, ne era uscito.

CONTRATTO DI RAPPRESENTANZA

Ci sono dei casi in cui qualora un soggetto non ha la possibilità di seguire i propri affari si avvale

di persone che operano in quel campo.

Nel contratto in generale la dottrina distingue due parti una parte formale e sostanziale:

per parte formale si indica colui che mette in atto il contratto ed esegue le prestazioni;

per parte sostanziale si indica il soggetto sul quale ricadono gli effetti.

Precisamente si parla di rappresentanza che può essere di due tipi:

diretta: quando il rappresentante agisce per conto e in nome del rappresentato sul quale ricadono

gli effetti del contratto.

indiretta quando il rappresentante agisce per conto del rappresentato ma non in suo nome e gli

effetti ricadono sul rappresentato.

Affinché gli effetti del negozio ricadono sul rappresentato occorre un ulteriore negozio. Il

rappresentante è tenuto a ciò in base al rapporto interno che lo lega al rappresentato.

La procura è appunto il negozio giuridico con il quale un soggetto conferisce ad altri il potere

di rappresentarlo è può essere:

generale : se riguarda tutti gli affari del rappresentato

speciale : se riguarda uno o determinati affari.

La procura è un atto unilaterale che per poter vincolare l’altra parte deve essere accompagnato

da un apposito contratto: il mandato.

Per la validità della rappresentanza occorre che il rappresentato abbia la piena capacità di

agire e il rappresentante la capacità d’intendere e di volere.

Il contratto concluso dal rappresentante in nome e per conto del rappresentato lo vincola solo

nei limiti delle facoltà concessagli.

Abuso di potere quando il rappresentante sebbene fornito di potere ne fa uso distorto e agisce per

un fine diverso da quello per cui gli era stato conferito il potere.

Eccesso di potere quando il rappresentante supera i limiti della procura, il negozio è inefficace ed è

possibile la ratifica .

Difetto di potere quando si agisce in qualità di rappresentante senza averne i poteri, il negozio è

inefficace ed è possibile la ratifica.

In questi 2 casi il rappresentante è responsabile per il danno sofferto dal 3° contraente per

aver confidato senza colpa nella validità del contratto.

La Ratifica è un negozio unilaterale con il quale il rappresentato conferisce efficacia al negozio

compiuto dal rappresentante senza potere o che abbia superato i limiti accettando gli effetti.

La ratifica è una procura successiva.

CONTRATTI TIPICI E ATIPICI

Il codice civile, pur fissando i principio della autonomia privata, ha disciplinato singolarmente

alcuni tra i contratti più importanti e diffusi ( ai singoli contratti è dedicato il titolo III del libro IV)

Si parla a riguardo di contratti tipici o nominati questi sono quelli previsti e regolati

espressamente dalla legge. I soggetti possono scegliere liberamente tra i suddetti contratti quello che

meglio realizza i propri interessi.

I contraenti possono decidere anche di stipulare un contratto di tipo nuovo, non specificatamente

disciplinato dalla legge. L’art 1332, infatti riconosce e garantisce la autonomia contrattuale delle

parti: autonomia che può manifestarsi sia nella libera determinazione del contenuto del contratto

(all’interno di uno schema tipico) o di porre in essere un negozio che non corrisponde ad un

modello previsto e disciplinato dalla legge: in questa ipotesi avremo un contratto atipico

innominato, regolato come tale soltanto dalle disposizioni generali previste dal codice civile (libro

IV titolo II) e da quelle stabilite di comune accordo tra le parti.

LA COMPRAVENDITA

La vendita ( o compravendita) è il contratto che ha per oggetto il trasferimento della proprietà di

una cosa o il trasferimento di un altro diritto verso il corrispettivo di un prezzo (art 1470).

La sua funzione è ,pertanto, quella di scambiare un bene qualsiasi per un certo prezzo. La

permuta si distingue dalla vendita perché è un contratto che realizza lo scambio di cosa contro cosa.

I caratteri del contratto di compravendita sono i seguenti:

Consensuale: per il perfezionamento del contratto è sufficiente il consenso. La consegna del bene

non rientra nel momento perfezionativo ma in quello degli effetti del negozio.

Traslativo : attua il trasferimento del diritto da un soggetto all’altro.

Non formale: in quanto il consenso può essere espresso con una forma qualsiasi, salvo, che per la

natura dell’oggetto, la legge non richieda una forma particolare (es.: beni immobili, forma scritta).

A prestazioni corrispettive: intanto una parte si obbliga, in quanto anche l’altra assume

obbligazioni.

EFFETTI TRA LE PARTI

EFFETTO REALE. Il primo effetto che si verifica a carico del venditore è, quello di carattere reale

vale a dire la perdita del diritto di proprietà (o di un altro diritto) oggetto della vendita con

corrispondente acquisto da parte del compratore.

Il trasferimento della proprietà dal venditore al compratore non è però sempre un effetto immediato

del contratto. Vi possono essere alcune situazioni in cui esso è dilazionato nel tempo, oppure

condizionato al verificarsi di certi fatti ( es.: nella vendita di cosa futura - art. 1472 – occorre

attendere che la cosa stessa venga ad esistenza: per la vendita dei frutti ad esempio occorre che

vengano a maturazione).

OBBLIGAZIONI A CARICO DEL VENDITORE . Oltre all’effetto reale, la compravendita

produce anche effetti obbligatori a carico del venditore.

obbligazione di consegnare la cosa: attuare, cioè il materiale trasferimento del bene al compratore.

Obbligazione di garantire il compratore dall’evizione: l’evizione è la perdita del diritto acquistato

dal compratore, a seguito di una sentenza che accerti che titolare del diritto oggetto della

compravendita non era il venditore ma un terzo. Il venditore deve perciò garantire l’acquirente da

questo genere di pericolo, deve cioè assicurare il compratore sul fatto di essere titolare del diritto di

proprietà pieno ed esclusivo sul bene venduto.L’evizione può essere totale o parziale a seconda che

concerna l’intera cosa venduta o una parte di essa. In caso di evizione totale deve di conseguenza

della garanzia restituire il prezzo ricevuto, rimborsare tutte le spese sostenute, risarcire il danno

subito dal compratore (art. 1483). Nel caso di evizione parziale il compratore può, invece, chiedere

la risoluzione del contratto soltanto quando risulta che non avrebbe acquistato

il senza quella parte di cui non è divenuto proprietario. In caso contrario può chiedere una

riduzione del prezzo, oltre al risarcimento del danno. (1480, 1483).

obbligazione di garantire il compratore per i vizi : il venditore deve garantire che la cosa sia

immune da vizi che la rendano inidonea all’uso o ne diminuiscano il valore.

La cosa venduta deve essere immune, al momento della conclusione del contratto, da vizi,

cioè da difetti che la rendano inidonea all’uso a cui e destinata oppure ne diminuiscano in

modo apprezzabile il valore (art 1490). Deve trattarsi però di vizi occulti cioè non conosciuti

dal compratore ne da questi facilmente riconoscibili (art 1491).

Nel caso in cui la cosa venduta presenti questi vizi , il compratore ha due possibilità:

chiedere la risoluzione del contratto, con conseguente restituzione della cosa al venditore e

rimborso del prezzo pagato e delle spese sostenute ; l’azione si chiama anche redibitoria

(cioè restitutoria);

chiedere una riduzione del prezzo tale da compensare i difetti scoperti; l’azione viene

definita estimatoria.

Proposta una delle due azioni, il compratore non può più esercitare l’altra, né, a maggior

ragione proporre due contemporaneamente.

Il compratore deve denunciare, cioè far presenti, al venditore i vizi entro otto giorni dalla

scoperta dei medesimi e deve convenire in giudizio il venditore comunque entro un anno

dalla consegna della cosa (art 1495).

Per quanto concerne i beni mobili e prassi che il venditore rilasci la cosiddetta garanzia di

buon funzionamento della cosa per un tempo determinato. In questa ipotesi salvo patto

contrario il compratore deve denunziare l’eventuale difetto di funzionamento entro trenta

giorni dalla scoperta ed agire in giudizio se il venditore non provvede a proprie spese alla

riparazione, o alla sostituzione, entro sei mesi della scoperta stessa.

OBBLIGAZIONI A CARICO DEL COMPRATORE : la principale obbligazione del compratore e

quella avente ad oggetto il pagamento del prezzo nel termine e nel luogo stabilito nel contratto;

si tratta dunque di un obbligazione pecuniaria. In mancanza di accordo il pagamento deve essere

effettuato al momento e nel luogo della consegna o altrimenti nel domicilio del venditore.

Il prezzo deve essere certo, cioè determinato dalle parti al momento della stipula o quanto meno

determinabile, mentre non è necessario che sia giusto ed equo rispetto al valore del bene

acquistato(salvo che non sussistono gli estremi della rescissione).

Salvo patto contrario, sul compratore gravano (art 1475):

tutte le spese della vendita ( per esempio, l’onorario del notaio, nel caso in cui la vendita

sia stata redatta nella forma dell’ atto pubblico, o le spese di trascrizione, qualora si tratti

di atti soggetti a pubblicità nei pubblici registri immobiliari).

Le altre spese accessorie ( ad esempio l’imposta di registro).

Il codice regola espressamente alcuni tipi di compravendita che nella prassi sono i più diffusi.

VENDITA CON PATTO DI RISCATTO. La vendita con patto di riscatto è quel particolare tipo

di vendita con cui le parti attribuiscono al venditore il diritto di riacquistare la proprietà del bene

venduto entro un termine stabilito mediante la restituzione del prezzo a suo tempo ricevuto (art.

1550 ss.).

VENDITA IMMOBILIARE. La vendita che ha per oggetto beni immobili deve essere conclusa, a

pena di nullità, per atto scritto (art.1530).

La compravendita per essere opponibile ai terzi va trascritta.

Esistono due sistemi per la determinazione del prezzo :

a misura, quando le parti determinano una cifra per ogni unita di misura (per esempio

vendo il mio appartamento al prezzo di 1000 € al metro quadrato);

a corpo, quando il prezzo viene fissato per immobile considerato nel suo complesso.

VENDITA A RATE ( O VENDITA CON RISERVA DI PROPRIETA’) .

La vendita a rate presenta le seguenti particolarità :

il compratore non versa il in unica soluzione al momento della consegna materiale della

cosa, ma lo paga in maniera frazionata con rate prefissate nel loro ammontare e nella loro

scadenza;

il compratore acquista la proprietà della cosa non al momento della conclusione del

contratto (cioè allo scambio dei consensi), come avverrebbe in generale, ma soltanto con il

pagamento dell’ultima rata del prezzo.

Il venditore, pur concedendo immediatamente al compratore di usare la cosa, riserva a sé (cioè

mantiene)la proprietà della cosa a garanzia del pagamento integrale del prezzo pattuito.

I rischi relativi alla cosa venduta e, in particolare, il rischio di perimento ( ad esempio per furto o

incendio) passano dal venditore al compratore al momento della consegna. Poiché la consegna non

perfeziona la vendita, ma occorre il pagamento dell’ultima rata di prezzo, questa previsione

costituisce una deroga al principio generale, stabilito dall’art 1465 secondo il quale il rischio per il

perimento del bene grava sempre sul proprietario.

In caso di inadempimento da parte de compratore, il quale non paghi una o più rate di prezzo che

non superi un ottavo del prezzo stesso non comporta la risoluzione del contratto per

inadempimento, né consente al venditore di pretendere il pagamento in un'unica soluzione delle

rate ancora da scadere.

Se invece la risoluzione del contratto per inadempimento del compratore si verifica perché questi

non ha pagato più di una rata, oppure non ne ha pagata una di importo superiore all’ottava parte

del prezzo, allora la cosa deve essere restituita al venditore.

Nel caso in cui il venditore abbia già incassato alcune rate prima che il compratore si rendesse

inadempiente, la legge stabilisce che il venditore deve restituire le rate già riscosse, salvo il diritto di

percepire un equo compenso per l’uso della cosa, oltre al risarcimento del danno.

LA VENDITA SU DOCUMENTI. La vendita su documenti si caratterizza per il fatto che il

venditore si libera dall’obbligo di consegnare la merce, consegnando i documenti che la

rappresentano e non la cosa stessa.

La consegna dei documenti rappresentativi della merce produce gli stessi effetti della consegna

materiale delle merci, e cioè:

per il venditore, la liberazione dall’obbligo di consegna ;

per il compratore l’obbligo di pagare il prezzo contestualmente alla consegna dei documenti

ed il diritto di disporre materialmente delle merci di cui e divenuto proprietario.

LA VENDITA CON RISERVA. La vendita con riserva di gradimento il venditore accetta di

subordinare la conclusione del contratto al gradimento del compratore. Unico vincolato è il

venditore, dal momento che il compratore può negare il gradimento senza fornire motivazioni.

Il contratto si perfeziona quando il gradimento e comunicato al venditore.

LA VENDITA A PROVA. È una vendita sottoposta alla condizione sospensiva che la cosa abbia le

qualità pattuite e sia idonea all’uso a cui è destinata. Qui a differenza della vendita con riserva di

gradimento, il contratto è già concluso ed impegna entrambe le parti anche se l’efficacia della

vendita e sottoposta ad esito della prova che dovrà avvenire nelle modalità stabilite dalle parti.

LA VENDITA SU CAMPIONE. È una vendita perfetta: tuttavia il compratore può chiedere la

risoluzione nel caso rilevi qualsiasi difformità della merce rispetto al campione precedentemente

visionato.

LA VENDITA DEI BENI DI CONSUMO. In particolare, sulla base delle citate disposizioni il

D.Lgs. 2-2-2002 n. 24 di attuazione della direttiva CE su alcuni aspetti della vendita e delle

garanzie dei beni di consumo, il venditore ha l’obbligo di consegnare al consumatore beni conformi

al contratto di vendita ed è responsabile nei confronti del consumatore stesso per qualsiasi difetto di

conformità esistente al momento della consegna del bene. In caso di difetto di conformità, il

consumatore ha diritto al ripristino, senza spese, della conformità del bene ovvero ad una riduzione

adeguata del prezzo o alla risoluzione del contratto.

Il consumatore decade dai diritti previsti dalle norme in esame se non denuncia al venditore il

difetto di conformità entro due mesi dalla scoperta (ma la denuncia non è necessaria se il venditore

ha riconosciuto l’esistenza del difetto o l’ha occultato.

Il venditore finale ha diritto di regresso può cioè rivalersi nei confronti del produttore o di un

precedente venditore o intermediario cui sia imputabile il difetto di conformità.

LOCAZIONE: è il contratto con il quale un soggetto (locatore) si obbliga a far godere ad un altro

soggetto (conduttore) una cosa mobile o immobile, per un dato tempo, in cambio di un corrispettivo

(canone).

Elementi caratterizzanti la locazione sono dunque :

la presenza di una cosa mobile o immobile oggetto di godimento da parte del conduttore.

Il canone che quest’ultimo deve periodicamente versare al locatore.

Con la consegna del bene locato il conduttore ne diviene detentore e non possessore (possessore resta

invece il proprietario-locatore, il quale esercita il suo possesso per mezzo del conduttore.

A differenza della compravendita, il contratto di locazione è un contratto di durata, proprio perché

le principali obbligazioni che ne derivano (concessione della detenzione su di un bene, da un lato, e

pagamento dall’altro)sono destinati per loro natura a protrarsi nel tempo.

La durata del rapporto può essere a tempo determinato (locazione a tempo determinato) o a tempo

indeterminato (locazione a tempo indeterminato); in ogni caso non può eccedere i trent’anni.

La locazione si estingue alla scadenza del termine oppure, se a tempo indeterminato, con la disdetta

cioè con la dichiarazione con cui una parte comunica all’atra che non intende proseguire il

rapporto. Se il conduttore viene lasciato nella detenzione della cosa locata anche successivamente

all’estinzione la locazione si intende rinnovata tacitamente a tempo indeterminato.

Obbligazioni a carico del locatore sono:

la consegna della cosa al conduttore in buono stato di manutenzione; se questa, al

momento della consegna, presenta difetti che ne diminuiscono in modo apprezzabile

l’idoneità all’uso convenuto il conduttore può chiedere la risoluzione del contratto o una

riduzione del prezzo, salvo che si tratti di vizi da lui conosciuti o facilmente riconoscibili.

Il mantenimento della cosa in buon uso ; il locatore dovrà quindi eseguire tutte le

riparazioni necessarie, ad eccezione di quelle di piccola manutenzione, che sono a carico del

conduttore.

La garanzia del pacifico godimento della cosa durante la locazione; il locatore dovrà quindi

difendere il conduttore contro le molestie arrecate da terzi che vantino diritti sulla cosa . il

conduttore può invece difendersi personalmente contro lo spoglio compiuto nei suoi

confronti e contro le molestie poste in essere da terzi che non vantino diritti sulla cosa

locata .Obbligazioni a carico del conduttore sono:

prendere in consegna la cosa;

servirsene per l’uso determinato nel contratto, con la diligenza del “buon padre di

famiglia”, cioè osservando tutte le comuni norme di correttezza. Inoltre è responsabile per la

perdita o deterioramento della cosa durante la locazione, se non prova che ciò è accaduto

per cause a lui non imputabili;

corrispondere il canone nei termini e con le modalità del contratto;

restituire la cosa, alla scadenza del contratto, nello stato in cui la ricevuta.

Alcuni tipi di locazione si differenziano per una speciale regolamentazione ad essi riservata dal

legislatore. Distinguiamo:

la locazione degli immobili urbani:

locazioni abitative: per gli immobili destinati ad uso abitativo le parti possono

scegliere attualmente secondo la legge del 9 dicembre 1998 n.431, che ha soppresso

definitivamente l’equo canone, secondo un duplice regime.

locazioni a libero mercato il canone è rimesso all’autonomia contrattuale; ma la durata del

contratto non può essere inferiore a quattro, con rinnovo per altri quattro anni, in

mancanza di disdetta con preavviso di almeno 6 mesi con motivazione valida da parte del

locatore secondo art. 3 del cit.;

locazioni in base agli accordi definiti in sede locale fra le organizzazioni delle proprietà

edilizia e le organizzazioni dei conduttori, aventi ad oggetto il valore del canone e la durata

del contratto, che comunque non può essere inferiore a tre anni, con rinnovo per due anni,

salvo disdetta motivata come sopra.

locazioni ad uso non abitativo:sono quelle che hanno ad oggetto un immobile

destinato ad una attività industriale, commerciale o artigianale, oppure d’interesse

turistico.

Per questi contratti non è previsto alcun limite di legge; una volta determinato il

canone deve però rimanere invariato per tutta la durata del rapporto, salvo che sia

stata prevista nel contratto un’apposita clausola che autorizzi il locatore a chiedere

un aumento entro il limite del 75% della variazione del costo della vita relativo

all’anno precedente, secondo i dati Istat. Il legislatore ha provveduto a fissare una

durata minima di sei anni ( o nove se adibito ad attività alberghiera).

Alla prima scadenza il locatore potrà però recedere soltanto a condizione che egli

intenda adibire l’immobile ad abitazione o ad esercizio di un’attività propria o di

un parente stretto, oppure intenda ristrutturare l’immobile. Il recesso e disciplinato

in maniera analoga alle locazioni abitative.

In caso di cessazione del rapporto, il conduttore ha diritto di ricevere dal locatore

un ‘indennità, per la perdita dell’avviamento commerciale, pari ad un certo

numero di mensilità, purché la cessazione non sia dovuta a suo recesso o a

risoluzione per inadempimento.

Nel caso in cui il proprietario voglia vendere l’immobile, il conduttore ha un diritto

di prelazione legale, ha cioè il diritto di essere preferito, a parità di condizioni, a

qualsiasi altro aspirante acquirente del bene

l’affitto che si caratterizza per il fatto di avere ad oggetto cose produttive, esempi di tale

specie sono l’affitto di fondi rustici e l’affitto di azienda;

il noleggio o nolo, nome dato alla locazione di cose mobili, tra le quali hanno

particolarmente rilievo i mezzi di trasporto;

la locazione finanziaria o leasing: contratto atipico da qualche tempo largamente presente.

Vi è un impresa di leasing che si interpone da un lato agli imprenditori produttori (o

distributori) di impianti industriali, macchinari, apparecchiature di alta tecnologia

ecc.,dall’altra a gli imprenditori utilizzatori. L’impresa di leasing compera o fa costruire

dal produttore il bene, su indicazione dell’utilizzatore, e quindi restandone proprietaria, la

concede in godimento all’utilizzatore, che ne assume tutti i rischi, pagando un canone

periodico. L’ utilizzatore alla scadenza del contratto, ha la facoltà di proroga o l’opzione di

acquisto della proprietà. I motivi per cui l’imprenditore utilizzatore si affida ad una società

di leasing sono molteplici uno di questi è che non dispone del denaro necessario per


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luca d.

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'amministrazione
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2007-2008

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher luca d. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof La Rocca Delia.

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